Meloni vola nel Golfo in missione per sicurezza energetica e commerciale

Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti e il giuramento al Colle del nuovo ministro del Turismo, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo Persico.

Venerdì a Gedda, in Arabia Saudita, la premier incontra il principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, sabato si sposta negli Emirati Arabi e in Qatar.

“Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani, lo facciamo chiaramente perché sono paesi strategici per i nostri interessi, sono paesi amici, ma soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione. La missione è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche, ma ha chiaramente come obiettivo anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari”, spiega la premier al Tg1.

Dal punto di vista della sicurezza, il momento non è semplice. Solo oggi sono arrivati sugli Emirati 47 droni e 18 missili balistici. Inizialmente la missione avrebbe dovuto toccare anche il Kuwait, tappa che non è stato possibile affrontare. E infatti Meloni è il primo leader l’Unione Europea e della Nato a essere presente nell’area in queste settimane. Un gesto di prossimità che non esclude comunque tre nodi che finiranno sul tavolo degli incontri: l’energia, le rotte commerciali, le migrazioni.

La sicurezza energetica è un tema già affrontato nella missione in Algeria della scorsa settimana, quando la presidente del Consiglio ha ottenuto di mettere in sicurezza e possibilmente aumentare le forniture di gas a disposizione. Nel Golfo, area da cui proviene circa il 15% del petrolio e circa il 10% del gas, sarà fatto un discorso analogo, confermando allo stesso tempo l’intenzione da parte dei grandi gruppi, a partire da Eni, di continuare a investire in quest’area, nonostante la situazione del momento. Tra qualche settimana Meloni sarà in visita anche in Azerbaijan, per fare fronte al momento di difficoltà, che resta comunque meno grave e più gestibile rispetto a quello vissuto dal Paese all’indomani dell’aggressione russa in Ucraina. Nel frattempo, infatti, l’Italia ha diversificato molto le sue fonti.

Si parlerà poi delle rotte commerciali, per tutelare l’export che arriva verso quest’area del mondo. L’interscambio vale oltre 30 miliardi, 20 dei quali grazie solo al commercio estero. Al centro del problema c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ambasciata iraniana a Roma domanda con un duro post sui social che l’Italia chieda lo stop alla guerra prima di parlare dello stretto: “Deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”, si legge su X. Su Hormuz, Roma si è in realtà detta disponibile a una partecipazione per garantire la sicurezza di navigazione solo di fronte a una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e in un quadro di cessate il fuoco. Sul tema, Meloni propone un maggiore dialogo tra il GCC e il G7.

Terzo nodo è quello della sicurezza, che intreccia inevitabilmente l’emergenza migratoria. Gli sfollati in Libano sono già un milione e se la crisi dovesse continuare potrebbero moltiplicarsi. Il tema è stato sollevato dall’Italia anche a livello europeo.

Tra gli ambiti sui quali l’Italia offrirà supporto al Golfo c’è quello della Difesa. Le richieste e le necessità di questi paesi sono diverse in questa fase. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura difensiva, ma potrebbero arrivare nuove richieste che saranno valutate.

Si chiude il tour del Golfo per il presidente Trump: tanti affari ma meno diplomazia

Trump, viaggio più d’affari che di diplomazia tra Abu Dhabi, Doha e Ryad

Si conclude oggi oggi negli Emirati Arabi Uniti il tour nel Golfo di Donald Trump, caratterizzato da promesse di investimenti milionari, ma anche da un’apertura storica nei confronti della Siria e da ottimismo sul dossier nucleare. Dopo aver raccolto 600 miliardi di dollari in Arabia Saudita e un contratto da 200 miliardi di dollari per Boeing in Qatar, giovedì ad Abu Dhabi il presidente americano ha ottenuto la promessa di 1.400 miliardi di dollari di investimenti in dieci anni. Sono stati firmati accordi per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, tra cui un ordine di 14,5 miliardi di dollari per Boeing e Ge Aerospace e la partecipazione del gigante petrolifero degli Emirati Adnoc a un progetto da 60 miliardi di dollari negli Stati Uniti, secondo la Casa Bianca.

Il primo importante viaggio internazionale di Donald Trump è stato anche caratterizzato da dichiarazioni shock sulle crisi che scuotono la regione, dalla revoca delle sanzioni contro la Siria, alla guerra a Gaza, passando per il nucleare iraniano.

Ad Abu Dhabi, Doha e Riyadh, il miliardario repubblicano è stato accolto con tutti gli onori, dimostrando la sua vicinanza ai leader delle monarchie petrolifere e del gas della regione. “Siete un Paese straordinario. Siete un Paese ricco. Potete scegliere, ma so che sarete sempre al mio fianco”, ha detto giovedì al presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed, dopo che quest’ultimo ha annunciato il suo piano di investimenti faraonici. “È il più grande investimento che abbiate mai fatto e lo apprezziamo davvero. E vi tratteremo come meritate, in modo magnifico”.

Venerdì, secondo i media locali, Trump dovrebbe partecipare a un incontro con alcuni uomini d’affari. Dovrebbe poi recarsi all’Abrahamic Family House, un centro interreligioso che ospita una moschea, una chiesa e una sinagoga, dopo aver visitato giovedì la più grande moschea del Paese. Gli Emirati Arabi Uniti hanno normalizzato le relazioni con Israele nel 2020 nell’ambito degli accordi di Abramo conclusi durante il primo mandato di Trump. Giovedì, in Qatar, Donald Trump aveva affermato che Washington e Teheran si stavano avvicinando a un accordo sul nucleare iraniano, dopo quattro cicli di discussioni condotte tra i due paesi nelle ultime settimane, facendo scendere i prezzi del petrolio. In Arabia Saudita, ha sorpreso tutti annunciando la revoca delle sanzioni americane contro la Siria. Ha poi incontrato il presidente siriano Ahmad al-Chareh, ex jihadista che ha rovesciato Bashar al-Assad.

Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, il presidente americano ha dichiarato di voler assumere il controllo di questo territorio palestinese, devastato da 19 mesi di guerra tra Israele e il movimento islamista palestinese, e di volerne fare “una zona di libertà”, al che Hamas ha replicato che Gaza “non è in vendita”.

Adepto di una diplomazia transazionale, il presidente americano ha definito il suo tour “storico”, affermando che potrebbe “fruttare, in totale, da 3.500 a 4.000 miliardi di dollari in soli quattro o cinque giorni”. Secondo la Casa Bianca, gli Emirati e gli Stati Uniti hanno anche firmato un accordo sull’intelligenza artificiale (Ia), un settore in cui il Paese del Golfo cerca di affermarsi assicurandosi l’accesso alle tecnologie americane all’avanguardia. L’accordo prevede investimenti degli Emirati in centri dati negli Stati Uniti e l’impegno a “allineare maggiormente le loro normative in materia di sicurezza nazionale a quelle degli Stati Uniti, comprese solide protezioni per impedire la diversione di tecnologie di origine americana”, secondo la Casa Bianca. L’ex promotore immobiliare ha inoltre chiaramente confermato la rottura con la diplomazia dell’ex presidente democratico Joe Biden, basata in parte su appelli al rispetto dei diritti umani e alla democrazia. Questi concetti non sono stati messi in primo piano nel Golfo dal presidente repubblicano.

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Meloni chiude accordi nel Golfo con spettro dazi Usa: “Scontro non conviene a nessuno”

Giorgia Meloni chiude la visita nel Golfo portando a casa accordi su energia, difesa, archeologia per 10 miliardi. Ma continua a guardare Oltre-Atlantico, dove parte la minaccia dei dazi sui prodotti europei. La premier, recentemente oggetto di lusinghe da parte di Donald Trump, ricorda in Arabia Saudita che la questione del surplus commerciale degli Stati Uniti “non nasce con Trump“: “Nel 2023 tra Europa e Stati Uniti nel commercio di beni c’era un surplus a favore dell’Europa di oltre 150 miliardi, è un dato importante“, osserva, ammettendo di comprendere le ragioni degli Stati Uniti, “la stessa questione che noi poniamo nei confronti della Cina“. Ma si tratta di economie complementari, interconnesse e lo scontro, avverte, “non conviene a nessuno“. La soluzione, secondo la premier italiana, passa dal “dialogo” e da un punto di caduta “equilibrato“.

In due giorni Meloni visita l’Arabia Saudita e il Barhein, nell’ambito degli sforzi del governo di Roma per rafforzare la collaborazione con i Paesi del Golfo su temi di interesse comune.

Ad Al-Ula Meloni incontra il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohamed bin Salman Al Saud, con cui firma una dichiarazione congiunta che “eleva i rapporti bilaterali a un partenariato strategico, avviando una cooperazione strutturata“, viene spiegato. Tra le iniziative concordate, l’organizzazione nei prossimi mesi di un business forum settoriale e l’avvio di un processo per definire un piano d’azione con priorità condivise. I due leader si confrontano su diverse questioni globali e regionali di rilievo, anche nel contesto delle relazioni tra Unione europea e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Al centro Ucraina, Gaza, Libano. Ma anche l’approccio alla transizione energetica che entrambi concordano debba essere basato sulla neutralità tecnologica e sulle interconnessioni tra reti e lo sviluppo di data center e iniziative comuni per il progresso sostenibile in Africa. Gli accordi sono stati siglati nel corso di una tavola rotonda con rappresentanti pubblici e privati di entrambi i Paesi. Tra questi, intese dal settore privato per collaborazioni in Africa, in linea con il Piano Mattei.

Nel Barhein, prima visita di un presidente del Consiglio italiano nel Regno, Meloni incontra il Re Hamad bin Isa Al Khalifa e il Principe Ereditario e primo ministro Salman bin Hamad Al Khalifa, che al momento guidano la presidenza di turno della Lega Araba. Dialogo interreligioso, migrazioni e sviluppo al centro di colloqui nei quali vengono approfondite le relazioni bilaterali e in particolare la promozione degli investimenti reciproci per, spiega Palazzo Chigi, “creare nuovi strumenti che possano aumentare il flusso economico finanziario“.

Entrambe le visite non sono “di cortesia“, precisa la premier. “C’è un focus del Governo italiano che va avanti ormai da oltre due anni, particolarmente incentrato sul Mediterraneo allargato“, mette in chiaro facendo un bilancio del viaggio. Parla di occasioni per lavorare su “risultati concreti per l’Italia”. Nel dettaglio, la scelta in Arabia Saudita è stata quella di elevare il livello della collaborazione a partenariato strategico. Ovvero, la creazione di un Consiglio che si riunisce periodicamente e monitora lo stato degli avanzamenti del lavoro comune sulle materie che vengono individuate: nello specifico energia, difesa, investimenti, archeologia. Sulle critiche sollevate dall’opposizione a proposito di un passato in cui Meloni si era detta molto critica nei confronti del regime saudita, la presidente del Consiglio minimizza: “L’opposizione mi rinfaccia qualsiasi cosa, ma non c’è contraddizione tra quello che io dicevo ieri e quello che faccio oggi“, chiosa, spiegando che i due Paesi hanno interesse a stringere accordi strategici in materie come quelle individuate. Diverso, si difende, è il tema posto in passato: “La questione, eventualmente, di chi dovesse favorire attività di proselitismo in Europa. Su questo io non ho cambiato idea, ma non mi pare che ci sia nulla di tutto questo nel lavoro che abbiamo fatto in questi giorni“.