Auto, mercato elettriche vola: leadership Byd, in picchiata Tesla

Nonostante le difficoltà generalizzate del mercato auto, il segmento delle elettrificate sembra vivere il suo momento d’oro. Da gennaio a maggio 2025, le consegne globali di veicoli a batteria e ibridi (auto e mezzi commerciali) sono balzate a 7,520 milioni di unità, con una crescita del 32,4% su base annua e +42,8% rispetto al 2017. Byd mantiene la sua leadership globale, davanti ai marchi della rivale cinese Geely e a Tesla.

Secondo l’ultima analisi di Sne Research, in particolare, i marchi legati a Byd hanno venduto 1,586 milioni di unità nei primi 5 mesi dell’anno, con un aumento del 34,8% su base annua. Il colosso cinese punta a vendere circa 6 milioni di unità di Bev e ibridi plug in quest’anno e sembra aver reagito meglio di altri ai cambiamenti nelle politiche tariffarie e in materia di sussidi, costruendo linee di produzione locali o espandendole in Europa (Ungheria e Turchia) e nel Sud-est asiatico (Thailandia, Indonesia e Cambogia). “Grazie a prezzi competitivi e alla tecnologia di base – spiegano gli analisti di Sne – Byd ha continuato a migliorare la notorietà del marchio e a diversificare il suo portafoglio prodotti in vari segmenti, dai micro veicoli elettrici ai veicoli commerciali, per rafforzare la sua competitività nell’ecosistema complessivo dei veicoli elettrici. Tuttavia, sono emerse preoccupazioni sulla sua solvibilità finanziaria, poiché il gruppo si è recentemente espansa in modo un po’ troppo rapido, con conseguente aumento del debito. In questo contesto, il settore sta prestando attenzione a come l’aggressività e gli investimenti audaci di Byd influenzeranno la sua futura redditività e quota di mercato”.

Crescita a doppia cifra anche per il gruppo Geely (+77,3% annuale da gennaio a maggio), a circa 793.000 unità, grazie soprattutto al successo del modello Star Wish. I suoi marchi premium Zeekr, Galaxy (dedicato all’ibrido), e Lynk & Co puntano al mercato globale e si rivolgono a diverse fasce di clientela. In particolare, spiega Sne Research, Geely sta lavorando attivamente per convertire i veicoli a combustione interna in veicoli elettrici, sviluppando tecnologie proprietarie per batterie, sistemi elettronici e software, oltre a rafforzare le proprie capacità produttive. “Queste strategie di integrazione verticale e sviluppo interno della tecnologia sono considerate fattori chiave per promuovere la competitività di Geely, il che fa prevedere un’elevata probabilità di espansione della sua presenza sul mercato globale”, spiega l’analisi.

Continua invece il momento nero di Tesla: nonostante rimanga al terzo posto globale per vendite (esclusivamente Bev) il calo è stato del 16% su base annua, vendendo circa 537.000 unità: tra le cause, il calo rilevato da Model Y e Model 3 e l’attivismo politico di Elon Musk (ridotto nelle ultime settimane e addirittura in aperto contrasto con il presidente Usa, Donald Trump), con possibili ripercussioni negative sul marchio e sulla sua affidabilità. In particolare, le vendite globali della Model Y si sono ridotte del 22,8% (da 421.000 a 325.000 unità), aggravando il peso sull’intero marchio. In Europa le vendite sono diminuite del 34,3%, registrando 79.000 unità, mentre in Nord America le vendite sono diminuite del 13,8%, a 218.000 unità.

Meno accentuata la frenata in in Cina, -7,8% a 202.000 unità. In Europa, calo a due cifre sia per la Model Y (-38,1%) sia per la Model 3 (-25,4%), mentre in Nord America le vendite di Model Y sono diminuite del 16,6%, mostrando un evidente rallentamento. In Cina, le vendite della Model 3 sono invece aumentate del 43,8%, mentre la Model Y ha registrato un -24%. Tesla sembra perdere il suo vantaggio competitivo anche nel segmento premium, spiegano gli analisti di Sne Research: le vendite globali di modelli di punta come la Model S e la Model X sono diminuite rispettivamente del 66,1% e del 43,4%. “Affinché Tesla possa aspettarsi una ripresa delle vendite in futuro, sarà necessario per Musk e i suoi manager elaborare misure per mitigare i rischi derivanti dall’immagine del marchio compromessa”, spiega lo studio. Su base geografica, da gennaio a maggio 2025 il mercato globale dei veicoli elettrici ha mostrato andamenti diversi a seconda delle politiche correlate e delle strutture della domanda in ciascun Paese.

In Cina, che rappresenta la quota maggiore (62,7%) del mercato globale, sono state vendute complessivamente 4,718 milioni di unità di veicoli elettrici, con un aumento del 39,2% su base annua. Concentrandosi sulle grandi città cinesi, la domanda di veicoli elettrici entry-level è aumentata e l’elettrificazione dei veicoli elettrici commerciali è aumentata. In Europa, sono stati venduti complessivamente 1,538 milioni di veicoli elettrici, con una crescita del 27,9% su base annua, e la quota di mercato europea dei veicoli elettrici è leggermente scesa al 20,5%. Sebbene gli indicatori mostrino una continua ripresa, l’aumento complessivo della sensibilità al prezzo ha notevolmente accelerato la crescita delle quote di mercato dei veicoli elettrici cinesi a scapito dei marchi tradizionali. Le case automobilistiche cinesi come Byd, Nio e Xpeng stanno lavorando intensamente per investire in impianti di produzione locali in paesi come Ungheria e Spagna.

A questo proposito, sono emersi conflitti tra la politica dell’Ue, volta a promuovere la produzione locale, e le misure per limitare la penetrazione dei modelli asiatici. Rallentamento conclamato delle elettriche invece nel mercato nordamericano, dove sono state vendute 714.000 unità, con un aumento di solo l’1,4% su base annua e una quota globale di Bev e Phev scesa al 9,5%. “Grazie ai benefici del credito d’imposta previsti dall’Inflation Reduction Act (Ira) statunitense, importanti produttori come GM, Ford e Hyundai Motor Group stanno aumentando la loro quota di produzione locale in Nord America, ma la domanda di veicoli elettrici è stata inferiore alle aspettative – spiega Sne Research -. Dall’insediamento dell’amministrazione Trump, con l’orientamento politico che si sposta verso maggiori tagli fiscali e un allentamento delle normative ambientali, le discussioni a livello federale per ridurre i sussidi ai veicoli elettrici stanno guadagnando slancio. Di conseguenza, le prospettive per la domanda di veicoli elettrici vengono riviste al ribasso e le case automobilistiche stanno iniziando a riallineare le loro strategie, ad esempio tornando a portafogli incentrati sui motori a combustione interna”.

Tesla fa retromarcia: -13,4% vendite in 4 mesi. Un’auto elettrica su 5 nel mondo è Byd

Tra tutti i principali marchi automobilistici dell’elettrico, Tesla è l’unico che tra gennaio e aprile, a livello globale, ha registrato un calo. A due cifre: -13,4% con 422.000 unità consegnate. Un terzo rispetto a Byd: 1 milione 242mila auto consegnate e una crescita del 43,2%. Secondo l’ultimo report di settore di Sne Research, si comportano bene, in generale, tutti i principali marchi cinesi, al momento unici competitors della compagnia di Elon Musk a livello internazionale. Giusto per dare una dimensione, nei primi quattro mesi dell’anno le consegne di veicoli elettrici a batteria (Bev) e ibridi plug in (pur considerando la quota – minoritaria – di veicoli commerciali) sono balzate a 5 milioni e 808mila unità, con un aumento di circa il 34,6% su base annua.

Byd si è classificata al primo posto nella classifica mondiale delle vendite di veicoli elettrici ed è sulla buona strada per raggiungere il target di 6 milioni di unità vendute nell’anno. Secondo l’analisi di Sne Research, il colosso cinese ha risposto “attivamente” ai cambiamenti nelle politiche tariffarie e in materia di sussidi, costruendo linee di produzione locali o espandendole in Europa (Ungheria e Turchia) e nel sud-est asiatico (Thailandia, Indonesia e Cambogia). “Grazie alla sua competitività di prezzo e alla sua tecnologia, Byd ha effettuato una mossa strategica per migliorare la notorietà del suo marchio e rafforzare il vantaggio competitivo nell’intero ecosistema dei veicoli elettrici”, spiegano gli analisti. In pratica oltre un quinto delle vetture elettriche vendute nel periodo era una Byd (21,4% di quota di mercato globale nel segmento Bev-Phev). Ma anche il gruppo Geely (di Hangzhou), al secondo posto in classifica, ha registrato una crescita significativa (+79,4%), vendendo 616.000 unità.

Tesla, al terzo posto della classifica globale di vendite sull’elettrico, ha registrato invece un calo delle vendite del 13,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso a causa di un rallentamento delle vendite di Model 3 e Y. In Europa, le vendite sono diminuite del 34,6% e in Nord America del 9,1%. Nello specifico, nel Vecchio continente, il calo delle vendite è stato causato principalmente dalla sospensione della produzione decisa per lanciare Juniper, la versione rinnovata della Model Y, e dalla carenza di scorte. Tesla aveva pianificato di lanciare un nuovo modello entry-level, ma il programma di produzione è stato ritardato di almeno tre mesi, con la produzione di massa ora prevista per iniziare tra la seconda metà del 2025 e l’inizio del 2026. Inoltre, Tesla sta lavorando al perfezionamento del software di guida autonoma e all’espansione dei suoi servizi in abbonamento per rafforzare il suo modello di ricavi basato sul software. “Tuttavia, l’impegno politico del Ceo Elon Musk ha avuto un impatto negativo sull’immagine del marchio, portando a un calo della fiducia dei consumatori”, spiega Sne Research.

Su base geografica, l’Europa ha registrato una ripresa della crescita, registrando un aumento del 26,2% nelle vendite di veicoli elettrici rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il lancio di nuovi modelli come Renault R5, Stellantis e-C3, Kia EV3 e Hyundai Casper Electric (Inster) sta trainando la ripresa della domanda sul mercato. Il mercato del vecchio continente, non è un mistero, è uno dei più appetibili per i marchi cinesi: Byd sta facendo base in Ungheria, ma anche Nio (da Shanghai) e MG (di proprietà di Saic) e Leapmotor hanno deciso di entrare nel mercato europeo o di espandere la propria presenza. Nel frattempo, l’Ue ha rinviato l’attuazione delle normative sulle emissioni di CO₂ al 2027, con i criteri di conformità modificati per consentire l’utilizzo delle emissioni medie dal 2025 al 2027.

Rallenta invece il mercato nordamericano, che nei primi quattro mesi dell’anno, ha registrato una crescita di appena il 4%, pari al 9,6% della quota di mercato globale. Grazie ai benefici del credito d’imposta previsti dall’Inflation Reduction Act (IRA) statunitense, importanti produttori come General Motors, Ford e Hyundai stanno aumentando la produzione locale in Nord America. “Tuttavia l’incertezza politica sta aumentando sotto l’amministrazione Trump a causa di potenziali tagli ai sussidi e della revisione di dazi aggiuntivi. Le case automobilistiche sono ora tenute a mantenere un portafoglio bilanciato tra veicoli a motore a combustione interna e veicoli elettrici, insieme a strategie di risposta flessibili”.

Guardando al mercato asiatico (Cina esclusa) la crescita del quadrimestre si è attestata a +37,1% su base annua. Sne research sottolinea ad esempio che il Giappone si sta allontanando dalla sua tradizionale strategia incentrata sull’ibrido, come si evince dalle recenti iniziative di Toyota e Lexus per il lancio di nuovi modelli Bev. L’India si è posta l’obiettivo di raggiungere una quota del 30% di veicoli elettrici entro il 2030 e sta attivamente rinnovando i suoi programmi di sussidi e ampliando le infrastrutture di ricarica. Nel sud-est asiatico, Paesi come Thailandia e Indonesia stanno emergendo come hub chiave per la produzione di veicoli elettrici, con i loro governi che offrono incentivi come agevolazioni fiscali e supporto per attrarre stabilimenti di produzione locali.

costa rica - batterie -

Tesla contro Byd: ricercatori smontano le batterie per scoprirne i segreti

Sono due i principali produttori che dominano il mercato dei veicoli elettrici: Tesla, che è più popolare in Europa e Nord America, e BYD, che è leader in Cina. Tuttavia, entrambi hanno sempre rilasciato dati limitati sulle loro batterie, quindi la struttura meccanica e le caratteristiche delle celle sono rimaste un mistero. Ma un team di ricercatori ha deciso di smontarle, per conoscere più da vicino il loro funzionamento. I risultati, pubblicati il 6 marzo sulla rivista Cell Reports Physical Science di Cell Press, mostrano che le batterie Tesla danno priorità all’alta densità energetica e alle prestazioni, mentre quelle BYD all’efficienza del volume e ai materiali a basso costo. Nel complesso, lo studio ha rivelato che la batteria BYD è più efficiente perché consente una più facile gestione termica.

“I dati e le analisi approfondite disponibili sulle batterie all’avanguardia per le applicazioni automobilistiche sono molto limitati”, spiega Jonas Gorsch, ricercatore presso il dipartimento di ingegneria della produzione di componenti per la mobilità elettrica dell’Università RWTH di Aquisgrana in Germania e autore principale dello studio.

Per risolvere questo problema, i ricercatori hanno esaminato la batteria Tesla, la cella Tesla 4680, e la batteria BYD, la cella BYD Blade, concentrandosi sul design specifico e sulle caratteristiche prestazionali di ciascuna. Hanno valutato i design meccanici e le dimensioni delle celle, le esatte composizioni dei materiali dei loro elettrodi e le prestazioni elettriche e termiche. Hanno anche dedotto i processi utilizzati per assemblarle e i costi dei materiali utilizzati per realizzarle. “Siamo rimasti sorpresi di non trovare traccia di silicio negli anodi di nessuna delle due celle, specialmente nella cella di Tesla, poiché il silicio è ampiamente considerato nella ricerca come un materiale chiave per aumentare la densità energetica”, dice Gorsch.

Il team ha scoperto che i due tipi di batterie presentavano differenze significative nella velocità di carica (o scarica) rispetto alla loro capacità massima. Ma hanno anche mostrato somiglianze inaspettate: entrambe utilizzano un modo insolito di collegare i loro sottili fogli di elettrodo, cioè con la saldatura laser invece della saldatura a ultrasuoni, utilizzata da molti altri nel settore. Inoltre, sebbene la cella BYD sia molto più grande di quella Tesla, la frazione dei componenti passivi della cella, come i collettori di corrente, l’alloggiamento e le sbarre collettrici, è simile.

I risultati di questo studio mettono in luce come la batteria di Tesla, la cella 4680, e quella di BYD, la cella Blade, adottino due approcci progettuali “altamente innovativi” ma “fondamentalmente diversi”, afferma Gorsch. Sono necessari ulteriori studi per determinare l’impatto delle scelte progettuali meccaniche delle celle sulle prestazioni degli elettrodi nelle batterie dei veicoli elettrici, nonché la durata delle celle Tesla e BYD.

Auto elettrica

Byd, Tesla, Volkswagen e Stellantis nel mirino dell’Antitrust sulle auto elettriche

Byd, Tesla, Volkswagen e Stellantis sono finite nel mirino dell’Antitrust per possibili pratiche commerciali scorrette. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato quattro istruttorie che riguardano le informazioni fornite ai consumatori sulla autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici, sulla perdita di capacità della batteria e sulle informazioni relative alle limitazioni di operabilità della garanzia convenzionale sulle batterie, “in possibile violazione del Codice del consumo”. Giovedì i funzionari dell’Autorità hanno svolto un’ispezione presso le sedi delle quattro società coinvolte con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

“In particolare, gli operatori, sui relativi siti internet, avrebbero fornito informazioni generiche – e talvolta contraddittorie – sull’autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici commercializzati, senza chiarire quali siano i fattori che incidono sul chilometraggio massimo pubblicizzato e a quanto ammonti questa incidenza sul chilometraggio effettivo”, afferma l’Antitrust.

Inoltre, gli operatori, sempre sui propri siti web, “non avrebbero indicato al consumatore in maniera chiara e completa le informazioni sulla perdita di capacità delle batterie che deriva dall’uso normale delle vetture, né le condizioni/limitazioni applicate alla garanzia convenzionale sulle batterie”. 

Stellantis, conferma di “aver collaborato pienamente ieri con il personale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presente a Torino insieme al personale del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, e di aver fornito le risposte, le informazioni e le documentazioni necessarie in merito all’oggetto dell’indagine”. Stellantis Europe S.p.A., spiega il gruppo in una nota, “è convinta di aver fornito risposte adeguate, precise ed esaustive alle domande poste dai funzionari presenti a Torino e continuerà a collaborare per approfondire ogni ulteriore aspetto rilevante relativo all’oggetto dell’indagine. Stellantis pone al centro di tutte le proprie attività le esigenze e la soddisfazione dei propri clienti e ritiene che l’istruttoria in corso potrà confermare tale circostanza”.

Per il Codacons in tema di auto elettriche, ricariche, autonomia delle batterie e chilometri percorribili “le informazioni rilasciate ai consumatori sono troppo spesso poco trasparenti se non addirittura ingannevoli. Indicazioni errate o poco chiare su aspetti che sono alla base delle scelte d’acquisto dei consumatori alterano le decisioni dei consumatori creando un danno economico evidente”. “Per tale motivo riteniamo fondamentale l’indagine avviata dall’Antitrust e, se saranno accertati illeciti e irregolarità, siamo pronti ad avviare azioni risarcitorie in favore di tutti i proprietari dei veicoli coinvolti, spinti all’acquisto delle auto elettriche sulla base di informazioni non veritiere”, conclude il Codacons.

“L’autonomia di percorrenza chilometrica che viene indicata ai consumatori deve essere reale, così come i tempi di ricarica, che variano moltissimo a seconda della potenza dell’infrastruttura di ricarica” dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

La cinese Byd apre fabbrica in Turchia per non pagare dazi Ue su auto elettriche

Fatta la legge, trovato il modo per aggirarla. La scorsa settimana la Ue ha deciso dazi provvisori sui veicoli elettrici importati dalla Cina, colpendo Byd con un’ulteriore tassa del 17,4% in aggiunta all’attuale aliquota del 10%. E Byd decide di aprire uno stabilimento in Turchia, dal valore di un miliardo di dollari, per dribblare i dazi stessi. Sono infatti arrivate ulteriori conferme, dopo lo scoop di Bloomberg di venerdì, sul fatto che il primo produttore mondiale di veicoli elettrici installerà la sua fabbrica nella provincia di Manisa, vicino alla città costiera occidentale di Izmir. L’annuncio ufficiale è atteso a ore e a farlo sarà direttamente il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Per gli osservatori, l’installazione di una fabbrica Byd in Turchia consentirebbe alla casa automobilistica di accedere al mercato europeo eludendo le tasse sui veicoli elettrici cinesi. D’altro canto, l’unione doganale conclusa dalla Turchia con l’UE alla fine del 1995 ha aperto il mercato europeo alle automobili “made in Turkey“, facilitando l’esportazione del 70% della produzione locale verso l’Europa occidentale. Inoltre, la Turchia ha deciso a giugno di esentare gli investimenti cinesi nel suo territorio e di non tassare le importazioni di automobili di origine cinese, al fine di incoraggiare gli investimenti.

Secondo il consulente indipendente Levent Taylan, contattato da France Presse, lo Stato turco avrebbe gentilmente fornito a Byd un terreno inizialmente assegnato al produttore tedesco Volkswagen, che aveva progettato un vasto stabilimento prima di rinunciarvi. Con Byd “sarà un investimento per il mercato turco ma soprattutto per quello europeo, eludendo le tariffe doganali imposte sui veicoli di origine cinese”, ritiene Taylan, secondo il quale Byd arriverebbe in Turchia con “un potenziale di vendita” di circa 20-25.000 veicoli/anno sul mercato locale e di circa 50-75.000 per l’esportazione nell’Ue.

Una fabbrica con una capacità installata compresa tra 100 e 125.000 veicoli all’anno sarebbe un investimento ragionevole“, giudica questo buon conoscitore del mercato automobilistico turco sentito da Afp. Per fare un confronto, la fabbrica recentemente aperta in Thailandia da Byd ha una capacità produttiva di 150mila veicoli all’anno.

La mossa a tenaglia cinese sull’Europa segue la visita del presidente Xi Jinping aveva fatto in Europa, visitando la Francia ma soprattutto Serbia e Ungheria. L’8 maggio a Belgrado, insieme al presidente serbo Aleksandar Vucic, il leader cinese firmò 29 accordi volti a rafforzare la cooperazione legale, normativa ed economica. Inoltre, un significativo accordo di libero scambio, che è iniziato l’1° luglio, consentirà l’esportazione senza dazi del 95% dei prodotti serbi verso la Cina nei prossimi cinque-dieci anni. Il giorno dopo, a Budapest, è stata invece annunciata la firma di almeno 16 accordi con il governo ungherese guidato da Viktor Orban – ora in missione a Pechino -, nei settori delle infrastrutture ferroviarie e stradali, dell’energia nucleare e ovviamente dell’automobile. Infatti proprio Byd aveva annunciato a fine 2023 che costruirà la sua prima fabbrica automobilistica in Europa a Szeged in Ungheria. La nuova struttura del colosso cinese si concentrerà sulla produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in destinati al mercato europeo, promettendo di generare migliaia di posti di lavoro. Il governo ungherese supporterà l’impianto con sussidi, sebbene l’importo preciso sarà annunciato solo dopo l’approvazione della Commissione europea.

Negli ultimi cinque anni l’Ungheria ha attratto circa 20 miliardi di euro di investimenti legati ai veicoli elettrici, compreso un impianto di batterie da 7,3 miliardi di euro costruito da Contemporary Amperex Technology (Catl) a Debrecen. Byd, tra l’altro, già produce autobus elettrici con successo nella città ungherese di Komarom. E per il nuovo impianto a Szeged, Orban ha destinato finanziamenti significativi per migliorare le infrastrutture intorno al parco industriale. L’apertura nella città a sud del Paese consentirà al colosso di Shenzhen di evitare tariffe di importazione. In attesa della realizzazione della fabbrica, ecco allora l’investimento in Turchia, che vanta un know-how riconosciuto nel settore automobilistico con una rete di oltre 500mila subappaltatori avendo attirato dagli anni ’70 numerosi produttori come Fiat, Renault, Ford e Toyota.

Governo in contatto con case cinesi per produrre auto elettriche in Italia

Byd sempre più protagonista in Europa. Ieri è arrivata la prima nave cargo della casa automobilistica cinese in Germania, che ha scaricato circa 3.000 veicoli elettrici nel porto tedesco di Bremerhaven. Sempre ieri il principale produttore mondiale di veicoli a nuova energia e a batterie, ha presentato il primo modello di supercar puramente elettrica U9 con il suo sottomarchio di fascia alta, Yangwang, al prezzo di 1,68 milioni di yuan (circa 230mila euro), annunciando che la consegna inizierà quest’estate. Stamattina invece, dal salone internazionale dell’automobile di Ginevra, un dirigente di Byd ha detto che la società è stata contattato dal governo italiano come parte degli sforzi del Paese per attrarre un secondo produttore di automobili oltre al produttore Stellantis, scrive Bloomberg. “Abbiamo alcuni contatti per discuterne“, ha sottolineato Michael Shu, amministratore delegato di Byd Europe, in un’intervista. La necessità di un secondo stabilimento europeo “dipende dalle nostre vendite: ora stiamo facendo ottimi progressi”. Fonti vicine a Byd riferiscono a GEA che un secondo stabilimento in Europa, oltre a quello pianificato in Ungheria, per ora rappresenta comunque uno scenario “futuribile e per certi versi fuorviante“. Il governo italiano – riferiscono ancora le fonti sentite da GEA – ha contattato “un po’ tutti i produttori di auto elettriche cinesi negli ultimi mesi“. Tesi per altro sostenuta anche dal ministero di Adolfo Urso.

Anche Germania e Francia corteggiano da tempo i produttori asiatici offrendo aree di insediamento. A fine dicembre però Byd ha annunciato che costruirà la sua prima fabbrica automobilistica in Europa a Szeged in Ungheria. La nuova struttura del colosso cinese si concentrerà sulla produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in destinati al mercato europeo, promettendo di generare migliaia di posti di lavoro. Il governo ungherese supporterà l’impianto con sussidi, sebbene l’importo preciso sarà annunciato solo dopo l’approvazione della Commissione europea. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, aveva descritto comunque questa iniziativa come uno dei maggiori investimenti nella storia economica del paese.

Byd non è il solo produttore cinese attivo nel Vecchio Continente. Anche altri big come Saic o Nio stanno espandendo le proprie operazioni in Europa per diversificare e ridurre la dipendenza dal loro mercato interno. Una necessità, quella di espandersi, che deriva dalla domanda europea di veicoli a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Ed è sempre l’Ungheria la terra promessa dei nuovi signori delle quattro ruote. Negli ultimi cinque anni il Paese magiaro ha attratto circa 20 miliardi di euro di investimenti legati ai veicoli elettrici, compreso un impianto di batterie da 7,3 miliardi di euro costruito da Contemporary Amperex Technology a Debrecen. Byd, tra l’altro, già produce autobus elettrici con successo nella città ungherese di Komarom. E per il nuovo impianto a Szeged, Orban ha destinato finanziamenti significativi per migliorare le infrastrutture intorno al parco industriale. L’apertura nella città a sud del Paese potrebbe infine consentire al colosso di Shenzhen di evitare eventuali tariffe di importazione nel caso l’indagine Ue verificasse un dumping di mercato.

Proprio in riferimento all’indagine scattata a Bruxelles, Byd ha respinto le accuse secondo cui il successo delle aziende automobilistiche di Pechino derivava dagli aiuti di Stato. “Il nostro successo non è dovuto al sussidio, ma al fatto che disponiamo di una tecnologia unica e la nostra efficienza gestionale è elevata”, ha affermato al ‘Financial Times’ Michael Shu. “Abbiamo investito in questa tecnologia molto prima, e molto di più, rispetto alla concorrenza”, ha concluso.

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