Ex Ilva, operaio muore durante controllo. Sindacati in sciopero: “Non è fatalità”

Un operaio di 46 anni è morto all’ex Ilva di Taranto, precipitando da un’altezza di 8 metri mentre stava controllando delle valvole. La tragedia riaccende i riflettori sull’ex colosso della siderurgia italiana e i sindacati dei metalmeccanici proclamano 24 ore di sciopero immediato in tutte le sedi, chiedendo a gran voce che il governo acceleri sul rilancio.

Claudio Salamida, si chiamava così il lavoratore che ha perso la vita nell’incidente dell’Acciaieria 2, su cui la struttura commissariale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (che esprime cordoglio alla famiglia) assicura di aver attivato “tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti”, confermando “la piena disponibilità a fornire tutti gli elementi utili a far luce sull’accaduto”. Anche dal governo arriva il “profondo cordoglio e vicinanza ai familiari e ai colleghi di Salamida”, attraverso la nota del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Che ha presieduto, al termine del Cdm, una riunione assieme ai ministri del Tavolo interministeriale sull’ex Ilva, ribadendo “l’impegno del governo per rafforzare la sicurezza sul lavoro, in linea col recente decreto legge, affinché condizioni di piena tutela siano sempre prioritariamente garantite”.

Intanto, Fiom, Uilm e Fim Cisl decidono di incrociare immediatamente le braccia per 24 ore. “Il problema è tutt’altro che risolto”, tuona la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese. “È l’ulteriore perdita insopportabile di vite umane che si somma al sacrificio di questi lunghi anni e pone l’accento sull’emergenza legata ai mancati investimenti sulla manutenzione degli impianti e sulla sicurezza”, rincara la dose il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

Alza la voce anche Fim Cisl: “E’ un fatto di una gravità estrema che non può e non deve essere archiviato come una tragica fatalità”, affermano in una nota congiunta il segretario generale, Ferdinando Uliano, e il segretario nazionale, Valerio d’Alò.. Duro anche il commento della Fiom: “E’ una tragedia che doveva essere evitata, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate”, lamentano il segretario generale, Michele De Palma, e il coordinatore nazionale siderurgia dei metalmeccanici Cgil, Loris Scarpa, ritenendo “inaccettabile l’infortunio mortale all’ex Ilva a Taranto”. Per il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, poi, “colpisce e indigna che una tragedia di questa gravità si sia verificata in un impianto da anni sottoposto a controlli continui, prescrizioni stringenti e a un livello di vigilanza (teoricamente) tra i più elevati del Paese. Questo rende l’accaduto ancora più grave”.

Cordoglio per la morte di Salamida arriva anche dalle istituzioni locali. Per il neo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro “il cordoglio non basta”, per questo chiede “con forza che si metta immediatamente in campo un piano straordinario di manutenzione e risanamento”, perché “in queste condizioni – avverte – l’acciaieria non ha futuro”.

L’incidente mortale all’ex Ilva unisce anche la politica. La presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo (Pd), invita il governo “ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del decreto Sicurezza sul lavoro e discutere insieme, in Parlamento”. Il senatore leghista e segretario del Carroccio in Puglia, Roberto Marti, esprime “sgomento e profondo cordoglio per la tragica morte dell’operaio” di 46 anni: “E’ necessario accertare con precisione la dinamica dei fatti e le cause del cedimento del grigliato”. Da Forza Italia è la deputata, Chiara Tenerini, a chiedere “serietà e attenzione alle condizioni reali in cui si lavora, soprattutto in contesti industriali complessi”.

Per il senatore di Avs, Tino Magni, occorre fare “piena luce per chiarire la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità”. Mentre i Cinquestelle, che presentano un’interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, ricordano che “la grave situazione in cui versano gli impianti non è più rinviabile”. Profondo cordoglio lo esprime anche il deputato pugliese di FdI, Giovanni Maiorano: “Questa tragica vicenda ci impone ancora di più una profonda riflessione sull’importanza della sicurezza sul lavoro, tema cruciale per il governo Meloni”. Infine, Annamaria Furlan, senatrice di Iv, dà pieno sostegno ai sindacati: “La sicurezza sul lavoro non può essere considerata una variabile secondaria né rinviabile. È evidente che occorra fare molto di più per tutelare l’incolumità dei lavoratori”.

A novembre tasso disoccupazione al 5,7%, mai così basso. Meloni: “Avanti su questa strada”

A novembre 2025, il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), ai minimi dall’inizio delle serie storiche nel 2004 e quello giovanile cala al 18,8% (-0,8 punti). Il numero di occupati è in calo solo rispetto al mese scorso, ma nel confronto annuo, rileva l’Istat, supera quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità), come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila) parzialmente compensata dal calo dei dipendenti a termine (-204mila).

Sono risultati che per Giorgia Meloni parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti e dello “sforzo comune” per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso. Il Governo, garantisce la premier, “continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro“. Ed esorta: “Avanti su questa strada”.

Il tasso di disoccupazione è anche al di sotto della media dell’Unione europea e dell’area euro: “E’ un grande risultato del paese, di imprenditori, lavoratori e professionisti e quindi è una buona notizia per l’Italia”, sottolinea la ministra del Lavoro, Marina Calderone.

L’Istat certifica “l’efficacia delle politiche economiche del centrodestra”, rivendica il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, che prosegue: “Si deve continuare su questa strada e puntare sulla crescita e la competitività, per stabilizzare il rilancio dell’economia e aumentare gli stipendi e il potere d’acquisto”.

La lettura è diversa per la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, che osserva come calino gli occupati e aumentino i prezzi della spesa: “Mentre pensioni e salari restano sempre fermi. Dopo tre anni di propaganda, il governo Meloni deve fare i conti con la realtà: servono misure per favorire la crescita e sostenere famiglie e imprese“, afferma la deputata dem.

Se la disoccupazione cala, considera la Fapi, occorre però abbassare il costo del lavoro: “Le imprese possono guardare con rinnovata speranza al futuro ma è urgente intervenire su due fronti decisivi: la semplificazione amministrativa delle procedure autorizzative e la riduzione del costo del lavoro. Solo così sarà possibile consolidare la crescita dell’occupazione e sostenere in modo strutturale il sistema produttivo”, dichiara il presidente, Gino Sciotto. Confimprenditori lamenta una stagnazione dell’economia: “Il calo del tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, è un segnale incoraggiante, ma non sufficiente per descrivere lo stato reale dell’economia italiana”, rileva Stefano Ruvolo. Perché , è la considerazione, il dato occupazionale, da solo, non è indicativo della salute del sistema economico. L’economia reale, in particolare quella delle piccole e medie imprese, è “in una fase di stallo”, insiste. Pensa alle aziende, che continuano a fare i conti con una pressione fiscale tra le più alte d’Europa, che in Italia supera il 42% del Pil, e con un costo del lavoro che resta strutturalmente elevato. In questo contesto, avverte Ruvolo, parlare di ripresa rischia di essere “fuorviante“: “Se non si interviene sul costo del lavoro e sulla fiscalità che grava su chi produce, anche i dati positivi sull’occupazione rischiano di essere temporanei e fragili”. Il quadro è solido ma per Confcommercio resta il nodo dell’occupazione femminile “Nonostante i progressi degli ultimi anni, che hanno visto questa componente dell’occupazione aumentare tra il 2020 ed il 2025 di oltre 870mila unità, il tasso d’inattività femminile rimane ancora superiore al 42%“.

Mattarella: “Ripugnante chi nega la pace”. E ai giovani dice: “Siate esigenti, sceglietevi il futuro”

Photo credit: Quirinale

 

Il Colle chiude il 2025 delle istituzioni. Sceglie la pace e il ponte generazionale tra gli 80 anni della Repubblica e il futuro dell’Italia, i giovani, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il suo messaggio di fine anno.

Quindici minuti circa, in piedi, nella Studio alla Vetrata, sala del Quirinale dove è solito ricevere e incontrare i capi di Stato e di governo in visita. Alla sua sinistra il manifesto iconico del 2 giugno 1946, quando il Paese scelse la Repubblica, che il prossimo taglierà il traguardo degli 80 anni. Alla sua destra, invece, una copia della Costituzione, che resta la bussola della nostra democrazia.

Lo scenario internazionale è il primo tema toccato da Mattarella, che riconosce: “Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore”. Che ha un obiettivo, anzi un’aspettativa principale: la pace. “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”, è il messaggio che lancia il presidente della Repubblica. Che ricorda come la pace sia “in realtà, un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Citando, poi, Papa Leone XIV accoglie l’invito a “disarmare le parole”.

Gli altri grandi argomenti che Mattarella tocca, in un certo senso, si intrecciano e si collegano. Perché nel 2026 la nostra Repubblica compirà 80 anni, “pochi se guardati con gli occhi della grande storia”, per cui dovrà andare avanti ancora a lungo. Con i giovani di oggi, chi altri sennò. A loro, infatti, si rivolge ricordando le conquiste di questi otto decenni, a partire dal voto alle donne “che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. Ma ci fu anche una stagione di grandi riforme, come quella agraria o il Piano casa, che riporta la mente ai giorni d’oggi con “le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città. Un ponte ideale nelle generazioni, che Mattarella percorre e ripercorre come se fossero fotografie di un album di famiglia. Una qualsiasi famiglia, perché “la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”: chi ha reso possibile il miracolo economico o lo Statuto dei lavoratori, che riconosce diritti e richiama alla “irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Lo sono il Servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale esteso a tutti. “Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”, avverte il capo dello Stato.

Tutte tessere di un mosaico che ha permesso all’Italia di trasformarsi da “una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione” in “uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione”. Apprezzato in tutto il mondo per le arti, lo stile di vita, la bellezza dei nostri territori ma anche la cultura del buon cibo e del vino “che diventa patrimonio internazionale”.

La Repubblica è anche la stagione delle stragi e del terrorismo, dove però le “istituzioni si dimostrano più forti del terrore”, grazie “all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi”. La Repubblica è anche la lotta alla criminalità, che ha i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, “simboli della legalità” che ispirano in Italia e oltre i confini a tanti anni dai loro barbari assassinii. La Repubblica “è una storia di successo nel mondo” di cui “possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”, ricorda Mattarella.

Il presidente della Repubblica indica nella Coesione sociale nella libertà e democrazia “la nostra vera forza, il segreto che “ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”. Ma perché questo continui a essere il motore del nostro sviluppo occorre affrontare le sfide del nostro tempo: “Vecchie e nuove povertà (che ci sono e vanno contrastate con urgenza), diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quello che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”, avvisa Mattarella.

L’insieme di questi temi compongono il messaggio ai cittadini di oggi, che sono sia i giovani di ieri sia il futuro dell’Italia. E alle nuove generazioni, chiudendo il cerchio, si rivolge nella chiusura del suo discorso, partito con la pace come aspettativa. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani”, dice il presidente della Repubblica. Che supera la barriera dello schermo, che sia di un televisore o uno smartphone, per dire alle nuove generazioni, senza filtri: “Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Buon 2026, Italia. Firmato Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica di “ciascuno di noi”.

Nasce l’Osservatorio sulla IA nel lavoro. Calderone: “Approccio umanocentrico”

Dal 2026 sarà operativo il nuovo Osservatorio sull’adozione dell’Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. A presentarlo è la ministra, Marina Elvira Calderone, che usa una parola chiave specifica per spiegare quale sarà la linea guida principale: “Approccio umanocentrico”, perché “l’obiettivo è mettere l’uomo al centro delle scelte e le nuove tecnologie al servizio della valorizzazione delle persone, senza distruggere il lavoro”.

Non sarà solo un luogo di studio teorico, ma “una cabina di regia in cui affrontare tanti temi con comitati scientifici e le varie articolazioni che possono sembrare complesse, perché complesso è il tema”, spiega ancora la ministra del Lavoro. L’Osservatorio si pone in linea con l’AI Act dell’Unione europea e mette in pratica i principi affermati dal G7 Lavoro di Cagliari e confermati dal G7 di Kananaskis, puntando su una governance pubblica e partecipata della trasformazione tecnologica.

Sarà articolato in commissioni a cui prenderanno parte non solo le istituzioni, ma anche il mondo sindacale, le associazioni che rappresentano i datori di lavoro e “quei tecnici con competenze specifiche, che ci aiuteranno a capire come evolvono i lavori”. La sfida, infatti, è riuscire a comprende e, se possibile, anticipare la direzione della nuova occupazione e, ovviamente, della nuova contrattualistica. La commissione etica avrà alla guida padre Paolo Benanti, presidente della commissione sull’AI per l’Informazione. Un esperto dei rischi ma anche delle opportunità che le nuove tecnologie comportano, ma “il Paese ha già deciso l’orientamento: mettere la persona e il valore della persona al centro, anche rispetto a un ordinamento costituzionale di un certo tipo, come frontiera e limite invalicabile – sottolinea -. E allora, qual è la base della etica della tecnologia? Riconoscere che la vera piattaforma abilitante non è una piattaforma software, ma è la persona umana e lavorare perché la persona umana riesca a dare tutto il valore di cui è capace, arrivando a esprimere quello di cui è portatrice”. Per padre Benanti “l’etica non deve essere percepita come un freno all’innovazione, ma come la bussola necessaria per orientare la trasformazione digitale verso il bene comune”.

Il nuovo Osservatorio, presieduto dalla ministra Calderone, sarà un luogo di confronto continuo tra istituzioni, autorità, parti sociali ed esperti, articolato in un comitato di indirizzo, una commissione Etica, una consulta delle parti sociali e quattro comitati tecnico-scientifici tematici. Tra le sue funzioni principali figurano la definizione della strategia nazionale sull’IA nel lavoro, il monitoraggio degli impatti su produttività, occupazione e condizioni lavorative, l’individuazione dei settori e delle professioni più esposte all’adozione di sistemi di intelligenza artificiale e l’aggiornamento continuo delle linee guida nazionali. Che partono da tre pilastri precisi: “Produttività e competitività, sicurezza fisica e digitale e nuova occupazione”, elenca Calderone. Con una strada già tracciata: “Bisogna gestire in modo appropriato i processi, con una visione e un impianto etico molto solido e una serie di regole d’ingaggio che abbiano scelte di fondo che poi l’algoritmo va a perpetuare e definire in ogni passaggio”. Perché bisogna andare incontro al futuro, senza però lasciare nessuno indietro.

Da Mattarella monito su salari bassi e diseguaglianze: “Tema non si può eludere”

La disparità salariali, i cambiamenti della società moderna e la sicurezza sul lavoro sono priorità per Sergio Mattarella. Le parole del presidente della Repubblica alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro 2025 sono un monito per chi ha il compito di assistere una società che cambia rapidamente conservando gelosamente “l’etica civile” del lavoro che la permea.

Il capo dello Stato usa queste precise parole per definire il lavoro: “Elemento permanente del nostro modello di comunità” che rappresenta “al tempo stesso, un diritto e un dovere”. Si parte da questo concetto fondamentale per arrivare a ragionamenti su quello che sarà il futuro. Perché “il lavoro sta cambiando”, dunque “occorre inserirsi nei cambiamenti per governarli e orientarli in direzione della giustizia e del rispetto di ogni persona”. Oggigiorno, infatti, le “dinamiche di mercato concorrono ad ampliare” gli “squilibri nelle retribuzioni” e ciò produce una distorsione che, mette in luce Mattarella, spinge “tante famiglie sotto la soglia di povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componenti, mentre invece super manager godono di remunerazioni centinaia, o persino migliaia di volte superiori a quelle di dipendenti delle imprese”.

Per il presidente della Repubblica, quella della dinamica negativa dei salari, è “una questione che non può essere elusa, perché riguarda in particolare il futuro dei nostri giovani, troppi dei quali sono spinti all’emigrazione”. Anche perché, ricorda, “le entrate fiscali dei dipendenti pubblici e dei pensionati a fornire allo Stato, attraverso le imposte, il maggior volume di risorse con quelle dei dipendenti privati”. Mattarella riconosce, poi, che la situazione occupazionale sta lentamente migliorando in Italia, ma nota e fa notare che “alla decrescita industriale corrisponde l’incremento dei comparti dei servizi”. Oltre a lanciare un allarme sui cosiddetti ‘contratti pirata‘, un “preoccupante fenomeno” in aumento nella giunga lei Contratti collettivi: 250 sono nel turismo e nel terziario, spesso “firmati da rappresentanze sindacali e datoriali scarsamente rappresentative, con vere e proprie forme di dumping contrattuale”.

In questo scenario, resta centrale la sicurezza.Non ci stancheremo di ripeterlo: lavoro non può significare rischio di vita”, dice il presidente della Repubblica, ricordando le Stelle al merito consegnate poco prima ai familiari di Angelo Catania, Maurizio Curti, Loris Nadali, caduti sul lavoro. Alle parole di Mattarella arriva il plauso della politica, del mondo sindacale e delle associazioni datoriali. Delle riflessioni espresse dal capo dello Stato parla anche Giorgia Meloni al termine del Cdm che approva la Manovra 2026. La premier conferma che “in Italia c’è un problema legato ai salari”, ma allo stesso tempo afferma che “non si risolve da un giorno all’altro”. Elenca le azioni messe in campo dall’esecutivo, dal taglio del cuneo fiscale alla tassazione agevolata sulla parte di aumento dei contratti, e promuove l’operato della sua squadra: “Nei 10 anni precedenti al nostro governo, il potere d’acquisto diminuiva di oltre il 2% mentre nel resto d’Europa cresceva del 2,5%. Ora questa tendenza si è invertita”, segno che la strategia adottata “sta dando dei frutti”. Ma non basta e Meloni stessa ne assicura: “Punteremo nei prossimi anni ad aggiungere sempre qualcosa”.

Arriva AppLI: l’assistente virtuale del Ministero per accompagnare i giovani Neet

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con l’INPS ha lanciato ‘AppLI’, il nuovo assistente virtuale sperimentale, nato per sostenere i giovani NEET – ossia coloro che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione – in un cammino personalizzato di orientamento, crescita professionale e inserimento occupazionale.

“AppLI è il primo sistema di intelligenza artificiale generativa multi-agente sviluppato da una Pubblica Amministrazione – sottolinea Fedele Santomauro, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabilicon l’ambizione di affrontare un fenomeno complesso come quello dei NEET utilizzando le tecnologie più avanzate a beneficio della collettività”.

Il nuovo assistente è accessibile ai cittadini italiani tra i 18 e i 35 anni, tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE), attraverso il portale ufficiale del Ministero e si propone di offrire un accompagnamento su misura grazie a quattro funzioni principali: Ascolta e orienta: raccoglie interessi, competenze e obiettivi, suggerendo percorsi personalizzati; Allena: propone corsi, pillole formative e strumenti utili a colmare i gap di competenze; Avvicina al lavoro: segnala opportunità e servizi territoriali; Accompagna: invia promemoria e incoraggiamenti per trasformare i progetti in risultati concreti.

“AppLI – conclude Santomauro – è integrato nel Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) ed il Ministero assicura che l’assistente è sviluppato nel pieno rispetto del GDPR e delle norme europee sull’intelligenza artificiale (AI Act)”.

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La politica di Trump sulle rinnovabili minaccia migliaia di imprese e penalizza Sud

Negli Stati Uniti l’occupazione nel settore dell’energia pulita è cresciuta 3 volte più velocemente rispetto all’economia nel suo complesso nel 2024, aggiungendo quasi 100.000 nuovi posti di lavoro e portando il numero totale di lavoratori nel settore green energy a 3,56 milioni. Tuttavia, a fronte dell’incertezza politica e di un rallentamento generale della crescita economica e delle assunzioni, l’anno scorso la crescita dei posti di lavoro nei settori green ha raggiunto il ritmo più lento dal 2020, creando circa 50.000 posti  in meno rispetto al 2023. E un’ulteriore spallata potrebbe arrivare dalle politiche dell’attuale amministrazione.

Secondo il decimo rapporto annuale ‘Clean Jobs America’ pubblicato da E2, oltre il 7% di tutti i nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti e l’82% di tutti i nuovi posti di lavoro creati nel settore energetico lo scorso anno riguardavano professioni legate all’energia pulita. Nonostante questo rallentamento, i posti di lavoro nei settori del solare, dell’eolica, delle batterie, dell’efficienza, dello stoccaggio e delle reti e in altri sottosettori dell’energia pulita hanno continuato a crescere più rapidamente dell’economia in generale, rappresentando una quota sempre maggiore della forza lavoro complessiva degli Stati Uniti.

Gli analisti spiegano che sebbene non siano riflessi nei dati del 2024, le recenti azioni politiche del Congresso e dell’amministrazione Trump “hanno già causato ingenti perdite di posti di lavoro nel settore, e si prevede che ne seguiranno altre”. Alcune organizzazioni stimano che oltre 830.000 posti di lavoro potrebbero essere persi solo a causa delle modifiche alla politica energetica contenute nel One Big Beautiful Bill Act, firmato il 4 luglio.

Negli ultimi 5 anni, i settori dell’energia pulita e dei veicoli puliti hanno creato più di 520.000 posti di lavoro, con un incremento del 17%, superando di gran lunga l’aumento dell’occupazione nei settori dei combustibili fossili, dei veicoli a motore a benzina e diesel e nell’economia statunitense in generale. Il settore dell’energia pulita Usa naviga insomma nell’incertezza, scosso dalle recenti decisioni politiche federali di bloccare progetti, revocare crediti d’imposta, cancellare permessi e aggiungere nuova burocrazia normativa e ostacoli legali volti a ostacolare l’energia solare, eolica, i veicoli elettrici e altri settori.

“Questi attacchi alle politiche federali si verificano proprio mentre l’Ufficio di Statistica del Lavoro degli Stati Uniti afferma che le professioni in più rapida crescita in America sono i tecnici di manutenzione delle turbine eoliche e gli installatori di impianti solari fotovoltaici” spiega lo studio di E2, associazione di imprenditori e finanzieri con 100 miliardi di dollari di investimenti in portafoglio. I posti di lavoro nel settore delle energie pulite rappresentano ormai il 42% del totale nel settore energetico in America e il 2,3% della forza lavoro nazionale complessiva.

Attualmente, le persone impiegate in professioni legate alle energie pulite sono più numerose di quelle impiegate come infermieri, cassieri, camerieri e cameriere, o insegnanti di scuola materna, elementare e media. “Questi numeri dimostrano che questo era uno dei settori occupazionali più promettenti e promettenti del Paese alla fine del 2024 – ha affermato Bob Keefe, direttore esecutivo di E2 -. Ora la crescita dell’occupazione nel settore delle energie pulite è seriamente a rischio, e con essa, la nostra economia in generale”.

L’efficienza energetica rimane il settore principale per l’occupazione green Usa. Impiega quasi 2,4 milioni di lavoratori a livello nazionale dopo aver creato 91.000 posti di lavoro nel 2024. Seguono la generazione di energia rinnovabile (569.000 in totale, +9.000 nel 2024) e i veicoli a basse o zero emissioni dirette (398.000 in totale, -12.000 nel 2024). Nonostante un calo generalizzato dell’automotive, i posti di lavoro in quest’ultimo segmento sono infatti cresciuti del 52% dal 2020, creandone 137.000. “Ogni anno, i posti di lavoro nel settore dell’energia pulita diventano sempre più interconnessi e cruciali per la nostra economia nel suo complesso – ha affermato Michael Timberlake, direttore della Ricerca di E2 -. Questi posti di lavoro rappresentano ormai un punto fermo fondamentale per la forza lavoro del settore energetico americano. La solidità del mercato del lavoro statunitense e il futuro della nostra economia energetica sono ormai inscindibili dalla crescita dell’energia pulita”.

E2 rileva peraltro un paradosso politico-economico. Dal 2020 nessuna regione ha creato più posti di lavoro nel settore dell’energia pulita e a un ritmo più rapido del Sud: dal Texas alla Virginia, Stati che si sono rivelati cruciali per l’elezione di Trump nel 2024, le imprese hanno creato 41.000 posti di lavoro contro gli oltre 20mila della West Coast e del New England e i 13mila del Midwest. In totale, 17 Stati hanno visto la loro forza lavoro nel settore dell’energia pulita aumentare di almeno il 20% negli ultimi cinque anni.

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Germania-Italia, stesso problema: manca la manodopera qualificata e aumentano i pensionamenti

Imprese tedesche e italiane a caccia di manodopera qualificata. Il comparto produttivo ne ha disperatamente bisogno: solo considerando le previsioni di Unioncamere su settembre, si scopre che le aziende italiane dichiarano difficoltà di reperimento per 259mila assunzioni programmate (45,6% del totale), confermando come causa prevalente la “mancanza di candidati” con una quota del 29,2%, mentre la “preparazione inadeguata” si attesta al 12,9%. A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (67% dei profili ricercati dalle imprese è di difficile reperimento), le imprese delle costruzioni (63,5%) e le industrie del tessile, abbigliamento e calzature (56,4%); tra le figure più difficili da trovare sul mercato si evidenziano gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (79,8%), i fonditori, saldatori e montatori di carpenteria metallica (74,5%) e i fabbri ferrai costruttori di utensili (73,0%). Difficili da reperire anche i meccanici, montatori e riparatori (66,5%), i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (64,8%), i tecnici in campo ingegneristico (62,6%) e gli operatori della cura estetica (58,2%).

La ‘caccia’ ai lavoratori qualificati si estende però anche ai comparti ad alto valore tecnologico. Uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti con Anie Cofindustria e il contributo del Research Department di Intesa Sanpaolo, sottolinea che “le digital skill sono fondamentali per affrontare la doppia transizione”, eppure solo il 49% degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media Ocse del 71%. Gravi criticità anche nelle discipline Stem: solo 18,5 laureati ogni 1.000 giovani tra 20 e 29 anni (media Ue del 19,9%; in Francia al 35,3% e in Irlanda a 40,1%). Secondo l’indagine condotta da TEHA Group e dal Servizio Studi di Anie su un campione rappresentativo di aziende associate, la difficoltà di reperire figure professionali qualificate rappresenta oggi uno dei principali freni allo sviluppo del settore elettrotecnico ed elettronico.

Il 75% delle imprese segnala una carenza significativa di competenze tecniche e specialistiche, in particolare per tecnici e operai specializzati, che nel 2023 hanno rappresentato l’85% delle nuove assunzioni previste. A mancare non è solo la quantità di candidati, ma spesso anche la qualità e l’adeguatezza dei profili disponibili. “Le conseguenze sono concrete – spiegano gli esperti – il 69% delle imprese ha dovuto rallentare o sospendere progetti strategici; il 29% ha subito la perdita di opportunità di mercato. Da segnalare anche che il 64% delle imprese teme per il futuro una crescente difficoltà nel trattenere i talenti. Il problema non è temporaneo: dal 2017 al 2023 le posizioni con difficoltà di reperimento sono passate dal 37% al 58%”. Da qui l’avvertimento: il trend rischia di diventare strutturale “se non si interviene con politiche mirate su formazione, orientamento e valorizzazione del lavoro tecnico”.

Una tendenza che peraltro condivide la Germania, uno dei principali partner commerciali dell’Italia. E che è anche più grave dato che a lanciare l’allarme è stato l’istituto nazionale di statistica (Destatis). Come per il Belpaese, a preoccupare è il turnover legato alla demografia. In 15 anni la generazione tedesca più numerosa andrà in pensione: circa 13,4 milioni di lavoratori entro il 2039 avranno superato l’età pensionabile legale di 67 anni. Ciò corrisponde a quasi un terzo (31%) di tutti i lavoratori disponibili sul mercato del lavoro nel 2024. “Le fasce d’età più giovani non saranno in grado di sostituire i baby boomer in termini di numeri”, avvisa Destatis. Per contrastare la futura carenza di manodopera, almeno nel breve termine, si discute sulla possibilità di trattenere maggiormente la generazione dei baby boomer nel mondo del lavoro o di riattivarla a questo scopo. Il tasso di occupazione tra i 55-64enni è già aumentato negli ultimi dieci anni: dal 65% del 2014 al 75% dell’anno scorso.

Un dilemma su cui si sono già espressi gli economisti, anche alla luce della crisi tedesca e dei dati sui disoccupati, oltre 3 milioni, ai massimi da 10 anni. “Il terzo anno di stagnazione economica in Germania, o addirittura di recessione, sta lasciando tracce sempre più evidenti sul mercato del lavoro. Le aziende ora stanno sempre più ridimensionando la pianificazione del personale e le grandi industrie, un tempo garanti di occupazione e crescita, stanno tagliando posti di lavoro” aveva spiegato il capo analista dell’Iw per il lavoro, Holger Schafer. Molti ora temono condizioni simili a quelle del 2005, con oltre 5 milioni di disoccupati e un rigido mercato del lavoro che paralizzava l’intera economia. “Ma le riforme del piano Hartz sono riuscite a smantellare queste strutture e ad aprire la strada a una nuova crescita. Ne stiamo ancora beneficiando oggi. Per questo motivo, non dobbiamo temere un ritorno alle condizioni dei primi anni 2000. Soprattutto perché la causa dei problemi odierni è la stagnazione economica, non lo stato generale del mercato del lavoro”. Ecco perchè un altro problema sta diventando sempre più urgente: entro quattro anni raggiungeranno l’età pensionabile circa 2 milioni di persone in più rispetto a quelle che entreranno nel mondo del lavoro. “Questo divario è quasi impossibile da colmare. Pertanto, il problema dominante nei prossimi anni sarà la carenza di manodopera”, ha confermato Schafer.

Lavoro, a luglio +0,9% di occupati rispetto a un anno fa. Meloni: “Numeri incoraggianti”

Cresce l’occupazione in Italia, cala la disoccupazione che scende al 6%. A dirlo è l’Istat, che nella rilevazione di luglio 2025 registra un aumento degli occupati su base annuale dello 0,9% (+218mila unità) e su base mensile dello 0,1% (+13mila unità).

L’aumento su base annuale riguarda uomini, donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte di una diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 0,4 punti percentuali. Rispetto a luglio 2024, cala sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,9%, pari a -114mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -81mila). Su base mensile l’aumento coinvolge invece uomini, dipendenti (permanenti e a termine), 15-24enni e 35-49enni. Gli occupati invece diminuiscono tra le donne, gli autonomi e nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione sale al 62,8% (+0,1 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +30mila unità) interessa le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni; tra gli uomini, i 15-24enni e i 35-49enni il numero di inattivi è invece in diminuzione. Il tasso di inattività sale al 33,2% (+0,1 punti). Anche confrontando il trimestre maggio-luglio 2025 con quello precedente (febbraio-aprile 2025) si osserva un incremento nel numero di occupati (+0,2%, pari a +51mila unità). Rispetto al trimestre precedente, crescono anche le persone in cerca di lavoro (+1,8%, pari a +28mila unità) e diminuiscono gli inattivi di 15-64 anni (-0,5%, pari a -67mila unità).

Numeri incoraggianti – scrive sui social la premier Giorgia Meloni – che confermano l’efficacia delle misure messe in campo dal governo e ci spingono a proseguire con determinazione su questa strada: più opportunità, più lavoro, più crescita per l’Italia“. La rilevazione Istat “conferma il trend positivo del mondo del lavoro in Italia”, aggiunge il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che sottolinea il minimo storico raggiunto dal numero assoluto dei disoccupati e il calo degli inattivi, “due dati importanti perché, tendenzialmente, mostrano la prosecuzione di questo trend anche in futuro. La stragrande maggioranza di questi nuovi posti di lavoro sono a tempo indeterminato”.

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon apprezza invece il dato sulla disoccupazione, che scende al 6%, “il livello più basso da giugno 2007. Numeri che rappresentano una prospettiva concreta di fiducia per famiglie e giovani che guardano al futuro”. Segnali “incoraggianti che certificano la crescita dell’occupazione reale, sostenuta anche dalle misure messe in campo con la Zona Economica Speciale”, commenta il presidente nazionale della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese), Gino Sciotto, che chiede però ora di ampliare la Flat Tax fino a 150 mila euro e di liberare le piccole imprese “dal peso delle cartelle esattoriali, attraverso una rottamazione tombale”. “Consolidato un trend di crescita che permane da oltre 4 anni”, spiega invece l’Ufficio Studi di Confcommercio, che parla di dinamiche del lavoro “sostanzialmente stabili”. Tra le forze politiche invece ci si divide. Da una parte c’è la maggioranza, che lega i risultati Istat al lavoro svolto dal governo. “Mentre gli altri creavano debito e sussidi noi continuiamo ad incrementare l’occupazione dando stabilità all’economia italiana”, dice il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Abbiamo archiviato la stagione di bonus e assistenzialismi, puntando su crescita, formazione, merito. Ora proseguiamo su questa strada”, aggiunge la deputata della Lega e vicepresidente della commissione Lavoro, Tiziana Nisini. Giorgio Mule’, deputato di Forza Italia, rimarca le differenze con l’opposizione: “Noi non vogliamo la patrimoniale, come vorrebbe Avs, noi non vogliamo l’esproprio delle case sfitte, come vorrebbe la sinistra estrema, noi non vogliamo il Reddito di cittadinanza, come vorrebbe il M5S: noi non vogliamo tutto questo. Siamo altro: oggi l’Istat dimostra che la strada da noi intrapresa è quella giusta e porta a risultati”. Per Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, il lavoro “si crea non con gli slogan o con ricette del passato ma con pragmatismo e serietà, costruendo un’alleanza virtuosa tra istituzioni, lavoratori e mondo produttivo”.

L’opposizione non ci sta. “Giorgia Meloni si accorge dell’esistenza dell’Istat a giorni alterni – dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva – due giorni fa neanche una parola sul carrello della spesa, salito del 3,5%, e sul pil stagnante”. “E’ finta occupazione” secondo il senatore e vicepresidente del M5S Mario Turco, coordinatore del Comitato economia lavoro impresa: “il presunto record di occupati è ‘drogato’ anche dalla stretta del Governo sulle uscite anticipate dal lavoro”.

Caldo, Glovo fa marcia indietro sui bonus. Inps: Cig con 35 gradi, anche percepiti

Dopo la presa di posizione dei sindacati e la eco mediatica sul caso, Glovo fa marcia indietro e sospende i bonus per i rider che lavorano con le alte temperature. La proposta inviata ai propri collaboratori prevedeva il 2% per chi lavora con temperature tra i 32 e i 36 gradi, del 4% per temperature tra 36 e 40 gradi e dell’8% oltre i 40. Durante l’incontro con la Felsa Cisl, però, l’azienda accetta di spostare la discussione all’interno di un confronto sindacale che si svolgerà nei prossimi giorni e che, soprattutto, lascia ai lavoratori e alle lavoratrici la “possibilità di scegliere di lavorare” purché in “assoluta sicurezza”. Nel frattempo il dibattito politico prosegue, con le forze di opposizione che vogliono chiarimenti dal governo su quanto è accaduto.

“Abbiamo depositato un’interrogazione urgente dopo che Glovo ha annunciato l’introduzione di incentivi economici ai rider per lavorare anche a 40 gradi”, dice il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto. Ritenendo quella della piattaforma per le consegne “una scelta grave, che per un po’ di soldi in più rischia di mettere a rischio la vita delle persone che lavorano”. Anche i Cinquestelle si muovono sulla stessa direttrice, con un’altra interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Calderone. “Il bonus proposto da Glovo ai rider per incentivarli a lavorare durante le giornate da bollino rosso è indecente. Non si tratta di un sostegno, ma di una vergognosa monetizzazione del rischio”, attacca il senatore pentastellato, Orfeo Mazzella, che accusa l’esecutivo di essere “silente, dimostrando di essere disinteressato alle sorti dei lavoratori più fragili”.

La premier risponde indirettamente alle polemiche, nel videomessaggio inviato in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Inail: “La sicurezza sul lavoro non è mai un costo, magari superfluo che può essere tagliato. È un diritto di ogni lavoratore – sottolinea Giorgia Meloni -, un valore, un dovere che le istituzioni devono promuovere giorno dopo giorno. Il Governo farà sempre la propria parte in questa sfida perché è su temi e priorità come questa che si misura la civiltà di una nazione e quanto un popolo ha a cuore il proprio presente e il proprio futuro. Quindi grazie davvero a tutti e ovviamente vi auguro buon lavoro“. Dal governo anche Gilberto Pichetto Fratin interviene, spiegando che la possibilità di trasformare in strutturali dipende dall’equilibrio da settore a settore, perché “è impossibile generalizzarlo su tutti – spiega il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica -. E’ chiaro che si può anche avere meccanismi che diano una certa flessibilità o immediatezza dell’intervento quando si verificano queste situazioni“.

Alleanza verdi sinistra, invece, decide di mettere nel mirino direttamente il protocollo anti-caldo firmato ieri al ministero del Lavoro con le parti sociali. “Quando gli accordi territoriali lo recepiranno il caldo sarà finito”, punge Franco Mari. “Farlo a luglio è una cosa di cui dovrebbero vergognarsi anziché vantarsi Calderone, Sbarra e l’intera compagnia del governo Meloni”. Il testo, però, continua a ricevere feedback positive dal mondo produttivo.

Dopo la Coldiretti, anche la Cia-Agricoltori italiani lo ritiene “un passo importante per la salvaguardia dei lavoratori agricoli e la sostenibilità del comparto”. L’Inps, intanto, fornisce le indicazioni alle aziende per chiedere la cassa integrazione ordinaria con temperature elevate, spiegando che si può chiedere sia a fronte dell’ordinanza della pubblica autorità, per cause non imputabili all’impresa e ai lavoratori, sia quando le temperature risultino superiori a 35 gradi, anche con temperature “pari o inferiori a 35 gradi centigradi può determinare l’accoglimento della domanda di accesso alle prestazioni di integrazione salariale qualora si prenda in considerazione la valutazione della temperatura percepita, che è più elevata di quella reale”. In questo scenario continuano a muoversi anche le Regioni. Alla lista si aggiungono, infatti, la Basilicata e le Marche: l’ordinanza del governatore, Vito Bardi, prevede la sospensione delle attività lavorative nei cantieri edili nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nelle giornate in cui la mappa del rischio segnali un livello di rischio ‘alto’; mentre Francesco Acquaroli impone, fino al prossimo 31 agosto, lo stop alle attività lavorative all’aperto e in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria 12.30-16, nei settori agricolo, florovivaistico e della logistica, oltre che nei cantieri edili e stradali. Tutti segnali che la situazione straordinaria è sotto la lente delle istituzioni, a qualunque latitudine.

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