Clima, Aie: -10 mld di tonnellate di CO2 entro il 2030 rispettando gli obiettivi della Cop28

Se gli obiettivi energetici stabiliti alla conferenza sul clima Cop28 tenutasi a Dubai lo scorso anno venissero pienamente attuati, si ridurrebbero le emissioni di gas serra e si accelererebbe in modo significativo la trasformazione del settore energetico globale. Lo conferma un nuovo rapporto dell’Aie (Agenzia internazionale dell’energia), che può servire da guida per trasformare gli impegni collettivi dei Paesi in azioni concrete.

Alla Cop28, quasi 200 Paesi hanno concordato di lavorare per raggiungere un’ambiziosa serie di obiettivi energetici globali nell’ambito del cosiddetto UAE Consensus, tra cui emissioni net zero entro il 2050, abbandonare i combustibili fossili, triplicare la capacità di energia rinnovabile, raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030, accelerare la diffusione di altre tecnologie a basse emissioni. Il nuovo rapporto dell’Aie, ‘From Taking Stock to Taking Action: How to implement the COP28 energy goals’ ,è la prima analisi globale completa di ciò che si potrebbe ottenere mettendo in pratica gli obiettivi – e di come si può fare.

Il rapporto evidenzia la fattibilità del raggiungimento degli obiettivi di triplicazione e raddoppio, in particolare, anche se sottolinea che ciò dipenderà da ulteriori sforzi internazionali per creare le giuste condizioni di base, nonché dal fatto che i Paesi utilizzino l’UAE Consensus come bussola per la prossima serie di Contributi Nazionali Determinati (NDC) nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Gli obiettivi fissati da quasi 200 Paesi alla Cop28 “possono essere trasformativi per il settore energetico globale, mettendolo su una corsia preferenziale verso un futuro più sicuro, accessibile e sostenibile. Per garantire che il mondo non perda questa enorme opportunità, l’attenzione deve spostarsi rapidamente sull’attuazione”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol. Come dimostra questo nuovo rapporto gli obiettivi energetici della Cop28 “dovrebbero gettare le basi per i nuovi obiettivi climatici dei Paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi: sono la stella polare di ciò che il settore energetico deve fare”. Inoltre, un’ulteriore cooperazione internazionale è “fondamentale per realizzare reti adeguate, un sufficiente stoccaggio dell’energia e un’elettrificazione più rapida, che sono parte integrante di una transizione energetica pulita rapida e sicura”.

Secondo il rapporto, l’obiettivo di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030 è raggiungibile grazie a un’economia favorevole, a un ampio potenziale produttivo e a politiche forti. Ma una maggiore capacità non significa automaticamente che una maggiore quantità di elettricità rinnovabile ripulirà i sistemi energetici mondiali, abbasserà i costi per i consumatori e ridurrà l’uso dei combustibili fossili.

Secondo il documento, per sbloccare tutti i benefici dell’obiettivo di triplicazione, i Paesi devono impegnarsi a costruire e modernizzare 25 milioni di chilometri di reti elettriche entro il 2030. Il mondo avrebbe inoltre bisogno di 1 500 gigawatt (GW) di capacità di stoccaggio dell’energia entro il 2030, di cui 1 200 GW dovrebbero provenire da batterie di stoccaggio, un aumento di 15 volte rispetto al livello attuale.

Il rapporto, poi, sottolinea la necessità di un approccio più granulare e specifico per ogni Paese per raggiungere l’obiettivo critico di raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. In questo modo si potrebbero tagliare i costi energetici globali di quasi il 10%, ridurre le emissioni di 6,5 miliardi di tonnellate e rafforzare la sicurezza energetica dei Paesi.

Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo è necessario che i governi di tutto il mondo facciano dell’efficienza energetica una priorità politica molto più importante e si concentrino senza sosta su azioni chiave. Per le economie avanzate, ciò significa puntare sull’elettrificazione, dato che per raddoppiare l’efficienza è necessario portare la quota dell’elettricità nel consumo energetico globale al 30% entro il 2030. Il rapporto rileva che i veicoli elettrici e le pompe di calore sono molto più efficienti delle loro alternative tradizionali. Nel frattempo, per le economie emergenti, standard di efficienza più severi – in particolare per le apparecchiature di raffreddamento come i condizionatori d’aria – sono fondamentali per un progresso più rapido. E per i Paesi che non hanno pieno accesso alle moderne forme di energia, il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell’accesso universale a fonti di cottura pulite riduce significativamente la domanda di energia, trasforma le vite e i mezzi di sussistenza e previene milioni di morti precoci.

Il rapporto rileva che il pieno raggiungimento degli obiettivi della Cop28 per le energie rinnovabili e l’efficienza ridurrebbe le emissioni globali di 10 miliardi di tonnellate entro il 2030, contribuendo a dare al mondo una possibilità di raggiungere gli obiettivi di temperatura dell’Accordo di Parigi.

Il documento è stato pubblicato durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, in concomitanza con la Settimana del clima. Nel corso della settimana, i leader del governo, dell’industria e della società civile si riuniscono per discutere le opportunità di una maggiore azione sui temi dell’energia, del clima e dello sviluppo sostenibile. Oltre a questi eventi, l’Aie ospiterà il terzo della serie di dialoghi di alto livello sulla transizione energetica in collaborazione con la presidenza della Cop29. Il dialogo con i decisori globali a New York si concentrerà sui risultati di questo rapporto e sulle prossime tappe.

emissioni industriali

Clima, il 60% delle maggiori aziende quotate del mondo ha assunto impegni di carbon neutrality

Quasi il 60% delle maggiori società quotate in borsa al mondo ha assunto impegni di carbon neutrality, una cifra in aumento ma che non garantisce che abbiano un piano serio per raggiungerla. A rivelarlo è il consorzio Net Zero Tracker. Nel 2023, all’epoca della precedente edizione dell’analisi condotta dall’agenzia di ricerca, che si definisce indipendente e riunisce Data-Driven EnviroLab (DDL), The Energy & Climate Intelligence Unit (ECIU), NewClimate Institute e Oxford Net Zero, poco meno della metà delle 1.977 società quotate in borsa prese in esame aveva assunto tali impegni.

“Quest’anno il numero continua ad aumentare”, soprattutto tra le società con sede in Asia (da 118 a 184 in Giappone, da 27 a 48 in Cina, da 22 a 41 in Corea del Sud, ecc.), ma “ci sono ancora molte entità che non hanno preso alcun impegno” per la decarbonizzazione, ha sottolineato Takeshi Kuramochi, analista del NewClimate Institute, durante una videoconferenza. “Ci sono ancora problemi sostanziali e le aziende hanno ancora molto margine di miglioramento”, ha aggiunto.

Oggi, la maggior parte delle aziende che promettono di essere neutrali dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica, o che lo saranno entro il 2050 o prima, in realtà emette ancora gas a effetto serra e utilizza compensazioni di carbonio per ridurre la propria impronta, ad esempio finanziando la riforestazione. Ma numerosi studi scientifici hanno dimostrato che questo sistema di compensazione delle emissioni di carbonio è ben lungi dal mantenere le sue promesse, ed è addirittura fuorviante o fraudolento.

Solo il 5% delle aziende (4% nel 2023) rispetta tutti gli 8 criteri valutati da Net Zero Tracker, che includono alcuni di quelli formulati dagli esperti per conto dell’Onu, come la definizione di obiettivi precisi, l’inclusione di gas serra diversi dalla CO2 (come il metano), la priorità alla riduzione delle emissioni piuttosto che alla compensazione, l’impegno a una transizione dai combustibili fossili e l’utilizzo delle compensazioni con parsimonia.

“I progressi sono stati fatti, ma abbiamo bisogno di molto di più. Dobbiamo essere più ambiziosi”, ha insistito Catherine McKenna, presidente del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sugli impegni ‘net zero’. Gli esperti raccomandano di ridurre il più possibile le emissioni di CO2 (di oltre il 90%) e di compensare solo le emissioni che non possono essere ridotte, attraverso progetti rigorosi come la cattura del carbonio.

Mattarella scrive a Rebelo de Sousa e sente Priolo (ER): “Contrasto a emergenza clima con ogni mezzo”

Gli incendi che hanno provocato ingenti danni al Portogallo e la morte di cinque persone impongono un cambiamento d’agenda per il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, che all’ultimo minuto disdice la partecipazione al 17esimo Simposio Cotec di Las Palmas de Gran Canaria. In Spagna ci saranno solo il capo dello Stato, Sergio Mattarella, assieme al padrone di casa di quest’anno, il Re di Spagna, Felipe VI.

Il capo dello Stato offre subito vicinanza al popolo portoghese, con un messaggio a Rebelo de Sousa in cui esprime “profonda tristezza“. Mattarella ricorda la sostanza della dichiarazione dell’agosto 2023: “Gli incendi rappresentano uno di quei fenomeni estremi, purtroppo sempre più frequenti, determinati da un’emergenza climatica da contrastare con ogni mezzo“. Poi rimanda una nuova riflessione alla prossima riunione del Gruppo di Arraiolos del 10 e 11 ottobre.

Anche in Italia la situazione è sotto costante attenzione, per le nuove alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna e le Marche. Al suo arrivo a Las Palmas, infatti, il presidente della Repubblica ha sentito la presidente facente funzioni, Irene Priolo, per chiedere notizie ed esprimere “vicinanza in questo momento di difficoltà, chiedendole di ringraziare tutti coloro che si stanno adoperando per aiutare chi si trova in condizioni difficili”.

I contatti con l’Italia resteranno continui. Anche se domani, 20 settembre, al Teatro Pérez Galdós, sarà invece la sovranità tecnologica l’argomento principale. Al simposio si discuterà anche dei risultati del report stilato dall’ex Bce, Mario Draghi, sul futuro della competitività dell’Europa. In gioco ci sono diversi comparti sui quali occorre trovare nuove frontiere: ad esempio l’energia o l’applicazione dell’Intelligenza artificiale limitandone più possibile i rischi, ma va portata a compimento anche la transizione digitale e allo stesso tempo vanno rimessi al centro del dibattito settori cruciali come difesa e sicurezza. Soprattutto in una fase storica molto delicata, con la crisi geopolitica provocata dalla guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente.

Per non finire all’angolo, o come ha detto Draghi verso una “lenta agonia“, l’Europa deve rilanciare gli investimenti in ricerca e sviluppo, senza dimenticare la transizione energetica e ambientale, limitando le criticità economiche e sociali. Ovvero, senza lasciare indietro nessuno. In questo contesto assumono ancora maggiore interesse le catene di approvvigionamento e la sicurezza energetica, la sicurezza fisica e informatica delle infrastrutture critiche, la sicurezza e fuga di tecnologia, la militarizzazione delle dipendenze economiche o coercizione economica. Temi che il Cotec toccherà.

A Las Palmas Re Felipe VI e Mattarella visiteranno il Museo Elder della Scienza e della tecnologia, interagendo con gli studenti dei corsi educativi. Mentre al Simposio ci saranno anche l’alto Rappresentate per la politica estera dell’Ue, Josep Borell, per parlare di difesa e sicurezza, Dario Pagani, Head of Digital and Information Technology di Eni, il managing director Space Business Unit di Leonardo, Massimo Claudio Comparini, e Nicola Rossi, Head of Innovation del gruppo Enel Group, che interverranno per l’Italia in qualità di rappresentanti delle aziende socie di Cotec Italia.

Auto elettrica

Vendite auto ko in Europa. Acea chiede misure urgenti e cambia posizione su target CO2

L’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) cambia posizione e non insiste più per un rinvio di due anni degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’Ue entro il 2025. Ora chiede che Bruxelles adotti misure urgenti per affrontare le crescenti sfide nel raggiungimento di questi obiettivi, poiché la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria continua a diminuire in tutta l’Unione. In una nota mette in luce una serie di preoccupazioni significative riguardo alla transizione verso una mobilità a zero emissioni e la sostenibilità del settore automobilistico europeo nel suo complesso.

Un aspetto fondamentale sottolineato da Acea è che la tecnologia dei veicoli e la disponibilità di modelli a zero emissioni non rappresentano più un collo di bottiglia per l’industria. Ci sono però criticità lungo la transizione: spicca l’insufficienza delle infrastrutture di ricarica elettrica e di rifornimento di idrogeno, che rappresentano un freno alla diffusione di massa dei veicoli elettrici. La scarsità di queste infrastrutture crea una notevole incertezza tra i consumatori, che esitano ad abbandonare i veicoli tradizionali per passare a soluzioni più ecologiche, spiega Acea, come emerge dalle immatricolazioni di agosto. Le vendite di nuove auto nell’Ue hanno registrato un forte calo (-18,3%) con risultati negativi nei quattro principali mercati della regione: perdite a due cifre sono state registrate in Germania (-27,8%), Francia (-24,3%) e Italia (-13,4%), con il mercato spagnolo in calo del 6,5%. In particolare le immatricolazioni di auto elettriche a batteria sono diminuite del 43,9% a 92.627 unità (rispetto alle 165.204 dello stesso periodo dell’anno scorso), con la loro quota di mercato totale scesa al 14,4% dal 21% dell’anno precedente.

Oltre a questo, l’associazione dei produttori di autoveicoli europei richiama l’attenzione sul problema della competitività dell’industria automobilistica del Vecchio Continente, che ha subito una forte erosione negli ultimi anni, un fenomeno confermato anche dal rapporto redatto dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Le preoccupazioni non riguardano solo le infrastrutture fisiche, ma anche la fornitura di energia verde, che non è sufficientemente accessibile e a costi competitivi, e la necessità di incentivi fiscali e agevolazioni per l’acquisto di veicoli elettrici, strumenti cruciali per stimolare il mercato e incentivare i consumatori a scegliere soluzioni a basse emissioni. Un altro punto fondamentale evidenziato da Acea riguarda la fornitura di materie prime come le batterie e l’idrogeno, che non è ancora garantita in modo adeguato per sostenere l’aumento della produzione di veicoli elettrici.

Di fronte a questi ostacoli, Acea esprime preoccupazione per la fattibilità del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per auto e furgoni previsti entro il 2025. Le normative attuali, secondo l’associazione, non tengono conto dei cambiamenti significativi intervenuti nel contesto geopolitico ed economico globale negli ultimi anni. La rigidità di queste regole, che non riescono ad adattarsi agli sviluppi del mondo reale, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà di un settore già sotto pressione. Questo scenario solleva la prospettiva di multe multimiliardarie, evidenzia Acea, che potrebbero essere invece reinvestite per accelerare la transizione verso zero emissioni. Se le sanzioni non saranno evitate, il settore potrebbe essere costretto a ridurre inutilmente la produzione, con conseguenti perdite di posti di lavoro e un indebolimento della catena di fornitura europea.

La preoccupazione maggiore di Acea è, dunque, che l’industria automobilistica europea non possa permettersi di attendere la prevista revisione delle normative sulle emissioni, che è in programma per il 2026 o 2027. La nota dei produttori europei sottolinea che è necessaria “un’azione urgente” e concreta già nell’immediato per invertire la tendenza negativa attuale e per ripristinare la competitività dell’industria dell’Ue. Particolarmente importante, secondo Acea, sarà anche una “revisione anticipata delle normative per i veicoli pesanti”, in modo da garantire che le infrastrutture necessarie per camion e autobus siano ampliate tempestivamente, affinché anch’essi possano contribuire agli obiettivi di riduzione delle emissioni. Acea, quindi, chiede una discussione per un “pacchetto di misure di sostegno a breve termine” che possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di CO2 per auto e furgoni entro il 2025. Inoltre, l’associazione ribadisce l’importanza di una “revisione rapida, completa e solida delle normative sulla CO2” sia per auto che per veicoli pesanti, oltre a una legislazione secondaria mirata, al fine di avviare in modo deciso la transizione verso una mobilità a emissioni zero e assicurare un futuro industriale sostenibile per l’Europa.

caldo record

Viaggio nel futuro: in Francia una cabina a 50°C per testare il riscaldamento globale

Avete il coraggio di testare la vita a 50°C?“. Questo intrigante messaggio su un camion è il punto di partenza di un esperimento unico al mondo in Francia: entrare in una ‘camera climatica mobile’ contenente un ambiente riscaldato a 50°C. In un vicolo della Foire de Verdun (Francia nord-orientale), un camion funge da cella frigorifera per un ristorante. Di fronte, un camion ancora più sorprendente: una ‘camera climatica mobile’, questa sì calda, che permette ai temerari di camminare su un tappeto, leggere o anche bere una tazza di tè… a 50°C. L’installazione, chiamata ‘Climate Sense’, “mette le persone in una situazione climatica di diversi anni nel futuro, intorno al 2050, 2060, quando potrebbero esserci picchi climatici di 50°C”, ha spiegato all’AFP Christian Clot, esploratore-ricercatore e direttore dello Human Adaptation Institute, con sede a Marsiglia (sud della Francia), che ha creato e finanziato l’esperimento. Il suo obiettivo? Far simulare ai visitatori la vita in un caldo soffocante per 30 minuti. Si inizia con dieci minuti di sport: camminata su un tapis roulant o corsa, poi un’area relax per esercizi di agilità e infine una sessione di lavoro cognitivo “per renderci conto che abbiamo più difficoltà a prendere decisioni complesse” e a pensare, dice Clot. Il progetto, nato nella sua mente all’inizio del 2021, è una “prima mondiale”. Nei centri di ricerca esistono diverse camere climatiche in grado di variare la temperatura tra i -20°C e i 50°C, così come il livello di umidità, ma non sono mai state rese mobili per poter essere utilizzate dal grande pubblico.

Sta per entrare nel futuro”, dice Christian Clot a un uomo che entra nella cabina. Quando entra, è uno shock. Dopo i 15°C esterni, la temperatura corporea sale rapidamente a 50°C e l’esercizio fisico richiesto non aiuta. Mentre alcuni iniziano correndo, finiscono rapidamente camminando dolcemente, cosa peraltro consigliata. “Siamo un po’ abituati a fare sport, ma abbiamo avuto caldo quando eravamo sul tapis roulant”, dice Clélio, un pensionato venuto con la moglie a scoprire l’esperienza, ancora rosso in viso. “Sul tapis roulant, quando correvo a 3,5 km/h, mi sembrava di correre a 6 o 7 km/h”, aggiunge la moglie. Durante i giochi di agilità e reattività, come premere la luce il più velocemente possibile, Joëlle ha avvertito “un po’ di sensibilità” nei polpastrelli. I team dello Human Adaptation Institute le hanno spiegato che “con il calore, i vasi sanguigni si restringono”, il che può dare sensazioni di formicolio o elettricità. Dopo circa venti minuti, “è più complicato leggere e il cervello è molto pesante”, ha detto Maëlys Lahure, una studentessa che è venuta a provare l’esperimento. Sotto il suo maglioncino blu “cominciava a sudare un po’, a diventare viscido” e il suo viso stava diventando rosso.

Le cause e gli effetti del riscaldamento globale sono stati documentati e il pubblico è stato informato, ma il fatto di “sperimentare in prima persona” l’ipotesi di un clima a 50°C aumenta la consapevolezza e spinge le persone a chiedersi “cosa possiamo fare oggi per evitare che questo accada”, sottolinea Clot. “L’obiettivo non è spaventare le persone, ma innanzitutto sensibilizzarle dall’interno”. All’uscita, i visitatori possono vedere un filmato che illustra gli effetti dell’aumento delle temperature sugli organismi. “Possiamo ancora agire, non è inevitabile, non è troppo tardi”, sottolineano dall’istituto.

Vengono inoltre proposte circa cinquanta possibili soluzioni, sia individuali che collettive, nella speranza che ognuno scelga una o due soluzioni e le metta in pratica. La camera climatica mobile sarà aperta al pubblico dal 30 settembre al 4 ottobre presso il salone dell’edilizia Batimat di Parigi. L’obiettivo sarà anche quello di far entrare nella camera i responsabili delle decisioni, i politici e gli imprenditori.

Non possiamo escludere la possibilità di raggiungere i 50°C in diverse regioni della Francia entro la fine del secolo, data la traiettoria del riscaldamento globale”, ha dichiarato all’Afp Jean-Michel Soubeyroux, vice direttore scientifico della climatologia e dei servizi climatici di Météo-France, l’agenzia meteorologica nazionale francese. Secondo il ministero francese per la Transizione Ecologica, si prevede che il riscaldamento globale raggiungerà i +4°C entro il 2100 in Francia, rispetto alla media di +1,7°C di oggi. Per quanto riguarda la cabina climatica, Soubeyroux la considera di “interesse educativo” e un mezzo di “riflessione collettiva” su come adattarsi a tali temperature.

Clima, nel mondo 86 cause legali contro aziende di combustibili fossili

Sono 86 le cause legali finora intentate in tutto il mondo contro le principali compagnie petrolifere, del gas e del carbone accusate di danneggiare il clima, e più di un terzo riguarda ora richieste di risarcimento. Lo rivela un rapporto pubblicato da Oil Change International e Zero Carbon Analytics.

Dopo l’accordo sul clima di Parigi del 2015, i procedimenti contro i produttori di combustibili fossili sono aumentati notevolmente davanti agli organi giudiziari o amministrativi competenti. Nel 2023 sono state presentate 14 nuove denunce, rispetto alle cinque del 2015 (e alle otto del periodo 2005-2014). Più della metà è stata presentata negli Stati Uniti, mentre il 24% è stato presentato in Europa. Nel complesso, almeno 40 casi sono ancora in corso.

Due casi su cinque (38%) riguardano richieste di risarcimento per danni causati dal cambiamento climatico, si legge nel rapporto, che si basa sui dati del Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University di New York. Altri procedimenti (16%) hanno riguardato il presunto greenwashing. Secondo il documento, otto dei nove casi di questo tipo che si sono conclusi hanno portato a una condanna o alla decisione dell’azienda destinataria di ritirare le proprie affermazioni sul clima e sull’ambiente. Gli autori citano l’esempio dell’azione intrapresa dalla Ong ClientEarth contro una campagna pubblicitaria della BP nel Regno Unito, accusata di esagerare la portata dei suoi investimenti nelle energie rinnovabili.

Un’altra denuncia riguarda le misure di riduzione delle emissioni di gas serra ritenute insufficienti alla luce dell’Accordo di Parigi. Il rapporto elenca dieci casi di questo tipo, tra cui quello di Shell, a cui nel 2021 un tribunale olandese ha ordinato di aumentare i suoi obiettivi di decarbonizzazione, una novità in ambito giudiziario. Il gigante petrolifero ha fatto ricorso. Altre lamentele riguardano l’impatto ambientale di alcune licenze operative, i rischi finanziari sostenuti dall’azienda in relazione alla transizione energetica e, negli Stati Uniti, il mancato rispetto dei diritti dei consumatori.

Le compagnie produttrici di combustibili fossili sono coinvolte nel loro ruolo storico e continuo nel riscaldamento globale”, spiega David Tong, Campaigner di Oil Change International. “Nessuna grande compagnia petrolifera e del gas si è impegnata a fare il minimo indispensabile per evitare il caos climatico, quindi le comunità si stanno rivolgendo alla giustizia”, aggiunge.

Oltre alle grandi compagnie di combustibili fossili, la pressione legale sta aumentando anche sulle compagnie aeree, sull’agroalimentare e su altri settori. A giugno, il Grantham Research Institute della London School of Economics ha contato circa 230 azioni legali intentate contro aziende o organizzazioni professionali (più di due terzi dal 2020).

Da giovedì ciclone autunnale: temperature giù di 15°C in tutta Italia

Temporanea fase ‘interciclonica’, poi fase autunnale con maltempo e forte calo termico. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma una fase ‘interciclonica’ (un breve periodo di tempo tra 2 cicloni) che riporterà sole e caldo per almeno 24-36 ore: si tratterà di un’effimera tregua dal maltempo. Un primo ciclone si trova, al momento, sui Balcani e ha lasciato quasi completamente l’Italia dopo i violenti temporali di domenica e lunedì; un secondo ciclone è invece pronto a fiondarsi verso il Mediterraneo dalla lontana terra delle cornamuse e del kilt: dalla Scozia un severo maltempo di stampo autunnale invaderà l’Italia, ad iniziare da mercoledì sera. Godiamoci dunque questa fase interciclonica di bel tempo con temperature, specie di giorno, dal sapore pienamente estivo: il cielo sereno favorirà picchi di 31°C a Roma, 30°C a Latina e Napoli con punte di 33°C all’estremo Sud. Anche in Pianura Padana si raggiungeranno nuovamente i 28-29°C dopo la fresca, violenta, sferzata di domenica.

Dopo questa fase interciclonica però, avremo il secondo ciclone in arrivo: questa bassa pressione nordatlantica, colma di aria fredda, scenderà dalla Scozia portando un veloce ma diffuso peggioramento mercoledì sera su Alpi e Prealpi, specie centro-orientali, e poi nella notte su tutto il settentrione. Giovedì entreremo in un nuovo clima, l’autunno sarà protagonista per qualche giorno, in anticipo, su tutto il Centro-Nord Italia con un calo sensibile delle temperature massime: Milano 23°, Torino 22°, Venezia 21° e Roma sotto i 25°. Attenzione poi alle piogge intense, attese su gran parte del Centro-Nord e dalla sera anche su Campania e Basilicata.

Ma, se giovedì le temperature scenderanno in modo sensibile, venerdì sia le minime sia le massime crolleranno in modo drammatico: avremo 19°C a Roma, Milano e Torino e addirittura 14°C a Venezia e 13°C a Bologna. Lo scorso Natale 2023 a Bologna ci furono 16°C, venerdì 13 settembre 2024 arriveremo malapena a 13°C nelle ore più calde. Venerdì 13 sarà dunque la data da ‘cerchietto blu’ come il freddo che arriverà sulle Alpi con la neve fino a 1500-1800 metri, blu come il fresco autunnale che si impadronirà di quasi tutta l’Italia, blu come la frizzantezza delle minime localmente sotto i 10°C in pianura.

Insomma, in altre parole, questo 2024 ci sorprenderà con un’estate assurda: giugno con il caldo in ritardo, luglio ed agosto bollenti come non mai, settembre subito autunnale; un’estate compatta concentrata in 2 mesi roventi, con un inizio ed una fine fuori dal comune. A meno che, verso la fine di settembre, l’anticiclone africano non voglia risvegliarsi e riportare giornate di caldo intenso, in continuità con le sempre più frequenti lunghe ‘ottobrate italiane’. Per ora, prepariamoci alla sfuriata scozzese che, da giovedì, ci farà cercare felpe e pantaloni più pesanti.

inquinamento

Clima, Onu: Meno inquinamento atmosferico da polveri sottili in Europa e Cina

L’inquinamento atmosferico da polveri sottili è diminuito lo scorso anno in Europa e in Cina grazie alla riduzione delle emissioni legate alle attività umane. Lo ha reso noto l’Onu, invitando ad affrontare congiuntamente il cambiamento climatico e la qualità dell’aria.
Le particelle sottili PM2,5 (con un diametro non superiore a 2,5 micron) rappresentano un grave rischio per la salute se inalate per lunghi periodi, poiché sono abbastanza piccole da raggiungere il flusso sanguigno.

Le fonti di queste particelle sono le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili, come i veicoli e l’industria, ma anche fonti naturali come gli incendi boschivi o la polvere del deserto trasportata dal vento.

“I dati per l’anno 2023 indicano un’anomalia negativa, cioè una diminuzione del PM2,5 rispetto al periodo di riferimento 2003-2023, su Cina ed Europa”, ha dichiarato il dottor Lorenzo Labrador, esperto scientifico dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), in occasione della pubblicazione del bollettino annuale sulla qualità dell’aria e il clima.

Il bollettino, pubblicato dall’OMM, un’agenzia delle Nazioni Unite, in vista della Giornata internazionale dell’aria pulita per cieli blu, che si celebra il 7 settembre, sottolinea che la qualità dell’aria e il cambiamento climatico sono correlati, poiché le sostanze chimiche responsabili dell’inquinamento atmosferico sono generalmente emesse contemporaneamente ai gas serra.
Il cambiamento climatico e la qualità dell’aria non possono essere trattati separatamente. Vanno di pari passo e devono essere affrontati insieme”, ha dichiarato il segretario generale aggiunto dell’OMM Ko Barrett in un comunicato stampa. L’OMM avverte: “Il circolo vizioso tra cambiamenti climatici, incendi boschivi e inquinamento atmosferico sta avendo impatti negativi sempre più gravi sulla salute umana, sugli ecosistemi e sull’agricoltura”.

Per quanto riguarda il particolato, il bollettino non presenta un’analisi globale o regione per regione, ma riporta diverse tendenze regionali.
Sulla base dei dati del servizio europeo di monitoraggio atmosferico Copernicus e della NASA, l’OMM ha rilevato che “in India sono stati misurati livelli di PM2,5 superiori alla media, a causa dell’aumento delle emissioni di inquinanti legate alle attività umane e industriali”, secondo il comunicato. Questo “aumento di PM2,5” riguarda “il subcontinente indiano e alcune parti del Sud-Est asiatico”, secondo Lorenzo Labrador. D’altra parte, la Cina e l’Europa hanno misurato livelli inferiori alla media, secondo l’OMM.

Tendiamo a pensare che il calo dell’inquinamento in Europa e in Cina sia il risultato diretto di una riduzione delle emissioni in questi Paesi nel corso degli anni. Abbiamo notato questa tendenza da quando abbiamo iniziato a pubblicare il bollettino nel 2021”, ha aggiunto lo scienziato, che ne ha coordinato la pubblicazione. Negli Stati Uniti, la situazione è essenzialmente “come al solito rispetto al periodo di riferimento”, ha spiegato, ma i dati mostrano che gli incendi boschivi in Nord America, secondo l’OMM, “hanno causato emissioni di PM2,5 eccezionalmente elevate rispetto al periodo di riferimento 2003-2023”. Il WMO segnala anche emissioni di polvere inferiori al normale nei deserti della Penisola Arabica e in gran parte del Nord Africa.

caldo record

Weekend ancora di piena estate con notti tropicali e massime fino a 39°C

Bollente inizio di settembre con l’anticiclone africano Caronte. Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it, conferma il rinforzo del promontorio di alta pressione subtropicale nei prossimi giorni, con un’espansione verso nord-est, fino a lambire Polonia e Russia. La nuova espansione di Caronte porterà in Italia un ulteriore aumento delle temperature minime e massime: si avranno ancora notti tropicali (minime sopra i 20°C) e massime fino a 38-39°C, come se l’Estate non fosse agli sgoccioli. Anzi, l’inizio di settembre regalerà un caldo molto afoso e picchi di 34-35°C anche in Pianura Padana, seppur alternati a qualche rovescio.

Capitolo temporali: i rovesci saranno ancora possibili a causa dell’elevato caldo e dell’altissima umidità dell’aria; un altro ingrediente favorevole allo sviluppo dei temporali sarà la temperatura del mare, quasi 30°C. Tutto il calore intrappolato nel Mediterraneo fungerà, infatti, da carburante per questi fenomeni convettivi (tuoni e fulmini) anche in zone distanti dalle coste.

Nelle prossime ore avremo dunque ancora dei temporali forti, specie sulla dorsale appenninica centro-meridionale e tra Calabria e Sicilia. Al Nord il tempo sarà soleggiato e caldo con 35°C specie in Emilia Romagna, Friuli e Veneto; al Centro-Sud toccheremo anche i 37°C, specie in Sardegna e tra Toscana e Lazio. Il weekend sarà più soleggiato, anche se fino a venerdì avremo degli strascichi instabili tra Calabria e Sicilia.

Tra l’ultimo giorno di agosto e il primo giorno di settembre vivremo un altro weekend di piena estate con tanto sole ovunque e un caldo anomalo, una canicola che purtroppo non ci sorprende più: sono 2 mesi pieni che l’anticiclone africano Caronte ‘possiede’ la nostra bella Italia senza lasciarci respirare un attimo; e, al momento, l’eventuale crollo di Caronte non è previsto neanche nei prossimi 7-8 giorni. La vera fine del caldo africano viene rimandata sempre più avanti nel tempo.

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In arrivo grandine e temporali, ma temperature restano sopra la media

Nonostante l’anticiclone inizi a indebolirsi per l’incursione di una goccia fredda in quota, il caldo non accennerà a diminuire, anzi, nei prossimi giorni aumenterà ulteriormente. Come spiega Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, già dalle prossime ore si noterà un’atmosfera diversa dai giorni precedenti: infatti la nuvolosità sarà più presente al Centro-Nord anche con precipitazioni che a tratti su Piemonte e Lombardia (possibile anche Veneto) potranno risultare temporalesche anche in pianura, specie al mattino. Il resto delle regioni italiane vedrà un tempo più asciutto.

Attenzione invece al caldo, nella zone interne della Sicilia si potranno sfiorare i 40°C e diffusamente i 35-37°C su molte zone del Centro-Sud.

Il tempo cambierà un po’ martedì e mercoledì; in queste due giornate si faranno sentire gli effetti di una goccia fredda in quota, cioè di una zona dell’atmosfera più fredda delle zone circostanti. Questa goccia si è staccata dalla depressione attiva tra l’Islanda e le Isole Britanniche. Martedì e mercoledì quindi aumenterà decisa l’instabilità atmosferica, a carico delle regioni centro-meridionali. Temporali pomeridiani con grandine potranno colpire diffusamente tutta la dorsale appenninica, le zone interne e la Sicilia, martedì anche molte zone della Toscana.

Nonostante questa incursione temporalesca, le temperature non subiranno grossi scossoni e si manterranno sempre sopra la media del periodo, viaggiando con valori superiori ai 33-35°C al Centro-Sud e spesso sopra i 30-32°C al Nord.

Da giovedì la pressione tornerà ad aumentare, l’instabilità a diminuire e il sole ad essere sempre più prevalente. L’anticiclone africano avrà un nuovo sussulto e così le temperature massime potranno aumentare ancora raggiungendo picchi diurni che nel weekend di sabato 31 agosto e domenica 1 settembre toccheranno i 37°C anche a Roma.

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