Ecologisti prendono di mira l’aereo privato di Taylor Swift: “Inquina troppo”

Dopo il sito preistorico di Stonehenge, giovedì il controverso gruppo ambientalista Just Stop Oil ha preso di mira i jet privati sulla pista dell’aeroporto internazionale di Stansted, vicino a Londra, nella speranza di trovare l’aereo di Taylor Swift. Intorno alle 5 del mattino (4 GMT), due attivisti, di 22 e 28 anni, hanno sfondato la recinzione dello scalo, che si trova nel nord-est della capitale britannica, per entrare nell’area in cui sono parcheggiati molti jet privati. Una volta entrati, gli attivisti hanno spruzzato due aerei con bombolette di vernice arancione prima di essere arrestati. Just Stop Oil ha affermato che uno degli aerei parcheggiati nell’area era quello della star americana Taylor Swift, che si esibirà a Londra venerdì e questo fine settimana e che è già stata criticata per aver viaggiato con un jet privato.

Secondo l’associazione, il suo aereo era arrivato all’aeroporto qualche ora prima, ma la star non era presente al momento dell’intrusione, ha dichiarato la polizia. Due anni fa, ancora prima dell’inizio del suo monumentale tour ‘Eras’, l’agenzia di marketing Yard l’aveva classificata come la “celebrità più inquinante dell’anno”, con 170 voli in sette mesi. La polizia dell’Essex ha dichiarato che gli attivisti sono stati arrestati pochi minuti dopo essere entrati nel sito. “L’aeroporto e i voli stanno operando normalmente”. I due sono sospettati di “danni criminali e di aver ostacolato l’uso o il funzionamento di un’infrastruttura nazionale”, si legge nel comunicato.

In una dichiarazione rilasciata da Just Stop Oil, uno degli attivisti arrestati ha criticato “i miliardari che vivono nel lusso e hanno i mezzi per volare in jet privati, senza preoccuparsi delle condizioni di vita” di milioni di persone colpite dalle conseguenze della crisi climatica. “I passeggeri che utilizzano jet privati sono responsabili di una quantità di emissioni di CO2 14 volte superiore a quella dei passeggeri di un volo commerciale”, ha aggiunto il gruppo ambientalista. Just Stop Oil chiede la fine dello sfruttamento dei combustibili fossili entro il 2030. Le sue azioni spettacolari e controverse, in particolare nei musei, nelle competizioni sportive o durante gli spettacoli, valgono regolarmente ai suoi attivisti pene detentive.

Giovedì, due donne ottantenni dovranno comparire davanti a un tribunale di Londra per aver danneggiato la teca di vetro che protegge una copia della Magna Carta, il testo fondante della democrazia moderna, esposto alla British Library di Londra. Sono stati accusati di “danneggiamento criminale” e rilasciati su cauzione in attesa dell’udienza. Mercoledì scorso, gli attivisti hanno spruzzato vernice a base di amido di mais sui monoliti del sito preistorico di Stonehenge, noto per le sue pietre erette che formano una serie di cerchi misteriosi.

La polizia del Wiltshire ha arrestato due persone “per il sospetto di aver danneggiato il monumento” e l’azione è stata condannata da tutti i politici britannici, compresi il primo ministro Rishi Sunak e il suo rivale laburista Keir Starmer.

Dodici Paesi Ue non raggiungeranno i target climatici al 2030: Italia e Germania maglia nera

L’azione degli stati membri dell’Ue per mitigare le emissioni climalteranti non è sufficiente a conseguire gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di protezione del clima e l’Italia è tra i Paesi con i risultati peggiori. È quanto emerge dall’ultimo studio di Transport & Environment, l’organizzazione ambientalista indipendente europea. Senza un’azione immediata, dodici Paesi dell’Ue non conseguiranno gli obiettivi climatici nazionali previsti dall’Effort Sharing Regulation (ESR), mentre altri sette rischiano di non raggiungere la piena compliance. Germania e Italia sono i due Paesi con i risultati peggiori in termini assoluti, mentre la Francia raggiungerà l’obiettivo ma con un margine molto stretto, tanto che qualsiasi passo indietro nelle politiche, o un inverno molto freddo che spinga ad aumentare il consumo di energia, potrebbero mettere a rischio il conseguimento dei suoi obiettivi. “C’è ancora tempo per correggere le politiche governative e raggiungere gli obiettivi al 2030 – commenta T&E – ma serve maggiore impegno”.

ITALIA E GERMANIA MANCHERANNO I TARGET. Lo studio presentato oggi evidenzia come Germania e Italia mancheranno i loro obiettivi climatici con uno scarto sostanziale (rispettivamente 10 e 7,7 punti percentuali). Di conseguenza, potrebbero consumare tutto il surplus di crediti disponibili per gli altri Paesi. La Germania da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili. Gli altri Paesi non conformi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni si ritroveranno senza crediti da acquistare. Una situazione, questa, che potrebbe dare adito a contenziosi legali. Se le quote dovessero essere scambiate a 129 euro (il prezzo del carbonio previsto da Bloomberg nei settori ETS al 2030), l’Italia, con un deficit di 120 milioni di crediti, dovrà pagare 15,5 miliardi di euro ai Paesi che avranno accumulato crediti di emissione. La Germania potrebbe fare anche peggio, accumulando un debito di 16,2 miliardi. Ma i due Paesi possono ancora raggiungere i loro obiettivi, implementando nuove misure per aumentare la diffusione di veicoli elettrici, aumentare l’efficienza nel settore residenziale e altro ancora.

I Paesi che non raggiungono gli obiettivi possono acquistare crediti da quelli che li raggiungono. Il prezzo dei crediti viene deciso bilateralmente tra i Paesi. Ma T&E avverte che, senza un’azione immediata, ci sarà una scarsità di crediti, dovuta al fatto che saranno troppi i Paesi che falliranno nel ridurre le loro emissioni in linea con i target assegnati su base nazionale. Questo potrebbe portare, nel 2030, a un’asta al rialzo per i crediti, con conseguente aumento dei prezzi.

Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, spiega: “L’ammontare delle sanzioni che i Paesi potrebbero dover pagare nel 2030 è impressionante. Gli stati membri si trovano di fronte a una scelta chiara: pagare miliardi per il loro debito di carbonio o implementare nuove politiche, che migliorino la vita dei loro cittadini e li proteggano dalle conseguenze del cambiamento climatico. Ci sono ancora sei anni per correggere la rotta. Chiediamo alla nuova Commissione di riunire un gruppo d’azione, in cui vengano proposte misure come gli obiettivi di elettrificazione a livello europeo per le auto aziendali e in cui i Paesi ritardatari ricevano le indicazioni necessarie”.  “La cosa più preoccupante che emerge dalla nostra analisi – ha concluso Boraschi – è che la Germania e l’Italia si accingono a divorare tutti i crediti disponibili nell’UE. Questo avrà ricadute economiche molto concrete; per l’Italia sarebbe un colpo durissimo, vista la precarietà delle nostre finanze e l’enorme debito pubblico”.

IN SPAGNA, GRECIA E POLONIA I MIGLIORI RISULTATI. I Paesi che secondo lo studio di T&E stanno ottenendo i migliori risultati in termini assoluti – quindi con il maggior surplus di crediti – sono la Spagna, la Grecia e la Polonia. La Spagna potrebbe superare di 7 punti percentuali il suo obiettivo per il 2030. Se così fosse, il governo spagnolo, scambiando i suoi crediti di emissione, riceverebbe 10 miliardi circa dai Paesi che non sono in regola. I piani presentati da Francia, Paesi Bassi e Belgio sono appena sufficienti per raggiungere il loro obiettivo, ma qualsiasi passo indietro nelle politiche rischierebbe di far arretrare anche questi stati tra quelli inadempienti, avverte T&E.

REVISIONE DEL PNIEC ITALIANO. Secondo T&E il PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima) italiano, rispetto alla prima formulazione presentata alla Commissione, ha bisogno di radicali revisioni e in particolare di politiche stabili per accelerare l’elettrificazione dei trasporti su strada, a partire dalle auto aziendali; di un meccanismo di credito per l’elettricità rinnovabile nei trasporti; di un taglio radicale ai 22,5 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi, che l’Italia ancora elargisce alterando i prezzi di mercato a favore delle tecnologie fossili.

EMISSIONI NEI SETTORI ESR DIMINUIRANNO DEL 35,5% NEL 2030 ANZICHE’ DEL 40%. In base all’ESR, gli stati membri devono raggiungere gli obiettivi climatici per cinque settori chiave: trasporti stradali, edifici, piccola industria, rifiuti e agricoltura. Gli obiettivi sono stati definiti in base al PIL del Paese, con i Paesi più ricchi che devono raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni più elevati. L’obiettivo generale per l’UE è di -40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005) in tutti e cinque i settori. I Paesi devono presentare i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima che illustrano come intendono raggiungere l’obiettivo entro il 30 giugno. T&E ha analizzato le bozze dei PNIEC e le proiezioni più recenti per calcolare le riduzioni potenziali delle emissioni di tutti i 27 Paesi dell’UE. Aggregando i piani nazionali presentati dai Paesi, si prevede che le emissioni nei settori ESR diminuiranno solo del 35,5% nel 2030 (rispetto al 2005). Si tratta di 4,5 punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo UE del -40%.

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G7, la società civile chiede giustizia climatica e alimentare. Cosa dice il Civil 7

Giustizia. Climatica, alimentare. E poi pace, sicurezza comune e disarmo nucleare. Sono alcuni dei punti richiesti dal Civil Seven, il gruppo di ingaggio ufficiale della società civile internazionale nel processo G7.

Circa 700 organizzazioni provenienti da 70 Paesi, divise in sette gruppi di lavoro sui diversi temi quali clima, finanza, giustizia economica, pace, human mobility e migrazioni, in preparazione del Summit C7 che si è svolto a Roma, presso la sede della Fao, il 14 e 15 maggio 2024. In quell’occasione è stato prodotto il ‘Civil 7 Communiqué’, il comunicato contenente le proposte sviluppate dai Gruppi di Lavoro che è stato presentato alla Presidenza del G7. “Chiediamo che venga rispettato il diritto internazionale umanitario e quindi che vengano garantiti, anche nei paesi colpiti da guerre, i diritti umani e l’accesso umanitario. E chiediamo che ci sia un approccio alle migrazioni più rivolto alla mobilità umana”, ha spiegato Valeria Emmi, sherpa del Civil Seven. Inoltre, “chiediamo che ci sia una giustizia alimentare e quindi una trasformazione dei sistemi alimentari che possano consentire davvero un futuro sostenibile”.

In questo senso, il Civil 7 torna a ribadire la necessità di interventi ‘urgenti’ di risposta alla crisi climatica, con uno sguardo “di lungo periodo”, che davvero possa raggiungere gli obiettivi che la comunità internazionale si è data entro il 2030. “Quindi uno sviluppo sostenibile davvero per tutti”, continua Emmi.

In generale, il Civil 7 fornisce una piattaforma alle organizzazioni della società civile (OSC) per presentare proposte e richieste volte a proteggere l’ambiente e promuovere lo sviluppo sociale ed economico e il benessere per tutti, garantendo una vita sana, l’uguaglianza di genere, i diritti umani e il principio di non lasciare nessuno in dietro, stimolando in questo un dialogo costruttivo con il G7.

Per tutti i temi sollevati, “il G7 può essere parte del problema o parte della soluzione”. Su questo, ribadisce il Civil 7 “devono decidere i leader attraverso azioni ambiziose e audaci e veramente urgenti. Perché non possiamo più aspettare, siamo ad un punto di non ritorno”.
Nel documento presentato alla Presidenza italiana del G7, si ricorda infatti come “molteplici crisi prolungate e spesso dimenticate, gli attacchi palesi contro i civili e le infrastrutture civili, dimostrano chiare violazioni e mancanza di rispetto del diritto internazionale umanitario e dei principi umanitari”.

Per questo, la società civile internazionale riunita nel Civil 7 ritiene necessario riconoscere la rilevanza critica del momento presente e la responsabilità di tutti gli attori, compreso il G7 e la sua Presidenza, di affrontare la situazione attuale con la massima importanza. “Le minacce alla salute del pianeta e dell’umanità necessitano di iniziativa politica, ambizione e responsabilità – continua – La fragilità della pace globale, la povertà, le disuguaglianze, l’ingiustizia, i loro fattori trainanti e le cause profonde, oltre alla violenza viene perpetrato impunemente su scala catastrofica, richiedono la massima urgenza e un’azione concreta e coraggiosa”

Al centro di tutto, la pace. “Una pace positiva – precisa Emmi – quindi non solo una risposta alle guerre, ma la costruzione di una sicurezza comune, un investimento non tanto in riarmo ma destinato a uno sviluppo sostenibile, per politiche che siano coerenti a livello globale e che davvero possano perseguire i diritti umani e garantire un futuro sostenibile”.

Il guardaroba di Vivienne Westwood va all’asta per il clima e i diritti umani

Il guardaroba personale della stilista britannica Vivienne Westwood sta per essere messo all’asta a Londra, a favore di cause vicine al cuore della ‘regina del punk’. La vendita da Christie’s comprende più di 250 capi e accessori, la maggior parte dei quali sono stati indossati in passerella prima di tornare negli armadi della stilista.

La collezione comprende alcuni dei pezzi più iconici, con corsetti, tartan, abiti di taffetà fluttuanti, tacchi a spillo e T-shirt con messaggi a sfondo politico. La vendita online apre il 14 giugno e durerà fino al 28 giugno, mentre la vendita interna è prevista per il 25 giugno.

Tra gli oggetti messi all’asta ci sono carte da gioco progettate per attirare l’attenzione su questioni come il riscaldamento globale, la disuguaglianza sociale e i diritti umani. Dieci sono state firmate dalla designer, morto nel 2022 all’età di 81 anni, per raccogliere fondi per Greenpeace.

Il ricavato della vendita andrà anche ad associazioni come Amnesty International, Medici senza frontiere e alla fondazione della stilista, che collabora con le Ong per “creare una società migliore e fermare il cambiamento climatico”.

La responsabile del catalogo e coordinatrice della collezione Clementine Swallow spiega che le carte da gioco di Vivienne sono il catalizzatore di un’asta più ampia. Sebbene Vivienne Westwood “sapesse che non sarebbe stata in grado di vedere il progetto”, “voleva che il suo guardaroba personale fosse venduto per sostenere altri enti di beneficenza che erano importanti per lei”, aggiunge.

Il vedovo della stilista, Andreas Kronthaler, 58 anni, è stato molto coinvolto. “Ha assemblato personalmente tutti i lotti in abiti che lei avrebbe indossato”, dice Swallow. “Questi erano gli oggetti che lei aveva scelto, tra le migliaia di cose che aveva disegnato in 40 anni”, spiega, “e li considerava la quintessenza dei suoi disegni”.

La collezione comprende una serie di pezzi chiave che illustrano l’impatto culturale di Vivienne Westwood e l’ampia gamma di influenze che ha avuto nei quattro decenni della sua carriera. Il primo pezzo è un set di gonna e giacca della collezione autunno-inverno 1983, intitolata ‘Witches’, quando la stilista lavorava ancora con il suo primo marito e manager dei Sex Pistols, Malcolm McLaren.

Secondo Swallow, Westwood è stata influenzata dalla storia britannica ma ha dato ai modelli classici un tocco provocatorio, evocando un abito da ballo in taffetà con “fasce nere in stile bondage”. Molti capi presentano motivi politici e slogan che riflettono la sua attenzione per la giustizia sociale.

“Una parte importante dell’identità di Vivienne è l’attivismo”, “è davvero una di quelle stiliste che ha preso i suoi abiti e li ha usati come megafono per esprimere le sue idee e opinioni politiche”, secondo la direttrice del catalogo.

Tra gli altri pezzi scelti, il modello in tartan rosa di Vivienne Westwood e una giacca blu simile a quella indossata da Naomi Campbell quando, nel 1993, cadde in passerella mentre indossava tacchi alti 30 centimetri. Ci sono anche i primi esempi di corsetti elasticizzati della stilista, che sottolineano la sua abitudine di unire comfort e bellezza.

Anche la sostenibilità e la moda etica sono temi chiave. Forse il pezzo più costoso è un abito cucito a mano con intricate perline e pannelli d’oro, creato con artigiani del Kenya.
Tutti i materiali utilizzati per esporre gli articoli sono riciclati o riciclabili, compresi i cartelli di cartone e gli stand di compensato.

“È stata una grande lezione per noi”, dice Clementine Swallow, e dimostra che “è possibile realizzare collezioni che possono essere riciclate”.

Gli oggetti sono valutati tra le 200 e le 7.000 sterline, ma ci si aspetta che vengano venduti a un prezzo molto più alto.

caldo record

I morti per malattie cardiovascolari aumentano con uragani e temperature estreme

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in tutto il mondo e sono responsabili di circa un decesso su tre, con oltre 20 milioni di vittime registrate nel 2021, secondo l’ultimo rapporto della World Heart Federation. I miglioramenti nella prevenzione, nel trattamento e nell’intervento delle malattie cardiache hanno portato a una sostanziale diminuzione dei decessi per cause cardiovascolari negli ultimi decenni, ma i cambiamenti climatici causati dalla continua combustione di combustibili fossili potrebbero compromettere questi progressi.

Nel corso dell’ultimo secolo, la temperatura media globale è aumentata di oltre due gradi Fahrenheit, provocando cambiamenti a lungo termine nei modelli meteorologici medi, disturbi agli ecosistemi e innalzamento del livello dei mari. Inoltre, i 10 anni più caldi mai registrati si sono verificati tutti nell’ultimo decennio.

I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) hanno condotto una revisione sistematica di 492 studi osservazionali per determinare se esiste un legame tra i fattori di stress ambientale legati al cambiamento climatico e le malattie cardiovascolari. Gli scienziati hanno scoperto che le temperature estreme e gli uragani sono fortemente associati a un aumento della mortalità e dell’incidenza delle malattie cardiovascolari e che gli adulti più anziani, gli individui appartenenti a popolazioni etniche minoritarie e quelli provenienti da comunità a basso reddito sono colpiti in modo sproporzionato. I risultati sono pubblicati su JAMA Cardiology.

“Il cambiamento climatico sta già influenzando la nostra salute cardiovascolare; l’esposizione al caldo estremo può influire negativamente sulla frequenza cardiaca e sulla pressione sanguigna; l’esposizione all’ozono o allo smog degli incendi boschivi può scatenare un’infiammazione sistemica; vivere un disastro naturale può causare disagio psicologico; gli uragani e le inondazioni possono interrompere la fornitura di assistenza sanitaria a causa di interruzioni di corrente e di interruzioni della catena di approvvigionamento; a lungo termine, si prevede che il cambiamento climatico produrrà un calo della produttività agricola e della qualità nutrizionale dell’offerta alimentare, che potrebbe compromettere anche la salute cardiovascolare”, ha dichiarato l’autore corrispondente Dhruv S. Kazi, direttore associato del Richard A. and Susan F. Smith Center for Outcomes Research del BIDMC. “Sappiamo che questi percorsi hanno il potenziale di minare la salute cardiovascolare della popolazione, ma l’entità dell’impatto e quali popolazioni saranno particolarmente suscettibili necessitano di ulteriori studi”.

G7, si lavora alla bozza: alla Cina si chiederà lo stop degli aiuti a Russia. Appello dell’Onu per il clima

La Cina smetta di sostenere la guerra della Russia in Ucraina e Hamas accetti l’accordo per il cessate il fuoco proposto dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Sono due punti su cui lavorano gli sherpa del G7 per il documento finale che dovrà essere adottato dai leader a Borgo Egnazia, in Puglia (13-15 giugno).

In giornata, si solleva la polemica su un punto saltato, in cui i Grandi della Terra sottolineavano l’importanza di garantire “un accesso effettivo e sicuro all’aborto, inserito nel corso del G7 di Hiroshima. Il punto sarebbe stato eliminato su iniziativa del governo Meloni, creando tensioni tra le delegazioni. Fonti della presidenza italiana fanno però sapere che “nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza” e che “tutto quello che entrerà nel documento conclusivo sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri G7”.

Sulla Cina, “Il continuo sostegno di Pechino alla base industriale della difesa russa ha implicazioni significative e di ampia portata sulla sicurezza”, si legge nella bozza che Bloolmerg ha lasciato trapelare.

Gli alleati di Kiev accuserebbero Pechino di fornire alla Russia tecnologie e componenti – sia presenti nelle armi sia necessari per costruirle – aiutando gli sforzi di Mosca per aggirare i pacchetti di restrizioni commerciali del G7 su molti di questi beni. I materiali vietati infatti spesso arrivano in Russia attraverso paesi terzi come Cina e Turchia o attraverso reti di intermediari. Le misure in discussione includono la quotazione di più società, il targeting delle banche di paesi terzi che facilitano gli scambi, la richiesta che le aziende intensifichino i controlli sulle loro filiali e subappaltatori all’estero e l’espansione delle restrizioni sui prodotti di marca occidentale che continuano a finire in Russia.

Il G7 chiederà anche a Pechino di spingere la Russia a ritirarsi dall’Ucraina e a sostenere una pace giusta. Si prevede che i leader affermino che le politiche della Cina “stanno creando ricadute globali, distorsioni del mercato e dannosa sovraccapacità in una serie di settori”. E ancora, i leader del G7 metteranno in guardia la Russia da minacce nucleari “irresponsabili”.

Quanto al Medioriente, ci sarà la sollecitazione ad Hamas ad accettare l’accordo di cessate il fuoco a Gaza presentato dal presidente Usa Joe Biden. Israele dovrebbe essere direttamente sollecitata ad allentare l’escalation di una “offensiva militare su vasta scala” a Rafah: la bozza potrebbe includere un linguaggio che chieda con decisione un passo in questo senso, in linea con le misure provvisorie ordinate dalla Corte internazionale di giustizia. “Esortiamo i paesi che hanno influenza su Hamas” a contribuire a garantire che accetti un cessate il fuoco, si legge.

Non c’è invece per il momento accordo unanime sul riconoscimento dello Stato palestinese come parte di un processo di pace a due Stati. “Notiamo che il riconoscimento di uno Stato palestinese, al momento opportuno, sarebbe una componente cruciale”, si legge nel testo provvisorio.

Arriva dal segretario dell’Onu Antonio Guterres, in un punto con la stampa a Ginevra, l’invito ai leader per un impegno alla fine all’uso del carbone entro il 2030. “I Paesi più grandi – ha aggiunto – hanno la responsabilità di andare più lontano, più velocemente” e per questo è necessario “creare sistemi energetici privi di combustibili fossili e ridurre la domanda e l’offerta di petrolio e gas del 60% entro il 2035”. “I leader del G7 hanno una responsabilità particolare, in primo luogo, sul clima”, sottolinea Guterres che denuncia il “vortice dell’inazione climatica, con alluvioni, incendi, siccità e caldo devastanti”.

C’è attesa intanto per il bilaterale più importante che Meloni potrà avere in questo senso: quello con il presidente americano Joe Biden, che questa sera arriva all’aeroporto di Brindisi. Il faccia a faccia dovrebbe avvenire, secondo quanto riferisce la Casa Bianca, venerdì 14 giugno, a margine, del summit. Cruciale sarà anche il bilaterale di Biden con Papa Francesco e la conferenza stampa, attesa per domani, giovedì 13 giugno, con il presidente ucraino Volodomir Zelensky.

In Messico la crisi climatica irrompe nella campagna elettorale per le presidenziali

Cambiamento climatico, riscaldamento globale e innalzamento del livello del mare entrano di prepotenza nella campagna presidenziale del Messico. Nello stato di Tabasco, nel sud del Paese e roccaforte del presidente uscente Andres Manuel Lopez Obrador, il caso di El Bosque è stato segnalato da Greenpeace come esempio dei danni del riscaldamento globale in Messico, dove il prossimo presidente è atteso con ansia alla prova dell’ambiente. Gran parte della scuola locale è stata sepolta nella sabbia. In un’aula si possono ancora vedere un tabellone con le lettere dell’alfabeto e le quattro stagioni dell’anno. Il caso di El Bosque, che contava 700 abitanti, è stato analizzato a febbraio durante un’udienza sugli sfollati climatici organizzata dalla Corte interamericana dei diritti dell’uomo. “Più di 60 famiglie sono state sfollate e l’intera comunità rischia di scomparire”, secondo Greenpeace.

Con temperature di 40 gradi, Tabasco è stato particolarmente esposto all’ondata di caldo che attualmente colpisce il Messico e che ha causato almeno 48 morti da marzo. Otto vittime sono state registrate in questa regione, dove decine di scimmie sono morte a causa dell’ondata di caldo che sta interessando oltre l’80% del territorio. Sabato, la capitale Città del Messico ha registrato un record di calore, con 34,7 gradi Celsius. Questo record che dura da settimane, combinata con venti deboli, ha anche peggiorato l’inquinamento atmosferico nella megalopoli, nonostante l’alternanza dei piani di traffico per limitare le emissioni inquinanti dei veicoli messa in atto dall’amministrazione locale. La siccità ha causato problemi di approvvigionamento idrico. In Messico, secondo un’analisi del Mexican Competitiveness Institute, la disponibilità media di acqua pro capite è diminuita del 68% dal 1960.

Il presidente della sinistra nazionalista ha puntato sugli idrocarburi, responsabili del cambiamento climatico, in nome di quella che lui chiama “autosufficienza energetica”. A circa 80 chilometri da El Bosque, il suo governo ha investito 16,8 miliardi di dollari nella costruzione della raffineria di Dos Bocas con una capacità di 340.000 barili di greggio al giorno. Il governo ha anche acquistato una raffineria in Texas e costruito il treno Maya, lungo 1.500 chilometri attraverso gli stati della penisola dello Yucatan, compreso Tabasco. Nello specifico, il treno Maya è stato criticato dagli ambientalisti per le sue conseguenze sul territorio. Per mitigarne l’impatto, il governo ha affermato di aver lanciato il più grande piano di riforestazione del mondo, piantando alberi su un milione di ettari.

La candidata della sinistra, Claudia Sheinbaum, grande favorita alle elezioni presidenziali, è una scienziata in ingegneria energetica. Fedele al suo mentore Lopez Obrador, la 61enne ha promesso di portare avanti il ​​”salvataggio” della compagnia petrolifera (pubblica) Pemex, che porta con sé un debito di circa 100 miliardi di dollari. E si è impegnata a investire 13,6 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili entro il 2030. “Daremo impulso alla transizione energetica”, ha dichiarato l’ex membro del panel del Gruppo internazionale di esperti climatici (IPCC), vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2007. “Si distinguerà da Lopez Obrador“, afferma Pamela Starr, professoressa di scienze politiche e specialista in Messico presso l’Università della California del Sud. “Incoraggerà molti più investimenti nell’energia pulita”. L’avversario di centrodestra, Xochitl Galvez, propone di chiudere due raffinerie nel nord del Paese e che Pemex produca energia pulita. “Dobbiamo porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili”, afferma.

Secondo Boris Graizbord, ricercatore del Colegio de Mexico, è necessario “chiudere gradualmente alcune raffinerie obsolete o iperinquinanti, oppure devono essere migliorate”. “Non esiste una politica pubblica per affrontare il grave impatto del cambiamento climatico, che è destinato a peggiorare”, si rammarica Pablo Ramirez, coordinatore del programma Clima ed Energia di Greenpeace in Messico.

Panetta: “Fronte comune Ue su transizioni e materie critiche. Puntare sul capitale umano”

Fronte comune in Europa per portare avanti le transizioni (verde e digitale), aumentare l’indipendenza energetica rafforzando le rinnovabili ma allo stesso tempo stringere rapporti “solidi e reciprocamente vantaggiosi” con i Paesi ricchi di materie critiche.

Nelle sue prime considerazioni finali da Governatore della Banca d’Italia e a pochi giorni dalle elezioni europee, Fabio Panetta guarda a Roma, ma soprattutto a Bruxelles, invitando a puntare molto sulla dimensione comune per non restare indietro rispetto ai grandi competitor internazionali. Innovazione e capitale umano sono le parole chiave di una relazione di ampio respiro, che non tralascia i rischi dell’Intelligenza artificiale. L’Ia, è il monito, potrebbe creare rapporti di costi-vantaggi disomogenei e avere effetti, in Italia, su due lavoratori su tre.

La visione del governatore è ottimista: nell’Unione, Roma ha tutte le carte in regola per tornare a crescere e “contare, scandisce. Cruciale è rilanciare la produttività, aprire alla concorrenza, ridurre il debito, soprattutto. Un “fardello“, lo definisce, da cui però potersi liberare. Come? “Coniugando prudenza fiscale e crescita“, suggerisce.

Politiche comuni, precisa Panetta, “sono necessarie nel campo ambientale, della difesa, dell’immigrazione, della formazione e in altri ancora”, osserva il governatore, “poiché molti progetti riguardano beni pubblici comuni quali l’ambiente e la sicurezza esterna, un ammontare di investimenti insufficiente danneggerebbe tutti i paesi e tutti i cittadini dell’Unione. È pertanto necessario, nell’interesse collettivo, realizzare iniziative a livello europeo“.

Per le sole transizioni climatica e digitale e per aumentare la spesa militare al 2 per cento del Pil, la Commissione europea stima infatti un fabbisogno di investimenti pubblici e privati di oltre 800 miliardi ogni anno fino al 2030: “Perseguire un piano così vasto a livello nazionale comporterebbe duplicazioni di spesa e la rinuncia alle economie di scala“, mette in guardia Panetta.

Sugli investimenti in capitale umano, parla di “un’esigenza pressante, data la minore disponibilità, rispetto al resto dell’area dell’euro, di lavoratori con livelli di competenza elevati nel campo dell’innovazione.

Poi l’invito alla piena attuazione degli investimenti e delle riforme previste dal Pnrr che, oltre a innalzare il prodotto di oltre di 2 punti percentuali nel breve termine, “avrebbe effetti duraturi sulla crescita dovuti a incrementi di produttività stimabili tra 3 e 6 punti percentuali in un decennio”, ricorda Panetta.
E’ comunque sul fronte della tecnologia che “si giocherà la partita del futuro, per l’Italia e per il resto d’Europa. Servirà, scandisce, “valorizzare la ricerca, accompagnare il sistema produttivo nella sua trasformazione proteggendo i più svantaggiati, creare un ambiente normativo, economico e finanziario che favorisca l’assunzione di rischi imprenditoriali nei settori innovativi e che limiti il potere monopolistico di pochi grandi attori”.

Lanciato il satellite EarthCARE: studierà gli effetti delle nuvole sul clima terrestre

Photo credit: ©ESA

Il satellite EarthCARE dell’Agenzia spaziale europea è decollato la scorsa notte dalla California per esplorare in dettaglio gli effetti delle nuvole sul clima, ancora poco conosciuti nonostante il loro ruolo chiave. Il lancio è avvenuto dalla base aerea di Vandenberg, negli Stati Uniti occidentali, alle 15.20 ora locale, le 00.20 italiane, a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX. “Abbiamo iniziato il volo”, ha scritto l’Agenzia spaziale europea (Esa) sul suo sito web.

Il satellite da 2,2 tonnellate, progettato da Airbus, opererà a 400 chilometri sopra la Terra. Secondo l’Esa, dovrebbe “rivoluzionare” la nostra comprensione degli effetti delle nuvole sul clima. “Il decollo di questa sera ci ricorda che lo spazio non serve solo per esplorare galassie e pianeti lontani, ma anche per capire la nostra bella e fragile Terra”, ha dichiarato il direttore dell’Esa Josef Aschbacher in un video pubblicato sui social network.

Cumuli, cirri, cumulonembi… le nuvole sono oggetti complessi che influenzano il clima in modo diverso a seconda della loro altitudine nella troposfera, lo strato più basso dell’atmosfera. Sono “uno dei principali fattori che contribuiscono al cambiamento climatico e uno dei meno conosciuti”, ha dichiarato all’Afp Dominique Gilliéron, capo del Dipartimento progetti di osservazione della Terra dell’Esa. Alcune, come le nubi cumuliformi, costituite da vapore acqueo e situate piuttosto in basso, funzionano come un ombrello: molto bianche e molto luminose, riflettono i raggi del Sole verso lo spazio – un effetto noto come albedo – e raffreddano l’atmosfera. Altre, come i cirri d’alta quota, formati da ghiaccio – nubi sottilissime il cui velo è visibile da un aereo – lasciano passare la radiazione solare, riscaldando la Terra. Quest’ultima riemette radiazioni termiche che “i cirri catturano, trattenendo il calore, come una coperta di sopravvivenza”, ha spiegato Dominique Gilliéron in conferenza stampa. Da qui l’importanza di valutare la natura delle nubi a diverse altitudini sezionando la loro struttura verticale, cosa che nessun satellite ha fatto finora, ha sottolineato Simonetta Cheli, direttore dei programmi di osservazione della Terra all’Esa.

La missione “pionieristica” dell’Esa, in collaborazione con l’agenzia giapponese Jaxa, studierà anche gli aerosol, minuscole particelle in sospensione (polvere, pollini, inquinanti umani come le ceneri di combustione, ecc.) su cui si condensa l’acqua e che sono precursori delle nuvole. I due strumenti “attivi” di EarthCARE invieranno la loro luce verso le nuvole e calcoleranno il tempo di ritorno. Il Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging) emetterà luce ultravioletta per studiare le nubi sottili e gli aerosol. Il radar sarà in grado di “vedere attraverso” gli strati opachi delle nuvole per determinarne la composizione in termini di acqua solida (sotto forma di goccioline). EarthCARE è inoltre dotato di un imager multispettrale, che fornirà informazioni sulla forma delle nubi, e di un radiometro per sondarne la temperatura. Tutti i parametri fisici delle nuvole saranno quindi misurati simultaneamente sotto il satellite – una novità assoluta.

Secondo l’Esa, queste informazioni sono “attese con impazienza” dalla comunità scientifica, che sta cercando di perfezionare i propri modelli climatici per valutare il bilancio radiativo della Terra, ossia l’equilibrio tra le radiazioni che il nostro pianeta riceve dal Sole e quelle che emette. L’idea è quella di prevedere “se l’attuale effetto delle nuvole, che al momento si sta raffreddando, (…) si rafforzerà o si indebolirà”, ha spiegato Dominique Gilliéron. Per il momento, “l’effetto ombrello supera l’effetto coperta”, ha confrontato. Ma il futuro è incerto, perché il riscaldamento globale sta cambiando la distribuzione delle nuvole. La missione europea, della durata prevista di tre anni, subentra ai satelliti CloudSat e Calipso della Nasa, le cui spedizioni sono ormai terminate.

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L’estate non arriva: ancora forte maltempo da nord a sud

La settimana appena iniziata si aprirà ancora con tanti temporali, localmente pure molto intensi con rischio di grandine e nubifragi, su molte delle nostre regioni. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, spiega che oggi i temporali bagneranno ancora una volta il nordovest; nel corso della notte e nelle prime ore di martedì 28 il maltempo si estenderà poi al resto del settentrione e ai settori adriatici con piogge battenti e un calo generalizzato delle temperature. Mercoledì 29 sarà una giornata più tranquilla grazie a un timido aumento pressorio, ma che non sarà in grado di evitare comunque lo sviluppo di qualche nota di instabilità sui rilievi alpini e su molti tratti della dorsale appenninica.

Tra giovedì 30 e venerdì 31 maggio poi è attesa una nuova ondata di maltempo: alle alte latitudini infatti, tra Isole Britanniche e Scandinavia, sono presenti vaste aree di bassa pressione pronte ad inviare correnti di aria fresca e instabile fin verso l’Italia.

A causa della tanta energia in gioco (umidità e calore nei bassi strati dell’atmosfera) e dei forti contrasti tra masse d’aria completamente diverse, si verranno a creare le condizioni ideali per lo sviluppo di imponenti celle temporalesche in grado di scatenare, localmente, forti colpi di vento e grandinate.

In questo frangente le regioni più a rischio saranno ancora una volta quelle settentrionali, specie orientali: attenzione, in particolare, a Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio.

Nei giorni successivi poi lo scenario meteo pare ancora ben lontano da un definitivo ritorno a condizioni di maggiore stabilità atmosferica: in concomitanza con l’avvio dell’estate meteorologica (sabato 1 giugno) dovremo ancora fare i conti con tanti temporali e piogge, quantomeno sulle regioni centro-settentrionali.

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