Von der Leyen, piano in 4 punti per rispondere all’Ira

Lavorare con l‘amministrazione Biden sui punti più critici del suo piano contro l’inflazione, adeguare le norme europee per gli aiuti di stato per tutto il tempo necessario; potenziare gli investimenti europei per accelerare la transizione verde, nel breve periodo attraverso ‘RepowerEu’ e, nel lungo, attraverso un nuovo fondo europeo per la sovranità; e accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili. E’ un piano in quattro punti quello che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato ai capi di stato e governo riuniti ieri all’ultimo Vertice Ue dell’anno per dare una risposta europea all’Inflation Reduction Act (IRA), il massiccio piano di investimenti per le tecnologie verdi varato dal governo statunitense, che fa preoccupare l’Ue perché potrebbe svantaggiare le imprese europee dal momento che prevede sgravi fiscali per l’acquisto di prodotti americani tra cui automobili, batterie ed energie rinnovabili.
Tra Bruxelles e Washington è stata istituita una task force di alto livello per risolvere la questione, ma la decisione Usa spinge l’Ue a prendere contromisure e a farlo rapidamente. La ricetta europea è in quattro punti e nei prossimi mesi seguiranno proposte concrete da parte dell’Esecutivo comunitario, ha assicurato la presidente in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. A partire dalla revisione del quadro di norme sugli aiuti di stato, per renderli più semplici e veloci, che arriverà a gennaio. “L’equivalente tipico delle agevolazioni fiscali a livello europeo sono gli aiuti di Stato. E quindi a gennaio ci faremo avanti con una proposta di aiuti di stato”, per rendere il quadro “non solo più veloce, più semplice, ma anche più prevedibile”, ha spiegato von der Leyen, considerando in generale l’IRA qualcosa di “generalmente positivo, perché è la prima volta che gli Stati Uniti investono massicciamente nella transizione”. Ma quello che Bruxelles cerca è “equità” nel trattamento delle proprie imprese, con le agevolazioni fiscali che nel lungo periodo “potrebbero discriminare le imprese europee e sussidi alla produzione con lo stesso effetto”.
Oltre a modificare le regole sugli aiuti di stato, von der Leyen punta a potenziare gli investimenti nelle tecnologie verdi: nel breve termine, attraverso il piano ‘RepowerEu’ presentato a maggio scorso per affrancare l’Ue dai combustibili fossili russi, e a medio termine, con la prospettiva di dare vita a un fondo di sovranità per l’industria, da finanziare con risorse comuni, in risposta al piano statunitense. Pochi ancora i dettagli, ma da quanto ha scritto von der Leyen in una lettera indirizzata ai 27 alla vigilia del Vertice, l’idea sarebbe quella di sfruttare la revisione intermedia del bilancio pluriennale (2021-2027) prevista in estate per avanzare una proposta concreta sul fondo. Questi i piani della Commissione Ue, che però potrebbe essere costretta a tagliare i tempi, vista la richiesta arrivata al Consiglio europeo nelle conclusioni del Vertice di presentare le prime idee già a gennaio.
Il fondo sovrano per l’industria apre la sensibile questione di emettere nuovo debito comune, sulla scia del debito emesso per il Next Generation Eu e rischia di non mettere d’accordo i governi. Ad aprire al fondo di sovranità è stato al Vertice anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa al fianco di von der Leyen. “Ci vuole un meccanismo come Sure che dovrà essere previsto per garantire che ci sia equità all’interno dell’Unione europea mentre nel medio termine che venga introdotto un Fondo per la sovranità che dovrà essere collegato all’idea dell’autonomia strategica”, ha detto. Da una parte, quindi, il potenziamento dei sussidi statali alle imprese, dall’altra dar vita a un Fondo di sovranità europeo con cui finanziare un politica industriale dell’Ue e affrontare così il problema dell’asimmetria tra Paesi Ue che hanno o non hanno spazio fiscale per approvare aiuti di stato a pioggia (come nel caso italiano).
La discussione che si è tenuta al Vertice per quanto riguarda le relazioni transatlantiche si è concentrata prevalentemente sulla risposta europea al piano americano. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, nella discussione i leader dell’Ue hanno sottolineato la necessità di sviluppare in casa una strategia europea “per salvaguardare la base economica, industriale e tecnologica dell’Europa, per rispondere ai prezzi elevati dell’energia e per rendere l’economia europea adatta alla transizione verde e digitale e ridurre le dipendenze strategiche, preservando al contempo condizioni di parità”, riferisce una fonte diplomatica. E in relazione all’Ira statunitense, i leader hanno incaricato la Commissione europea di presentare proposte già nel gennaio 2023 per “condurre un’analisi al fine di mobilitare tutti i pertinenti strumenti nazionali e dell’Ue nonché di migliorare le condizioni quadro per gli investimenti, anche attraverso procedure amministrative semplificate”, si legge nel testo di conclusioni adottate relativamente al capitolo sull’energia. Le prime proposte della Commissione arriveranno a gennaio, dopodiché i leader avranno modo di discuterne in maniera più approfondita al Vertice straordinario annunciato oggi per il 9-10 febbraio: al centro dell’agenda ci sarà il tema migrazioni, ma Michel ha chiarito che sarà una buona occasione per discutere anche del piano per l’industria dell’Ue.
Anche la premier Giorgia Meloni avrebbe fatto notare ai partner Ue come il tempo perso nel trovare un’intesa sul meccanismo di riduzione del prezzo sia in realtà in contraddizione rispetto alla discussione sulla competitività dell’industria europea nei confronti degli altri concorrenti globali.
Senza mezzi termini, nel suo intervento di apertura al Vertice, questa mattina la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha definito l’Ira, “da un lato lo sforzo per conciliare transizione energetica e sicurezza energetica, dall’altro un segno di protezionismo strisciante”. La presidente dell’Eurocamera ha insistito sul fatto che la “lotta al cambiamento climatico dovrebbe essere fatta insieme e non a spese della base industriale dell’altro”.

URSULA VON DER LEYEN

Von der Leyen in Moldova promette 250 mln contro la crisi energetica

Cento milioni in sovvenzioni e altri cento in prestiti. L’Unione europea ha assicurato il 10 novembre che mobiliterà a partire da gennaio un pacchetto di altri 200 milioni di euro alla Moldova per far fronte alla “grave crisi energetica” che il Paese vive dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, legata sia “alla fornitura di gas ed elettricità, sia all’accessibilità economica di gas ed elettricità”. E’ la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ad annunciarlo al fianco della presidente moldava, Maia Sandu, in un punto stampa organizzato a sugellare l’incontro a Chișinău, dove si è recata insieme alla commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson.

La presidente ha spiegato che il pacchetto sarà disponibile a partire da gennaio: i 200 milioni tra prestiti e sovvenzioni andranno al Paese per garantire che abbia abbastanza gas durante l’inverno che si avvicina. La vicinanza geografica della Moldova all’Ucraina e il sostegno dimostrato a Kiev dall’inizio dell’invasione, hanno reso anche la Moldova un bersaglio delle ritorsioni energetiche di Mosca. A partire dalla fine di marzo, l’Unione europea ha consentito l’allaccio della rete elettrica di Moldova e Ucraina con la rete dell’Europa continentale per aiutare i due Paesi a mantenere stabile il proprio sistema elettrico, le case calde e le luci accese anche durante la guerra della Russia in Ucraina. Ma l’inverno è alle porte e i tagli alle forniture di gas da parte della Russia rischiano di mettere in crisi il sistema energetico moldavo.

Altri 50 milioni di euro, ha annunciato von der Leyen, andranno per il sostegno di bilancio alla Moldova, con cui il Paese potrà fornire sostegno diretto alle persone più vulnerabili colpito dalla crisi dei prezzi energetici. Bruxelles sta collaborando con il segretariato della Comunità dell’energia per mettere in atto un programma di salvataggio energetico per la Moldova per consentire ai donatori di sostenere gli acquisti di energia. “Spero che queste misure combinate forniscano alla Moldova il tanto necessario sostegno durante l’inverno”, ha aggiunto von der Leyen. Dallo scorso giugno, Bruxelles ha assicurato un prestito del valore di 300 milioni di euro attraverso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, con cui la Moldova potrà acquistare dall’Ue il gas per scopi di emergenza e stoccaggio prima dell’inverno. Come misura di prevenzione in caso di tagli alle forniture da parte della Russia. Da quando i leader europei all’ultimo Vertice Ue di giugno hanno sostenuto per Moldova e Ucraina lo status di paese candidato all’adesione all’Ue, le nostre relazioni con i due Paesi hanno assunto una nuova dimensione.

Dal Consiglio Ue apertura per il tetto al prezzo del gas

Non solo embargo sul petrolio russo. Il Vertice Ue straordinario che si è tenuto a Bruxelles lunedì e martedì si chiude con la richiesta alla Commissione Europea di esplorare tutte le opzioni per affrontare l’impennata dei prezzi dell’energia di fronte alla crisi in Ucraina. Tra queste, i leader chiedono all’Esecutivo comunitario di studiare “la fattibilità” di imporre a livello europeo “tetti temporanei dei prezzi all’importazione” dell’energia, che dovrebbero essere esplorati anche in “coordinamento i partner internazionali”, si legge nelle conclusioni.

L’invito a studiarne la fattibilità, non significa che sarà introdotto un tetto temporaneo al prezzo del gas. Ma di fatto è una apertura da parte dei leader Ue a studiare in modo più approfondito a livello europeo la richiesta di fissare un tetto temporaneo ai prezzi del gas e dell’elettricità nel mercato dell’Ue, analizzandone i potenziali effetti negativi e positivi nel quadro del rincaro energetico che l’Europa vive dallo scorso autunno e che si è intensificato a causa delle tensioni geopolitiche con la Russia. Ora una apertura c’è, anche da parte dei Paesi del Nord Europa, come Germania e Paesi Bassi, che fino a ora si erano detti contrari a un intervento massiccio sul mercato.

Rispetto all’ultima bozza di conclusioni circolata a Bruxelles alla vigilia del Vertice, la versione finale delle conclusioni aggiunge un riferimento all’energia “importata”, ma non c’è un accenno specifico al gas importato dalla Russia, su cui invece aveva spinto Draghi. La richiesta portata a Bruxelles dal premier italiano era infatti molto specifica per fissare un prezzo al tetto importato solo dalla Russia e attraverso i gasdotti. La differenza è di sostanza, perché la proposta italiana era mirata a far valere il potere d’acquisto dell’Ue come principale acquirente dei combustibili russi e imporre in questo modo una sanzione indiretta al Cremlino.

Alla due giorni di Vertice Ue a Bruxelles, i capi di stato e governo hanno “compreso l’importanza di lavorare anche con i nostri partner e esplorare la possibilità di fissare un tetto ai prezzi” energia “sulle importazioni”, ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa al termine del Summit. I leader dell’Ue hanno discusso di energia come una “sfida fondamentale per tutti noi” da affrontare uniti come “Unione europea”, ha aggiunto. I capi di stato e governo hanno avuto un primo “scambio di idee” sul piano presentato dalla Commissione Ue ‘REPowerEU’ per dire addio ai combustibili fossili russi entro il 2027, attraverso la spinta sulle energie rinnovabili, efficienza energetica e maggiori investimenti nelle infrastrutture energetiche.

In caso di shock nell’approvvigionamento di gas – dopo che Mosca ha tagliato le forniture a Polonia, Bulgaria e Finlandia, e ancora Danimarca e Paesi Bassi – i leader hanno convenuto di dover migliorare la preparazione a eventuali interruzioni delle forniture e la resilienza del mercato del gas dell’UE, attraverso accordi bilaterali di solidarietà e un piano di emergenza coordinato a livello europeo per far fronte a eventuali tagli. “Il riempimento dello stoccaggio prima del prossimo inverno dovrebbe essere accelerato”, scrivono i leader accogliendo “con favore l’accordo sullo stoccaggio del gas e chiedendone la rapida attuazione”. La Commissione Ue vuole che gli Stati abbiano entro l’inverno le riserve di gas piene al 80% della propria capacità, una quota che salirà al 90% a partire dal 2023. Secondo le stime fornite dalla presidente Ursula von der Leyen le “nostre riserve di gas sono già piene al 41% della propria capacità, 5 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, ha assicurato.

Parte centrale del Vertice che si chiude a Bruxelles è però l’accordo politico raggiunto nella notte tra lunedì e martedì dai leader dell’Unione europea per un embargo sulle importazioni di petrolio russo che entrerà in vigore verso la fine dell’anno. L’accordo per ora prevede una esenzione sulle importazioni di petrolio attraverso gli oleodotti che trasportano il greggio in Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca, Paesi dipendenti dalla Russia e senza sbocco sul mare. Il via libera di massima – che andrà dettagliato mercoledì dagli ambasciatori – raggiunto a tarda notte è arrivato “quando la Russia ha deciso di tagliare le forniture a ormai cinque Paesi dell’Ue: dopo Finlandia, Bulgaria e Polonia ora anche Paesi Bassi e Danimarca. La nostra risposta deve essere chiara su come realmente ci libereremo dalle importazioni dalla Russia e questa risposta è il piano ‘REPowerEU’”, ha detto ancora von der Leyen in conferenza stampa. Il piano che potenzialmente potrebbe mobilitare fino a 300 miliardi di euro si basa su tre pilastri: rinnovabili, abbattimento consumi energetici e investimenti in nuove infrastrutture e interconnessioni.

Energia, Ue cerca un accordo sull’embargo al petrolio russo

Restare uniti e approvare in fretta il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, incluso l’embargo sul petrolio russo. E’ un appello all’unità quello che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha fatto ai leader dell’UE nel suo intervento al Consiglio europeo straordinario in corso lunedì e martedì a Bruxelles. Rimanere uniti e non dividersi di fronte a Mosca, approvando “prima possibile” il sesto pacchetto di sanzioni contro il Cremlino.

Non senza difficoltà, l’embargo graduale sul petrolio russo è infine arrivato sul tavolo dei leader Ue riuniti in un Vertice straordinario dedicato alle conseguenze della guerra in Ucraina, sul fronte energetico e della difesa. Gli ambasciatori dei Ventisette Stati membri hanno raggiunto questa mattina – dopo settimane di impasse a livello tecnico – un accordo di massima per includere nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo l’impegno sul sesto pacchetto di sanzioni, che fino a ieri non era neanche menzionato tra le conclusioni. Ma potrebbe non essere così facile. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea avanzata lo scorso 4 maggio (che prevedeva un embargo su tutto il petrolio, via mare e via oleodotto, greggio o raffinato), l’accordo di massima raggiunto dagli ambasciatori è al ribasso.

Il bando dovrebbe andare a colpire tutto il petrolio in arrivo in Ue via mare, che secondo le stime di Bruxelles rappresenta oltre due terzi delle importazioni di petrolio totali in arrivo in UE da Mosca. Bruxelles importa dalla Russia circa il 27% del proprio approvvigionamento di petrolio. Nell’accordo sono state previste dunque “alcune eccezioni temporanee per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di alcuni Stati membri”, ovvero si lascerà fuori per il momento il petrolio trasportato attraverso oleodotti per andare incontro alle resistenze di alcuni Paesi come l’Ungheria (ma anche la Slovacchia e la Repubblica Ceca) senza sbocco sul mare, che dipendendo dal greggio importato esclusivamente via oleodotto. L’accordo di massima è stato inserito nella bozza di conclusioni del Vertice che i leader dovranno approvare, ma i quando e i come di questo compromesso saranno lasciati alla definizione a livello tecnico.

L’unità e la rapidità dimostrate fino a questo momento nell’approvazione di cinque pacchetti di sanzioni contro la Russia – di cui uno è andato a colpire le importazioni di carbone – non si sono finora trovate anche sul sesto pacchetto, viste le difficoltà che alcuni Paesi come l’Ungheria trovano nel liberarsi definitivamente dal greggio russo. Proprio il primo ministro ungherese, Viktor Orban, al suo arrivo al vertice questo momento ha spento gli entusiasmi di tutti affermando senza mezzi termini che un compromesso sul pacchetto ancora non c’è. L’Ungheria si trova di fronte “a una situazione molto complessa”, ha ricordato, sottolineando che secondo lui è necessario “cambiare approccio” dell’UE sulle sanzioni alla Russia: “prima ci servono le soluzioni e poi le sanzioni”. Ha aggiunto di essere “pronto a sostenere il sesto pacchetto di sanzioni, se ci sono soluzioni per le forniture energetiche ungheresi”. Giusta la decisione di esentare gli oleodotti temporaneamente ma “se ci dovessero essere incidenti ai nostri oleodotti dobbiamo avere garanzia di forniture russe da altri canali”, ha spiegato ai giornalisti. Ulteriori garanzie finanziarie e di sicurezza energetica, in sostanza. A quanto si apprende, il premier Mario Draghi dopo l’intervento del presidente ucraino ha ribadito la necessità di “mantenere unità sulle sanzioni. L’Italia è d’accordo sul pacchetto, purché non ci siano squilibri tra gli Stati membri”. Poco ottimista di poter raggiungere un accordo già entro mercoledì, anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.Abbiamo lavorato sodo sul sesto pacchetto, ma ancora non ci siamo”, ha detto al suo arrivo al Vertice europeo a Bruxelles. Aggiunge di non avere “grandi aspettative” per raggiungere un accordo già “nelle prossime 48 ore, ma sono fiduciosa che poi ci possa essere una possibilità”, ha chiarito. Un appello all’unità ai leader è arrivato anche dalla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, nel rituale intervento di apertura del Vertice. “Spero davvero che oggi ci sia un accordo, non possiamo permetterci che non ci sia. Il nostro obiettivo deve rimanere quello di svincolarci dall’energia russa”, ha detto in merito al sesto pacchetto di sanzioni. Ai Ventisette ha ricordato che c’è “un limite a quanta flessibilità possiamo concedere senza perdere credibilità nei confronti delle nostre popolazione e apparire deboli di fronte a una Russia che, come sappiamo, non rispetta la debolezza”. Se sarà trovato l’accordo politico nella due giorni di Consiglio europeo, gli ambasciatori presso l’UE potrebbero chiudere il testo legislativo già in settimana.