siccità

Petta (Enea): “Servono informazione, infrastrutture adeguate e stop sprechi”

Come si può affrontare la siccità che sta piegando non solo il settore agricolo italiano, ma mettendo in pericolo anche industria e settore civile? “Con informazione, digitalizzazione, infrastrutture adeguate e azzeramento degli sprechi“. Lo dice Luigi Petta, ingegnere e responsabile del laboratorio tecnologie per l’uso e la gestione efficiente di acqua e reflue dell’Enea con cui GEA ha parlato per avere un quadro della situazione che, pare, diventerà sistemica nel Paese.

Questo evento siccitoso – spiega Petta – è conseguenza di una carenza di precipitazioni registrata nel corso dell’anno e soprattutto nel periodo invernale. Quello che quest’anno ha inciso maggiormente è stata la mancanza di nevicate invernali e l’assenza, principalmente per il bacino padano, di uno stoccaggio in forma nevosa che avrebbe garantito una restituzione graduale di risorse idriche verso valle“. Essendo mancato tutto questo e considerata la carenza di precipitazioni, “siamo giunti a questo livello, con fiumi quasi in secca, a livelli tipici di fine agosto. Stiamo vivendo gli effetti dei cambiamenti climatici che stanno determinando sempre di più una minore regolarità delle precipitazione. Dall’assenza si piogge si passa poi a eventi estremi, come le bombe d’acqua che hanno colpito recentemente il centro Italia. Situazioni che portano ad alluvioni e a forte stress dei sistemi fognari“.

Secondo Petta il risultato netto di questa situazione è la “riduzione di fonti idriche da cui prelevare, le acque per l’agricoltura, l’industria o gli usi residenziali che principalmente vengono da corpi idrici superficiali o falde profonde. In quest’ultimo caso, il ricorso all’acqua di falda contraddistingue più le zone del Nord Italia rispetto al Meridione.

Ma come risolvere, o mettere per lo meno una toppa a questa situazione? “Innanzitutto azzerando lo spreco di acqua. L’Italia ha una rete di distribuzione inefficiente: preleviamo 100 per portare a destinazione poco meno di 60, con perdite idriche che si assestano nell’ordine del 41,2% con picchi locali anche di oltre il 60%. È un problema strutturale che arriva da decenni di mancati investimenti“. Anche se si interviene ora è chiaro che il beneficio non sarà immediato, ci sono decine di migliaia di km di rete idrica da ripristinare. “Poi – dice Petta – è inefficiente anche l’uso che facciamo dell’acqua. L’agricoltura assorbe la metà delle risorse idriche prelevate, ma non vengono applicati sistemi di razionalizzazione dell’acqua, si utilizzano ancora vecchie tecniche irrigue; ora ci sono sistemi a goccia o superficiali che portano a un deciso risparmio della risorsa idrica perché fanno arrivare l’acqua lì dove ce n’è più bisogno, senza sprechi“. Anche il settore dell’industria non brilla per risparmio idrico: “Spesso e volentieri le aziende non si curano di risparmiare – prosegue Petta – anche perché, è bene ricordare, l’acqua è un bene che costa poco e molti la maltrattano. L’ultimo ambito di uso dell’acqua è poi quello residenziale, che assorbe il 23% del totale del consumo. Qui ci sono abitudini da correggere per consumare di meno; innanzitutto si pone il problema di favorire la contabilizzazione dei consumi idrici. Molti cittadini infatti non hanno la misura del proprio consumo idrico, lo conoscono solo in generale a livello condominiale. C’è dunque una mancata consapevolezza di quanto si sta consumando e se non so dove sto sprecando, non posso fare nulla per porvi rimedio. Quindi è fondamentale fare educazione e informazione“.

Risparmiata l’acqua, quella che resta deve poi essere utilizzata al meglio. “Bisogna quindi intervenire a livello di infrastrutture cercando di intercettare le masse d’acque, realizzando ad esempio nuovi bacini di contenimento. Poi anche la tecnologia viene in soccorso, con sistemi digitali si possono controllare tutti i processi per efficientare il processo di raccolta e distribuzione“.

Infine, l’ultimo suggerimento che viene dall’Enea, utile in campo agricolo, è quello che Petta definisce “ricorso a fonti idriche non convenzionali“, ovvero le acque reflue depurate da destinare a uso irriguo. “In questo modo – spiega – si offrirebbe all’agricoltura una risorsa costante e sarebbe una boccata d’ossigeno per tutto il sistema in periodi di crisi come questo“. In Italia però attualmente questo recupero idrico di effluenti viene effettuato solo nel 4% dei casi. “Di 100 metri cubi di di effluenti depurati, solo 4 vengono usati per questo scopo“. Esempi ci sono a Cesena, con le acque reflue recuperate e depurate (grazie alla multiservizi Hera) e destinate all’irrigazione dei campi oppure in provincia di Reggio Emilia con una sperimentazione simile del gruppo Iren.

Cingolani

Cingolani: “Completare 90% stoccaggi gas prima possibile, sarà un inverno delicato”

Crisi energetica? Un effetto di tutti gli errori commessi negli ultimi 20 anni. Il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenuto all’evento di Enea ‘Azioni per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas nel settore residenziale’, accende ancora i riflettori sulla crisi energetica. “Abbiamo deciso che era meglio non produrre gas italiano, avessimo avuto la soddisfazione di dire di aver prodotto meno gas risparmiando un danno all’ambiente, avremmo almeno potuto giustificare questa decrescita. In realtà neanche questo, il consumo di gas è rimasto invariato e la riduzione enorme di produzione nazionale l’abbiamo sostituita importandola dalla Russia“, spiega il ministro. Sottolineando la necessità di rimpiazzare i 30 miliardi di metri cubi di gas provenienti da Mosca: “Non è un’operazione che si fa in un attimo, anche se la diversificazione delle fonti è già stata fatta”, puntualizza Cingolani, ringraziando Eni “per il grande lavoro effettuato”.

L’auspicio più grande ora, spiega il titolare del Mite, è quello di “poter essere ragionevolmente indipendenti dalle forniture russe entro la seconda metà del 2024“. In ogni caso, “dobbiamo assolutamente arrivare ad avere gli stoccaggi al 90% entro gli ultimi mesi dell’anno“. Questo per non rimanere in carenza di energia il prossimo inverno. Che si preannuncia “un pochino più delicato”, dice Cingolani. Ecco perché “dobbiamo arrivare ad avere gli stoccaggi pieni il prima possibile”.

Lo scenario energetico non rimane circoscritto a stoccaggi e risparmio, ma è connesso anche all’emergenza siccità. Su questo fronte, il ministro annuncia che a breve gli italiani riceveranno una serie di messaggi, in particolare su due grandi temi: “Uno è l’acqua, perché tutti sono al corrente di quello che sta succedendo con la siccità, e l’altro è ovviamente l’energia“. I due problemi non sono affatto slegati. Infatti, la mancanza d’acqua “non consente il raffreddamento di alcune centrali termoelettriche” e “l’idroelettrico, non essendoci acqua, produce di meno. È un’azione combinata quella che dobbiamo fare – ha chiarito Cingolani – stiamo pensando di costruire una serie di comunicazioni che che danno suggerimenti di comportamento, di sobrietà nell’uso delle risorse e questo lo stiamo discutendo fra diversi ministeri: penso che sarà fondamentale lanciare questi messaggi a breve, visto che fra un po’ ci sarà la pausa estiva poi comincerà il periodo in cui consumi crescono”.

Crisi idrica, Cingolani: 2 miliardi per tappare la rete colabrodo

Due miliardi del Pnrr serviranno a “tappare il colabrodo”. Copyright di Roberto Cingolani, che proprio non usa mezzi termini per definire la rete infrastrutturale idrica del nostro Paese. Intervenendo alla tappa di Aosta di ‘Italiadomani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza’, il ministro della Transizione ecologica tocca diversi temi e quello della siccità resta di strettissima attualità. “Abbiamo previsto 40 nuovi invasi, perché si calcolava che un quarto della precipitazione media annuali garantirebbe tutto il fabbisogno dell’Agricoltura: si tratta solo di raccoglierla questa pioggia. Perché anche se piove di meno, comunque piove“. Il riferimento resta il lavoro svolto sul Pnrr, che Cingolani rivendica con orgoglio: “Dopo un anno sono profondamente soddisfatto, perché abbiamo pensato bene”.

Per rendere l’idea racconta che nel Piano ci sono 4,38 miliardi per fronteggiare la crisi idrica: “Queste cose sono state pensate pensate a febbraio e marzo del 2021, quando non c’era, per mettere in sicurezza un paese che ha diversi problemi”. Ma c’è anche l’energia nelle sue riflessioni: sarebbe impossibile non parlarne. Sebbene il concetto non sia proprio inedito, Cingolani usa comunque un linguaggio chiaro, per usare un eufemismo. Perché ciò che è accaduto con la guerra in Ucraina “ci ha sbattuto in faccia vent’anni di errori nella gestione energetica in questo Paese. Poi ammette: “Sono molto duro su questo: ideologismi di tutti i tipi” il suo ‘j’accuse’. Perché “abbiamo smesso di produrre il nostro gas dicendo che era ecologicamente più sostenibile, ma poi abbiamo comprato dai russi. Ci siamo bastonati da soli”.

Il governo ha avviato con solerzia l’opera di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Per il ministro della Transizione ecologica è una cosa buona e giusta, a prescindere dalla necessità di affrancarsi da Mosca. Anche se “importiamo ogni anno 30 miliardi di gas da un solo fornitore, quando ne consumiamo 76 miliardi ogni anno, è un po’ un suicidio”. Ad ogni modo “ne abbiamo sostituiti 25 miliardi in 8 settimane” grazie ad accordi stretti “con 6 fornitori diversi, più piccoli” e “permettendoci il lusso” di rinunciare scientemente a 5 miliardi di metri cubi perché “sappiamo già che li sostituiamo con le rinnovabili che, grazie al Pnrr, abbiamo accelerato con le semplificazioni”. Per inciso “ad oggi, nei primi sei mesi di quest’anno, le richieste di nuovi allacciamenti sono oltre miliardi di watt, 9 gigawatt”.

Cingolani veicola un altro messaggio: a parte che “non ho mai fatto politica e non voglio farla”, ma “andrebbe fatto uno sforzo, ogni anno, destinando il 2% del Pil, che è in mano ai ministeri, per indirizzarlo su programmi di lungo termine. Al di là del colore politico”. Lo ha detto anche al premier, Mario Draghi, ieri, durante una riunione del Comitato interministeriale sulla Transizione ecologica. L’esempio è il Pnrr. Chissà se (e da chi) sarà ascoltato il suo suggerimento.

irrigazione

Siccità, da Consiglio dei ministri ok a stato di emergenza per 5 regioni

Un Consiglio dei ministri lampo, durato circa dieci minuti, per dare l’ok allo stato di emergenza, in relazione alla situazione di deficit idrico in atto nei territori delle Regioni e delle Province Autonome ricadenti nei bacini distrettuali del Po e delle Alpi orientali, per cinque regioni: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto. Lo stato di emergenza è volto a fronteggiare con mezzi e poteri straordinari la situazione in atto, con interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata, e al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche. Per far fronte ai primi interventi sono stati stanziati 36,5 milioni di euro a carico del Fondo per le emergenze nazionali. La ripartizione vede andare 10,9 milioni di euro alla Regione Emilia Romagna, 4,2 milioni al Friuli Venezia Giulia, 9 milioni alla Lombardia, 7,6 milioni al Piemonte e 4,8 milioni al Veneto.

Le Regioni finora hanno fatto un ottimo lavoro e il confronto in Conferenza va avanti, ma questa crisi idrica impone un intervento nazionale”, ha commentato subito dopo il Consiglio dei ministri la titolare del dicastero per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini. “Abbiamo il dovere di affrontare la mancanza di acqua con grande realismo, evitando di alimentare nuove divisioni tra territori o tra interessi diversi. Servono soluzioni immediate, a partire dalla priorità di garantire acqua potabile a tutti i cittadini, senza dimenticare però il comparto agricolo. Abbiamo il dovere di salvaguardare i raccolti, le aziende, i sacrifici di una vita di tanti agricoltori e produttori italiani“, ha aggiunto, spiegando che “la carenza idrica di queste ultime settimane, inoltre, non ha fatto altro che esacerbare una situazione già piuttosto critica nel nostro Paese: da decenni non vengono realizzati nuovi invasi e dighe, facciamo i conti con infrastrutture obsolete o acquedotti colabrodo“. Ecco che, quindi, vanno colte le opportunità del Pnrranche per affrontare il tema della gestione dell’acqua in modo strutturale“, visto che “nel Piano sono previsti 2 miliardi e 800 milioni euro per interventi al sistema di distribuzione delle acque, per la riparazione e l’ammodernamento delle reti idriche, ma anche investimenti sui sistemi irrigui per garantire all’agroalimentare una maggiore e più costante disponibilità di acqua. Sarà fondamentale dotarsi di un sistema avanzato di monitoraggio e previsione, utile per mitigare e gestire meglio il rischio idrogeologico. Tutto questo ci permetterà di salvaguardare la risorsa idrica di cui disponiamo e di rendere il Paese più resiliente ai cambiamenti climatici, proteggendo la natura e le biodiversità”.

irrigazione

Troppa acqua per irrigazione: tecnologia in soccorso dell’agricoltura

È braccio di ferro in queste settimane tra agricoltori e Autorità di bacino per i prelievi dai fiumi del Nord, ridotti ormai ai minimi termini causa siccità, per irrigare i campi. La richiesta di acqua è costante anche per salvare il primo raccolto. Ma i sistemi di irrigazione utilizzati sono efficienti? Utilizzano bene l’acqua senza sprecarla inutilmente? Gea ne ha parlato con l’azienda ‘Scarabelli irrigazione‘ di Bologna, attiva dal 1977 nel campo dell’irrigazione in agricoltura (che genera circa il 40 % del loro fatturato), in quella ornamentale e in quella dello sport (campi da golf, calcio e tennis). “In agricoltura – spiega il responsabile dei sistemi di irrigazione in agricoltura dell’aziendai sistemi di irrigazione sono sostanzialmente tre: quello a goccia, che spreca meno di tutti, va infatti a segno il 92% dell’acqua utilizzata; poi quello pivot, che garantisce il 70-75% dell’acqua utilizzata e infine quello a pioggia tradizionale, con appena il 55-60% dell’acqua che finisce nei campi“.

Il sistema a goccia è in sostanza una rete di piccoli tubi che corre sul terreno a fianco delle piante; con questo sistema l’acqua finisce direttamente nella terra e nelle radici, sprecandone appena l’8%. I pivot sono invece quei grandi ‘castelli’ metallici con le ruote che spruzzano acqua dall’alto sprecandone circa il 25%. Infine i sistemi a pioggia sono una sorta di cannoni spara acqua che innaffiano dall’alto, ma poco precisi. A tutti infatti è capitato di vedere questi sistemi di irrigazione che sparano acqua sulla strada o getti deviati dal vento. Quelli a pioggia infatti disperdono circa il 45% dell’acqua che utilizzano.

Quindi, non si potrebbero utilizzare i sistemi a goccia per tutti i terreni e tutte le coltivazioni?
In teoria sì – continua l’esperto – non ci sono infatti coltivazioni che prediligono un sistema irriguo rispetto a un altro, quindi quello a goccia sarebbe ideale dal punto di vista del risparmio idrico. C’è da dire però che il sistema a goccia è fisso; una volta sistemato sul terreno, non si può spostare. I pivot e quelli a pioggia invece si possono spostare a piacimento. Alcuni agricoltori poi prediligono l’irrigazione dall’alto per determinate colture, penso ad esempio l’insalata, per poter bagnare anche le foglie“.

Per contribuire a evitare sprechi d’acqua anche in agricoltura viene però in aiuto la tecnologia. Scarabelli, infatti, ha studiato, tra le altre cose, due sistemi intelligenti per irrigare in modo quasi chirurgico. Il primo metodo è un sistema di sensoristica: in pratica ci sono dei sensori nei terreni che avvertono l’agricoltore sullo stato di salute del terreno e lo invitano ad irrigare determinate aree del campo. Questo sistema, però, dovrebbe essere posizionato in maniera capillare: “Il campo infatti – prosegue il dirigente – non è uniforme, cioè non è formato dappertutto dallo stesso tipo di terreno. I sensori dunque, per essere efficaci, dovrebbero essere sistemati in maniera adeguata e diffusa“.

L’altro sistema è invece ‘un occhio dall’alto’, ovvero il sistema Irreo, una startup innovativa, sul mercato da un anno e mezzo, realizzata dai soci Andrea Pomente e Luca Calacci, di cui Scarabelli è distributore in Italia. Si tratta di un monitoraggio satellitare dei campi agricoli; grazie a una app o a un sito internet, a sistemi software e hardware, l’agricoltore può monitorare lo stress delle colture dei propri campi, controllare le previsioni meteo e programmare l’irrigazione in maniera ottimale. Irreo è totalmente basato su dati satellitari e non necessita di alcun tipo di installazione, non servono sensori da predisporre e non va fatta manutenzione; basta avere a portata di mano un computer o uno smartphone. Questo sistema aumenta l’efficienza irrigua, eliminando sprechi d’acqua e riducendo gli stress idrici e in più l’agricoltore sarà in grado di analizzare lo stato di salute delle colture, il livello dell’umidità del suolo, l’evapotraspirazione e l’andamento bioclimatico sul terreno. In questo modo non servirà irrigare random il terreno, ma si procederà in maniera precisa per ottenere i migliori risultati, evitando lo spreco dell’acqua.

Dal Governo è in arrivo il decreto contro la siccità. Ok a piani emergenza Regioni

Mentre l’Italia è ancora stretta nella morsa della siccità, il Governo si prepara a dare l’ok da lunedì ai piani di emergenza delle Regioni e a “intervenire per limitare gli effetti nefasti”, per dirla con le parole della ministra per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini. E’ proprio lei ad annunciare che “nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri prenderà decisioni importanti e coraggiose”. In Cdm, in effetti, potrebbe approdare il decreto per il contrasto alla siccità. E nella bozza che GEA ha visionato si parla della nomina di un Commissario straordinario per il contrasto e la prevenzione della siccità, che potrebbe, a sua volta, nominare uno o più subcommissari, coordinare gli interventi e avere potere di spesa per fronteggiare l’emergenza. Già in conferenza stampa giovedì, dopo il Consiglio dei ministri, il presidente Mario Draghi aveva confermato l’impegno del Governo che “è al lavoro con la massima urgenza per intervenire contro la terribile siccità che ha colpito il nostro Paese, in particolare l’agricoltura nel Centro-Nord”.

Le regioni attendono, ma non possono farlo a lungo. A partire dalla Lombardia, dove il governatore Attilio Fontana segna una deadline: “La situazione se non piove è preoccupante. Noi possiamo andare avanti fino al 9 per l’irrigazione, non oltre”. Questo per quanto riguarda l’agricoltura, mentre “per l’uso civico non abbiamo mai dichiarato che ci siano dei problemi. Certo, bisogna invitare la gente a usarla con più logica e non sprecarla. Perché se andiamo avanti così potrebbe succedere, ma per ora problemi per l’utilizzo potabile non ce ne sono”.

Per ora, appunto, le criticità riguardano il mondo dell’agroalimentare. Le stime di Coldiretti valutano danni che “hanno superato i 3 miliardi di euro. E la crisi idrica spinge immancabilmente i prezzi al carrello: +10,8% per la frutta, +11,8% per la verdura. E a poco servono le piogge che negli ultimi giorni hanno interessato alcune zone d’Italia. Anzi, tempeste e grandinate rischiano di peggiorare ancora un momento già critico, con la distruzione di colture soprattutto nel Torinese. Difficile pensare che da oggi a lunedì la situazione possa migliorare, viste le temperature da bollino rosso previste dal ministero della Salute in tutto lo Stivale. Ma il Governo, per voce di Gelmini, è chiaro: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere per superare questa situazione emergenziale“.

ONDATA DI CALDO

Weekend di fuoco con Caronte, ma poi arriva la pioggia

La parentesi di pioggia di giovedì sera non è stata sufficiente: Caronte si rinforza e torna prepotente su tutta l’Italia riportando 38-40°C diffusi, domenica anche a Roma. Il caldo sarà opprimente, ma per la prima volta da tanto tempo, le previsioni portano un po’ di ottimismo. Dopo un weekend di fuoco le temperature caleranno e arriverà la tanto attesa pioggia.

Il giorno della svolta dovrebbe essere mercoledì 6 luglio quando il probabile cedimento di Caronte favorirà un calo termico e porterà temporali sparsi al nord, anche in Pianura Padana. L’aria più fresca ed instabile in arrivo dall’Atlantico scivolerà poi verso il centro nella giornata successiva e arriverà anche al sud dove potrebbe causare anche piogge persistenti. Il weekend tra l’8 e il 10 luglio potrebbe essere addirittura caratterizzato da maltempo diffuso al sud e su parte delle regioni del medio Adriatico.

Antonio Sanò, direttore del sito www.iLMeteo.it , conferma la ‘scaldata’ repentina con Caronte anche al nord, dopo i temporali degli ultimi giorni. Le temperature in Pianura Padana toccheranno i 38-39°C all’ombra fino a martedì, con un alto tasso di umidità. Al centro e al sud, come è successo negli ultimi giorni, il termometro sfiorerà i 45°C o addirittura li oltrepasserà.

La cappa asfissiante terrà prigioniero il Paese fino a metà della prossima settimana poi potrebbe arrivare aria più fresca e una perturbazione da nord-ovest. All’orizzonte sembra profilarsi anche la discesa di aria polare direttamente dalla Finlandia verso le regioni adriatiche.

fiume Tevere

Emergenza siccità, Draghi: “Dispersioni straordinarie, ora grande piano acqua”

La grande sete corre verso Sud. L’epicentro della siccità si è spostato dal Nord (dove la situazione resta comunque da monitorare) al Centro Italia. “Il governo è al lavoro e da lunedì siamo pronti ad approvare i piani di emergenza regionali“, assicura il premier, Mario Draghi.

Il momento è drammatico. Per “il bacino Padano si tratta della crisi idrica più grande degli ultimi 70 anni“, ricorda il presidente del Consiglio. La crisi però non è dovuta soltanto a un deficit di pioggia degli ultimi tre anni, ma anche a una serie di cause strutturali, ammette: “La cattiva manutenzione dei bacini, la cattiva manutenzione della rete“. Le dispersioni di acqua, afferma, sono “a un livello straordinario, circa il 30%. Tanto per rendere l’idea, in Israele è del 3%, in altri Paesi europei il 5, 6, 8%“. Il piano di emergenza occorrerà, ma servirà anche, e con urgenza, un piano per ovviare alle carenze infrastrutturali. Draghi parla di un ‘grande piano dell’acqua’: “C’è già nel Pnrr: sono stati stanziati 4 miliardi per questo” ma gli stanziamenti saranno aumentati e si arriverà a un “coordinamento massiccio” dei tanti enti preposti all’amministrazione dell’acqua. “Il governo non può far piovere, ma sta facendo tutto quello che può“, gli fa eco il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

A soffrire maggiormente, al momento, sono le Marche, dove ormai si rischia il razionamento degli approvvigionamenti, avverte l’osservatorio sulle risorse idriche dell’Anbi. Nelle zone di Ascoli Piceno e Fermo la condizione di siccità è estrema: i volumi d’acqua, trattenuti negli invasi, calano di 1 milione di metri cubi a settimana per riuscire a dissetare le campagne e tutti i fiumi hanno portate inferiori alle annate scorse.

Non va meglio in Toscana, dove il 90% del territorio è in una condizione di siccità estrema, la riduzione delle portate dei fiumi non si ferma: il Bisenzio è quasi azzerato (0,30 metri cubi al secondo contro una media di mc/sec 2,42) e l’Ombrone è trasformato in un “rigagnolo” da 500 litri al secondo, denuncia l’Anbi.

Per l’associazione, anche nel Lazio la situazione è “drammatica”. A Roma, dall’inizio dell’anno, è piovuto il 63% in meno e nella provincia si sono registrati, in pochi giorni, 496 interventi dei vigili del fuoco per spegnere gli incendi. L’Aniene è praticamente dimezzato rispetto alla portata media, il Tevere registra livelli più bassi anche del 2017, Liri e Sacco il dato più basso in anni recenti, il lago di Nemi è di oltre 1 metro più basso del 2021 e Bracciano è a -32 centimetri dal livello dello scorso anno.

Più a Sud, dalla Basilicata in una settimana sono stati prelevati oltre 11 milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi, le cui disponibilità idriche stanno segnando un deficit di circa 37 milioni di metri cubi sull’anno scorso. Resta, invece, ancora positivo il bilancio dei principali bacini pugliesi, nonostante un prelievo settimanale superiore ai 14 milioni di metri cubi. In Campania, tutti i fiumi sono in deficit rispetto allo scorso anno, mentre in Abruzzo è la zona di Chieti a soffrire maggiormente per la mancanza d’acqua.

Al Nord invece è tornata la pioggia, che ha permesso in Valle d’Aosta di arricchire la portata della Dora Baltea e di dare sollievo alla portata del Po, che a Pontelagoscuro è risalita a 200 metri cubi al secondo, quando comunque l’allarme cuneo salino scatta già a 450 metri cubi al secondo (l’ingressione marina è ormai segnalata a 30 chilometri dalla foce). L’incremento di portata non risolve comunque il problema del gravissimo deficit idrico nel Grande Fiume, “ma scongiura, per ora, lo stop ai prelievi, che comporterebbe enormi danni all’agricoltura“.

Tornano, anche sul Piemonte, le piogge a macchia di leopardo: più abbondanti sul bacino del fiume Sesia, meno intense su quello del Tanaro.

L’Osservatorio crisi idriche dall’Autorità Distrettuale del fiume Po-Ministero della Transizione Ecologica ha stabilito una riduzione del 20% dei prelievi irrigui a livello distrettuale rispetto ai valori medi dell’ultima settimana e un aumento dei rilasci dai grandi laghi alpini (Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda) pari al 20% rispetto al valore di oggi. Le misure serviranno a contrastare la risalita del cuneo salino nelle acque superficiali e sotterranee riducendo, allo stesso tempo, i rischi di potenziali impatti negativi sullo stato ambientale dei corpi idrici.

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, garantisce che con le operazioni che messe in campo, per l’agricoltura ci sarà acqua sufficiente fino all’8-9 luglio. “Poi se non dovesse piovere fino a quella data è chiaro che si porrà un altro problema“, afferma. Per quanto riguarda l’acqua per uso civile, per ora scongiura problemi immediati: “Dobbiamo monitorare la situazione e muoverci a seconda delle condizioni climatiche. C’è bisogno che piova“.

In Piemonte il governatore Alberto Cirio ha istituito un tavolo permanente per combattere la situazione. L’iniziativa va ad aggiungersi, con funzioni di coordinamento, alle altre misure messe in campo dalla Regione: richiesta dello stato di emergenza per l’intero territorio e dello stato di calamità per l’agricoltura, rilascio di acque dai bacini utilizzati per produrre energia idroelettrica a supporto dell’irrigazione delle colture e deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi.

Il Papa: “La Terra è nelle nostre mani. Ma la siccità brucia l’Italia”

Non sono bastate le piogge e i temporali degli ultimi giorni, soprattutto al nord, a placare la sete del Paese. La siccità avanza e il deficit idrico resta. I dati emersi dalla consueta riunione dell’Osservatorio sul Fiume Po non sono rassicuranti: il cuneo salino ha raggiunto i 30,6 km, facendo registrare un nuovo record e il livello di acque salmastre dalla Costa Adriatica è maggiore nel ferrarese e nel rodigino. Significa che il Grande Fiume è sempre più salato e che le campagne non possono trovare ristoro nemmeno dalla poca acqua presente perché senza acqua dolce non si può irrigare. Le cinque stazioni di monitoraggio delle quote idrometriche del fiume restano ancorate al livello di siccità grave (portate in metri rispetto alla media): Piacenza -0,88 metri; Cremona -8,20; Boretto -4,37; Borgoforte -3,83; Pontelagoscuro -7,16.

E i toni si fanno sempre più alti. “A cosa serve – ha detto Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino del Po – prendere decisioni, organizzare e coordinare incontri utili con tutti i portatori di interesse, fare ricerche approfondite che costano lavoro ed impegno agli staff tecnici se nessuno prende i provvedimenti amministrativi più adeguati e mette in pratica le decisioni prese aumentando, nei numeri, il prelievo ognuno badando così esclusivamente al proprio interesse ed orticello?”. Al centro della polemica c’è la questione del prelievo idrico, per la quale era stata concordata una riduzione del 20%. Non è accaduto, ha tuonato Berselli, ma anzi in alcuni casi è aumentata del 10%. E anche se la pioggia ha portato un po’ di ristoro, senza questo taglio il problema si ripresenterà tra dieci giorni.

Mentre aumentano gli incendi (18 le richieste di intervento aereo ricevute mercoledì dalla Protezione civile) Coldiretti e Confagricoltura fanno la conta dei danni attuali e futuri. Il caldo estremo brucia la frutta sugli alberi e ha già causato una perdita del 15% del raccolto, e il conto per il settore agricolo è già salito a 3 miliardi. L’Ente Riso ha annunciato che buona parte della produzione del vercellese e del novarese è ormai persa.

Una tragedia che, come ha ricordato Papa Francesco al termine dell’Angelus nella solennità dei santi Pietro e Paolo, “deve farci riflettere sulla tutela del creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità: il futuro della terra è nelle nostre mani e con le nostre decisioni”. Il pontefice ha invitato a mettere in pratica “le misure necessarie a fronteggiare queste urgenze e a prevenire le emergenze future” ed è su questo che sta lavorando il governo. “L’unica cosa che possiamo fare adesso – ha detto Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali è mettere a disposizione delle risorse per ristorare i danni che la siccità crea”, ma “serve un piano strutturale che ci permetta di raccogliere più acqua piovana, quindi realizzare gli invasi dove servono, programmando la realizzazione degli interventi”. Intanto la Protezione civile sta dialogando con la Conferenza Stato-Regioni per individuare, ha ricordato Patuanelli, “i percorsi che portano a una gestione centralizzata delle dinamiche” e alla definizione dei criteri per lo stato di emergenza, chiesto da nord a sud, che dovrebbe arrivare entro una decina di giorni.

Contemporaneamente, buone notizie arrivano dal ministero della Transizione ecologica, che ha emanato il decreto strategico per favorire il riuso delle risorse idriche e consentire l’adeguamento dell’attuale sistema idrico alle previsioni europee. La misura finanzierà progetti in grado di rendere più efficace la depurazione delle acque reflue scaricate nel mare e nelle acque interne così da poterle riutilizzare per l’irrigazione e per scopi industriali.

siccità

Siccità, pronti al razionamento diurno dell’acqua

Più di 200 incendi in dodici giorni, il cuneo salino del Po che ha ormai raggiunto i 30 chilometri e il Grande Fiume che ha un livello inferiore di 3,4 metri rispetto a Ferragosto dello scorso anno. La corsa della siccità sta accelerando ogni giorno di più e le previsioni dei prossimi giorni non sono buone. L’anticiclone africano Caronte, infatti, non darà tregua all’Italia e anche in questa settimana i termometri si manterranno su temperature ben al di sopra delle medie stagionali, con picchi che potranno facilmente superare i 40°C in molte città. Tutto il sud sarà interessato da ondate di calore molto intense, mentre al nord è allerta per forti temporali. Pioverà, insomma, ma non abbastanza per ristorare il terreno e, soprattutto, è alto il rischio di danni idrogeologici, al punto che la Protezione civile ha ha emanato avvisi specifici per Valle d’Aosta e Piemonte, in estensione poi a Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto e Toscana settentrionale.

ALLARME INCENDI

Ad allarmare, e molto, sono anche gli incendi. Dal 15 giugno sono 199 quelli censiti: erano 80 nel 2021 e 30 nel 2020. “Siamo molto preoccupati“, conferma il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Secondo Coldiretti, sono oltre 9mila gli ettari di terreno andati in fumo negli ultimi sei mesi, più che raddoppiati rispetto alla media storica. E nei prossimi giorni l’allerta è estrema in tutta Italia.

FRAMMENTAZIONE DELLE COMPETENZE

Sono anni che parliamo di cambiamenti climatici e di come impattano sul nostro territorio e questo periodo è una foto fedele di questi ragionamenti“, ricorda Curcio, spiegando che la situazione “è complessa in tutto il Paese. Quest’anno, rispetto alla media, abbiamo avuto il 70% di neve in meno e -40/50% di acqua. “Quindi – spiega il capo della Protezione civile – abbiamo una situazione generale di carenza di risorse idriche e di pioggia“, che diventa ancora più complessa da gestire a causa della mancanza di “una visione generale”. La frammentazione di competenze – tra Regioni, ministeri, bacini distrettuali ed enti gestori – insomma, “non ha aiutato” e si fa urgente la necessità di intervenire su “molti problemi di infrastrutture come le perdite in rete che ci affliggono da anni“.

LO STATO DI EMERGENZA

Il governo intanto si sta muovendo sul fronte ‘burocratico’, in attesa della presentazione, da parte delle Regioni, dei criteri e delle misure necessari a definirlo. Le tempistiche? “Nelle prossime giornate o al massimo in un paio di settimane avremo chiare le misure da prendere“, assicura Curcio. Lo stato di emergenza, ovviamente,non risolve il problema” della siccità, ma consentirà agli enti locali di avere più poteri e risorse per affrontarla.

RAZIONAMENTO DELL’ACQUA

Lo scenario resta complesso. Non si contano più i Comuni che hanno emesso ordinanze per limitare l’uso dell’acqua ai soli scopi igienici e domestici e quelli che hanno chiuso i rubinetti di notte. Il rischio ora è il razionamento diurno. In alcune zone del Paese potrebbe succedere, annuncia Curcio, spiegando che “poi ci sarà un momento in cui l’acqua arriverà e arriverà tutta insieme“. In autunno, insomma, si tornerà a parlare di alluvioni, parte di una narrazione ormai insita nel terreno del nostro Paese.

(Photo credits: Piero CRUCIATTI / AFP)