Dazi, le tariffe Usa sui prodotti indiani passano al 50%

Il dazio doganale degli Stati Uniti sui prodotti indiani, al 25% dall’inizio del mese, è salito al 50%, un modo per Donald Trump di sanzionare l’importazione di petrolio russo da parte dell’India.

L‘India è uno dei principali importatori di petrolio russo, dopo la Cina, e il presidente americano accusa Nuova Delhi di aiutare Mosca a finanziare la sua guerra in Ucraina. Il nuovo tasso non riguarderà tuttavia una serie di prodotti, il che ne riduce notevolmente la portata. Il presidente americano aveva annunciato questa tariffa punitiva all’inizio di agosto, irritato dal rifiuto di Mosca di accettare un cessate il fuoco in Ucraina. Nonostante la calorosa accoglienza riservata a Vladimir Putin in Alaska, ha mantenuto questa misura che mira a ostacolare la capacità di Mosca di finanziare la guerra.

Il petrolio russo in India nel 2024 ha rappresentato quasi il 36% delle sue importazioni in questo settore, contro circa il 2% prima dell’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, secondo i dati del ministero indiano del Commercio. Per Nuova Delhi, la scelta è pragmatica: la produzione dei paesi del Golfo è destinata in via prioritaria all’Europa e l’India ha dovuto rivolgersi ad altri fornitori dopo la decisione del Vecchio Continente di rinunciare agli idrocarburi russi. Tra i prodotti esclusi dai nuovi Dazi, gli iPhone, la cui produzione avviene sempre più spesso in India. Questi ultimi dovrebbero però essere interessati dai Dazi settoriali, fino al 100%, che il presidente americano intende imporre gradualmente sui semiconduttori e sui prodotti elettronici. Gli esportatori indiani temono un calo degli ordini, delocalizzazioni e perdite di posti di lavoro: gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale del Paese più popoloso del pianeta, che vi vende ogni anno merci per oltre 87 miliardi di dollari.

Martedì, l’influente Federazione delle organizzazioni esportatrici indiane (FIEO) ha sottolineato che l’attività dei produttori tessili e del settore dei prodotti ittici era già stata colpita, invitando le autorità ad agire insieme alle imprese di fronte a “questa fase di turbolenze”. Nuova Delhi ha ribadito la speranza di raggiungere un accordo commerciale con Washington. Tuttavia, un accordo potrebbe essere difficile da raggiungere, in particolare a causa dell’accesso al mercato agricolo e lattiero-caseario indiano, un tema delicato che riguarda un importante blocco elettorale per Modi. Le discussioni sono iniziate a febbraio e sono proseguite da allora, ma l’India si sta rivelando un “negoziatore molto più difficile” di quanto previsto, ha ammesso Donald Trump. Dal suo ritorno al potere a gennaio, il presidente americano ha introdotto, in più fasi, nuove sovrattasse sui prodotti provenienti da tutto il mondo che entrano negli Stati Uniti, che ora sono in media al livello più alto dall’inizio del 1910, ad eccezione di alcune settimane del 2025, secondo l’OMC e il FMI. Per limitare gli effetti di quelli che colpiscono il suo Paese, il primo ministro indiano Narendra Modi ha assicurato che avrebbe “alleggerito il carico fiscale dei cittadini comuni” durante il suo discorso per l’anniversario dell’indipendenza, il 15 agosto. Rafforzare il mercato interno potrebbe rivelarsi essenziale per l’economia indiana, mentre gli economisti stimano che, senza un accordo tra Washington e Nuova Delhi, i Dazi doganali potrebbero far scendere la crescita indiana al di sotto del 6%. Alla fine di luglio, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevedeva una crescita del 6,4% dell’economia indiana nel 2025. Nel frattempo, Nuova Delhi ha intrapreso un avvicinamento a Pechino, mentre le relazioni tra le due potenze asiatiche si erano fortemente deteriorate dopo uno scontro mortale nell’Himalaya tra soldati dei due paesi nel 2020.

Dazi, Tajani vola a Washington: Evitare guerra commerciale, trattativa a testa alta

Mentre l’Europa prepara le contromisure per rispondere ai Dazi annunciati da Donald Trump, a Roma il governo studia una strategia per il Paese per evitare una guerra commerciale che “non conviene a nessuno“.

Antonio Tajani vola a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio e il rappresentante commerciale Jamieson Greer. L’obiettivo è trovare un compromesso rispetto a quel 30% di Dazi annunciati da Trump per le importazioni provenienti dai Paesi dell’ Ue a partire dal 1° agosto.

Il Governo italiano continua a lavorare per il raggiungimento di un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti che salvaguardi le rispettive economie e che assicuri un quadro chiaro entro il quale le nostre imprese, possano operare e continuare a produrre crescita, occupazione e benessere“, spiega la Farnesina. “Siamo in stretto contatto col commissario Sefcovic, l’ho informato della mia azione negli Usa che sarà soprattutto politica“, riferisce Tajani, ribadendo la linea italiana del “dialogo a testa alta, sapendo che ci sono possibili contromisure”. La trattativa concede ancora venti giorni: “L’Europa deve trattare tutelando gli interessi dell’industria”, ribadisce, ricordando che le guerre commerciali “non fanno bene a nessuno”.

Al suo posto al consiglio Commercio di Bruxelles c’è la sottosegretaria Maria Tripodi.L’Italia sostiene fortemente la Commissione nell’attuale complessa fase del negoziato con gli Usa, al fine di raggiungere una soluzione alle questioni commerciali aperte che consenta di rafforzare l’unità dell’Occidente”, assicura la sottosegretaria, evidenziando la necessità di perseguire un’intesa che garantisca alle imprese la necessaria stabilità per continuare a esportare, investire, produrre ricchezza e generare occupazione. L’ampliamento della rete di accordi di libero scambio è un obiettivo strategico per l’Italia. “In questo contesto – sottolinea la sottosegretaria – la conclusione di ulteriori accordi garantisce alle nostre imprese uno spazio all’interno del quale crescere e diventare competitive a livello globale, diversificando i mercati di sbocco per le proprie merci e assicurando catene di approvvigionamento sicure per le necessarie materie prime”. In questa chiave, Tripodi ricorda l’importanza strategica del Vertice UE-Cina previsto a fine luglio, in cui sarà necessario un dialogo “franco, mirato e costruttivo con Pechino”, in un’ottica che privilegi soluzioni collaborative.

Sul tavolo di Tajani a Washington, precisa il vicepremier, non c’è solo la situazione commerciale. Tajani vedrà anche il presidente della Commissione Esteri del Senato, Jim Risch. Al centro della missione, le relazioni bilaterali e transatlantiche e le “principali sfide internazionali”, a partire dal sostegno all’Ucraina nei confronti dell’aggressione russa. “Grazie anche alla partecipazione statunitense, la Conferenza sull’Ucraina di Roma ha permesso la mobilitazione di 10 miliardi di euro di nuovi fondi e la firma di oltre 200 accordi ed intese a favore della ricostruzione dell’Ucraina”, ricorda il ministero.

Verrà discussa anche la situazione a Gaza, confermando la necessità di un immediato cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il ripristino di una piena assistenza umanitaria nella Striscia, “cui l’Italia è pronta a contribuire con l’iniziativa Food for Gaza“, si fa presente. La stabilità del Medio Oriente dipende inoltre da una soluzione pacifica della questione nucleare iraniana, rispetto alla quale il ministro degli Esteri ribadirà l’importanza di perseguire il dialogo e la diplomazia, così come la disponibilità dell’Italia a favorire il confronto tra Stati Uniti e Iran. Sulla Libia Tajani avrà un confronto con Rubio per sottolineare la necessità di un intervento politico rinnovato per stabilizzare il paese, per evitare una nuova deriva che porti a nuovi scontri militari e favorisca altre flussi di immigrazione irregolare e per contrastare il rafforzamento di organizzazioni dedite al traffico di migranti. Il tema della stabilizzazione del Libano vede invece l’Italia sostenere la necessità di non abbandonare il sostegno alla missione Unifil: secondo Tajani le capacità e la presenza delle Nazioni Unite nel Sud Libano vanno sostenute e migliorate.

Dazi, Trump: “Usa derubati per decenni”. Ue individua contro-tariffe per 72 mld

L’Unione europea – con in mano la lettera ricevuta nel weekend dal presidente Usa Donald Trump che annuncia Dazi al 30% sui beni europei a partire dal primo agosto – sceglie di portare fino alla fine la sua scelta iniziale, quella della ricerca di una soluzione concordata. Ma allo stesso tempo accende i toni, tanto da prendere in prestito dal lessico militare le parole utilizzate. “Al mio arrivo alla riunione” straordinaria del Consiglio Commercio dell’Ue “ho detto ai ministri: ‘Se volete la pace, preparatevi alla guerra’”, ha raccontato in conferenza stampa Lars Lokke Rasmussen, ministro degli Esteri della Danimarca, Paese che ricopre il semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue. “Noi non cerchiamo la guerra, ma dobbiamo prepararci per dare al nostro commissario la posizione negoziale più forte possibile. E credo che oggi siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto.

La lettera di Trump insomma ha gelato le ipotesi europee di un accordo accettabile, seppur sbilanciato. E l’inquilino della Casa Bianca è tornato a enumerare i torti subiti, a suo dire, dagli Usa. “Gli Stati Uniti d’America sono stati derubati su commercio (e difesa), da amici e nemici, allo stesso modo, per decenni. Questo è costato migliaia di miliardi di dollari, e la situazione non è più sostenibile – e non lo è mai stata“, ha scritto oggi sulla sua piattaforma Truth. “I Paesi dovrebbero fermarsi e dire: ‘Grazie per i tanti anni di libertà, ma sappiamo che ora dovete fare ciò che è giusto per l’America’. Dovremmo rispondere dicendo: ‘Grazie per aver compreso la situazione in cui ci troviamo. Molto apprezzato!’“, ha continuato. E ha messo in chiaro che l’accordo sui Dazi “è quello delle lettere” e che se le Capitali “vogliono negoziare ne possiamo parlare”.

Di certo, per il Tycoon, “il fatto che stiano chiamando significa vogliono negoziare“. E il negoziato è ancora la strada preferita dall’Unione europea.

Oggi, i ministri del Commercio dei Ventisette si sono riuniti in un Consiglio Commercio straordinario e, pur dicendosi concordi nel considerare l’annuncio di Dazi al 30% “assolutamente inaccettabile e ingiustificata”, sostengono l’idea della Commissione di continuare la trattativa fino al primo agosto, ma hanno anche posto l’accento sull’elemento delle contromisure. Nella riunione “abbiamo discusso lo stato di avanzamento e le prospettive per le relazioni commerciali dell’Ue con gli Usa, comprese le possibili contromisure dell’Ue”. Punto su cui, oggi, i ministri europei hanno insistito molto più che in passato. “Siamo impegnati a continuare a lavorare con gli Stati Uniti per un risultato negoziato che deve essere un accordo vantaggioso e accettabile per entrambi. Allo stesso tempo ci prepariamo a ogni possibile scenario. Se una soluzione soddisfacente non sarà trovata, l’Ue è pronta a reagire e questo include contromisure robuste e proporzionate se richiesto. E nella stanza si è respirato un forte senso di unità. Questa dichiarazione è quindi una dichiarazione che ci unisce tutti”, ha sottolineato Rasmussen. Anche per il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, l’Ue deve “essere preparata a tutti gli esiti”, compreso quello del ricorso a “misure proporzionate e ponderate per ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche”. Intanto, alla luce della nuova scadenza, Bruxelles ha allungato fino ai primi di agosto la pausa – che sarebbe scaduta questa notte – alle sue contromisure che, decise come risposta ai Dazi statunitensi del 25% su acciaio e alluminio, colpiscono circa 21 miliardi di euro di beni Usa importati. E lavora al secondo elenco di contromisure.

Le nostre misure di riequilibrio su acciaio e alluminio sono sospese fino agli inizi di agosto e oggi la Commissione sta condividendo con gli Stati membri la proposta per il secondo elenco di beni che conta circa 72 miliardi di euro di importazioni statunitensi“, ha illustrato Sefcovic in conferenza stampa precisando che “ciò non esaurisce le nostre possibilità e ogni strumento rimane sul tavolo”. Per il commissario Sefcovic, da qui al primo agosto 4 sono le aree di intervento. Innanzitutto i negoziati. “Restiamo convinti che le nostre relazioni transatlantiche meritino una soluzione negoziata, che porti a una rinnovata stabilità e cooperazione. Più tardi, nel corso della giornata di oggi, proseguirò il mio dialogo con le mie controparti statunitensi”, ha annunciato. Per il commissario va considerato “il duro lavoro profuso” fin qui e il fatto che “siamo vicini a raggiungere un accordo” con “gli evidenti benefici di una soluzione negoziata”. E’ chiaro però che “per applaudire ci vogliono due mani”. Di qui, il secondo pilastro: le contromisure, con il secondo elenco di beni, pari a 72 miliardi di euro di import a stelle e strisce, da definire. Terzo, “canali di comunicazione aperti e ancora più stretti con altri partner che condividono gli stessi ideali” e, in quarto luogo, sforzi raddoppiati dell’Ue “per aprire nuovi mercati“.

In generale, Sefcovic non ha rimproveri sul lavoro svolto fin qui. “La mia impressione era che valesse la pena lavorarci” su un accordo, “altrimenti non avremmo speso tre mesi a redigere questo accordo di principio, analizzando mille e settecento linee tariffarie, discutendo tutti i dettagli, dall’agricoltura ai pezzi di ricambio per le auto, se tutto si fosse risolto con una lettera, per quanto importante”. E guarda avanti: “Credo ci sia ancora potenziale per continuare il negoziato anche se questa lettera ha scatenato forti reazioni in Europa e sarò molto aperto su questo”, ha affermato. Al suo arrivo al Consiglio, questa mattina, Sefcovic aveva chiarito che “il 30% proibisce il commercio” e che renderà “impossibile continuare a commerciare come siamo abituati a fare in una relazione transatlantica”. Così come le catene di approvvigionametno transatlantiche “ne risentirebbero pesantemente su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Ma in virtù del fatto che quella tra Ue e Usa è “la più grande relazione commerciale su questo pianeta, con 1.700 miliardi di dollari, 400 miliardi di dollari che attraversano l’oceano ogni singolo giorno sotto forma di beni e servizi”, Bruxelles sta “dimostrando un’enorme pazienza” e “un’enorme creatività per trovare le soluzioni” negoziate. “Ma se la percentuale rimane superiore al 30%, semplicemente il commercio, il commercio come lo conosciamo, non continuerà, con un enorme effetto negativo su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Per questo, “penso che dobbiamo fare, e farò sicuramente, tutto il possibile per evitare questo scenario super negativo”, ha concluso.