La siccità arriva anche nell’umida Scozia: Loch Ness soffre la crisi climatica

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Da un pontile che si protende sul Loch Ness, Gordon Mangus guarda oltre la superficie calma dell’acqua, verso la riva secca e rocciosa. Non ha mai visto il lago più famoso della Scozia a un livello così basso per un periodo così lungo. L’ottantaquattrenne, che è cresciuto vicino al lago conosciuto nella leggenda come la casa del mostro Nessie, è ora il comandante del porto. Quello che sta vedendo quest’anno è “raro” in una regione nota per il suo clima umido e per le acque ricche di salmoni, la cui abbondanza è ora messa in discussione.

Siamo abituati alle piogge, ma non siamo abituati ad avere periodi così secchi“, dice Mangus, intervistato dall’AFP a luglio dopo un mese di giugno in cui in Scozia si è registrato un caldo record. I dati diffusi a maggio dalla Scottish Environmental Protection Agency (Sepa) confermano le osservazioni dell’ottuagenario: le acque dolci del lago, il più grande della Scozia in termini di volume, hanno raggiunto il livello più basso da decenni. Con una profondità di 109 cm nel punto solitamente misurato, il lago non è mai stato così basso da quando è iniziato il monitoraggio all’inizio degli anni Novanta. La situazione è simile in altre regioni come le Highlands, dove un inizio d’anno particolarmente secco ha preoccupato gli specialisti.

Tutti pensano che la Scozia sia umida, ma la siccità sta diventando sempre più frequente a causa dei cambiamenti climatici“, ha dichiarato all’AFP Nathan Critchlow, responsabile delle acque e della pianificazione dell’agenzia ambientale. “Una volta la siccità era molto rara, circa una volta ogni 18 anni. Entro il 2050, ci aspettiamo livelli d’acqua molto bassi circa una volta ogni due anni”, ha aggiunto. Il clima scozzese sta cambiando e stiamo iniziando a vederne le conseguenze“. Sulle rive del Ness, il fiume che scorre dal lago al mare a Inverness, nel nord della Scozia, Brian Shaw indica le rocce visibili come prova dell’abbassamento del livello dell’acqua. Questo pescatore di salmoni spiega che la profondità del fiume è in costante diminuzione da anni, ma che il calo è stato più marcato negli ultimi cinque o sei anni. “Un inverno secco, una primavera molto secca, un giugno molto caldo e il fiume è diventato sempre più piccolo“, osserva. Di conseguenza, il numero di pesci è diminuito e a volte muoiono nei torrenti prosciugati a monte. “Stiamo iniziando a vedere questo tipo di cose che accadono continuamente e credo che ci sia una reale preoccupazione per il futuro dei salmoni“, dice Shaw.

Quando l’acqua scarseggia in estate, aumenta anche la domanda, con un bene scarso da dividere tra agricoltori, pescatori, popolazione locale e imprese. Ad esempio, SSE Renewables, che gestisce una centrale idroelettrica sul Loch Ness, è stata accusata dai pescatori di aver abbassato il livello del lago immagazzinando acqua per generare elettricità. L’azienda nega.

L’acqua sta diventando un bene scarso in questa parte del mondo“, si dispera il signor Shaw. “Tutti cercano di usare l’acqua per i propri bisogni“. Sebbene il ritorno delle piogge abbia portato un po’ di tregua in alcune zone della Scozia nelle ultime settimane, i livelli dell’acqua rimangono bassi o “critici” in alcune aree, secondo la Sepa. L’Ufficio meteorologico del Regno Unito prevede un altro periodo di siccità nel corso dell’estate e gli esperti avvertono che i residenti e le imprese locali dovranno prepararsi a periodi di scarsità d’acqua e inondazioni. Secondo il Comitato per il cambiamento climatico, un organo consultivo i cui membri sono nominati dal governo britannico, i dieci anni più caldi registrati in Scozia si sono verificati tutti a partire dal 1997. La temperatura media tra il 2010 e il 2019 è stata di circa 0,7 gradi superiore alla media registrata tra il 1961 e il 1990.

Crisi climatica e attività umana: Spagna in lotta contro la ‘desertificazione’

Suoli aridi, senza microrganismi, senza vita: in Spagna ripetute siccità e sovrasfruttamento industriale o agricolo fanno temere un’irreversibile progressione di “terre sterili“, capaci di trasformare l'”orto d’Europa” in un territorio inospitale. “La Spagna non diventerà un deserto, con dune come nel Sahara, è morfologicamente impossibile“, spiega Gabriel del Barrio, ricercatore presso la Stazione sperimentale delle zone aride (Eeza) ad Almeria, in Andalusia. Ma la desertificazione, segnata da un intenso “degrado del suolo”, non è meno “preoccupante”, insiste lo specialista della desertificazione.
Sul banco degli imputati: il riscaldamento globale, all’origine di un innalzamento delle temperature che favorisce l’evaporazione dell’acqua e il moltiplicarsi di incendi devastanti, ma anche e soprattutto l’attività umana – e in particolare l’agricoltura intensiva.
Nonostante il suo clima ultra-arido, la provincia di Almeria si è trasformata negli anni nell’orto d’Europa, sviluppando immense coltivazioni in serra: un’area conosciuta come il ‘mare di plastica’, da cui migliaia di tonnellate di pomodori, peperoni e cetrioli vengono prodotti sia d’inverno sia d’estate. Tuttavia, questi 40.000 ettari, irrigati grazie a una falda di diverse migliaia di anni, aggravano il problema “esaurendo le falde acquifere”, spiega Gabriel del Barrio.

Sebbene estremo, questo scenario non è un’eccezione in Spagna. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione, il 75% del territorio spagnolo è ora soggetto a un clima che può portare alla desertificazione. Il che lo rende il paese europeo più colpito da questo problema. “Questo ci pone in una situazione complessa, dove la combinazione di temperature estreme, siccità e altri fattori aggrava il rischio di erosione, perdita di qualità del suolo”, ha avvertito di recente la ministra per la Transizione ecologica, Teresa Ribera. Secondo il Consiglio superiore spagnolo per la ricerca scientifica (Csic), da cui dipende Eeza, il degrado attivo del suolo è triplicato negli ultimi dieci anni. Un fenomeno tanto più problematico in quanto spesso “irreversibile a misura d’uomo”, insiste.

Incapacità del suolo di trattenere acqua e materia organica, di sostenere colture e bestiame… Per la Spagna, che ha fatto dell’agricoltura un pilastro economico, con quasi 60 miliardi di euro di esportazioni all’anno, questa situazione è motivo di preoccupazione. “L‘erosione del suolo è oggi il problema principale per la maggior parte degli agricoltori in Spagna“, ha affermato l’Unione dei piccoli agricoltori (UPA), parlando di una situazione “grave” che potrebbe avere un “costo economico” significativo.

In Andalusia, questa situazione ha convinto alcuni a rimboccarsi le maniche. “Dobbiamo agire al nostro livello quando possibile” e non “cedere al destino“, esorta Juan Antonio Merlos, proprietario di una fattoria di mandorle di 100 ettari sulle alture di Velez-Blanco, a nord dell’Almería. Con un pugno di allevatori riuniti all’interno dell’associazione AlVelAl, ha avviato nuove pratiche, dette “rigenerative”, rilevando tre anni fa l’azienda agricola dei suoi genitori, ora convertita al biologico. Sperando di “fermare l’erosione” in corso nella regione. Tra queste pratiche: l’uso del letame al posto dei concimi chimici, l’abbandono dei pesticidi “che uccidono gli insetti”, un uso limitato dell’aratura “che danneggia il suolo” e l’uso di coperture vegetali costituite da cereali e leguminose per conservare l’umidità quando la cadono rare piogge.
Al di là di queste nuove pratiche, le associazioni ambientaliste invocano, da parte loro, un cambio di modello, con una riduzione delle superfici irrigate e l’utilizzo di colture a minore intensità idrica. “Dobbiamo adattare le nostre richieste alle risorse effettivamente disponibili“, insiste il WWF.

Coltivare con radici all’aria risparmiando acqua: arriva l’aeroponica di Agricooltur

Coltivare con le radici fuori dal terreno, nebulizzate con acqua e sostanze nutritive in un ambiente completamente controllato, riducendo al minimo l’impiego di pesticidi e con un risparmio idrico del 98% rispetto alle colture tradizionali? È possibile, grazie alla tecnologia aeroponica usata e sviluppata da Agricooltur, una giovane start up torinese, nata nel 2018 dall’idea di Bartolomeo Marco Divià, Stefano Ferrero e Alessandro Boniforte, che hanno unito le loro diverse competenze. “I vantaggi offerti da questo sistema rappresentano la soluzione ideale a ‘gamma zero’, a zero chilometri e a zero residuo: i nostri prodotti arrivano in vendita al consumatore senza esser stati recisi mantenendo così un incredibile standard di freschezza” spiega a GEA il Ceo Divià. Perché nella produzione aeroponica “le nostre piante crescono in appositi vassoi di coltivazione dove il veicolo nutrivo anziché essere la terra è l’acqua vaporizzata, pochissima e arricchita dei nutrienti necessari all’accrescimento.

A differenza dell’idroponica, dove le radici delle piante vengono immerse completamente nell’acqua, l’aeroponica “permette invece di sfruttare dei volumi di acqua inferiori poiché è nebulizzata e la pianta riesce in maniera più efficiente ad assorbire le sostanze nutritive necessarie allo sviluppo. Ad esempio, una pianta di basilico coltivata in aeroponica permette di risparmiare 285,5 litri d’acqua al chilo di prodotto, un’insalata 312,5 chili d’acqua. Una serra produttiva arriviamo anche a risparmiare diversi milioni di litri d’acqua all’anno.” Il vantaggio della tecnologia, inoltre, non sembra essere solo il risparmio idrico, ma anche quello dei fertilizzanti perché quello non necessario alla pianta non viene disperso nei terreni come succede per le agricolture tradizionali. Un altro punto di efficienza importante è il controllo dell’ambiente, ovvero “come temperatura, umidità, immissione e saturazione dell’aria creano il miglior habitat possibile per le piante in coltivazione e minimizzano la proliferazione di malattie e dei fitofagi di vario genere.”

Sembrerebbe la soluzione perfetta per affrontare la grande siccità che sta colpendo molti Paesi europei a causa degli effetti del cambiamento climatico. “Una delle nostre sfide è rendere il progetto esportabile ovunque”, ammette Divià. Per questo Agricooltur ha creato delle piccole cialde essiccate, con una shelf life di cinque mesi, spendibili ovunque. “Cosa succede se si apre un sito ad esempio a Dubai? Noi saremmo in grado di progettare e realizzare una delle nostre serre altamente tecnologiche, con controllo da remoto e provvedere al refill delle materie prime per la coltivazione autonoma tramite le cialde e fertilizzanti. La coltivazione aeroponica potenzialmente potrebbe essere utilizzata per qualsiasi prodotto agricolo”. Sicuramente, però, come viene detto da Divià “per una produzione massiva, penso al mais, vi sarebbe un dispendio economico troppo elevato.

Agricooltur si concentra sul B2B attraverso partnership imprenditoriali che vedono l’azienda impegnata in diversi settori: dal Real Estate, con il progetto Forrest in Town a Milano, alle scuole con percorsi specifici di sensibilizzazione dei ragazzi ai temi di sostenibilità e ambiente. L’offerta per le aziende si completa portando una produzione agricola all’interno della sede che non solo permette di avere ortaggi freschi alla mensa aziendale ma di avere un impatto di estrema rilevanza sui criteri ESG, “influendo positivamente sui rating di sostenibilità aziendale nei parametri Environmental e Social”, continua Divià. E poi, la capillarità sul territorio arriva sviluppando un sistema di Franchising Agri Tech, una proposta innovativa rispetto alle tradizionali Vertical Farm. Urbancooltur, azienda agricola di Agricooltur, nasce come pilot di un Franchisee per la commercializzazione dei prodotti finiti rivolgendosi al canale Ho.Re.Ca e Gdo. I siti di coltivazione Agricooltur sono presenti a Carignano (TO), a Milano CityLife e a Genova nella Radura della memoria. E poi “stiamo per installare un sito di coltivazione al Mind a Milano, polo dell’Innovation Center e un sito a Roma Ostiense”, conclude Divià. La sfida del futuro per Agricooltur sarà quella di portare le coltivazioni ancora più vicine al consumatore per affermare in maniera definitiva il concetto del cm 0.

Il 2022 in Italia è stato l’anno più caldo e meno piovoso della storia

In Italia con un’anomalia media di +1,23°C rispetto al valore climatologico 1991-2020, il 2022 è risultato l’anno più caldo dal 1961 – cioè da quando le rilevazioni scientifiche sono complete -, superando di 0,58°C il precedente record assoluto del 2018 e di 1,0°C il valore del precedente anno 2021. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Clima in Italia 2022’ pubblicato dall’Ispra e da Snpa. Tutti i mesi dell’anno sono stati più caldi della media, a esclusione di marzo e aprile: anomalie superiori a 2°C si sono registrate a giugno (con il picco di +3,09°C) e nei mesi di luglio, ottobre e dicembre. L’anomalia più marcata in estate (+2,18°C), seguita dall’autunno (+1,38°C) e dall’inverno (+0,58°C).

Ma non solo. Il 2022 è stato l’anno meno piovoso dal 1961, segnando un -22% rispetto alla media climatologica 1991-2020, con precipitazioni inferiori alla norma (-39%) da gennaio a luglio. Le anomalie sono state più marcate al Nord (-33%), seguite dal Centro (-15%) e dal Sud e Isole (‑13%). Su scala nazionale, si legge nel rapporto, i mesi relativamente più secchi sono stati ottobre (-62%) e gennaio (-54%), mentre il mese relativamente più piovoso è stato agosto (+69%).

MA COSI’ POCA ACQUA DAL 1961. Le prolungate condizioni di siccità, associate alle alte temperature, nel 2022 hanno determinato una forte riduzione della disponibilità naturale di risorsa idrica: stimata per l’Italia una disponibilità annua di 221,7 mm (ca. 67 km3), che rappresenta il minimo storico dal 1951 a oggi, e delinea una riduzione di circa il 50% rispetto alla disponibilità annua media di risorsa idrica stimata per l’ultimo trentennio climatologico 1991-2020.

AUMENTA LA TEMPERATURA DEI NOSTRI MARI. -Analogamente alla temperatura dell’aria, la temperatura superficiale dei mari italiani nel 2022 si colloca al primo posto della serie dal 1982, con un’anomalia di +1.0°C rispetto alla media climatologica 1991-2020. Escludendo il 2003, gli ultimi dodici anni hanno registrato le anomalie positive più elevate di tutta la serie e il 2022 è stato il dodicesimo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla norma. Le anomalie medie sono state positive in tutti i mesi dell’anno ad eccezione di aprile (-0.18°C), con gli scostamenti positivi dai valori normali massimi a giugno e luglio (+2.11°C entrambi).

ITALIA PAESE PIU’ CALDO D’EUROPA. Come emerge dalla mappa pubblicata dal Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) dell’Unione Europea, anche in Italia sono stati registrati i dati sulle temperature medie massime giornaliere e i picchi di temperatura più alti in Europa. In particolare il 18 luglio è stata registrata a Licata (Agrigento) la temperatura massima osservata su tutto il continente – 46,3° C – seguita da Riesi (Caltanissetta) con 45,8° C. La Puglia – nell’area di Foggia – compare invece tra le regioni europee in cui sono state toccate le temperature medie massime giornaliere nel periodo 9-15 luglio, superiori ai 35,1° C.

Spagna alle prese con la siccità: si ‘disseta’ con acque reflue

Come irrigare i campi quando le piogge sono sempre più scarse? In Spagna, la regione di Murcia si affida da anni alle acque reflue, riutilizzandone quasi il 100%. È un modello che si sta rivelando interessante in molti altri Paesi. “L’acqua qui è ancora sporca… Ma alla fine sarà limpida, senza batteri”, dice Carlos Lardin, direttore operativo di Esamur, l’ente pubblico responsabile della gestione delle acque reflue in questa regione del sud-est della Spagna, in piedi accanto a un bacino rettangolare. Ai suoi piedi, l’acqua color cachi ribolle in una vasca di sgrassatura, agitata da un potente soffiatore. Questa è la prima fase prima della setacciatura, della filtrazione, del trattamento biologico e della decantazione, tutti necessari per dare alle acque reflue “una seconda vita”, secondo l’ingegnere 45enne.

La Murcia, che sostiene di essere il principale produttore di frutta e verdura dell’Unione Europea nonostante il suo clima estremamente arido, 23 anni fa si è posta una grande sfida per compensare la sua cronica carenza di risorse idriche: riutilizzare le acque reflue per irrigare i suoi frutteti e orti. A tal fine, è stata costruita una rete di 100 impianti di trattamento delle acque reflue. Come in altre parti d’Europa, questi impianti recuperano e trattano l’acqua delle fognature, ma con un’ulteriore fase di disinfezione per consentirne la reimmissione nei campi. Questo trattamento, che utilizza filtri a sabbia e raggi ultravioletti, garantisce che l’acqua “non sia contaminata” e non trasmetta batteri, “come l’E.coli”, ai prodotti ortofrutticoli, spiega il responsabile di Esamur.

Grazie a questa strategia, il 98% delle acque reflue della regione viene ora riutilizzato, rispetto a una media del 9% in Spagna, del 5% nell’Ue… e dell’1% in Francia, secondo i dati del governo spagnolo. Si tratta di un contributo fondamentale in un momento in cui Madrid ha recentemente ridotto i trasferimenti di acqua dal fiume Tago, che rischia di prosciugarsi, alla regione di Murcia. Secondo Esamur, il 15% dell’irrigazione agricola della regione proviene dalle acque reflue. “Non è sufficiente” per coprire il fabbisogno, ma “è comunque importante”, afferma Feliciano Guillen, responsabile dell’associazione che si occupa della distribuzione dell’acqua tra gli agricoltori della regione.

Questa opinione è condivisa da José Peñalver, che possiede 10 ettari di terreno sulle colline sopra il villaggio di Campos del Rio. “Qualsiasi risorsa idrica è buona”, “indipendentemente dalla sua provenienza“, afferma il 52enne coltivatore di albicocche. Nel suo campo, un sistema automatico a goccia limita l’irrigazione allo stretto necessario, irrigando per due ore al giorno. Senza l’acqua riciclata, “qui sarebbe tutto secco”, insiste il cinquantenne, per il quale “ogni goccia è importante”. Consapevole di questa sfida e desideroso di proteggere l’agricoltura minacciata dal riscaldamento globale, a metà maggio il governo spagnolo si è impegnato a incrementare il tasso di riutilizzo delle acque reflue a livello nazionale, stanziando 1,4 miliardi di euro per costruire infrastrutture simili a quelle di Murcia. “L’acqua è una risorsa preziosa che può essere riciclata… Ne vale la pena“, ha insistito la ministra per la Transizione ecologica, Teresa Ribera, all’inizio di giugno, affermando che è necessario sostenere “i piccoli comuni”, “che hanno più difficoltà a realizzare questi investimenti“.

Secondo l’Associazione spagnola per la desalinizzazione e il riciclaggio delle acque reflue (Aedyr), il 27% dei 2.000 impianti di trattamento delle acque reflue spagnoli è attualmente in grado di fornire un trattamento che renda possibile il riutilizzo dell’acqua. Una cifra che potrebbe aumentare rapidamente. Meno costoso della desalinizzazione dell’acqua di mare, il riciclo delle acque reflue sta attirando l’interesse anche di altri Paesi, come la Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha annunciato a fine marzo di voler portare il riutilizzo dell’acqua al 10%, sulla base del modello spagnolo.
Tutto ciò si aggiunge all’interesse mostrato per l’esempio di Murcia. Negli ultimi mesi, “numerose delegazioni straniere sono venute a visitare i nostri impianti”, tra cui “dal Libano”, “dall’Argentina”, “dalla Germania” e “dalla Francia”, confida Carlos Lardin, che si rallegra di questo interesse. È un’occasione per evidenziare i vantaggi di questa risorsa idrica, che secondo lui diventerà indispensabile: “non dipende dal clima e garantisce una quantità stabile per l’irrigazione“.

caldo record

Copernicus: Aprile 2023 il quarto più caldo della storia nel mondo

Aprile 2023 è stato il quarto aprile più caldo a livello globale, con Spagna e Portogallo che hanno addirittura registrato le temperature più alte di sempre, mentre l’estensione del ghiaccio marino antartico è ben al di sotto della media, con un -19%, al terzo posto nella classifica dei dati satellitari di aprile. La drammatica situazione mondiale è evidenziata dal bollettino climatico mensile del Copernicus Climate Change Service (C3S).

Temperature più fredde della media solo in una fascia che va dal Regno Unito all’Europa sudorientale e in Alaska, Mongolia, Penisola Arabica, India e Australia, mentre aprile è stato ben più caldo della media in alcune parti dell’Africa, nell’Asia centrale intorno al Mar Caspio, nel sud-est asiatico e in Giappone, e nel nord America. Secondo Samantha Burgess, vicedirettore del C3S, “ad aprile si sono registrate temperature eccezionalmente calde in Spagna e Portogallo, accompagnate da condizioni di estrema siccità. Oltre all’ondata di calore nell’Europa meridionale, sono state osservate temperature superiori alla media nel Pacifico orientale equatoriale, un segnale precoce di una potenziale transizione verso le condizioni di El Niño, che spesso portano a temperature globali più calde“.

L’estensione del ghiaccio marino antartico a aprile è rimasta ben al di sotto della media, con un -19%, al terzo posto nella classifica dei dati satellitari di aprile. Le concentrazioni di ghiaccio marino sono state molto al di sotto della media in tutti i settori dell’Oceano Meridionale, tranne che nell’Amundsen e nella parte adiacente del Mare di Ross. L’estensione del ghiaccio marino artico è stata del 3% al di sotto della media, collocandosi al 10° posto tra i valori più bassi del mese di aprile registrati dai dati satellitari. Le concentrazioni di ghiaccio marino al di sotto della media hanno prevalso nella maggior parte dei settori dell’Oceano Artico, ad eccezione del Mare di Groenlandia, dove erano ben al di sopra della media, come nel mese precedente.

Aprile 2023 è stato più umido della media in un’ampia regione da ovest a est, dall’Irlanda, il Regno Unito e la Francia, attraverso l’Europa centrale fino alla penisola italiana, i Balcani e il Mar Nero. Condizioni eccezionalmente secche sono state registrate nella penisola iberica, a sud delle Alpi e nelle regioni della Francia mediterranea. Altre regioni più secche della media includono la Scandinavia nord-occidentale, i Paesi baltici e gran parte della Russia occidentale. Al di là dell’Europa, nell’aprile 2023 è stato più secco della media in gran parte degli Stati Uniti, in un’ampia regione della Russia occidentale, a est del Mar Caspio e nel sud-est asiatico extratropicale. Altre regioni più secche della media includono il Corno d’Africa, la maggior parte dell’Africa meridionale, l’Argentina e parti del Brasile. Condizioni più umide della media sono state registrate negli Stati Uniti sudorientali, nelle regioni dell’Asia orientale, nell’Australia nordoccidentale e in Tanzania.

Las Vegas: da capitale della dissolutezza a modello di sobrietà idrica

E’ la città del divertimento e della dissolutezza per antonomasia, e si trova nel bel mezzo del deserto. Ma sotto la sua patina di piacere, Las Vegas è un sorprendente modello di conservazione dell’acqua negli Stati Uniti. Negli ultimi 20 anni, la città si è adattata alla siccità dell’Ovest americano ed è riuscita a ridurre di quasi un terzo il consumo annuale di acqua dal fiume Colorado. Questo nonostante la popolazione sia aumentata della metà nel periodo. Polizia idrica, divieto di irrigare alcuni prati, limiti alle dimensioni delle piscine: lo Stato del Nevada – dove si trova Las Vegas – ha introdotto una serie di misure per monitorare il suo ‘rubinetto’, in quanto è autorizzato a utilizzare solo il 2% della portata del fiume in declino. Si tratta di un’immagine ben lontana da quella coltivata da Las Vegas, con i suoi casinò e i suoi enormi alberghi, dove ogni anno affluiscono 40 milioni di turisti, oltre ai 2,3 milioni di abitanti.

Las Vegas ha avuto molto successo nel vendere una facciata di eccesso e decadenza“, ha dichiarato all’AFP Bronson Mack, portavoce della Southern Nevada Water Authority, l’agenzia locale responsabile della gestione del prezioso liquido. “Ma la realtà è che la nostra comunità è estremamente efficiente dal punto di vista idrico“. In un momento in cui sono in corso tese trattative per ridurre i consumi in tutti gli Stati Uniti occidentali, Las Vegas è una “rock star della conservazione dell’acqua” e un “modello per le città” degli Stati Uniti, afferma il ricercatore Brian Richter. Questo status è stato raggiunto grazie a una svolta proattiva all’inizio degli anni 2000, quando il Nevada ha superato la sua allocazione di acqua dal fiume Colorado.

Sulla Strip, l’enorme viale costeggiato dai casinò, le fontane del Bellagio e i canali del Venetian utilizzano acqua non potabile proveniente da pozzi privati. Nelle aree residenziali, le “pattuglie dell’acqua” perlustrano le strade la mattina presto, alla ricerca di irrigatori automatici che bagnano aree non pianificate o di tubature che perdono. Gli agenti filmano sistematicamente ogni violazione: i trasgressori la prima volta se la cavano con una bandiera di avvertimento piantata fuori casa. “Hanno due settimane di tempo per correggere l’infrazione“, dice l’agente Cameron Donnarumma. Ma, spiega, “la maggior parte corregge il problema prima che venga emessa una multa“. Ma non c’è clemenza per i recidivi, che ricevono una sanzione.

Alcuni proprietari di case sono “un po’ frustrati” nel trovare “poliziotti dell’acqua” sui loro prati prima dell’alba, dice Donnarumma. Ma la maggior parte di loro è collaborativa. L’agente lavora sulla base delle segnalazioni dei residenti, che sono invitati a denunciare gli sprechi su un’app. Ogni giorno, questo si traduce in 20-50 interventi. Nel 2027, a Las Vegas sarà vietato innaffiare i prati delle grandi residenze private. Tuttavia, le case monofamiliari potranno ancora innaffiare i loro, con alcuni limiti. La città offre anche tre dollari per ogni metro quadrato di erba rimossa e sostituita con alternative efficienti dal punto di vista idrico, come le piante irrigate a goccia. Questo programma di incentivi è stato copiato da altre città come Los Angeles e Phoenix, ma è difficile da attuare per le città più piccole con budget ridotti.

Le restrizioni sono tutt’altro che popolari. Tedi Vilardo ha intenzione di “infrangere le regole” che limitano l’irrigazione del suo prato a 12 minuti, dopo l’inverno insolitamente umido che ha colpito la regione. La mamma casalinga si rifiuta di installare l’erba artificiale, che “brucia i piedi” dei suoi due figli. Dal canto suo, Kevin Kraft è infastidito da una nuova normativa che limita la superficie delle piscine individuali a 56 m2. Il costruttore di piscine denuncia una decisione “politica“, presa “su pressione” del governo federale. Nonostante la sua frustrazione, elogia gli sforzi di Las Vegas per risparmiare acqua. “Altri Stati, come la California, sono molto indietro. Non c’è gara“, dice.

Le autorità locali sperano che questi sforzi siano ripagati. Dopo due decenni di siccità aggravata dal riscaldamento globale, il fiume Colorado, che alimenta 40 milioni di persone nell’ovest americano, è gravemente secco. I sette Stati che dipendono da esso stanno attualmente discutendo su come tagliare fino a un quarto del loro consumo, e Washington è costretta a fare da arbitro. In questo contesto di tensione, Las Vegas “dovrebbe congratularsi per la quantità di acqua (…) già risparmiata negli ultimi 20 anni“, afferma Mack dell’agenzia di gestione. Altri, ha detto, “stanno appena iniziando a fare uno sforzo“.

siccità

Siccità, Salvini annuncia oltre 100 milioni per interventi in 5 Regioni

Conclusa a Palazzo Chigi la prima cabina di regia sulla crisi idrica. In base a quanto riferisce una nota del Mit, il ministro dell’Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini, che ha presieduto il tavolo, ha annunciato che “più di 100 milioni sono stati messi a disposizione dal Mit e serviranno per finanziare interventi urgenti in cinque Regioni italiane maggiormente colpite dalla siccità. L’iniziativa del dicastero di Porta Pia, si legge “è la prima risposta, concreta, dopo aver verificato in tempi brevissimi i fondi disponibili e le necessità degli enti locali“. Al momento, conclude la nota “per la crisi idrica sono stati messi a disposizione fondi esclusivamente del Mit”.

Nello specifico: in Lombardia, per la realizzazione delle nuove opere di regolazione del lago d’Idro l’importo previsto a integrazione dei finaziamenti sarebbe di 33.100.000,00 milioni; per il Veneto l’integrazione dei finaziamenti per i lavori di adeguamento dello sbarramento antisale alla foce dell’Adige con bacinizzazione dal fiume per il contenimento dell’acqua dolce a monte dello stesso ammonta a 22 milioni. In Piemonte, per il Canale Regina Elena e diramatore Alto Novarese sono previsti 27,8 milioni per interventi di manutenzione straordinaria delle gallerie e di vari tratti di canale per il miglioramento della tenuta idraulica, del trasporto della risorsa idrica e del risparmio idrico, nei comuni di Varallo Pombia, Pombia, Marano Ticino, Oleggio, Bellinzago Novarese e Cameri in Provincia di Novara – 1° lotto – 2°, 3° e 4° stralcio funzionale. E ancora: in Emilia-Romagna 5 milioni per la riqualificazione e telecontrollo delle opere di derivazione dal Canale emiliano romagnolo lungo l’asta principale; 8.100.000,00 milioni per le opere di stabilizzazione e di ripristino dell’efficienza nel tratto Attenuatore (progressiva 0,098 km) – Reno (progressiva 2,715 km) del Canale Emiliano Romagnolo. Infine nel Lazio 6.030.000,00 milioni per l’interconnessione per il riutilizzo dell’impianto di depurazione a Fregene (Lazio).

Al tavolo erano presenti  il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il nuovo commissario straordinario per l’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua, designato ieri dal Consiglio dei ministri, e i sottosegretari Lucia Albano del Tesoro e Vannia Gava del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Venerdì mattina il primo tavolo sull’emergenza siccità

Mentre l’Emilia Romagna conta i danni delle alluvioni, il resto del Nord Italia è alle prese con la siccità e il governo cerca di mettere il Paese al riparo davanti a una estate che si preannuncia ancora più rovente di quella dello scorso anno.

Il primo tavolo sull’emergenza idrica è convocato per venerdì. “Bisogna trattenere l’acqua piovana quando cade”, sostiene il vicepremier Matteo Salvini, che presiede la cabina di regia sull’emergenza idrica. Quindi, spiega, “occorrono dighe e invasi“. Il governo, fa sapere Salvini, investe miliardi “nelle fognature per ridurre le dispersioni idriche” e venerdì mattina ci saranno le prime “proposte concrete” e i primi “interventi economici concreti”.

Lo scorso mese, il 6 aprile, il governo ha dato il via libera in consiglio dei ministri al Dl Siccità, che prevedeva una cabina di regia, un commissario straordinario, un osservatorio permanente in ogni autorità di bacino. E ancora: un fondo per gli invasi e multe molto più care per le estrazioni illecite di acqua. In cabina di regia, oltre a Salvini, ci sono i ministri Gilberto Pichetto Fratin (Mase), Raffaele Fitto (Affari europei), Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Nello Musumeci (Protezione civile e politiche del mare), Roberto Calderoli (Affari regionali) e Giancarlo Giorgetti (Economia). Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici, partecipa alle riunioni come segretario.

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, tra le più colpite dall’assenza d’acqua, ha già inviato al Mit un piano da oltre 2 miliardi euro, con un elenco di opere e interventi urgenti. “La pioggia di questi giorni non basta, ma aiuta, soprattutto in agricoltura. Il problema è che mancano le riserve idriche che d’inverno si formano grazie alla neve che quest’anno è stata molto scarsa“, osserva il governatore. Il problema è diventato frequente e richiede “nuove soluzioni e nuove opere“, afferma. Tra le opere elencate da Zaia, sei interventi in particolare sono urgenti, per un importo di oltre 400 milioni di euro. “Serviranno a mettere in sicurezza il territorio, gestire meglio la rete idrica, costruire riserve d’acqua ed evitare gli sprechi attuali dovuti a infrastrutture idrauliche vetuste”, sostiene.

Una carenza cronica di acqua, nonostante le piogge nel weekend, confermata dai coltivatori diretti. “Serve un tavolo di lavoro con chi si occupa di energia idroelettrica. Spesso vantano una priorità non prevista dalle norme“, scandisce Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti Piemonte. In queste ore, l’associazione ha chiesto alla Regione Piemonte nuovi bacini. “I danni sull’agricoltura nella Regione sono stati superiori al miliardo di euro nello scorso anno“. Al momento, c’è il fondo di solidarietà nazionale con risorse per circa duecento milioni di euro per tutta l’Italia. “Si tratta di una cifra simbolica“, ammette Moncalvo.

L’approccio di Salvini al problema non piace al co-fondatore di Europa Verde Angelo Bonelli, secondo il quale il ministro delle Infrastrutture “non sa di cosa parla“: “Abbiamo un irresponsabile alla guida del comitato, parliamo di un Ministro che pensa che il problema della Siccità sia dovuto dall’assenza di dighe. Salvini non sa nemmeno a cosa servono le dighe, ovvero a regolare il deflusso di un corso d’acqua naturale, a proteggere un tratto di costa o un porto, oppure a formare un bacino o un serbatoio al servizio di una centrale idroelettrica. Il ministro forse voleva parlare di invasi per trattenere l’acqua piovana ma pensa che costruendo più invasi scomparirà la Siccità. Drammaticamente ridicolo“, tuona. Questi eventi climatici estremi, che si abbattono sul Paese sempre più spesso, ricorda, “hanno un nome, nome che il Ministro Salvini si rifiuta di pronunciare: cambiamento climatico“. L’esponente di Avs tira ancora in ballo il Ponte sullo Stretto di Messina, bandiera del vicepremier: “Salvini dovrebbe riflettere sul fatto che, invece di destinare 15 miliardi ad un’opera inutile e dannosa è doveroso e urgente investire quelle risorse, così ingenti, per la messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture, approvare una legge per lo stop al consumo di suolo per consentire ai terreni di assorbire più acqua e restituirla alle falde, trasformare l’Italia in un hub delle rinnovabili e non del gas“.

caldo record

Bel tempo e caldo fino a sabato poi un ciclone rovinerà 1° Maggio

Il caldo ci prova, la siccità del Nord-Ovest continua. In questi ultimi giorni le piogge sono state frequenti e anche intense, ma ancora una volta hanno evitato il secco Nord-Ovest: per quelle regioni assetate, all’orizzonte c’è però un’interessante novità. Nel frattempo, il caldo ci prova e porterà tra oggi e sabato temperature oltre i 30°C in Italia. Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it, conferma il primo tentativo dell’Anticiclone Africano di portare connotati estivi in Italia. Ci riuscirà solo in parte, mentre scatenerà la canicola infernale in Andalusia con temperature di 12°C oltre la media del periodo. Nella regione di Siviglia sono attesi picchi di 38°C all’ombra, ad Aprile, oltre ogni record registrato prima per questo mese. In Italia arriverà invece solo il bordo orientale di questa fiammata calda: sono attesi picchi di 30°C sulle Isole Maggiori, in particolare punte di 32°C all’ombra in Sardegna tra domani e dopodomani.

Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, dunque, il tempo sarà bello e soleggiato ovunque salvo prime avvisaglie di cambiamento nella giornata di sabato al Nord.
Il cambiamento sarà importante, drastico e foriero di un’importante novità per il Nord-Ovest: da domenica 30 aprile arriverà tanta pioggia, per almeno 2 giorni, dal Piemonte alla Lombardia, dalla Valle d’Aosta alla Liguria, acqua fondamentale per i laghi, le falde idriche e la portata dei fiumi. Dobbiamo ricordare infatti che il Lago di Garda, ad esempio, ha raggiunto il livello più basso dal 1953, mentre la stagione invernale ha lasciato un deficit di neve sulle Alpi del 64%. Numeri allarmanti che continuano a sorprenderci da due anni, in negativo purtroppo: per questo, l’abbondante pioggia attesa tra domenica e lunedì 1 maggio sarà benvenuta al Nord-Ovest. Domenica 30 aprile una perturbazione atlantica raggiungerà l’Italia, causando l’approfondimento di un vortice sul Mar Ligure: le correnti umide meridionali porteranno piogge al Nord-Ovest, poi anche lungo tutto il versante tirrenico, Sardegna compresa; andrà meglio, in una prima fase, sul settore orientale italiano. Nella giornata del Primo Maggio questo vortice diffonderà precipitazioni localmente intense anche verso il resto del Centro-Nord, e poi via via anche verso il Sud.

Al momento, la tendenza meteo vede questo vortice in azione almeno fino a mercoledì 3 maggio, posticipando l’inizio di un’eventuale precoce fase calda estiva (come invece avvenne l’anno scorso con il caldo estremo che iniziò ai primi di maggio): più pioggia e meno caldo è un’equazione che ci piace, anche se purtroppo disturberà un altro periodo festivo lungo; sembra proprio in atto la ‘Maledizione dei Ponti’ dopo che il 25 aprile è stato funestato da piogge e grandinate violente.