Carburanti, Meloni rivendica le scelte del Governo: Con taglio accise via altri aiuti

Gli ‘appunti di Giorgia’ questa volta suonano più come ‘la difesa di Giorgia’. Perché la premier Giorgia Meloni non ci sta ad accettare le critiche di chi la accusa di incoerenza rispetto a un video del 2019, che circola in queste ore, nel quale la premier parlava della necessità di tagliare le accise sulla benzina.Non avendo il governo deciso di modificare la norma del precedente, si è detto che ero incoerente. Non è un caso che quel video sia del 2019, sono ancora convinta che sarebbe un’ottima cosa tagliare le accise sulla benzina, ma si fanno i conti con la realtà e non sfuggirà che dal 2019 a oggi il mondo è cambiato e ci impone di fare delle scelte”. Che, sostiene Giorgia Meloni, “rivendico perché le considero di giustizia sociale. Anche per questo, sul suo profilo Facebook, l’inquilina di Palazzo Chigi sottolinea di non aver mai promesso di tagliare le accise, “perché conoscevo la situazione davanti alla quale mi sarei trovata. Sono fortemente speranzosa della possibilità che riusciremo a fare un taglio strutturale delle accise, ma necessita di una situazione diversa e di rimettere in moto la crescita economica di questa nazione”. La premier denuncia che “gira da più parti un video del 2019 in cui io parlo della necessità di tagliare le accise sulla benzina. E 

Nello specifico, il governo non ha fatto marcia indietro sul provvedimento dello scorso governo che nel tentativo di calmierare la benzina tagliava temporaneamente le accise. Noi abbiamo confermato la scelta del precedente governo, che era una scelta temporanea. L’abbiamo confermata perché il taglio delle accise deliberato fino a dicembre costa un miliardo al mese, mediamente 10 miliardi l’anno. Per prorogare il taglio delle accise  – spiega – sulla benzina non avremmo potuto confermare e aumentare il taglio del costo sul lavoro, aumentare del 50% l’assegno unico per i bambini, aumentare il fondo sulla sanità, aumentare la platea delle famiglie che potevano accedere al sostegno dello Stato per calmierare le bollette, una decontribuzione per i percettori di Rdc, non avremmo potuto mettere risorse sul fondo per i crediti di imposta delle Pmi. Tutte queste misure le avremmo dovute cancellare dalla legge di bilancio. Abbiamo scelto di mettere le risorse su queste cose perché tagliare le accise sulla benzina è una misura che aiuta tutti indipendentemente dalla condizione economica che hanno. Noi abbiamo preso questi 10 miliardi e invece di spalmarli abbiamo deciso di concentrarle su chi aveva più bisogno”.

Arriva poi la sottolineatura sui prezzi alla pompa. “Ci hanno detto – dichiara la presidente del Consiglio – che abbiamo sbagliato i calcoli perché il prezzo della benzina è fuori controllo. Ho sentito dire di tutto, sento ormai parlare sistematicamente del fatto che il prezzo della benzina sarebbe intorno ai 2,5 euro. Sono una persona seria, il prezzo della benzina lo sto monitorando e questi dati non mi tornano. Il dato pubblicato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy del prezzo medio della benzina in Italia nella settimana scorsa, quando si diceva che era fuori controllo, era 1,812 euro. È un prezzo che ci piacerebbe fosse più basso, ma non fuori controllo”. La chiosa riguarda, infine, i benzinai, “gran parte dei quali si sta comportando in maniera assolutamente onesta e responsabile e soprattutto a tutela loro dobbiamo verificare se qualcuno non si approfitti di una situazione delicata”.

 

Pnrr, centrati i 20 obiettivi Mase per il 2022: investimenti per 6 miliardi

Raggiunti tutti e 9 gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) di cui è responsabile il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che ha ottenuto entro i tempi concordati con la Commissione europea tutte le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’anno 2022. “Con il conseguimento dei 9 obiettivi del secondo semestre, abbiamo raggiunto i 20 di questo anno”, esulta in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza, Gilberto Pichetto Fratin, precisando che il raggiungimento degli obiettivi sblocca circa 6 miliardi di euro in investimenti per l’ambiente e la sicurezza energetica. Dopo le 11 ‘milestone’ (le pietre miliari) e i target conseguiti nel primo semestre di quest’anno, entro dicembre 2022 sono stati raggiunti gli altri 9 obiettivi previsti dal Mase per quest’anno. Il raggiungimento degli obiettivi specifici del Mase si inquadra nel più ampio conseguimento annunciato ieri da Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, di tutti e 55 gli obiettivi previsti dal Pnrr per il secondo semestre dell’anno.

Complessivamente, il piano italiano prevede 132 investimenti e 58 riforme, che saranno sostenuti da 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro in prestiti. Il governo di Roma ha deciso di mobilitare il 37,5% del piano per sostenere gli obiettivi climatici, mentre il 25,1% del piano sosterrà la transizione digitale. Soddisfatta la premier, Giorgia Meloni, che parlando durante la conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare (la prima che la vede alla guida di Palazzo Chigi) si è detta “contenta che il governo sia riuscito a raggiungere i 55 obiettivi previsti per il 2022”. Ha poi puntualizzato che “quando siamo arrivati al governo dei 55 obiettivi ne erano stati conseguiti 25, penso che questa staffetta con il precedente governo abbia funzionato e sono contenta che si sia riusciti”. Ora però è il momento di entrare “nel vivo del piano, arriva la parte molto complessa in cui questi obiettivi devono diventare cantieri”. Mentre adesso l’Italia, come l’Unione europea, si trova ad affrontare le “difficoltà dettate dall’aumento dei costi delle materie prime e del caro energia e dettate dal fatto che il piano sia stato scritto prima della guerra”.

Nello specifico degli investimenti, per le isole verdi è stata approvata la graduatoria per 200 milioni di euro di progetti relativi al bando; per il rafforzamento delle smart grid sono stati aggiudicati progetti per 3,61 miliardi per l’aumento della capacità di rete per la distribuzione di energia rinnovabile e l’elettrificazione dei consumi energetici; poi ancora, sugli interventi per la resilienza climatica delle reti sono stati aggiudicati progetti per 500 milioni per migliorare la resilienza della rete del sistema elettrico; sulla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano è prevista la messa a dimora di oltre due milioni di specie arboree e arbustive, superando il target di un milione e 650 mila; per promuovere il teleriscaldamento efficiente: aggiudicati progetti per 200 milioni di euro per realizzare nuove reti o ampliamento di quelle esistenti. Quanto ai porti Verdi – precisa una nota del Mase – sono stati aggiudicati progetti per una prima componente di 115 milioni di euro alle Autorità di sistema portuale; è stato adottato il piano d’azione per la riqualificazione dei siti orfani. Quanto alle riforme, negli ultimi mesi sono state adottate: misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati e criteri Ambientali Minimi per eventi culturali finanziati con fondi pubblici. “La tutela ambientale è la priorità del Pnrr”.

“Sulla rivoluzione verde e sulla Transizione ecologica sono state destinate le maggiori risorse, 70 miliardi in tutto sui 235 del piano”, ha spiegato Pichetto. “Gli interventi hanno riguardato i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, mobilità sostenibile e rigenerazione urbana, fino ai provvedimenti in materia di risorse idriche e inquinamento, al fine di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. Come Mase e come Governo”, ha concluso il ministro, “abbiamo fatto un importante passo avanti lungo quello che è a pieno titolo la direttrice imprescindibile del nostro sviluppo futuro”. Il ministero fa sapere inoltre di aver accelerato negli ultimi mesi anche le altre misure Pnrr che non prevedevano scadenze europee a dicembre 2022, quali ad esempio quelle in materia di idrogeno verde e di economia circolare.

Meloni-von der Leyen, faccia a faccia su energia e Pnrr

Un’ora, faccia a faccia, nell’ufficio al piano nobile di Palazzo Chigi. E’ la prima volta che Giorgia Meloni riceve nella sua nuova ‘casa’ la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a Roma per partecipare alla presentazione del libro dedicato ai discorsi di David Sassoli, compianto presidente del Parlamento europeo, celebrato a un anno dalla scomparsa. Mentre sulla Capitale italiana scende la pioggia e soffia forte il vento, le due leader tornano a discutere a distanza di poche settimane dal colloquio avuto a Bruxelles, in occasione della prima visita all’estero da presidente del Consiglio. Presente al vertice anche ministro degli Affari Ue, Raffaele Fitto.

Il faccia a faccia, spiegano da Palazzo Chigi “ha rappresentato un’ottima occasione per uno scambio di vedute in preparazione del Consiglio europeo straordinario del 9-10 febbraio dedicato in particolare all’economia e alla migrazione“. Due temi che stanno molto a cuore a Meloni, soprattutto dopo il colpo di freno tirato dalla Svezia, a cui spetta il compito di guidare il Consiglio dell’Unione europea fino al prossimo 30 giugno proprio sulla riforma del sistema di gestione dei flussi migratori. Con l’Europa ci sarà molto da discutere nei prossimi mesi, ma dall’Italia è stato ribadito un punto fermo. Ovvero, in tema di ripresa economica, la premier riafferma l’impegno del governo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel corso dell’incontro, però, Meloni e von der Leyen si sono trovate d’accordo sulla condanna per gli atti violenti che si sono verificati in Brasile, esprimendo solidarietà alle istituzioni democratiche del Paese.

Che la visita sia andata bene lo si intuisce anche dal tono del tweet che la presidente della Commissione Ue posta subito dopo aver lasciato Palazzo Chigi. “Un piacere incontrare Giorgia Meloni a Roma oggi”, scrive infatti in perfetto italiano. Confermando che al centro del colloquio c’è stata la preparazione del prossimo Consiglio europeo, ma non solo. “Abbiamo discusso di come continuare a sostenere l’Ucraina, garantire un’energia sicura e accessibile, aumentare la competitività dell’industria europea e fare progressi sul Patto per la migrazione” e l’asilo, ha reso noto la leader dell’esecutivo comunitario.

Withub e Fondazione Articolo 49 accolgono appello a partecipare di Mattarella e Meloni

“La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia”. Nella conclusione dell’intervento di Capodanno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella c’è il filo conduttore del suo breve ma intenso saluto agli italiani. Ed è proprio al concetto di partecipazione che anche la Presidente del Consiglio si rifà nel suo videomessaggio di auguri sui social: “Dobbiamo farlo insieme”, è l’appello di Giorgia Meloni nell’augurare al Paese un 2023 di ripartenza.
All’alba del 75° anno di vita della Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, Mattarella e Meloni convergono sulla ricetta che consentì al Paese di costruire le basi della ripartenza. All’indomani della fine della Seconda guerra mondiale l’Italia scelse la via della partecipazione per costruire le fondamenta della vita comune. Il referendum del 2 giugno del ’46 avviò l’Italia sulla strada della Repubblica; nella stessa tornata elettorale, poi, si definì la composizione dell’Assemblea Costituente: votò l’89% degli aventi diritto, e tra questi – per la prima volta – c’erano anche le donne. Oggi alla guida del Paese – per la prima volta, come ricordato da Mattarella – c’è una donna: ma il tasso d’affluenza delle politiche che hanno visto il suo schieramento conquistare la maggioranza è stato il più basso della storia repubblicana, il 63%.

Tra il 1946 e il 1948, in 18 mesi, tutti i partiti riuniti in Assemblea Costituente parteciparono a costruire la Carta fondamentale, la stessa che ancora oggi Mattarella definisce “la nostra bussola”. Il Paese usciva allora da vent’anni di regime e da un conflitto mondiale che aveva nuovamente dilaniato l’Europa. Oggi la guerra bussa insistentemente alle porte del Vecchio Continente: da un anno imperversa in Ucraina e rischia di estendersi ai Balcani, con la questione ‘kosovara’ che vive una recrudescenza inattesa. Nato e Ue hanno sollecitato il dilago tra Belgrado e Pristina, dopo aver faticosamente convinto la popolazione serba a rimuovere i blocchi stradali, ma la tensione resta alta.
Non è casuale che il primo gennaio 2023 abbia visto l’ingresso della Croazia nell’Euro e nell’area Schengen; non è un caso che il 6 dicembre scorso si sia tenuto a Tirana il primo vertice Ue-Balcani Occidentali. Il summit europeo, che ha visto l’esordio come premier di Giorgia Meloni, ha avuto al centro del confronto gli stessi temi toccati da Mattarella: condanna all’aggressione russa, rinnovo convinto degli sforzi per agenda verde e digitale, attenzione ai giovani (“L’Ue sta già gradualmente associando i partner a programmi dell’UE quali Erasmus+, il corpo europeo di solidarietà e l’iniziativa delle università europee”, si legge tra l’altro nella dichiarazione di Tirana).

Ripartire dalla partecipazione come architrave della democrazia, della Repubblica e quindi della libertà non è scontato; non sarà di facile attuazione. Le sofferenze di molta parte della popolazione hanno contribuito ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni e a fiaccare di pari passo la volontà di concorrere a determinare la politica nazionale attraverso il voto. Mattarella, fiducioso, conta sui partiti tutti e su una “democrazia matura, compiuta”, anche grazie alla “esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese”, sottolineando come ci si trovi di fronte ad una situazione nuova, in cui “nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari”.
Nel 2024 si terranno le elezioni Europee: l’affluenza è sempre stata più bassa rispetto alle politiche (quasi il 73% alle politiche del 2018, appena il 56% alle europee dell’anno successivo); se il trend fosse confermato, ci troveremmo a dover fare i conti con un “quorum” insufficiente a incarnare il concetto di democrazia rappresentativa. Questa volta, dunque, la partecipazione al voto, più ancora della preferenza a uno dei partiti, potrebbe essere essenziale per la salute della democrazia europea e italiana. In ossequio alla legge di Murphy, la fine del 2022 ha consegnato alle cronache quello che potrebbe sembrare l’embrione di una nuova Tangentopoli di dimensioni comunitarie. Il Qatar dei petroldollari e dei diritti umani fondamentali negati ha provato a comprarsi la benevolenza di un’Europa che dovrà scegliere tra mere dichiarazioni d’intenti e politiche concrete. Si tratta di “riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali”, per dirla con le parole del Capo dello Stato. Si tratta di scegliere se limitarsi a condannare formalmente gli Stati che negano i diritti o se puntare concretamente a renderli operanti: “Ci guida ancora la Costituzione – ha ricordato Mattarella – , laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni”. Si tratta di scegliere anche e soprattutto nel campo della transizione ecologica: “Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica”, ha ribadito il Presidente Mattarella. Significa, quindi, decidere se questa rivoluzione verde debba essere reale e in quanto tale sostenibile anche socialmente ed economicamente; se debba essere imposta e subita o partecipata.

Per favorire la consapevolezza e partecipazione attraverso l’informazione è nata il 4 aprile 2022 GEA, Green Economy Agency: tenendo fede all’invito che il Presidente della Repubblica ci ha rivolto nell’incontro al Quirinale del luglio scorso, lavoreremo alla diffusione di un’informazione puntuale, esaustiva, plurale. Per conseguire i medesimi obiettivi con diversi strumenti, Withub ha dato vita alla Fondazione Articolo 49, veicolo di attuazione della responsabilità sociale di un gruppo che della partecipazione tra aziende, istituzioni, media e cittadini ha fatto il suo oggetto sociale. Da fine gennaio oltre 2.000 studenti saranno coinvolti dalla Fondazione Articolo 49 nel progetto educativo sulla transizione ecologica che ha recentemente ottenuto l’alto patrocinio del MASE, ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro”; nella scuola “prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire”.

Grazie Presidente, ci riconosciamo profondamente nelle sue parole: “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione”. Withub e la Fondazione Articolo 49 intendono partecipare e divenire catalizzatore di una sempre più ampia partecipazione, con l’ottimismo e l’orgoglio a cui ci ha richiamato anche la Presidente del Consiglio.

Mattarella: “La morte di Ratzinger è un lutto per l’Italia”

E’ unanime il cordoglio del mondo istituzionale per la scomparsa di Papa Benedetto XVI. Tra i primi a commentare la notizia della morte di Joseph Ratzinger è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La morte del Papa emerito Benedetto XVI è un lutto per l’Italia”, scrive in una nota. “La sua dolcezza e la sua sapienza hanno beneficato la nostra comunità e l’intera comunità internazionale – prosegue -. Con dedizione ha continuato a servire la causa della sua Chiesa nella veste inedita di Papa emerito con umiltà e serenità. La sua figura rimane indimenticabile per il popolo italiano. Intellettuale e teologo ha interpretato con finezza le ragioni del dialogo, della pace, della dignità della persona, come interessi supremi delle religioni. Con gratitudine guardiamo alla sua testimonianza e al suo esempio”.

Anche la premier, Giorgia Meloni, tributa il suo personale saluto al Pontefice bavarese. “Benedetto XVI è stato un gigante della fede e della ragione – dichiara -. Un uomo innamorato del Signore che ha messo la sua vita al servizio della Chiesa universale e ha parlato, e continuerà a parlare, al cuore e alla mente degli uomini con la profondità spirituale, culturale e intellettuale del suo Magistero. Un cristiano, un pastore, un teologo: un grande della storia che la storia non dimenticherà. Ho espresso al Santo Padre Francesco la partecipazione del Governo e mia personale al dolore suo e dell’intera comunità ecclesiale”.

Papa Ratzinger è stato sempre molto attento alla natura, con la sua grande passione per la montagna. “Mi unisco al cordoglio della Chiesa Cattolica e di tutti i suoi fedeli, in Italia e nel mondo, per la morte del Papa Emerito, Benedetto XVI”, scrive in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

La manovra è legge. Pichetto: “Confermate le misure di decarbonizzazione”

Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto le promesse fatte agli italiani, e saluta l’approvazione della manovra in Senato con la consapevolezza di aver avuto la meglio anche sul tempo, non molto. “Una manovra che è stata approvata con un giorno di anticipo rispetto agli ultimi anni”, sottolinea dopo che il via libera di palazzo Madama (109 sì. 76 no, 1 astenuto) consente alla manovra di essere legge.

“Abbiamo messo tutte le risorse sulle grandi misure alle quali volevamo dedicarci”, dice. Ci sono diverse misure che rispondono agli obiettivi condivisi a livello europeo. La presidente del Consiglio indugia su quello di maggiore attualità. “Abbiamo investito gran parte delle risorse sulla priorità del caro bollette, con oltre 20 milioni”. Commissione Ue ed Eurogruppo torneranno su questa misura specifica in primavera, per l’Italia come per gli altri Paesi, per essere certi che la spesa non incida sui conti pubblici. L’inquilina di palazzo Chigi per ora tiene il punto. “Siamo in una situazione di grande emergenza” che giustifica scelte di una certa natura. “È chiaro che dove mettiamo risorse, le togliamo da altre parti”. Quando si parla di energia, con il meccanismo per un tetto al prezzo del gas (price cap) e con altre misure “cambia il quadro, e se dovesse effettivamente cambiare parte delle risorse potrebbe liberarsi per altri provvedimenti”.

Avanti tutta, dunque. In attesa di nuove intese da ricercare con i partner europei. Intanto il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolinea la compatibilità con Green Deal europeo e piano per la ripresa di una manovra che non tradisce le attese. “In campo ambientale – spiega – abbiamo investito su alcuni settori di fondamentale importanza, confermando le misure di decarbonizzazione che permettono un recupero di risorse da poter destinare agli interventi sul caro energia. C’è poi il contrasto al dissesto idrogeologico. Qui “c’è un consistente stanziamento da 440 milioni di euro destinato alla Regione Calabria”, a cui si aggiungono ulteriori finanziamenti di 45 milioni di portata generale. Ancora, continua Pichetto, si istituisce un fondo per il contrasto del consumo di suolo, con una dotazione economica che vale complessivi 160 milioni di euro e “sarà uno strumento operativo per contenere il degrado del territorio”. Una misura, quest’ultima, che “si integra con l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che indica le direttrici e le modalità di intervento in questo campo”.

Capitolo gestione delle risorse idriche. La manovra licenziata dal Senato prevede l’autorizzazione di spesa per 110 milioni di euro necessari a portare avanti gli interventi di adeguamento e costruzione di reti fognarie e depuratori, che servono a una migliore qualità ambientale e “a far uscire l’Italia dalle procedure d’infrazione comunitarie”. Se tutto va bene il governo Meloni può scongiurare il rischio di multe, anche salate. Pichetto Fratin giudica inoltre “rilevante” aver approvato misure come il credito d’imposta per un valore massimo di 20mila euro annui per le imprese che acquistano materiali riciclati provenienti dalla differenziata e il rifinanziamento del programma sperimentale ‘Mangiaplastica’ con ulteriori 14 milioni nei prossimi due anni, che riconosce un contributo ai comuni per acquistare eco-compattatori.

“Siamo estremamente soddisfatti del lavoro fatto”, ammette Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Diamo risposte agli italiani, soprattutto su caro bollette e caro energia”.

Meloni: “L’Italia deve diventare la porta d’ingresso in Europa per le forniture di gas dall’Africa”

“Con risorse spese bene dall’Europa, si può ragionare prevalentemente con il Nord Africa per produrre l’energia che serve, diversificando e l’Italia può diventare la porta d’ingresso in Europa dell’energia prodotta in Africa”. La premier Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di fine anno, tocca la questione energetica e ritorna sulla definizione di ‘Piano Mattei per l’Africa’: “Ho citato Enrico Mattei non solo perché si parla di energia, ma perché l’atteggiamento che deve avere l’Italia nei confronti dell’Africa deve essere non predatorio. Noi non andiamo di solito in un’altra nazione per portare via qualcosa, ma per lasciare qualcosa e per costruire rapporti in cui c’è pariteticità. Il tema dell’energia offre l’occasione all’Italia e all’Europa di tornare a essere presente in Africa, in passato abbiamo indietreggiato. Ora abbiamo la possibilità di fare da Nazione capofila di questo nuovo approccio all’Africa, che ha interesse a investire in alta tecnologia in termini di approvvigionamento  energetico”. Rispetto a questo, la premier evidenzia che “il Sud Italia ha un potenziale enorme di produzione di rinnovabili, un pannello fotovoltaico può produrre il 30% di energia in più rispetto a uno puntato nel Nord” e ricorda che l’Italia sta “lavorando per risolvere i colli di bottiglia nelle forniture di gas nei nostri gasdotti all’altezza del centro Italia, azione che permetterebbe di valorizzare anche il Meridione”, senza dimenticare il procedimento – avviato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – autorizzativo per la nuova interconnessione elettrica di Terna tra l’Italia e la Tunisia, il ponte energetico sottomarino da 600 MW in corrente continua che collegherà Europa e Africa. Non ci sono sviluppi, invece, rispetto all’investimento “importante e strategico” che la Intel potrebbe fare in Italia per un impianto di assemblaggio di semiconduttori in Italia: “Si tratta di un dossier che devo ancora concretizzare parlandone con le persone interessate. Stiamo seguendo, conosciamo il lavoro pregresso sul potenziale investimento strategico di Intel in Europa e in Italia. Da parte nostra c’è la massima disponibilità. Sto cercando di calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come facilitare la decisione e favorire l’investimento. Tutto il resto dipende da questo. Bisogna capire se è confermata la volontà e quali sono i presupposti. Sarà una delle prime cose su cui lavorerò nei prossimi giorni”.

A livello internazionale, Giorgia Meloni afferma che il piano contro l’inflazione varato dal governo statunitense, l’Inflation Reduction Act (Ira), “rischia di produrre assenza di competitività per le nostre imprese. Di fronte a questi strumenti e a una concorrenza con Stati Uniti e Cina, non possiamo continuare con le norme che abbiamo oggi anche a livello europeo, ad esempio in termini di aiuti di stato”, ricordando che il dibattito a livello europeo su una risposta all’Ira statunitense è stata avviato all’ultimo Vertice Ue che si è svolto a Bruxelles il 15 dicembre “e deve continuare”. Sarà sul tavolo dei capi di stato e governo al prossimo Consiglio europeo del 9-10 febbraio. Per Meloni la situazione in cui l’Europa si trova “costringe a un cambio di passo, all’accelerazione e a una visione totalmente diversa, anche sul tema aiuti di stato”, dal momento che “siamo in un’Europa nella quale non abbiamo il controllo di niente”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Giorgia Meloni fa riferimento anche al price cap: “Siamo in una situazione di grande emergenza. Oggi siamo in una realtà nella quale i provvedimenti a sostegno dell’energia costano 5 miliardi al mese. Con il price cap e con altre misure cambia il quadro, se dovesse effettivamente cambiare parte delle risorse potrebbe liberarsi per altri provvedimenti. Lavoreremo sempre – aggiunge – sulla priorità del saldo di bilancio. Mettere risorse da una parte significa toglierle da altre parti. Noi abbiamo scelto spostare il grosso delle risorse sul futuro: sui giovani, sulla nuova occupazione e sulle imprese, sulla capacità di produrre nuova ricchezza e occupazione. E abbiamo scelto da dove prendere: dall’indicizzazione delle pensioni molto alte, per spostarlo su famiglie, giovani e natalità. È una scelta politica che io considero di visione”.

Risorse che, per l’importo maggiore della legge di bilancio, sono state destinate alla priorità del caro bollette energia, con oltre 20 milioni, “ma siamo riusciti a mantenere gli impegni che avevamo preso; abbiamo messo tutte le risorse sulle grandi misure alle quali volevamo dedicarci e abbiamo fatto una manovra che è stata approvata con un giorno di anticipo rispetto agli ultimi anni”.  E fa un affondo sul mondo imprenditoriale: “Penso che gli industriali lo abbiano pienamente compreso, mi pare ci sia la piena consapevolezza di un governo amico di chi produce e delle aziende. Per quanto riguarda Carlo Bonomi, è portatore di un interesse legittimo e particolare, ma noi dobbiamo tenere insieme il quadro. Vogliamo spostare i soldi dell’energia dall’energia al cuneo fiscale? Sono disposta a parlarne, ma a me pare che a condizioni date certo non si possa dire che in questa manovra non ci sia niente per le imprese”. A proposito di risorse, un milione e mezzo di euro è invece stato destinato alla famiglia, in un’ottica di sostegno alla genitorialità e alla natalità.

Nel corso della conferenza, c’è spazio anche per affrontare il tema del PNRR“I 55 obiettivi raggiunti e previsti – dichiara Giorgia Meloni – dovranno tradursi in cantieri. Ora si entra nel vivo del piano, arriva la parte molto complessa e questo però comporta delle difficoltà dettate dal caro materie prime e dal caro energia, oltre al fatto che il Piano era stato scritto prima del conflitto ucraino per cui le priorità erano diverse”. E sottolinea con soddisfazione che “quando siamo arrivati al Governo gli obiettivi raggiunti erano 25, la staffetta con il Governo Draghi ha funzionato e il traguardo per richiedere la tranche di 19 miliardi di euro è stato raggiunto”.

Rispetto invece allo stop alla vendita di diesel e benzina entro il 2023, Giorgia Meloni lo etichetta come “irragionevole, lo considero profondamente lesivo del nostro sistema produttivo. E’ una materia su cui vedo che c’è una convergenza trasversale e intendo utilizzare questa convergenza per porre la questione con forza”.

Tra le altre tematiche affrontate durante l’incontro – durato tre ore – con i giornalisti, il conflitto in Ucraina, dove la premier ha intenzione di andare prima del 24 febbraio, il punto sulla situazione sanitaria relativa al Covid, “sotto controllo”, e il tema dei condoni “che non ci sono nella legge di bilancio; abbiamo invece fatto una norma che chiede a tutti di pagare il debito, maggiorato, dando la possibilità di rateizzarlo. Le uniche cartelle  che saranno stralciate sono quelle vecchie di oltre 7 anni e non superiori ai mille euro, perché allo Stato conviene di più rispetto alla riscossione” e l’aver mantenuto l’ergastolo ostativo.
Giorgia Meloni, infine, sostiene che tra le priorità di questa legislatura – “che mantiene l’obiettivo temporale dei cinque anni” – ci sarà la riforma delle istituzioni per “garantire ai cittadini servizi più efficienti e politici che siano davvero l’espressione della volontà popolare”.

 

Meloni: “Italia porta d’ingresso in Europa per forniture di gas dall’Africa”

“I 55 obiettivi raggiunti e previsti dal PNRR dovranno tradursi in cantieri. Ora si entra nel vivo del piano, arriva la parte molto complessa e questo però comporta delle difficoltà dettate dal caro materie prime e dal caro energia, oltre al fatto che il Piano era stato scritto prima del conflitto ucraino per cui le priorità erano diverse”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso della conferenza di fine anno , ricorda con soddisfazione che “quando siamo arrivati al Governo gli obiettivi raggiunti erano 25, la staffetta con il Governo Draghi ha funzionato e il traguardo per richiedere la tranche di 19 miliardi di euro è stato raggiunto”. Nel rispondere alle domande dei giornalisti, la premier è ritornata sulla definizione di Piano Mattei per l’Africa: “Ho citato Enrico Mattei non solo perché si parla di energia, ma perché l’atteggiamento che deve avere l’Italia nei confronti dell’Africa deve essere non predatorio. Il tema dell’energia offre l’occasione all’Italia e all’Europa di tornare a essere presente in Africa, in passato abbiamo indietreggiato. Ora abbiamo la possibilità di fare da Nazione capofila di questo nuovo approccio all’Africa, che ha interesse a investire in alta tecnologia in termini di approvvigionamento  energetico. Con risorse spese bene dall’Europa, si può ragionare prevalentemente con il Nord Africa per produrre l’energia che serve, diversificando e l’Italia può diventare la porta d’ingresso in Europa dell’energia prodotta in Africa”.  Guardare all’idrogeno verde e alle rinnovabili significa, per l’Italia, “lavorare per produrre fonti alternative, diventando la porta di ingresso di questa energia”, senza dimenticare “la situazione dei gasdotti specie nel centro Italia dove si presenta una strozzatura che, se risolta, può permettere di valorizzare e implementare anche diverse città del sud Italia”, precisa.

 

 

 

Meloni spinge sul price cap al gas: Ue verso “accordo pieno e positivo”

Un accordo “pieno e positivo” sul price cap al gas. Usa proprio questi due aggettivi il ministro per gli Affari europei con delega al Pnrr, Raffaele Fitto, per spiegare le sensazioni del governo italiano sul prossimo Consiglio energia, che dovrà fare un passo avanti decisivo sulla misura attesa ormai da mesi per mitigare gli effetti dei rincari. “Ci sono dettagli tecnici che potrebbero essere risolutivi“, si limita a dire per spiegare che mancano le classiche limature, su cui lavoreranno i ministri competenti e i tecnici nel prossimo fine settimana.

Del resto la premier, Giorgia Meloni, lo aveva detto chiaro e tondo nelle comunicazioni alle Camere prima del Consiglio europeo che avrebbe sollevato il tema, visto che dal Consiglio energia di inizio settimana non sono arrivate “novità sostanziali“. Anzi, in un passaggio più articolato aveva riferito che non c’era “nessuna novità apprezzabile“: giudizio che fa il paio con l’insoddisfazione della precedente proposta avanzata dalla Commissione Ue. La presidente del Consiglio ha sempre sostenuto la necessità che l’Europa si dotasse di un tetto massimo al prezzo del gas, per mettere un freno all’azione degli speculatori. E prima di volare a Bruxelles lo ha ribadito chiaro e tondo: “Credo che si tratti di un errore l’incapacità di trovare una soluzione efficace in tempi rapidi sulla vicenda energetica, perché c’è in ballo la tenuta del nostro sistema produttivo, delle nostre aziende, delle nostre famiglie. Ma c’è in ballo anche la capacità dell’Ue di agire come attore politico nel contesto internazionale“.

Ecco perché ieri al tavolo con gli altri leader Ue ha chiesto un soluzione rapida al problema del caro-energia. Da quanto è trapelato, Meloni avrebbe insistito per un meccanismo di riduzione del prezzo del gas, rilanciando impegno e dibattito sul price cap. Inoltre, avrebbe fatto notare ai partner europei come il tempo perso nel trovare un’intesa sul meccanismo di riduzione del prezzo sia in realtà in contraddizione rispetto alla discussione sulla competitività dell’industria europea nei confronti degli altri concorrenti globali, sollevando anche nel consesso continentale le critiche all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti.

In attesa che Bruxelles muova le sue mosse, la premier continua a tessere la tela delle relazioni internazionali. Con il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha avuto un “cordiale e fruttuoso incontro” per “confermare la stretta cooperazione tra Italia e Grecia sui temi al centro dell’agenda europea e internazionale, con particolare attenzione al Mediterraneo“. Non solo, perché Meloni rilancia sui social la foto assieme ai primi ministri di Repubblica Ceca e Polonia, Petr Fiala e Mateusz Morawiecki, scrivendo di aver “degli ultimi sviluppi riguardo l’aggressione russa all’Ucraina e della questione energetica. Lavoriamo insieme per affrontare le difficili sfide globali e costruire un futuro di pace e sicurezza“. L’idea di creare un nuovo ‘Piano Mattei’ e fare del nostro Paese l’hub di approvvigionamento energetico dell’Europa, insomma, inizia a prendere corpo.

Paolo Gentiloni

Manovra, ok dalla Commissione europea: “Bene gli investimenti per la transizione verde”

Il governo Meloni incassa l’ok alla legge di Bilancio. Il giudizio della Commissione europea “è complessivamente positivo”, come ha modo di sintetizzare il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, che sottolinea “la positività degli investimenti a sostegno della transizione verde e tecnologica”. Per quanto riguarda le ambizioni che rispondono al Green Deal e all’agenda innovativa a dodici stelle, il documento recapitato a Bruxelles “prevede di finanziare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e per la sicurezza energetica”. Inoltre, sul fronte dei conti pubblici, “l’Italia limita la crescita della spesa primaria corrente finanziata a livello nazionale”. Per cui la Manovra del governo italiano “nel complesso è in linea” con le raccomandazioni del Consiglio.

Il risultato politico della coalizione Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia è dunque il via libera a una legge di Bilancio planata sul tavolo del collegio di commissari in ritardo rispetto alle scadenze previste per le elezioni anticipate e i tempi necessari per formazione di Camere ed esecutivo. Nonostante sia stata fatta “molto rapidamente”, il governo incassa il risultato con i riconoscimenti del caso. “Bisogna dare atto – sottolinea Gentiloni – al lavoro svolto per tempi, impegni e strategia. La Commissione europea, che fa della sostenibilità di deficit e debito uno dei fattori di massima attenzione, rileva anche il contributo che deriva dalle scelte sul sostegno ai rincari dell’energia”.
La legge di Bilancio del governo Meloni contribuisce a ridurre il livello di deficit in relazione al Pil, che si prevede in discesa al 3% nel 2025. “Il disavanzo pubblico – si legge nel testo delle valutazioni – dovrebbe scendere al 3,7% del Pil nel 2024, il che si spiega principalmente con la scadenza delle misure energetiche temporanee, e al 3,0% nel 2025″. Dunque si prende atto delle misure emergenziali, temporanee e mirate nella natura, e l’attenzione per quando queste saranno rimosse.

Ma se l’ambizione verde e sostenibile della Manovra passa a pieni voti il vaglio Ue, non altrettanto si può dire per quelle che sono le misure fin qui chiave del nuovo governo. La riforma delle pensioni e i pagamenti elettronici sono oggetto di critiche. Nello specifico, la Commissione contesta la disposizione che aumenta il massimale per le operazioni in contanti dagli attuali 2.000 euro a 5.000 euro nel 2023.
Altra misura che viene considerata “non linea” con quanto chiede l’Europa, quella “equiparata al condono fiscale” che consente la cancellazione di debiti tributari pregressi relativi al periodo 2000-2015 e non superiori a mille euro. Inoltre, finisce nel mirino la possibilità di rifiutare pagamenti elettronici inferiori a 60 euro senza sanzioni. Ancora “non sono coerenti” con le raccomandazioni Ue “in particolare nel settore delle pensioni”. Il governo tira dritto, e guarda a ciò che contava di più, politicamente: l’approvazione della legge di Bilancio. “La commissione ha promosso la nostra manovra giudicandola ‘in linea’ – esulta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti -. L’Italia è inserita nella metà dei Paesi europei che sono dalla parte giusta”, e questo è motivo di “grande soddisfazione”.