Pandoro e panettone sempre più ‘salati’: rincari da capogiro

Fiocchi e regali sotto l’albero, pandori e panettoni sulla tavola. Non serve scomodare l’inflazionatissima formula ‘i re delle feste’ per intuire che i dolci tipici del Natale risultano ancora amatissimi e assai presenti nelle case degli italiani. Siano artigianali o industriali, anche e soprattutto i grandi lievitati hanno dovuto fare i conti proprio con l’aumento dei prezzi. Tradotto: i consumatori spenderanno di più anche quest’anno. In dato assoluto, secondo l’Osservatorio di Federconsumatori, panettone e pandoro registrano prezzi lievemente più alti rispetto allo scorso anno (un lieve +0,6% in media) ma, ha spiegato l’associazione, “con importanti differenze a seconda della categoria e della tipologia prescelta”. L’indagine diffusa a fine novembre rileva che il prezzo del panettone tradizionale aumenta del 4% e il pandoro classico stacca un +2%. In tema di prodotti artigianali, l’aumento medio +3%, che non è poco per prodotti da 1 kg il cui scontrino recita in media 35 euro con punte di 50 euro. Calano invece, secondo Federconsumatori, i prezzi delle versioni ‘speciali’ come il panettone senza lattosio (-6%) e vegano (-5%). Per i celiaci una notizia amara, dato che sui prodotti gluten free sono stati rilevati rincari medi del +5%.

Suona quasi banale, ma la speculazione non c’entra. Nonostante l’inflazione sia ben sotto la soglia di guardia del 2%, per gli italiani il ‘carrello della spesa’, vedi alla voce ‘alimentari’, resta molto oneroso in paragone al periodo pre-pandemico. Per una concorrenza di cause, che ormai appare altrettanto banale citare (shock energetici, guerre e instabilità geopolitica, cambiamento climatico, catene di fornitura scariche). Il settore dei grandi lievitati di Natale, orgoglio e vanto d’Italia, è paradigmatico. E alla base, ovviamente, ci sono i rincari sulle materie prime: farina a parte, i prezzi di burro, vaniglia, uvetta e canditi sono schizzati alle stelle. Per quanto riguarda l’ingrediente principe del pandoro, il burro, l’elaborazione Clal mostra un aumento più o meno costante dall’agosto 2023, da 4,30 euro/kg a 7,80 euro/kg di questo dicembre. In un anno l’aumento è del 45%. Più o meno la stessa variazione tendenziale dell’uvetta che da 3,80 euro/kg del 2023 ha quasi superato i 6 euro/kg. Gli eventi estremi che hanno travolto la Turchia negli ultimi anni ne hanno decimato la produzione, considerata di prima qualità, spingendola fino a prezzi proibitivi. L’alternativa a buon mercato (ma con qualità assai inferiore) sta nelle forniture da Cina e Sudamerica.

Quanto all’oro del Madagascar, la vaniglia Bourbon, la più usata in pasticceria, gli scambi toccano cifre da far girare la testa. Sul mercato professionale, all’ingrosso, è quotata fino a 600 dollari/kg. Un bel salto ma che anche in questo caso è più una scalata considerando che all’inizio dei 2000 costava 20 dollari/kg, nel 2005 già toccava quota 35 dollari/kg e nel 2020 era a 60 dollari/kg. Poi l’ascesa, inarrestabile, con il prezzo che si è decuplicato in soli 4 anni. Vaniglia e uvetta che, come il cacao, sono tra le vittime più illustri del cambiamenti climatico. Anche il cioccolato, amato ingrediente di farcitura di panettoni e pandori, sale sul banco degli imputati in tema di rincari. L’andamento dei futures sul cacao appaiono come una tappa di montagna, con arrivo in salita, del Giro d’Italia: oltre 11.600 dollari a tonnellata, +179% in un anno.

Anche rendere più ‘ricco’ e nutriente un panettone, va da sé, risulta più costoso. Il cambiamento climatico ha ridotto la produzione delle nocciole facendo balzare il prezzo di un +40%, mentre la siccità ha aggravato la crisi degli agrumi, fondamentali per i canditi: sempre meno raccolti e prodotti sempre più piccoli. In tal modo i frutti di “prima categoria”, più grossi e ambiti, diminuiscono in volume e aumentano in valore. Per non parlare del caffè, entrato da anni nelle farciture di pandori e panettoni ma che, visti i rincari, è già salato al bancone del bar.

Inflazione, a novembre -0,1% mensile e +1,3% annuale in Italia

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’inflazione in Italia. Secondo Istat, a novembre 2024 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dell’1,3% su base annua (da +0,9% del mese precedente). La stima preliminare era +1,4%.

Se madame Lagarde vede rischi al ribasso per l’eurozona

Recessione alle porte e prezzi ancora su in Europa? Se fosse così ritorneremmo a uno scenario di stagflazione come negli Anni ’70: l’inflazione era esplosa innescata da uno choc energetico (all’epoca era colpa del petrolio, oggi delle conseguenze dell’invasione russa in Ucraina), poi ci fu un calo seguito da una seconda ondata di rincari (negli ultimi mesi sta risalendo ancora il gas) accompagnata da una crisi dell’economia decimata da riduzione consumi e crisi aziendali.

Ecco, nel novembre del 2024, l’economia dell’eurozona ha subito un altro colpo, entrando nuovamente in contrazione. Secondo i dati dell’indagine Pmi, dopo una fase di stabilizzazione ad ottobre, i livelli di attività economica hanno registrato la più rapida diminuzione dall’inizio dell’anno, dovuta principalmente al rinnovato calo della produzione nel settore terziario. Il dato è preoccupante, considerando che per il sesto mese consecutivo i nuovi ordini del settore privato sono diminuiti, raggiungendo il tasso di declino più veloce da inizio 2024. Un segnale inequivocabile di indebolimento della domanda interna, aggravato dalla continua flessione dell’export.

L’occupazione ha registrato un nuovo calo e la fiducia è precipitata ai minimi livelli in un anno. Parallelamente, i tassi di inflazione sui prezzi di acquisto e vendita hanno raggiunto i massimi da tre mesi, con un incremento che segna l’acuirsi delle difficoltà per i consumatori. L’Indice Pmi composito (manifattura più servizi) è sceso a 48,3 a novembre, indicando una nuova contrazione del settore privato. In particolare, la produzione industriale continua a segnare il ventesimo mese consecutivo di calo, il più lungo periodo di contrazione dall’inizio dell’indagini. Le tre principali economie della zona euro — Germania, Francia e Italia — sono tutte entrate in fase di recessione alla fine del 2024, seppure alcune nazioni, come Irlanda e Spagna, abbiano registrato una crescita, con l’Irlanda che ha visto l’espansione più forte della produzione negli ultimi due anni e mezzo.

L’Italia, nel contesto europeo, ha visto una netta inversione di tendenza nel settore terziario, che ha registrato la prima contrazione in 11 mesi. Questo dato è stato influenzato da un forte calo dei nuovi ordini, il cui tasso di riduzione è stato il più alto in oltre due anni. Anche il commercio estero ha avuto un impatto negativo sul volume complessivo degli ordini, continuando ad evidenziare una debolezza della domanda. E così l’indice Pmi dei servizi, che ad ottobre si trovava a 52,4, è sceso a 49,2 a novembre, per la prima volta sotto la soglia di non cambiamento di 50,0, segnando la fine di un periodo di dieci mesi consecutivi di crescita.

A commento di questi dati, il capo economista della Hamburg Commercial Bank, Cyrus de la Rubia, ha sottolineato che l’eurozona sta attraversando una situazione di stagflazione, con una contrazione dell’economia accompagnata da un’inflazione in aumento. La Bce, che si trova di fronte alla difficoltà di stimolare la crescita economica senza alimentare ulteriormente l’inflazione, potrebbe optare per un taglio dei tassi più contenuto ma il contesto resta complesso, ha spiegato. L’economia sta chiaramente soffrendo e ha bisogno di un supporto monetario, però l’inflazione continua a rimanere ostinatamente alta, alimentata principalmente dal settore dei servizi. La Bce si prepara a prendere decisioni più prudenziali il prossimo 18 dicembre, misure che non sembrano destinata a avviare una ripresa rapida, soprattutto considerando che i nuovi ordini continuano a contrarsi.

La presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenendo al Parlamento Europeo, ha confermato uno scenario economico incerto e dominato da rischi al ribasso. Ha confermato che il processo di disinflazione è “ben avviato”, ma la strada per riportare l’inflazione verso l’obiettivo stabilito non è ancora conclusa. La Banca centrale europea, secondo la Lagarde, continuerà a prendere decisioni “meeting by meeting”, senza impegnarsi a percorsi predeterminati, evidenziando la difficoltà di navigare in un contesto globale così turbolento.

Inflazione, a ottobre risalita a 2% nell’eurozona e 2,3% in Ue

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’Inflazione nell’eurozona e in Ue. Secondo Eurostat, il tasso annuale nell’area euro è stato del 2% a ottobre 2024, in aumento rispetto all’1,7% di settembre. Un anno prima, il tasso era del 2,9%. L’Inflazione annuale nell’Ue è stata del 2,3% a ottobre 2024, in aumento rispetto al 2,1% di settembre. Un anno prima, il tasso era del 3,6%.

Inflazione, i prezzi al consumo per settore

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, gli indici dei prezzi al consumo per divisione di spesa. Secondo Istat, a settembre la variazione tendenziale dell’indice generale rallenta a +0,7%, a causa principalmente dei prezzi delle divisioni Trasporti (che amplia la flessione da -0,2% a -2,3%), di Ricreazione, spettacoli e cultura (da +2,0% a +1,6%), di Servizi ricettivi e di ristorazione (da +4,4% a +4,0%) e Istruzione (da +1,8% a +1,6%); di contro, accelerano i prezzi dei Prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +0,9% a +1,2%).

Inflazione, ad agosto +0,2% mensile e +1,1% annuale

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’Inflazione in Italia. Secondo Istat, ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,1% su base annua (da +1,3% del mese precedente), confermando la stima preliminare.

Inflazione in calo e la Bce taglia i tassi, Lagarde: No traiettorie prestabilite

L’inflazione fa meno paura, e la Banca centrale europea decide di ridare respiro e fiducia ritoccando di tassi di interesse. Il Consiglio direttivo opera un taglio dello 0,25%, perché i dati in possesso dello staff della Bce sono tali da giustificare un allentamento. “E’ ora opportuno compiere un altro passo nella moderazione del grado di restrizione della politica monetaria”, recita il documento di fine seduta. La decisione è stata “unanime”, assicura Christine Lagarde, la presidente della Bce che però vuole evitare facili conclusioni. “Le decisioni di oggi non sono un impegno preventivo verso un particolare percorso”, mette in chiaro. Vuol dire che si deciderà volta per volta, e che i l taglio di oggi non ne esclude di nuovi, ma neppure li garantisce. “ Per il futuro – aggiunge Lagarde – userò lo spagnolo: que sera sera”.

Con il taglio, atteso da molti addetti ai lavori, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale quindi scende al 3,65%, il tasso di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale scende a quota 3,90 % e il tasso di interesse sulla linea di deposito scende al 3,50%. Alla base della scelta un’inflazione complessiva pressoché stabile rispetto alle proiezioni di giugno, attesa al 2,5% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026 . Ma sono soprattutto i dati sull’inflazione di fondo (esclusi dunque i beni dai prezzi più volatili, energia e alimentari) a fornire indicazioni positive tali da giustificare l’aggiustamento al ribasso della politica monetaria. A Francoforte si attendono, per l’inflazione di fondo, “un rapido calo” , dal 2,9% di quest’anno al 2,3% nel 2025 e al 2% nel 2026.

Le cose sembrano mettersi bene, ma a Francoforte si mantiene la linea della prudenza. Perché, sottolinea la numero uno dell’Eurotower, “sulla crescita continuano a soffiare venti contrari “, e permangono dunque “rischi al ribasso”. L’allarme su una crescita ‘zero’ della Germania lanciato dall’istituto Ifo nei giorni scorsi ne è una riprova. Lagarde ripete il mantra per cui tutto dipenderà dai dati, e che si resta pronti a mantenere politiche monetarie restrittive per tutto il tempo che si riterrà necessario e per l’entità che si riterrà necessaria, per il bene della stabilità dei prezzi, che resta l’obiettivo di riferimento, e la tenuta dell’economia dell’eurozona. Quest’ultima passa però per l’azione dei governi, a cui viene chiesto un nuovo e più deciso slancio.
Si prende il tempo che serve, Lagarde, per tributare il lavoro svolto dall’ex presidente del Consiglio nonché suo predecessore alla guida della Bce. “Il rapporto Draghi è straordinario“, enfatizza: “Si concentra sulla riforme, offrendo proposte pratiche per farle, che aiutano anche noi della Bce a raggiungere i nostri obiettivi”. Il documento che getta le basi per i lavori della nuova legislatura europea sottolinea “l’ urgente necessità di riforme”.  Anche sulla spinta del rapporto Draghi, insiste Lagarde, “i governi dovrebbero ora dare il via con decisione in questa direzione nei loro piani a medio termine per le politiche strutturali e di bilancio”. Una sottolineatura non casuale, poiché “le riforme strutturali non sono responsabilità della Bce, bensì dei governi nazionali”. Non solo. Per tradurre in pratica la ricetta di Draghi occorre “leadership a livello europeo”. Anche la Bce adesso sferza la Commissione.

Ad agosto l’inflazione rallenta a +1,1%, beni energetici accentuano calo a -6,1%

Ad agosto, secondo le stime preliminari, l’inflazione rallenta, scendendo a +1,1% (dall’1,3% di luglio). La decelerazione si deve all’ampliarsi della flessione dei prezzi dei beni (da -0,1% a -0,5%), che si confronta con l’accelerazione della dinamica dei prezzi dei servizi (da +3,0% a +3,2%); il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni si porta dunque a +3,7 punti percentuali (dai +3,1 di luglio). Lo rileva l’Istat.

L’evoluzione dei prezzi dei beni riflette, in primo luogo, quella dei prezzi dei Beni energetici, che accentuano la loro discesa su base annua (da -4,0% a -6,1%; -0,6% sul mese), nonostante le spinte al rialzo registrate nel settore dei Beni energetici regolamentati. Più in dettaglio, nell’ambito dei Beni energetici non regolamentati (da -6,0% a -8,6%; -1,0% rispetto a luglio), pesa l’inversione di tendenza dei prezzi del Gasolio per mezzi di trasporto (da +3,1% a -5,8%; -2,2% il congiunturale), della Benzina (da +0,7% a -5,3; -1,9 da luglio) e del Gasolio per riscaldamento (da +3,1% a -5,6%; -2,6% da mese), solo in parte compensata dalla flessione meno marcata dei prezzi di Gas di città e gas naturale mercato libero (da -19,7% a -13,4%; -0,5% su base mensile) e di Energia elettrica mercato libero (da -18,2% a -17,4%; +0,6% da luglio).

Per quanto riguarda la componente regolamentata, l’accelerazione su base tendenziale dei prezzi (da +11,7% a +14,0%; +3,2% il congiunturale) è interamente condizionata dall’andamento di quelli del Gas di città e gas naturale mercato tutelato (da +32,4% a +36,3%; +5,3% da luglio), mentre i prezzi dell’Energia elettrica mercato tutelato restano stabili (a -9,7%; nullo il congiunturale).

I prezzi dei Beni alimentari nel complesso tendono ad accelerare lievemente (da +0,9% a +1,0%; +0,3% rispetto al mese precedente), mostrando andamenti contrapposti delle sue sotto-componenti: quella dei Beni alimentari lavorati è in moderata accelerazione (da +1,6% a +1,8%; +0,9% da luglio); quella dei Beni alimentari non lavorati, invece, amplia seppur di poco la sua flessione (da -0,4% a -0,5%; -0,6% su base mensile). In particolare, per la componente non lavorata, ampliano la flessione sia i prezzi di Frutta fresca e refrigerata (da -2,4% a -2,8%; -3,7% da luglio) sia quelli dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (da -3,3% a -3,9%; -0,4% il congiunturale).

Nel comparto dei servizi, il ritmo di crescita su base annua dei prezzi aumenta del 3,2% (da +3,0%; +0,4% sul mese). A un maggiore livello di dettaglio, accelerano i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +2,9%; +1,9% da luglio), a causa soprattutto degli andamenti dei prezzi del Trasporto aereo passeggeri (da -12,6% a -4,8%; +16,3% il congiunturale) e del Trasporto marittimo e per vie d’acqua interne (da -5,7% a -1,0%; +31,4% rispetto al mese precedente), connessi a fattori stagionali; di contro, decelerano seppur di poco i prezzi dei Servizi relativi all’abitazione (da +2,7% a +2,5%; +0,1% da mese).

L’impatto dell’evoluzione dei prezzi delle diverse tipologie di prodotto sul tasso di inflazione del mese di agosto è misurato dai contributi alla variazione tendenziale dell’indice generale dei prezzi al consumo.

L’inflazione di luglio nei Paesi Ue

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’inflazione nei Paesi Ue. Secondo Eurostat, il tasso annuale dell’area dell’euro si è attestato al 2,6% a luglio 2024, in aumento rispetto al 2,5% di giugno. L’inflazione annuale dell’Unione europea è stata del 2,8% a luglio 2024, in aumento rispetto al 2,6% di giugno. I tassi annuali più alti sono stati registrati in Romania (5,8%), Belgio (5,4%) e Ungheria (4,1%). L’Italia ha registrato l’1,6%. Rispetto a giugno, l’inflazione annuale è diminuita in 9 Stati membri, è rimasta stabile in 4 ed è aumentata in 14.

Nel 2024 cresce il reddito delle famiglie italiane. Meloni: “Aumento più forte tra Paesi G7”

Nella calura agostana arriva una notizia ‘rinfrescante’ per l’Italia. L’Ocse, infatti, certifica che nel primo trimestre del 2024 il reddito reale pro capite delle famiglie è aumentato dello 0,9% rispetto allo 0,3% del trimestre precedente, mentre il Prodotto interno lordo reale pro capite è cresciuto dello 0,3. “Tutte le economie del G7 hanno registrato un aumento del reddito reale pro capite delle famiglie nel primo trimestre del 2024. L’Italia ha registrato l’aumento più forte (3,4%), guidato da un aumento dei redditi da lavoro dipendente e dai trasferimenti sociali in natura, invertendo il calo del trimestre precedente”, ha sottolineato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

I numeri fanno esultare la premier, Giorgia Meloni, dal buen retiro pugliese. “Finalmente i redditi stanno crescendo più dell’inflazione, dopo anni di perdita di potere d’acquisto delle famiglie”, scrive sui suoi canali social. Rimarcando che si tratta dell’aumento “più forte tra tutte le economie del G7”. Un risultato, sottolinea ancora Meloni, “ben superiore alla media Ocse dello 0,9%”, frutto anche “delle politiche del governo che hanno concentrato gran parte delle risorse disponibili al rinnovo dei contratti, ad aumentare le pensioni, a sostenere i salari attraverso il taglio del cuneo contributivo e la riduzione dell’Irpef, e per rafforzare i trasferimenti sociali in natura”. La presidente del Consiglio, però, non abbassa la guardia. “C’è ancora moltissimo da fare, ma questi segnali ci dicono che siamo sulla strada giusta. Continuiamo a lavorare con determinazione per un’Italia sempre più giusta e prospera”.

La politica, anche se in pausa estiva, comunque non perde l’occasione per commentare. Entusiastici, ovviamente, i toni della maggioranza. In particolare da Fratelli d’Italia: “I dati Ocse confermano il successo delle politiche del governo Meloni in favore delle famiglie. Un aumento del reddito reale di oltre il 3 per cento a fronte di una media Ocse dello 0,9 percento. È il frutto di un approccio che ha chiuso con i bonus, gli sprechi e i sussidi concessi senza alcun controllo”, dichiara il presidente dei senatori FdI, Lucio Malan.

Toni diametralmente opposti, invece, nelle opposizioni. È il Pd, con Arturo Scotto, a intervenire sul tema. “Consiglierei alla presidente Meloni meno trionfalismi sui dati Ocse. L’incremento del primo trimestre 2024 del reddito reale delle famiglie non risolve il tema sollevato dalla stessa Ocse appena due settimana fa: l’Italia è l’unico paese dell’area Ocse che non ha visto crescere i salari reali rispetto all’inflazione dal prepandemia. Sette punti ancora sotto”. Anche ad agosto la politica non va mai (veramente) in vacanza.