Parolin, il Segretario di Stato che porta l’ecologia sul tavolo della diplomazia vaticana

Pietro Parolin (Italia), 70 anni – Segretario di Stato della Santa Sede dal 15 ottobre 2013, interpreta la visione di papa Francesco e porta l’ecologia integrale al centro dell’agenda diplomatica vaticana, unendo realismo politico e volontà di costruire ponti tra paesi, fedi e popoli.

Nato il 17 gennaio 1955 a Schiavon, in provincia di Vicenza, Parolin è stato ordinato sacerdote il 27 aprile 1980 e ha alle spalle decenni di diplomazia vaticana, con incarichi in Nigeria, Messico e nella Terza Loggia. Dal 2009 al 2013 è stato nunzio apostolico in Venezuela, poi creato cardinale da Papa Francesco il 22 febbraio 2014.

In occasione delle conferenze Onu sul clima, Parolin trasmette con forza l’urgenza di un cambiamento sistemico a tutela della Casa comune. Intervenendo al Climate Summit 2014 dell’Onu, evidenzia la necessità di una trasformazione nei modelli di sviluppo e negli stili di vita: “Si tratta, adesso, di consolidare una profonda e lungimirante reimpostazione dei modelli di sviluppo e degli stili di vita, per correggerne le numerose disfunzioni e distorsioni”. Sottolinea l’importanza di affrontare le sfide ambientali con un approccio etico e solidale: “Abbiamo bisogno di una risposta collettiva, responsabile e senza precedenti, volta a lavorare insieme per costruire la nostra casa comune”, sostiene in un videomessaggio in apertura del Climate Adaptation Summit 2021.

Durante le conferenze ambientali internazionali, il porporato prende spesso la parola, chiedendo giustizia climatica, transizione energetica equa e tutela dei popoli indigeni e dei giovani come protagonisti del cambiamento. “Non possiamo lasciare che i Paesi più vulnerabili paghino il prezzo più alto dell’inazione dei più ricchi“, denuncia durante la Cop26 di Glasgow, in Scozia, nel 2021. La diplomazia vaticana lavora anche dietro le quinte, favorendo il dialogo tra Stati e incoraggiando impegni più ambiziosi. Anche in questo caso, Parolin ha spesso incontrato leader politici e religiosi per favorire una convergenza sul clima: “Il cambiamento climatico è un’urgenza planetaria che deve unire, non dividere. Serve un’azione congiunta, solidale e responsabile“, afferma intervenendo alla Cop28 di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, nel 2023.

Il segretario di Stato promuove anche la collaborazione interreligiosa sul clima, come dimostra l’incontro del 2021 tra leader religiosi e scienziati in Vaticano, in vista della COP26. L’obiettivo era unire etica e scienza per promuovere azioni concrete. “Tutte le religioni possono contribuire a formare le coscienze in vista di una responsabilità comune verso la Terra”, si legge nella dichiarazione congiunta. Grande importanza viene attribuita all’educazione ambientale, soprattutto tra i giovani: “Solo tramite il riconoscimento del dono che ci è stato fatto ci verrà spontaneo prendercene cura e quindi passare dalla cultura dello scarto a una cultura della cura”, dice il cardinale durante la rassegna Cinema per il Creato il 23 marzo 2024.

Parolin promuove anche un’economia che valorizzi la dignità umana e il lavoro, opponendosi alla cultura dello scarto: “L’ecologia integrale esige una concezione economica più ‘umana’, basata sui precetti di ‘custodire e coltivare’, nella quale il sistema economico possa migliorare – non distruggere – il nostro mondo”, ricorda.

Hollerich progressista europeo: “La crisi climatica uccide quanto una guerra”

Jean-Claude Hollerich (Lussemburgo), 66 anni – Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (Comece) e relatore generale del Sinodo sulla sinodalità, il cardinale gesuita è uno dei principali promotori della “conversione ecologica” nella Chiesa cattolica.

Durante il Sinodo per l’Amazzonia del 2019, lancia l’allarme sulla crisi ambientale: “Se il nostro pianeta viene distrutto, possiamo gridare quanto vogliamo su preti sposati o donne prete, ma non ci sarà più bisogno di preti. È il problema più importante e urgente”, denuncia, mentre sul tavolo dei vescovi tiene banco il tema dei viri probati. Hollerich evidenzia la necessità di un cambiamento personale tra i leader ecclesiastici: “Noi vescovi dobbiamo cambiare il nostro stile di vita. Se non riesco a cambiare il mio stile di vita – domanda -, come posso chiedere ai giovani di farlo?”.

Nato il 9 agosto 1958 a Differdange, in Lussemburgo, Hollerich vive per oltre 20 anni in Giappone, dove diventa professore e vice-rettore all’Università Sophia di Tokyo. Dal 2011 è arcivescovo di Lussemburgo e nel 2019 viene creato cardinale da Papa Francesco.

Nel 2018, come presidente della Comece, in vista della Cop28 Hollerich firma un appello congiunto dei presidenti delle Conferenze Episcopali continentali, esortando i leader politici a implementare con urgenza l’Accordo di Parigi: “Promuovendo i messaggi dell’enciclica Laudato Si’, i leader della Chiesa di tutto il mondo chiedono azioni ambiziose e immediate per affrontare e superare gli effetti devastanti della crisi climatica”, scandisce. L’appello include richieste specifiche, come mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C, un cambio di stili di vita perché diventino più sostenibili, il rispetto delle comunità indigene, la fine dell’era dei combustibili fossili e il passaggio alle energie rinnovabili, una riforma del settore agricolo per garantire cibo sano e accessibile. “Ci sono ideali oggi condivisi da gran parte della popolazione, come l’ecologia. È semplicemente una necessità per salvare l’umanità”, sostiene in un’intervista del 2024. E avverte che il cambiamento climatico, se non affrontato, “ucciderà tante persone quanto una guerra”.

Hollerich è considerato un ‘progressista’, un fervente sostenitore del processo sinodale. Ha più volte espresso la necessità di una Chiesa più accogliente verso tutti, inclusi i giovani e le persone Lgbtqi+.

Czerny il prefetto gesuita che difende i rifugiati climatici

Michael Czerny (Repubblica Ceca), 78 anni – Prefetto del dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, Czerny sottolinea l’urgenza di azioni locali e politiche pubbliche efficaci per affrontare la crisi climatica, evidenziando le conseguenze dello sfruttamento della Terra.

Il cardinale incarna una visione profonda e concreta dell’ecologia integrale, per la quale il rispetto per l’ambiente è inscindibile dal rispetto per ogni persona, specialmente per i più vulnerabili.

Nato nel 1946 in Cecoslovacchia da una famiglia cattolica, Michael Czerny emigra in Canada con la madre e il fratello nel 1948, fuggendo dalle persecuzioni comuniste. Entra nella Compagnia di Gesù a 20 anni. Studia filosofia e teologia in Canada e negli Stati Uniti, fondando il Jesuit Centre for Social Faith and Justice a Toronto, impegnato su questioni sociali come la giustizia ambientale e i diritti umani. A Milano lavora a stretto contatto con il Cardinale Carlo Maria Martini e nel 2010 Papa Benedetto XVI lo chiama a Roma come sottosegretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Dal 2016, è uno dei sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, diretto personalmente da Papa Francesco. E’ Bergoglio a crearlo cardinale, il 5 ottobre 2019.

Czerny vede nella cura del Creato una dimensione essenziale della fede cristiana, strettamente collegata ai temi della giustizia sociale e della dignità dei migranti e dei poveri. “La crisi climatica è una crisi umanitaria. È la terra stessa che geme, ed è l’umanità più vulnerabile che soffre”, denuncia durante una conferenza a Roma nel 2019.

Il prefetto è tra i promotori dell’applicazione concreta della Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco, soprattutto nell’ambito della migrazione climatica. “Quando parliamo di rifugiati climatici, non stiamo parlando del futuro: stiamo parlando di una realtà già presente”, osserva un’intervista ad America Magazine nel 2020. Czerny richiama spesso alla necessità di una conversione ecologica personale e comunitaria, invitando tutti a un cambiamento concreto di stile di vita. “Non basta aggiustare il sistema. Dobbiamo cambiare mentalità, abbandonare l’idea che la natura sia una merce”, esorta durante una tavola rotonda nel 2021.

Czerny integra l’ecologia nella visione della giustizia integrale. Nella presentazione del Documento sul Sinodo per l’Amazzonia, nel 2019, ricorda che l’Amazzonia non è solo una regione geografica: “è un banco di prova per la sopravvivenza del nostro pianeta”. Durante il Sinodo insiste sull’ingiustizia subita per la devastazione dell’ambiente dai popoli indigeni, “i primi custodi del creato”. Il cardinale ceco è molto impegnato nella promozione del Piano d’Azione Laudato si’, che invita parrocchie, scuole, aziende e famiglie a cambiare radicalmente i propri modelli di consumo e produzione. “Non si tratta solo di salvare la natura. Si tratta di salvare la nostra umanità”, scandisce nel 2022 durante una conferenza.

Papa Francesco, l’ambientalista venuto dalla fine del mondo

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Dal 13 marzo 2013, il Papa argentino “venuto dalla fine del mondo” ha regnato per dodici anni. Ha rovesciato la piramide ecclesiastica, portato al centro le periferie, aperto tante strade non battute, deviato da alcuni percorsi. Di certo, si può dire che Papa Francesco sia stato il più potente attivista ambientalista dei giorni nostri. A partire dalla scelta del nome, che già comunicava una volontà di riformare la Chiesa, spogliarla per quanto possibile, ‘uscire’ da Roma come fece il Santo d’Assisi, che con il Sultano Malik al-Kāmil iniziò il dialogo islamo-cristiano. “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi”, ha spiegato. “Uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato”. Nell’ultimo decennio, Jorge Mario Bergoglio ha introdotto l’ecocidio come crimine contro l’umanità e progettato di introdurre l’eco-peccato nel catechismo della Chiesa cattolica. Sua è la prima enciclica sulla cura del Creato, seguita, otto anni dopo, da una esortazione apostolica ecologica. Suo il primo Sinodo per l’Amazzonia.

Sua l’idea di convocare in Vaticano un summit delle big oil con i vertici di Eni, Chevron, Conoco, Exxon, Bp e Blackrock, per riflettere sul futuro del Pianeta. E poi gli incontri con Greta Thunberg e Bono Vox. Se Francesco è il Papa delle ‘prime volte’, tante, tantissime di queste riguardano l’ambiente.  Nessuno poteva dirsi stupito, quando nel 2015 annunciò un’enciclica ambientale. Nella lettera, pubblicata il 24 maggio, Francesco metteva in evidenza come i cambiamenti climatici costituiscano una delle principali sfide per l’umanità, parlava della necessità di modificare stili di vita senza cedere al paradigma tecnocratico, chiedeva di considerare l’acqua potabile bene comune e diritto inalienabile per tutti. Invitava a provvedere con urgenza a politiche in grado di limitare l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti, sviluppando invece energia da fonti rinnovabili. Cinque anni dopo, un sinodo pan-amazzonico a Roma, il cui lavoro è riassunto nell’esortazione apostolica Querida Amazonia. Qui Bergoglio riporta sogni e speranze per il polmone verde del mondo, in cui “ecologia sociale, culturale e naturale si fondono in tutt’uno”. E’ l’esempio perfetto della sua ecologia integrale.

Nel 2018, ha convocato i più grandi petrolieri tra le Mura Leonine, per parlare di impatto climatico, ruolo delle rinnovabili, rischi legati alle modifiche dell’ecosistema. Il suo grido in difesa dell’ambiente è salito anche dal Palazzo di Vetro dell’Onu: “La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana“, aveva avvertito denunciando le “nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere“, che impongono, aveva detto, “una severa riflessione sull’uomo“.

Il 4 ottobre 2023, nel giorno di San Francesco, il ‘seguito’ della Laudato Si’, l’esortazione ‘Lodate Dio‘. Un ‘aggiornamento’ necessario perché, aveva spiegato, “con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura“. Più volte, nei 73 punti dell’esortazione, torna lo spettro del punto di rottura. Più volte la certezza che questa crisi climatica colpisca tutti democraticamente, ma a partire dai più fragili. Più volte la denuncia all’irresponsabilità dei negazionisti, anche all’interno della Chiesa. In questi anni bui per l’Europa e il mondo, a più riprese Francesco è tornato ad appellarsi contro la “follia della guerra” che può portare a una nuova catastrofe nucleare. L’uso delle armi nucleari, così come il loro semplice possesso, aveva avvertito, è “immorale”.

Il disarmo è per il Papa un “obiettivo impegnativo e lungimirante” specialmente in un momento in cui l’umanità si trova a un “bivio”. Subito dopo la sua elezione in Conclave, ancora per la prima volta nella storia, prima di presentarsi alla Loggia di san Pietro, Bergoglio aveva pregato nella Cappella Paolina, punto d’avvio della processione dei cardinali verso la clausura della Sistina. Una preghiera solitaria, come quella di San Francesco al Crocifisso di San Damiano. Nella scelta del nome e della sua missione, avrà pensato alle parole che il Santo rivelò di aver sentito dall’alto: “Francesco, và e ripara la mia Casa“.

Addio a Papa Francesco, da mercoledì la salma nella Basilica di San Pietro

Papa Francesco si è spento, all’età di 88 anni, alle 7.35 di questa mattina negli appartamenti di Casa Santa Marta. Ad annunciarlo “con profondo dolore” è il camerlengo, il cardinale Kevin Farrell, con una nota diffusa alle 9.56 del mattino. “Il vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa“, ha scandito, ricordando che il Pontefice “Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati”.

Nel pomeriggio, il corpo viene portato nella cappella di Santa Marta in Vaticano, secondo quanto prevede l’Ordo exsequiarum Romani Pontificis, dove alle 20 il camerlengo presiederà il rito della constatazione della morte e della deposizione della salma nella bara. Per conoscere le cause della morte, bisognerà attendere la fine del rito. Il decano del Collegio Cardinalizio, Giovanni Battista Re, i familiari del Romano Pontefice, il direttore e il vice direttore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano, si troveranno per le 19.45 nella Cappella della Domus.

La traslazione della salma nella Basilica Vaticana per l’omaggio di tutti i fedeli potrebbe avvenire mercoledì mattina, 23 aprile. Le modalità, così come altre informazioni, come la data dei funerali, saranno stabilite e comunicate domani, dopo la prima Congregazione dei Cardinali, la prima riunione tecnica con i cardinali presenti.

Alle 19.30, l’arciprete della Basilica di San Pietro, il cardinale Mauro Gambetti, guiderà un rosario in piazza per i fedeli presenti a Roma, numerosi per le festività di Pasqua e per il Giubileo in corso, che prosegue. Domenica si terrà come previsto la messa per il Giubileo degli Adolescenti, ma viene sospesa la canonizzazione del Beato Carlo Acutis, il ragazzo morto all’età di 15 anni a Milano nel 2006 per una leucemia fulminante e che sarebbe dovuto essere proclamato Santo in quella occasione. Al comando temporaneo della Chiesa, ci sono Farrell e Re.

Quando si aprirà il Conclave, sarà poi il collegio elettorale a prendere le decisioni più importanti, in attesa dell’elezione del nuovo vescovo di Roma. Modificando l’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, Francesco ha già stabilito che verrà seppellito non in Vaticano ma nella basilica di Santa Maria Maggiore. Nello stesso documento Bergoglio ha anche semplificato il rito delle esequie, dopo le quali partiranno i ‘novendiali’, le messe in suffragio del Papa celebrate per nove giorni consecutivi. Il Conclave viene convocato dalle congregazioni generali dei cardinali in un periodo che si colloca tra i 15 e i 20 giorni dopo la morte del Pontefice e l’inizio della sede vacante, ma, con una modifica normativa che venne introdotta da Benedetto XVI, se i cardinali elettori sono già arrivati a Roma, si può derogare a questa previsione e iniziare le elezioni prima.

Vaticano, lo Stato Città sarà alimentato con maxi impianto agrivoltaico a S.M.Galeria

Dopo la Laudato Si’ e la Laudate Deum, Francesco pubblica il motu proprio ‘Fratello Sole‘. Il Papa dispone che un grande impianto agrivoltaico, all’interno della zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria, assicuri non soltanto l’alimentazione elettrica della stazione radio, ma anche “il completo sostentamento energetico dello Stato della Città del Vaticano“.

Occorre operare una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile che riduca le emissioni di gas serra in atmosfera, ponendosi l’obiettivo della neutralità climatica”, spiega Francesco nella lettera apostolica, ricordando che “l’umanità dispone dei mezzi tecnologici necessari ad affrontare questa trasformazione ambientale e le sue perniciose conseguenze etiche, sociali, economiche e politiche e, tra questi, l’energia solare ricopre un ruolo fondamentale“.

Il 24 maggio 2015, con l’Enciclica Laudato Si’, ha invitato l’umanità intera a “prendere coscienza della necessità di apportare cambiamenti ai propri stili di vita, di produzione e di consumo”, per contrastare il riscaldamento globale che vede, tra le sue principali cause, l’uso dei combustibili fossili. Il 6 luglio 2022 l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Onu ha depositato presso il Segretariato Generale lo strumento con il Vaticano accede alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.

Con tale strumento ho inteso contribuire agli sforzi di tutti gli Stati per offrire, in conformità con le rispettive responsabilità e capacità, una risposta adeguata alle sfide poste all’umanità e alla nostra casa comune dal cambiamento climatico”, scandisce Jorge Mario Bergoglio.

Per realizzare il maxi-impianto, in deroga alla normativa vigente e senza richiedere autorizzazioni, il Papa nomina Fernando Vérgez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato Città, e Giordano Piccinotti, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, commissari straordinari con “piena capacità di compiere i necessari atti di ordinaria e straordinaria amministrazione“. Per il mantenimento dei privilegi di extraterritorialità garantiti sull’area (in forza dell’Accordo fra la Santa Sede e l’Italia) per gli impianti Radio-Vaticani a Santa Maria di Galeria e a Castel Romano dell’8 ottobre 1951, Francesco stabilisce che i Commissari Straordinari possano comunicare all’Autorità italiana la sistemazione di strutture e sedi di enti facenti capo alla Santa Sede e al Governatorato della Città del Vaticano. “Dispongo, infine – si legge nella lettera -, che la Segreteria di Stato agevoli ogni richiesta dei Commissari Straordinari e si adoperi per garantire che in quel territorio nulla si perda di quanto sin qui disponibile per la Sede Apostolica“.

G7, si lavora alla bozza: alla Cina si chiederà lo stop degli aiuti a Russia. Appello dell’Onu per il clima

La Cina smetta di sostenere la guerra della Russia in Ucraina e Hamas accetti l’accordo per il cessate il fuoco proposto dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Sono due punti su cui lavorano gli sherpa del G7 per il documento finale che dovrà essere adottato dai leader a Borgo Egnazia, in Puglia (13-15 giugno).

In giornata, si solleva la polemica su un punto saltato, in cui i Grandi della Terra sottolineavano l’importanza di garantire “un accesso effettivo e sicuro all’aborto, inserito nel corso del G7 di Hiroshima. Il punto sarebbe stato eliminato su iniziativa del governo Meloni, creando tensioni tra le delegazioni. Fonti della presidenza italiana fanno però sapere che “nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza” e che “tutto quello che entrerà nel documento conclusivo sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri G7”.

Sulla Cina, “Il continuo sostegno di Pechino alla base industriale della difesa russa ha implicazioni significative e di ampia portata sulla sicurezza”, si legge nella bozza che Bloolmerg ha lasciato trapelare.

Gli alleati di Kiev accuserebbero Pechino di fornire alla Russia tecnologie e componenti – sia presenti nelle armi sia necessari per costruirle – aiutando gli sforzi di Mosca per aggirare i pacchetti di restrizioni commerciali del G7 su molti di questi beni. I materiali vietati infatti spesso arrivano in Russia attraverso paesi terzi come Cina e Turchia o attraverso reti di intermediari. Le misure in discussione includono la quotazione di più società, il targeting delle banche di paesi terzi che facilitano gli scambi, la richiesta che le aziende intensifichino i controlli sulle loro filiali e subappaltatori all’estero e l’espansione delle restrizioni sui prodotti di marca occidentale che continuano a finire in Russia.

Il G7 chiederà anche a Pechino di spingere la Russia a ritirarsi dall’Ucraina e a sostenere una pace giusta. Si prevede che i leader affermino che le politiche della Cina “stanno creando ricadute globali, distorsioni del mercato e dannosa sovraccapacità in una serie di settori”. E ancora, i leader del G7 metteranno in guardia la Russia da minacce nucleari “irresponsabili”.

Quanto al Medioriente, ci sarà la sollecitazione ad Hamas ad accettare l’accordo di cessate il fuoco a Gaza presentato dal presidente Usa Joe Biden. Israele dovrebbe essere direttamente sollecitata ad allentare l’escalation di una “offensiva militare su vasta scala” a Rafah: la bozza potrebbe includere un linguaggio che chieda con decisione un passo in questo senso, in linea con le misure provvisorie ordinate dalla Corte internazionale di giustizia. “Esortiamo i paesi che hanno influenza su Hamas” a contribuire a garantire che accetti un cessate il fuoco, si legge.

Non c’è invece per il momento accordo unanime sul riconoscimento dello Stato palestinese come parte di un processo di pace a due Stati. “Notiamo che il riconoscimento di uno Stato palestinese, al momento opportuno, sarebbe una componente cruciale”, si legge nel testo provvisorio.

Arriva dal segretario dell’Onu Antonio Guterres, in un punto con la stampa a Ginevra, l’invito ai leader per un impegno alla fine all’uso del carbone entro il 2030. “I Paesi più grandi – ha aggiunto – hanno la responsabilità di andare più lontano, più velocemente” e per questo è necessario “creare sistemi energetici privi di combustibili fossili e ridurre la domanda e l’offerta di petrolio e gas del 60% entro il 2035”. “I leader del G7 hanno una responsabilità particolare, in primo luogo, sul clima”, sottolinea Guterres che denuncia il “vortice dell’inazione climatica, con alluvioni, incendi, siccità e caldo devastanti”.

C’è attesa intanto per il bilaterale più importante che Meloni potrà avere in questo senso: quello con il presidente americano Joe Biden, che questa sera arriva all’aeroporto di Brindisi. Il faccia a faccia dovrebbe avvenire, secondo quanto riferisce la Casa Bianca, venerdì 14 giugno, a margine, del summit. Cruciale sarà anche il bilaterale di Biden con Papa Francesco e la conferenza stampa, attesa per domani, giovedì 13 giugno, con il presidente ucraino Volodomir Zelensky.

Meloni annuncia: “Il Papa al G7 in Puglia nella sessione sull’Ia”

Photo credit: Palazzo Chigi

Papa Francesco è atteso in presenza al G7 dei leader, in Puglia, per partecipare alla sessione sull’Intelligenza artificiale, non è ancora chiaro se in presenza o in videocollegamento. L’annuncio lo dà la premier, Giorgia Meloni, in un video diffuso sui social, in cui parla dell’Ia come la “più grande sfida antropologica di quest’epoca“. I dettagli sul giorno e l’ora di partecipazione saranno forniti più avanti.

Dopo la nomina di uno dei consiglieri del Papa, il francescano padre Paolo Benanti, esperto di etica delle tecnologie e docente alla Gregoriana e all’Università di Seattle, come presidente della commissione parlamentare AI per l’informazione, c’è una nuova impronta del Vaticano su una delle materie più controverse del presente.

La Santa Sede, d’altra parte, ci lavora da tempo. Nel 2020 la pontificia accademia per la Vita ha firmato con Microsoft, Ibm, Fao, Governo italiano una ‘Call for an AI Ethics‘, documento nato per sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale e promuovere tra organizzazioni, governi e istituzioni un “senso di responsabilità condivisa con l’obiettivo di garantire un futuro in cui l’innovazione digitale e il progresso tecnologico siano al servizio del genio e della creatività umana e non la loro graduale sostituzione“. I firmatari della Call avevano quindi già espresso il desiderio di lavorare insieme per promuovere una ‘algor-etica’, ovvero lo sviluppo e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale secondo i principi di trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy.

Di due giorni fa, il 24 aprile, è l’impegno sottoscritto da Fondazione RenAIssance in Vaticano davanti a Francesco con il ceo di Cisco System, Chuck Robbins, su un patto per un’etica globale nelle nuove tecnologie. Con la ‘Rome Call for AI Ethics’, le aziende si impegnano ad assumere un approccio etico nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, secondo il concetto della ‘algoretica’.

L’intelligenza artificiale, osserva Meloni nel video, può generare “grandi opportunità” ma porta con sé anche “enormi i rischi“. Roma lavora quindi a sviluppare meccanismi di governance per garantire che l’Ia sia “incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo, ovvero che mantenga al centro la persona e abbia la persona come il suo ultimo fine“.

La presidenza italiana del G7 intende, spiega la premier, valorizzare il percorso promosso dalla Santa Sede portandolo all’attenzione degli altri leader, in occasione del vertice in Puglia. In questo senso, ribadisce, la presenza di Francesco “dà lustro alla nazione e all’intero G7“. Si tratta della prima volta nella storia che un Pontefice partecipa ai lavori del gruppo dei sette. Il Papa lo farà nella sessione Outreach, aperta anche ai Paesi invitati e non solo ai membri del G7. Meloni si dice convinta che dalla presenza del Pontefice verrà un “contributo decisivo” per la definizione di un quadro regolatorio etico e culturale all’intelligenza artificiale, perché su questo terreno, insiste, “sul presente e sul futuro di questa tecnologia, si misurerà ancora una volta la nostra capacità“.

Nel corso del G7, saranno affrontate anche le altri grandi sfide del momento, dal nesso clima-energia fino alla sicurezza alimentare. E poi il Piano Mattei: “Getteremo insieme le basi per costruire un rapporto nuovo da pari a pari e di reciproco vantaggio con le nazioni in via di sviluppo e l’economia emergenti – fa sapere Meloni – e in particolare con il continente africano, così come concentreremo la nostra attenzione sulle questioni migratorie con l’obiettivo di combattere le reti di trafficanti di esseri umani e gettare le basi per garantire il diritto non il dovere a migrare“.

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Vajont, Papa: “Casa comune si sgretola per deliri onnipotenza uomo”

Poco più di 60 anni fa, il 9 ottobre 1963, 260 milioni di metri cubi di roccia franarono dal Monte Toc nell’invaso della diga costruito a ridosso del torrente Vajont. Un’onda alta 70 metri oltrepassò la diga a 100 chilometri orari, spazzando via la località di Longarone e facendo in una sola notte 1.910 morti.

Vittime non di un errore di progettazione, ma dell'”avidità dell’uomo“, riflette Papa Francesco, ricevendo in udienza una rappresentanza della popolazione colpita da una delle tragedie più note della storia d’Italia. “Voi portate a Roma un pesantissimo carico di memoria e di sofferenza“, afferma, sottolineando come a quell’ondata di “annientamento e distruzione” la popolazione abbia risposto con il coraggio della memoria e della ricostruzione.

Pensando al disastro del Vajont, Bergoglio si confessa colpito da un aspetto: a causare la tragedia non furono sbagli di realizzazione della diga, ma il fatto stesso di voler costruire un bacino artificiale nel luogo sbagliato. Tutto per aver, denuncia, “anteposto la logica del guadagno alla cura dell’uomo e dell’ambiente in cui vive; così che, se la vostra ondata di speranza è mossa dalla fraternità, quell’ondata che portò disperazione era provocata dall’avidità. E l’avidità distrugge, mentre la fraternità costruisce“. La cura del creato, ripete il Pontefice, non è un fattore semplicemente ecologico, ma una “questione antropologica”: ha a che fare, spiega, “con la vita dell’uomo, così come il Creatore l’ha pensata e disposta, e riguarda il futuro di tutti, della società globale in cui siamo immersi”. Ancora oggi, la casa comune si sgretola e il motivo è sempre lo stesso: “L’avidità di profitto, un delirio di guadagno e di possesso che sembra far sentire l’uomo onnipotente”.

Ma è un grande inganno, avverte il Papa: “Perché siamo creature e la nostra natura ci chiede di muoverci nel mondo con rispetto e con cura, senza annullare, anzi custodendo il senso del limite, che non rappresenta una diminuzione, ma è possibilità di pienezza“.

Cop28, Meloni vola a Dubai e guarda all’Africa: Piano Mattei in filigrana

Giorgia Meloni vola a Dubai con lo sguardo rivolto all’Africa.

La 28esima Conferenza dell’Onu sul clima si muove su tre binari: l’aumento dell’ambizione di mitigazione delle emissioni climalteranti, l’ampliamento delle azioni di adattamento al cambiamento e la questione della finanza climatica.

Su nutrizione e adattamento la premier italiana ha deciso di intervenire in due eventi settoriali di alto livello domani, 1 dicembre. Nel primo parlerà in particolare di nutrizione, toccando questioni care ai Paesi africani, che si intrecciano a stretto giro con il suo Piano Mattei. Sull’Africa, l’Italia confermerà gli impegni, ribadendo l’intenzione di destinare al Continente gran parte del suo Fondo per il Clima.

Il tema principale al centro del vertice è il ‘global stocktake‘, cioè il primo ‘tagliando’ dell’accordo di Parigi siglato nel 2015, per fare il punto sullo stato di attuazione dell’Accordo di Parigi e indirizzare i prossimi traguardi per il quinquennio 2025-2030. Gli obiettivi della presidenza emiratina, ai quali l’Italia ha aderito sono diversi: triplicare le rinnovabili installate entro il 2030 e portare il tasso medio annuo globale di miglioramento nell’efficienza energetica dal 2,2% al 4%; rafforzare l’attenzione al nesso fra cambiamenti climatici e resilienza dei sistemi alimentari, inserendo nelle principali strategie nazionali su clima e ambiente anche i piani nazionali tesi alla trasformazione dei sistemi alimentari; dare impulso alla finanza per il clima.

In questo contesto, è atteso un annuncio finanziario importante da parte degli Emirati. Come per la Cop27 di Sharm el-Sheikh, che ha dovuto fare i conti con il conflitto in Ucraina, la guerra entra anche nella Cop28, che si apre con un minuto di silenzio per “tutti i civili morti nell’attuale conflitto a Gaza” chiesto dal presidente egiziano Sameh Choukri. Il tema della sicurezza, declinato anche in chiave sicurezza energetica, sarà comunque all’ordine del giorno.

La sera di domani, 1 dicembre, l’Italia offrirà un concerto del Teatro alla Scala con molti degli ospiti della Cop28, organizzato in collaborazione con la Farnesina e il sostegno dell’Eni. Sabato 2 dicembre è previsto invece l’intervento di Meloni in plenaria, intorno alle 11.30 del mattino. Nei due giorni di permanenza, saranno diversi i bilaterali tenuti dalla premier con gli altri leader. Con la premier, ci saranno anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, e la sua vice, Vannia Gava.

Ad aprire i lavori della plenaria, il 2 dicembre, ci sarebbe dovuto essere Papa Francesco in persona. I medici del Pontefice gli hanno però sconsigliato il viaggio, dato il suo stato di salute. Bergoglio ha una bronchite acuta, anche se non ha più la febbre. “Speriamo che quanti interverranno nella Cop28 siano strateghi capaci di pensare al bene comune e al futuro dei loro figli, piuttosto che agli interessi di circostanza di qualche Paese o azienda – ha twittato oggi -. Possano così mostrare la nobiltà della politica e non la sua vergogna“. La Santa Sede sarà comunque a Dubai, con il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, e il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Nell’area Expo verrà inaugurato il Faith Pavillon, istituito dall’Interfaith Center for Sustainable Development insieme al Muslim Council of Elders. E’ il primo del suo genere nella storia delle Cop e promuove l’impegno religioso e il dialogo interreligioso nell’attuazione di misure efficaci per affrontare la crisi climatica. Con al-Tayyeb, Francesco avrebbe dovuto firmare la Dichiarazione ‘Confluence of Conscience’. “Il Papa è in via di guarigione, solo che non voleva esporsi a rischi, questo secondo l’indicazione data dai medici”, spiega Parolin su Vatican News. Le modalità di partecipazione della Santa Sede sono allo studio in queste ore: “Stiamo vedendo adesso. Di solito io ho a tutte le Cop, penso quindi che andrò questa volta anche io ma naturalmente riducendo la permanenza. Poi – ricorda – c’è la delegazione che si ferma per tutte e due le settimane dei lavori, io parteciperei solo alla prima parte dei lavori”.