La siccità presenta il primo conto: rese agricole Ue a rischio, fino -5% Pil in Italia

Mentre l’Europa affronta l’ennesima ondata di calore, con decine di città da bollino rosso, un altro allarme arriva dai campi. La siccità che da mesi interessa ampie aree d’Europa sta erodendo una delle risorse più preziose per l’economia: l’acqua. E il conto rischia di essere salato non solo per gli agricoltori. Produzione alimentare, turismo, consumi energetici e crescita economica sono sempre più esposti a un rischio climatico che da emergenza si sta trasformando in una condizione strutturale. I numeri diffusi dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione (Anbi), in collaborazione con l’hub europeo Radarmeteo/Hydrometeo, delineano uno scenario che va ben oltre la cronaca dell’estate.

L’Italia spende mediamente 3,5 miliardi di euro all’anno per riparare i danni provocati dagli eventi naturali estremi. A questa cifra si sono aggiunti, negli ultimi quattro anni, circa 4 miliardi annui per compensare le perdite causate dalla siccità. Le proiezioni illustrate dall’Anbi in vista dell’Assemblea nazionale dei Consorzi di bonifica e irrigazione dell’1 e 2 luglio a Roma mostrano una tendenza che investe direttamente la crescita economica del Paese. Entro il 2040 le temperature potrebbero aumentare di almeno 2 gradi lungo la fascia tirrenica e nel Mezzogiorno, con il 17% del territorio nazionale esposto al rischio desertificazione. L’impatto economico stimato varia da una riduzione del Pil compresa tra il 3% e il 5% a una contrazione del turismo internazionale del 15% e di quello nazionale dell’8%.

Le conseguenze sarebbero ancora più marcate per il settore primario. Un aumento di 3 gradi rispetto alle temperature medie attuali potrebbe determinare un calo del 20% delle rese agricole e una riduzione del 10% delle attività ittiche. Non si tratta soltanto di un problema ambientale. Una minore produttività agricola significa minore disponibilità di materie prime alimentari, maggiore volatilità dei prezzi e ulteriore pressione sulle filiere agroalimentari europee, già alle prese con costi energetici elevati e tensioni geopolitiche che continuano a pesare sugli approvvigionamenti.

La fotografia dell’Italia di oggi restituisce intanto un Paese idricamente spaccato in due. Al Nord persistono condizioni di deficit, particolarmente accentuate nel Nord-Est e in un inedito Trentino-Alto Adige, dove nei primi cinque mesi del 2026 le precipitazioni sono risultate inferiori del 39% rispetto alla media dell’ultimo trentennio. Al contrario, nel Mezzogiorno si è passati dalla scarsità all’abbondanza d’acqua, con invasi prossimi alla saturazione in Sicilia, Calabria, Campania e Abruzzo. A confermare la crescente instabilità climatica è anche il numero degli eventi estremi. Dal primo gennaio sono state 1.029 le località interessate da fenomeni meteorologici di forte intensità, il 40% in più rispetto allo scorso anno. Le grandinate eccezionali hanno già raggiunto quota 584 contro le 236 registrate nell’intero 2025, mentre i tornado sono saliti a 80, dieci in più rispetto all’anno precedente.

Le preoccupazioni italiane trovano riscontro nelle analisi del Joint Research Centre (Jrc), il servizio scientifico della Commissione europea. Nell’ultimo bollettino sulle prospettive agricole, gli esperti osservano che “le condizioni di crescita in tutta Europa rimangono generalmente favorevoli“, ma avvertono che “la primavera secca e l’ondata di calore di maggio hanno ridotto le prospettive di resa dei raccolti invernali in alcune zone dell’Europa occidentale, centrale e orientale“. Il Jrc sottolinea inoltre che “crescono le preoccupazioni per i raccolti estivi, dove le riserve idriche del suolo rimangono scarse mentre la domanda di acqua è in aumento“. Le alte temperature e le scarse precipitazioni previste in ampie aree dell’Europa occidentale e centrale, aggiunge il Centro di ricerca comunitario, “intensificheranno lo stress idrico delle colture e potrebbero compromettere il potenziale di resa“. Le aree più esposte comprendono Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia e Ucraina occidentale, dove la persistente mancanza di piogge ha ridotto l’umidità dei suoli e compromesso parte delle aspettative produttive.

In Italia centrale, rileva il Jrc, l’ondata di calore di fine maggio ha accelerato la maturazione dei cereali invernali, riducendo le previsioni di resa. In Sicilia, invece, caldo e siccità hanno penalizzato le fasi finali della coltivazione del grano duro, ridimensionando aspettative che fino a poche settimane fa apparivano particolarmente favorevoli. Per anni la siccità è stata raccontata come un’emergenza. I dati suggeriscono invece che stia diventando una componente permanente del quadro economico europeo.

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Italia tropicale: temporali violenti poi ancora il gran caldo, soffrono i campi

Finisce un mese di luglio tra i più bollenti di sempre, segnato in media da 17 eventi estremi al giorno lungo la Penisola tra grandinate, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua e tempeste di vento. Una vera e propria tropicalizzazione del clima, con manifestazioni violente sempre più frequenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, un rapido passaggio dal caldo al maltempo.

Oggi una nuova linea instabile raggiunge le regioni settentrionali, alimentata da aria più fresca in quota che, mescolandosi con quella più calda preesistente, darà vita a numerosi focolai temporaleschi che dal Nordovest si incammineranno verso il Nordest in serata e poi nella successiva nottata. I fenomeni “potranno essere violenti“, avverte ilmeteo.it, localmente accompagnati da grandine di grosse dimensioni e sui settori alpini e prealpini potranno provocare frane, smottamenti e improvvisi ingrossamenti di torrenti. Da Lunedì 1 Agosto l’anticiclone africano inizierà ad abbracciare l’Italia invadendola poi completamente a partire da mercoledì 3, quando le temperature cresceranno nuovamente a sfiorare i 40°C sulla Pianura Padana, sulle zone interne del Centro e sulle due Isole maggiori.

Cambiamenti climatici che si ripercuotono sull’agricoltura, aggravando hanno aggravato i danni provocati dalla siccità che ammontano ad oltre 6 miliardi di euro nelle campagne. L’ultima ondata di maltempo ha diviso l’Italia in due, con dieci città da bollino rosso per il caldo e allerta maltempo in quattro città del nord, sulla base dei dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

I terreni non riescono ad assorbire l’acqua su un territorio come quello italiano reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono con 7252 i comuni, ovvero il 91,3% del totale, a rischio idrogeologico secondo dati Ispra – denuncia la Coldiretti -. Senza dimenticare che nel 2022 si è verificato un aumento del +170% degli incendi spinti proprio in un mese di luglio bollente e siccitoso che ha favorito la corsa del fuoco lungo boschi e campagne di tutta la penisola con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo“.

A essere colpiti dalle ultime perturbazioni nelle campagne sono state le coltivazioni di mais, foraggi, vigneti e alberi da frutto ma anche danni alle coperture di fabbricati e capannoni delle aziende agricole con milioni di euro di danni senza peraltro contribuire a sconfiggere la situazione di emergenza idrica in agricoltura determinata dal caldo e dalla grave siccità. Il livello del fiume Po a 3,3 metri sotto lo zero idrometrico al Ponte della Becca è rappresentativo delle criticità presenti sull’intera Penisola a partire dalla Pianura Padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. La situazione di carenza idrica riguarda anche i grandi laghi del Nord con il Maggiore che ha appena il 16% di riempimento dell’invaso e in quello di Como va ancora peggio con appena il 5% mentre nelle zone a valle serve l’acqua per irrigare le coltivazioni, e persino il Garda è pieno poco meno di 1/3 (31%).

Tra le manifestazioni meteo estreme la caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase stagionale per le perdite irreversibili che provoca alle coltivazioni proprio alla vigilia della raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis. Nelle zone interessate dal maltempo sono in corso le verifiche dei danni da parte della Coldiretti che segnala peraltro l’aggravarsi del bilancio dei danni provocato dalla la siccità che ha un impatto devastante sulle produzioni nazionali che fanno fatto stimare un calo del 10% della produzione agricola nazionale.