La premier Meloni al G20/afp

G20, Meloni: “Su energia e sicurezza alimentare non dobbiamo farci intimidire”

La guerra, la crisi alimentare, l’emergenza energetica. Se lo scorso anno, a Roma, i leader del mondo pensavano di aver già conosciuto i momenti peggiori con la pandemia, nessuno si sarebbe aspettato che ci sarebbe stato da tirare su le maniche e lavorare ancora tanto per risollevarsi. Ora il G20 di Bali ha un obiettivo ambizioso, quello di non fallire. “Abbiamo gli occhi del mondo puntati addosso”, ricorda il premier indonesiano Joko Widodo aprendo i lavori. “Non dobbiamo permettere al mondo di precipitare in un’altra Guerra Mondiale”.

Quando l’Indonesia ha assunto la presidenza del G20, “era impossibile prevedere che la Russia avrebbe invaso l’Ucraina e il devastante impatto che ciò avrebbe avuto sull’ordine mondiale e sulle nostre economie”, ribadisce Giorgia Meloni, unica capo di governo donna seduta a un tavolo con 41 partecipanti. Quanto alle politiche energetiche, tuona, la guerra in Ucraina “finalmente ha posto in evidenza i tanti errori commessi”, dall’inizio del Millennio. Fa riferimento ai rapporti tra Paesi produttori e consumatori. L’Italia e l’Unione europea stanno intervenendo per fare fronte alla “spropositata e sproporzionata crescita dei prezzi dell’energia”, per aumentare la produzione nazionale e accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, riducendo al tempo stesso l’eccessiva dipendenza dalla Russia. “Altri Paesi hanno maggiori difficoltà nel farlo e vanno sostenuti”, è la posizione di Meloni che, nel dramma della crisi energetica, intravede in filigrana l’opportunità di rendere il mondo “più sostenibile”.

Meloni ha incontrato il presidente americano Joe Biden in un bilaterale che è durato circa un’ora. Domani, invece, avrà il faccia a faccia con il leader cinese Xi Jiping.

Il G20 è un esame per Meloni tra Biden, Xi Jiping e clima

Al G20 di Bali sarà la prima, ‘vera’ volta di Giorgia Meloni con i grandi del mondo. Un passaggio – un esame – sicuramente più attendibile della Cop27, dove la presidente del Consiglio ha avuto incontri importanti ma circoscritti. La reunion indonesiana può definire meglio il perimetro all’interno del quale dovrà muoversi l’Italia nei prossimi anni. Meloni incontrerà Joe Biden, Xi Jiping e Erdogan, parteciperà ai lavori del cenacolo più esclusivo del pianeta, porrà questioni e vedrà di farsi dare risposte. Al centro dei colloqui bilaterali ci saranno questioni caldissime e lì, al cospetto di personaggi non proprio di primo pelo, si capirà quanto la premier è in grado di tenere la barra dritta e di portare avanti la sua politica.
Quello che non è successo a Sharm el-Sheikh, potrebbe accadere a Bali. Perché i ‘grandi inquinatori’ del mondo ci saranno tutti, compreso Narenda Modi, il primo ministro dell’India che non sembra possedere una sensibilità particolare per i temi ambientali. Sarà un’occasione, anzi l’occasione, per determinare alcuni passaggi che non possono più essere trascurati e che condizioneranno il futuro del pianeta in termini economici e climatici. Il tutto si innesta in contesto congiunturale delicato, dalla salvaguardia del clima all’instabilità finanziaria, dai disagi sociali post pandemia fino alle guerre alle porte dell’Europa. Un bella zuppa di grane, in buona sostanza.
La prima volta di Meloni, come si diceva, non potrà né essere banale né venire schiacciata dal peso della responsabilità e dallo spessore (o dalle spigolature) degli altri. Di solito da questi summit si esce con molte chiacchiere e pochi fatti, invece la presidente del Consiglio vorrebbe dare concretezza alla sua lunga trasferta in Asia: saturare l’agenda è un ‘must’ aziendale, ottenere qualcosa di concreto per l’Italia una difficoltà oggettiva. Una due giorni fondamentale, comunque, mentre il prezzo del gas sale e scende al ritmo incontrollabile del rock, le misure a salvaguardia delle imprese e delle famiglie per contrastare la crisi energetica danno la sensazione di essere transitorie e non apprezzate da tutti (leggi Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria), la paura che l’inverno sia davvero ‘freddo’ congela qualsiasi speranza a breve termine.

Al G20 faccia a faccia Biden-Xi dopo il mancato incontro alla Cop27

È una storia che il presidente Joe Biden racconta in quasi ogni occasione: l’anno scorso, incontrando i suoi nuovi omologhi al suo primo vertice internazionale, li ha informati con orgoglio: “L’America è tornata”. Ed è con questo spirito che il leader americano arriva al G20 di Bali, in Indonesia, forte di aver arginato la marea rossa repubblicana nelle elezioni di midterm, e dopo aver illustrato i piani della sua amministrazione a difesa del clima alla Cop27 di Sharm el-Sheik.

I temi internazionali sul piatto sono scottanti, dalla guerra in Ucraina al contenimento della Corea del Nord dopo un nuovo test missilistico, e le aspettative sono alte: lunedì è infatti previsto il primo faccia a faccia tra Biden e il presidente cinese Xi Jinping, a margine del G20. I due, dall’inizio della pandemia da Covid, si sono parlati al telefono più volte ma il loro primo incontro ufficiale avviene in un momento in cui le relazione cino-americane sono particolarmente tese. I temi di attrito sono numerosi: il commercio, il trattamento dei musulmani uiguri o anche lo status dell’isola di Taiwan, stretto alleato di Washington, su cui Pechino ne ha rivendicato il controllo. I rapporti hanno raggiunto il minimo storico soprattutto dopo la visita della speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi sull’isola, ad agosto.

Biden ha dunque intenzione di capire quale sia la “linea rossa” di Xi, sperando di costruire una base per le relazioni future tra i due Paesi. Ma non ha intenzione di sorvolare sulle preoccupazioni Usa rispetto ai dossier Taiwan e diritti umani. Mercoledì il presidente Usa ha fatto sapere di aver già messo in chiaro con Xi che sta “cercando la competizione, non il conflitto”, affermando che discuterà di Taiwan rimanendo fermo sul fatto che la posizione degli Stati Uniti sull’isola “non è cambiata per niente rispetto all’inizio”. Dal canto suo, la Cina “ha sempre sostenuto la convivenza con gli Stati Uniti, difendendo fermamente la propria sovranità, sicurezza e interessi di sviluppo”, ha affermato Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Affari esteri cinese. Xi aveva invitato più volte Biden a “non giocare col fuoco” ed è probabile che tale messaggio sarà ribadito nell’incontro di lunedi’, a maggior ragione dopo aver dichiarato, in apertura del Congresso che lo ha incoronato per la terza volta, che la Cina è pronta a usare la forza per imporre la propria sovranità sull’isola.

Pesa poi la questione ucraina, con il governo Biden che ha preso nota della “importante” opposizione da parte di Pechino all’utilizzo di armi nucleari nel conflitto ma che non intende cedere sugli aiuti statunitensi a Kiev ribadendo che qualsiasi compromesso territoriale tra i due paesi spetta all’Ucraina. Obiettivo è poi quello di cercare di isolare sempre di più la Russia, approfittando dell’assenza di Vladimir Putin “per impegni interni”, come confermato dal Cremlino. Con il ritiro delle forze russe da Kherson, gli Stati Uniti appaiono oggi più convinti della possibilità’ di avviare un negoziato, come dichiarato in questi giorni alla “Cnn” dal capo di Stato maggiore congiunte delle forze armate, generale Mark Milley. Biden potrebbe tornare a chiedere a Xi di usare l’influenza cinese per convincere la Russia a trattare.

Sul tavolo vi sarà poi la questione dei test missilistici della Corea del Nord, che gli Stati Uniti considerano una crescente minaccia all’Asia orientale, Washington è intenzionata a chiedere a Pechino di fare pressioni sul leader nordcoreano Kim Jong-Un per cessare questo tipo di attività e iniziare colloqui sulla denuclearizzazione.

 

(Photo credits: AHMAD GHARABLI / AFP)

Joe Biden approda alla Cop27: Raggiungeremo obiettivi climatici entro 2030

La crisi climatica minaccia “la vita stessa del pianeta“. Con questo presupposto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è volato da Washington a Sharm el-Sheikh per intervenire alla Cop27 e invitare “tutti i Paesi a fare di più” per ridurre le emissioni di gas serra. “La crisi climatica riguarda la sicurezza umana, economica, nazionale e la vita stessa del pianeta“, ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca, elencando i disastri legati al clima che si sono moltiplicati negli ultimi mesi in tutto il mondo. Portando come esempio il suo colossale piano di investimenti per quasi 370 miliardi di dollari proprio nel clima, ha assicurato che gli Stati Uniti raggiungeranno l’obiettivo di ridurre le emissioni del 50%-52% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Anche perché, ha spiegato, la guerra in Ucraina “non fa che rafforzare l’urgenza per il mondo di uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili“, ha aggiunto. E, in estrema sintesi, “una buona politica ambientale è una buona politica economica”.

Tutti i Paesi devono fare di più. In questo incontro, dobbiamo rinnovare e innalzare le nostre ambizioni climatiche“, ha insistito, mentre gli attuali impegni dei vari Paesi lasciano il pianeta sulla strada di un riscaldamento catastrofico di 2,8°C, secondo le Nazioni Unite. Anche per questo gli Usa sono rientrati nell’Accordo di Parigi, da cui erano usciti sotto la presidenza Trump. Fatto per il quale Biden ha voluto scusarsi con la platea della Cop27.

Ma le scuse non bastano, è il momento di agire con più alte ambizioni. Prime su tutte, quelle sull’abbattimento delle emissioni di gas serra derivanti dalla combustione di combustibili fossili, di cui gli Stati Uniti sono i maggiori produttori e consumatori al mondo, che secondo gli ultimi rapporti raggiungeranno nuovamente i massimi storici nel 2022. Anche per questo Biden ha annunciato un nuovo piano di riduzione del metano con tagli di almeno il 30 per cento al 2030, per mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi aumentando al contempo la sicurezza energetica.

Su un’altra questione, quella degli aiuti insufficienti ai Paesi poveri in prima linea contro il cambiamento climatico, il Presidente degli Stati Uniti è stato invece molto cauto. Washington non ha ancora rispettato gli impegni assunti con la promessa dei Paesi ricchi di fornire 100 miliardi di dollari all’anno di finanziamenti ai Paesi più poveri per combattere le emissioni e adattarsi al cambiamento climatico. Biden ha ribadito la sua promessa di 11,4 miliardi di dollari, ma una futura maggioranza repubblicana al Congresso potrebbe bloccarla, anche se il partito presidenziale ha evitato la prevista debacle nelle elezioni di metà mandato di questa settimana. Come “acconto”, ha promesso 150 milioni per progetti di adattamento in Africa, ma si è astenuto dal menzionare le ‘perdite e i danni’ già subiti dai Paesi in prima linea, spesso tra i più poveri, uno dei temi al centro di questa Cop.

Cop27/Imago

Le tensioni tra Usa-Cina mettono a repentaglio l’esito di Cop27

Le tese relazioni tra Pechino-Washington potrebbero indurre la Cina a trattenersi dal prendere nuovi impegni sul clima, nonostante la crescente pressione internazionale sul più grande emettitore mondiale di gas serra. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è atteso al vertice della COP27 in corso a Sharm el-Sheikh, mentre è certa l’assenza del suo omologo cinese Xi Jinping. La cooperazione tra i due Paesi più inquinanti è stata fondamentale per realizzare progressi in quasi 30 anni di negoziati sul clima sotto l’egida delle Nazioni Unite, in particolare per portare allo storico accordo di Parigi del 2015. Ma a oggi le relazioni si sono inasprite sulle spinta delle crescenti tensioni legate a Taiwan. L’esito della COP27 è quindi incerto, visto che la Cina è stata uno dei principali attori nel successo dell’accordo di Parigi. Si susseguono dunque, da parte della comunità internazionale, gli appelli affinché Pechino e Washington si assumano la propria responsabilità sui cambiamenti climatici: dall’Egitto, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto loro in particolare di essere “davvero presenti”. Xi Jinping ha già preso due grossi impegni negli ultimi anni: la Cina raggiungerà il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e sarà carbon neutral entro il 2060. Queste misure si stanno rivelando cruciali per raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C (l’aspirazione è 1,5°C) rispetto ai livelli preindustriali. Visti gli impegni attuali, è aumentata dunque la pressione sui principali inquinatori per andare oltre le loro promesse.

Draghi da Biden alla Casa Bianca: focus su energia e sicurezza alimentare

Italia e Stati Uniti rafforzano la partnership. Per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’invasione russa, ma non solo. La visita del presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Washington servirà a dare nuova linfa alle relazioni anche su temi di scottante attualità, come l’approvvigionamento energetico, la lotta ai cambiamenti climatici e soprattutto le sanzioni europee a Mosca, che nel sesto pacchetto dovranno riguardare petrolio e gas. Il premier spiegherà allo storico alleato quali sono i progressi nella strategia che i ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, degli Esteri, Luigi Di Maio, e la principale azienda italiana energivora, Eni, stanno portando avanti per sganciarsi dalle forniture russe entro il 2024. Prima è praticamente impossibile, come spiegato più volte dallo stesso responsabile del Mite. Appena arrivato alla Casa Bianca, nello Studio Ovale, incontrando il presidente Usa Joe Biden Draghi ha subito messo in chiaro i temi al centro dell’incontro: “Energia e sicurezza alimentare”. E ha sottolineato l’unione fra i due Paesi nel “condannare l’invasione dell’Ucraina imponendo sanzioni alla Russia e aiutando l’Ucraina come il presidente Zelensky ci sta chiedendo di fare”.

In ballo, però, ci sono anche i progetti sui gasdotti che dovranno trasportare gas dall’America all’Europa, per distribuire i rifornimenti nelle pipeline dei Paesi del Vecchio continente. Draghi è sicuramente un interlocutore molto apprezzato alla Casa Bianca, non a caso Biden, a poche ore dall’incontro nello Studio Ovale ha twittato: “Questo pomeriggio ospiterò un incontro bilaterale con il primo ministro italiano. Non vedo l’ora di riaffermare l’amicizia e la forte collaborazione tra le nostre due nazioni e di discutere del nostro continuo sostegno all’Ucraina”. Un messaggio chiaro e forte. Il capo del governo illustrerà i nuovi accordi di partnership sottoscritti in Africa con Angola, Congo e Algeria, oltre a quelli in via di definizione con Azerbaijan, Egitto e Qatar. Ma parleranno, con molta probabilità, anche dell’accelerazione imposta sulle energie rinnovabili, settore sul quale la collaborazione tra Italia e Usa potrebbe diventare molto proficua.

Sullo sfondo di questo viaggio diplomatico, restano le turbolenze in Italia. Anche se nel governo c’è chi prova a stemperare gli animi. Quello tra Draghi e Biden “è un incontro molto importante per il nostro Paese, che dimostra la centralità dell’Italia in questa crisi geopolitica, e soprattutto il profilo europeo di Mario Draghi che non è solo il presidente del Consiglio del nostro Paese, ma è un leader molto ascoltato”, dice la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini. Aggiungendo: “Il premier avrà la possibilità di portare la voce dell’Italia e dell’Europea negli Usa, di confermare e rinsaldare ulteriormente l’Alleanza atlantica e il rapporto di amicizia con gli Stati Uniti. Ovviamente sarà l’occasione per fare il punto rispetto all’obiettivo, che rimane il cessate il fuoco e quello di raggiungere attraverso una tregua la pace tra la Federazione Russa e l’Ucraina”.

Mastica ancora amaro il Movimento 5 Stelle per non aver visto Draghi transitare nelle aule parlamentari, prima di volare a Washington. Il presidente del Consiglio sarà in Senato il 19 maggio, per il premier question time, anche se dalle opposizioni è già partita la richiesta di trasformare il qt in un’informativa, bocciata dalle altre componenti della maggioranza, ad eccezione proprio del partito di Giuseppe Conte, che ha scelto di astenersi sulla richiesta degli ex grillini di Cal, attirandosi i commenti negativi di Iv. Ma non del Pd, dopo l’incontro chiarificatore tra Enrico Letta e lo stesso Conte. Il nodo andrà sciolto al più presto, ma per ora Draghi è concentrato sull’incontro con Biden, che può rappresentare un passo avanti nella strategia per lo sviluppo dell’Italia.

Il premier Mario Draghi e il presidente Usa, Joe Biden

Draghi vola a Washington da Biden. Sul tavolo energia, clima e Ucraina

Una missione tanto attesa eppure contestata da una parte della sua maggioranza. Mario Draghi oggi è a Washington per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in una fase delicatissima della strategia geopolitica occidentale, tra le mosse da adottare per contenere Vladimir Putin e la rimodulazione del piano del Vecchio continente. Tra il capo del governo italiano e l’inquilino della Casa bianca c’è una sintonia forte, forse anche più che con gli altri leader Ue.

Ma Draghi dovrà stare attento a non far arrivare messaggi a Roma che possano aumentare le fibrillazioni nella coalizione che sostiene il suo esecutivo, dopo la pericolosa sbandata sul decreto Ucraina, quando un emendamento del cinquestelle Mario Turco, che avrebbe abolito lo spostamento dei 150 milioni dalle bonifiche dell’ex Ilva di Taranto all’attività produttiva delle acciaierie italiane, è stato bocciato (nonostante l’asse M5S-Pd) solo per un pareggio dei voti, 14-14. Un episodio che ha indotto Matteo Salvini a informare il presidente del Consiglio di avere l’appoggio della Lega, ma di essere preoccupato per gli “strappi” di dem e Movimento. Perché le frizioni con i pentastellati sono ormai note: non è un mistero che Giuseppe Conte storca il naso per non aver visto transitare l’ex Bce nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama prima di imbarcarsi verso l’America.

Draghi avrà il primo incontro ufficiale già nel primo pomeriggio statunitense. Sarà l’occasione per riaffermare la storica amicizia, il forte partenariato tra i due Paesi e le eccellenti relazioni bilaterali con una riaffermata solidità del legame transatlantico. Il premier e il presidente Usa parleranno del coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione della Russia. Coordinamento costante e in continuità con i regolari contatti mantenuti anche in ambito Quint.

Ma il conflitto non sarà il solo argomento di cui i due leader – che non si vedono di persona dal G20 di Roma lo scorso ottobre – dovranno discutere, ovviamente. Il faccia a faccia offrirà anche l’occasione per uno scambio di vedute sulle sfide globali di interesse comune, sui preparativi dei Vertici G7 e Nato in programma a giugno e sulla cooperazione in materia di sicurezza energetica, digitale, alimentare e di cambiamento climatico. Anzi, una fetta consistente di tempo dei colloqui sarà riservato alle prossime sanzioni da comminare alla Russia e che dovranno riguardare le forniture di gas e petrolio. L’Italia, così come l’Europa, sta accelerando il piano strategico di diversificazione degli approvvigionamenti energetici per liberarsi definitivamente dalla dipendenza delle forniture russe. E per questo obiettivo il sostegno degli Usa può diventare molto importante.

Il viaggio di Draghi negli Stati Uniti proseguirà mercoledì 11 maggio, quando sarà alla sede del Congresso per un incontro bipartisan con la leadership dell’assemblea e con la speaker, Nancy Pelosi. Infine, in serata l’Atlantic Council conferirà al premier il Distinguished Leadership Award 2022: il sarà consegnato dal segretario americano al Tesoro, Janet Yellen. Dopodiché Draghi tornerà in Italia, sperando che nel frattempo le tensioni si siano ridimensionate.