Vino, Lollobrigida promette barricate in Ue: “Le bugie nuocciono alla salute”

“Non tollerabile”. Così il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida definisce il via libera della Commissione europea alla decisione dell’Irlanda di etichettare come pericolose per la salute le bevande alcoliche (quindi anche il prezioso vino Made in Italy), sottolineando che stigmatizzare il vino serve a indirizzare il consumatore verso altri prodotti, magari iper-processati, come le bevande ad alta presenza di zuccheri, oppure a convincere che tra un vino da 13-14 vino e i distillati a 60-70 gradi non ci sia differenza, a difendere le loro produzioni dalle espansioni del buon vino”. E, senza mezzi termini, dichiara: “Sono le bugie che nuocciono gravemente alla salute”.

Il ministro si esprime anche in merito al cibo sintetico, prendendo parte proprio all’evento organizzato dalla Coldiretti contro questa ‘minaccia’ che Lollobrigida non fatica a definire “barbarie, non è progresso”.
Per poi proseguire: “Non ci convincerà mai nessuno che un prodotto iper-processato sia davvero utile alla salute dell’uomo e all’economia della nostra nazione” e promettendo barricate in Europa per difendere questa posizione. “In Europa ci siamo trovati che per tanti anni alcuni paesi facevano gli interessi per le proprie filiere e altri, come l’Italia, che facevano l’interesse per un utopico modello europeo che non esisteva, ce ne siamo accorti con le politiche energetiche e con la fase iniziale del Covid. L’Europa va ricostruita”, insiste.

L’agroalimentare italiano è sotto attacco, denuncia Coldiretti. Aggredito, appunto, dalle prime richieste di autorizzazione alla messa in commercio di carne, pesce e latte sintetici, dalla minaccia delle etichette allarmistiche sul vino, dal semaforo del Nutriscore che boccia le eccellenze del nostro Paese, dalla difesa delle denominazioni più tipiche con l’attesa sentenza sul Prosek, una “palese imitazione del Prosecco che è il vino più venduto a livello mondiale”.
Nel 2023 potrebbero essere già presentate le prime richieste di via libera all’arrivo sulle tavole in Europa per la carne prodotta in laboratorio come novel food dopo il via libera della Fda negli Stati Uniti. Una “minaccia letale” per Ettore Prandini, sia per l’agricoltura italiana, sia per la salute dei consumatori e la biodiversità del pianeta, contro la quale sono state già raccolte quasi 400mila firme. È stata invece rinviata almeno all’autunno 2023 la presentazione della proposta di regolamento a conferma delle perplessità sull’etichetta a colori manifestate dall’Italia e da altri Paesi. Il Nutriscore è infatti un sistema di etichettatura “fuorviante, discriminatorio e incompleto”, denuncia Coldiretti, che “finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
I sistemi allarmistici di etichettatura a semaforo si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni, escludendo paradossalmente dalla dieta l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine.

Polvere di grillo, il via libera Ue e la polemica tutta italiana

Dal 24 gennaio la polvere di grillo domestico (Acheta domesticus) si potrà trovare sugli scaffali dei supermercati italiani, francesi, tedeschi, spagnoli e di tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Nessuna imposizione sulle tavole degli europei, la decisione della Commissione è semplicemente un’autorizzazione all’immissione nel Mercato unico della polvere parzialmente sgrassata di grillo domestico, secondo l’elenco degli alimenti commerciabili nell’Unione.

L’autorizzazione è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale dell’Ue il 4 gennaio, con la firma della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Dopo l’entrata in vigore – prevista dopo 20 giorni – la società Cricket One Co. Ltd sarà l’unica a godere dell’apertura del mercato Ue alla farina di grillo per 5 anni. Il motivo è semplice: proprio l’azienda vietnamita aveva presentato la domanda di autorizzazione a Bruxelles nel luglio 2019, per consentire l’uso della polvere animale come alimento. La richiesta è stata accompagnata da una descrizione dettagliata del processo di produzione e dei risultati delle analisi sui contaminanti, sui parametri microbiologici e sulla digeribilità delle proteine.

La questione dell’autorizzazione non è una novità, né lo è l’esito della procedura. Il 23 marzo dello scorso anno l’Autorità per la sicurezza alimentare – interpellata dalla Commissione – ha adottato un parere scientifico positivo sull’utilizzo della farina di grillo. “La polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus (grillo domestico) è sicura alle condizioni e ai livelli d’uso proposti”, si legge nelle conclusioni, che elencano gli utilizzi consentiti in diversi prodotti: pane e panini multicereali, cracker e grissini, barrette ai cereali, premiscele secche per prodotti da forno, biscotti, prodotti secchi a base di pasta farcita e non farcita, salse, prodotti trasformati a base di patate, piatti a base di leguminose e di verdure, pizza, prodotti a base di pasta, siero di latte in polvere, prodotti sostitutivi della carne, minestre concentrate o in polvere, snack a base di farina di granturco, bevande tipo birra, prodotti a base di cioccolato, frutta a guscio e semi oleosi, snack diversi dalle patatine e preparati a base di carne.

La pubblicazione dell’autorizzazione in Gazzetta ufficiale dell’Ue ha creato però un’ondata di polemiche in particolare in Italia, con gli attacchi di Coldiretti, Filiera Italia e anche del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: “Se qualcuno in Europa ha piacere a mangiare insetti faccia pure, per i miei figli preferisco i sapori e i profumi della nostra terra e li difendo”, ha attaccato il segretario federale della Lega. “L’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte”, scrive invece Coldiretti: “Bisogna fare chiarezza sui metodi di produzione, sulla provenienza e tracciabilità, considerato che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra-Ue come Vietnam, Thailandia e Cina, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari”. Più duro il consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia: “Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra”.

Prezzi energia trainano calo inflazione a dicembre. Ma è record nel 2022: mai così alta dal 1985

Rallenta l’inflazione a dicembre ma è record nel 2002: mai così alta dal 1985. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di dicembre 2022 infatti l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’11,6% su base annua (da +11,8% del mese precedente). Il rallentamento su base tendenziale dell’inflazione è dovuto prevalentemente ai prezzi dei beni energetici, (che passano da +67,6% di novembre a +64,7%), in particolare della componente non regolamentata (da +69,9% a +63,3%) e ai prezzi dei beni alimentari non lavorati (da +11,4% a +9,5%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +6,8% a +6,0%); per contro, un sostegno alla dinamica dell’inflazione deriva dall’accelerazione dei prezzi degli energetici regolamentati (da +57,9% a +70,3%), di quelli dei beni alimentari lavorati (da +14,3% a +14,9%), di quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,5% a +6,2%) e dei servizi relativi alle comunicazioni (da +0,2% a +0,7%).

Sempre secondo le stime preliminari Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) – il cosiddetto ‘carrello della spesa’ – aumenta dello 0,2% su base mensile e del 12,3% su base annua (da +12,6% di novembre). La variazione media annua del 2022 è pari a +8,7% (+1,9% nel 2021). In media, nel 2022 i prezzi al consumo registrano una crescita pari a +8,1% (+1,9% nel 2021). Al netto degli energetici e degli alimentari freschi, i prezzi al consumo crescono del 3,8% (+0,8% nell’anno precedente) e al netto dei soli energetici del 4,1% (+0,8% nel 2021).
“In base alle stime preliminari – commenta l’Istat –  l’inflazione acquisita, o trascinamento, per il 2023 (ossia la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero stabili fino al prossimo dicembre) è pari a +5,1%, ben più ampia di quella osservata per il 2022, quando fu pari a +1,8%”.

Sulla scorta dei dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica, arrivano le reazioni e le analisi delle associazione a tutela dei consumatori e dei produttori, come nel caso di Coldiretti. “L’impennata dell’inflazione pesa sul carrello degli italiani che hanno speso quasi 13 miliardi in più per acquistare cibi e bevande nel 2022 a causa dell’effetto valanga dei rincari energetici e della dipendenza dall’estero, in un contesto di aumento dei costi dovuto alla guerra in Ucraina che fa soffrire l’intera filiera, dai campi alle tavole”. Secondo la Coldiretti, tra le categorie di prodotti che hanno pesato di più sull’aumento di spesa degli italiani ci sono la verdura che precede sul podio “pane, pasta e riso” e poi “carne e salumi” mentre al quarto posto la frutta precede il pesce, poi “latte, formaggi e uova” e quindi “olio, burro e grassi”. Per cercare di risparmiare, 8 italiani su 10 (81%) hanno preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso, cambiando anche i luoghi scelti per fare la spesa: il 72% degli italiani si reca nei discount, mentre l’83% punta su prodotti in offerta e in promozione, “andando a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount alla ricerca di promozioni per i diversi prodotti”, spiega la Coldiretti. La quale evidenzia come gli aumenti dei prezzi non incidano solamente sulle tasche delle famiglie, bensì sull’intera filiera agroalimentare “a partire dalle campagne, dove più di un’azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. Ettore Prandini chiede “rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare, riducano la dipendenza dall’estero e garantiscono un giusto prezzo degli alimenti per produttori e consumatori”, sottolineando l’esigenza di “raddoppiare da 5 a 10 miliardi le risorse destinate all’agroalimentare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza spostando fondi da altri comparti per evitare di perdere i finanziamenti dell’Europa”.

Carlo Alberto Buttarelli, direttore Ufficio Studi e Relazioni con la Filiera di Federdistribuzione, racconta lo stato dell’arte delle imprese italiane, “impegnate da oltre un anno a gradualizzare il trasferimento sui prezzi al consumo degli aumenti subiti in fase di acquisto, investendo risorse economiche e riducendo i propri margini per salvaguardare il potere d’acquisto degli italiani. Uno sforzo che non è più sostenibile dal nostro settore che in questi mesi ha dovuto anche fronteggiare i rincari energetici. Per scongiurare una possibile crisi dei consumi nei prossimi mesi è necessario che tutti gli attori della filiera agiscano con senso di responsabilità per limitare il più possibile la spirale della crescita dei prezzi, considerando anche che si registrano i primi segnali di rallentamento delle quotazioni delle materie prime e dei prodotti energetici”.

Nel 2022, gli aumenti di prezzi e tariffe si sono tradotti in una spesa di 61,3 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente, come afferma il Codacons. Che, dati Istat alla mano, traduce – a parità di consumi – la percentuale del tasso annuo dell’8,1% in un maggiore esborso pari in media a +2.369 euro per la famiglia ‘tipo’, cifra che sale a 3.069 euro annui per un nucleo con due figli. “Sono numeri da capogiro – commenta – che avranno ripercussioni pesanti nel 2023. L’andamento al rialzo delle bollette del gas, i carburanti che hanno ripreso a correre e i listini degli alimentari ancora a livelli elevatissimi, faranno sentire i loro effetti nel breve termine, erodendo il potere d’acquisto dei cittadini e riducendo la spesa. Il governo Meloni deve correre ai ripari, adottando misure in grado di calmierare i prezzi al dettaglio e accelerare la riduzione dei listini, allo scopo di salvaguardare i bilanci delle famiglie, che sempre più numerose intaccano i risparmi per riuscire a sostenere bollette e prezzi alle stelle”, conclude Carlo Rienzi, presidente del coordinamento.

Gli fa eco l’Unione Italiana Consumatori: “Sono dati catastrofici. Le famiglie sono sempre più inguaiate. Una coppia con 2 figli ha pagato 700 euro in più rispetto al 2021 per poter mangiare e bere. Una famiglia media ha avuto una stangata per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche pari a 513 euro, cifra che sale a 632 per una coppia con 1 figlio e che arriva a 836 euro per le coppie con 3 figli”, fa presente Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. “In media per una famiglia – evidenzia – il rincaro dello scorso anno è di 2219 euro, 1200 per l’abitazione, 532 per il solo carrello della spesa”.

Sul tema si sofferma anche la Confederazione Selp. Il suo presidente Giovanni Centrella rimarca il fatto che i dati diffusi stamani dall’Istat sull’inflazione “fanno emergere con chiarezza le difficoltà delle famiglie italiane nell’acquisto dei beni di prima necessità. Al Governo chiediamo di intervenire attivando controlli sui prezzi per evitare speculazioni che potrebbero incidere ancora pesantemente sulle famiglie e le categorie dei lavoratori dipendenti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Furio Truzzi, presidente di Assoutenti che, di fronte ai dati diffusi dall’Istat, chiede al governo Meloni “di inserire l’emergenza prezzi tra le priorità dell’esecutivo, varando il taglio dell’Iva sui beni primari come alimentari e generi di prima necessità, e intervenendo sulla tassazione relativa ai carburanti, seguendo l’esempio del suo predecessore Draghi e tagliando le accise che pesano sui costi di una moltitudine di prodotti, considerato che in Italia l’85% della merce viaggia su gomma”.

Per Confesercenti, non bisogna dimenticare “che le famiglie hanno quasi terminato i risparmi con i quali hanno finora sostenuto la spesa, la cui dinamica d’ora in poi sarà guidata sempre più dal potere d’acquisto. Per questo il governo, terminata la fase di emergenza, dovrà garantire interventi decisivi per ridurre innanzitutto la pressione fiscale ed il costo del lavoro, per ridare fiato a famiglie ed imprese e sostenere la ripresa della domanda interna”.

Qual è infine la situazione a livello europeo? Secondo Eurostat, a novembre 2022 i prezzi alla produzione industriale sono diminuiti dello 0,9% sia nell’area dell’euro che nell’Ue, rispetto a ottobre.
I prezzi alla produzione industriale nell’area dell’euro a novembre 2022, rispetto a ottobre, sono diminuiti del 2,2% nel settore energetico e dello 0,4% per i beni intermedi, mentre i prezzi sono aumentati dello 0,2% per i beni di consumo durevoli, dello 0,3% per i beni strumentali e dello 0,6% per i beni di consumo non durevoli. Esclusa l’energia, i prezzi sono cresciuti dello 0,1%.
Nell’intera Ue, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 56% nel settore energetico, del 17,1% per i beni di consumo non durevoli, del 15,5% per i beni intermedi, del 9,7% per i beni di consumo durevoli e del 7,7% per i beni strumentali. I prezzi nell’industria, esclusa l’energia, sono cresciuti del 13,6%.

 

 

 

 

 

Coldiretti: “Capodanno di spumanti, lenticchie, cotechini e dolci chez nous”

I festeggiamenti per l’arrivo del 2023 saranno caratterizzati dal Made in Italy. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, il 92% degli italiani porterà in tavola prodotti tipici della Penisola, scegliendoli per la bontà (53%) o per sostenere economia e lavoro nazionali (39%). La portata, o meglio la bevanda, che sarà maggiormente presente sulle tavole sarà lo spumante: la Coldiretti stima che otto italiani su 10 (84%) sceglieranno le bollicine del Belpaese, per un totale di circa 95 milioni – considerando anche Natale – di tappi di spumante stappati solo in Italia, in crescita dell’1% rispetto allo scorso anno. “L’aumento della domanda in Italia e all’estero – sottolinea la Coldiretti – ha spinto la produzione nazionale che dovrebbe attestarsi sopra le 970 milioni di bottiglie, per un fatturato di quasi 3 miliardi di euro, dei quali oltre i 2/3 realizzati fuori dai confini nazionali. A guidare la classifica delle produzioni nazionali è il Prosecco con un’incidenza sulla produzione del 70% degli spumanti imbottigliati – rileva l’Organizzazione – che ne ha fatto uno dei simboli del Made in Italy all’estero. Ma in crescita ci sono un po’ tutte le bollicine, dal Franciacorta all’Asti, dal Trento Doc alle piccole produzioni che si sono diffuse velocemente lungo tutto lo Stivale, dall’Abruzzo alla Sicilia, passando per Toscana, Marche, Lazio e Umbria. Sulla crescita delle bollicine tricolori pesano però gli aumenti dei costi di produzione diretti o indiretti a causa del caro energia. Dai vigneti dove i rincari sono stati fino al +170% per i concimi fino alle cantine dove una bottiglia di vetro costa fino al 70% in più rispetto allo scorso anno, ma ad aumentare sono anche i prezzi dei tappi, delle gabbiette per i tappi, delle etichette e dei cartoni di imballaggio per i quali si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%”.​

Le lenticchie seguono a ruota lo spumante e saranno scelte dall’82% degli italiani. Secondo la Coldiretti, la produzione in Italia di lenticchia è di circa 4,3 milioni di chili e particolarmente ricercate sono quelle Castelluccio di Norcia IGP, la cui produzione era stata duramente colpita dal terremoto ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialità tradizionali nazionali come le lenticchie di S.Stefano di Sessano (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), molisane (Molise), di Villalba e Ustica (Sicilia) o umbre quali ad esempio quelle di Colfiorito. La tradizione vuole che ad accompagnare le portatrici di fortuna siano soprattutto cotechino e zampone, che infatti sarà scelto dal 67% degli italiani. “Si stima che siano serviti – sottolinea la Coldiretti – circa 6 milioni di chili di cotechini e zamponi, con una netta preferenza per i primi. Durante le festività di fine anno vengono fatti sparire dalle tavole circa il 90% del totale della produzione nazionale che è in gran parte certificata come Cotechino e Zampone di Modena Igp, riconoscibili dal caratteristico logo a cerchi concentrici gialli e blu con stelline dell’Unione Europea, ma si rileva anche un’apprezzabile richiesta per cotechini e zamponi artigianali, magari acquistati direttamente dagli allevatori, in azienda, nei mercati o nelle botteghe di Campagna Amica, dove la componente di carne italiana è pari al cento per cento”.

Sulle tavole per le feste è forte anche la presenza del pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie e seppie con il 63% degli italiani che assaggerà il salmone arrivato dall’estero, appena il 10% si permetterà le ostriche e il 7% il caviale, spesso di produzione nazionale che viene anche esportata. Appena il 34% consumerà frutta esotica mentre nel 90% delle case vince la frutta locale e di stagione, con una predilezione per i melograni – simbolo di riparo e protezione dai problemi che il nuovo anno potrebbe portare – e i chicchi d’uva, presenti nel 60% delle tavole: ne vanno mangiati dodici, uno per ogni mese dell’anno.

Sulle tavole degli italiani non potranno mancare i dolci. Oltre ai tradizionali panettoni e pandori – sempre più ricchi di creme, coperture, uvette e canditi – ci sarà posto anche per i dolciumi caratteristici regionali: dal valdostano Lou mecoluen (un pane dolce originario di Cogne) al ligure pandolce (focaccia lievitata ricca di uva passa e di ogni genere di canditi), passando per il panforte e ricciarelli toscani, senza dimenticare i mustacciuoli (derivati dal mustaceus, l’antica focaccia di nozze romana) molisani, i seadas sardi, l’offerta campana di struffoli, roccocò, susamielli, zeppole, calzoncelli ripieni per chiudere con buccellati, cannoli e cubaita siciliani.

L’indagine Coldiretti/Ixè ha infine stimato che per il cenone di fine anno saranno destinati alla tavola 96 euro in media a famiglia, sostanzialmente sui livelli dello scorso anno (-3%). Si prevede che quasi nove italiani su dieci (88%) consumeranno il cenone di fine anno nelle case, proprie o di parenti e amici, mentre gli altri si divideranno soprattutto tra ristoranti – dove sono attese oltre 4 milioni di persone – e agriturismi, con oltre trecentomila presenze secondo le stime di Terranostra e Campagna Amica. “La capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche nel tempo è – sottolinea Coldiretti – la qualità più apprezzata dagli ospiti degli agriturismi dove è possibile riscoprire i sapori del passato veramente a chilometri zero tramandati da generazioni. Aumenta nel contempo l’offerta nelle campagne di servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti. La tendenza è verso la prenotazione last minute, ma per scegliere il consiglio – conclude la Coldiretti – è quello di preferire aziende accreditate da associazioni e di rivolgersi su internet a siti come www.campagnamica.it senza dimenticare il passaparola tra parenti e amici che, per le vacanze in campagna, è sempre molto affidabile”.

Le 25.400 aziende agrituristiche in grado di offrire un potenziale di più di 294mila posti letto e 532 mila coperti per il ristoro hanno registrato il tutto esaurito per la notte di San Silvestro, soprattutto nelle località di montagna, tra le mete preferite dai 17 milioni di italiani in viaggio durante le feste, secondo la stima Cia-Agricoltori Italiani insieme a Turismo Verde, la sua associazione per la promozione agrituristica. Che sottolinea però come “il buon andamento del settore in queste festività natalizie è il racconto parziale di un’Italia comunque in piena crisi, fiaccata dal caro bollette e dall’aumento generalizzato dei prezzi. Non basteranno certo 15 giorni di guadagno per arrivare a primavera, visto l’arrivo della bassa stagione e, soprattutto, stando alle bollette esorbitanti”.

Se è vero che i festeggiamenti per la fine del 2022 e per l’arrivo del 2023 saranno all’insegna del Made in Italy, è altrettanto vero che occorre prestare attenzione alle contraffazioni. Secondo il report presentato dall’associazione ambientalista FareAmbiente in collaborazione con il Comando dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, infatti, sono stati sequestrati 1.775 finti panettoni artigianali. “Nell’ultimo periodo – sottolinea Anna Zollo responsabile del dipartimento Studi e ricerche di FareAmbiente – da novembre ad oggi, tra i principali prodotti sequestrati vi sono dolci definiti fintamente artigianali, prodotti ittici, vini/spumanti con false denominazioni, oltre che migliaia di pezzi di botti di capodanno illegali; prodotti che danneggiano l’economia italiana, oltre che la salute dei cittadini”.

 

siccità

Giornata del suolo, in Italia persi 19 ettari al giorno. Appello degli ambientalisti: Stop al consumo

“Consumare Suolo in maniera indiscriminata significa anche favorire le calamità idrogeologiche. Un suicidio! Serve dunque una svolta, serve una nuova condotta improntata al senso della responsabilità di tutti, dai cittadini alle istituzioni. Meno consumo di Suolo e più rigenerazione urbana: da oggi dovranno essere questi gli obiettivi per i quali lavorare”. Il messaggio di Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, arriva forte e chiaro in occasione della Giornata mondiale del Suolo (World Soil Day 2022) promossa dalla Fao e sostenuta dalle Nazioni Unite. Il tema per il 2022 è ‘Il suolo: dove comincia l’alimentazione’. Secondo i dati del Rapporto Snpa 2022 dell’Ispra, che Legambiente riprende oggi, in Italia il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i due metri quadrati al secondo.

In generale, la Fao sottolinea che, nel mondo, due miliardi di persone non hanno un apporto equilibrato di nutrienti nella propria alimentazione. La tutela del suolo è un obiettivo raggiungibile solo perseguendo azioni quali, per esempio, l’utilizzo sostenibile dei fertilizzanti, la ricarbonizzazione dei suoli, il miglioramento della mappatura di dati e informazioni a essi legati, il monitoraggio della fertilità del suolo.

Dal macro al micro. In Italia, è la Coldiretti a delineare lo stato dell’arte. “Negli ultimi 50 anni – spiega il presidente Ettore Prandini – è scomparso quasi un terreno agricolo su 3 (-30%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari a causa dell’abbandono e della cementificazione che rende le superfici impermeabili. Negli ultimi dieci anni, con le campagne l’Italia ha perso 400 milioni di chili di prodotti agricoli per l’alimentazione dell’uomo e degli animali, aumentando il deficit produttivo e la dipendenza dall’estero”. L’organizzazione sottolinea come occorra “accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo”, sottolineando che “è comunque positiva la scelta del Governo di investire nella manovra sul Fondo per il contrasto al consumo di suolo: 10 milioni nel 2023, 20 nel 2024, 30 nel 2025 e 50 milioni di euro all’anno nel biennio 2026-2027″. Finanziamenti fondamentali, ai quali si affiancano interventi “necessari di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali”, conclude l’associazione, ricordando che i cambiamenti climatici (nel 2022 si sono registrati tremila eventi estremi) e la sottrazioni di terra fertile capace di assorbire l’acqua danno vita a un micidiale mix i cui effetti si traducono, in oltre 9 Comuni su 10 (il 93,9% del totale) in aree a rischio idrogeologico per frane e alluvioni.

Su quest’ultimo tema si è espressa anche l’Anbi. L’alluvione nelle Marche dello scorso 15 settembre e quella nel comune sardo di Bitti nel novembre 2020 sono, per l’associazione, casi simbolo di disastri ambientali che hanno evidenziato l’importanza dei Consorzi per la Gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue che, però, da soli non sono sufficienti “di fronte alla velocità della crisi climatica e all’estremizzazione degli eventi atmosferici. Serve una visione politica, che ponga il territorio al centro, a iniziare dall’approvazione della legge contro il consumo di suolo, che giace da due legislature in Parlamento”, dichiara Massimo Gargano, direttore generale Anbi.

A questa richiesta di azione dal punto di vista legislativo, fa eco anche Legambiente. “Dall’approvazione, dieci anni fa, del ddl proposto dall’allora ministro dell’Agricoltura, Mario Catania – esordisce Stefano Ciafani, presidente Nazionale dell’associazione – l’Italia è in attesa di una legge per fermare il consumo di suolo. Da allora le proposte di legge si sono moltiplicate, ma una normativa non è mai uscita dalle secche della discussione parlamentare”. Una carenza normativa – secondo Legambiente – che fa il paio con la mancanza di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, anch’esso in stallo dal 2018, che Legambiente auspica possa essere approvato entro la fine dell’anno, come preannunciato dal governo Meloni dopo la tragedia di Ischia.
“Quanto lì accaduto – commenta Stefano Ciafani – mette la politica di fronte alla necessità di agire concretamente e in maniera tempestiva per dare al Paese una legge che rivesta un ruolo centrale contro il consumo indiscriminato di suolo e il dissesto idrogeologico”.

 

Coldiretti denuncia: “L’immagine dell’Italia danneggiata all’estero dal Mafia Marketing”

Dai ristoranti ai prodotti agroalimentari, nel mondo impazza il fenomeno del ‘Mafia Marketing’. La denuncia arriva da Coldiretti e Filiera Italia che, in occasione dell’iniziativa ‘Villaggio del contadino della Coldiretti’, che si svolgerà a Palermo fino a domenica e dove è esposta, per la prima volta, “un’inquietante collezione dei prodotti agroalimentari venduti nel mondo con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di malavita organizzata più odiose, sfruttati per fare un business senza scrupoli sul dolore delle vittime e a danno dell’immagine del Paese”, spiega l’associazione.  Che ha raggiunto questo risultato analizzando le recensioni pubblicate da Tripadvisor.

In Spagna si trovano locali dedicati a ‘El padrino’ e anche a ‘La dolce vita del padrino’, in Ucraina è presente la catena di ristoranti ‘Mafia’ mentre in Russia spunta un ristorante ‘Camorra’, negli Stati Uniti ci sono i ‘Sushi mafia’, in Germania i ‘Burger Mafia’ e in Egitto i ‘Mafia pizza’. In Brasile, invece, c’è l’esplicito omaggio ad Al Capone, con l’insegna ‘Al Capone Pizza di Mafia’. In tutto, sono circa trecento i locali che si richiamano alla criminalità organizzata.

La denuncia di Coldiretti non si limita ai locali, ma affronta anche il tema dei prodotti agroalimentari che riportano sull’etichetta riferimenti al mondo della criminalità organizzata. “Al gravissimo danno di immagine del Mafia Marketing si aggiunge la beffa dello sfruttamento economico del Made in Italy, in una situazione in cui la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari italiani, per quanto riguarda il settore agroalimentare, ha ormai superato i 120 miliardi di euro. Un importo – specificano da Coldiretti – che è quasi il doppio delle esportazioni, costando all’Italia trecentomila posti di lavoro. Si tratta di danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti, dove spesso il falso è più diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori”.

Sugli scaffali incriminati è possibile dunque reperire il whisky scozzese ‘Cosa nostra’ contenuto in una bottiglia a forma di mitra, in Portogallo il vino ‘Pistol’ con tanto di macchia di sangue stilizzata sulla confezione box da 3 litri e in Germania il ‘Fernet mafiosi’. In Bulgaria, invece, la pausa caffè è contraddistinta dalla bevanda ‘Mafiozzo’, mentre in gran Bretagna si possono sgranocchiare gli snack ‘Chilli Mafia’. Infine, ci si può dilettare in cucina seguendo il ricettario ‘The mafia cookbook’.

“L’Unione Europea – ha concluso Ettore Prandini, presidente della Coldiretti – deve fermare l’utilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare l’immagine dell’intero agroalimentare tricolore, in un momento in cui le esportazioni hanno raggiunto il record storico contribuendo alla ripresa del Sistema Paese”.
In questo senso si era mossa la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea che, nel 2018, in accoglimento della richiesta dell’Italia, ha annullato la concessione del marchio spagnolo ‘La Mafia se sienta a la mesa’ (La mafia si siede a tavola).

Bioenergia

Da Eni a Coldiretti: la rivoluzione agricola per produrre energia

La seconda vita dell’agricoltura. Produrre energia e aiutare l’Italia ad avvicinarsi a quell’indipendenza energetica messa a dura prova in questo periodo per colpa principalmente del gas. La transizione energetica potrebbe dunque passare dai campi. La via l’ha indicata Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, dal Forum Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Villa Miani a Roma. E un importante accordo tra Eni e l’ex Bonifiche Ferraresi apre la via all’utilizzo di terreni abbandonati per produrre sementi da biocarburanti.
Tre le linee d’attacco di Coldiretti: biocombustibili, idroelettrico e solare.
Fa notizia il primo distributore di biogas per il rifornimento delle auto, realizzato nell’azienda agricola Bosco Gerolo, a Rivergaro, in provincia di Piacenza, gestito interamente da donne. “Con lo sviluppo del biometano agricolo Made in Italy ‘dalla stalla alla strada’ è possibile arrivare a produrre il 6% del fabbisogno di gas nazionale rispetto all’attuale 3%. Con il Pnrr sono stati stanziati 1,9 miliardi di euro per gli impianti biogas e biometano ed è ora necessario attivare i decreti attuativi – sottolinea Prandini -, riducendo la dipendenza del Paese dall’estero e fermando i rincari che stanno mettendo in ginocchio le imprese. Attualmente sono oltre 2.000 gli impianti a biogas in Italia di cui l’80% in ambito agricolo, dove sono stati creati 12mila posti di lavoro per investimenti pari a 4,5 miliardi di euro”.

Da tempo Coldiretti insiste poi sul piano laghetti per la realizzazione di oltre 220 invasi che darebbero la possibilità di rendere irrigui quasi 500.000 ettari. I laghetti artificiali consentirebbero peraltro di produrre energia da fonti rinnovabili, sia attraverso la realizzazione di circa 350 impianti fotovoltaici galleggianti, sia attraverso il processo di produzione idroelettrico. In totale 7 milioni di megawattora all’anno.
Sul solare il Pnrr ha stanziato 1,5 miliardi di euro, di cui il 30% è stato utilizzato con il primo bando. “Servono ora correttivi per aiutare le imprese a fare questi investimenti e garantire energia al Paese. Dal prossimo 1° gennaio la normativa europea sugli aiuti di stato per il settore agricolo consentirà l’incremento delle percentuali di contributo pubblico dalle attuali soglie del 50% per le regioni del Sud e del 40% per il Nord, portando tutto al 65%. Ma ciò va assicurato anche a chi ha fatto già domanda”, ha sottolineato il presidente di Coldiretti. Per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti sono coinvolte circa 20mila stalle e cascine: una superficie complessiva di 4,3 milioni di metri quadri che può valere 0,43 Gw, il tutto senza consumare terreno fertile.

Proprio su terreni non produttivi insiste il nuovo accordo firmato da Eni e Bf, l’ex Bonifiche Ferraresi, per valutare lo sviluppo di colture a uso energetico in Italia, recuperando appunto aree degradate, abbandonate o inquinate, senza entrare in competizione con la filiera alimentare. “Oggi diamo vita ad una nuova iniziativa che prevede lo studio e la successiva messa in produzione dei primi 2.000 ettari nazionali di terreni adibiti alle coltivazioni di semi oleaginosi”, spiega Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bf. Nel dettaglio a inizio 2023 si intende avviare una fase pilota finalizzata alla coltivazione delle sementi, come il cartamo e la brassica da cui estrarre l’olio vegetale da conferire alle bioraffinerie di Eni (a Venezia e a Gela), per la successiva trasformazione in biocarburanti. Le bioraffinerie sono oggi alimentate per l’85% da materie prime di scarto risultanti da oli esausti di cucina, grassi animali e altre biomasse, consentendo di produrre biocarburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) in grado di abbattere, a seconda della carica utilizzata, tra il 60 e il 90% delle emissioni di CO2 rispetto al mix fossile di riferimento. La materia prima arriverà anche dall’Africa dove la società energetica guidata da Descalzi ha realizzato e sta implementando agri-hub in Kenya (dove si prevede una produzione di 20.000 tonnellate nel 2023 di oli vegetali), Congo (ricino da terreni agricoli abbandonati e degradati), Mozambico, Angola, Ruanda, Costa d’Avorio e Benin. Eni ha inoltre annunciato uno studio per la possibile realizzazione di una terza bioraffineria all’interno del sito industriale di Livorno che potrebbe avvenire entro il 2025, massimizzando così le sinergie con le infrastrutture già disponibili.

irrigazione

Oltre metà italiani teme scarsità cibo. Coldiretti: Coltiveremo 1 mln ettari in più

Gli agricoltori italiani sono pronti a coltivare un milione di ettari di terreno in più per garantire la sovranità alimentare del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e rassicurare oltre la metà dei cittadini italiani che ha paura che il cibo non arrivi più sulle tavole a causa degli sconvolgimenti globali legati alla guerra. Ad annunciarlo, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Roma. Illustra il piano per aumentare la superficie agricola coltivata e invertire una tendenza che nel giro degli ultimi cinquant’anni ha visto scomparire un campo agricolo su tre. Un crollo della capacità produttiva che ha aumentato drasticamente gli arrivi di prodotti alimentari dall’estero, con un incremento del 30% dei primi otto mesi del 2022, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Il risultato è che oggi l’Italia è dipendente ed è costretta ad importare i 3/4 (73%) della soia, il 64% della carne di pecora, il 62% del grano tenero, il 53% della carne bovina, il 46% del mais, il 38% della carne di maiale e i salumi, il 36% dell’orzo, il 35% del grano duro per la pasta e il 34% dei semi di girasole, mentre per latte e formaggi ci si ferma al 16%, secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.
“La pandemia prima e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine strategico per la sicurezza – ha aggiunto il presidente della Coldiretti – ma ciò sarà possibile solo attraverso interventi urgenti e scelte strutturali”.  La spinta a incrementare la produzione nazionale per garantire al Paese cibo di qualità, sostenibile e al giusto prezzo viene dagli stessi cittadini italiani, con l’88% che chiede di aumentare gli investimenti pubblici in agricoltura e che il 93% che vorrebbe fosse incrementata la produzione nazionale di prodotti agricoli, secondo Coldiretti/Censis.

L’urgenza è lavorare sulle infrastrutture e in particolare sul sistema degli invasi artificiali, con la realizzazione di oltre 220 invasi che darà la possibilità di rendere irrigui quasi 500.000 ettari. I laghetti consentirebbero di produrre energia da fonti rinnovabili, sia attraverso la realizzazione di circa 350 impianti fotovoltaici galleggianti, sia attraverso il processo di produzione idroelettrico. In totale 7 milioni di megawattora all’anno. Per recuperare terre fertili è poi necessario, per Prandini, promuovere processi innovativi di affidamento e gestione dei campi abbandonati o in fase di abbandono per altri 500.000 ettari. Un piano combinato che porterebbe un incremento del valore aggiunto agricolo per circa 3 miliardi di euro con la creazione di 200.000 nuovi occupati in agricoltura, secondo le previsioni Coldiretti.

Per ridurre la dipendenza energetica e alimentare dall’estero l’Italia non può fare a meno del Pnrr, per il quale, insistono i coltivatori diretti, “serve il massimo impegno di tutti per non rischiare di perdere quella che è un’occasione irripetibile“. Pensano all’importanza dei contratti di filiera ma anche agli investimenti sulla digitalizzazione con lo sviluppo di applicazioni di agricoltura di precisione, dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla riduzione al minimo dell’impatto ambientale con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e sul consumo di carburanti. In quest’ottica, avverte Coldiretti, è “importante anche accelerare sul riconoscimento del ruolo delle nuove tecniche di evoluzione assistita (Nbt) per investire sulla genetica green capace di tutelare l’ambiente, proteggere le produzioni agricole con meno pesticidi e difendere il patrimonio di biodiversità“.

Occorre infine agire sui ritardi strutturali della logistica e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo, superando il gap che ci separa dagli altri Paesi. Un passo fondamentale per una ulteriore crescita delle esportazioni, necessaria a soddisfare una “fame” di italianità nel mondo che troppo spesso è oggi “coperta” dal fenomeno dell’italian sounding, i prodotti tricolori taroccati il cui valore – ha concluso il presidente di Coldiretti – ha raggiunto la cifra astronomica di 120 miliardi di euro.

Giornata nazionale alberi. Con Pnrr 6,6 mln piante in 3 anni

Gli alberi, per le nostre città, sono un valore da “difendere e rafforzare“. Nella giornata nazionale, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ricorda che grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nei prossimi tre anni saranno distribuite 6,6 milioni di piante nelle 14 città metropolitane d’Italia. Sono in via di definizione gli accordi con undici amministrazioni per raggiungere l’obiettivo annuale di oltre 1,6 milioni di alberi a dimora nel 2022. Per attuare l’intervento, è stato siglato un accordo di collaborazione con il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei carabinieri (Cufa), che prevede anche una serie di iniziative per coniugare il recupero e la riqualificazione delle zone abbandonate con le attività di sensibilizzazione sui temi ambientali.

Si tratta di corridoi verdi fra città e campagne, per mitigare le isole di calore in estate, rafforzare il terreno contro le bombe d’acqua e ripulire l’aria inquinata dallo smog. Coldiretti, con Federforeste e Assofloro, ha elaborato il progetto per far nascere foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il patrimonio forestale presente nelle aree naturali.

La messa a dimora di nuovi alberi è importante – sostiene la Coldirettiper affrontare il problema della ridotta disponibilità di spazi verdi nelle città dove si dispone di appena 33,8 metri quadrati di verde urbano per abitante, puntando su un grande piano di riqualificazione urbana di parchi e giardini che migliori la qualità dell’aria e della vita della popolazione dando una spinta all’economia e all’occupazione“. La situazione è peggiore nelle metropoli, dove i valori vanno dai 15,2 metri quadrati di Messina ai 17,1 di Roma, dai 17,8 di Milano ai 22,2 di Firenze, dai 42,4 di Venezia ai 9,2 di Bari, secondo l’Istat.

Con una differente politica del verde pubblico potremmo affrontare meglio anche l’aumento esponenziale dei costi dell’energia che si è verificato quest’anno”, spiega il presidente Ettore Prandini, il quale sottolinea che “servono ulteriori risorse per il settore, dobbiamo agire come sistema per creare un Paese diverso e migliore rispetto al passato usando i fondi per gli accordi di filiere con l’utilizzo di piante italiane per creare valore e bellezza sui territori, nelle grandi città come nei piccoli comuni”.

All’indomani della Cop27 di Sharm el-Sheikh, Confagricoltura ricorda che nella lotta al surriscaldamento globale gli alberi svolgono un ruolo fondamentale. In Italia la superficie boschiva supera 11 milioni di ettari e raggiunge il 36,7% del territorio nazionale, con una crescita del 3,7% rispetto all’ultimo rilevamento del 2005. Dal 1990 a oggi, però, circa 1,5 milioni di ettari sono stati persi dall’agricoltura a beneficio di una superficie forestale “non gestita, denuncia l’associazione. Il che significa aumento del pericolo di incendi, riduzione della fruibilità del territorio, perdita di valore paesaggistico e aumento dei rischi idrogeologici. I dati riportano che nel 2021 l’Italia è stato il Paese europeo più colpito. “Dobbiamo lavorare sul riordino fondiario, sull’aggregazione, sulla pianificazione forestale che oggi coinvolge solo il 15% delle superfici e sulla formazione degli operatori che lavorano nel bosco“, sottolinea il presidente della Federazione nazione Risorse Boschive di Confagricoltura, Enrico Allasia. “Una superficie forestale gestita e non lasciata a sé stessa – scandisce – significa legno nelle zone vocate, ma anche turismo ed economia di base per prodotti come funghi e tartufi. Non meno importante è la filiera medicale per le foreste: le persone che hanno bisogno di una riabilitazione psicologica o motoria possono usufruire di questi spazi e questa è un’altra opportunità che i boschi offrono agli imprenditori che vogliono cimentarsi in questo campo”.

In Usa via libera al pollo in provetta. In Italia no di Coldiretti e governo

Upside Foods, produttore di carne ‘coltivata’ con sede in California, ha ricevuto l’approvazione della Fda (la massima autorità sanitaria americana) per il suo pollo a base di cellule, diventando la prima azienda negli Stati Uniti ad avere i suoi prodotti designati come sicuri da mangiare. L’annuncio storico arriva dopo anni di attesa poiché le aziende di carne coltivata, tra cui appunto Upside, hanno raccolto più di 2 miliardi negli ultimi due anni. “Questo è un momento di svolta nella storia del cibo“, ha commentato Uma Valeti, ceo e fondatrice di Upside Foods, secondo quanto riporta il sito Greequenn.com.

La Fda ha affermato nel suo annuncio che il pollo, composto da cellule di un animale vivo che vengono poi coltivate in bioreattori per produrre carne, ha ottenuto lo stato Gras dell’agenzia (generalmente riconosciuto come sicuro). Il prodotto deve ora soddisfare i requisiti Usda prima di poter essere approvato per la vendita.

Diffusa la notizia, esulta la Peta, People for the Ethical Treatment of Animals. Alzano le barricate invece Coldiretti, Filiera Italia e il governo italiano. Contro un’apertura ai cibi in provetta è così partita la grande mobilitazione, con il via alla raccolta di firme su tutto il territorio nazionaleper fermare una pericolosa deriva che mette a rischio il futuro della cultura alimentare nazionale, delle campagne e dei pascoli e dell’intera filiera del cibo Made in Italy”.

Siamo pronti a dare battaglia poiché quello del cibo Frankenstein è un futuro da cui non ci faremo mangiare”, attacca Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Sulla stessa posizione Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in risposta a una interrogazione della Lega: “Il governo è contrario al cibo artificiale“, considerandolo un “pericolo gravissimo“. Garantendo: “Finché saremo al governo, sulle tavole degli italiani non arriveranno cibi creati in laboratorio“.