Mattarella: “Ripugnante chi nega la pace”. E ai giovani dice: “Siate esigenti, sceglietevi il futuro”

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Il Colle chiude il 2025 delle istituzioni. Sceglie la pace e il ponte generazionale tra gli 80 anni della Repubblica e il futuro dell’Italia, i giovani, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il suo messaggio di fine anno.

Quindici minuti circa, in piedi, nella Studio alla Vetrata, sala del Quirinale dove è solito ricevere e incontrare i capi di Stato e di governo in visita. Alla sua sinistra il manifesto iconico del 2 giugno 1946, quando il Paese scelse la Repubblica, che il prossimo taglierà il traguardo degli 80 anni. Alla sua destra, invece, una copia della Costituzione, che resta la bussola della nostra democrazia.

Lo scenario internazionale è il primo tema toccato da Mattarella, che riconosce: “Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore”. Che ha un obiettivo, anzi un’aspettativa principale: la pace. “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”, è il messaggio che lancia il presidente della Repubblica. Che ricorda come la pace sia “in realtà, un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Citando, poi, Papa Leone XIV accoglie l’invito a “disarmare le parole”.

Gli altri grandi argomenti che Mattarella tocca, in un certo senso, si intrecciano e si collegano. Perché nel 2026 la nostra Repubblica compirà 80 anni, “pochi se guardati con gli occhi della grande storia”, per cui dovrà andare avanti ancora a lungo. Con i giovani di oggi, chi altri sennò. A loro, infatti, si rivolge ricordando le conquiste di questi otto decenni, a partire dal voto alle donne “che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. Ma ci fu anche una stagione di grandi riforme, come quella agraria o il Piano casa, che riporta la mente ai giorni d’oggi con “le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città. Un ponte ideale nelle generazioni, che Mattarella percorre e ripercorre come se fossero fotografie di un album di famiglia. Una qualsiasi famiglia, perché “la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”: chi ha reso possibile il miracolo economico o lo Statuto dei lavoratori, che riconosce diritti e richiama alla “irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Lo sono il Servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale esteso a tutti. “Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”, avverte il capo dello Stato.

Tutte tessere di un mosaico che ha permesso all’Italia di trasformarsi da “una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione” in “uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione”. Apprezzato in tutto il mondo per le arti, lo stile di vita, la bellezza dei nostri territori ma anche la cultura del buon cibo e del vino “che diventa patrimonio internazionale”.

La Repubblica è anche la stagione delle stragi e del terrorismo, dove però le “istituzioni si dimostrano più forti del terrore”, grazie “all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi”. La Repubblica è anche la lotta alla criminalità, che ha i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, “simboli della legalità” che ispirano in Italia e oltre i confini a tanti anni dai loro barbari assassinii. La Repubblica “è una storia di successo nel mondo” di cui “possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”, ricorda Mattarella.

Il presidente della Repubblica indica nella Coesione sociale nella libertà e democrazia “la nostra vera forza, il segreto che “ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”. Ma perché questo continui a essere il motore del nostro sviluppo occorre affrontare le sfide del nostro tempo: “Vecchie e nuove povertà (che ci sono e vanno contrastate con urgenza), diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quello che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”, avvisa Mattarella.

L’insieme di questi temi compongono il messaggio ai cittadini di oggi, che sono sia i giovani di ieri sia il futuro dell’Italia. E alle nuove generazioni, chiudendo il cerchio, si rivolge nella chiusura del suo discorso, partito con la pace come aspettativa. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani”, dice il presidente della Repubblica. Che supera la barriera dello schermo, che sia di un televisore o uno smartphone, per dire alle nuove generazioni, senza filtri: “Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Buon 2026, Italia. Firmato Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica di “ciascuno di noi”.

Mattarella avverte: “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”

Nulla avviene per ‘caso’ e nessun problema si risolve con la forza. Il discorso che Sergio Mattarella tiene alla 18esima Conferenza degli ambasciatori d’Italia è carico di significato. Le evoluzioni delle tensioni, dall’Ucraina al Medio Oriente, al Sahel, Corno d’Africa, Asia orientale, ma anche America Latina e Caraibi, richiedono uno sforzo massimo alla diplomazia, ovvero professionisti che nei momenti più delicati della storia cercano “spazi di dialogo”.

Il presidente della Repubblica si concentra particolarmente su quello che da quasi quattro anni, ormai, accade sul confine a est dell’Europa, dove la Russia prosegue l’aggressione all’Ucraina “con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”. Una situazione inaccettabile e inammissibile sin dai tempi della Conferenza di Helsinki, cinquant’anni fa.

L’ordine mondiale così come lo abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri è sotto attacco e mostra “crepe sempre più estese e profonde”, di questo ne è ben consapevole il capo dello Stato, che indica due vie d’uscita in una “situazione internazionale imprevedibile e, per qualche aspetto, sorprendente” che “provoca disorientamento” nelle comunità. “Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie”, sottolinea Mattarella. Per questo motivo ritiene “a dir poco singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione europea” addirittura “alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà”.

L’Ue, così come il multilateralismo, invece, sono potenziali argini ai tentativi in atto di affermazione da parte di “inediti ma opachi centri di potere, di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali”. Anche usando la disinformazione in quella che ormai viene definita come la ‘guerra ibrida’, combattuta soffiando sul fuoco di crisi globali come cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, crisi energetiche e povertà diffusa, per disorientare i popoli e abbatterne le difese istituzionali diplomatiche.

In questo scenario ci sono poi transizioni e grandi trasformazioni, anche tecnologiche, da gestire. Dunque, “oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata”, avverte Mattarella. Perché “paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti”. Il presidente della Repubblica si sofferma sul tema, con un passaggio forte ma molto ben calibrato: “Penso sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito”.

Altro punto cruciale del suo discorso agli ambasciatori riguarda le tensioni economiche e commerciali, “con la diffusione di politiche e strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri”. Ovvero: “Sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica, solo per citare alcune tra le distorsioni più significative, nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente”. Mentre la strada del progresso, mette in guardia, “è soltanto quella del rafforzamento della collaborazione. L’alternativa porta ad avvolgersi nella spirale dell’instabilità”.

Mattarella cita il Mediterraneo e la centralità del nostro Paese in questo crocevia mondiale: “La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione”. Ma “è evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Per questo “non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori”. Dunque, più diplomazia, anzi, “poli-diplomazia” per affrontare l’epoca delle “poli-crisi”: questo è il messaggio del capo dello Stato.

Allarme Confesercenti: in un anno 21.700 negozi in meno. Più lavoro, ma calano i redditi

La piccola e media impresa continua ad avere troppo poco ossigeno. I dati dell’assemblea annuale di Confesercenti parlano chiaro: in un solo anno, dal 2024 al 2025, hanno tirato giù la serranda 21.700 imprese nei tre settori chiave: commercio al dettaglio, alloggio e ristorazione. In percentuale, si tratta del 2,9 in meno in dodici mesi. Altra nota molto dolente per il comparto è quella che riguarda il lavoro.

Il paradosso evidenziato dall’analisi di Confesercenti è che, a fronte di cifre record per l’occupazione, che a ottobre tocca il record del 62,7%, c’è una perdita del reddito medio di circa 4mila euro l’anno rispetto al 2007: circa 1.200 euro in meno per i dipendenti e addirittura 9.800 euro per autonomi e professionisti. “Parlare di lavoro per noi significa parlare di lavoro autonomo, di lavoro dipendente, del lavoro dei professionisti e dei collaboratori; significa avere il coraggio di parlare di povertà del lavoro anche per imprenditori e autonomi, di contratti, di welfare e bilateralità”, dice il presidente dell’associazione, Nico Gronchi.

Il tema è presente anche nel messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Le iniziative a sostegno di questi settori appaiono lungimiranti ed è essenziale che i salari e i redditi che ne derivano corrispondano alle attese definite dalla Costituzione”. Il capo dello Stato sottolinea, infatti, che “le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi, nei settori del turismo, del commercio, dei servizi, dell’artigianato, dell’industria sono importanti veicoli di crescita occupazionale e di sviluppo”. Riconosce a queste realtà di essere “propulsori del rafforzamento della coesione sociale, elementi fondamentali della ripresa nelle aree soggette a spopolamento, nodi di connessione della convivenza civile nelle periferie e trasferiscono preziose competenze ai giovani che intendono approcciarsi a questi ambiti professionali, contribuendo al progresso economico, incrementando il benessere delle comunità”.

Quello della desertificazione commerciale è un rischio più che concreto, che l’associazione mette in luce con chiarezza: “Tra il 2014 ed il 2024, oltre 26 milioni di residenti hanno visto sparire una o più attività commerciali di base dal proprio comune”. Per capire la portata del fenomeno, oggi, nel 2025, in Italia “ci sono 1.113 comuni (circa uno su otto) del tutto privi di un’impresa del commercio alimentare”.

Al governo Confesercenti chiede di tenere i riflettori sempre accesi sulle criticità. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, risponde con le misure della prossima legge di Bilancio: “Ci saranno 2 miliardi per il lavoro, sui 18 totali – scrive nel messaggio inviato all’assemblea annuale -. Sottoponiamo a tassazione agevolata i rinnovi contrattuali e allo stesso tempo abbiamo valorizzato il salario aggiuntivo di secondo livello. Abbiamo innalzato il limite massimo agevolabile da 3.000 a 5.000 euro in favore dei premi di produttività e abbassato la tassazione agevolata all’1%. Abbiamo elevato la nuova soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici, portandola a 10 euro, una misura di welfare che sostiene il potere di acquisto dei lavoratori, delle famiglie e aiuta i consumi interni. Tante altre misure per il lavoro sono in legge di bilancio e in sede di conversione della manovra, che il parlamento sta cercando di migliorare, ci saranno ulteriori misure in favore di imprese, lavoratori e famiglie”.

Un altro fattore che incide in maniera fortemente negativa è quello dei cosiddetti contratti pirata. Confesercenti calcola perdite dirette e indirette “di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema economico ogni anno”. Che hanno, ovviamente, un impatto rilevante anche per lo Stato: “Il minor gettito Irpef causato dai contratti in dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è di quasi 450 milioni”. Così come la crescita dell’e-commerce, che non viene visto come “un avversario da demonizzare”, più di un problema lo sta creando con oltre un miliardo di pacchi consegnati solo nel 2025: una media di 18 colli per residente. “Il ddl per le micro, piccole e medie imprese, che sarà legge entro fine anno, offre strumenti efficaci per incentivare l’aggregazione aziendale, l’innovazione del sistema produttivo e l’accesso al credito”, sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo messaggio. Garantendo che per il contrasto al fenomeno dell’ultra fast fashion “prevediamo l’estensione della responsabilità del produttore (EPR) ai prodotti tessili e un contributo di 2 euro per pacchi con prezzo sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, destinato a potenziare i controlli doganali”.

Impegni che conferma anche il vicepremier, Antonio Tajani, annunciando la riforma della Farnesina, a partire da gennaio: “Sarà un ministero anche economico, al servizio degli operatori con estero che non devono sentirsi soli, soprattutto le piccole imprese”. Perché “la politica ha il dovere di permettervi di continuare ad essere protagonisti della crescita del Paese”.

Magari in un futuro di pace, che sarebbe fondamentale anche a livello economico. Le stime di Confesercenti, infatti, rivelano che se finissero tensioni e conflitti attualmente in corso il Pil potrebbe fare un balzo in avanti di 3,8 punti percentuali in tre anni, con un aumento in termini assoluti di 148 miliardi, con un conseguente incremento dei consumi del 3,1%, ossia 78 miliardi. Una speranza, ma anche ossigeno puro.

Ponte Morandi 7 anni dopo, Mattarella: “Ha segnato un punto di non ritorno”

Dimenticare è impossibile, ricordare un dovere perché non accada più. Poche persone in Italia non ricordano dov’erano e cosa facevano alle 11.36 del 14 agosto 2018, minuto esatto in cui è crollato il pezzo di Ponte Morandi, sulla A10 di Genova, inghiottendo la vita di 43 persone. La corsa a recuperare informazioni, il compulsare frenetico dei social, poi il video più virale con quella frase, “Oh Dio”, ripetuta quattro volte da chi aveva il telefono in mano, con voce rotta da paura e pianto.

Sono passati sette anni, ma le immagini sono ancora un pugno nello stomaco e, come tutti gli anni, la città della Lanterna si è riunita per commemorare le vittime. Anche oggi è stato osservato il minuto di silenzio e in contemporanea sono suonate le sirene delle navi in porto e le campane di tutta la Diocesi di Genova. Perché non è finita e forse non finirà mai, finché non si saprà tutta la verità su quello che è accaduto, a parte l’epilogo, che è l’unica, drammatica certezza di tutta questa vicenda. “Il 14 agosto 2018 segna una pagina drammatica nella storia del nostro Paese”, una “ferita indelebile nel cuore di Genova, della Liguria, dell’Italia”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato alla sindaca, Silvia Salis. Il capo dello Stato usa parole nette per ricordare la tragedia del Polcevera: “Ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni”. Anche se “la rapida ricostruzione di un così importante tratto stradale, il Ponte Genova San Giorgio, riconnettendo la Città e l’Italia, è stata un atto di ripartenza”, sottolinea ancora Mattarella, “la tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione, non ammette alcuna forma di negligenza”.

Per la premier, Giorgia Meloni, “accertare le responsabilità per ciò che è accaduto, individuare le eventuali colpe ed omissioni, dare risposte definitive” sono “obblighi morali e civili che non possono essere disattesi”. Perché “è ancora vivissima la sete di verità e giustizia, invocata con tenacia dai famigliari delle vittime e sostenuta da tutto il popolo italiano” per “una catastrofe che rimarrà per sempre nella memoria del nostro popolo”.

Chi quel giorno era al posto di Meloni, allo stesso modo, non riesce, né vuole dimenticare. “Il dolore e lo strazio provato in quelle ore, fra le macerie, sono per me memoria incancellabile, se ripenso a quel 14 agosto”, scrive l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Che torna su una delle vicende più spinose dell’epoca: “Dove c’erano concessioni autostradali vergognose, firmate in passato a tutto vantaggio dei privati, abbiamo fatto il massimo di quel che si poteva fare di fronte a un accordo che legava mani e piedi lo Stato e le sue casse”, ricorda il leader M5S. Nel suo governo c’era anche Matteo Salvini, sebbene in veste diversa da quella di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti come oggi. “Ci stringiamo alle famiglie delle vittime, ai loro cari, a tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze di un dramma che non sarebbe mai dovuto accadere”, scrive sui social il vicepremier.

Dell’esecutivo gialloverde faceva parte pure Lorenzo Fontana, oggi presidente della Camera: “Ricordo con dolore il 14 agosto di sette anni fa, giorno del crollo del Ponte Morandi. Il mio pensiero va alle famiglie delle vittime e a tutta Genova, che ha saputo reagire con coraggio e dignità”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, invece, era all’opposizione, ma il ricordo non si è mai spento: “Resta tuttora forte, così come resta forte l’impegno a fare della memoria un fondamento di responsabilità”.

In sette anni molte cose sono cambiate a Genova: al posto del vuoto c’è Ponte San Giorgio, ricostruito a tempo di record, con tecniche tecnologicamente innovative e normative ad hoc che consentirono di accelerare i tempi di tutte le fasi. Se lo ricorda bene Marco Bucci, all’epoca sindaco di Genova e commissario alla ricostruzione, oggi presidente della Regione Liguria: “Quel giorno io c’ero, e la mia vita è cambiata totalmente”, dice alla cerimonia di commemorazione. “Vogliamo che non sia soltanto un ricordo di quello che accadde il 14 agosto, ma qualcosa che permea ogni giorno il nostro lavoro. Non possiamo permetterci di fare le cose male. Non possiamo permetterci tragedie come questa. È inaccettabile”. Ad ascoltarlo c’è Silvia Salis, che ha preso di recente il suo posto al Comune di Genova. Pur essendo eletta sotto la bandiera opposta a quella di Bucci, la sindaca non nega al predecessore gli onori per il lavoro fatto, assicurando che continuerà: “Questa è una ferita che non si rimarginerà mai. Una ferita per la città, per chi vi ha perso qualcuno di caro. Per questo – dice Salis – ci impegniamo non solo a portare avanti il Memoriale, ma a riempirlo di vita, di contenuti, a fare in modo che le scuole lo vivano come una tappa fissa del loro percorso educativo”. Per sempre il 14 agosto, affinché non ci sia mai più un altro 14 agosto.

Mattarella scrive a Trump: “Stati Uniti partner insostituibile per l’Italia”

È il secondo messaggio inviato da Sergio Mattarella a Donald Trump dopo il ritorno alla Casa Bianca. Come ogni 4 luglio il capo dello Stato scrive, a nome della Repubblica e suo personale, al presidente Usa per celebrare l’Independence Daydell’amico popolo americano”, ma quest’anno il significato è particolarmente importante.

Mattarella già dalle prime righe sottolinea che “gli Stati Uniti costituiscono un partner insostituibile per l’Italia”. Nel pieno del negoziato con l’Unione europea per scongiurare la guerra dei dazi, a poche ore dalla fine della missione a Washington del commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, il presidente della Repubblica ricorda “la solidità dei rapporti bilaterali e la straordinaria intensità del dialogo politico” con l’Italia, “riflesso di un legame fortemente sentito e partecipato dai nostri popoli”. Non solo: “Proficui scambi a livello economico, culturale e sociale (che si avvantaggiano dell’apporto della dinamica comunità italo-americana) contribuiscono ad uno storico partenariato che intendiamo continuare a consolidare su basi di equità e reciproca prosperità”, scrive ancora Mattarella.

Nei primi mesi del nuovo mandato, Trump è stato in Italia soltanto lo scorso 25 aprile, per partecipare ai funerali di Papa Francesco, ma non c’è stato un passaggio ufficiale al Quirinale, né a Palazzo Chigi con la premier, Giorgia Meloni, che lo ha incontrato sul sagrato di San Pietro ma era stata ricevuta alla Casa Bianca, in visita ufficiale, appena una settimana prima. L’ultima volta in cui il tycoon è stato ricevuto al Colle risale al 2017, durante il suo primo mandato, mentre Mattarella è stato a Washington nell’ottobre del 2019, un anno prima delle elezioni presidenziali che segnarono il passaggio di testimone con Joe Biden. Da allora il mondo ha subito diversi cambiamenti, a partire dalla pandemia, seguita poi dalla guerra scatenata in Ucraina dalla Russia e quelle in Medio Oriente, tra Israele e Palestina prima e Israele-Iran poche settimane fa, dove c’è stato anche l’intervento militare Usa che ha preceduto l’accordo per il cessate il fuoco tra Tel Aviv e Teheran.

Le tensioni, però, restano. Di fatti, nella missiva inviata a Trump, Mattarella mette in luce che “di fronte a una congiuntura internazionale caratterizzata da sfide molteplici e complesse, a partire dalle drammatiche situazioni in Ucraina e Medio Oriente, Stati Uniti e Italia condividono l’obiettivo di promuovere percorsi di stabilizzazione e di pace, oggi così compromessi, favorendo la cooperazione e la sicurezza globale”. Nel passaggio, inoltre, il capo dello Stato ribadisce un concetto che più volte ha espresso: “In questo contesto, denso di criticità e tensioni, la perdurante centralità del vincolo transatlantico resta la chiave per affrontarle con efficacia”. Un punto cruciale nella fase storica che vive la Nato e l’Alleanza atlantica.

Mattarella in Giappone per riaffermare la solidità della partnership Roma-Tokyo

Una visita per riaffermare la solidità della partnership tra Italia e Giappone. Sergio Mattarella sarà dal 2 al 9 marzo nel Paese del Sol Levante, con tre tappe nel suo programma: Tokyo, Kyoto e Hiroshima. Il viaggio, programmato da tempo ma rinviato più volte per motivi di agenda, sarà il primo da 16 anni di un presidente della Repubblica italiano: l’ultimo fu Giorgio Napolitano nel 2009. E capita in un periodo molto florido, in cui i rapporti bilaterali si sono fortemente intensificati, soprattutto in virtù dell’entrata in vigore, nel gennaio del 2023, dell’accordo di partenariato strategico, poi rafforzato a margine del G7 dei Leader, lo scorso mese di giugno, a Borgo Egnazia.

Questa visita sarà importante in chiave futura, propedeutica all’ampliamento delle prospettive di collaborazione: un aspetto che assume ancora più importanza nella fase storica che vive l’Europa, ma anche Occidente e Asia. La situazione geopolitica è ancora in evoluzione, sia in Ucraina che in Medio Oriente, mentre sul piano economico-finanziario la Spada di Damocle dei dazi annunciati dagli Stati Uniti creano incertezza, con effetti ancora tutti da valutare e verificare. In questo contesto, dunque, rinforzare i legami con la quarta economia mondiale, nonché partner economico di primaria importanza per l’Italia, è un fattore strategico.

Le collaborazioni tra i due Paesi, del resto, sono molto positive e toccano diversi settori: dalla moda al design, all’agroalimentare, l’università e il mondo dell’hi-tech. Inoltre, in Giappone operano circa 150 aziende italiane, mentre in Italia sono presenti 380 imprese giapponesi: quasi 500 realtà imprenditoriali, in complesso, che trovano l’apice nella collaborazione trilaterale che Roma e Tokyo hanno in corso con il Regno Unito per la realizzazione dei caccia di sesta generazione nell’ambito del progetto Global combat air programme (Gcap).

Nel programma di Mattarella martedì 4 marzo è previsto l’incontro con l’imperatore Naruhito, mentre nel pomeriggio sarà a colloquio con lo speaker della Camera dei Rappresentanti prima e, successivamente, con lo Speaker della Camera dei consiglieri. Il giorno successivo, il 5 marzo, il presidente della Repubblica interverrà alla Keidanren, il corrispettivo giapponese della Confindustria italiana, dove incontrerà, oltre ai vertici dell’associazione, anche delegazioni delle aziende nipponiche e, ovviamente, di quelle del nostro Paese, con Leonardo che ha il compito di guidare l’Italy Japan Business Group. Nel pomeriggio, poi, il capo dello Stato sarà ricevuto alla Kantei dal primo ministro, Fumio Kishida.

Giovedì 6 marzo Mattarella si trasferirà a Kyoto, utilizzando i famosi Shinkansen, i treni ultraveloci della flotta del trasporto giapponese. Questa tappa avrà un carattere principalmente culturale, con le visite al Tempio e al giardino Nanzen-ji e, il giorno dopo, 7 marzo, al Padiglione d’oro Kinkaku-ji, al tempio buddista Kiyomizu-dera e al teatro di Kabuki Minami-za. La parte finale della visita si svolgerà a Hiroshima, dove l’8 marzo il presidente della Repubblica deporrà una corona di fiori al Memoriale della Pace, prima di visitare il Museo e successivamente incontrare, presso la sede della Nihon Hidankyo, l’associazione dei sopravvissuti ai bombardamenti nucleari, un gruppo di “hibakusha”, ovvero i sopravvissuti, oltre a esponenti della Nihon Hidankyo. La domenica 9 marzo, infine, il rientro in Italia dopo aver visitato il santuario shintoista Itsukushima.

Mattarella incontra Mulino, Panama ribadisce: “Inflessibili su sovranità Canale”

Photo credit: Sito Quirinale

 

Il compito di Josè Raul Mulino Quintero non è certamente dei più facili. Dopo la missione al World economic forum di Davos, il presidente della Repubblica di Panama arriva in Italia, terra in cui affondano le radici la sua famiglia, per rafforzare l’amicizia con il nostro Paese. Al Quirinale vede il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo accoglie ringraziandolo per la sua prima visita che “permette di ribadire i legami tra Italia e Panama e la volontà di intensificare la collaborazione in diversi campi”.

Mulino sottolinea che questa è “un’opportunità estremamente importante per il mio Paese, vista la congiuntura attuale”. Confermando “la necessità di intensificare i nostri legami di lavoro, amicizia, a livello commerciale”. Tanti gli ambiti in cui poter realizzare questo rafforzamento: dallo Spazio all’università e ricerca, ma anche il campo delle infrastrutture. Secondo quanto trapela, Panama vorrebbe addirittura realizzare un Forum di cooperazione imprenditoriale. L’obiettivo, si legge in una nota pubblicata sul sito della Presidenza della Repubblica panamense, è quello di aumentare la bilancia commerciale tra i due Paesi, soprattutto adesso che saranno sviluppati grandi progetti a diversi livelli, come il treno Panama-David-Border. Ma anche nella logistica.

Nell’incontro si è discusso, ovviamente, anche di politica. Perché “l’Italia è un Paese amico e ci può anche aiutare nei rapporti con l’Unione europea”, ha spiegato Mulino al capo dello Stato italiano. Le relazioni internazionali sono strategiche per Panama dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di voler riprendere il controllo del Canale, snodo fondamentale di una grossa fetta degli scambi commerciali mondiali. Anche nei colloqui con Mattarella, Mulino ribadisce che il suo Paese sarà “inflessibilesulla sovranità dell’infrastruttura che collega l’Oceano Pacifico a quello Atlantico. Anzi, spera nel supporto di Roma “nei rapporti con l’Unione europea“.

Italia e Panama coltivano un rapporto di amicizia e collaborazione che dura ormai da 120 anni e ha portato frutti importanti in diversi campi. Come quello della scienza, ad esempio, come ricordato proprio da Mattarella citando il progetto Copernicus per lo sviluppo di applicazioni a favore della Terra e contro gli effetti dei cambiamenti climatici. Temi che riguardano da vicino il futuro dei due Paesi, ma anche una sfida a livello globale da affrontare con la massima unità possibile.

Mattarella: “Pace grida sua urgenza, sconfortante fondi difesa 8 volte più di Cop29 su clima”

Il decimo messaggio di fine anno di Sergio Mattarella poggia le basi su due parole chiave: “rispetto” e “speranza”. Le stesse scelte dall’Enciclopedia Treccani nel 2024. Il presidente della Repubblica, nei quasi 17 minuti di discorso, pronunciato in piedi, nella nella Sala del Lucernario della Palazzina progettata nel 1.700 dall’architetto fiorentino, Ferdinando Fuga, riprende diversi punti già toccati nelle ultime settimane, ma anche quelli di stretta attualità.

Il tema della pace è centrale, non a caso il capo dello Stato ne parla nelle primissime battute sottolineando che “stiamo vivendo come ogni fine anno ore di attesa per un tempo nuovo che viene e che speriamo migliore”. Le guerre e l’instabilità geopolitica, infatti, rendono ancora più necessaria la ricerca della “serenità rinsaldando i nostri rapporti. Nelle nostre comunità, nelle famiglie, nelle amicizie”, tanto più “in quanto viviamo momenti difficili”. Mattarella ricorda che “nella notte di Natale si è diffusa la notizia che a Gaza una bambina di pochi giorni è morta assiderata”, così come nelle stesse ore “feroci bombardamenti russi hanno colpito le centrali di energia delle città dell’Ucraina per costringere quella popolazione civile al buio e al gelo”. Ma il pensiero va anche agli “innocenti rapiti da Hamas, e tuttora ostaggi” che “vivono un secondo inizio di anno in condizioni disumane”. Forme di barbarie – così le definisce – che “non risparmiano neppure le festività più sentite. Eppure mai come adesso la pace grida la sua urgenza”, annota.

Del resto, la pace è indicata nella Costituzione “come obiettivo irrinunziabile” ed è stata sempre perseguita dall’Italia, “anche con l’importante momento quest’anno della Presidenza del G7”.

Il presidente della Repubblica cita il caso della giornalista italiana, Cecilia Sala, detenuta in Iran, richiamando “ancora una volta il valore della libera informazione”, con i tanti giornalisti che “rischiano la vita per documentare quel che accade nelle sciagurate guerre ai confini dell’Europa, in Medio Oriente e altrove”.

Conflitti che appartengono alla realtà che viviamo, la stessa che “ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza”, dice ancora Mattarella. Mettendo in luce un aspetto: “A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti” e “la crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari – sottolinea il capo dello Stato -. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop 29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione”.

Mattarella definisce “incoraggianti” i dati sull’occupazione, sebbene “resistono aree di precarietà, salari bassi, lavoratori in cassa integrazione”; quelli su export e turismo, facendo presente, però, che questi stridono con il fenomeno dei giovani che vanno a lavorare all’estero. Richiama, poi, sulle diseguaglianza di servizi tra Nord e Sud: “Colmare queste distanze, assicurare una effettiva pienezza di diritti è il nostro compito”, afferma.

Non manca un passaggio sui cambiamenti climatici, tema su cui molto spesso interviene il capo dello Stato. “Le alluvioni non possono più essere considerate fatti straordinari – avverte -. Sono frequenti e vanno quindi prevenute con lungimiranza, rimuovendo le condizioni che provocano sciagure”.

Altro argomento molto sentito da Mattarella è quello delle morti sul lavoro, che rientrano nel “rispetto della vita”. Riporta alla mente la tragedia di Calenzano, dove hanno perso la vita 5 persone: “Non possono più bastare parole di sdegno: occorre agire, con responsabilità e severità. Gli incidenti mortali tutti si possono e si devono prevenire”.

Nel suo messaggio il presidente della Repubblica parla dell’odioso fenomeno dei femminicidi, ricordando “l’inaccettabile sorte di Giulia Cecchettin e, come lei, di tante altre donne uccise dalla barbarie di uomini che non rispettano la libertà e la dignità femminile”. Ma dà spazio pure a quegli esempi di vita che hanno saputo “trasformare il dolore causato da un evento della vita in una missione per gli altri”, come quello Sammy Basso, che “insegnano a vivere una vita piena, oltre ogni difficoltà“.

Mattarella chiede di rifuggire da “egoismo, rassegnazione o indifferenza” e rinnova i valori del patriottismo: “Quello dei medici dei pronto soccorso, dei nostri insegnanti che si dedicano con passione alla formazione dei giovani, di chi fa impresa con responsabilità sociale e attenzione alla sicurezza. Di chi lavora con professionalità e coscienza. Di chi studia e si prepara alle responsabilità che avrà presto. Di chi si impegna nel volontariato. Degli anziani che assicurano sostegno alle loro famiglie”.

Ci sono anche sicurezza, le condizioni dei detenuti nelle carceri e lo sport nelle parole del capo dello Stato. Che invita alla speranza, osservando che “non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte”.

L’augurio agli italiani di buon 2025 arriva con il pensiero ai prossimi mesi, in cui saranno celebrati gli 80 anni dalla Liberazione. Un ricordo che deve fare da monito per il futuro, per ricomporre “l’ampia partecipazione dei cittadini al voto“. “Una ricorrenza importante“, conclude Mattarella, che “reca con sé il richiamo alla liberazione da tutto ciò che ostacola libertà, democrazia, dedizione all’Italia, dignità di ciascuno, lavoro, giustizia”.

Clima, Mattarella: “Serve impegno straordinario con misure rapide di salvaguardia”

Sergio Mattarella torna a Bologna a pochi giorni dalla nuova ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’Emilia-Romagna. Non è la prima volta che il presidente della Repubblica ribadisce il proprio monito a tenere alta l’attenzione sui cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono anche le alluvioni che “stanno colpendo queste terre con una frequenza e una intensità che non conoscevamo“. Ragion per cui sottolinea quanto sia “necessario un impegno di carattere straordinario che coinvolga istituzioni e società civile, imprese e cittadini e che non sottovaluti la necessità di misure rapide di salvaguardia“. Del resto, ammonisce, “i drammi a cui sono costrette migliaia di famiglia sono anche conseguenza di trasformazioni intervenute da decenni nei territori“.

Il capo dello Stato, in città per partecipare inaugurazione della Biennale dell’economia cooperativa e al 70esimo anniversario della Fondazione per le Scienze religiose, al suo arrivo fa come prima tappa gli uffici della Prefettura, dove incontra i familiari di Simone Farinelli, il ventenne che ha perso la vita nei giorni scorsi a causa dell’alluvione che ha provocato una piena del Rio Caurinzano, a Botteghino di Zocca, che lo ha sorpreso mentre era in auto col fratello. Mattarella coglie l’occasione anche per ricevere la visita della presidente facente funzioni della Regione Emilia-Romagna, Irene Priolo, e del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ai quali chiede informazioni sulla situazione nei vari territori e aggiornamenti sui danni causati dalla furia del clima. Il primo cittadino spiega che a Bologna capoluogo la situazione è “particolarmente seria, se non altro per la popolazione coinvolta: abbiamo avuto 1.400 luoghi della città allagati, il ché significa anche case, non solo garage“. Il presidente chiede lumi anche sugli sfollati. Lepore risponde che “all’inizio erano 500 nel capoluogo e 2.500 su tutta l’area metropolitana. Abbiamo abbastanza recuperato – rassicura il sindaco -: una decina di persone nel capoluogo sono ancora in albergo e qualche centinaia dell’area metropolitana. Sono tutti seguiti, ma alcuni hanno perso la casa e dobbiamo capire come fare“.

Mattarella, sempre attento a questi temi, più volte è intervenuto per lanciare moniti su uno dei fenomeni globali più insidiosi. Cosa che fa anche nel suo intervento davanti alla platea della Lega delle Cooperative, rivolgendo in apertura del suo discorso “un pensiero di solidarietà alla città che ci ospita, ai familiari delle vittime dell’alluvione e del gravissimo incidente sul lavoro di ieri, alle famiglie che stanno soffrendo le conseguenze del maltempo“. Perché l’Emilia-Romagna piange, assieme all’Italia intera, altre due vite spezzate, questa volta allo stabilimento della Toyota Material Handling di Borgo Panigale, dove un’esplosione ha ucciso gli operai Fabio Tosi e Lorenzo Cubello e ferito altri 11, uno dei quali si trova ricoverato in gravi condizioni. “Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’allarme e l’angoscia per gli incidenti che colpiscono chi sta lavorando, per l’insufficienza della sicurezza per chi lavora“, sottolinea il presidente della Repubblica dal palco.

Le parole di Mattarella arrivano proprio nel giorno in cui, a Roma, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione del Consiglio Generale, sottoscrive la ‘Carta di Lorenzo‘, il documento dedicato alla memoria di Lorenzo Parelli, studente al quarto anno dell’Istituto professionale ‘Bearzi‘ di Udine, vittima nel 2022 di un incidente durante il periodo di alternanza scuola lavoro. Un impegno sottolineato anche dal messaggio inviato dal capo dello Stato per l’assemblea, riconoscendo lo sforzo “che il sistema delle imprese intende assumere nei confronti della sicurezza negli ambienti di lavoro per una maggiore tutela degli studenti impegnati in percorsi di formazione in azienda“. La vicenda di Lorenzo Parelli “ha drammaticamente richiamato l’attenzione dell’intera società italiana sui processi che accompagnano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro” e per questo che “mentre rivolgo un pensiero ai suoi genitori e a quanti lo ebbero caro” Mattarella esprime “apprezzamento per il solenne impegno che viene assunto affinché accorciare la distanza tra giovani e lavoro si accompagni al rispetto della loro dignità di persone, di lavoratori, di cittadini“.

Maltempo, Musumeci: “Serve il coraggio di una legge contro l’eccessivo consumo di suolo”

Il maltempo mette nuovamente in ginocchio un pezzo importante del territorio italiano. Le istituzioni sono in allerta ma si riaccende il dibattito su uno dei temi sempre in primo piano nell’agenda politica. Per il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, bisogna partire “dal principio che tutto quello che è stato fatto finora dal punto di vista dell’ingegneria idraulica non basta più, non serve più”. Anzi, “molte volte il cambiamento climatico rischia di diventare una sorta di alibi per la mancanza di prevenzione”, avverte. Ad essere precisi, il monito di Musumeci è che proprio “manca la priorità della prevenzione, in tutti gli enti locali ma anche a livello nazionale”.

Dunque, in concreto, il ministro individua “l’eccessivo consumo di suolo” tra le maggiori cause, ragion per cui “bisogna avere il coraggio di una legge che ponga un freno a questa prassi assolutamente deplorevole, perché dove arriva il cemento diventa il migliore complice dell’acqua”.

Un concetto che per una volta diventa trait d’unione tra maggioranza e opposizione. L’Italia “è un territorio fragile e serve un salto di qualità sulla prevenzione del dissesto idrogeologico. C’è bisogno di una legge per contrastare il consumo di suolo, perché si è cementificato troppo”, dice infatti la segretaria del Pd, Elly Schlein. Mentre il portavoce nazionale di Europa verde e deputato Avs, Angelo Bonelli, ‘invita’ la premier, Giorgia Meloni, a portare una norma su questo argomento in Cdm “invece di sfidare la magistratura”. I Cinquestelle, invece, si prendono qualche ‘rivincita’ su Musumeci: “Siamo contenti che dalle sue parti sia suonata una sveglia, ma è in ritardo. È da due anni che diciamo che il contrasto al dissesto idrogeologico deve essere messo in cima all’agenda politica”.

Sullo sfondo di questo nuovo capitolo del dibattito politico restano le parole del capo dello Stato al Festival delle Regioni, che si svolge a Bari. Domenica scorsa, infatti, Sergio Mattarella ha ribadito che “contrastare il cambiamento climatico e proseguire con decisione sulla via della decarbonizzazione sono obiettivi non rinunziabili”. Semmai, “le politiche ambientali vanno integrate nelle politiche per la crescita, non considerate un freno allo sviluppo. Lo sviluppo deve essere sostenibile, diversamente è vano e illusorio”.

Sono tanti i punti toccati dal presidente della Repubblica, a partire dalla necessità di “fare leva su una governance sovranazionale” per raggiungere i target delle transizione ecologica e digitale. Tenendo presente che non esiste una sola ricetta, anzi questi processi “vanno affrontati tenendo conto delle specificità culturali, economiche e sociali delle diverse aree del Pianeta”. Mattarella suggerisce di utilizzare lo sguardo dei più giovani sui temi ambientali: “A loro è chiaro come la natura non possa più essere considerata come una risorsa da utilizzare e da sfruttare”. Anche per evitare uno dei fenomeni più odiosi causati dai cambiamenti climatici: “Sovente sono all’origine delle disuguaglianze e, in ogni caso, le accrescono – ha messo in luce il capo dello Stato -. Basti pensare alla carenza di acqua potabile che interessa interi Stati o al fenomeno della desertificazione, entrambi causa di conflitti e di grandi migrazioni di massa”. Ecco perché, ha ripetuto ancora una volta Mattarella, “le politiche ambientali devono salvaguardare, quindi, le condizioni personali e sociali più deboli”.

Sperando che almeno su alcuni temi centrali per il futuro del Paese (e dell’Europa) ci possa essere, se non unità di intenti, quantomeno un fronte comune della politica.