La settimana politico-economica in Italia e Ue: 29-30/6 il Consiglio europeo

Quella che si aprirà lunedì 26 giugno sarà la settimana del Consiglio europeo. Il calendario della politica, dunque, prevede che la presidente del Consiglio riferisca alle Camere prima di salire sull’aereo in direzione Bruxelles. Giorgia Meloni sarà nella stessa giornata, mercoledì 28 giugno, in mattinata alla Camera (alle ore 9) e nel primo pomeriggio al Senato (15.30), per illustrare i temi della riunione e gli obiettivi dell’Italia. Al termine della discussione, poi, ci saranno le varie risoluzioni che le aule di Montecitorio e Palazzo Madama dovranno votare. Ma è fitta l’agenda degli appuntamenti politici ed economici, sia in Italia che in Europa.

ITALIA – Si inizia lunedì 26, alle 14, con il trilaterale in programma a Berlino tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro Federale dell’Economia e della protezione climatica della Germania, Robert Habeck, e il ministro dell’economia, delle finanze e della sovranità industriale e digitale della Francia, Bruno Le Maire, che discuteranno di materie prime critiche e del relativo approvvigionamento. A Roma, invece, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sarà al convegno ‘Artigiani Imprenditori protagonisti della transizione ecologica’, organizzato alle ore 11 dalla Cna, al quale parteciperanno anche la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, l’europarlamentare della commissione Envi, Pietro Fiocchi, l’economista Leonardo Becchetti, il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, e la vicepresidente nazionale della Cna, Elena Calabria. Al Palazzo della Valle della Capitale, a partire dalle ore 9.30, il workshop ‘Farm, Food, Folk! Reshaping Eu Policies on Agri-Food systems’, organizzato da Agronetwork e Confagricoltura. Alle 18, invece, si svolgerà in piazza del Pantheon l’evento promosso da Alleanza Verdi Sinistra, insieme a Possibile e Sinistra Civica Ecologista, dal titolo ‘Su gli stipendi, giù le emissioni’. Alla Triennale di Milano, invece, il think tank The Urban Mobility Council (nato su iniziativa del Gruppo Unipol) organizza il Forum 2023 ‘Energie, Infrastrutture e Industrie per la mobilità a zero emissioni’.

Martedì 27, a partire dalle 9, alla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, del Re di Spagna, Felipe VI, e del presidente della Repubblica portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa, si terrà al Teatro Massimo di Palermo il XVI Symposio Cotec Europa, l’incontro annuale istituzionale tra le Fondazioni per l’Innovazione d’Italia, Portogallo e Spagna, che avrà come tema centrale “L’innovazione nella finanza sostenibile”. Alle ore 11, presso la sala Koch del Senato, il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Roberto Rustichelli, illustrerà la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2022. Alle ore 12, al Lom-Dopolavoro di Milano, il Consorzio di recupero del vetro presenterà i dati dell’ultimo anno sul riciclo del vetro in Italia, illustrando anche i risultati dei bandi Anci-Coreve, che hanno rappresentato il primo intervento strutturale a favore dei comuni per il miglioramento di qualità e quantità di raccolta del vetro.  In giornata, si attende il Consiglio dei ministri, rinviato dalla scorsa settimana, che dovrà passare al vaglio il disegno di legge delega sulle Ricostruzioni.

Mercoledì 28, poi, Ferrovie dello Stato Italiane organizza al Centro congressi Unioni industriali di Torino, dalle 10.30, il Roadshow ‘La Torino che Verrà’ sulle aree di interesse di Fs Sistemi Urbani, organizzato dal Polo Urbano del Gruppo in collaborazione con Scenari Immobiliari. A Roma, alle 11, presso l’auditorium del Mase, è in calendario una conferenza stampa per presentare i primi risultati dell’accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Amazon Services Europe Sarl e i consorzi Erp Italia, Erion Weee, Erion Energy per la sperimentazione di un modello di Responsabilità estesa del produttore per gli online marketplace, con specifico riferimento ai Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). L’evento sarà introdotto dalla viceministro, Vannia Gava.

Giovedì 29 inizia, a Bologna, il ‘Festival del Lavoro 2023-Competenze e innovazione, il futuro del lavoro’, che andrà avanti fino al 1° luglio presso il Congress center. La cerimonia d’apertura si terrà alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, e del Presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Tra i 200 speaker, porteranno la loro testimonianza i ministri Anna Maria Bernini, Raffaele Fitto, Francesco Lollobrigida, Matteo Salvini, Gennaro Sangiuliano e Paolo Zangrillo.

EUROPA – Il 29 giugno sarà anche il primo dei due giorni in cui, a Bruxelles, si svolgerà il Consiglio europeo. Secondo quanto emerge dall’ultima bozza delle conclusioni visionata da GEA, al centro delle discussioni ci saranno Ucraina, Net-Zero Industry Act e Critical Raw Materials Act, ma anche competitività e rapporti internazionali, tra materie prime critiche e intelligenza artificiale.
Prima dell’appuntamento dei 27 capi di Stato e di governo Ue, che vedrà la presenza a Bruxelles della prima ministra Giorgia Meloni, martedì è attesa a Roma la commissaria europea per i Trasporti, Adina Vălean, per un incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, una visita alla nuova area di imbarco dell’aeroporto di Fiumicino e (mercoledì 28) la Stazione Alta Velocità di Napoli – Afragola. A Lussemburgo si recheranno invece il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per il Consiglio Affari Esteri (lunedì 26) e quello per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, per il Consiglio Affari Generali (martedì 27). Diserterà il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il Consiglio Agricoltura e Pesca di lunedì e martedì.

Attenzione anche al Parlamento Ue, dove martedì 27 si terrà il voto-chiave in commissione per l’Ambiente (Envi) sulla legge sul ripristino della natura dopo il caos del 15 giugno, e quello sull’obiettivo di inquinamento zero dell’aria al 2050. A colloquio con gli eurodeputati anche i commissari europei per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, sugli obiettivi Ue di resilienza ai disastri naturali (martedì 27) e per l’Economia, Paolo Gentiloni, per un dialogo strutturato sulla tassazione e sull’Ira statunitense (mercoledì 28), ma anche il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, per un dialogo economico (giovedì 29). Attesa per martedì la firma dell’Accordo di libero scambio Ue-Nuova Zelanda, mentre dal Collegio dei commissari di mercoledì uscirà la comunicazione sui cambiamenti climatici, il degrado ambientale, la sicurezza e la difesa.

Mattarella: “Cooperazione tra attori dell’economia alla base della ripresa”

La cooperazione come fattore determinante per la crescita. Nel messaggio inviato al presidente di Confcommercio, in occasione dell’assemblea 2023, il capo dello Stato, Sergio Mattarella, scatta una fotografia del panorama economico e sociale dell’Italia. “Il commercio, il turismo, i servizi, i trasporti, sono comparti che contribuiscono significativamente alla realizzazione di uno sviluppo equilibrato, sostenibile e inclusivo a vantaggio di una società più coesa e delle generazioni presenti e future”, sottolinea il presidente della Repubblica.

Mattarella ribadisce che “sono settori della vita economica che concorrono al progresso della Repubblica”. Infatti, “sulla cooperazione tra gli attori della nostra economia si basa in misura rilevante la ripresa”. Per il presidente “la sinergia tra imprese, istituzioni nazionali ed europee ha saputo contrastare gli effetti recessivi causati dalla pandemia sanitaria e le conseguenze dell’aggressione della Federazione Russa ai danni dell’Ucraina“.

Parlando delle drammatiche alluvioni dei giorni scorsi, che hanno colpito l’Emilia-Romagna e i territori della Toscana e delle Marche, Mattarella ricorda che “mettono nuovamente in luce quanto sia prezioso il contributo di ogni componente del sistema economico e istituzionale per il rilancio delle aree che versano in condizioni di difficoltà“. Una collaborazione “resa ancor più efficace con l’utilizzo delle risorse del Piano Next Generation EU per dar vita a uno sviluppo solido e omogeneo nel territorio nazionale”, aggiunge ancora il capo dello Stato.

Senza dimenticare “il ruolo delle formazioni sociali, delle associazioni degli operatori professionali” che è “essenziale per questi obiettivi”, perciò esprime “la gratitudine della Repubblica per l’operato svolto”.

Mattarella: “Dall’agricoltura contributo di primaria importanza all’economia”

Quarant’anni di Made in Italy. Con l’edizione 2023 la fiera internazionale dell’ortofrutta, Macfrut, organizzata da Cesena Fiera, taglia un traguardo importante e prestigioso. Non a caso l’anteprima è stata celebrata dalla presenza, in Emilia-Romagna, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che ha speso parole importanti per uno degli appuntamenti più attesi del panorama globale del comparto agricolo e agroalimentare. “E’ un’occasione di grande importanza“, dice il capo dello Stato. Spiegando che tutto ciò “manifesta le potenzialità di questo straordinario settore così centrale nella nostra agricoltura, e quindi nella nostra economia, con prodotti di straordinaria eccellenza, apprezzati ovunque nel mondo, che ogni iniziativa condotta all’estero fa ulteriormente apprezzare e conoscere, come dimostra anche il livello di esportazione di questi prodotti in partenza dall’Italia“.

Sottolineando i numeri prodotti dall’export delle eccellenze italiane, Mattarella ricorda che “questo richiede naturalmente una tutela, un aiuto per l’esportazione, che comprende anche la concezione dell’apertura dei mercati“. Anche perché “l’Italia ha sempre dimostrato di saper stare da protagonista negli interscambi internazionali” e “si è sempre giovata ampiamente dell’apertura dei mercati“. Per questo “il contributo che questo settore fornisce al nostro Paese è di estrema importanza. Davvero di primaria importanza“. Non solo dal punto di vista economico. Il presidente della Repubblica, infatti, mette in luce il fatto che “l’agricoltura si colloca in una frontiera di una delle sfide più importanti che il nostro mondo deve affrontare“. Elencando “i mutamenti climatici, le difficoltà di approvvigionamento alimentare, i temi della sicurezza alimentare nel mondo, le difficoltà di approvvigionamento idrico, il mutamento dei processi produttivi. La sostenibilità, insomma“. Quindi, quelli della fiera “sono anche giorni in cui si possono scambiare esperienze e conoscenze in questa prospettiva“.

Macfrut 2023 aprirà i battenti, ufficialmente, oggi dalle 9.30. A inaugurare l’edizione numero 40 sarà il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, alla presenza di Presidente della fiera, Renzo Piraccini, assieme ai presidenti di Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e Confagricoltura, Ettore Prandini, Cristiano Fini e Massimiliano Giansanti, oltre al presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, al presidente dell’agenzia Ice, Matteo Zoppas, alla sottosegretaria agli Esteri, Maria Tripodi, e all’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gian Luca Gallo. Madrina dell’evento, che vedrà la presenza di numerosi ministri da varie parti del mondo, sarà Simona Ventura.

Sempre oggi sono previsti altri due importanti appuntamenti, ai quali parteciperà Lollobrigida. Alle ore 14 sarà svelato in anteprima nazionale il Padiglione Italia dell’Expo di Doha, mentre alle 15.30 sarà presentata la candidatura di Expo 2030 Roma. “Con la sua presenza il presidente Mattarella ha evidenziato la centralità di un settore eccellenza del Made in Italy che coinvolge 300mila aziende per un valore di 15 miliardi di euro, in una cifra destinata a triplicare se si considera l’intera filiera“, dichiara Piraccini. Che conclude: “Non potevamo avere migliore anteprima“.

Mattarella in Slovacchia: “Cooperazione su energia, sfida ambientale è globale”

Un “impegno di collaborazione crescente tra Italia e Slovacchia” anche sull’energia. Sergio Mattarella chiude a Bratislava il viaggio diplomatico in Polonia e Slovacchia, con la conferma di una cooperazione “importante” per l’Italia, e un invito a lavorare su una delle leve di crescita e sviluppo per il futuro prossimo. Perché “quello delle energie da fonti rinnovabili è un tema da coltivare con concretezza e rapidità“, avverte il presidente della Repubblica. Anche in funzione della “quantità di sfide” che “abbiamo difronte nel mondo”. Perché “abbiamo avuto quella della salute, della pandemia, che ha colpito tutto il mondo e i popoli nella stessa misura e non possiamo escludere che si ripresenti qualcosa del genere in futuro“. E ancora “la sfida ambientale, che rischia di rendere inabitabile la Terra da qua a qualche tempo ed è anch’essa globale”, così come “la sfida dei fenomeni migratori, che sempre più ampiamente sì presentano in ogni continente” e la “sfida di un mondo sempre più interconnesso e ristretto, in cui la vita economia supera i confini e richiede risposte globali“.

Davanti a tutto questo, sottolinea Mattarella, occorrono “risposte di grande collaborazione dei grandi soggetti sovranazionali”, perché “nessun Paese da solo è in grado di rispondere“. Sono i motivi per cui non è possibile lasciare spazio a quello che definisce il “virus insidioso” della “esasperazione del nazionalismo”, che illude con la sovranità per poi “in realtà azzerare la capacità di risposta ai problemi, che richiedono invece un concorde impegno solidale di carattere sovranazionale”. Concetti che si legano a doppio nodo all’idea di Unione europea di cui parla assieme a Zuzana Caputova, presidente della Slovacchia: “collaborazione internazionale” per contrastare un “virus pericoloso che rischia di contrapporre anziché indurre a collaborare, come sempre più evidentemente è necessario”. Per vincere.

In questo scenario, assume rilevanza ancora maggiore il memorandum of understanding firmato tra Eni e Spp, il più grande fornitore di energia della Slovacchia, a margine della visita del capo dello Stato. Al centro dell’accordo c’è la cooperazione commerciale nei settori del gas e del Gnl, volto a individuare iniziative che permettano alla Slovacchia di diversificare le forniture di gas. Le due compagnie valuteranno iniziative nelle aree del trading e della gestione delle capacità di rigassificazione e trasporto, per garantire e rafforzare l’approvvigionamento strategico di gas naturale da utilizzare nella Repubblica Slovacca. Questa firma, come rimarca il Cane a sei zampe, evidenzia potenziali aree di cooperazione e collaborazione tra gli attori energetici europei per migliorare l’accesso del continente a fonti energetiche sicure, affidabili e sostenibili. Una delle grandi sfide di questa fase storica europea e internazionale.

Mattarella: “Sul clima sforzi insufficienti, in alcuni Paesi manca il senso di urgenza”

L’aumento delle ondate di calore, le inondazioni, la siccità, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari. Sono le conseguenze “nefaste” del cambiamento climatico ricordate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso agli studenti dell’università di Nairobi, in Kenya. “Per troppo tempo abbiamo infatti affrontato in modo inadeguato la questione della tutela dell’ambiente e del cambiamento climatico”, ha esordito. “Eppure non da oggi siamo consapevoli di come le attività umane abbiano un impatto sull’ambiente e sul clima: basti pensare alla deforestazione che ha caratterizzato lo sviluppo di tante aree in Europa”. Per il capo dello Stato, “si registra ormai da tempo una drammatica diminuzione della biodiversità, in gran parte legata all’abbattimento delle foreste pluviali equatoriali, con la scomparsa di decine di migliaia di specie viventi ogni anno, una irreparabile perdita di varietà genetica, ecosistemi e habitat”. Questo, con importanti conseguenze sulla dislocazione della specie umana su un pianeta che vede diminuire progressivamente le aree di insediamento. “Si tratti dell’innalzamento delle acque nei mari – che pone a gravissimo rischio la sopravvivenza di numerose isole e delle popolazioni che le abitano – si tratti dell’allargamento progressivo dei fenomeni di desertificazione, si tratti di abbandono di aree marginali – ricorda Mattarella – Il fenomeno dei profughi climatici, oltre che di quelli dei conflitti, è drammaticamente davanti a tutti noi”.

In questi anni nella lotta ai cambiamenti climatici “passi avanti sono stati compiuti” e “gran parte del merito di questa nuova sensibilità va attribuito alla società civile e, in particolare, ai tanti giovani come voi che in tutti i continenti – dall’Africa all’Europa, dall`Asia alle Americhe – mantengono alta la pressione sui Governi e sul settore privato, pretendendo azioni immediate e incisive“. “Con il crescere della minaccia è aumentata anche la consapevolezza dei gravissimi rischi che l’umanità sta correndo. In primo luogo grazie all’opera delle Nazioni Unite nel quadro dell’Agenda 2030 e, soprattutto, del Programma per l’Ambiente – ha detto Mattarella – “Dalla Conferenza di Montreal del 1987 sulla riduzione del “buco dell’ozono”, al Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992, fino al Protocollo di Kyoto e all’Accordo di Parigi del 2015, tanti momenti hanno consolidato la determinazione collettiva nel prevenire gli scenari più catastrofici legati all’innalzamento delle temperature globali. “Lo scorso anno – ha detto Mattarella – qui a Nairobi, nell’ambito dell`Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente è stata raggiunta una storica decisione, che porterà alla definizione di un trattato giuridicamente vincolante per contrastare l’inquinamento derivante dalla plastica. Infine, nei giorni scorsi, alle Nazioni Unite è stato approvato il Trattato che intende proteggere entro il 2030 il 30% delle aree marine”. Per il presidente della Repubblica si tratta di “risultati importanti, che dimostrano come la lotta al cambiamento climatico non sia più trascurata nelle priorità dell’agenda internazionale”.

Ma, ancora, “in segmenti della società e in alcuni Paesi non è presente il senso profondo dell’urgenza e della necessità di interventi incisivi” perché “non si può fuggire dalla realtà”: la riduzione delle emissioni nei tempi e nelle modalità indicate dalla comunità scientifica costituisce un obbligo ineludibile, che riguarda tutti. “Non ci si può cullare nell’illusione di perseguire prima obiettivi di sviluppo economico per poi affrontare in un secondo momento le problematiche ambientali”, è il monito di Mattarella. “Non avremo un ‘secondo tempo’: se vogliamo lasciare alle future generazioni, a voi che mi state ascoltando oggi, un pianeta dove l’umanità possa vivere e prosperare in pace, dovremo compiere, tutti assieme, progressi decisivi nella transizione verso un’economia decarbonizzata”.

Innanzitutto, per il capo dello Stato “è evidente come a tal fine la dimensione del singolo Stato sia assolutamente inadeguata. Solo un’azione collettiva può essere capace di coniugare efficacia e solidarietà per evitare gli scenari catastrofici in atto e quelli che si annunciano. È il momento dell’unità, della coesione, non di divisioni fra Nord e Sud, fra Est e Ovest del mondo”. In questo contesto, “la brutale aggressione della Federazione Russa all’Ucraina sta riportando i rapporti internazionali indietro di ottant’anni, quasi che non ci sia stato, in questo arco di tempo, un mirabile progresso sul terreno della indipendenza, della libertà e della democrazia, della crescita civile di tante nazioni. Siamo cresciuti nella interdipendenza tra i nostri destini e gravissime sono le conseguenze degli atti della Federazione Russa sulla sicurezza alimentare, su quella energetica di tanti Paesi, sulla pace, anche nel continente africano, e nel Medio Oriente”. 

 

Photocredit: Quirinale

Mattarella: “Mettere al sicuro il Pianeta, le rinnovabili sono la nuova frontiera economica”

Grandi sfide, globali. È questo il termine utilizzato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno. Più breve del solito, in una location inedita – l’ala neoclassica del Palazzo del Quirinale – in piedi e con le dita delle mani che si toccano le punte in molti passaggi cruciali.
Come quello dedicato alle “difficoltà del governare”. Un richiamo che coinvolge tutti, perché “nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari” e “quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare”. Per inciso, i temi sono tanti e Mattarella ne cita solo alcuni, chiamandoli appunto “fenomeni globali”, che già basterebbero da soli a far tremare le vene ai polsi: “Dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori”.

Il capo dello Stato è vicino ai suoi concittadini, lo ribadisce con tono deciso: “So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno”.
Per questo lascia un messaggio che ognuno può fare proprio: “La sfida è progettare il domani con coraggio”. Perché “pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione”. Il cambiamento “va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa”. In questo, dunque, assume un valore fondamentale “mettere al sicuro il Pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità”. E questo “significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.

Infatti, l’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici”.
Senza dimenticare che il Pianeta ha bisogno immediato di cure, attenzione e politiche rigorose ma improntate alla visione prospettica. “Non è un caso – dice – se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani”.
Ancora una volta, dunque, anche nel primo discorso del suo secondo “inaspettato” mandato, Mattarella prende per mano gli italiani. Guardando sempre al domani “con uno sguardo nuovo” e “con gli occhi dei giovani”. Del futuro.

La Costituzione da 75 anni bussola degli italiani. Dal 2022 introdotta la tutela ambientale

Settantacinque anni fa gli italiani scoprirono un nuovo modo di vivere la loro quotidianità. Era il 1° gennaio del 1948, infatti, quando entrò in vigore la Costituzione. L’Italia usciva da una guerra profonda e dolorosa, che aveva messo in ginocchio il Paese, la sua economia, il suo tessuto sociale. Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella ha dedicato ampio spazio alla Repubblica, con parole decise e visione prospettica. “La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio”, ha detto sopra tutto il capo dello Stato.

Dalla firma in calce posta dall’allora capo dello Stato provvisorio, Enrico De Nicola, il 27 dicembre del 1947, ultimo atto dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea costituente, avvenuta il 22 dicembre dello stesso anno, sono stati svariati i tentativi di cambiare la Carta fondamentale della Repubblica. Ma in 75 anni sono state solo 16 le modifiche approvate, quasi sempre per aggiornarla ai tempi. Non a caso le ultime due riguardano temi che ormai sono parte integrante della vita di ogni italiano: l’11 febbraio del 2022 è stata introdotta la tutela dell’ambiente in Costituzione adeguando articoli 9 e 41, mentre lo scorso 7 novembre, con la modifica all’articolo 119, è stato aggiornato il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità.

Tutti segni (e segnali) che la Carta è davvero il faro da osservare durante le tempeste della storia. Che non è intoccabile, ma bisogna saperla ‘maneggiare’ con cura per evitare di stravolgere la vita del Paese. Non sempre, infatti, i tentativi di modificarla sono andati a buon fine, spesso per volontà popolare con i referendum bocciati (anche sonoramente) dagli elettori.
Ma questo fa parte della vita democratica del Paese. Come ricordato proprio dal capo dello Stato: “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato”, ha detto Mattarella. Ricordando che “la Repubblica, la nostra Patria, è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie”.

Non solo: “La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”, è “nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali”. La Repubblica, ha aggiunto Mattarella, “è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione”.
Un monito e uno sprone, perché la Repubblica vive della partecipazione di tutti”. Ed “è questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia”.
Nel 2023, nel futuro dell’Italia, nel 75esimo anno dall’entrata in vigore della Costituzione.

Withub e Fondazione Articolo 49 accolgono appello a partecipare di Mattarella e Meloni

“La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia”. Nella conclusione dell’intervento di Capodanno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella c’è il filo conduttore del suo breve ma intenso saluto agli italiani. Ed è proprio al concetto di partecipazione che anche la Presidente del Consiglio si rifà nel suo videomessaggio di auguri sui social: “Dobbiamo farlo insieme”, è l’appello di Giorgia Meloni nell’augurare al Paese un 2023 di ripartenza.
All’alba del 75° anno di vita della Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, Mattarella e Meloni convergono sulla ricetta che consentì al Paese di costruire le basi della ripartenza. All’indomani della fine della Seconda guerra mondiale l’Italia scelse la via della partecipazione per costruire le fondamenta della vita comune. Il referendum del 2 giugno del ’46 avviò l’Italia sulla strada della Repubblica; nella stessa tornata elettorale, poi, si definì la composizione dell’Assemblea Costituente: votò l’89% degli aventi diritto, e tra questi – per la prima volta – c’erano anche le donne. Oggi alla guida del Paese – per la prima volta, come ricordato da Mattarella – c’è una donna: ma il tasso d’affluenza delle politiche che hanno visto il suo schieramento conquistare la maggioranza è stato il più basso della storia repubblicana, il 63%.

Tra il 1946 e il 1948, in 18 mesi, tutti i partiti riuniti in Assemblea Costituente parteciparono a costruire la Carta fondamentale, la stessa che ancora oggi Mattarella definisce “la nostra bussola”. Il Paese usciva allora da vent’anni di regime e da un conflitto mondiale che aveva nuovamente dilaniato l’Europa. Oggi la guerra bussa insistentemente alle porte del Vecchio Continente: da un anno imperversa in Ucraina e rischia di estendersi ai Balcani, con la questione ‘kosovara’ che vive una recrudescenza inattesa. Nato e Ue hanno sollecitato il dilago tra Belgrado e Pristina, dopo aver faticosamente convinto la popolazione serba a rimuovere i blocchi stradali, ma la tensione resta alta.
Non è casuale che il primo gennaio 2023 abbia visto l’ingresso della Croazia nell’Euro e nell’area Schengen; non è un caso che il 6 dicembre scorso si sia tenuto a Tirana il primo vertice Ue-Balcani Occidentali. Il summit europeo, che ha visto l’esordio come premier di Giorgia Meloni, ha avuto al centro del confronto gli stessi temi toccati da Mattarella: condanna all’aggressione russa, rinnovo convinto degli sforzi per agenda verde e digitale, attenzione ai giovani (“L’Ue sta già gradualmente associando i partner a programmi dell’UE quali Erasmus+, il corpo europeo di solidarietà e l’iniziativa delle università europee”, si legge tra l’altro nella dichiarazione di Tirana).

Ripartire dalla partecipazione come architrave della democrazia, della Repubblica e quindi della libertà non è scontato; non sarà di facile attuazione. Le sofferenze di molta parte della popolazione hanno contribuito ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni e a fiaccare di pari passo la volontà di concorrere a determinare la politica nazionale attraverso il voto. Mattarella, fiducioso, conta sui partiti tutti e su una “democrazia matura, compiuta”, anche grazie alla “esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese”, sottolineando come ci si trovi di fronte ad una situazione nuova, in cui “nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari”.
Nel 2024 si terranno le elezioni Europee: l’affluenza è sempre stata più bassa rispetto alle politiche (quasi il 73% alle politiche del 2018, appena il 56% alle europee dell’anno successivo); se il trend fosse confermato, ci troveremmo a dover fare i conti con un “quorum” insufficiente a incarnare il concetto di democrazia rappresentativa. Questa volta, dunque, la partecipazione al voto, più ancora della preferenza a uno dei partiti, potrebbe essere essenziale per la salute della democrazia europea e italiana. In ossequio alla legge di Murphy, la fine del 2022 ha consegnato alle cronache quello che potrebbe sembrare l’embrione di una nuova Tangentopoli di dimensioni comunitarie. Il Qatar dei petroldollari e dei diritti umani fondamentali negati ha provato a comprarsi la benevolenza di un’Europa che dovrà scegliere tra mere dichiarazioni d’intenti e politiche concrete. Si tratta di “riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali”, per dirla con le parole del Capo dello Stato. Si tratta di scegliere se limitarsi a condannare formalmente gli Stati che negano i diritti o se puntare concretamente a renderli operanti: “Ci guida ancora la Costituzione – ha ricordato Mattarella – , laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni”. Si tratta di scegliere anche e soprattutto nel campo della transizione ecologica: “Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica”, ha ribadito il Presidente Mattarella. Significa, quindi, decidere se questa rivoluzione verde debba essere reale e in quanto tale sostenibile anche socialmente ed economicamente; se debba essere imposta e subita o partecipata.

Per favorire la consapevolezza e partecipazione attraverso l’informazione è nata il 4 aprile 2022 GEA, Green Economy Agency: tenendo fede all’invito che il Presidente della Repubblica ci ha rivolto nell’incontro al Quirinale del luglio scorso, lavoreremo alla diffusione di un’informazione puntuale, esaustiva, plurale. Per conseguire i medesimi obiettivi con diversi strumenti, Withub ha dato vita alla Fondazione Articolo 49, veicolo di attuazione della responsabilità sociale di un gruppo che della partecipazione tra aziende, istituzioni, media e cittadini ha fatto il suo oggetto sociale. Da fine gennaio oltre 2.000 studenti saranno coinvolti dalla Fondazione Articolo 49 nel progetto educativo sulla transizione ecologica che ha recentemente ottenuto l’alto patrocinio del MASE, ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro”; nella scuola “prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire”.

Grazie Presidente, ci riconosciamo profondamente nelle sue parole: “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione”. Withub e la Fondazione Articolo 49 intendono partecipare e divenire catalizzatore di una sempre più ampia partecipazione, con l’ottimismo e l’orgoglio a cui ci ha richiamato anche la Presidente del Consiglio.

Mattarella: “Transizione energetica concreta per mettere al sicuro il Pianeta”

Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.
Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo.

L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.

Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno.

Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna.

E’ questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.

Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari.

Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare.

Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.

La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità.

Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte.

La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese.

E’ questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica.

Questo corrisponde allo spirito della Costituzione.

Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore.

La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.

Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente.

Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti.

Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.

La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà.

Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI.

Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità.

Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi.

Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.

Non ci rassegniamo a questo presente.

Il futuro non può essere questo.

La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti.

Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni.

Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.

Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà.

Dal Covid – purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare.

Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.

Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.

So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno.

La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.

Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.

Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne – creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.

Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni.

La Repubblica siamo tutti noi. Insieme.

Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.

La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie.

La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.

La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali.

La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione.

Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale.

E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.

La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022.

Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi.

Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate.

L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di turisti da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.

Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro.

Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi.

Sfide globali, sempre.

Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale.

Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa.

Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione.

Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani.

Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa.

La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio.

Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.

L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici.

Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.

L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale.

L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione.

La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società.

Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.

Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione.

Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.

Parlando dei giovani vorrei – per un momento – rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade.

Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro.

Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani.

Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre.

Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso.

La Repubblica vive della partecipazione di tutti.

E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia.

E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia.

Auguri, buon anno!

Sergio Mattarella

photo credit: www.quirinale.it

Mattarella: “La morte di Ratzinger è un lutto per l’Italia”

E’ unanime il cordoglio del mondo istituzionale per la scomparsa di Papa Benedetto XVI. Tra i primi a commentare la notizia della morte di Joseph Ratzinger è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La morte del Papa emerito Benedetto XVI è un lutto per l’Italia”, scrive in una nota. “La sua dolcezza e la sua sapienza hanno beneficato la nostra comunità e l’intera comunità internazionale – prosegue -. Con dedizione ha continuato a servire la causa della sua Chiesa nella veste inedita di Papa emerito con umiltà e serenità. La sua figura rimane indimenticabile per il popolo italiano. Intellettuale e teologo ha interpretato con finezza le ragioni del dialogo, della pace, della dignità della persona, come interessi supremi delle religioni. Con gratitudine guardiamo alla sua testimonianza e al suo esempio”.

Anche la premier, Giorgia Meloni, tributa il suo personale saluto al Pontefice bavarese. “Benedetto XVI è stato un gigante della fede e della ragione – dichiara -. Un uomo innamorato del Signore che ha messo la sua vita al servizio della Chiesa universale e ha parlato, e continuerà a parlare, al cuore e alla mente degli uomini con la profondità spirituale, culturale e intellettuale del suo Magistero. Un cristiano, un pastore, un teologo: un grande della storia che la storia non dimenticherà. Ho espresso al Santo Padre Francesco la partecipazione del Governo e mia personale al dolore suo e dell’intera comunità ecclesiale”.

Papa Ratzinger è stato sempre molto attento alla natura, con la sua grande passione per la montagna. “Mi unisco al cordoglio della Chiesa Cattolica e di tutti i suoi fedeli, in Italia e nel mondo, per la morte del Papa Emerito, Benedetto XVI”, scrive in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.