Manovra, scintille in commissione ma il governo tira dritto: “Il Superbonus è un’allucinazione”

Le opposizioni chiedono a gran voce un confronto e Giancarlo Giorgetti non si sottrae, presentandosi in commissione Bilancio per dare spiegazioni sulla legge di Bilancio 2024. Ma soprattutto sul ‘no’ al Mes in Parlamento e sul ‘sì’ alla riforma del Patto di stabilità in Europa. Il ministro dell’Economia sceglie la linea dura, ascolta poi contrattacca. Rivendicando tutte le scelte compiute, a partire da quelle degli unici emendamenti passati in Senato in prima lettura, a firma dell’esecutivo: “Hanno portato un miglioramento di tutti i saldi di finanza pubblica”.

Altro passaggio delicato è il Ponte sullo Stretto, con la decisione di spostare una parte delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione destinate a Calabria e Sicilia per assegnarle alla realizzazione dell’opera. Giorgetti ne parla quasi subito, ma parte con un approccio soft: “Abbiamo mantenuto l’impianto originario, non mi sono perso in quelle piccole situazioni che in qualche caso evidentemente suscitano curiosità. E’ stata modificata solo la spalmatura sulle annualità”. Poi, però, il tono sale di intensità politica: “Non trovo per nulla scandaloso che alcune Regioni, soprattutto quelle interessate, contribuiscano alla realizzazione dell’opera”.

Altro capitolo delicato è il Superbonus, misura varata negli anni del governo giallorosso M5S-Pd e oggi di fatto archiviato dall’esecutivo di Giorgia Meloni. La questione è nota: oltre ad una parte di opposizioni, c’è anche un pezzo di maggioranza (Forza Italia) a non rassegnarsi all’idea che la serranda sul provvedimento venga tirata giù di colpo. Pd e M5S (in particolare) chiedono di ripristinarla, mentre gli azzurri sono disposti anche ad accettare una prorogare per chi ha già completato parte di lavori di riqualificazione energetica nel 2023.

Purtroppo per loro, il muro resta alto: “I dati degli ultimi mesi sul Superbonus dicono che, dal punto delle uscite di finanza pubblica, vanno peggio rispetto alla Nadef”, mette subito in chiaro Giorgetti. Riconoscendo che “il Parlamento deciderà, ma per quanto riguarda il ministro dell’Economia, in cuor mio so quale il limite entro il quale non si può andare e lo proporrò al Cdm”. Anche in questo caso, l’affondo arriva qualche secondo dopo. Dopo aver confermato di definire il 110% “radioattivo” , rincara la dose: “Tutti quanti noi ci lamenteremo al momento in cui entreremo l’anno prossimo al 70% delle detrazioni” ma “quello che a noi da dentro sembra poco, visto da fuori è tantissimo”. Ragion per cui “dico che dobbiamo uscire da questa allucinazione vissuta negli ultimi anni in cui tutto ci sembra dovuto. Quando fai debito lo paghi, e caro. Sono soldi sottratti alle famiglie italiane”.

Ovviamente non ci stanno le opposizioni: “Giorgetti in commissione Bilancio si attacca a tutto per cercare un alibi ad una Manovra ingiusta e senza prospettive”, commenta la capogruppo Pd a Montecitorio, Chiara Braga. Per il M5S, invece, “paragonare una misura che ha generato valore economico, occupazione e maggiori entrate fiscali all’Lsd definisce bene il personaggio, lo stesso che da un anno parla di buchi di bilancio immaginari senza fornire numeri e soprattutto senza approntare correzioni”.

Forza Italia tenta invece una mediazione, facendo sapere al ministro di stare “stimolando a trovare una soluzione per il comparto edilizia sul Superbonus, su cui non c’è contrarietà degli alleati ma solo una criticità riguardo la copertura economica”, spiega il portavoce nazionale, Raffaele Nevi. Magari con una proroga (anche di due o tre mesi) per chi ha già completato lavori oltre il 70%, come sostiene anche il segretario nazionale, Antonio Tajani.

Giorgetti per ora vuole portare a casa il risultato senza brutte sorprese e per il futuro spiega che “buona parte della possibilità di crescita di questo Paese dipende da come riusciamo a spendere le importanti risorse del Pnrr e della componente RePowerEu, che deve essere considerata a tutti gli effetti come parte integrante della legge di Bilancio a favore delle imprese”. Inoltre, “le previsioni e le correzioni della Nadef sono coerenti con quello che è previsto dal nuovo Patto di stabilità”, quindi “non sono previste manovre diverse o aggiuntive”. La legge di bilancio compirà, quindi, il suo ultimo giro di boa alla Camera come previso. Il testo è atteso in aula oggi, ma è praticamente scontato che il governo porrà la questione di fiducia per chiudere la partita entro la serata di venerdì 29 dicembre. Le polemiche, invece, quasi sicuramente non se le porterà via il voto.

Confagricoltura: “Serve un Piano straordinario per il settore, investire in innovazione”

Per alimentare il trend positivo del comparto agricolo e agroalimentare bisogna puntare in alto investendo. E’ quanto emerge dall’assemblea invernale 2023 di Confagricoltura. “L’agricoltura sta vivendo una stagione straordinaria“, spiega il presidente, Massimiliano Giansanti: “Da una parte abbiamo una ripresa sull’importanza della strategicità, sui temi della sovranità alimentare, dall’altra le sfide mondiali, se pensiamo alla nuova geopolitica del cibo, perché ci sono i progressi fatti dal Brasile, dagli Usa, dalla Cina, le nuove coltivazioni di olivicoltura in Arabia Saudita“. Tutto questo, sottolinea ancora il numero uno della confederazione, “deve farci pensare che il settore deve continuare a investire, a investire sull’innovazione e per fare questo serve un Piano straordinario per l’agricoltura“.

Del resto, la filiera agroalimentare, dalle imprese alla ristorazione, “è arrivata a incidere per il 16% sulla formazione del Pil“, ma “tenendo anche conto dei mezzi tecnici per la produzione agricola, si sale oltre il 20 percento“, elenca ancora Giansanti, ricordando che “sono 1, 4 milioni i posti di lavoro assicurati” e “le potenzialità di crescita rilevanti“. Numeri importanti, che necessitano di un programma a lungo termine, che vada oltre gli interventi previsti dal Pnrr che, arrivati a questo punto, hanno un orizzonte temporale (il 2026) limitato, per le ambizioni del comparto. Fortissimo anche nell’export: “Il Made in Italy agroalimentare ha toccato il massimo storico di 60 miliardi di euro e continua a salire, nonostante le difficoltà innescate dall’inflazione e dal rallentamento dell’economia in Europa e nel mondo“, ricorda il numero uno di Confagricoltura. Che prosegue con altri dati: “Dal 2013 al 2022 la quota italiana sulle esportazioni totali della Ue verso i Paesi terzi è passata dal 9,5 all’11,3%, La Francia è scesa dal 19,2 al 17,2 percento“.

Un aspetto sottolineato anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento: “L’Ue è il primo esportatore globale di prodotti agroalimentari e, in essa, Italia e Francia si contendono il primo posto. E’ parte del soft power europeo“. Non solo, per il capo dello Stato l’Italia “può giocare d’iniziativa a tutto campo; in una stagione che vede, insieme, alimentazione, tutela dell’eco-sistema, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali“. Ma per questo “è necessario rendere tutti consapevoli di quanto centrale sia oggi l’agricoltura“.

Anche a livello europeo è importante adeguare le normative alle sfide del nostro tempo. Ne è convinta la premier, Giorgia Meloni, che nel suo intervento video sottolinea come “il comparto agroalimentare italiano è tante cose messe insieme: identità, territorio, qualità, sostenibilità, innovazione, sviluppo“. Ecco perché il governo “fin dall’insediamento ha lavorato per valorizzare le nostre filiere, stimolare la produzione nazionale, difendere il nostro modello agroalimentare, la nostra biodiversità, i cibi di qualità dall’omologazione e dall’impoverimento“. Infatti, il capo del governo rivendica il successo sullo stop al cibo sintetico: “Siamo la prima nazione al mondo ad averlo fatto e siamo orgogliosi di poter essere un modello da seguire anche su questo“.

Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza anche il vicepremier, Matteo Salvini, che chiede all’Ue norme più corrispondenti alla realtà e rilancia il tema del nucleare come elemento per il futuro. A patto, però, che ci siano le centrali in Italia, perché “svilupparlo senza averle, sarebbe… azzardato“. Sul tema si pronuncia anche l’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, che promuove la bozza di conclusioni della Cop28 nel passaggio favorevole proprio al nucleare: “E’ l’unica soluzione che abbiamo di fronte, nel breve, medio e lungo periodo per ridurre le emissioni di Co2, gradatamente, e avere anche una politica sociale non soltanto una politica di lotta al cambiamento climatico, permettendo l’autosufficienza energetica“. A proposito di energia, “se oggi il settore agricolo concorre per quasi il 10% sulla produzione elettrica totale da fonti rinnovabili, è in gran parte merito dei nostri imprenditori, è giusto riconoscerlo“, sottolinea Giansanti.

L’agricoltura è “pilastro della nostra economia, facendo dell’Italia la terza economia agricola europea e seconda, dopo la Francia, per valore aggiunto“, dice poi il ministro delle Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo videomessaggio. Dimostrando un’attenzione, da parte del governo, confermata dal responsabile del Masaf, Francesco Lollobrigida: “Stiamo lavorando, in Italia e nei consessi europei, per aumentare i fondi al settore“, garantisce il ministro dell’Agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste. Che ricorda: “Abbiamo chiesto sostegno maggiori alla Pac e una previsione chiara di quelle che dovranno essere i nuovi ingressi in Europa, perché se da una parte siamo convintissimi della necessità di aggregare intorno all’Ue altri Stati, a cominciare dall’Ucraina, sappiamo bene quale possano essere i rischi per i nostri agricoltori se non vi è una pianificazione in grado di sostenere il nostro modello produttivo e i nostri agricoltori con nazioni che hanno costi di produzione più bassi ed estensioni territoriali più ampie“. Un discorso che si sposa perfettamente con la visione di Confagricoltura, che infatti indica quelle che dovrebbero essere le priorità del prossimo Parlamento Ue e della nuova Commissione europea dal 2024: “Bilancio pluriennale dopo il 2027 e una nuova riforma della Politica agricola comune”. La nuova Ue dovrà ripartire da lì.

Cdm approva nuovo dl Energia da 27,4 miliardi. Non c’è la proroga del mercato tutelato

A pochi giorni dall’approvazione definitiva in Parlamento del decreto varato nello scorso mese di settembre, il Consiglio dei ministri vara un nuovo dl Energia. Avanti sulle rinnovabili e sulla decarbonizzazione delle aziende gasivore ed energivore. Avanti sull’approvvigionamento, con la norma che sblocca i rigassificatori di Gioia Tauro e Porto Empedocle. Non c’è la proroga del mercato tutelato, ma non è una novità: il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, lo aveva anticipato la scorsa settimana, parlando di uno spacchettamento degli utenti, in modo da tutelare i fragili.

Una scelta che fa saltare sulla sedia l’opposizione. “È davvero sconcertante l’atteggiamento di questo governo che, su un tema come il mercato tutelato, fa orecchie da mercante e gioca a scarica barile“, tuona Annalisa Corrado, responsabile Ambiente nella segreteria Pd. E annuncia una conferenza stampa sul tema al Nazareno con la segretaria Elly Schlein, Pierluigi Bersani, la capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e Antonio Misiani. I deputati M5S in commissione Attività Produttive della Camera bollano la mancata proroga come “furia cieca verso le famiglie” e Luana Zanella, capogruppo di Avs a Montecitorio, avverte: “Famiglie e imprese si preparino al salasso voluto da una destra pericolosa e irresponsabile“.

Il titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo rivendica però lo sforzo fatto per un decreto che definisce “molto variegato“, con una serie di misure riconducibili a “una solida e pragmatica visione energetica”. Si liberano, scandisce, “le grandi potenzialità del Paese“, per renderlo “riferimento nel Mediterraneo sulle rinnovabili“.

Il provvedimento vale 27,4 miliardi di investimenti: “Vogliamo sostenere famiglie e imprese, per renderle ancor più protagoniste di una transizione bilanciata e realistica”, spiega Pichetto.

C’è il sostegno all’eolico offshore nel Mezzogiorno, con l’individuazione di due porti del Sud per sviluppare investimenti nel settore, funzionali a ospitare piattaforme galleggianti, da individuare dopo le manifestazioni di interesse.

Si sostengono i settori produttivi impegnati nel percorso di decarbonizzazione, “fornendo ad esempio importanti risposte per migliaia di imprese a forte consumo di energia elettrica e gas“, afferma Pichetto. Al via anche un nuovo studio per valorizzare la filiera della cattura e stoccaggio di carbonio. Per accelerare sullo sviluppo delle rinnovabili verso gli obiettivi 2030, si spingono le Regioni a realizzare impianti fotovoltaici in aree idonee con un fondo per opere compensative. Il fondo, per Regioni e Province Autonome, ammonta a 350 milioni l’anno fino al 2032.

Il provvedimento adotta poi un sistema di incentivazione a installare impianti a fonti rinnovabili rivolto a circa 3.800 imprese a forte consumo di energia elettrica come quelle della chimica, del vetro e del tessile, che potranno vedersi anticipare dal GSE gli effetti della realizzazione di questi impianti, da restituire nei successivi venti anni.

Approviamo inoltre una norma per considerare di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, le opere per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquido on-shore, nonché le infrastrutture connesse: una norma importante per impianti come Porto Empedocle e Gioia Tauro“, precisa. Avanti anche sul geotermoelettrico e sul bioetanolo, sul teleriscaldamento.

Un portale digitale raccoglierà dati e informazioni sullo sviluppo della rete elettrica nazionale. Gli enti territoriali potranno infine autocandidarsi a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. “Un passo necessario – insiste il ministro – per accelerare i tempi di individuazione di un’area di cui il Paese ha forte bisogno”.

Pnrr, ok Ue a quarta rata e RePowerEu. Meloni esulta: “21 miliardi, una seconda manovra”

Era nell’aria, ma ora è ufficiale. La Commissione approva le modifiche presentate dal governo al Pnrr italiano legato alla quarta rata e, contestualmente, anche il capitolo aggiuntivo del RePowerEu. Proprio il documento strategico per l’indipendenza energetica, secondo Bruxelles, “copre in modo completo i sei pilastri dello strumento” di rilancio economico, vale a dire transizione verde, trasformazione digitale, crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, sanità e resilienza economica, sociale e istituzionale e politiche per le generazioni future.

Ci sono anche altre novità legate al RePower, perché “aumenta di dimensioni” in termini di risorse, spiega il ministro titolare del dossier, Raffaele Fitto, passando dai 2,7 miliardi di euro iniziali a 2,88 miliardi grazie all’aggiunta di “una piccola unità di calcolo di altri 100 milioni di euro”; e aumenta come contenuti: “Ora esistono sette nuove riforme che si aggiungono alle cinque già previste”. Il surplus, però, non avrà effetti immediati. “Non cambia l’importo della quarta rata” da 16,5 miliardi di euro, chiarisce l’esecutivo comunitario: “Le modifiche del totale da destinare all’Italia riguardano gli importi dalla quinta rata in poi”.

La sostanza comunque non cambia, perché tirando le somme, il governo “mette a disposizione della crescita economica italiana altri 21 miliardi di euro”, in pratica “una seconda manovra economica in gran parte destinata allo sviluppo e alla competitività del tessuto produttivo italiano”, dice la premier, Giorgia Meloni, alle associazioni datoriali, convocate a Palazzo Chigi per illustrare la legge di Bilancio 2024. “Abbiamo lavorato a una manovra consapevoli che parallelamente stavamo trattando con la Commissione europea la revisione del Pnrr”, spiega ancora la presidente del Consiglio. Lasciando intendere che la strategia dell’esecutivo è sempre stata quella di viaggiare su un doppio binario: “Abbiamo verificato le criticità e le abbiamo superate, abbiamo fatto in modo che tutti i soldi del Pnrr venissero spesi nei tempi e quindi abbiamo concentrato le risorse sulla crescita e la modernizzazione della nazione e mi pare che il risultato, sul quale in pochi scommettevano, dice che non era una scelta sbagliata”, rivendica ancora Meloni. Che ringrazia Bruxelles: “La Commissione è stata sicuramente rigida per certi versi, ma molto aperta alla possibilità che queste risorse fossero spese nel migliore dei modi”.

Entrando nel concreto, ci sono “12,4 miliardi di euro assegnati al sistema delle imprese, 6,3 miliardi alla transizione 5.0, 320 milioni per il supporto alle pmi per l’autoproduzione di energia e fonti rinnovabili e 2 miliardi per i contratti di filiera in agricoltura”, elenca Fitto. E ancora: “2,5 miliardi di euro per il supporto al sistema produttivo, 850 milioni di euro per il parco agrisolare e 308 milioni per il fondo tematico per il turismo”. Inoltre, “un’altra proposta molto qualificante è quella della rimodulazione, d’intesa con la struttura commissariale, di 1,2 miliardi destinati nella gestione destinati all’alluvione in Emilia-Romagna, Marche e Toscana. Esistono poi investimenti per 5,2 miliardi sul fronte delle reti delle Infrastrutture, 1,8 miliardi per la realizzazione e il rafforzamento strategico delle reti elettriche e del gas, oltre 1 miliardo agli interventi per la perdita e la riduzione idrica, oltre 1,1 miliardi per l’acquisto di nuovi treni ad emissioni ridotte, 400 milioni per l’elettrificazione delle banchine portuali e 920 milioni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la realizzazione di nuove scuole”.

Nella rimodulazione ci sono anche “1,380 miliardi destinati alle famiglie a basso reddito per l’efficientamento energetico e l’edilizia abitativa”. Fitto assicura che “nei prossimi giorni definiremo gli ultimi aspetti per giungere alla definizione del pagamento della quarta rata del Pnrr entro il 31 dicembre”, stessa data entro cui il governo è convinto di poter “raggiungere i target della quinta rata” e quindi “fare la richiesta di pagamento”.

A esultare è tutta la squadra di Meloni. “Con la riprogrammazione del Pnrr sono ulteriori 12,4 i miliardi per le imprese, di cui quasi 10 miliardi sui progetti del Mimit”, dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che vede lievitare al 30% la quota di fondi per il suo dicastero. “Quasi 10 miliardi che si aggiungono ai 19 miliardi già assegnati e agli 8 del fondo complementare, per un totale di 37 miliardi in dotazione al Mimit – riepiloga Urso -. Risorse decisive per sostenere la competitività del sistema produttivo. Destineremo così altri 6.4 miliardi a transizione 5.0 per un totale di 13,3 miliardi per l’innovazione tecnologica tra fondi Pnrr e nazionali (6.8 miliardi) già in Bilancio nel biennio 2024/2025“.

Meloni: “Su governace Ue passi avanti, ma insufficienti. Escludere le transizioni”

Zagabria, Europa. Forse di quella con la visione che Giorgia Meloni sente più vicina alla sua. Dalla Croazia, al termine dell’incontro bilaterale con il primo ministro della Repubblica croata, Andrej Plenković, la premier torna a lanciare messaggi alle istituzioni continentali, mentre la partita del negoziato sulla nuova governance è più o meno alla metà del tempo regolamentare. Parole decisamente chiare, quelle della presidente del Consiglio: “Mi pare che dei passi avanti si facciano, ma per per quello che riguarda l’Italia sono ancora insufficienti, quindi bisogna lavorare molto di più”.

Meloni spinge sul fatto che “il ritorno ai vecchi parametri, che scatterebbero molto presto, sarebbe esiziale per la nostra economia”. Tradotto, se dal 1 gennaio del prossimo anno si ritornasse ai vincoli pre-pandemia del Patto di stabilità e crescita, il tetto del 3% del rapporto tra Deficit e Pil difficilmente verrà raggiunto. Molto probabilmente, non solo dal nostro Paese. Ma questo Meloni non può saperlo, né può dirlo. Il capo del governo italiano si ‘limita’ a ricordare che “il tema delle nuove regole della governance è fondamentale per l’agenda strategica Ue”, perché “se pensiamo di poter rafforzare la nostra competitività, il nostro ruolo strategico senza adeguare le regole alle strategie che ci diamo, rischiamo di sembrare miopi”.

La premier ribadisce un concetto già espresso molte volte: “Siamo impegnati a portare avanti delle transizioni che sono scelte strategiche per rafforzare la competitività del continente: penso alla transizione verde e alla transizione digitale, così come, all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina, ci siamo resi conto del fatto che anche il tema difesa necessitava di un rafforzamento”. Ergo: “E’ evidente che gli investimenti fatti su queste materie devono essere presi in considerazione nel momento in cui si discute la governance, altrimenti è come se indicassimo una strategia e contemporaneamente la facessimo pagare alle nazioni virtuose nel realizzarla. Questo sarebbe miope”.

Intanto, a proposito di transizione energetica, dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica arrivano buone notizie. Perché c’è il via libera ad uno stanziamento di 502 milioni di euro per promuovere, nel triennio 2024-2026, la ricerca e lo sviluppo di tecnologie energetiche innovative a zero emissioni di carbonio. Questo è il target che si pone il decreto firmato dal ministro, Gilberto Pichetto, che fissa le linee di attività e le modalità attuative del programma internazionale ‘Mission Innovation‘ a cui l’Italia aderisce insieme ad altri 24 Paesi. “Il nostro impegno per sostenere la transizione energetica del Paese si rafforza ulteriormente con un consistente aumento di risorse pubbliche dedicate al sostegno della ricerca e dell’innovazione di tecnologie pulite per contenere le emissioni climalteranti”, commenta il responsabile del Mase. Che poi conclude: “Andiamo avanti su questa strada con convinzione e pragmatismo per arrivare con ancora maggiore determinazione al negoziato della Cop 28 di Dubai”.

Piano Mattei, in Cdm arriva il decreto sulla governance con cabina di regia e struttura di missione

di Dario Borriello

La partita entra nella fase caldissima. Domani, 3 novembre, alle ore 11, in Consiglio dei ministri arriverà il decreto legge che definisce la governance del Piano Mattei, il progetto su cui il governo, e la premier Giorgia Meloni, puntano per ampliare la cooperazione con l’Africa e fare dell’Italia l’hub energetico d’Europa, favorendo lo sviluppo delle popolazioni locali per frenare i flussi migratori dal sud del Mediterraneo. Gli obiettivi del Piano, infatti, sono quelli di costruire un “nuovo partenariato tra Italia e Stati del continente africano, volto a promuovere uno sviluppo comune, sostenibile e duraturo, nella dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza“.

Sono diversi anche gli ambiti di intervento. Dalla cooperazione allo sviluppo alla promozione delle esportazioni e degli investimenti, l’istruzione e formazione professionale, la ricerca e innovazione, la salute, l’agricoltura e sicurezza alimentare, l’approvvigionamento e sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, incluse quelle idriche ed energetiche, ma anche la tutela dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici, l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, anche digitali, nonché la valorizzazione e sviluppo del partenariato energetico anche nell’ambito delle fonti rinnovabili, il sostegno all’imprenditoria, in particolare a quella giovanile e femminile. Il governo, però, allo stesso tempo intende promuovere l’occupazione sul territorio africano, anche per prevenire e contrastare l’immigrazione irregolare.

Il Piano Mattei prevede, poi, “strategie territoriali riferite a specifiche aree del continente africano, anche differenziate a seconda dei settori di azione“, e avrà una durata quadriennale, con possibilità di rinnovo e aggiornamento “anche prima della scadenza“.

Per portare avanti il progetto sarà istituita una cabina di regia, guidata dal presidente del Consiglio e composta dal ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con funzioni di vicepresidente, e dagli altri ministri, oltre al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dal direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, dai presidenti dell’Ice-Agenzia italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, di Cassa depositi e prestiti e Sace. Inoltre, ne faranno parte i rappresentanti di imprese a partecipazione pubblica, del sistema dell’università e della ricerca, della società civile e del terzo settore, rappresentanti di enti pubblici o privati, esperti nelle materie trattate, individuati con un Dpcm che sarà varato entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Per assicurare “supporto al presidente del Consiglio dei ministri per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e coordinamento dell’azione strategica del governo” sul Piano Mattei verrà istituita, sempre presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, anche una struttura di missione, alla quale è preposto un coordinatore, articolata in due uffici di livello dirigenziale generale, compreso quello del coordinatore, e in due uffici di livello dirigenziale non generale, il cui coordinatore sarà individuato tra gli appartenenti alla carriera diplomatica. Alla sdm è assegnato pure un contingente di esperti e avrà a disposizione risorse annue per 500mila euro.

Altro punto importante del decreto è la relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei, che il governo dovrà trasmettere alle Camere (con l’ok della cabina di regia) entro il 30 giugno di ogni anno.

Manovra, dal Ponte sullo Stretto al bonus elettrico, inflazione e agricoltura: le misure principali

Dopo giorni di attesa, la legge di Bilancio riceve la bollinatura della Ragioneria di Stato e la firma sull’autorizzazione alla presentazione alle Camere da parte del presidente della Repubblica. Dunque, ora il testo è ufficiale, in attesa ovviamente che passi il vaglio del Parlamento, anche se nel vertice di maggioranza tenuto ieri a Palazzo Chigi con la premier, Giorgia Meloni, le forze che sostengono il governo hanno deciso di non presentare alcuna proposta di modifica per accelerare l’iter. Di seguito i provvedimenti principali della Manovra 2024, composta da 109 articoli.

BONUS ELETTRICO – Proroga del bonus sociale elettrico anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2024. La copertura di spesa è di 200 milioni, che saranno trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali.

CARO SPESA – Contro l’inflazione dei beni di prima necessità, il provvedimento prevede nuove risorse per la carta ‘Dedicata a te‘ per chi ha un Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il Fondo viene rifinanziato nel 2024 con 600 milioni di euro. Inoltre, “in considerazione del permanere di condizioni di disagio sociale ed economico”, il Fondo per la distribuzione delle derrate alimentari alle persone indigenti viene inoltre incrementato di 50 milioni di euro.

ASSICURAZIONI CONTRO EVENTI CALAMITOSI – Le imprese sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni agli immobili direttamente cagionati da calamità naturali e catastrofi su territorio nazionale, come i sismi, le alluvioni, le eruzioni vulcaniche, i fenomeni di bradisismo, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L’eventuale scoperto o franchigia nei contratti per “l’adempimento dell’obbligo di assicurazione” non potrà essere superiore al 15% del danno. Il rifiuto o l’elusione dell’obbligo a contrarre l’assicurazione è punito con una multa da 200mila a un milione di euro, irrogate tramite Ivass.

PONTE SULLO STRETTO – Per consentire l’approvazione da parte del Cipess entro il 2024 del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, è autorizzata la spesa complessiva di 11,630 miliardi di euro: 780 milioni per il 2024, 1.035 milioni per il 2025, 1.300 milioni per il 2026, 1.780 milioni per il 2027, 1.885 milioni per il 2028, 1.700 milioni per il 2029, 1.430 milioni per l’anno 2030, 1.460 milioni per l’anno 2031 e 260 milioni per il 2032. Entro il 30 giugno di ogni anno e fino all’entrata in esercizio dell’opera, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti presenta informativa al Cipess sulle iniziative intraprese ai fini del reperimento di fonti di finanziamento diverse da quelle a carico del bilancio nazionale a copertura dei costi di realizzazione.

VULNERABILITA’ SISMICA EDIFICI PUBBLICI – E’ istituito, presso il Mef, per poi essere trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo per il finanziamento di un ‘Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici‘, con una dotazione con una dotazione totale di 285 milioni, di cui 45 per il 2024, poi 60 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028. Inoltre, con decreto del ministro per la Protezione civile e le politiche del mare è istituita la Cabina di coordinamento per la mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica, presieduta congiuntamente dal Capo del Dipartimento Casa Italia e dal Capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e composta da rappresentanti dei ministeri dell’Economia, della Giustizia, dell’Interno, della Difesa, della Cultura, dell’Istruzione e del merito, dell’Università e della ricerca, delle Infrastrutture e dei trasporti e della Salute, nonché dell’Agenzia del demanio, della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e dell’Upi.

RICOSTRUZIONI POST CALAMITA’ – L’articolo 72 prevede è dedicato alle misure per garantire la prosecuzione delle attività amministrative delle strutture commissariali e degli uffici speciali per la ricostruzione. Tra queste ci sono la la proroga dei contratti stipulati dai comuni del cratere sismico del 2009, in deroga alla normativa vigente in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le Amministrazioni Pubbliche, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 1,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Inoltre, il termine di scadenza dello stato di emergenza per gli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 viene prorogato, per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024 ed è autorizzata la spesa di 12,2 milioni per il 2024 per le spese relative al funzionamento, all’assistenza tecnica, all’assistenza alla popolazione, al contributo di autonoma sistemazione e a interventi sostitutivi per gli eventi sismici che hanno colpito i territori dell’Emilia-Romagna nel 2012.

TERRENI E PARTECIPAZIONI NEGOZIATE – Le rideterminazioni dei valori di acquisto si applicano anche per le partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio 2024. Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 giugno 2024. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 giugno 2024. Inoltre, sui valori di acquisto delle partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola rideterminati, le aliquote delle imposte sostitutive sono pari entrambe al 16% e l’aliquota è aumentata al 16 percento.

SOSTEGNO A PMI ORTOFRUTTICOLE – L’Ismea è autorizzato a erogare prestiti cambiari in favore delle Pmi agricole del settore ortofrutticolo per un massimo pari al 50% dell’ammontare dei ricavi registrati nel 2022 dall’impresa richiedente e, comunque, non superiore a 30mila euro, con inizio del rimborso dopo 24 mesi dalla data di erogazione e durata fino a 5 anni.

IMPRESE – Per il finanziamento dei contratti di sviluppo, relativi ai programmi di sviluppo industriale, è autorizzata la spesa complessiva di 190 milioni di euro per il 2024 e di 210 milioni per il 2025. Il Mimit può impartire al soggetto gestore direttive specifiche per l’utilizzo delle risorse, per sostenere la realizzazione di particolari finalità di sviluppo. Per assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese, poi, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 100 milioni di euro per il prossimo anno e la a dotazione del Fondo per la crescita sostenibile aumenta di 110 milioni di euro per il 2024 e di 220 milioni per l’anno 2025.

MALATTIA ‘GENTE DI MARE‘ – Dal 1 gennaio 2024 si riduce al 60% della retribuzione l’indennità giornaliera in caso di malattia dei lavoratori cosiddetti ‘gente di mare‘, ovvero i marittimi. Nel caso in cui la malattia capiti nei primi trenta giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, l’indennità giornaliera è calcolata dividendo l’ammontare della retribuzione percepita nel periodo di riferimento per il numero dei giorni retribuiti.

TAGLIO CUNEO FISCALE – Proroga del taglio del cuneo fiscale per il prossimo anno. In via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, per i rapporti di lavoro dipendente è riconosciuto un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di 6 punti percentuali a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. L’esonero di cui al primo periodo, viene specificato, è incrementato, senza effetti sul rateo di tredicesima, di un ulteriore punto percentuale, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 1.923 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. “Tenuto conto dell’eccezionalità della misura di cui al presente comma, resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche“.

EMERGENZE AGRICOLTURA – Per le situazioni di crisi di mercato nel settore agricolo, agroalimentare, zootecnico e della pesca generate da eventi non prevedibili, è istituito presso il Masaf un Fondo per la gestione delle emergenze finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese che operano in questi settori, con una dotazione totale di 270 milioni di euro, suddivisi in 90 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026. Con uno o più decreti del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il ministro dell’Economia, previa intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definite le condizioni di crisi, i beneficiari, i criteri e le modalità di erogazione delle risorse.

OPERE PNRR AFFIDATE A FS –E’ autorizzata la spesa complessiva di 350 milioni di euro, di cui 150 milioni per l’anno 2024 e 200 milioni per l’anno 2025” recepite “nel prossimo aggiornamento del Contratto di programma parte Investimenti sottoscritto con Rfi” per “interventi finanziati anche in parte a valere sulle risorse previste dal Pnrr, affidati a contraente generale dalle società del gruppo Ferrovie dello Stato e in corso di esecuzione alla data del 1 giugno 2021“. Inoltre, l’autorizzazione di spesa “per l’accelerazione degli interventi finalizzati alla promozione del trasporto con caratteristiche di alta velocità e alta capacità (Av/Ac) sulla linea ferroviaria adriatica, anche al fine dell’inserimento nella rete centrale (Core Network) della Rete transeuropea di trasporto Ten-T”, è “ridotta di 150 milioni di euro per l’anno 2024 e di 200 milioni di euro per l’anno 2025“, ma entro 30 giorni dall’entrata in vigore della manovra, dovrà essere “nominato un Commissario straordinario per la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione degli interventi“, che per “il coordinamento e la realizzazione degli interventi può nominare fino a due sub-commissari“. A tutti e tre, però, “non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti“.

GARANZIE GREEN – Sace è abilitata a rilasciare, fino al 31 dicembre 2029, garanzie connesse a investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese. Le garanzie sono concesse per una durata massima di 25 anni e per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70 per cento, ovvero il 60 per cento, ove rilasciate in relazione a fideiussioni, garanzie e altri impegni di firma, che le imprese sono tenute a prestare per l’esecuzione di appalti pubblici e l’erogazione degli anticipi contrattuali ai sensi della pertinente normativa di settore, ovvero il 50 per cento nel caso di esposizioni di rango subordinato.

Piano Mattei, un mese al ‘D-Day’. Meloni: “In dirittura d’arrivo norma sulla governance”

Manca un mese al ‘D-day‘. Le lancette dell’orologio corrono veloci verso l’appuntamento del 5-6 novembre, quando a Roma si riunirà il vertice Italia-Africa: è quella la data indicata dalla premier, Giorgia Meloni, per la presentazione ufficiale del Piano Mattei a cui sta lavorando il suo governo da mesi e che dovrebbe portare il nostro Paese a diventare l’hub europeo del gas, ma anche di rinnovabili e idrogeno verde.

Al momento si conoscono le linee guida: un approccio non predatorio verso il continente africano, con accordi bilaterali da chiudere con i Paesi africani con alto potenziale energetico, per uno sviluppo delle infrastrutture da lasciare per l’80% sui territori di origine, con investimenti che creino lavoro e benessere per i cittadini dell’Africa, evitando così che fame, carestie e cambiamenti climatici impongano esodi di massa. In cambio, l’Italia diverrebbe la porta d’ingresso di una parte consistente degli approvvigionamenti di energia per il Nord Europa.

Un progetto ambizioso, sul quale la diplomazia è a lavoro su più tavoli. Quelli con i governi degli Stati africani e quelli con i partner Ue. C’è, però, una novità. A confermarla è la stessa Meloni, a margine dei lavori del summit della Comunità politica europea a Granada: “Siamo in dirittura d’arrivo con una norma sulla governance di questo nostro Piano”. La premier non si sbilancia, ma non è difficile ipotizzare che possa essere creata una cabina di regia apposita, che gestisca i vari negoziati sotto la guida della stessa presidente del Consiglio. I testi, comunque, saranno portati anche in Parlamento e all’attenzione delle istituzioni europee. Perché “per essere efficace” il Piano Mattei ha bisogno “di un’Europa che ci creda nel suo complesso. Da soli non possiamo risolvere tutti i problemi del continente”.

Dalle indiscrezioni circolate in questi mesi, non è escluso che il progetto possa includere anche un capitolo dedicato al reperimento delle materie prime critiche, di cui alcune zone dell’Africa sono ricche. Per i dettagli, però, toccherà attendere ancora qualche settimana, mentre Meloni e il suo governo continuano a tessere la tela del Piano Mattei.

Mattarella: “Napolitano ha interpretato con fedeltà alla Costituzione il ruolo di garante”

La scomparsa del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha suscitato il commosso ricordo di istituzioni e politica, nazionale e internazionale.

A partire dal suo successore al Quirinale, Sergio Mattarella: “La sua morte mi addolora profondamente e, mentre esprimo alla sua memoria i sentimenti più intensi di gratitudine della Repubblica, rivolgo ai familiari il cordoglio dell’intera nazione”, dichiara il capo dello Stato. Aggiungendo: “Nella vita di Giorgio Napolitano si specchia larga parte della storia della seconda metà del Novecento, con i suoi drammi, la sua complessità, i suoi traguardi, le sue speranze. Dalla frequentazione, negli anni giovanili, dello stimolante ambiente culturale napoletano, all’adesione alla causa antifascista e del movimento comunista, all’impegno per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle classi sociali subalterne, sino poi alla convinta opera europeistica e di rafforzamento dei valori delle democrazie, il presidente Napolitano ha interpretato significative battaglie per lo sviluppo sociale, la pace e il progresso dell’Italia e dell’Europa”.

Mattarella ricorda che è stato “membro del Parlamento europeo, e presidente della sua commissione Affari costituzionali, promosse il rafforzamento delle istituzioni comunitarie per un’Europa sempre più autorevole e unita. Eletto alle più alte magistrature dello Stato, presidente della Camera dei deputati, Senatore a vita, Presidente della Repubblica per due mandati, ha interpretato con fedeltà alla Costituzione e acuta intelligenza il ruolo di garante dei valori della nostra comunità, con sentita attenzione alle istanze di rinnovamento presenti nella società. Votato alla causa dei lavoratori, inesauribile fu la sua azione per combattere la spirale delle morti sul lavoro”.

Papa Francesco ha inviato un telegramma alla famiglia di Napolitano, indirizzata alla vedova, Clio Bittoni: “La scomparsa di Napolitano ha suscitato in me sentimenti di commozione e al tempo stesso di riconoscenza per questo uomo di Stato che, nello svolgimento delle sue alte cariche istituzionali, ha manifestato grandi doti di intelletto e sincera passione per la vita politica italiana, nonché vivo interesse per le sorti delle nazioni“. Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, a nome dell’Episcopato, tributa un saluto e una preghiera per un “uomo delle Istituzioni“, che “ha accompagnato il Paese in passaggi storici complessi.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una nota esprime “cordoglio, a nome del governo italiano, per la scomparsa”, rivolgendo alla famiglia “un pensiero e le più sentite condoglianze”.

Con la morte di Napolitano “l’Italia perde uno straordinario testimone della nostra storia repubblicana”, scrive in una nota il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Che ricorda: “Quando ero ministro della Difesa aveva stabilito con me, da capo supremo delle Forze Armate, un forte rapporto di collaborazione e io mai ho celato le mie simpatie personali nei suoi confronti, nonostante avessimo posizioni politiche ben distanti”. Proseguendo: “Giorgio Napolitano è stato testimone di una cultura che si fa politica e di una cultura politica che si fa istituzione”. A Palazzo Madama, inoltre, le bandiere sono state messe subito a mezz’asta.

La terza carica dello Stato “scompare un autentico servitore dello Stato”, dichiara Lorenzo Fontana. Il presidente della Camera riconosce a Napolitano di essere stato “un protagonista della scena politica e istituzionale”. Dal governo anche il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, esprime il suo cordoglio: “È stato un protagonista della vita politica del Paese”. L’altro vicepresidente del Consiglio, e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, si dice “profondamente rattristato. Abbiamo lavorato per anni insieme al Parlamento europeo. Non condividevo le sue idee, ma lo considero un importante protagonista della storia politica italiana”.

Un pensiero a Napolitano lo dedica anche l’ex premier, Mario Draghi. “E’ stato assoluto protagonista della storia italiana ed europea degli ultimi settant’anni. Presidente della Repubblica, Presidente della Camera, Ministro dell’Interno, ha saputo coniugare il dialogo con tutte le culture politiche con la capacità di agire con saggezza e coraggio, a tutela dei cittadini e della Costituzione. Ha accompagnato l’Italia con la sua visione europeista, ha tenuto ferma la sua collocazione atlantica, ne ha rafforzato il ruolo nel mondo”. Draghi continua: “Nel corso di tutta la sua vita, costante, profondamente sentito è stato il suo impegno per il Mezzogiorno e per il rinnovamento delle istituzioni, che ha dato alla sua difesa dell’unità d’Italia, dei valori repubblicani e costituzionali la concretezza dell’azione politica. Gli sono personalmente grato per gli scambi che abbiamo avuto, ricchi della sua esperienza e del suo affetto”.

Sono davvero tanti i messaggi che arrivano anche dal mondo politico. Il leader di Italia Viva ed ex premier, Matteo Renzi, che proprio da Napolitano ebbe l’incarico di formare il governo nel 2014: “Grazie per come hai servito le istituzioni, caro Presidente. Che la terra ti sia lieve“, scrive sui social.

Perdiamo un protagonista della storia del nostro Paese, che dal Colle l’ha guidato a lungo in momenti difficili. La sua visione e la sua fervida convinzione europeista hanno contribuito a segnare la vocazione all’apertura e alla cooperazione dell’Italia, indicando una via di integrazione che va ancora proseguita“, afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Il presidente Napolitano lascia un grande vuoto nella politica, nella storia italiana e nel ricordo di tutti noi – mette nero su bianco il segretario di Azione, Carlo Calenda -. In un momento di grave crisi istituzionale per il nostro Paese diede esempio di coraggio e rispetto dei valori e dei principi costituzionali”.

Per il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, “scompare una figura che ha segnato profondamente la storia del Paese e della sinistra“.

La notizia della scomparsa di Napolitano ha ovviamente varcato i confini nazionali, facendo il giro del mondo. E dall’Europa, per la quale lavorò con forza e determinazione perché si compisse il progetto continentale, arriva il messaggio della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che su X scrive: “Un grande statista italiano, con un forte cuore europeo. È stato un’ancora di stabilità per il suo Paese in tempi difficili, profondamente convinto che un’Europa unita fosse nell’interesse dei suoi cittadini”.

La camera ardente del presidente emerito della Repubblica verrà allestita al Senato, mentre si attendono notizie in merito ai funerali di Stato. Intanto il cordoglio diventa sempre più ampio e senza confini.

Manovra, per il governo tanti nodi da sciogliere ma poche risorse

Capire fin dove è possibile spingersi nella prossima legge di Bilancio. E’ questo l’obiettivo principale del vertice maggioranza-governo, nel quale sia la premier, Giorgia Meloni, che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadiranno che lo spazio di manovra è ristretto, che non tutto ciò che è stato promesso in campagna elettorale potrà essere realizzato (almeno con questa manovra) e le “poche risorse” vanno investite in progetti che possano portare un ritorno fruttuoso. Il tutto, però, partendo dal presupposto che prima vengono le emergenze, come i rincari dovuti all’inflazione, o il campanello d’allarme sugli aumenti delle bollette. L’ipotesi allo studio da mesi è di conservare una parte di aiuti per le famiglie meno abbienti e le imprese in crisi di liquidità, ma la formula è ancora allo studio del Mef.

C’è poi il nodo dei crediti incagliati ereditati dalla fine della misura sul Superbonus 110% da sciogliere. I dati suggeriscono di intervenire, prima di poter archiviare la fase di incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici. Magari lasciando il disco verde solo ai condomini che hanno portato a termine il 60% dei lavori e coinvolgendo le partecipate, ma anche in questo caso la soluzione arriverà nelle prossime settimane. Un’indicazione dovrà comunque essere data entro il 27 settembre, quando alla Camere sarà presentata la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Meloni, già dal primo Consiglio dei ministri post ferragostano, aveva chiesto ai ministri di “far arrivare al Mef le proposte” sui disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica “quanto più dettagliate possibili, in modo da avere un quadro completo“.

Altro tema che sarà quasi sicuramente sul tavolo, almeno per volontà di Forza Italia, è quello degli extraprofitti delle banche. Il partito fondato da Silvio Berlusconi sin dalle prime battute dopo l’approvazione del decreto, agli inizi di agosto, si era espresso in maniera molto negativa, avvertendo che così com’è studiato potrebbe creare problemi alla crescita. In manovra, ancora, si dovranno trovare margini per gli interventi sulle infrastrutture strategiche. E non sarà facile, visti i dati sull’andamento del Prodotto interno lordo, che nel secondo trimestre frena più del previsto.

La legge di Bilancio 2024 “avrà sicuramente un’attenzione particolare per le imprese perché vi sia competitività, per le famiglie e per i lavoratori grazie al taglio del cuneo fiscale“, anticipa il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti. Indicando chiaramente quali sono le cause, secondo la maggioranza, dei problemi con cui si trova oggi il governo a fare i conti: “Il buco di bilancio causato da alcuni bonus edilizi, come Superbonus e bonus facciate, lasciano traccia sul bilancio dello Stato“. Ma in questa partita conta anche il negoziato europeo sulla governance. Se non sarà scongiurato il ritorno alle regole pre-Covid del Patto di stabilità e crescita (soprattutto il rapporto deficit/Pil al 3%), le cose potrebbero complicarsi molto per l’Italia. Che si trova alle prese con i danni di siccità e alluvioni e una transizione ecologica da portare avanti: se almeno gli investimenti per il Green Deal fossero stralciati, per Roma sarebbe una grande vittoria. Non è impossibile ma c’è molto da lavorare. Ragion per cui nessuno se la sente di azzardare con la manovra. E Meloni, questo, lo ribadirà ancora una volta al vertice. Chiaro e forte.