Incendi

Nel 2025 perdite per 224 miliardi di dollari a causa di catastrofi naturali

Circa 17.200 vittime e danni pari a 224 miliardi di dollari, di cui circa 108 miliardi coperti dagli assicuratori. Nel 2025 le perdite umane ed economiche causate dai disastri naturali sono state significative, al punto che l’anno appena concluso si aggiunge alla lista sempre più lunga degli anni in cui le perdite assicurate hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari americani, nonostante le perdite siano state inferiori rispetto all’anno precedente. Nel 2024, infatti, le perdite complessive al netto dell’inflazione ammontavano a 368 miliardi di dollari, di cui 147 miliardi erano stati assicurati. E’ quanto emerge dal rapporto annuale del riassicuratore Munich Re.

Le catastrofi meteorologiche hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. Il numero di morti – 17.200 – è di molto superiore a quello del 2024 (circa 11.000), ma inferiore alla media decennale di 17.800 e a quella trentennale di 41.900. Con circa il 50% delle perdite totali, le perdite non assicurate sono state inferiori alla media decennale di circa il 60% a causa dell’elevata percentuale di perdite assicurate attribuibili agli incendi boschivi di Los Angeles. Escludendo questo evento, il divario assicurativo ha eguagliato la media decennale.

Gli incendi boschivi che hanno colpito l’area di Los Angeles nel mese di gennaio 2025 hanno costituito di gran lunga il disastro naturale più costoso dell’anno. Le perdite complessive sono state pari a circa 53 miliardi di dollari, comprese quelle assicurate per circa 40 miliardi di dollari. Si tratta del disastro causato da incendi boschivi più costoso mai registrato. Le vittime sono state 30.

Il secondo disastro naturale più costoso dell’anno in termini di perdite complessive è stato un forte terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar, che ha causato 4.500 vittime. Delle perdite complessive pari a circa 12 miliardi di dollari Usa, solo una piccola parte era assicurata. Anche a Bangkok, a circa 1.000 km dall’epicentro, si sono verificati danni causati dal terremoto, attribuibili principalmente al terreno alluvionale profondo e soffice sotto la capitale thailandese, che amplifica l’attività tettonica.

In termini di danni assicurati, i violenti temporali che hanno colpito per diversi giorni gli Stati centrali e meridionali degli Stati Uniti nel mese di marzo hanno causato il terzo disastro naturale più costoso del 2025. I danni sono stati pari a circa 9,4 miliardi di dollari, di cui 7 miliardi assicurati.

I cicloni tropicali nel 2025 hanno causato circa 37 miliardi di dollari di danni in tutto il mondo, di cui circa 6 miliardi erano assicurati. “Il riscaldamento globale aumenta la probabilità di catastrofi meteorologiche estreme. Dato che il 2025 è stato un altro anno molto caldo, gli ultimi 12 anni sono stati i più caldi mai registrati. I segnali di allarme persistono. Infatti, nelle circostanze attuali, il cambiamento climatico può peggiorare ulteriormente”, spiega Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re.

Il 2025 per l’Europa è andato meglio del previsto, con perdite dovute a catastrofi naturali pari a circa 11 miliardi di dollari americani, di cui circa la metà era assicurata (media decennale: 35 miliardi di dollari americani/12 miliardi di dollari americani). Gli eventi più costosi sono stati una grave ondata di freddo in Turchia (danni complessivi pari a 2 miliardi di dollari, di cui 0,6 miliardi assicurati) e grandinate in Francia, Austria e Germania (1,2 miliardi di dollari/0,8 miliardi di dollari).

In Spagna, il caldo e la siccità di agosto sono stati seguiti dai peggiori incendi boschivi e di sterpaglie degli ultimi anni. Secondo i dati dell’European Forest Fire Information Systems (EFFIS), nel corso dell’anno sono andati in fumo quasi 400.000 ettari di terreno, quasi cinque volte la media annuale tra il 2006 e il 2024 e molto più del record registrato nello stesso periodo.

Allarme di The Lancet: “Inazione climatica e combustibili fossili causano milioni di morti”

Una minaccia “senza precedenti” per la salute. Il riscaldamento globale e la combustione di energie fossili non solo danneggiano l’ambiente, ma sono anche sempre più pericolosi – e mortali – per gli esseri umani, come dettagliato nel rapporto annuale di riferimento pubblicato da The Lancet. È la grande novità dell’edizione 2025 del Lancet Countdown, un rapporto pubblicato ogni anno dalla rivista medica sui rischi del cambiamento climatico per la salute. Per la prima volta, gli autori quantificano il numero di morti direttamente causate dal calore negli ultimi anni.

Secondo gli esperti, tra il 2012 e il 2021 il caldo ha causato in media 546.000 decessi all’anno, principalmente in Africa, Medio Oriente e Asia meridionale, mentre gli episodi di ondate di calore si stanno intensificando a causa del riscaldamento globale. Questa cifra supera di oltre la metà (63%) il livello registrato negli anni ’90. Un aumento in gran parte legato alla crescita della popolazione mondiale.

Tuttavia, anche tenendo conto di questo fattore, la mortalità legata al calore è aumentata di quasi un quarto (+23%). “I bambini di età inferiore a un anno e gli anziani oltre i 65 anni, le fasce d’età più vulnerabili, hanno subito nel 2024 un numero senza precedenti di giorni di ondate di calore”, sottolineano i ricercatori. Per queste due categorie, la durata media dell’esposizione è più che triplicata in vent’anni.

Il calore eccessivo può causare disturbi renali, malattie cardiovascolari e respiratorie, insufficienza organica e, in alcuni casi, la morte. Le sue conseguenze possono essere più insidiose, osserva il rapporto. Il calore scoraggia l’attività fisica e compromette il sonno, due componenti essenziali per una buona salute fisica e mentale.

Un’altra importante conclusione del rapporto è il peso sempre considerevole per la salute dell’inquinamento atmosferico, accentuato dal riscaldamento globale e causato, come quest’ultimo, dalla combustione di energie fossili (carbone, gas…) che ha raggiunto un nuovo record nel 2024. Gli autori stimano che l’inquinamento atmosferico legato alle energie fossili abbia causato oltre 2,5 milioni di decessi nel 2022. La tendenza è tuttavia in calo, grazie alla diminuzione dell’uso del carbone nei paesi sviluppati.

Novità di questa edizione, gli autori hanno quantificato il numero di morti causate specificamente dall’inquinamento legato agli incendi boschivi, un fenomeno sempre più frequente a causa degli episodi di caldo e siccità. “Il 2024 ha registrato un record di 154.000 morti legate all’inquinamento da particolato fine derivante dal fumo degli incendi boschivi”, conclude il rapporto.

Il riscaldamento globale accentua i fenomeni meteorologici estremi: siccità, tempeste, inondazioni… Secondo il rapporto, nel 2024 hanno causato almeno 16.000 morti. Tuttavia, questa cifra da sola è ben lungi dal testimoniare i profondi effetti di questi fenomeni sulla salute umana. Possono essere disastrosi per la produzione agricola, mettendo a rischio il corretto approvvigionamento alimentare di molte persone.

Secondo il rapporto, l’accelerazione degli episodi di siccità e ondate di calore ha minacciato la sicurezza alimentare di 123,4 milioni di persone nel 2023. E questa cifra non è esaustiva, poiché si basa sull’analisi di 124 paesi, quando il mondo ne conta quasi 200.

Infine, il riscaldamento globale facilita anche la diffusione di malattie trasmesse dagli animali, in particolare dagli insetti che riescono a insediarsi in regioni fino ad allora inospitali per loro. Un esempio calzante: la dengue, trasmessa dalla zanzara tigre. Questo insetto, un tempo limitato alle regioni tropicali ma ormai presente anche in Europa, trova condizioni climatiche sempre più favorevoli. A causa dell’aumento delle temperature, il potenziale globale di trasmissione del virus della dengue è aumentato di oltre la metà rispetto agli anni ’50, contribuendo agli oltre sette milioni di casi registrati nel mondo nel 2024. Il rapporto cita anche altri insetti la cui area di diffusione continua ad ampliarsi, mentre diffondono malattie molto letali o invalidanti: la zecca sanguinaria, che trasmette la febbre emorragica di Crimea-Congo, o il minuscolo flebotomo, che trasmette la leishmaniosi, una malattia parassitaria.

Clima, lotta senza fine contro incendi in Spagna e Portogallo: almeno sei morti

Migliaia di vigili del fuoco, supportati da militari, elicotteri e aerei prestati dai paesi vicini, continuano a combattere senza sosta contro le fiamme che stanno devastando la Spagna occidentale e il Portogallo e che hanno causato la morte di sei persone nella penisola. Unica nota di speranza: l’ondata di caldo, che alimenta gli incendi, sta volgendo al termine dopo oltre due settimane di temperature estreme, secondo l’Agenzia meteorologica spagnola (Aemet).

Attualmente abbiamo 23 incendi attivi di livello 2” su 4, che indicano incendi che rappresentano una minaccia grave e diretta per la popolazione, ha riassunto lunedì mattina alla televisione pubblica TVE Virginia Barcones, direttrice generale della Protezione civile e delle Emergenze in Spagna. Nelle ultime ore, un pompiere è morto in Spagna e un altro in Portogallo, portando il bilancio a quattro morti nel primo Paese e due nel secondo. Gli incendi che stanno colpendo la Spagna sono entrati in una fase più intensa dal 10 agosto e si concentrano nelle regioni della Galizia, Castiglia e León ed Estremadura. Hanno causato l’evacuazione di migliaia di persone e decine di migliaia di ettari sono stati devastati. “Speriamo che le condizioni meteorologiche inizino finalmente a essere meno sfavorevoli e che, invece di impedire lo spegnimento degli incendi, inizino a concedere un po’ di tregua”, ha sottolineato lunedì Virginia Barcones.

Secondo l’Aemet, lunedì sarà l’ultimo giorno dell’ondata di caldo che è durata due settimane e ha fatto salire le temperature fino a 45 °C in alcune regioni del sud del Paese e a 40 °C in molte altre località. Mezzi aerei provenienti da Francia, Italia, Slovacchia e Paesi Bassi sono giunti in rinforzo in Spagna, mentre il Portogallo ha ricevuto supporto aereo dalla Svezia e dal Marocco. “È una situazione molto difficile, molto complicata”, ha spiegato alla TVE il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, riferendosi alla “virulenza” e alla ‘portata’ degli incendi, nonché al fumo, visibile dallo spazio, che complica “gli interventi aerei”. In Spagna, un pompiere è morto nella notte tra domenica e lunedì quando il suo veicolo, carico d’acqua, si è ribaltato nella provincia di León, secondo quanto riferito dal governo di Castiglia e León sul social network X. Il veicolo faceva parte di un convoglio che stava lasciando il luogo dell’incendio per riposarsi lungo una strada forestale molto ripida ed è finito in un burrone. Altri due giovani volontari sono morti in Castiglia e León mentre combattevano le fiamme, e in precedenza un dipendente rumeno di un allevamento di cavalli a nord di Madrid aveva perso la vita nel tentativo di proteggere i cavalli dal fuoco. Anche in Portogallo, un pompiere è morto domenica in un incidente stradale che ha ferito gravemente altri due suoi colleghi, ha riferito il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa. Si tratta della seconda vittima degli incendi nel Paese, dopo quella di un ex sindaco che venerdì ha perso la vita mentre combatteva le fiamme a Guarda, nella parte orientale del Paese. Il Portogallo sta combattendo principalmente un grande incendio vicino ad Arganil, nel centro del Paese, dove è mobilitata metà dei 2.000 vigili del fuoco attualmente sul campo. Negli ultimi giorni, solo in Spagna sono andati in fumo oltre 70.000 ettari e più di 157.000 dall’inizio dell’anno, secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), cifre che continuano ad aumentare. La situazione è invece notevolmente migliorata nei Balcani, dove il calo delle temperature e l’arrivo della pioggia hanno aiutato i soccorsi a spegnere o controllare decine di incendi, che avevano causato due morti in una settimana. Anche in Turchia, secondo le autorità, sono ora sotto controllo due gravi incendi, uno dei quali ha causato nella notte tra sabato e domenica l’evacuazione di centinaia di persone da sette villaggi nella provincia turistica di Çanakkale, nel nord-ovest del Paese.

Incendi senza fine: nel 2024 è stato record distruzione delle foreste tropicali

PHOTO CREDIT: AFP

 

L’equivalente di 18 campi da calcio al minuto: lo scorso anno la distruzione delle foreste vergini tropicali ha raggiunto un livello record da almeno vent’anni, a causa degli incendi alimentati dai cambiamenti climatici e di una situazione che sta nuovamente peggiorando in Brasile. Le regioni tropicali hanno perso lo scorso anno 6,7 milioni di ettari di foresta primaria, una superficie quasi equivalente a quella di Panama, il livello più alto dall’inizio della raccolta dei dati nel 2002 da parte dell’osservatorio di riferimento Global Forest Watch, elaborato dal think tank americano World Resources Institute (WRI) con l’Università del Maryland.

Il dato, in aumento dell’80% rispetto al 2023, “equivale alla perdita di 18 campi da calcio al minuto”, ha sottolineato Elizabeth Goldman, condirettrice dell’osservatorio. Gli incendi sono responsabili di quasi la metà di queste perdite, superando per la prima volta l’agricoltura. Distruzioni che hanno comportato 3,1 miliardi di tonnellate di CO2 emesse nell’atmosfera, poco più delle emissioni legate all’energia dell’India.

Questo livello di distruzione delle foreste è senza precedenti in oltre 20 anni di dati”, ha sottolineato Goldman. “È un allarme rosso mondiale“.

Il rapporto si concentra sulle foreste tropicali, le più minacciate e molto importanti per la biodiversità e la loro capacità di assorbire il carbonio dall’aria. Comprende le perdite per tutti i motivi: deforestazione volontaria, ma anche distruzione accidentale e incendi. Gli incendi sono stati favoriti da “condizioni estreme” che li hanno resi “più intensi e difficili da controllare”, osservano gli autori.

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato al mondo a causa dei cambiamenti climatici, causati dalla massiccia combustione di energie fossili e dal fenomeno naturale El Niño. Sebbene gli incendi possano avere origini naturali, nella maggior parte dei casi sono causati dall’uomo nelle foreste tropicali per disboscare i terreni. La deforestazione finalizzata specificamente all’agricoltura, storicamente la prima causa di distruzione, si colloca al secondo posto, ma rimane una causa importante. Lo scorso anno il Brasile ha registrato la distruzione di 2,8 milioni di ettari di foresta primaria, di cui due terzi attribuiti agli incendi, spesso appiccati per fare spazio alla soia o al bestiame. Il Paese aveva tuttavia registrato buoni risultati nel 2023, grazie alle misure di protezione delle foreste decise dal presidente Lula nel primo anno del suo nuovo mandato.

Questo progresso è tuttavia minacciato dall’espansione dell’agricoltura”, osserva Sarah Carter, ricercatrice del WRI. L’Amazzonia brasiliana è stata la zona più colpita, con un livello di distruzione ai massimi livelli dal 2016. I dati del WRI contrastano con quelli della rete di monitoraggio brasiliana MapBiomas pubblicati il 16 maggio, che riportano un netto calo della deforestazione ma non includono gli incendi. La protezione delle foreste è una delle priorità della presidenza brasiliana della COP30, la grande conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima, prevista a Belém (10-21 novembre). Un paese vicino, la Bolivia, occupa il secondo posto sul podio, con una triplicazione delle superfici distrutte lo scorso anno, anche in questo caso a causa di incendi giganteschi. La maggior parte “sono appiccati per dissodare terreni a vantaggio di aziende agricole di dimensioni industriali”, osservano gli autori. Il bilancio è contrastante altrove, migliora in Indonesia e Malesia, ma peggiora nettamente in Congo e nella Repubblica Democratica del Congo. La pressione sulle foreste deriva storicamente dallo sfruttamento di quattro prodotti, soprannominati i “big four”: olio di palma, soia, carne bovina e legno. Ma il miglioramento in alcuni settori, come quello dell’olio di palma, ha coinciso con l’emergere di nuovi problemi, come ad esempio gli avocado in Messico o il caffè e il cacao. Le cause della deforestazione non rimarranno quindi necessariamente “sempre le stesse”, insiste Rod Taylor, direttore del programma foreste del WRI, che sostiene un approccio globale. “Stiamo assistendo anche a un nuovo fenomeno legato all’industria mineraria e ai metalli critici”, avverte.

amazzonia

Il Brasile di Lula contro gli incendi di foreste: bruciati 30,8 milioni di ettari nel 2024

La superficie di vegetazione distrutta dagli incendi in Brasile è aumentata del 79% nel 2024, raggiungendo i 30,8 milioni di ettari, una cifra superiore a quella dell’Italia, secondo un rapporto della piattaforma di monitoraggio MapBiomas pubblicato mercoledì. Si tratta dell’area più grande ad essere andata in fumo nel Paese latinoamericano in un anno dal 2019. L’Amazzonia, gigantesca regione naturale con un ecosistema cruciale per la regolazione del clima, è stata la più colpita con circa 17,9 milioni di ettari devastati, ovvero il 58% del totale, e più di tutte le aree bruciate nell’intero Paese entro il 2023, specifica lo studio.

Il 2024 è stato un anno “atipico e allarmante“, riassume Ane Alencar, coordinatrice di MapBiomas Incendie, la piattaforma di monitoraggio dell’Osservatorio climatico brasiliano. Secondo i dati ufficiali, nel 2024 sono stati registrati più di 140.000 incendi, il numero più alto degli ultimi 17 anni e un aumento del 42% rispetto al 2023. Gli scienziati ritengono che la portata di questi incendi sia legata al riscaldamento globale, che rende la vegetazione più secca, facilitando la propagazione delle fiamme. Ma nella quasi totalità dei casi sono causati dall’uomo.

La dottoressa Alencar mette in guardia in particolare dagli incendi che hanno colpito le foreste, aree chiave per la cattura del carbonio responsabile del riscaldamento globale: nel 2024 sono stati devastati 8,5 milioni di ettari, rispetto ai 2,2 milioni del 2023. E per la prima volta in Amazzonia sono andate bruciate più foreste che pascoli. “Si tratta di un indicatore negativo, perché una volta che le foreste soccombono al fuoco, restano molto vulnerabili a nuovi incendi“, avverte Ane Alencar.

I risultati sono particolarmente negativi per il presidente Luiz Inacio Lula da Silva, poiché la città amazzonica di Belem ospiterà la conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP30 a novembre. È anche lo stato del Pará (nord), di cui Belem è capoluogo, ad aver sofferto maggiormente gli incendi del 2024, con 7,3 milioni di ettari devastati, circa un quarto del totale nazionale.
Il leader della sinistra Lula ha fatto della tutela dell’ambiente una delle priorità del suo mandato. Secondo le statistiche ufficiali, anche la deforestazione è diminuita di oltre il 30% su base annua a partire da agosto, il livello più basso degli ultimi nove anni. A settembre, tuttavia, ha ammesso che il Brasile non era “pronto al 100%” a combattere un’ondata di incendi boschivi, che il governo ha attribuito al “terrorismo climatico“.

Alcune persone ricorrono al metodo del taglia e brucia per liberare i campi da coltivare o allevare bestiame, oppure incendiano aree forestali per appropriarsi illegalmente di terreni. “Gli impatti di questa devastazione sottolineano l’urgenza di agire (…) per contenere una crisi ambientale esacerbata da condizioni meteorologiche estreme, ma innescata dall’azione umana, come è accaduto lo scorso anno“, ha insistito Alencar.

Alla COP30, il Brasile avrà il difficile compito di provare a guidare il progresso verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, mentre il nuovo presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti se ne ritireranno nuovamente. Secondo la COP, l’obiettivo principale dell’accordo di Parigi è “mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali“, con un obiettivo finale di “1,5°C“.

A Los Angeles rischio frane e rifiuti tossici dopo incendi: vittime salgono a 27

Decine di migliaia di residenti evacuati a Los Angeles a causa degli incendi boschivi dovranno aspettare “almeno un’altra settimana” prima di fare ritorno nelle proprie abitazioni. La situazione è al momento troppo pericolosa, hanno spiegato le autorità locali in una conferenza stampa. Le reti elettriche, del gas e fognarie hanno subito danni considerevoli. I rifiuti tossici sono ovunque. E il rischio di frane e smottamenti è in aumento. Senza contare l’esposizione a pericolose sostanze tossiche. “Ci vorrà del tempo“, avverte lo sceriffo della contea di Los Angeles, Robert Luna. “Direi almeno un’altra settimana, ma questa è solo una stima“.

Tra gli sfollati cresce comunque la frustrazione per gli ordini delle autorità locali che impediscono loro di tornare a casa, nonostante le loro abitazioni siano state abbastanza fortunate da scampare ai violenti incendi che hanno devastato parti della megalopoli californiana, distruggendo più di 16.000 ettari negli ultimi dieci giorni e causando la morte di 27 persone secondo l’ultimo bilancio delle vittime aggiornato a ieri. È probabile che il numero delle vittime aumenti ulteriormente nei prossimi giorni, mentre le squadre di ricerca continuano a setacciare tra le macerie. Le autorità locali spiegano inoltre che è proprio “perché crediamo che ci possano essere altre vittime” in alcune zone colpite dal disastro che ai residenti evacuati viene impedito di farvi ritorno. Giovedì le squadre dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente hanno iniziato le ispezioni per raccogliere pesticidi, benzina e batterie al litio dalle montagne di macerie prima che i detriti possano essere rimossi. Contrariamente alle recenti condizioni meteorologiche estremamente secche, la possibile pioggia rappresenta ora una potenziale minaccia.

I sistemi di drenaggio nelle due aree (più colpite) sono stati danneggiati“, ha affermato Mark Pestrella, direttore dei lavori pubblici della contea di Los Angeles. “In caso di forti piogge, prevediamo che l’intero quartiere e le strade saranno interessati da flussi d’acqua che trasportano detriti“. Le colline di Los Angeles sono state destabilizzate dagli incendi che le hanno devastate e dagli enormi volumi di acqua utilizzati dai vigili del fuoco per combatterli. Anche gli edifici apparentemente intatti potrebbero essere colpiti dalle frane, aggiunge Pestrella.

Le foto di Pacific Palisades mostrano una casa, non attaccata dall’incendio, che sembra essersi spaccata in due a causa del crollo di una collina dopo che le fiamme sono state spente. I forti venti che hanno spazzato l’area di Los Angeles per più di una settimana e alimentato le fiamme si sono placati giovedì, aiutando i vigili del fuoco (e più di 900 detenuti accorsi per dare una mano) a progredire nei loro sforzi.

Venti forti alimentano ancora gli incendi a Los Angeles. Bilancio vittime sale a 25

Non c’è tregua a Los Angeles: venti caldi e potenti hanno continuato a soffiare durante la notte, alimentando ulteriormente le fiamme che da una settimana deturpano la seconda città degli Stati Uniti e che hanno causato almeno 25 vittime. Il servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti (NWS) ha avvertito di raffiche fino a 110 km/h tra le 03:00 (11:00 GMT) e le 15:00 (23:00 GMT) di mercoledì. Alcune zone della contea di Los Angeles e della vicina contea di Ventura sono state poste in “condizioni di particolare pericolo”.

L’umidità molto bassa e la vegetazione molto secca potrebbero portare a una “rapidissima espansione dell’incendio” in alcune aree, hanno avvertito i meteorologi, che hanno anche messo in allerta rossa gran parte della California meridionale.

I danni sono immensi: più di 12.000 case, edifici e veicoli sono stati distrutti o danneggiati e interi quartieri rasi al suolo. Secondo un nuovo rapporto, circa 88.000 persone sono ancora sfollate e almeno 25 sono morte. I due incendi principali hanno interessato 9.700 ettari nell’elegante quartiere di Pacific Palisades e più di 5.700 nella città di Altadena, a nord di Los Angeles.

Un’indagine per determinare le cause degli incendi è stata avviata martedì dalle autorità federali, che hanno però avvertito che ci vorrà del tempo. “Sappiamo che volete delle risposte, (le) meritate. L’ATF ve le darà una volta che l’indagine sarà completa e approfondita”, ha dichiarato Jose Medina, rappresentante di questa agenzia, che si occupa tra l’altro di esplosivi e armi. Per giorni, squadre accompagnate da cani hanno cercato le vittime tra le rovine. Lunedì erano state ispezionate 1.800 case, secondo lo sceriffo della contea di Los Angeles Robert Luna. “La buona notizia è che non sono stati trovati altri corpi”, ha detto. Questi incendi, tra i peggiori nella storia della California, potrebbero essere i più costosi di sempre: tra i 250 e i 275 miliardi di dollari secondo le stime provvisorie della società privata AccuWeather.

Centinaia di migliaia di bambini sono tornati a scuola lunedì, ma le scuole nelle aree evacuate rimangono chiuse. In tutto, migliaia di vigili del fuoco sono al lavoro. Sono stati inviati rinforzi umani e materiali, tra cui decine di autobotti. Sono stati mobilitati in particolare per un nuovo focolaio scoppiato nella tarda serata di lunedì a Oxnard, a 80 km da Los Angeles.

Dopo i problemi a combattere le fiamme nella zona di Pacific Palisades a causa degli idranti asciutti o a bassa pressione, che hanno portato a critiche sulla gestione dell’emergenza, il capo dei vigili del fuoco Anthony Marrone ha assicurato alla popolazione che c’erano “acqua e pressione” nella zona di Altadena. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha chiesto “una revisione completa e indipendente” dei servizi di distribuzione idrica di Los Angeles.

Le autorità sanitarie hanno anche avvertito dei rischi per la salute associati al fumo e alla cenere generati dagli incendi e trasportati dai venti. “La cenere non è solo sporcizia. Sono polveri sottili che possono irritare o danneggiare il sistema respiratorio e altre parti del corpo”, ha avvertito Anish Mahajan del dipartimento di salute pubblica della contea. Le autorità hanno invitato la popolazione a indossare mascherine.

I venti di Santa Ana, che hanno alimentato le fiamme a rotta di collo, sono una caratteristica classica degli autunni e degli inverni californiani. Ma questa volta hanno raggiunto un’intensità che non si vedeva dal 2011, secondo i meteorologi, con raffiche fino a 160 km/h la scorsa settimana. Questo è sufficiente per propagare il fuoco alla velocità della luce, soprattutto perché due anni molto umidi avevano dato origine a una vegetazione rigogliosa, che poi si è seccata nel corso di otto mesi senza precipitazioni.

Incendi a Los Angeles: almeno 24 i morti. Danni potrebbero salire a 275 miliardi

Se il fine settimana ha concesso una breve tregua dai forti venti, aiutando così i vigili del fuoco a tenere sotto controllo gli incendi nella contea di Los Angeles, la situazione è nuovamente destinata a peggiorare. A quasi una settimana dai maxi roghi che hanno devastato la più grande città della California, il bilancio è sempre più tragico. Le vittime accertate sono 24, “ma il loro numero è destinato ad aumentare”, ha spiegato lo sceriffo della contea di Los Angeles, Robert Luna, nel corso di una conferenza stampa organizzata per fare il punto della situazione. Al momento, infatti, risultano scomparse almeno 23 persone, di cui 6 sei nell’area di Malibù e 17 nella zona dell’Eaten Fire. Otto tra le vittime sono morte nel rogo di Pacific Palisades, altre 16 in quello di Eaten. Tra loro anche una donna di 95 anni, Dalyce Curry, i cui resti sono stati scoperti tra le rovine della sua casa di Altadena, devastata dalle fiamme. Conosciuta come Momma D, Curry faceva parte della vecchia Hollywood nera negli anni ’50, apparendo come comparsa in film classici come ‘I dieci comandamenti’ e ‘Lady Sings the Blues’.

Nonostante gli sforzi di migliaia di vigili del fuoco, nel fine settimana l’incendio si è esteso a nord-ovest della città e ora minaccia la popolosa San Fernando Valley. Secondo le prime stime delle autorità, più di 12.000 strutture – case e altri edifici – sono state distrutte o danneggiate dalle fiamme. Molti residenti cominciano a mettere in discussione la gestione dell’emergenza, soprattutto perché i vigili del fuoco hanno dovuto talvolta fare i conti con idranti vuoti o con una bassa pressione. Molto criticata, la sindaca democratica di Los Angeles, Karen Bass, ha assicurato che i suoi dipartimenti erano “tutti sulla stessa lunghezza d’onda”, anche se, il capo dei vigili del fuoco della città ha criticato il budget insufficiente stanziato dal comune per il dipartimento. Il governatore democratico dello Stato, Gavin Newsom, ha chiesto “una revisione completa e indipendente” dei servizi idrici della città.

La conta dei danni, intanto, sta schizzando alle stelle. Secondo gli esperti di AccuWeather, società di previsioni meteorologiche, al momento potrebbero ammontare a una cifra compresa tra 250 e 275 miliardi di dollari. Un dato “che è tanto sconcertante quanto preoccupante, a causa di uno degli incendi più distruttivi nella storia moderna degli Stati Uniti”, ha affermato il capo meteorologo di AccuWeather Jonathan Porter.

Proseguono,le indagini per fare luce sulle cause degli incendi. Edison International ha riferito che è stata scoperta una linea elettrica abbattuta su una torre associata al circuito Eagle Rock – Sylmar 220 kV. Ma Southern California Edison non sa ancora se i danni osservati si siano verificati prima o dopo l’inizio dell’incendio. Sono circa 50 le persone arrestate dall’inizio dell’emergenza nei quartieri di Eaton e Palisades. Come ha riferito il vice capo del dipartimento della polizia, Dominic Choi, le accuse vanno dal saccheggio al furto con scasso, dall’intrusione in proprietà privata al vandalismo. Ci sono stati arresti anche in relazione ad incidenti con droni. I venti di Santa Ana che hanno alimentato gli incendi sono una caratteristica classica degli autunni e degli inverni californiani. Ma questa volta hanno raggiunto un’intensità che non si vedeva dal 2011, secondo i meteorologi, con raffiche fino a 160 km/h questa settimana. Questo è sufficiente per diffondere le braci molto rapidamente, a volte per chilometri. È uno scenario da incubo per i vigili del fuoco, dato che la California viene da due anni molto umidi che hanno visto la crescita di una vegetazione rigogliosa, ora inaridita dalla mancanza di pioggia degli ultimi otto mesi.

Mattarella scrive a Rebelo de Sousa e sente Priolo (ER): “Contrasto a emergenza clima con ogni mezzo”

Gli incendi che hanno provocato ingenti danni al Portogallo e la morte di cinque persone impongono un cambiamento d’agenda per il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, che all’ultimo minuto disdice la partecipazione al 17esimo Simposio Cotec di Las Palmas de Gran Canaria. In Spagna ci saranno solo il capo dello Stato, Sergio Mattarella, assieme al padrone di casa di quest’anno, il Re di Spagna, Felipe VI.

Il capo dello Stato offre subito vicinanza al popolo portoghese, con un messaggio a Rebelo de Sousa in cui esprime “profonda tristezza“. Mattarella ricorda la sostanza della dichiarazione dell’agosto 2023: “Gli incendi rappresentano uno di quei fenomeni estremi, purtroppo sempre più frequenti, determinati da un’emergenza climatica da contrastare con ogni mezzo“. Poi rimanda una nuova riflessione alla prossima riunione del Gruppo di Arraiolos del 10 e 11 ottobre.

Anche in Italia la situazione è sotto costante attenzione, per le nuove alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna e le Marche. Al suo arrivo a Las Palmas, infatti, il presidente della Repubblica ha sentito la presidente facente funzioni, Irene Priolo, per chiedere notizie ed esprimere “vicinanza in questo momento di difficoltà, chiedendole di ringraziare tutti coloro che si stanno adoperando per aiutare chi si trova in condizioni difficili”.

I contatti con l’Italia resteranno continui. Anche se domani, 20 settembre, al Teatro Pérez Galdós, sarà invece la sovranità tecnologica l’argomento principale. Al simposio si discuterà anche dei risultati del report stilato dall’ex Bce, Mario Draghi, sul futuro della competitività dell’Europa. In gioco ci sono diversi comparti sui quali occorre trovare nuove frontiere: ad esempio l’energia o l’applicazione dell’Intelligenza artificiale limitandone più possibile i rischi, ma va portata a compimento anche la transizione digitale e allo stesso tempo vanno rimessi al centro del dibattito settori cruciali come difesa e sicurezza. Soprattutto in una fase storica molto delicata, con la crisi geopolitica provocata dalla guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente.

Per non finire all’angolo, o come ha detto Draghi verso una “lenta agonia“, l’Europa deve rilanciare gli investimenti in ricerca e sviluppo, senza dimenticare la transizione energetica e ambientale, limitando le criticità economiche e sociali. Ovvero, senza lasciare indietro nessuno. In questo contesto assumono ancora maggiore interesse le catene di approvvigionamento e la sicurezza energetica, la sicurezza fisica e informatica delle infrastrutture critiche, la sicurezza e fuga di tecnologia, la militarizzazione delle dipendenze economiche o coercizione economica. Temi che il Cotec toccherà.

A Las Palmas Re Felipe VI e Mattarella visiteranno il Museo Elder della Scienza e della tecnologia, interagendo con gli studenti dei corsi educativi. Mentre al Simposio ci saranno anche l’alto Rappresentate per la politica estera dell’Ue, Josep Borell, per parlare di difesa e sicurezza, Dario Pagani, Head of Digital and Information Technology di Eni, il managing director Space Business Unit di Leonardo, Massimo Claudio Comparini, e Nicola Rossi, Head of Innovation del gruppo Enel Group, che interverranno per l’Italia in qualità di rappresentanti delle aziende socie di Cotec Italia.

Incendi

Clima, gli incendi estremi sono raddoppiati negli ultimi 20 anni

La frequenza e l’entità degli incendi selvaggi estremi sembrano essere raddoppiate negli ultimi 20 anni e i sei anni più estremi per questi eventi si sono verificati a partire dal 2017. Lo rivela uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution.

Negli ultimi anni, i gravi eventi di incendi boschivi hanno battuto record e fatto notizia a livello mondiale. Questi roghi causano la perdita di vite umane, costruzioni, bestiame, fauna selvatica e habitat e provocano danni per miliardi di dollari. Altre migliaia di morti sono state attribuite all’inquinamento atmosferico associato. Tuttavia, la nostra comprensione delle tendenze di questo tipo di incendi è limitata.

Per verificare se i roghi selvaggi stiano aumentando in frequenza e/o magnitudo, Calum Cunningham e colleghi della University of Tasmania hanno utilizzato dati satellitari dal 2003 al 2023 per identificare i punti caldi attivi e calcolare l’intensità sommata di un evento di incendio, piuttosto che in un singolo momento e luogo. Gli autori hanno scoperto che gli incendi selvaggi energeticamente estremi sono più che raddoppiati in frequenza e magnitudo negli ultimi 20 anni e che i sei anni più estremi si sono verificati a partire dal 2017. Hanno inoltre rilevato che il Neartico e l’Australasia/Oceania sono stati i più colpiti dagli eventi estremi e l’aumento è stato determinato soprattutto da incendi più intensi nelle foreste temperate di conifere e boreali, anche in Nord America e in Russia. Cunningham e colleghi suggeriscono che ciò potrebbe essere legato all’aumento dell’aridità in queste foreste negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici.

Gli autori concludono che i risultati indicano che l’aumento della frequenza e dell’entità degli incendi estremi evidenzia la necessità di adattarsi a un clima favorevole a questi eventi.

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