Ex Ilva, Orsini apre: “Ci sono le condizioni per valutare una cordata italiana”

(Foto: Mimit)

Per l’ex Ilva “si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese”. A scuotere l’estate di quello che un tempo era il colosso nazionale della siderurgia è l’annuncio del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, uscendo dal Mimit dopo il tavolo di confronto con governo ed enti locali assieme al mondo delle imprese.

Il numero uno degli industriali ricorda che “dietro alla produzione di Ilva, oltre alle persone, c’è anche una filiera importantissima di prodotti” che va salvaguardata. “C’è un interesse a ragionare e valutare da parte dei nostri acciaieri, i nostri imprenditori italiani, sulla nuova gara, perché venendo a mancare la parte a caldo ovviamente cambia l’oggetto”, aggiunge ancora Orsini. Che si dice “contento che ci sia questa apertura e la possibilità, anche in tempi rapidi, di poter dare delle risposte da parte delle nostre acciaierie”.

Di questa nuova opzione parla anche il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, presenta al tavolo di Palazzo Piacentini. “Ci siamo impegnati a esaminare il dossier e verificare se sussistano le condizioni e le possibilità per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non interessati dal blocco disposto dalla sentenza”. Il numero uno di Duferco considera “questa disponibilità all’analisi un atto di responsabilità nei confronti delle migliaia di lavoratori il cui futuro è oggi a rischio”, ma allo stesso tempo auspica che “qualora si concretizzassero le condizioni per un nostro coinvolgimento, esso possa tradursi in un impegno condiviso dell’intero Sistema Italia”.

Sul piatto resta, però, il countdown per la chiusura dell’area a caldo di Taranto, che per ordine della Corte d’appello di Milano dovrà chiudere tra 80 giorni circa se l’area non sarà ristrutturata per rispettare i dettami ambientali. Il colosso indiano Jindal, pochi giorni fa, in una lettera ai commissari straordinari di Adi e Ilva si era detto disponibile a chiudere anche in queste nuove condizioni e, infatti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sottolinea che l’idea della cordata italiana “si aggiungerà alla proposta che Jindal ha deciso di aggiornare tenendo conto della decisione della Corte di appello”. Il pronunciamento dei giudici meneghini è un tema dirimente e ricorrente, anche nelle parole dello stesso responsabile del Mimit, che infatti ammette: “Ha di fatto cambiato le condizioni”, per cui “dobbiamo sopperire per disinnescare la bomba sociale, produttiva e occupazionale”.

Per questi motivi l’interesse degli imprenditori italiani è un fatto del tutto nuovo, dopo anni di trattative e gare dove a partecipare sono state solo aziende straniere, anche se di alto livello nel panorama globale della siderurgia. Senza contare che, da chi era presente al tavolo di oggi al Mimit, arriva la conferma dell’interesse di società come Webuild, anche se all’interno di un interesse a 360 gradi sulle opere infrastrutturali del Paese. Urso conta che nel tavolo di stamane erano presenti “oltre 17 progetti per investimenti complessivi di oltre 2 miliardi con una diversificazione settoriale su almeno 8 settori con una prospettiva occupazionale di grande rilevanza”.

Ora, però, si avvicina il momento delle scelte, come ricorda anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, presente alle varie riunioni. “La riunione era sui possibili investitori e non si è parlato di Ilva. Invece siamo convinti che bisogna partire dal polo siderurgico decarbonizzato con i forni elettrici a Taranto, che deve restare a Taranto. Poi è importante la verticalizzazione, cioè l’utilizzo dell’area freddo”. Decaro resta convinto che chiunque presenti un’offerta sull’ex Ilva debba avere come ‘socio’ lo Stato: “Non perché sono uno statalista – spiega –, ma se mettiamo risorse nel contratto di sviluppo è fondamentale che ci sia la presenza dello Stato”, almeno in una fase iniziale. Gli enti locali, peraltro, si affiancheranno ai sindacati per chiedere che il tema ripassi per Palazzo Chigi con una nuova convocazione.

Nel frattempo domani, giovedì 6 agosto, si terrà il quarto e ultimo tavolo della settimana al Mimit, dove sono attesi i rappresentanti dell’indotto. Dopodiché l’attesa è per le mosse operative sull’ex Ilva. Il tempo stringe e una soluzione diventa sempre più urgente.

Decaro (Commissione Envi): Ue sostenga aziende per transizione green giusta

“Occasioni come queste servono a tenere insieme un dibattito tra i rappresentanti aziende e chi deve prendere decisioni all’interno del Parlamento europeo. I temi sono quelli legati al Green Deal e alla sicurezza alimentare: sono arrivate tante sollecitazioni da parte delle associazioni di categoria e delle singole aziende in merito alla necessità di tenere insieme la tutela dell’ambiente e la tutela della salute dei consumatori e dei cittadini europei con le esigenze delle aziende, che hanno bisogno anche di un fondo per la competitività”. Lo ha detto Antonio Decaro, presidente Commissione Envi del Parlamento Ue a margine dell’evento ‘Il sistema Italia nella nuova legislatura UE’, primo annual meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking, che si è svolto a Bruxelles.

“Credo che questa – ha aggiunto Decaro- sarà una legislatura in cui bisognerà dare attuazione alla transizione ecologica e digitale, e sarà una legislatura che dovrà però sostenerle per poter arrivare a una transizione giusta”.

Ue, Italia perde una presidenza di commissione. Opposizioni: “Rischiamo irrilevanza”

Una sola presidenza di commissione al Parlamento europeo per l’Italia. E’ quella di Antonio Decaro, Pd. Nessun incarico per la Lega, che fa parte del gruppo di estrema destra dei Patrioti, nessuna presidenza a Forza Italia, che lascia quella della commissione Affari costituzionali (era di Salvatore De Meo, passa al tedesco Sven Simon).

In compenso, il Partito Popolare Europeo, il gruppo di cui FI fa parte, fa incetta di presidenze, incassandone otto. Gli azzurri, in verità, rivendicano di aver portato a casa due posizioni in più: Massimiliano Salini è diventato vice di Manfred Weber al Ppe e Caterina Chinnici vicepresidente di ‘Cont’ per il controllo del Bilancio. Forza Italia avrà poi la presidenza di due delegazioni: Ue-Nato con Salvatore De Meo e Ue-Asia centrale con Giusi Princi.
Resta, però, il fatto che il partito guidato dal vicepremier Antonio Tajani non ha più nessuna presidenza di commissione e agli occhi delle opposizioni questa sembra una prima ripercussione del voto contrario dell’Ecr, presieduto da Giorgia Meloni, a Ursula von der Leyen.

Il rischio, che Pd, M5s, Avs, Italia Viva denunciano dal minuto zero è quello di diventare irrilevanti in Europa. “Quando non si sanno rispettare le regole del club, arriva poi il conto da pagare“, tuona Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Iv. “Davvero Giorgia Meloni pensa che si possa tranquillamente votare contro alla nomina della Presidente della Commissione Europea, al Presidente del Consiglio Europeo e all’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza, ponendo nei fatti l’Italia all’opposizione della governance Ue, senza ripercussioni? Per correre appresso a Orban e a Salvini, ci sta consegnando all’irrilevanza“, affonda.

Non la pensa così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ammette di aver apprezzato la coerenza della premier sul voto contrario e minimizza: “Se l’Ue facesse dipendere il ruolo dell’Italia, Paese fondatore, dal voto del partito del presidente del consiglio avrei ragione di criticarla. Se venissimo penalizzati in base a quel voto, potrei criticarla. Ma una cosa è la libertà, in democrazia, di esprimere un voto, un altro il rapporto tra l’istituzione e un Paese”.

Il capo delegazione M5S Pasquale Tridico ottiene intanto un ruolo di peso, la presidenza della sottocommissione per le questioni fiscali.

Al gruppo dei Socialisti e democratici vanno cinque commissioni. Il Pd lascia la commissione Economia (che era di Irene Tinagli), spiegando di aver scelto l’Ambiente per “continuare a dare risposte alle tante emergenze quotidiane legate ai temi di Envi“. In gioco, ribadisce Decaro, “non c’è solo il futuro del nostro continente, ma un nuovo approccio globale alla risorsa pianeta“. Lo scontro sul Green Deal, in questa legislatura, si prospetta ancora più duro: “L’obiettivo di conseguirlo pienamente è certamente una sfida ambiziosa, ma non impossibile”, garantisce l’ex sindaco di Bari.

Furiosa la Lega, totalmente tagliata fuori. Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, parla di “furto” e di “attentato alla democrazia”. “Negare incarichi che spettano al gruppo dei Patrioti, come presidenze e vice presidenze delle commissioni parlamentari, che servono anche come ruoli di garanzie al corretto funzionamento del sistema del Parlamento, è un gesto vergognoso che definisce tutta la pochezza politica di forze che insultano non solo rappresentanti eletti, ma soprattutto il voto libero e democratico di milioni di cittadini europei“, lamenta.
Borchia denuncia l’esistenza di un “cordone” in Europa con cui socialisti e popolari hanno “persino dovuto violare il principio di uguaglianza di genere nelle commissioni” e promette battaglia: “La Lega e il gruppo dei Patrioti combatteranno con ogni mezzo e in ogni sede questo abominio istituzionale – assicura -. Il tempo è galantuomo e se ne pentiranno amaramente: si tengano le vice presidenze, noi ci teniamo la dignità”.