Ucraina, Meloni: “Lavorare con Usa per fermare conflitto, garanzie solide per Kiev”

Photo credit: Palazzo Chigi

 

L’Italia lavora per la sua sicurezza, ma sulla garanzia di un cessate del fuoco in Ucraina continua a sostenere il coinvolgimento dell’Onu. L’ipotesi si fa spazio anche al summit dei volenterosi ospitato da Emmanuel Macron a Parigi, “in linea con la posizione del Governo italiano”, rivendica Palazzo Chigi. E’ la presidente del Consiglio italiana che insiste sull’importanza di estendere una tregua parziale alle infrastrutture civili, come le scuole e gli ospedali, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco totale.

Giorgia Meloni preme sull’importanza degli Stati Uniti. Sul raggiungimento di una pace con garanzie che ricalchino l’articolo 5 della Nato e sulla necessità di collaborare con Washington per fermare il conflitto. La premier chiede persino il coinvolgimento di una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento. Sull’ipotesi di estensione dell’articolo 5, fa sapere Chigi, Macron ha “sollevato con interesse l’opportunità di un approfondimento tecnico”, che Meloni accoglie.

Il coinvolgimento dell’Onusarebbe frutto di una decisione del Consiglio di sicurezza, dove ci sono anche la Russia e la Cina, quindi se si deve arrivare a una interposizione di qualsiasi tipo è giusto che siano coinvolti tutti“, spiega il ministro degli Esteri ai cronisti, dopo l’informativa alla Camera sulle missioni internazionali che l’ha visto impegnato con il ministro della Difesa. Di certo, continua a non essere prevista alcuna partecipazione italiana a un’eventuale forza militare sul campo. Qualunque discesa in campo sarà con i caschi blu: “Sosteniamo da tempo un ruolo profilato delle Nazioni Unite, nella cornice autorizzativa del Consiglio di Sicurezza”, ribadisce Tajani, ricordando che “garanzie di sicurezza efficaci necessitano del più ampio consenso internazionale e non possono prescindere dagli Stati Uniti”.

La guerra è “tutt’altro che finita”, avverte Guido Crosetto davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. La Russia ha continuato a colpire anche durante i negoziati, con attacchi sempre più intensi negli ultimi mesi, soprattutto alle infrastrutture energetiche. “Il tempo e i morti non sono mai stato un fattore scoraggiante per Mosca“, osserva il titolare della Difesa. E mette in chiaro: “Nessuno può pensare di costruire la sicurezza di un Paese prevedendo scenari bucolici, c’è chi si prepara a combattere“. Perché la pace, ricorda, è un equilibrio tra forze: “L’obiettivo è portarlo verso il basso, verso il disarmo totale tra due parti. Ma quando una parte è armatissima e l’altra no allora diventa un equilibrio difficile da mantenere”.

La difesa, quindi, va implementata per il governo. Tajani insiste su un concetto: “Spendere in difesa non significa essere guerrafondai, ma garantire la sicurezza dell’Unione europea”. L’interesse italiano, chiarisce Crosetto, non è perseguire il riarmo, ma costruire la difesa: “Dare a questo Paese uno strumento di tutela efficiente”. E oggi la mancanza di investimenti seguiti alla caduta del Muro di Berlino, quando si pensava che il comparto avesse perso d’importanza, richiede di recuperare terreno. A tre anni dall’aggressione russa, l’Ucraina resta la principale minaccia per la sicurezza del Vecchio Continente e “fermare il conflitto per noi è una priorità”, assicura il vicepremier.

L’accordo raggiunto sul la tregua sul Mar Nero è un fatto “certamente positivo“, ammette il vicepremier, anche in funzione dell’esportazione di grano, fondamentale per la sicurezza alimentare in particolare dell’Africa. Ora però la palla passa a Mosca, che sembra non voler interrompere gli attacchi, che aumentano in intensità e portata, soprattutto sulle infrastrutture energetiche. “Tocca a Mosca dimostrare che vuole la tregua – scandisce Tajani -. E’ la Russia che deve dire se vuole la pace o no”. Sul futuro dell’Ucraina, l’Italia è in prima linea per la ricostruzione, garantisce, come dimostra la conferenza sulla ricostruzione in programma in Italia il 10-11 luglio prossimi. Sul progetto, anticipa il titolare della Farnesina, saranno coinvolti in modo importante anche i privati. Prima della ricostruzione, bisognerà raggiungere il faticosissimo traguardo della soluzione del conflitto. Sulla quale i ministri non usano mezzi termini: “Ogni soluzione dovrà basarsi su garanzie di sicurezza convincenti per Kiev”.

Von der leyen

Von der Leyen: “Spese militari fuori dal patto di stabilità”. Crosetto: “Vittoria italiana”

Più spese per la difesa in Europa. Ursula von der Leyen propone di attivare la clausola di salvaguardia generale dal Patto di Stabilità, proprio come è accaduto negli anni del Covid, per permettere ai Paesi membri di avere più spazio di manovra per le proprie risorse. Un’autorizzazione ad aumentare il debito e sopravvivere in un momento eccezionale di crisi.

Una proposta analoga per affrontare gli investimenti green e non considerarli ai fini del debito è stata però respinta in passato. In altre parole: flessibilità concessa sulle armi, non sulla maxi-sfida della transizione. “Credo che ora siamo in un periodo di crisi che giustifica un approccio simile”, spiega la presidente della Commissione europea da Monaco di Baviera, assicurando che questo aumento di spesa dei singoli Stati sulla difesa sarà “controllato e condizionale”. Per un massiccio pacchetto, a ogni modo, servirà un “approccio europeo nel definire le nostre priorità di investimento“, sottolinea von der Leyen che, nella stessa ottica, promette un lavoro più intenso per accelerare il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione. “Abbiamo già fatto progressi significativi, ma ora è di nuovo il momento di spostare le montagne”, chiosa.

Bene l’approccio per il governo Meloni. L’Europa dovrà “essere protagonista” nel processo di pace in Ucraina, mette in chiaro Antonio Tajani, precisando che l’Unione “dovrà fare ancora di più per quanto riguarda la difesa”. Bisognerà, per l’esecutivo di Roma, aumentare la spesa a livello comunitario, ma anche a livello italiano per rispettare gli impegni con la Nato. L’obiettivo minimo è il 2%, ma, sottolinea il ministro degli Esteri, “sappiamo bene che la Nato poi chiederà ancora di più”. Von der Leyen sta “recependo le nostre proposte”, rivendica.

Di “grande vittoria politica e diplomatica dell’Italia e del governo Meloni” parla Guido Crosetto, che confessa: “L’annuncio della presidente von der Leyen è sempre stata una mia vera ossessione, la necessità di scorporare le spese della difesa dal Patto di Stabilità che impone, alla Ue, e da decenni, rigide regole e vincoli di bilancio per gli Stati che ne sono membri”. Sin dall’inizio del suo mandato, ricorda il ministero della Difesa, Crosetto ha sostenuto la necessità di escludere dal Patto di Stabilità gli investimenti in sicurezza e impedire che possano intaccare o indebolire le spese dei singoli Stati in salute, istruzione, welfare. E’ un primo passo, ma non basta, avverte il titolare della Difesa. L’Italia è “pronta a fare la sua parte”, garantisce, per un’Europa “più sicura e autorevole, ma anche più salda nei suoi principi democratici e di benessere collettivo per i suoi cittadini, nel nostro continente come nel mondo”.

Lo scorporo degli investimenti in Difesa, indica Palazzo Chigi, dovrà essere seguito anche dall’istituzione di strumenti finanziari comuni. “Il Governo italiano è pronto a lavorare costruttivamente con le istituzioni europee e con gli altri Stati membri per raggiungere insieme questi importanti obiettivi, a partire dalla prossima presentazione del Libro bianco della difesa dell’Ue”.

Crosetto: “Nessun accordo, ma SpaceX ha le capacità per comunicazioni più affidabili”

Non c’è nessun contratto e nessun accordo con SpaceX, né del Governo né della Difesa. Guido Crosetto resta sulla linea di Palazzo Chigi, smentendo qualunque trattativa in corso con Elon Musk. Però, precisa il ministro rispondendo a un’interrogazione di Avs durante il Question Time, un upgrade nelle telecomunicazioni della Difesa è necessario e SpaceX ha capacità utili.

Le forze armate operano “anche a grande distanza dall’Italia e non sempre in presenza di servizi o infrastrutture adeguati”, scandisce, ricordando che nel 2024 i contingenti italiani sono stati presenti nel quadrante indo-pacifico, in Africa, Medio Oriente, Nord Europa ed Est Europa, con attività che richiedono comunicazioni affidabili e continue. In Italia questi servizi vengono erogati grazie a sistemi in orbita geostazionaria (Sicral), che sono affidabili ma, precisa, “offrono copertura geografica e banda limitate”. Per questo, la Difesa è “interessata, forse obbligata”, spiega il ministro, a integrare queste capacità con satelliti in orbita bassa, che offrono più continuità, copertura, minor tempo di latenza.

Per il momento, l’autorità per lo spazio ha dato mandato all’Asi di avviare uno studio per esplorare ogni possibile soluzione. In Europa il programma Iris 2 prevederà a regime 290 satelliti circa, con tempi di realizzazione da quantificare e si stimano a oltre il 2030. SpaceX, invece, conta oltre 7.600 satelliti in orbita bassa, con una previsione di 42mila: “E’ un operatore che possiede le capacità di servire i servizi necessari”, osserva Crosetto, che però non esclude che l’Italia possa utilizzare apparati e tecnologie proprietarie “a ulteriore tutela degli interessi nazionali”. In ogni caso, se il governo dovesse optare per soluzioni commerciali, assicura, “la difesa attiverà un tavolo tecnico dedicato”.

Intanto, le opposizioni continuano a chiedere che la premier riferisca in Parlamento sul caso Starlink. “Sia chiaro che in Italia vige ancora la democrazia parlamentare“, tuona il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, accusando le sorelle Meloni di “decidere quello che vogliono nei vertici in famiglia premiando i vari amichetti”. Ma, ribadisce Renzi, “se vogliono dare i soldi a Musk, Giorgia ci metta la faccia e venga a dire perché in Aula“.
Rinnova l’invito alla premier anche il Pd: “Venga a dirci esattamente quali sono i termini del negoziato, confermato sempre di più da voci autorevoli, qual è il costo di questa operazione, quale interesse viene spartito tra l’uomo più ricco del mondo e il nostro Paese“, afferma la capogruppo alla Camera, Chiara Braga.
Di un “mondo distopico, inimmaginabile e terrificante” parla in Aula il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi: “Meloni si accorda personalmente, senza nessuna gara pubblica, con un personaggio come Musk che insulta capi di governo e ingerisce nei processi democratici di altri Paesi, per la gestione della sicurezza delle comunicazioni e dei dati dei cittadini italiani“, denuncia.
Per Nicola Fratoianni Crosetto omette la questione fondamentale: “In materia di infrastrutture strategiche, in materia di sicurezza nazionale e in materia di difesa, l’affidamento di uno Stato sovrano e sottoposto al controllo democratico a un monopolista privato, chiunque esso sia, è un gigantesco problema politico“. La soluzione, per l’esponente di Avs, passa per la richiesta che l’Europa acceleri e investa di più, perché siano autonomi i proprietari e pubbliche le infrastrutture strategiche.