Cop30, Pichetto: 3,4 mld in finanza climatica nel 2024. Non ammessi passi indietro

Ambizione e fiducia: così l’Italia partecipa alla trentesima conferenza delle parti sul clima, perché, sottolinea il ministro Gilberto Pichetto Fratin, “a dieci anni dall’Accordo di Parigi non sono ammessi passi indietro“. Nel cuore dell’Amazzonia, Roma porta “la consapevolezza di un Paese che unisce pubblico e privato in un impegno concreto verso la transizione energetica“, con un contributo alla finanza climatica “solido”.

In un anno, nel 2024, l’Italia ha investito 3,44 miliardi in finanza climatica, per le politiche di adattamento. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, con infrastrutture sostenibili e soluzioni innovative per la decarbonizzazione, a partire dal trasporto. “Alla Cop29 abbiamo fatto una lunga battaglia e abbiamo terminato molte ore dopo la chiusura ufficiale della conferenza, con l’accordo sui 300 miliardi da investire per il clima a livello mondiale“, ricorda Pichetto Fratin. Gli investimenti fatti in un anno dimostrano per il ministro quanto il governo creda “in tutte le azioni di adattamento da portare avanti“. L’impegno internazionale è tracciato dal Piano Mattei, con un focus particolare sull’Africa. L’obiettivo della Conferenza è anche quello di “costruire partenariati efficaci e garantire che tutti i Paesi, non solo l’Europa, contribuiscano a una transizione giusta”. La bussola resta il negoziato multilaterale, come “chiave per affrontare le sfide presenti e future”, scandisce Pichetto.

Il contributo alla finanza per il clima si è più che triplicato, passando da 838 milioni di euro nel 2023 a 3,44 miliardi nel 2024, di cui 1,67 miliardi di risorse pubbliche e 1,77 miliardi di fondi privati mobilitati attraverso strumenti pubblici. Tra i principali strumenti ci sono il Fondo per il Clima e il coinvolgimento diretto di Sace e Simest in progetti dedicati alla transizione ecologica globale.

Alla Cop30, il Paese punta su soluzioni innovative per la decarbonizzazione, con particolare attenzione ai biocarburanti, per raggiungere un futuro a emissioni nette zero in linea agli Accordi di Parigi e alle decisioni della Cop28 di Dubai. L’Italia ha lavorato fianco a fianco con la Presidenza brasiliana al lancio, durante la PreCop, del ‘Belem 4X Pledge on Sustainable Fuels’ per quadruplicare l’uso globale dei carburanti sostenibili entro il 2035 rispetto ai livelli del 2024, seguendo le indicazioni del report Iea sui carburanti sostenibili. L’iniziativa con Unep e Iea 3Den, che premia soluzioni innovative per l’efficientamento dei sistemi energetici con tecnologia digitale, è stata selezionata da Unfcc come best practice da presentare al padiglione ufficiale della Cop30. Grande attenzione è dedicata anche al coinvolgimento delle giovani generazioni, coinvolti attraverso l’iniziativa ‘Youth4Climate’ e i 150 progetti finanziati per costruire una transizione che sia anche culturale e partecipata.

La presenza italiana alla Cop30 si fonda su un partenariato pubblico-privato che vede la partecipazione di alcune grandi aziende nazionali, tra cui Enel, Ferrovie dello Stato Italiane e BF International, che hanno contribuito alla realizzazione del Padiglione Italia. Il Padiglione è articolato in due spazi complementari dedicati a scienza, tecnologia, comunicazione e innovazione. Lo spazio istituzionale nella Blue Zone ospiterà oltre 50 eventi tematici ed una installazione interattiva a cura di Dotdotdot che racconterà i progetti dell’Italia e delle aziende partecipanti per la transizione energetica. AquaPraça, piazza galleggiante progettata da Cra – Carlo Ratti Associati e Höweler + Yoon Architecture, in partenariato con il ministero degli Esteri e ancorata al Centro Culturale Casa das Onze Janelas, esplora una nuova simbiosi tra architettura e ambiente, sfruttando l’intelligenza naturale e le tecnologie reattive per adattarsi all’innalzamento del livello dell’acqua.

La partecipazione di Enel alla Cop30 come premium sponsor del Padiglione Italia testimonia, l’impegno dell’azienda, a “lavorare in sinergia con il settore pubblico per accelerare una transizione giusta e costruire un sistema energetico accessibile, sicuro e sostenibile”. L’azienda arriva all’appuntamento di Cop30 con una strategia climatica che il Direttore Italia Nicola Lanzetta definisce “tra le più ambiziose”: Il gruppo gestisce una capacità installata di 81 GW, di cui circa 66 GW da fonti rinnovabili e nel 2024 ha portato la quota di elettricità prodotta senza emissioni a oltre l’83%, confermando l’obiettivo di raggiungere l’obiettivo net zero entro il 2040. Anche il Piano Industriale di Enel Italia va nella direzione di abilitare la transizione energetica. Degli oltre 22 miliardi di investimenti, 16 sono destinati alla rete di distribuzione e sei al business integrato per migliorare l’efficienza degli impianti esistenti, sviluppare nuova capacità rinnovabile e di accumulo, accelerando così il percorso verso la decarbonizzazione.

L’impegno di Ferrovie dello Stato sul clima “si manifesta in tutti i settori in cui opera, dalla mobilità, alle infrastrutture, le infrastrutture energetiche e nell’ambito come operatore di trasporto”, rivendica l’amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio, che ricorda come nell’immaginario comune sia “ovviamente estremamente semplice dedurre come attraverso i più di 6.000 treni che girano quotidianamente sulla rete garantiscano un risparmio importante in termini di milioni di tonnellate di Co2”. Ma in realtà le iniziative sono tante, nuove e innovative. Come il ruolo di Fs Energy, società che nasce con l’obiettivo di occuparsi dell’acquisto e della produzione di energia da fonti rinnovabili; o ancora la rete ferroviaria tra le più elettrificate d’Europa. Recentemente, è stato presentato il nuovo Frecciarossa, realizzato interamente in Italia e con un tasso di riciclabilità dei materiali impiegati superiore al 97%. Al 2027, l’Italia avrà la flotta di trasporto regionale più giovane d’Europa, con un’età al di sotto dei 10 anni.

A Baku si apre la Cop29: finanza climatica focus della Conferenza. Assenti von der Leyen e Macron

Defezioni, ong sul piede di guerra, accuse di corruzione e, nemmeno troppo sullo sfondo, due conflitti, quello in Ucraina e quello in Medioriente. Senza dimenticare che il 2024 è già l’anno più caldo della storia e che con l’elezione di Donald Trump gli Stati Uniti potrebbero nuovamente abbandonare gli accordi internazionali sul clima. Parte sottotono, ma con un’agenda fitta, la Cop29, che si apre lunedì 11 novembre a Baku (Azerbaigian) e si chiuderà il 22.

La Conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici chiama a raccolta 197 Paesi più l’Unione europea e punta su due pilastri paralleli, cioè l’ambizione e l’azione, con l’obiettivo di ottenere riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni per mantenere le temperature sotto controllo e rimanere al di sotto della soglia di 1,5°C, così come previsto dall’Accordo di Parigi. In mezzo ci sono le politiche climatiche nazionali, il tema energetico – in particolare legato ai combustibili fossili e al ‘phasing out’- e quello della finanza, che con molta probabilità sarà il nodo cruciale del vertice. E, ancora, agricoltura, salute, industria, biodiversità, oceani.

IL PROGRAMMA DELLA CONFERENZA. La cerimonia ufficiale di apertura della Cop29 si terrà l’11 novembre, mentre martedì 12 si svolgerà il Vertice dei leader mondiali sull’azione per il clima. Il giorno successivo, il 13, sarà dedicato al tema della finanza, degli investimenti e del commercio e venerdì 14 a quello dell’energia, della pace, della ripresa e della resilienza. Sabato 16, invece, saranno la scienza, la tecnologia, l’innovazione e la digitalizzazione il focus dei colloqui, a cui seguiranno, lunedì 17, i temi del capitale umano, dei bambini e giovani, della salute e dell’istruzione. Cibo, agricoltura e acqua domineranno i dialoghi di martedì 19 e, il giorno successivo, cioè mercoledì 20, il tema sarà quello dell’urbanizzazione, del turismo e dei trasporti. Infine, giovedì 21 il tema principale sarà quello della biodiversità, delle popolazioni indigene, degli oceani e zone costiere. La Conferenza si chiuderà il 22 e, almeno sulla carta, dovrà portare alla conferma degli obiettivi energetici globali concordati lo scorso anno a Dubai per abbandonare i combustibili fossili, triplicare gli investimenti nelle rinnovabili e raddoppiare le misure di efficienza energetica entro il 2030.

FINANZA CLIMATICA AL CENTRO. Ma non solo. La parola chiave sarà NCQG, cioè ‘Nuovo Obiettivo Quantificato Collettivo’ che sostituirà quello adottato nel 2009 e raggiunto nel 2022, che chiedeva ai Paesi ricchi di fornire 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a limitare le emissioni di gas serra e ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Questa cifra comprende finanziamenti pubblici bilaterali e multilaterali, crediti all’esportazione e finanziamenti privati. In sostanza, quindi, si tratterà di mettere sul piatto più risorse, molte più risorse e i negoziati si concentreranno sullo sblocco dei trilioni di dollari necessari ai Paesi in via di sviluppo per affrontare la crisi climatica. Quanto uscirà dalle tasche dei Paesi più ricchi sarà il vero banco di prova della Cop.

I GRANDI ASSENTI. Nonostante la posta in gioco sia altissima, a pochi giorni dall’apertura le annunciate defezioni stanno già facendo sentire il loro peso. Non saranno a Baku il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello brasiliano Lula, così come il cancelliere tedesco Olaf Scholz, impegnato a gestire la crisi di governo e, ovviamente, il presidente russo Vladimir Putin. Ma, soprattutto, non parteciperà la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “impegnata – fanno sapere da Bruxelles – nella fase di transizione tra l’uscente e l’entrante esecutivo Ue”. Un’assenza, la sua, che da più parti viene vista come il tentativo di tirare il freno a mano sulle politiche climatiche e ambientali del Vecchio continente e, più in generale, sulle ambizioni del Green Deal.

LA DELEGAZIONE EUROPEA. Della delegazione Ue, invece, faranno parte il commissario per l’azione per il clima Wopke Hoekstra, la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, (14 e 15 novembre) e quella per per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, Iliana Ivanova (12 novembre). Il primo ministro britannico Keir Starmer e lo spagnolo Pedro Sánchez, invece, dovrebbero partecipare al vertice dei leader del 12-13 novembre, così come la premier Giorgia Meloni, il cui intervento dovrebbe svolgersi mercoledì 13.

LA DELEGAZIONE ITALIANA. La delegazione italiana sarà guidata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e il padiglione del nostro Paese ospiterà decine di eventi organizzati dai ministeri (oltre al Mase ci sarà anche quello degli Esteri), da Ice, enti e istituzioni di ricerca, associazioni di categoria, fondazioni, ong e imprese.