Onu, Meloni: Riforma equa. Ripensare a cooperazione tra Paesi, come nel Piano Mattei

Intelligenza artificiale, Piano Mattei, riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu: dal palco del Vertice del Futuro di New York, Giorgia Meloni spiega le sue priorità al mondo.
La premier italiana sostiene la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo l’accelerazione impressa dagli Usa, ricordando che in tempo di crisi nessuno Stato può governare da solo. Bene quindi il multilateralismo, ma Meloni ricorda che ogni organizzazione è efficace se le sue regole sono “giuste e condivise“. La revisione della governance non può quindi prescindere dai principi di “eguaglianza, democraticità, rappresentatività”. In altre parole, la riforma per l’Italia ha un senso se “viene fatta per tutti e non solamente per alcuni“.

No dunque a Paesi di serie A e di serie B, ribadisce Meloni, invitando a pensare in modo nuovo alla cooperazione tra le nazioni. Porta l’esempio del Piano Mattei per l’Africa, pensato, scandisce, per cooperare con le nazioni africane attraverso un approccio che non è “né paternalistico né caritatevole né predatorio, ma basato sul rispetto e sul diritto per ciascuno di poter competere ad armi pari“. Ecco la ricetta di Roma per promuovere lo sviluppo di un continente “troppo spesso sottovalutato”, insiste, per costruirne la stabilità e garantire “finalmente un diritto che fino ad oggi è stato negato a troppi giovani, che è il diritto a non dover emigrare“.

Parlando di sviluppo, la presidente del Consiglio si sofferma sulle nuove frontiere del progresso tecnologico, a partire dall’intelligenza artificiale generativa, un fenomeno sul quale confessa di temere che “non si abbia ancora sufficiente consapevolezza“. Meloni si raccomanda di sorvegliare che questo moltiplicatore non venga usato per “divaricare ulteriormente gli equilibri globali”: “La politica deve garantire che l’intelligenza artificiale rimanga controllata dall’uomo e mantenga l’uomo al centro”, scandisce.

In serata, la premier partecipa alla cerimonia di consegna del ‘Global Citizen Award’ dell’Atlantic council, venendo premiata “per il suo ruolo pionieristico di prima donna capo di Governo in Italia, il suo forte sostegno all’Unione Europea e all’alleanza transatlantica nonché per la sua presidenza del G7 nel 2024“. A consegnarle il riconoscimento è Elon Musk, amministratore delegato, tra gli altri, di Testa, SpaceX e cofondatore di OpenAI. Una scelta che, secondo alcuni avrebbe causato dei malumori all’interno dell’Atlantic Council.

Ieri, la premier ha tenuto una serie di bilaterali con esponenti del settore dell’innovazione, dal gruppo Google-Alphabet, Sundar Pichai, a Motorola, Greg Brown, e con Open AI, Sam Altman. Anche con loro, Meloni ha parlato di sviluppo tecnologico e informatico globale, riferendosi agli sviluppi dell’Ia. Sul tavolo anche i piani di investimento dei diversi gruppi in Italia e le iniziative da adottare per incrementare la competitività italiana nei settori a più alta tecnologia, in particolare facendo leva sull’alta formazione e sulla ricerca.

Piano Mattei, a Roma incontro fra istituzioni, rappresentanti di Stati africani e aziende

Si è tenuto ieri sera l’incontro “L’Italia, ponte geopolitico fra Europa e Stati Africani” che ha visto ambasciatori, ministri, segretari e rappresentanti istituzionali di numerosi Stati africani confrontarsi con le istituzioni italiane e i rappresentanti di alcune delle principali aziende del nostro Paese – fra cui ITA Airways, Snam, Intesa, Duferco Energia, Eni, Enel, Edison, ENEA, Acea, Saipem e Terna – coinvolte in importanti progetti di investimento in Africa. Il summit, ideato da Fondazione Articolo 49, in collaborazione con l’Ambasciata del Regno del Marocco, è stato organizzato con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione tra l’Unione Europea e l’Africa, in particolare nei settori dell’energia e degli investimenti per lo sviluppo.

Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, in un messaggio letto in apertura ha espresso apprezzamento “per l’impegno di dialogo, confronto e cooperazione” che ha contraddistinto l’iniziativa e ha auspicato che i lavori congressuali “sapranno tradursi in una preziosa opportunità per confermare il ruolo centrale del nostro Paese e dare impulso a nuove e efficaci  collaborazioni tra Europa e Nazioni africane”.

Numerosi gli interventi istituzionali, oltre al messaggio del Presidente del Senato La Russa, anche i contributi dell’Ambasciatore del Regno del Marocco presso l’Italia e Rappresentante permanente presso le agenzie Onu a Roma, Youssef Balla; del presidente di Fondazione Articolo 49 Andrea Poli; del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Unita della Tanzania Mahmud T. Kombo; del presidente della Commissione Esteri del Senato Stefania Craxi; dell’Ambasciatrice della Repubblica dell’Uganda e Vice Decano del Gruppo degli Ambasciatori africani in Italia Elizabeth Paula Napeyok; dell’ambasciatore e segretario generale del Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale Riccardo Guariglia; del responsabile relazioni pubbliche dell’ufficio del Parlamento europeo Fabrizio Spada. Ha presenziato anche  Massimo Riccardo, inviato speciale del Ministero degli Esteri per il Piano Mattei.

“Dal primo momento del rilancio del Piano Mattei abbiamo manifestato grande interesse, con una presenza di gran peso anche del presidente del Governo – ha detto Youssef Balla, Ambasciatore del Regno del Marocco presso l’Italia e Rappresentante permanente presso le agenzie Onu a Roma – Il Marocco, infatti, è stato riconosciuto come prioritario nel Piano Mattei in materie di energie rinnovabili e, in effetti, è già leader nel mondo in questo settore: oggi produciamo il 42% dell’elettricità grazie alle rinnovabili e arriveremo al 52% nel 2030. Ma puntiamo anche ad altri tipi di energie, come l’idrogeno verde. Il nostro Paese è una grande promessa per l’energia verde perché può arrivare a coprire anche il 4% della produzione mondiale”. 

“Grazie al rapporto che negli anni si è creato tra Italia e Tanzania, ci sia un grande spazio oggi per far crescere questa relazione, anche attraverso progetti come il Piano Mattei – ha detto Mahmud T. Kombo, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Unita della Tanzania – E credo che, in vista di quanto l’Italia ha proposto all’Africa per il Piano Mattei, la Tanzania possa essere un buon modello. Quando abbiamo avuto in Tanzania la comitiva italiana per il Piano Mattei, io ero ambasciatore. Insieme, abbiamo identificato cinque settori chiave in cui i due Paesi avrebbero potuto lavorare insieme. Questi sono: il settore agroalimentare, quello dei minerali, il turismo, l’import/export e, infine, l’educazione e il training sulla costruzione e la guida di pmi di successo. L’Italia ha mostrato al mondo come fare, la Tanzania può replicare questo modello”.

“Il Mediterraneo nella sua accezione allargata è parte imprescindibile della nostra proiezione esterna – ha detto  Stefania Craxi, presidente della Commissione Esteri del Senato – Bene ha fatto il governo a rimettere nell’agenda europea il tema del Mediterraneo e dell’Africa, che è la naturale proiezione dello sviluppo europeo. È questa la valenza del Piano Mattei. In questi anni abbiamo fatto l’errore di guardare all’Africa in termini securitari, è il momento di cominciare a guardare a questo continente in termini di opportunità e di sviluppo condiviso”. 

Siamo qui per consolidare il legame tra l’Africa e l’Italia, in modo particolare nel campo dell’energia – ha detto Elizabeth Paula Napeyok, Ambasciatrice della Repubblica dell’Uganda e Vice Decano del Gruppo degli Ambasciatori africani in Italia – Il nostro intento è quello di rafforzare una partnership essenziale, una collaborazione  che ha fondamenta solide e promettenti, di cui la partnership energetica rappresenta la massima espressione. Non si tratta solo di dare una risposta alle crescenti esigenze energetiche dei due Stati, ma di farlo promuovendo uno sviluppo sostenibile”. E ha aggiunto “L’Africa, con le sue abbondanti risorse naturali, offre un potenziale immenso per la produzione di energia rinnovabile in Italia, un Paese che con il suo know-how e le sue tecnologie avanzate, riveste un ruolo fondamentale nel sostenere il nostro impegno per sfruttare le risorse in maniera sostenibile ed efficace”.

 

“La nostra posizione al centro del Mediterraneo e i tradizionali legami di amicizia tra i nostri popoli ci rafforzano nella convinzione che l’Italia sia effettivamente il ponte tra l’Europa e il continente africano – ha detto Riccardo Guariglia, ambasciatore e segretario generale del Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale – Un ponte che rende il nostro Paese un hub energetico per l’UE, con positivi dividendi innanzitutto per il continente africano. Infatti, come il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani sottolinea molto spesso, l’Africa va guardata attraverso lenti africane, instaurando col continente un dialogo paritario. Questo è fondamentale e questa è pure l’impostazione del piano Mattei”.  

L’Europa per investimenti pubblici è il partner principale dell’Africa – ha detto Fabrizio Spada, responsabile relazioni pubbliche dell’ufficio del Parlamento europeo – investiremo nei prossimi anni 150 miliardi e naturalmente a questi si aggiungono tutti gli investimenti delle imprese private che sono estremamente importanti. Si sta evolvendo il rapporto fra Unione Europea e Africa in maniera molto positiva, sta diventando un partenariato in cui viene sottolineata anche la dimensione sociale, energetica, la cooperazione allo sviluppo e questo deve tenere conto anche delle evoluzioni demografiche che ci saranno nei prossimi decenni: oggi nell’Unione Europea ci sono 450 milioni di persone, in Africa 1 miliardo e 300 milioni di persone, se l’attuale trend demografico continuerà, nel 2100 viene calcolato che l’Unione Europea avrà diminuito leggermente i propri abitanti – saremo 420 milioni – mentre l’Africa avrà più di 4 miliardi di persone e, naturalmente, diventerà un partner sempre più importante per l’UE. Il Piano Mattei secondo me si sposerà molto bene con i fondi comunitari che vengono erogati già attualmente. Anche questo convegno è utile nell’ottica di riflettere sull’evoluzione della cooperazione tra Europa, Italia e Africa nei prossimi anni”. 

Il direttore di Gea, Green Economy Agency, agenzia di stampa dedicata ai temi della sostenibilità, che ha moderato l’incontro, ha sottolineato l’importanza di questo genere di eventi capaci di creare momenti di incontro su temi centrali per la competitività del nostro Paese inseriti in scenari sempre più complessi: “È un motivo di orgoglio per me, per la fondazione e per Gea riunire la maggior parte degli stati africani e delle aziende di vertice italiane per un prezioso confronto sul Piano Mattei e sugli sviluppi pratici nell’immediato futuro – ha detto Vittorio Oreggia, direttore di Gea – Fondazione Articolo 49 e Gea sono ponti per connettere Africa, Europa e aziende italiane nel rispetto dei reciproci interessi. La speranza è che questo possa essere il primo di una lunga e profittevole serie di incontri”.

L’evento si è svolto in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Ue in Italia e ha ricevuto il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero degli Esteri, del Ministero dell’Ambiente, della Sicurezza Energetica, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di ENEA.

Piano Mattei, Kombo (Tanzania): Ottima soluzione per l’Africa, Tanzania Paese modello

“Sono stato qui in Italia per quasi tre anni come ambasciatore e credo che siamo riusciti a elevare le relazioni Italia-Tanzania di gran lunga: il numero di turisti è aumentato, il numero di investimenti è aumentato, il numero di esportazioni e importazioni sia dalla Tanzania all’Italia o dall’Italia alla Tanzania, abbiamo introdotto nuovi prodotti. Credo che al punto in cui siamo arrivati, ci sia un grande spazio per incrementare queste relazioni. Con programmi come il piano Mattei aumenterà ulteriormente la cooperazione dell’Italia in Africa, ma una cosa che voglio sottolineare qui, che è molto importante, la Tanzania e l’Italia hanno una relazione speciale molto unica da oltre 60 anni dalla nostra indipendenza e una di queste è la migrazione inversa di italiani che migrano di più in Tanzania. Noi non abbiamo questa migrazione inversa, abbiamo più italiani che migrano a Zanzibar, che hanno lì la loro seconda casa. Investono a Zanzibar e alcuni di loro sono lì da 30-35-40 anni, compresi i missionari e le missionarie e ci hanno insegnato molto sulla coltivazione della vite e sulla produzione del vino, che ora sta quasi raggiungendo il livello del vino italiano. Quindi c’è molta cooperazione e c’è molto spazio per il miglioramento. Credo che l’intero programma piano Mattei del piano che il governo italiano ha proposto per l’Africa possa essere un’ottima soluzione e la Tanzania possa essere un ottimo modello per questo piano”. Così Mahmud T. Kombo, ministro degli Esteri della Repubblica Unita della Tanzania, a margine dell’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, che si è tenuta nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

Piano Mattei, De Iuliis (Enea): Italia ponte geografico e culturale con Africa

“Collaboriamo con con l’Africa nel campo energetico, nelle rinnovabili per il grande potenziale. Abbiamo sviluppato insieme a loro grandi impianti, in Marocco, Egitto Mozambico e speriamo di poter sfruttare l’occasione anche del Piano Mattei per portare avanti questa collaborazione di mutuo beneficio, anche per dal punto di vista dell’impatto sociale, oltre che economico ed ambientale L’Italia è fondamentale per la sua posizione, per i rapporti di collaborazione anche che abbiamo soprattutto con il Mediterraneo: Siamo un ponte già geografico, quindi possiamo diventarlo anche dal punto di vista culturale”. Lo ha detto Simona De Iuliis, responsabile della Sezione Supporto Tecnico Strategico (TERIN-STS) di Enea, a margine dell’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, che si è tenuto nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

Africa, Craxi: Fare modo che Mediterraneo diventi una comunità di destino

“L’Italia, con un Mediterraneo instabile, dopo la Guerra Fredda aveva perso questo ruolo ed è ora ritornata a essere un paese di frontiera, la nostra frontiera è il Sud del mondo, credo che noi dobbiamo fare un grandissimo sforzo in Italia e in Europa per fare in modo che quel Mediterraneo diventi veramente una comunità di destino”. Lo ha detto a Gea Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri del Senato, a margine dell’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, che si è tenuto nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

Africa, Craxi: Da Prima Repubblica ereditiamo immagine positiva di non invasività

“L’Italia eredità dalla prima Repubblica un’immagine positiva nel Mediterraneo di non invasività. Siamo un Paese Mediterraneo, tutto il nostro rapportarci col mondo è frutto della cultura Mediterranea e la posta in gioco è molto chiara: o un Mediterraneo pacifico, luogo di scambi, di incontro tra culture diverse oppure guerre, immigrazione incontrollata e caos”. Lo ha detto a Gea Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri del Senato, a margine dell’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, che si è tenuto nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

Piano Mattei, Gozzi: Baricentro Ue si sposta a Sud, Italia diventa strategica

“Il baricentro europeo si è spostato verso Sud e in questo contesto il Mediterraneo e il ruolo dell’Italia diventa sempre più strategico. Tra l’altro noi abbiamo una capacità di dialogo, di empatia, di collaborazione con i Paesi del Nord Africa che altri Paesi occidentali non hanno e quindi noi dobbiamo essere nei confronti di questi Paesi un intelligente ambasciatore di valori dell’Occidente, di libertà, di democrazia e di libera impresa e contemporaneamente di cooperazione internazionale. Il piano Mattei nasce da questa intuizione, nasce dall’intuizione che c’è per l’Italia un’occasione straordinaria che viene proprio dalla collaborazione con questi Paesi. Duferco sta lavorando in Tunisia, in Algeria, in Libia e Marocco in ognuno di questi paesi cerchiamo di mettere le basi per future iniziative”. Lo ha detto a Gea il presidente di Duferco, Antonio Gozzi, che ha partecipato all’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

“Il tema delle energie rinnovabili, tra l’altro, è uno dei temi centrali. Questi Paesi – aggiunge -, che ci chiedono tecnologia e supporto per i loro programmi di rinnovabili, sono anche disponibili a fare accordi di cooperazione come quello che stiamo facendo con la Tunisia sul cavo Elmed, che consentirà un contatto, uno scambio di energia elettrica con quel Paese. Gli industriali italiani, in particolare quelli energivori, sono disponibili ad andare a investire in energie rinnovabili, eolico, fotovoltaico in Tunisia, lasciando una parte dell’energia prodotta ai tunisini, Piano Mattei, e riportando in Italia come energia verde una parte dell’energia prodotta passando dal cavo che dovrebbe essere in costruzione, tra poco. Terna sta facendo le gare per i cavi, si parla di un realizzazione che dovrebbe essere pronta prima dell’inizio del 2028 e questo è una prospettiva molto concreta, molto importante, uno dei primi grandi progetti del Piano Mattei”.

Piano Mattei, Gozzi: Scambi di personale qualificato aiuto al commercio internazionale

“L’ambasciatore saggio che oggi è il consigliere diplomatico del premier meloni ha realizzato una prima importantissima misura di scambio e di selezione di personale tunisino che può venire in Italia sono 4500 persone che ricevono una prima formazione di base in Tunisia e poi vengono in Italia per avere la formazione specialistica. Questo è un esempio importante di capitale umano. Gli scambi incominciano a esserci: noi abbiamo fatto in Duferco, grazie all’Università di Genova, un accordo col Politecnico Mohamed VI del Marocco, per cui due giovani ingegneri marocchini, esperti in transizione energetica saranno con noi un anno a lavorare e lo scambio di personale qualificato, la formazione di personale qualificato da parte dell’università è l’incrocio tra università italiane e università del Maghreb, è un altro strumento fondamentale di Cooperazione sul capitale umano e credo che l’Italia abbia tutto l’interesse a sviluppare questi rapporti perché naturalmente quando c’è scambio di manager, di dirigenti, lo scambio commerciale diventa molto più semplice, molto più fluido, c’è amicizia e comprensione reciproca e questo aiuta il commercio internazionale”. Lo ha detto a Gea il presidente di Duferco, Antonio Gozzi, che ha partecipato all’evento organizzato da Fondazione Articolo 49 ‘Nuove energie tra Europa e Africa’, nella residenza dell’ambasciatore del Marocco in Italia, a Roma.

Pichetto: “Le e-car sono il futuro, ma ora diciamo no alla monocultura dell’elettrico”

Le e-car saranno sicuramente il futuro “tra 15-20 anni“, ma per il momento l’Italia dice “no alla monocultura dell’elettrico“. Parola di Gilberto Pichetto. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, ospite del panel sui cambiamenti climatici alla quinta edizione della ‘Venice Soft Power Conference‘, riprende la vecchia ‘battaglia‘ sulla neutralità tecnologica e annuncia una delle prime mosse che il governo intende portare avanti una volta che si sarà insediata la nuova Commissione Ue: “Chiederemo di iscrivere i biocarburanti nella tassonomia europea, allargando il loro uso oltre aviazione e marina“.

Il concetto base non cambia: “Per raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi dobbiamo fare in modo che la politica climatica vada di pari passo con la nostra economia e la nostra società”, dunque anche l’Europa deve attivarsi per tenere insieme la tutela ambientale, i target climatici ma anche la sostenibilità per le tasche dei cittadini. Altrimenti “il rischio che si corre è di introdurre riforme e provvedimenti che rendano la transizione ecologica invisa all’opinione pubblica – avverte -. Che il cambiamento sia vissuto come un peso, un limite, non come un’opportunità”. Non a caso, sfruttare appieno le opportunità che arrivano dallo sviluppo della tecnologia è proprio la strada che Roma suggerisce a Bruxelles: “Non abbiamo bisogno di un’Europa proibizionista, ma di un’Europa innovativa che ponga le esigenze economiche, finanziarie e sociali dei suoi cittadini al centro del futuro approvvigionamento energetico”.

In questo senso non si può rinviare ancora la discussione su uno dei temi maggiormente divisivi nel dibattito pubblico e politico. “Sul nucleare il Parlamento si è espresso per andare avanti con ricerca e sperimentazione, ma tutte le forze politiche devono essere coscienti, e ancor di più lo devono essere i cittadini, perché ci sono stati due referendum sul tema, che senza questa tecnologia non ci sono altre forme di energia per raggiungere gli obiettivi”, sia energetici che ambientali.

Le sole fonti alternative non bastano è mantra ripetuto spesso da chi ha responsabilità di governo. Ma Pichetto coglie l’occasione per togliersi anche qualche sassolino dalle scarpe: “Il problema del consenso è fondamentale, anche se colgo qualche contraddizione in chi a Roma ci accusa di essere negazionisti e poi blocca le rinnovabili a livello locale dove governa”. Ogni riferimento al braccio di ferro con la Sardegna sulla legge per le aree idonee dove installare nuovi impianti, appare puramente voluto.

Nel discorso, molto articolato, che il ministro porta al tavolo della discussione a Venezia, c’è anche la necessità di cambiare approccio con i Paesi da cui oggi ci forniamo per gli approvvigionamenti energetici. Primo tra tutti l’Africa. L’Italia ha lanciato da tempo il Piano Mattei: “Il nostro Governo vuole invertire la rotta, puntando a un cambio di prospettiva per costruire con i nostri vicini della sponda Sud del Mediterraneo un rapporto partitario e non predatorio”, assicura Pichetto. Che allarga la riflessione: “Il Piano Mattei incarna una missione storica dell’Italia, che oggi si riprende con orgoglio il proprio spazio” nel Mediterraneo, dove “riveste un ruolo cruciale” anche come “ponte” con l’Europa.

Ma i vantaggi sono potenzialmente più ampi e importanti, per tutti. Perché “la diffusione delle rinnovabili in Nord Africa è un contributo essenziale alla transizione energetica, sia diminuendo le emissioni globali complessive sia fornendo energia pulita da esportare nell’Europa che ne ha bisogno”. La stagione politica è ripresa.

Piano Mattei, Gozzi: Genova può essere centrale con un grande progetto culturale

Il Mediterraneo “è destinato a diventare uno dei luoghi cardine dell’incontro tra Nord e Sud del mondo. L’Italia si trova quindi in una posizione strategica e deve cogliere questa opportunità straordinaria sfruttando la sua storia, la sua cultura, le sue imprese, la facilità di relazione con le popolazioni della costa sud del Mediterraneo che ci guardano con un’ammirazione e una simpatia che spesso non hanno nei confronti di altri Paesi occidentali. Il lancio del Piano Mattei da parte del Governo va in questa direzione”. Così Antonio Gozzi, responsabile del Piano Mattei per Confindustria Nazionale, in un intervento pubblicato su Piazza Levante.

Le città marittime, dice il presidente del gruppo Duferco, “in questo contesto diventano sempre più importanti, non solo per i loro porti e i loro traffici, che da sempre uniscono il mondo, ma anche perché saranno formidabili sedi di incontri e incroci tra popoli e culture che si affacciano sul nostro mare”. Ecco allora che Genova “ha l’occasione di rilanciare il suo ruolo nel mondo diventando una delle capitali, se non la capitale, di questo processo. La Liguria, se Genova non sarà ‘la Superba’ ma avrà la capacità di coordinare forze ed energie, può diventare un tassello straordinario in questo disegno”.

Nel suo intervento, Gozzi suggerisce al capoluogo ligure di “candidarsi attraverso un grande evento culturale”, visto che da tempo Genova e la Liguria “non ospitano un grande evento di livello internazionale”. Eppure, dice, “gli ingredienti ci sarebbero tutti: tradizione internazionale marittima e finanziaria, arte moderna, pittura, teatro, progetti di riconversione urbana e di messa in valore del centro storico retroportuale più grande del mondo, progetti di cooperazione universitaria e di ricerca, progetti di cooperazione industriale sulla transizione, progetti marittimi e logistici”.

“Mi piacerebbe – scrive Gozzi – che nei programmi di governo che i vari schieramenti presenteranno per le prossime elezioni regionali ci fosse spazio per questi temi intorno ai quali costruire il futuro della Liguria”, anche perché “senza città aperte alle nuove generazioni tutto sarà limitato a contesti che non si rinnovano e non si trasformano e che, per questo, sono destinati a deperire per egoismo senile”.