
Tajani: “Non chiediamo operazione militare Golfo”. Crosetto: “Avviciniamo dragamine a Hormuz”
I dragamine italiani che potrebbero partecipare alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz saranno avvicinati, in questo contesto i tempi di reazione sono tutto. “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarsi in quell’area pur rimanendo a distanza di sicurezza”, spiega il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Tajani mette subito in chiaro che i ministri non sono in Parlamento per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo: “L’intento è invece di condividere, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e in questo quadro il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione allo stretto di Hormuz”.
Un impegno che potrà concretizzarsi, sottolineano entrambi, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità. “E’ il metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio della crisi, mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, precisa il vicepremier.
Crosetto non la definisce “missione”, ma “grande alleanza internazionale” che, ribadisce, partirebbe “non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, credibile, stabile, meglio ancora se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l’accordo di tutte le parti interessate”. Una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti i paesi in quella zona, ricorda il ministro della Difesa, perché “se l’Iran non fosse d’accordo non sarebbe una missione che potrebbe partire pacificamente, perché rischierebbe di essere bombardata e siccome non andiamo lì con l’assetto in guerra per fare la guerra non potremmo rischiare”.
Il problema, al momento, è che la tregua appare lontana: “Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa”, ammette Crosetto, assicurando però prontezza d’intervento, “perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso e ci sia la possibilità di mandare non navi armate”. I cacciamine, in effetti, non sono navi armate, hanno bisogno di una scorta logistica ma poi “hanno bisogno di una protezione”, sottolinea il ministro. E anche ipotizzando che tutti gli attori statali siano d’accordo su questa che è una missione di pace, “basta un attore non statale, un gruppo di attori non statali, per mettere in difficoltà qualunque persona”.


