Barachini: “Sacrosanta una nuova legge sull’editoria. Per l’Ia serve approccio umanocentrico”

Un tempo si diceva intervista ‘a tutto tondo’. Alberto Barachini, sottosegretario all’Editoria e all’Informazione, davvero tocca tanti argomenti ai microfoni del #GeaTalk (guarda qui il video integrale). Innanzitutto sulla rielezione di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea: “Come esponente di Forza Italia sono estremamente soddisfatto del fatto che la coerenza dell’appartenenza al Partito popolare europeo ha portato a una buona continuità di governo europeo. La coerenza e anche la visione europeista del nostro movimento politico e del Ppe credo siano fondamentali anche per dare una centralità all’Italia“.

Restando sull’attualità, Barachini risponde anche (indirettamente) all’appello lanciato poche ore prima dal presidente dell’Autorità per Garanzie nelle Comunicazioni, Giacomo Lasorella, che alla presentazione della Relazione annuale 2024 di Agcom dice apertamente che serve una nuova legge sull’editoria. “Credo che sia sacrosanto e fa parte di una riflessione che molti di noi hanno fatto in questo periodo. Il sistema dell’editoria sta cambiando in maniera vorticosa e la legge è del 1987. Qualcosa sicuramente va rivisto“. Anche perché “il sistema nazionale dell’informazione italiana è fragile, quindi va tutelato e difeso nell’interesse nazionale e nell’interesse anche occupazionale del Paese“, ammette l’esponente di governo.

Oggigiorno tutto sta cambiando rapidamente sotto la spinta del web, dei social e adesso anche dell’Intelligenza artificiale, argomento di cui Barachini si occupa quasi quotidianamente. Al punto da aver creato una commissione, con a capo padre Paolo Benanti, che svolge lo stesso ruolo anche alle Nazioni Unite. Dal lavoro di questo nuovo organismo è stata prodotta una relazione che poggia le basi su tre pilastri: “Difesa del diritto d’autore, marcatura dei contenuti prodotti con l’Ia e, soprattutto, la nuova aggravante penale del cosiddetto deep fake“. Il testo è stato poi consegnato alla premier, Giorgia Meloni, che lo ha inserito nel dossier che ha centralizzato l’attenzione del G7 dei leader, alla presenza anche di Papa Francesco. “L’approccio umanocentrico prodotto nella nostra prima relazione è stato molto opportuno“, dice Barachini del lavoro svolto.

Il sottosegretario analizza diverse criticità di questa tecnologia. In fondo “siamo in presenza di un’innovazione della quale neanche gli stessi ingegneri conoscono l’evoluzione esatta“. Che porta anche qualche preoccupazione: “Abbiamo cercato di lavorare sul tema del cosiddetto ‘Registro di apprendimento dell’Ia – ricorda -, cioè chiedere alle società che sviluppano questa tecnologia di tenere un registro delle fonti. Si tratta di un tema molto delicato, perché i tecnici della commissione mi hanno detto che al momento, e probabilmente anche nel futuro, i sistemi di Intelligenza artificiale generativa sono talmente complessi che dalla risposta sarà quasi impossibile risalire alla fonte. Cioè, è talmente articolata l’interazione, la gestione delle fonti che lo stesso sistema non riconosce quali fonti che hanno generato un contenuto“.

Senza contare che, sul piano ambientale, l’Ia qualche problema lo crea. “Amazon, che sta investendo molto in Ia, ha fatto studi molto approfonditi sul consumo di energia elettrica e idrico, perché per raffreddare i server serve una mole di acqua incredibile. Quindi, la domanda è: il business che genererà sarà compatibile con l’esborso di risorse e i consumi che questo fenomeno richiede?“. Per Barachini “forse stiamo anche un po’ sopravvalutando l’Ia: pensiamo che possa fare cose straordinarie, poi quando gli chiediamo di fare delle cose molto semplici o facciamo degli esperimenti il contenuto è estremamente superficiale“. Ci sono anche aspetti positivi, però. Ad esempio per i Paesi sottosviluppati può essere una risorsa importante, a patto che “a livello internazionale si rifletta anche sulla capacità di sviluppo e, magari, sull’aiuto economico. Perché se queste tecnologie rimangono patrimonio solo di alcuni Paesi, invece che ridurre la povertà mondiale – avverte Barachini –, si rischia di ampliare il divario“.

Barachini: “Intelligenza artificiale non sia solo patrimonio di alcuni Paesi”

Ho avuto questa opportunità straordinaria di partecipare a un dibattito alle Nazioni Unite sull’Intelligenza artificiale. In particolar modo, in quella sessione ci si confrontava sul tema se e quanto l’Ia possa contribuire al miglioramento delle condizioni economiche dei Paesi sottosviluppati: è stata un’opportunità molto interessante, perché parliamo molto spesso delle ricadute potenzialmente negative dell’Intelligenza artificiale, ma esistono anche scenari positivi dell’applicazione tecnologica“. Lo dice il sottosegretario all’Editoria e l’informazione, Alberto Barachini, ospite della nuova puntata del #GeaTalk. “Ho saputo, lavorando su questo campo, che per esempio in ambito sanitario ci sono delle innovazioni straordinarie – spiega -: c’è un ragazzo piemontese che proprio con l’utilizzo dell’Ia ha la possibilità di rimuovere i propri arti inferiori grazie a una sorta di computerizzazione degli impulsi che dal cervello arrivano alle sue gambe. Poi c’è l’ambito biomedico, biochimico, farmaceutico e c’è anche effettivamente l’ambito economico, basti pensare per esempio alla gestione dei processi produttivi agricoli che l’intelligenza artificiale potrebbe avere nei Paesi sottosviluppati. Certo è – continua -, che quando si parla di innovazione tecnologica il divario economico è fondamentale. Già l’Italia rispetto, per esempio, al Sud-est asiatico e agli Stati Uniti soffre un gap di investimento, quindi a livello internazionale dobbiamo riflettere anche sulla capacità di sviluppo, e magari sull’aiuto economico, perché se queste tecnologie rimangono patrimonio solo di alcuni Paesi, invece che ridurre la povertà mondiale, si rischia di ampliare il divario“.

Perché l’intelligenza artificiale è così energivora?

Le emissioni di carbonio di Google sono aumentate del 48% in cinque anni a causa dell’esplosione dell’intelligenza artificiale, ha dichiarato la scorsa settimana il gigante americano, evidenziando uno dei principali problemi dello sviluppo fulmineo di questa tecnologia: il suo vorace consumo di energia.

PERCHE’ L’IA CONSUMA ENERGIA? I modelli linguistici su cui si basa l’IA generativa richiedono un’enorme potenza di calcolo per l’addestramento su miliardi di set di dati, che a sua volta richiede server potenti. Poi, ogni volta che un utente invia una domanda a ChatGPT o a qualsiasi altra IA generativa, questa fa funzionare i server situati in un centro dati. Questi server consumano elettricità, si riscaldano e devono essere raffreddati con sistemi che a loro volta richiedono energia. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), i centri dati generalmente utilizzano circa il 40% dell’elettricità per alimentare i server e il 40% per raffreddarli. Diversi studi hanno dimostrato che una richiesta a ChatGPT richiede in media 10 volte più energia di una semplice richiesta al motore di ricerca Google. Il boom dell’IA dal 2022 ha portato i giganti di Internet come Amazon, Google e Microsoft a investire massicciamente nella creazione di centri dati in tutto il mondo. Nel suo rapporto ambientale, Google evidenzia l’aumento del consumo di energia nei suoi centri dati, nonché il balzo delle emissioni legate alla costruzione di nuovi centri dati e alla modernizzazione di quelli esistenti.

QUANTA ENERGIA CONSUMA L’IA? Prima della mania dell’intelligenza artificiale, i data center rappresentavano circa l’1% del consumo globale di elettricità, secondo l’Aie. Se aggiungiamo l’IA e il settore delle criptovalute, i data center hanno consumato quasi 460 Twh di elettricità nel 2022, ovvero il 2% della produzione globale totale, secondo l’istituto. Una cifra che potrebbe raddoppiare entro il 2026 fino a 1.000 Twh, che sarebbe equivalente al consumo di elettricità del Giappone, avverte l’istituto in un rapporto. Alex de Vries, economista della Libera Università di Amsterdam, ha modellato il consumo di elettricità necessario solo per l’intelligenza artificiale, sulla base delle proiezioni di vendita di Nvidia, i cui processori sono essenziali per l’addestramento dei modelli AI.
Se le stime di vendita di Nvidia per il 2023 sono corrette, e se tutti i server funzionano alla massima capacità, potrebbero consumare tra 85,4 e 134 Twh all’anno, ovvero quanto consuma un Paese come l’Argentina, scrive in un articolo. “Le cifre che ho inserito nel mio articolo erano piuttosto conservative, perché non tengono conto di processi come i requisiti di raffreddamento”, ha dichiarato all’AFP. L’anno scorso, le vendite di Nvidia hanno superato le loro previsioni, quindi le cifre potrebbero essere ancora più alte, ha continuato.

IN CHE MODO I DATA CENTER GESTISCONO QUESTA MAGGIORE RICHIESTA DI ENERGIA? L’IA trasformerà il settore dei data center, ha riconosciuto Fabrice Coquio di Digital Realty, che gestisce un enorme data center alla periferia di Parigi, una parte del quale sarà dedicata all’intelligenza artificiale. “Sarà esattamente come il cloud (cloud computing, NLDR), forse un po’ più massiccio in termini di distribuzione”, ha spiegato all’AFP durante un tour dell’infrastruttura in aprile. Mentre i server con una potenza di calcolo media possono essere collocati in stanze con sistemi di aria condizionata, i server molto più potenti necessari per l’AI tendono a riscaldarsi di più e richiedono il pompaggio di acqua direttamente nelle apparecchiature per raffreddarle, ha spiegato Coquio. “Sicuramente richiede server, apparecchiature di archiviazione e di comunicazione diversi”, ha insistito.

COME STANNO REAGENDO I GIGANTI DI INTERNET? In un momento in cui i giganti della tecnologia cercano di incorporare sempre più intelligenza artificiale nei loro prodotti, gli esperti temono un’esplosione del consumo di elettricità. Come Google, Microsoft, il numero due mondiale del cloud, ha visto le sue emissioni di CO2 aumentare del 30% nel 2023 rispetto al 2020. Mentre Google, Amazon e Microsoft sottolineano i loro investimenti in energie rinnovabili per alimentare i loro centri dati, i loro obiettivi di neutralità di carbonio sembrano allontanarsi sempre di più.
AWS (la divisione cloud di Amazon) si è impegnata a diventare un’azienda a zero emissioni di carbonio entro il 2040, mentre Google prevede di raggiungere emissioni nette zero in tutta la sua attività entro il 2030. Anche Microsoft si è posta l’obiettivo di avere un’impronta di carbonio negativa entro il 2030. Una promessa fatta prima dell’esplosione dell’AI, ha ammesso il presidente di Microsoft Brad Smith a maggio in un’intervista a Bloomberg.

Panetta: “Fronte comune Ue su transizioni e materie critiche. Puntare sul capitale umano”

Fronte comune in Europa per portare avanti le transizioni (verde e digitale), aumentare l’indipendenza energetica rafforzando le rinnovabili ma allo stesso tempo stringere rapporti “solidi e reciprocamente vantaggiosi” con i Paesi ricchi di materie critiche.

Nelle sue prime considerazioni finali da Governatore della Banca d’Italia e a pochi giorni dalle elezioni europee, Fabio Panetta guarda a Roma, ma soprattutto a Bruxelles, invitando a puntare molto sulla dimensione comune per non restare indietro rispetto ai grandi competitor internazionali. Innovazione e capitale umano sono le parole chiave di una relazione di ampio respiro, che non tralascia i rischi dell’Intelligenza artificiale. L’Ia, è il monito, potrebbe creare rapporti di costi-vantaggi disomogenei e avere effetti, in Italia, su due lavoratori su tre.

La visione del governatore è ottimista: nell’Unione, Roma ha tutte le carte in regola per tornare a crescere e “contare, scandisce. Cruciale è rilanciare la produttività, aprire alla concorrenza, ridurre il debito, soprattutto. Un “fardello“, lo definisce, da cui però potersi liberare. Come? “Coniugando prudenza fiscale e crescita“, suggerisce.

Politiche comuni, precisa Panetta, “sono necessarie nel campo ambientale, della difesa, dell’immigrazione, della formazione e in altri ancora”, osserva il governatore, “poiché molti progetti riguardano beni pubblici comuni quali l’ambiente e la sicurezza esterna, un ammontare di investimenti insufficiente danneggerebbe tutti i paesi e tutti i cittadini dell’Unione. È pertanto necessario, nell’interesse collettivo, realizzare iniziative a livello europeo“.

Per le sole transizioni climatica e digitale e per aumentare la spesa militare al 2 per cento del Pil, la Commissione europea stima infatti un fabbisogno di investimenti pubblici e privati di oltre 800 miliardi ogni anno fino al 2030: “Perseguire un piano così vasto a livello nazionale comporterebbe duplicazioni di spesa e la rinuncia alle economie di scala“, mette in guardia Panetta.

Sugli investimenti in capitale umano, parla di “un’esigenza pressante, data la minore disponibilità, rispetto al resto dell’area dell’euro, di lavoratori con livelli di competenza elevati nel campo dell’innovazione.

Poi l’invito alla piena attuazione degli investimenti e delle riforme previste dal Pnrr che, oltre a innalzare il prodotto di oltre di 2 punti percentuali nel breve termine, “avrebbe effetti duraturi sulla crescita dovuti a incrementi di produttività stimabili tra 3 e 6 punti percentuali in un decennio”, ricorda Panetta.
E’ comunque sul fronte della tecnologia che “si giocherà la partita del futuro, per l’Italia e per il resto d’Europa. Servirà, scandisce, “valorizzare la ricerca, accompagnare il sistema produttivo nella sua trasformazione proteggendo i più svantaggiati, creare un ambiente normativo, economico e finanziario che favorisca l’assunzione di rischi imprenditoriali nei settori innovativi e che limiti il potere monopolistico di pochi grandi attori”.

IA, Pagliuca (Cnpr): Sta rivoluzionando mondo del lavoro

L’Intelligenza artificiale ha iniziato un percorso di trasformazione radicale del mercato del lavoro. Secondo uno studio elaborato dalla multinazionale ManpowerGroup, l’IA trasformerà l’80% delle professioni entro il 2030, sostituendo l’uomo in molti lavori ripetitivi e richiedendo nuove competenze.

Energia, commercio, IT e trasporti saranno i settori che vedranno una forte domanda di personale a partire dal 2025.

“L’IA rivoluzionerà diversi settori, in primis quelli legati alla videosorveglianza e all’analisi dei big data – spiega Luigi Pagliuca, presidente della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili – e l’automazione richiederà nuove abilità adattandosi alla rapida evoluzione tecnologica”.

A partire dai primi tre mesi del 2025, secondo un’indagine MEOS, i settori che ricercheranno personale sono Energia (+28%), Commercio (+23%), IT (+21%) e Trasporti (+21%).

“Un’altra rivoluzione nel mondo del lavoro è quella della transizione green che sarà capace di creare 30 milioni di posti di lavoro in più. L’unico ostacolo al raggiungimento di questo traguardo – prosegue Pagliuca – potrebbe essere l’inevitabile gap delle competenze delle generazioni che si troveranno a lavorare insieme tentando di trovare un punto d’incontro tra qualifiche, obiettivi, ambizioni ed esigenze del tutto diverse”.

Le trasformazioni lavorative indotte dall’IA ed i nuovi paradigmi che stanno rimodellando il mondo del lavoro saranno discusse nella prima Annual Conferenze di ManpowerGroup Italia.

Urso torna dalla Libia con accordo su energia, materie prime e rinnovabili

Photo credit: Mimit

 

Italia e Libia coopereranno anche su transizione ecologica e digitale. Dalla sua missione a Tripoli il ministro delle Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, torna con la sigla sulla dichiarazione congiunta con il ministro dell’Industria e dei Minerali del Governo di Unità nazionale dello Stato della Libia, Ahmed Ali Abouhisa, per promuovere iniziative di collaborazione economica e industriale nei campi dell’energia, delle materie prime critiche e della tecnologia green. “I nostri Paesi hanno numerosi punti di complementarità sul piano economico e industriale“, commenta il responsabile del Mimit. Spiegando che proprio per questo motivo “una cooperazione sempre più stretta rappresenta un valore aggiunto sia per l’Unione europea sia per il continente africano, così come prevede il Piano Mattei“.

L’accordo, infatti, prevede la facilitazione degli investimenti diretti e delle iniziative congiunte tra le imprese di Italia e Libia, attraverso lo scambio di informazioni e conoscenze nel campo della ricerca, dell’innovazione applicata all’industria manifatturiera e la formazione di nuove competenze. “I nostri Paesi hanno una storica cooperazione nel settore energetico che intendiamo rafforzare, soprattutto nell’energia rinnovabile e al suo trasporto attraverso i cavi di interconnessione tra i Paesi – continua Urso -. L’attenzione alle fonti rinnovabili emerge anche alla luce del fatto che l’Italia diventerà presto il primo produttore europeo di pannelli fotovoltaici di nuova generazione con lo stabilimento di 3Sun di Catania“. Il ministro, poi, parlando come ospite d’onore alla Conferenza internazionale per l’industria e la tecnologia di Tripoli, ha allargato gli orizzonti: “Tra i nostri Paesi c’è un fondamentale partenariato strategico che si può rafforzare nel settore del gas e del petrolio, ma ancora di più nel settore minerario e dell’energia rinnovabile in questa fase storica dell’Italia e dell’Europa, della Libia e del Mediterraneo“.

Nell’accordo è prevista la cooperazione anche nel settore minerario, in particolare sull’approvvigionamento di materie prime critiche. Ragion per cui Roma è pronta “a mettere a disposizione il suo know-how ingegneristico e imprenditoriale per avviare sinergie che possano guardare ad accordi di collaborazione win-win, volti all’estrazione e alla lavorazione in Libia, a beneficio di entrambe le nazioni e in piena coerenza con la legge sulle materie prime critiche italiana che approderà tra poche settimane in Consiglio dei ministri“.

L’Italia, inoltre, sosterrà anche i progetti libici per la realizzazione delle interconnessioni con l’Europa per il trasporto di elettricità da fonti rinnovabili, di cui la nazione nordafricana ha necessità di sviluppare infrastrutture dedicate. Fattore che passa anche dallo sviluppo dell’economia digitale, e in questo senso “la Libia può essere anche un attore prioritario“. Inoltre, aggiunge Urso, “l’Italia nel suo ruolo di presidente di turno del G7 ha voluto dare particolare attenzione al continente africano. La trasformazione digitale è uno straordinario strumento per avvicinare l’Africa agli obiettivi di sviluppo sostenibile“.

Nel corso del colloquio bilaterale, Urso e Ali Abouhisa hanno toccato anche il tema della siderurgia, soffermandosi sui possibili investimenti delle imprese italiane in Libia e del trasferimento di competenze nella tecnologia digitale, anche attraverso l’AI Hub per lo sviluppo sostenibile in cooperazione con l’Undp, come indicato nella dichiarazione ministeriale del vertice G7 dei ministri dell’Industria, Tecnologia e Digitale del marzo scorso. Il responsabile del Mimit ricorda anche le prospettive italiane, perché il nostro Paese “sta diventando leader nella produzione mondiale di pannelli solari di ultima generazione“, grazie “alla fabbrica del gruppo Enel 3Sun Gigafactory in Sicilia, a Catania, che sarà la più grande fabbrica di pannelli solari d’Europa producendo pannelli fotovoltaici bifacciali ad altissima prestazione con una capacità produttiva di tre GW all’anno è una tecnologia d’avanguardia unica al mondo“.

Ia, Urso lancia ‘quadrilatero’ italiano e Hub: “Presto decreto collegato alla Manovra in Cdm”

Un “quadrilatero” dell’innovazione e l’hub per lo sviluppo sostenibile. E’ la strategia italiana per mettere a servizio del mondo produttivo l’Intelligenza artificiale. Durante l’audizione in commissione Ambiente del Senato il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, mette in fila le mosse del governo per indirizzare le enormi potenzialità di questa tecnologia tutta nuova (e ancora da scoprire appieno) e ridurre al minimo i rischi che potrebbe generare. Partendo da due eventi: la partecipazione del Mimit al Summit sulla sicurezza a Bletchley Park e la riunione trilaterale con Francia e Germania del novembre scorso a Palazzo Piacentini, fondamentali tappe negoziali per un approccio sulle regole per per le imprese Ue.

Poi ci sono i passi europei, come l’Ai Act approvato lo scorso mese di marzo dall’Europarlamento, al quale l’Italia per prima ha voluto ispirare il proprio disegno di legge per indirizzare lo sviluppo e l’adozione di tecnologie di Intelligenza artificiale. “Ma il governo non si è solo concentrato sulle regole – spiega Urso -, iniziando anche a tratteggiare un quadro di politica industriale che andrà via via sempre più concretizzandosi, non solo grazie al ddl ora al vaglio del Parlamento, ma anche grazie al disegno di legge collegato alla manovra economica sulle nuove tecnologie abilitanti, che presenteremo in Cdm e poi in Parlamento nei prossimi mesi” e che sarà “finanziato col fondo sulla sostenibilità“.

Le direttrici su cui l’esecutivo si sta muovendo riguardano “le nuove politiche industriali“, sintetizzabili “su tre livelli – sottolinea il responsabile del Mimit -. Favorire la ricerca applicata industriale per far emergere nuove idee, ricerche e brevetti, e di questo di occuperemo nel collegato. C’è poi un secondo livello, sostenere lo sviluppo strumentale e un terzo su come aumentare la diffusione della Ia tra le imprese in generale e, soprattutto, tra le pmi“. Sul primo punto “siamo all’opera con l’avvio fondazione ‘Ia for industry’, che si è insediata a Torino e che completa il quadro di una ricerca industriale italiana sull’Ia volta ad ammodernare il comparto industriale in tutte le sue componenti critiche“, spiega. Aggiungendo che questo era “l’elemento che mancava” alla strategia italiana, perché la fondazione lavorerà assieme “anche ad altre strutture che già operano in questo campo e che potremo delineare come una sorta di quadrilatero: Genova, Bologna, Torino e Pavia“.

Nel capoluogo ligure “si trova l’Istituto italiano di tecnologia, con una dotazione annuale di circa 100 milioni di euro, che opera già da tempo e dedicherà una parte consistente del suo bilancio all’Intelligenza artificiale, concentrandosi sulla ricerca di base“, continua Urso. “Il secondo angolo è Bologna, con il Cineca e il Supercomputer Leonardo, tra i primi 5 al mondo per capacità di calcolo sull’Ia, dove si allenano molti algoritmi Ia prodotti da aziende europee, non soltanto italiane“. A completare il quadro è “il necessario sviluppo dell’hardware, che soprattutto per quanto riguarda i semiconduttori è rappresentato dal quarto angolo, quello che si sta sviluppando a Pavia con la fondazione Chips.IT“.

La partita dell’Ia è centrale anche in chiave G7, di cui l’Italia detiene la Presidenza. Infatti, in questo consesso è stata avanzata la proposta di un AI Hub per lo sviluppo sostenibile, “grazie al lavoro congiunto con Undp – continua il ministro – per rafforzare il ruolo del nostro Paese come parte integrante, trainante e innovativa dell’ecosistema globale sull’Intelligenza artificiale“. L’idea è di portar avanti il progetto “nel pieno spirito del Piano Mattei, volto a rafforzare la cooperazione e lo sviluppo dei paesi del Sud del Mondo, e dell’Africa in particolare, nella logica di mutuo scambio e mutuo sviluppo“. E per questo, conclude Urso, “ritengo che l’apertura di un centro internazionale in materia di intelligenza artificiale in Italia, auspicabilmente in congiunzione con la neo inaugurata Fondazione di Torino, possa rappresentare una grande opportunità per le imprese italiane, che si troverebbero così al cuore di un ecosistema industriale dell’Ia che guarda al mondo“.

intelligenza artificiale

Vola il mercato italiano intelligenza artificiale (+53%). Ma 3,8 milioni di posti di lavoro sono a rischio

Non solo ChatGPT. Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia cresce in maniera impetuosa, tanto da aver fatto registrare nel 2023 un aumento del 53%, raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Gran parte degli investimenti riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, di classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% (38 milioni di euro) i progetti di Generative AI. Sei grandi imprese italiane su dieci hanno già avviato un qualche progetto di intelligenza artificiale, almeno a livello di sperimentazione. A rivelarlo è la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno ‘AI al centro: novità, applicazioni e regole’.

L’argomento incuriosisce, e molto. Nel 2023 quasi tutti gli italiani (98%) ne hanno sentito parlare e più di uno su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta. C’è grande interesse, dunque, ma anche una certa confusione: 3 su 4 hanno sentito parlare di ChatGPT (e uno su 4 ha interagito), ma solo il 57% conosce il termine ‘Intelligenza Artificiale Generativa’. Ben il 77% degli italiani (+4 punti percentuali rispetto al 2022) guarda con timore al tema, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro. Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario all’ingresso dell’IA nelle attività professionali.

Perché il vero tema del futuro è proprio questo. Già oggi, in Italia, l’intelligenza artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di posti di lavoro equivalenti, ma da qui a 10 anni, le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone in Italia. Come spiega Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence nel valutare il reale impatto sul lavoro, però, bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, prospettano un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033. In questa prospettiva, “la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema che si sta creando, più che un rischio”.

Gli investimenti, però, non si fermano e il 90% del mercato dell’IA è dovuto alle grandi imprese. Il resto è suddiviso in modo equilibrato tra Pmi e pubblica amministrazione. La quota più significativa del mercato italiano (29%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, il 27% è per progetti di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, il 22% per algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze, il 10% analisi di video ed immagini, 7% Process Orchestration Systems, il 5% Generative AI.

Mattarella: “Giovani disorientati da mondo debole nel contrastare crisi ambientale sempre più minacciosa”

Guerre, ascolto, pace, lavoro, diritti, unità. Sono alcune delle parole chiave utilizzate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio consegnato agli italiani nell’ultimo giorno dell’anno, il nono tra il primo mandato e l’inizio del secondo. Dallo studio della sala della Vetrata, al Quirinale, con alle spalle l’albero di Natale e le bandiere italiana, europea e della Repubblica, il capo dello Stato guarda al 2024 ricordando che “non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene intorno a noi. Nella nostra Italia, nel mondo”.

Perché “sappiamo di trovarci in una stagione che presenta tanti motivi di allarme. E, insieme, nuove opportunità”. Ma allo stesso tempo il presidente sottolinea: “Avvertiamo angoscia per la violenza cui, sovente, assistiamo: tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana. La violenza. Anzitutto, la violenza delle guerre. Di quelle in corso; e di quelle evocate e minacciate”.

Il pensiero corre alle “devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla”. E alla “orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità. La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti”.

Il monito di Mattarella è chiaro: “La guerra, ogni guerra, genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti”.

Il presidente della Repubblica lancia un messaggio semplice, ma potente. “È indispensabile – dice – fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace”. Mattarella aggiunge: “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità”. Ma “sappiamo che, per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace”. E “per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi. Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera. Dipende, anche, da ciascuno di noi”.

Il capo dello Stato si rivolge, poi, come spesso accade, direttamente ai giovani, con i quali costruisce fin dal suo primo mandato un filo diretto. “L’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore, quello vero, è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità. Penso alla violenza verbale e alle espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella rete”.

Mattarella mette in luce che “rispetto allo scenario in cui ci muoviamo, i giovani si sentono fuori posto. Disorientati, se non estranei a un mondo che non possono comprendere; e di cui non condividono andamento e comportamenti. Un disorientamento – continua – che nasce dal vedere un mondo che disconosce le loro attese. Debole nel contrastare una crisi ambientale sempre più minacciosa. Incapace di unirsi nel nome di uno sviluppo globale”. Ma “in una società così dinamica, come quella di oggi, vi è ancor più bisogno dei giovani. Delle loro speranze. Della loro capacità di cogliere il nuovo”.

Un passaggio importante del suo discorso, il presidente della Repubblica lo dedica all’importanza di “ascoltare”, a cui attribuisce anche il significato di “saper leggere la direzione e la rapidità dei mutamenti che stiamo vivendo. Mutamenti che possono recare effetti positivi sulle nostre vite. La tecnologia ha sempre cambiato gli assetti economici e sociali. Adesso, con l’intelligenza artificiale che si autoalimenta, sta generando un progresso inarrestabile. Destinato a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali, relazionali”.

Mattarella afferma: “Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunziabile”. Per il capo dello Stato “viviamo un passaggio epocale. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capaci. Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto” per “definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social”. Perché “la democrazia è fatta di esercizio di libertà” che “quanti esercitano pubbliche funzioni, a tutti i livelli, sono chiamati a garantire” e che sia “indipendente da abusivi controlli di chi, gestori di intelligenza artificiale o di potere, possa pretendere di orientare il pubblico sentimento”.

Mattarella, infine, ricorda, a tutti, che “la forza della Repubblica è la sua unità”, ma “non come risultato di un potere che si impone”. L’unità della Repubblica “è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perché si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace”. Valori che ha incontrato “nella composta pietà della gente di Cutro”, nella “operosa solidarietà dei ragazzi di tutta Italia che, sui luoghi devastati dall’alluvione, spalavano il fango; e cantavano Romagna mia” o “negli occhi e nei sorrisi, dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut. Promossa da un gruppo di sognatori. Che cambiano la realtà”.

Il presidente della Repubblica, prima di augurare buon anno alle italiane e agli italiani, lascia un ultimo messaggio: “Uniti siamo forti”.

 

 

Photo credit: sito Presidenza della Repubblica

L’intelligenza artificiale farà triplicare il consumo di energia dei data center

Secondo un nuovo rapporto della società di venture capital Accel, i giganti tecnologici statunitensi hanno aggiunto 2,4 trilioni di dollari alle loro capitalizzazioni di mercato in un anno grazie anche al boom dell’intelligenza artificiale generativa. Accel, nel suo rapporto annuale Euroscape , ha indicato i valori dei prezzi delle azioni di grandi aziende tecnologiche come Apple, Microsoft, Alphabet, Amazone Nvidiaè aumentato in media del 36% anno su anno. Proprio Nvidia è entrata per la prima volta nel club dei trilionari, con il colosso statunitense dei chip che ora vale oltre mille miliardi di dollari.

I chip ad alte prestazioni di Nvidia alimentano molti modelli avanzati di intelligenza artificiale generativa, che producono nuovi contenuti da enormi volumi di dati di addestramento. Tutti questi movimenti di dati potrebbero però far lievitare di molto e in fretta il consumo globale di elettricità, che ora secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, vale tra l’1 e l’1,5% considerando i data center. E David Groarke, amministratore delegato del consulente Indigo Advisory Group, in una recente intervista a S&P, ha rivelato: “In termini di numeri macro, entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare dal 3% al 4% della domanda globale di energia. Google ha affermato che in questo momento l’intelligenza artificiale rappresenta dal 10% al 15% del loro consumo energetico, ovvero 2,3 TWh all’anno”.

Un’analisi pubblicata recentemente su Joule è una delle prime a quantificare la domanda che si sta rapidamente materializzando. Il proseguimento delle attuali tendenze in termini di capacità e adozione dell’intelligenza artificiale porterà Nvidia a spedire 1,5 milioni di unità server di intelligenza artificiale (Ai) all’anno entro il 2027. Questi 1,5 milioni di server, funzionanti a piena capacità, consumerebbero almeno 85,4 terawattora di elettricità all’anno: più di quello che molti piccoli paesi consumano in un anno, secondo la nuova valutazione.

L’analisi è stata condotta da Alex de Vries, data scientist presso la banca centrale dei Paesi Bassi e Ph.D. candidato alla Vrije University Amsterdam, dove studia i costi energetici delle tecnologie emergenti. In precedenza de Vries era diventato famoso per aver lanciato l’allarme sugli enormi costi energetici del mining e delle transazioni di criptovalute. Ora ha rivolto la sua attenzione all’ultima moda tecnologica. De Vries ha stimato che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa come ChatGPT in ogni ricerca su Google richiederebbe più di 500.000 server A100 HGX di Nvidia, per un totale di 4,1 milioni di elaborazioni unità grafiche o GPU. Con una richiesta di potenza di 6,5 kW per server, ciò comporterebbe un consumo giornaliero di elettricità di 80 GWh e un consumo annuale di 29,2 Twh. Ma un’adozione così diffusa con gli attuali hardware e software è improbabile a causa dei vincoli economici e della catena di fornitura dei server, ha affermato de Vries nel commento. Quel volume di server Nvidia attualmente non esiste e il costo per produrne un numero simile potrebbe arrivare fino a 100 miliardi di dollari. “In sintesi, mentre la rapida adozione della tecnologia AI potrebbe potenzialmente aumentare drasticamente il consumo energetico di aziende come Google, ci sono vari fattori legati alle risorse che potrebbero impedire il verificarsi di scenari peggiori“, ha sottolineato De Vries a S&P.

Dal 2023 al 2030, prevediamo un aumento dell’80% circa nella domanda di energia dei data center statunitensi, passando da circa 19 GW a circa 35 GW“, ha affermato Stephen Oliver, vicepresidente del marketing aziendale e delle relazioni con gli investitori di Navitas Semiconductor. La domanda di energia iniziale per l’addestramento dell’intelligenza artificiale è elevata ed è più concentrata rispetto alle applicazioni tradizionali dei data center. “Un tipico rack (la struttura meccanica di sostegno su cui sono poi montate le parti hardware vere e proprie, ndr) che consuma da 30 kW a 40 kW, con processori AI, come Nvidia Grace Hopper H100, è 2-3 volte la potenza nello stesso rack, quindi abbiamo bisogno di una nuova tecnologia nei convertitori di potenza“, ha continuato Oliver intervistato da S&P. “Lo vediamo spuntare in tutto il mondo e mentre nomi familiari come Amazon Web Services, Microsoft e Google gestiscono i data center stessi, l’hardware è progettato e costruito da aziende con sede a Taiwan come Delta, Lite On e Chicony“.

Nel dettaglio per David Groarke, amministratore delegato del consulente Indigo Advisory Group, la fascia di applicazioni che consuma davvero molta energia è quella relativa all’apprendimento delle lingue, che necessita di più memoria e spazio di archiviazione. Queste sono cose come le reti neurali che necessitano di migliaia di GPU. Constance Crozier, assistente professore presso la H. Milton Stewart School of Industrial and Systems Engineering della Georgia Tech, ha affermato che l’addestramento di qualcosa come ChatGPT utilizza circa 1 miliardo di volte la potenza necessaria per eseguirlo, ma per usi finali così popolari, la potenza aggregata consumata dall’esecuzione può diventare significativo o addirittura più grande.