Prima udienza di Leone XIV a Meloni: Ucraina, Gaza e il summit Onu in Etiopia al centro

Sorrisi, strette di mano e un colloquio a porte chiuse che dura oltre mezz’ora. Giorgia Meloni arriva in Vaticano per la sua prima udienza ufficiale con Papa Leone XIV, eletto in conclave l’8 maggio scorso.

Nella delegazione della premier ci sono i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Con loro, dopo l’udienza, la presidente del Consiglio scende poi in Terza Loggia, per incontrare anche il segretario di Stato, Pietro Parolin, e il ‘ministro degli Esteri’, Paul Gallagher.

Ucraina e Gaza al centro, in particolare l’impegno comune per la pace a Kiev e in Medio Oriente e l’assistenza umanitaria a Gaza, che ancora fatica ad arrivare, sotto gli attacchi e i blocchi di Israele. “Sono state sottolineate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e l’Italia“, fa sapere il Vaticano in una nota di poche righe, facendo riferimento a generiche “questioni afferenti ai rapporti bilaterali” e “tematiche d’interesse per la Chiesa e la società italiana”. Meloni, aggiunge Palazzo Chigi, ribadisce “l’apprezzamento per l’impegno della Sede Apostolica per la pace in Ucraina, a Gaza e in tutte le aree di crisi” e si sofferma sull’importanza della libertà religiosa e sulla tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente, che hanno sofferto le conseguenze delle crisi e dell’instabilità dell’area. I due leader condividono poi, rende noto la presidenza del Consiglio, “l’ottima collaborazione con le organizzazioni cattoliche religiose per la cooperazione in Africa, nell’ambito del Piano Mattei”.

Prima di chiudere le porte, la Santa Sede diffonde qualche immagine dell’incontro, in cui la premier e il Pontefice sono seduti nello studio del Palazzo apostolico. “Ha fatto tanti viaggi, io invece sono rimasto sempre a Roma”, dice il Papa. Lei gli parla del summit sulla sicurezza alimentare dell’Onu, che co-presiederà con il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed il 28 luglio, ad Addis Abeba, in Etiopia. Poi qualche immagine sullo scambio dei regali dopo il colloquio, in cui si vede la presidente del Consiglio che dona al Papa una veduta seicentesca della Chiesa dei Santi Domenico e Sisto e dell’antico monastero domenicano che ospita l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino dove Robert Prevost ha studiato Diritto canonico e ricorda la “grande cultura religiosa” dell’istituto. Il Papa ricambia con un volume su Sant’Agostino. E l’ultima stretta di mano: “Buon lavoro”, è l’augurio di Meloni al Papa.

Il primo contatto che hanno avuto la premier e il Pontefice è stato telefonico: il 15 maggio, appena una settimana dopo l’elezione di Prevost al soglio di Pietro. Si prospettava di organizzare i negoziati di pace tra Russia e Ucraina in Vaticano, ipotesi accolta positivamente dal Papa, ma poi saltata. Il primo incontro faccia a faccia c’è stato il 18 maggio, per la messa di inizio pontificato. Poi hanno avuto modo di incontrarsi di nuovo il 21 giugno, per il Giubileo dei governanti, quando Meloni ha chiesto al Papa se si fosse “assestato”.

Vaticano chiede remissione debito ecologico: “Non è solidarietà ma giustizia riparatoria”

Nell’anno Santo, il mondo riparta dalla remissione del debito ecologico. Lo chiede il dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, in una nota tematica in cinque lingue. Nel documento, il Vaticano spiega come il debito finanziario e quello ecologico siano due facce della stessa medaglia. Se sui Paesi in via di sviluppo grava un debito economico che ha radici lontane e che la pandemia ha acuito, questi soffrono anche le conseguenze più gravi della crisi climatica, pur non essendo tra i maggiori responsabili.

Sono le economie più industrializzate le principali artefici della crisi climatica. Sono storicamente state responsabili della quota maggiore di emissioni di gas serra e hanno costruito la propria prosperità anche attraverso lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali presenti nei territori dei Paesi in via di sviluppo, spesso a scapito delle comunità e degli ecosistemi locali. Uno squilibrio che ha portato molti a ritenere che i Paesi in via di sviluppo vantino, nei confronti dei Paesi più industrializzati, un vero e proprio credito ecologico, che dovrebbe almeno in parte compensare il debito finanziario da cui sono gravati.

Le zone del mondo ‘depredate’ sono infatti prive “delle risorse economiche e infrastrutturali necessarie per adattarsi o reagire”, cumulando così crisi economica e crisi ambientale, con inevitabili conseguenze sullo sviluppo umano della popolazione. In questa prospettiva, il condono del debito finanziario che grava sui Paesi più poveri non dovrebbe essere visto come un gesto di solidarietà e generosità, ma come un gesto di giustizia riparatoria. Non sarebbe un atto punitivo, ma un viatico alla costruzione di una “nuova alleanza tra i popoli”, osserva il dicastero, che abbia a cuore la giustizia sociale e la cura del creato. Sulla spinta del Giubileo della Speranza e “ispirata dalle parole di Papa Leone XIV, la Chiesa, fedele ai principi della Dottrina Sociale, rinnova il suo impegno pastorale per la giustizia ecologica, sociale e ambientale”, viene spiegato. Per questo il documento chiede alle Chiese particolari di favorire, nei diversi contesti sociali, una conversione ecologica integrale “personale e comunitaria”.

In molti Paesi, l’attenzione è “distratta” da questioni di grande rilievo che interrogano i modelli di crescita, le concentrazioni di ricchezza, le contraddizioni del diritto, suggerendo coraggiosi cambi di paradigma. Il paradigma dell’ecologia integrale impegna a un’applicazione della Dottrina Sociale della Chiesa nei diversi contesti e nelle reali sfide cui le persone sono esposte a ogni latitudine. L’invito è a “consolidare legami di conoscenza e di cooperazione fra Chiese particolari del mondo, approfittando anche della facilità con cui le nuove tecnologie consentono incontri fra persone e gruppi”.

Basilica San Pietro green: verso emissioni zero e monitoraggio aria

Emissioni zero, monitoraggio dell’aria, diffusione di buone pratiche ecologiche. A dieci anni dalla pubblicazione della Laudato Si’, l’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco, anche la Basilica di San Pietro diventa green.

La Fabbrica di San Pietro porta avanti un progetto di sostenibilità ambientale ed energetica della Basilica Papale, avviato nel 2022 per affrontare la crisi climatica e promuovere la Transizione alla Ecologia Integrale. Un progetto che mira a rendere la Basilica una “casa a impatto zero, che tutti accoglie e tutti incoraggia a crescere in umanità“, spiega il cardinale Mauro Gambetti, presidente della Fabbrica di San Pietro. “Complessa l’architettura monumentale, complesso il campo di intervento, per vincoli, volumi, numeri, complessa l’operazione per realizzarlo“, racconta.

I primi risultati del progetto, frutto della collaborazione con Enea, Politecnico di Milano, Università di Bari ‘Aldo Moro’, sono stati resi noti: la ‘Diagnosi delle risorse’ condotta da ENEA ha riguardato i flussi di materiali e risorse idriche nella Basilica di San Pietro e in Palazzo della Canonica, Palazzo di Santa Marta, Studio del Mosaico. Sono state indicate le azioni per ridurre consumi, sprechi e impatto ambientale, con relativi costi e benefici, dalla raccolta differenziata ai fontanelli d’acqua per eliminare contenitori plastici e sostituire imballaggi non biodegradabili.

Il progetto della Fabbrica di San Pietro può rappresentare un modello replicabile anche ad altri siti storici, religiosi e culturali, per migliorarne l’efficienza ambientale e gestionale.

Il Politecnico di Milano, una volta analizzati i consumi energetici attuali, ha proposto interventi di efficientamento impiantistico e bioclimatico, senza alterare il patrimonio storico-artistico, dalla sostituzione di vecchi impianti con pompe di calore all’illuminazione con lampade LED fino alla attivazione di ventilazione naturale per il raffrescamento.

Per il Palazzo della Canonica è prevista la sostituzione dei terminali idronici con sistemi waterloop e installazione di pompe di calore (ad aria o ad acqua di falda), con una riduzione dei consumi tra il 48% e il 57% e delle emissioni tra il 65% e il 72%. Allo Studio del Mosaico la sostituzione dei radiatori con sistemi waterloop, introduzione di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore e uso di illuminazione LED ad alta fedeltà cromatica, con una riduzione dei consumi di oltre il 60%. Risultati attesi: riduzione dei consumi energetici del 43% e delle emissioni di CO2 del 62%.

Negli ultimi trent’anni, l’interesse scientifico per la qualità dell’aria negli ambienti chiusi è cresciuto, soprattutto perché la popolazione moderna trascorre oltre il 90% del tempo in spazi indoor, dove spesso l’inquinamento supera quello esterno. La pandemia da Covid ha ulteriormente evidenziato l’importanza di monitorare l’aria interna, soprattutto per ridurre il rischio di trasmissione di virus e batteri, a garanzia della salubrità degli ambienti a cui accedono giornalmente decine di migliaia di pellegrini e visitatori in quest’anno di Giubileo. In questo contesto si inserisce il progetto di monitoraggio della qualità dell’aria nella Basilica di San Pietro, dove in sette punti, con il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari ‘Aldo Moro’, sono stati installati sistemi sensoristici avanzati per rilevare in tempo reale particolato (PM), composti organici volatili (TVOC), anidride carbonica (CO2), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e parametri microclimatici. I risultati finora raccolti mostrano che, malgrado l’elevato numero di accessi, tra i 40 e i 45mila al giorno, la Basilica mantiene una buona qualità dell’aria grazie alle sue grandi dimensioni e all’efficace ventilazione naturale.

Lo Stato della Città del Vaticano è “impegnato da molti anni a promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso politiche ecologiche per salvaguardare l’ambiente e fornire strategie di risparmio energetico, nello spirito dei principi della Enciclica ‘Laudato Sì’, della Esortazione Apostolica ‘Laudate Deum’ e dell’Encilica ‘Fratelli Tutti’”, ricorda Gambetti. Il Comitato Scientifico di Progetto, che ha validato metodologie e progettualità in campo energetico ed ambientale, monitora, rendiconta e certifica i risultati delle azioni, “contribuendo poi, con strumenti informativi e formativi coerenti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – precisa il coordinatore del progetto, Walter Ganapini, anche al dialogo interreligioso, aderendo all’approccio ‘One Health'”.

Leone riceve Mattarella: Ucraina e Gaza sul tavolo della diplomazia della pace

Ucraina e Gaza. Ma anche il “contributo della Chiesa nella vita del Paese”. Tra sorrisi e strette di mano, Sergio Mattarella e Robert Prevost hanno il loro primo colloquio a porte chiuse nello studio del Palazzo apostolico in Vaticano. Ancora una volta, tutto ruota intorno a quella pace che sembra lontanissima, in un mondo martoriato.

Il primo scambio di saluti di persona c’era stato il 18 maggio, giorno in cui Leone XIV ha presieduto la messa per l’inizio del Pontificato. Già in quella occasione, come per il primo saluto dalla loggia delle benedizioni, il pensiero di Leone era rivolto alle aree di crisi. Il capo dello Stato arriva nel cortile di San Damaso poco prima delle 9, accolto dal reggente della prefettura della casa pontificia, monsignor Leonardo Sapienza. Il cortile è allestito per l’occasione, una composizione di fiori tricolore, il lungo tappeto rosso, 16 ‘gentiluomini di Sua Santità’.

Ad accompagnare il presidente della Repubblica, una delegazione consistente. Tutta la sua famiglia, i tre figli Laura, Bernardo e Francesco con i coniugi e i cinque nipoti, oltre ai suoi consiglieri, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto.

Poco meno di un’ora di colloquio a porte chiuse, poi lo scambio dei doni, in cui spicca il messaggio per la Pace di Papa Francesco, che Prevost regala al presidente: “Ho reso omaggio alla sua tomba a Santa Maria Maggiore il giorno prima del Conclave“, ricorda lui, donando al Pontefice due volumi cinquecenteschi su Sant’Agostino. Poi, l’incontro del presidente con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Mirosław Wachowski, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati (il segretario Paul Gallagher è in visita a Cuba, in occasione del 90esimo anniversario dei rapporti diplomatici bilaterali tra la Santa Sede e il Paese caraibico). “Durante i cordiali colloqui in Segreteria di Stato è stato espresso compiacimento per le buone relazioni bilaterali esistenti. Ci si è soffermati su temi di carattere internazionale, con particolare attenzione ai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Nel prosieguo della conversazione sono state affrontate alcune tematiche di carattere sociale, con speciale riferimento al contributo della Chiesa nella vita del Paese”, spiega il Vaticano.

Ho portato al nuovo Pontefice l’affetto dell’Italia”, racconta poco dopo il capo dello Stato ad Arezzo, visitando la sede di Rondine Cittadella della Pace. Mattarella riporta ai ragazzi una citazione di sant’Agostino già utilizzata dal Papa agostiniano in occasione del suo incontro con la stampa mondiale: “Anche all’epoca di Agostino, a Ippona, c’era chi si lamentava dei tempi difficili, brutti, cupi. La sua risposta fu: ‘I tempi siamo noi’, sottolineando – osserva il presidente – che i tempi si modellano secondo quello che noi ci mettiamo dentro”.

Tagle, dalle Filippine il prefetto che difende la Terra dalle lobby

Luis Antonio Gokim Tagle (Filippine), 67 anni – Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, è una delle voci più autorevoli nella Chiesa sull’ecologia integrale, promuovendo la tutela dell’ambiente come parte integrante della missione cristiana. E’ stato consacrato vescovo il 12 dicembre 2001 e creato cardinale da Papa Benedetto XVI il 24 novembre 2012. Arcivescovo di Manila dal 2011 al 2019, Tagle ha presieduto la Caritas Internationalis dal 2015 al 2023.

Il cardinale filippino ha promosso attivamente l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, sottolineando l’importanza di diffonderne il messaggio anche al di fuori della comunità cattolica. In un incontro con i vescovi indonesiani, nel 2015, ha considerato la Laudato Sì come “la coscienza morale della Chiesa cattolica su come comportarci con la Terra, un ambiente vivo per gli esseri umani, un dono di Dio che genera vita per tutte le persone”.

Ha inoltre esortato la comunità cattolica a diffondere il contenuto dell’enciclica a tutti, appellandosi a un “obbligo morale nei confronti delle prossime generazioni” perché “la Terra deve essere un dono per tutti e non solo per le lobby finanziarie”.

In occasione del ‘Tempo del Creato’, Tagle ha ricordato l’importanza di considerarsi custodi della Terra, non suoi proprietari: “Molto spesso diventiamo proprietari, ci comportiamo da proprietari e dimentichiamo di essere custodi” , ha denunciato, sottolineando che il modo in cui ci occupiamo dell’ambiente riflette il nostro atteggiamento verso la vita e gli esseri umani, invitando a celebrare l’interconnessione nella famiglia del Creato e in quella umana, specialmente con i poveri.

Durante la ‘Giornata per il Creato’ nelle Filippine, Tagle ha esortato i fedeli a vivere una vita semplice e a proteggere la Terra: “Penso che parte della nostra missione, oggi e nei prossimi anni, sia quella di includere con più consapevolezza la cura del creato come parte della santità” . Per il prefetto, molte delle crisi ambientali attuali sarebbero evitabili se le persone fossero consapevoli delle conseguenze delle loro azioni. Tagle ha promosso la collaborazione interreligiosa per la tutela dell’ambiente, sottolineando l’importanza di coinvolgere tutte le persone di buona volontà: “È una celebrazione con un chiaro messaggio sociale ed ecologico poiché il modo con cui ci occupiamo del Creato dimostra il nostro atteggiamento nei confronti della vita e degli esseri umani”, ha detto, incoraggiando azioni quotidiane per ridurre la violenza, l’egoismo, lo sfruttamento, e per intensificare l’impegno per la protezione dei più deboli.

Ambongo, l’arcivescovo di Kinshasa che denuncia la “sfacciata predazione” della RDC

Fridolin Ambongo Besungu (Repubblica Democratica del Congo) , 65 anni – Frate minore Cappuccino e arcivescovo di Kinshasa dall’1 novembre 2018, il cardinale è una delle voci più autorevoli in Africa nella denuncia dello sfruttamento illegale delle risorse naturali e nella promozione di un approccio etico allo sviluppo.

E’ nato a Boto, nella diocesi di Molegbe, il 24 gennaio 1960 non lontano dal confine con la Repubblica Centrafricana, pochi mesi prima che terminasse la colonizzazione belga. Si è preparato al sacerdozio studiando filosofia a Bwamanda e teologia nell’Istituto Saint Eugène de Mazenod a Kinshasa, dal 1984 al 1988 ottenendo poi la licenza in teologia morale presso l’Accademia alfonsiana a Roma. Ambongo è stato consacrato vescovo il 6 marzo 2005 e creato cardinale da Papa Francesco il 5 ottobre del 2019.

E’ stato membro del C9, il consiglio dei 9 cardinali istituito da Bergoglio nel 2013, per aiutarlo nel governo della Chiesa e nella riforma della costituzione apostolica Pastor Bonus sull’assetto della Curia romana ed è presidente del Secam, il Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar. Il porporato ha più volte condannato la “sfacciata predazione” delle risorse della Repubblica Democratica del Congo da parte di multinazionali e Paesi confinanti, come il Ruanda, spesso con la complicità della comunità internazionale.

Nell’omelia della messa che ha celebrato per la pace nell’est della Rdc il 24 febbraio 2024, il cardinale ha affermato che la pace nella regione martoriata sarà raggiunta solo se i vicini del Paese smetteranno di “predare senza vergogna” le sue risorse naturali: “Aggressori e multinazionali hanno unito le forze per mettere le mani sulle ricchezze del Congo, a scapito e in disprezzo della dignità dei pacifici cittadini congolesi”, ha tuonato.

Ha inoltre criticato accordi internazionali che, a suo avviso, legittimano il saccheggio delle risorse congolesi, come quello tra l’Unione Europea e il Ruanda: “L’Unione Europea firma un accordo di cooperazione mineraria sostenibile con il Ruanda sulle risorse saccheggiate nella RDC. Non è questo un forte sostegno per l’aggressore?”, ha domandato. Già nel 2015, Ambongo sottolineava l’importanza delle energie rinnovabili per combattere i cambiamenti climatici: “Il futuro è questa energia rinnovabile, nello specifico i pannelli solari”, aveva commentato. Ha anche collaborato con il cardinale Christoph Schönborn per facilitare un incontro tra i ministri dell’ambiente di Germania e Congo, per discutere strategie per migliorare la qualità ambientale nei rispettivi Paesi. L’arcivescovo di Kinshasa unisce una profonda spiritualità francescana a un forte impegno sociale e politico. È critico verso le ingerenze occidentali che considera neocolonialiste e difende con forza la sovranità e la dignità del popolo congolese. La sua leadership è vista come un punto di riferimento per una Chiesa africana più autonoma e profetica.

Turkson ecologista integrale: Grido della Terra è grido dei poveri

Peter Turkson (Ghana), 76 anni – Cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze e della Pontificia accademia delle Scienze sociali, il cardinale ghanese originario di Wassaw Nsuta è stato prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. E’ una delle voci più autorevoli del mondo cattolico nell’ambito della giustizia ambientale, con una visione che intreccia rispetto del creato, diritti umani e sviluppo economico sostenibile. Ha elogiato più volte gli attivisti climatici e definito Greta Thunberg “una grande testimone dell’insegnamento della Chiesa sull’ambiente”.

Figlio di madre metodista e padre cattolico, Turkson è entrato in seminario in Ghana, ha proseguito la formazione sacerdotale negli Stati Uniti, al St. Anthony-on-Hudson Seminary, e a Roma nel Pontificio Istituto Biblico. Viene ordinato sacerdote nel 1975. Dopo anni di servizio pastorale, nel 1992 Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Cape Coast e lo crea cardinale nel 2003. Dal 2009 al 2017 guida il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Dal 2017 al 2021 è il primo Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, organismo che si occupa di diritti umani, giustizia sociale, ambiente e salute. Il cardinale Turkson è considerato uno dei principali promotori della Laudato si’, l’enciclica ecologica scritta da Papa Francesco nel 2015. Ha lavorato alla sua redazione, proponendo una visione integrale dell’ecologia che collega la crisi ambientale con la povertà e l’ingiustizia sociale. “La crisi ecologica è l’altra faccia della crisi sociale: un grido della terra e un grido dei poveri”, dichiara nel 2015 intervistato da Vatican News.

L’ex prefetto ha sempre sostenuto che la protezione dell’ambiente non può essere separata dalla tutela della dignità umana: “Non possiamo parlare di cambiamento climatico senza parlare di giustizia. I più poveri pagano il prezzo più alto”, spiega sempre nel 2015 in un dialogo a Parigi. Ripetutamente il cardinale ghanese ha richiamato la responsabilità collettiva di fronte al degrado ambientale. Alla Conferenza ‘Our Ocean’, nel 2017, ricorda che “la Terra ci precede e ci è stata data. Non è un bene di consumo da sfruttare, ma un dono da custodire”.

La sua visione di ecologica integrale promuove un approccio che unisce cura della natura, economia sostenibile e solidarietà tra i popoli. “Un’ecologia autentica non si limita a proteggere la natura: è un appello alla conversione dei cuori, dei comportamenti, dei sistemi economici”, ricorda nel 2019 in un’intervista al quotidiano La Croix. Turkson invita a non considerare l’ambiente come a “un tema per pochi specialisti”, ma come una questione urgente che coinvolge ogni essere umano. E si dice convinto che i giovani abbiano un ruolo cruciale nella “conversione ecologica globale”. “La terra ha bisogno delle vostre mani, delle vostre menti e dei vostri cuori. Non aspettate che siano gli altri a cambiare il mondo”, dice aprendo l’edizione virtuale di Economy of Francesco, con duemila giovani economisti e imprenditori under 35 convocati da Papa Francesco ad Assisi.

Czerny il prefetto gesuita che difende i rifugiati climatici

Michael Czerny (Repubblica Ceca), 78 anni – Prefetto del dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, Czerny sottolinea l’urgenza di azioni locali e politiche pubbliche efficaci per affrontare la crisi climatica, evidenziando le conseguenze dello sfruttamento della Terra.

Il cardinale incarna una visione profonda e concreta dell’ecologia integrale, per la quale il rispetto per l’ambiente è inscindibile dal rispetto per ogni persona, specialmente per i più vulnerabili.

Nato nel 1946 in Cecoslovacchia da una famiglia cattolica, Michael Czerny emigra in Canada con la madre e il fratello nel 1948, fuggendo dalle persecuzioni comuniste. Entra nella Compagnia di Gesù a 20 anni. Studia filosofia e teologia in Canada e negli Stati Uniti, fondando il Jesuit Centre for Social Faith and Justice a Toronto, impegnato su questioni sociali come la giustizia ambientale e i diritti umani. A Milano lavora a stretto contatto con il Cardinale Carlo Maria Martini e nel 2010 Papa Benedetto XVI lo chiama a Roma come sottosegretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Dal 2016, è uno dei sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, diretto personalmente da Papa Francesco. E’ Bergoglio a crearlo cardinale, il 5 ottobre 2019.

Czerny vede nella cura del Creato una dimensione essenziale della fede cristiana, strettamente collegata ai temi della giustizia sociale e della dignità dei migranti e dei poveri. “La crisi climatica è una crisi umanitaria. È la terra stessa che geme, ed è l’umanità più vulnerabile che soffre”, denuncia durante una conferenza a Roma nel 2019.

Il prefetto è tra i promotori dell’applicazione concreta della Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco, soprattutto nell’ambito della migrazione climatica. “Quando parliamo di rifugiati climatici, non stiamo parlando del futuro: stiamo parlando di una realtà già presente”, osserva un’intervista ad America Magazine nel 2020. Czerny richiama spesso alla necessità di una conversione ecologica personale e comunitaria, invitando tutti a un cambiamento concreto di stile di vita. “Non basta aggiustare il sistema. Dobbiamo cambiare mentalità, abbandonare l’idea che la natura sia una merce”, esorta durante una tavola rotonda nel 2021.

Czerny integra l’ecologia nella visione della giustizia integrale. Nella presentazione del Documento sul Sinodo per l’Amazzonia, nel 2019, ricorda che l’Amazzonia non è solo una regione geografica: “è un banco di prova per la sopravvivenza del nostro pianeta”. Durante il Sinodo insiste sull’ingiustizia subita per la devastazione dell’ambiente dai popoli indigeni, “i primi custodi del creato”. Il cardinale ceco è molto impegnato nella promozione del Piano d’Azione Laudato si’, che invita parrocchie, scuole, aziende e famiglie a cambiare radicalmente i propri modelli di consumo e produzione. “Non si tratta solo di salvare la natura. Si tratta di salvare la nostra umanità”, scandisce nel 2022 durante una conferenza.

Ia, S.Sede: Non diventarne schiavi. Su clima applicazioni promettenti ma ridurre impatto

L’intelligenza artificiale sia utilizzata come supporto a quella umana, non per “sostituire la sua ricchezza“. Dopo i tanti interventi di Papa Francesco sul tema e la riflessione con i leader del G7 a Borgo Egnazia, in Puglia, la Santa Sede pubblica ‘Antiqua et Nova‘, una nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.

Antica e nuova, come la sapienza, frutto della riflessione tra il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione. A uso di una nuova umanità che “sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa“, si spiega. Il documento è rivolto a tutti coloro che sono chiamati a educare e trasmettere la fede: genitori, insegnanti, preti, vescovi, ma anche a chi condivide l’esigenza di uno sviluppo scientifico e tecnologico “al servizio della persona e del bene comune“.

La nota analizza in 117 paragrafi sfide e opportunità dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale nei campi dell’educazione, dell’economia, del lavoro, della sanità, delle relazioni internazionali e interpersonali e anche nei contesti di guerra. Il cuore della riflessione è, appunto, etico e ha a che fare con il rapporto con Dio, quando ricorda che l’Ia “non è altro che un pallido riflesso dell’umanità” e che “ricercando in essa un ‘Altro’ più grande con cui condividere la propria esistenza e responsabilità, l’umanità rischia di creare un sostituto di Dio”. In definitiva, viene spiegato: “non è l’Ia a essere divinizzata e adorata, ma l’essere umano, per diventare, in questo modo, schiavo della propria stessa opera“.

E’ soprattutto sull’uso dello strumento in guerra che emerge un “grave motivo di preoccupazione“. Perché i sistemi di armi autonome e letali sono in grado di “identificare e colpire obiettivi senza intervento umano diretto” e senza alcun tipo di “giudizio morale“. Le macchine in grado di uccidere con precisione in modo autonomo e altre capaci di distruzione di massa sono una minaccia vera e propria per “la sopravvivenza dell’umanità o di intere regioni”: si tratta di tecnologie che “danno alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti, senza risparmiare nemmeno i bambini”, sottolinea la nota. Contro il rischio di “spirali di autodistruzione”, la Santa Sede invita ad “assumere una posizione netta contro tutte le applicazioni della tecnologia che minacciano intrinsecamente la vita e la dignità della persona umana”.

Un altro settore settore scandagliato, estremamente a rischio, è il mondo del lavoro. In molte professioni l’Ia sta provocando “sostanziali trasformazioni” con effetti diversificati. Da una parte, viene riconosciuto, “ha le potenzialità per accrescere le competenze e la produttività, offrendo la possibilità di creare posti di lavoro, consentendo ai lavoratori di concentrarsi su compiti più innovativi e aprendo nuovi orizzonti alla creatività e all’inventiva“. Tuttavia, d’altra parte i lavoratori sono “spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora“. Gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente “dequalificare i lavoratori“, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessità di stare al passo con il ritmo della tecnologia, evidenzia il Vaticano, “può erodere il senso della propria capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro“.

Attenzione viene posta al tema dell’ambiente, in cui l’Ia ha “numerose e promettenti applicazioni per migliorare il nostro rapporto“, come la creazione di modelli per la previsione di eventi climatici estremi, la proposta di soluzioni ingegneristiche per la riduzione del loro impatto, la gestione delle operazioni di soccorso e la predizione degli spostamenti di popolazione. L’Ia può inoltre supportare l’agricoltura sostenibile, ottimizzare il consumo di energia e fornire sistemi di allarme rapido per le emergenze di salute pubblica. “Tutti questi progressi potrebbero potenziare la capacità di recupero di fronte alle sfide legate al clima e promuovere uno sviluppo maggiormente sostenibile“.
Non bisogna dimenticare però che gli attuali modelli richiedono “ingenti quantità di energia e di acqua e contribuiscono in modo significativo alle emissioni di CO2, oltre a consumare risorse in modo intensivo“. Ecco quindi che, “considerando il pesante tributo che tali tecnologie esigono dall’ambiente, lo sviluppo di soluzioni sostenibili è vitale per ridurre il loro impatto sulla ‘casa comune‘”.

Musei Vaticani sempre più green: inaugurata la copertura vetrata fotovoltaica

È stata inaugurata oggi, ai Musei Vaticani, la nuova copertura vetrata fotovoltaica del Cortile delle Corazze. All’evento hanno partecipato il Cardinale Fernando Vérgez Alzaga e la presidente di Acea Barbara Marinali. Gli impianti sosterranno in modo significativo con una produzione di energia rinnovabile i consumi elettrici dei Musei e concorreranno ad abbattere la Carbon Foot Print dello Stato. L’intervento, realizzato in soli sei mesi da Areti, società del Gruppo Acea che si occupa della distribuzione dell’energia elettrica a Roma, ha un ulteriore valore estetico e funzionale per un sito di per sé già iconico nell’immaginario collettivo: infatti la sostituzione dei vetri esistenti con i nuovi vetri fotovoltaici ha permesso di realizzare una copertura che garantisce un isolamento termico e un effetto di ombreggiamento che aumentano in modo significativo la vivibilità degli spazi. Così come la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione, ha consentito di migliorare l’efficienza illuminotecnica e una conseguente valorizzazione estetica del sito.

A rendere ancora più complessa la sfida per i tecnici, durante i sei mesi di lavoro, la necessità di non intralciare mai il flusso dei visitatori giornalieri attraverso l’ingresso dei Musei. Per questo motivo i tecnici hanno operato su ponteggi interni ed esterni progettati in modo tale da poter eseguire gli interventi in sicurezza e senza alcun intralcio ai visitatori. Oltre al cortile delle Corazze, nel progetto è prevista anche la copertura con vetri fotovoltaici del magazzino della Vignaccia nei Giardini Vaticani, che verrà completata entro i primi mesi del prossimo anno. Complessivamente, i due impianti, prevedono la realizzazione di 350 KW di picco fotovoltaico per una produzione complessiva di circa 500 MWh di energia elettrica all’anno. Sempre oggi sono stati inaugurati anche 20 punti di ricarica “veloci” su 10 colonnine e 2 punti di ricarica “ultra fast”, su una ulteriore colonnina al lato dell’ingresso dell’Aula Paolo VI per incentivare la diffusione della mobilità elettrica.

 “La bellezza dell’arte e l’innovazione tecnologica – spiega la presidente di Acea, Barbara Marinali – un binomio che si concretizza perfettamente nel progetto che inauguriamo oggi ai Musei Vaticani. È un’occasione per Acea per fornire il proprio contributo, grazie alle altissime professionalità del Gruppo, ad uno dei musei più importanti al mondo, supportando così il settore artistico-culturale. Oggi possiamo dire che il Vaticano diventa sempre più green. Continua così il nostro impegno nel migliorare le infrastrutture e offrire soluzioni che vanno nella direzione delle smart city in un futuro in cui la grande sfida passa attraverso i temi della new technology, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale”.