Natale, Meloni: Ricarichiamo le batterie, ci attende un 2025 impegnativo

Ricarichiamo le batterie perché ci attende un 2025 impegnativo, per continuare insieme a costruire un’Italia forte, ambiziosa, capace di guardare lontano e di puntare sempre più in alto“: in un videomessaggio sui social, Giorgia Meloni parla agli italiani in occasione delle feste.

La premier, impegnata fino a ieri sera nell’ultimo consiglio dei ministri prima della notte di Natale, augura speranza per “guardare al futuro con ancora maggiore fiducia e ottimismo“.

Il 2024 è stato un anno piuttosto impegnativo per l’Italia, che ha guidato il G7 e ottenuto nella nuova Commissione europea una posizione strategica, con Raffaele Fitto tra i vicepresidenti esecutivi. Ieri la presidente del Consiglio ha inaugurato uno dei cantieri più importanti del Giubileo che Papa Francesco apre a Roma alle 19, definendo la corsa contro il tempo per far trovare la Capitale pronta ad accogliere decine di milioni di pellegrini nell’Anno Santo un “miracolo civile“.

Il pensiero oggi è a chi anche in queste ore non riuscirà a stare a casa con i propri cari, continuando a lavorare: “Penso alle nostre forze armate, penso alle nostre forze dell’ordine, penso ai medici, a tutti gli operatori sanitari e a quei lavoratori che sia nel pubblico che nel privato anche in questo periodo di festa garantiscono grazie al loro lavoro servizi essenziali ai cittadini”. Meloni non trascura i volontari, che “in questi giorni di festa doneranno una parte di loro stessi per essere al fianco di chi ha più bisogno, di chi è malato, di chi è solo, di chi sta vivendo un momento di grave difficoltà“. E cita lo scrittore francese Gustave Flaubert: ‘Il cuore è una ricchezza che non si vende, non si compra, ma si regala’.

Vigilia e Natale al freddo: gelo e neve in collina a partire dai 300 metri

Aria molto fredda di origine polare si sta riversando da più giorni sull’Italia. Il suo ingresso sul bacino del Mediterraneo ha dato vita a un ciclone che ora si trova tra il nostro Paese e la Grecia. Ci apprestiamo a vivere la vigilia e il giorno di Natale con almeno mezza Italia colpita dal maltempo.

Saranno sette le regioni che fino a Natale saranno interessate da precipitazioni diffuse e nevose a quote piuttosto basse, a partire dai 300-500 metri, secondo Antonio Sanò, fondatore del sito ilmeteo.it. La parte d’Italia più colpita sarà la fascia adriatica centrale, Marche, Abruzzo e Molise, regioni sferzate da venti freddi da Nord e precipitazioni anche abbondanti, nevose in collina. Ma nevicherà anche sui monti della Campania, della Calabria, della Puglia e della Sicilia sempre a quote collinari. Dove non nevicherà sarà invece la pioggia ad essere la protagonista.

La fase clou di questa nuova ondata di maltempo avverrà nella vigilia di Natale, mentre il 25 dicembre le precipitazioni inizieranno gradualmente a diminuire fino a quasi cessare del tutto.
Sul resto d’Italia invece ci sarà bel tempo con cielo sereno e terso grazie alla rimonta dell’alta pressione delle Azzorre.

Una particolare attenzione dovrà essere tenuta anche per altri due fattori importanti: vento e temperature. La ventilazione continuerà ad essere sostenuta dai quadranti settentrionali con il Grecale e la Tramontana che la faranno da padrone soffiando fin oltre i 50-60 km/h provocando ancora mareggiate con onde alte fino a 3-4 metri.

Le temperature invece saranno in diminuzione. Se al Centro-Sud farà freddo di giorno (con non più di 8-11°C su molte città costiere e di pianura), al Nord sarà di notte in cui piomberà il gelo. Il risveglio di Natale farà registrare intense gelate su gran parte del Nord con valori fino a -4°C anche in pianura e fino a -16/-18°C a circa 2000 metri di altezza. Gelate sono attese anche al Centro, come a Firenze, Perugia e Roma. Il freddo proseguirà anche nella giornata di Santo Stefano (giovedì 26) e almeno fino all’ultimo weekend del 2024. Ma per la fine dell’anno gli aggiornamenti odierni intravedono l’arrivo di una goccia fredda che

Il Natale non salva fiducia dei consumatori. Istat: Indice cala per terzo mese di fila

Il Natale non basta a sostenere l’indice di fiducia dei consumatori, che a dicembre 2024 cala, passando da 96,6 a 96,3 mentre sale quella delle imprese, da 93,2 a 95,3.
Un dato, quello delle imprese, che per l’Istat è trainato dal comparto dei servizi di mercato, dove si registra un generale miglioramento delle opinioni degli imprenditori, soprattutto rispetto al settore dell’informazione e comunicazione e a quello dei servizi alle imprese e altri servizi. L’indice di fiducia dei consumatori invece diminuisce per il terzo mese di fila, seguendo una dinamica negativa che, spiega l’istituto, “riflette un deterioramento delle attese sia sulla situazione economica generale (comprese le attese sulla disoccupazione) sia su quella personale; in peggioramento anche le opinioni sul bilancio familiare e quelle sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale”.

“Una gelata sui consumi di Natale”, osserva Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori che, teme il rischio di festività “in bianco sul fronte delle spese”. La componente relativa alle opportunità di acquistare beni durevoli, ossia i beni che si comperano tipicamente a Natale, ha un rimbalzo ma, avverte Dona, “il recupero è talmente impercettibile, 0,3 punti, che dopo essere precipitata a novembre da -60,6 a -71, oltre 10 punti percentuali in meno, non può indurci all’ottimismo”.
Per il Codacons, la ragione è da ricercare nella legge di bilancio: “Le misure inserite dal governo non hanno pienamente convinto le famiglie, che evidenziano un generale pessimismo sul futuro della nostra economia”, commenta il presidente, Carlo Rienzi. Quello che manca in questo momento, sostiene, è un “impegno reale sul fronte dei prezzi, che dopo due anni di inflazione alle stelle continuano a salire in settori chiave come gli alimentari, e misure efficaci sul fronte della difesa del potere d’acquisto dei cittadini”.

Tra i consumatori, l’Istat evidenzia un peggioramento soprattutto delle attese sulla situazione economica del Paese e di quelle sulla disoccupazione, che si riflette in un calo del clima economico (da 97,8 a 96,1) e di quello futuro (da 93,8 a 93,3). Invece, il clima personale registra un lieve aumento (da 96,2 a 96,4) e il clima corrente rimane sostanzialmente stabile (da 98,7 a 98,6).

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce nell’industria (nella manifattura cala da 86,5 a 85,8 e nelle costruzioni flette da 101,5 a 100,9) mentre aumenta nei servizi, seppur con intensità diverse tra i comparti: in particolare, l’indice sale decisamente nei servizi di mercato (da 93,9 a 99,6) mentre nel commercio al dettaglio registra un incremento marginale (l’indice passa da 106,8 a 106,9).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia del settore industriale, nella manifattura migliorano solo le attese di produzione e nelle costruzioni peggiorano entrambe le variabili. Passando al comparto dei servizi di mercato, si osserva un’evoluzione positiva di tutte le componenti dell’indicatore; invece, nel commercio al dettaglio i giudizi sulle vendite migliorano ma le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo e le attese sulle vendite diminuiscono.

Pandoro e panettone sempre più ‘salati’: rincari da capogiro

Fiocchi e regali sotto l’albero, pandori e panettoni sulla tavola. Non serve scomodare l’inflazionatissima formula ‘i re delle feste’ per intuire che i dolci tipici del Natale risultano ancora amatissimi e assai presenti nelle case degli italiani. Siano artigianali o industriali, anche e soprattutto i grandi lievitati hanno dovuto fare i conti proprio con l’aumento dei prezzi. Tradotto: i consumatori spenderanno di più anche quest’anno. In dato assoluto, secondo l’Osservatorio di Federconsumatori, panettone e pandoro registrano prezzi lievemente più alti rispetto allo scorso anno (un lieve +0,6% in media) ma, ha spiegato l’associazione, “con importanti differenze a seconda della categoria e della tipologia prescelta”. L’indagine diffusa a fine novembre rileva che il prezzo del panettone tradizionale aumenta del 4% e il pandoro classico stacca un +2%. In tema di prodotti artigianali, l’aumento medio +3%, che non è poco per prodotti da 1 kg il cui scontrino recita in media 35 euro con punte di 50 euro. Calano invece, secondo Federconsumatori, i prezzi delle versioni ‘speciali’ come il panettone senza lattosio (-6%) e vegano (-5%). Per i celiaci una notizia amara, dato che sui prodotti gluten free sono stati rilevati rincari medi del +5%.

Suona quasi banale, ma la speculazione non c’entra. Nonostante l’inflazione sia ben sotto la soglia di guardia del 2%, per gli italiani il ‘carrello della spesa’, vedi alla voce ‘alimentari’, resta molto oneroso in paragone al periodo pre-pandemico. Per una concorrenza di cause, che ormai appare altrettanto banale citare (shock energetici, guerre e instabilità geopolitica, cambiamento climatico, catene di fornitura scariche). Il settore dei grandi lievitati di Natale, orgoglio e vanto d’Italia, è paradigmatico. E alla base, ovviamente, ci sono i rincari sulle materie prime: farina a parte, i prezzi di burro, vaniglia, uvetta e canditi sono schizzati alle stelle. Per quanto riguarda l’ingrediente principe del pandoro, il burro, l’elaborazione Clal mostra un aumento più o meno costante dall’agosto 2023, da 4,30 euro/kg a 7,80 euro/kg di questo dicembre. In un anno l’aumento è del 45%. Più o meno la stessa variazione tendenziale dell’uvetta che da 3,80 euro/kg del 2023 ha quasi superato i 6 euro/kg. Gli eventi estremi che hanno travolto la Turchia negli ultimi anni ne hanno decimato la produzione, considerata di prima qualità, spingendola fino a prezzi proibitivi. L’alternativa a buon mercato (ma con qualità assai inferiore) sta nelle forniture da Cina e Sudamerica.

Quanto all’oro del Madagascar, la vaniglia Bourbon, la più usata in pasticceria, gli scambi toccano cifre da far girare la testa. Sul mercato professionale, all’ingrosso, è quotata fino a 600 dollari/kg. Un bel salto ma che anche in questo caso è più una scalata considerando che all’inizio dei 2000 costava 20 dollari/kg, nel 2005 già toccava quota 35 dollari/kg e nel 2020 era a 60 dollari/kg. Poi l’ascesa, inarrestabile, con il prezzo che si è decuplicato in soli 4 anni. Vaniglia e uvetta che, come il cacao, sono tra le vittime più illustri del cambiamenti climatico. Anche il cioccolato, amato ingrediente di farcitura di panettoni e pandori, sale sul banco degli imputati in tema di rincari. L’andamento dei futures sul cacao appaiono come una tappa di montagna, con arrivo in salita, del Giro d’Italia: oltre 11.600 dollari a tonnellata, +179% in un anno.

Anche rendere più ‘ricco’ e nutriente un panettone, va da sé, risulta più costoso. Il cambiamento climatico ha ridotto la produzione delle nocciole facendo balzare il prezzo di un +40%, mentre la siccità ha aggravato la crisi degli agrumi, fondamentali per i canditi: sempre meno raccolti e prodotti sempre più piccoli. In tal modo i frutti di “prima categoria”, più grossi e ambiti, diminuiscono in volume e aumentano in valore. Per non parlare del caffè, entrato da anni nelle farciture di pandori e panettoni ma che, visti i rincari, è già salato al bancone del bar.

L’Ue punta sul Natale green: albero in vaso o a nolo, cibo locale e confezioni in tessuto

Un Natale eco-compatibile è possibile. Lo afferma l’Unione europea che, nel suo sito esplicativo del Fit for 55 (Pronti al 55%), evidenzia come le festività siano “un momento di gioia e unione”, ma possano anche avere “un impatto ambientale notevole” e “negativo sul pianeta”: dalle luci ad alta intensità energetica alle pile di carta da regalo. Per questo, Bruxelles avanza delle proposte per “rendere le festività più ecologiche senza perdere nulla della magia”.

Il primo punto è quello delle decorazioni. “Scegli materiali naturali o riutilizzabili: opta per decorazioni realizzate in legno, tessuto o materiali riciclati anziché in plastica. Prendi in considerazione di crearne una tua con elementi naturali come pigne, fette di arancia essiccate e spago”, scrive il sito Fit for 55. In secondo luogo, ripensare al simbolo del Natale: l’albero. “Se ne utilizzi uno artificiale, tienilo per quanti più anni possibile per compensare il suo costo ambientale. In alternativa, un albero vivo in vaso che puoi ripiantare è una fantastica opzione sostenibile”, precisa. Terzo, l’illuminazione. “Utilizza luci natalizie a Led, che consumano fino all’80% di energia in meno rispetto alle tradizionali lampadine a incandescenza. Imposta i timer per assicurarti che siano accese solo nelle ore di punta”.

Tra i tre punti, quello sull’albero è uno dei più cari dato che, nella stessa Bruxelles, sono largamente utilizzati quelli veri a cui vengono recise le radici che, a gennaio, vengono ammassati sui marciapiedi della capitale Ue per essere raccolti e buttati. “Il dibattito sugli alberi di Natale veri e artificiali è comune, ma le prove suggeriscono che gli alberi veri possono essere una scelta più ecologica se di provenienza sostenibile”, scrive il sito Ue. “Le fattorie di alberi di Natale piantano nuovi alberi per ogni albero raccolto, contribuendo al sequestro del carbonio e sostenendo la biodiversità locale. Dopo le feste, gli alberi veri possono essere compostati o trasformati in pacciame, chiudendo il ciclo ambientale”, osserva.

Ma “per un’opzione a spreco zero, prendi in considerazione un albero di Natale in vaso, che puoi conservare e ripiantare nel tuo giardino dopo le festività”, suggerisce il sito Ue. Inoltre, “molte aziende offrono servizi di noleggio di alberi, che ti consentono di prendere in prestito un albero vivo in un vaso. Dopo Natale, l’albero viene restituito al coltivatore per continuare la sua vita”, sottolinea ancora.

Per le confezioni riciclabili e riutilizzabili, “evita la tradizionale carta da regalo con glitter o stagnola (che non possono essere riciclati)”, ma “utilizza carta kraft marrone, involucri di tessuto (ispirati ai furoshiki giapponesi) o vecchi giornali per un tocco creativo”. E poi “elimina gli sprechi: borse regalo, sciarpe o cestini riutilizzabili possono essere parte integrante del regalo” ed “incoraggiate i destinatari a passare i materiali riutilizzabili”.

Infine, rispetto ai pasti, “evitate di fare acquisti eccessivi, pianificando attentamente i vostri pasti” e “attenetevi a ricette che utilizzano ingredienti locali e di stagione per ridurre al minimo i chilometri percorsi dagli alimenti”. E, ancora, “compostate gli scarti alimentari: create un sistema di compostaggio per gli scarti alimentari” e “incoraggiate gli ospiti a portare a casa gli avanzi in contenitori riutilizzabili per ridurre i rifiuti”. Questi sono i consigli Ue per un periodo festivo “gioioso ed ecologico”.

Torna il Festival dell’Asvis. Giovannini: “Interesse per sostenibilità sempre più radicato”

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile dell’Asvis arriva alla sua ottava edizione e cresce in maniera esponenziale. Oltre mille sono gli eventi che verranno organizzati quest’anno in Italia e nel mondo, tra il 7 e il 23 maggio. Sei però saranno le tappe principali: Ivrea, Torino, Bologna, Milano, Palermo.

L’interesse verso i temi della sostenibilità è sempre più radicato e trasversale in ogni ambito della vita del Paese, nel pubblico e nel privato“, rivendica il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini, durante la presentazione, nella sede Rai di via Asiago a Roma.

Accanto alla società civile, alle istituzioni educative e culturali e alle amministrazioni pubbliche centrali e locali, spiega Giovannini, il Festival coinvolge “in maniera sempre più profonda anche le aziende, protagoniste fondamentali della transizione verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale“.

Il 7 maggio, nell’evento di apertura alle ex officine Olivetti di Ivrea, verrà presentato un Rapporto sugli scenari per l’Italia al 2030 e al 2050 che contiene, tra l’altro, un’analisi inedita sviluppata con Oxford Economics sulla relazione fra transizione energetica e variabili macroeconomiche, per evidenziare le scelte da compiere oggi nel campo delle politiche industriali e degli investimenti, in modo da assicurare un futuro di prosperità per l’Italia ed evitare non solo gli scenari catastrofici, ma anche il peggioramento delle condizioni socioeconomiche del Paese.

La seconda tappa sarà a Torino, tra il 9 e l’11 maggio, nell’ambito del Salone del Libro e si focalizzerà sul rapporto tra cultura, comunicazione e sostenibilità. La terza, il 14 e 15 maggio a Bologna, sarà dedicata al futuro delle città e al ruolo delle aziende per la transizione in ambito urbano. Il 17 maggio, a Milano, ci sarà un focus sui territori come motore del cambiamento. Il 21 maggio, a Palermo, al centro dell’attenzione saranno le tematiche sociali. Tra una tappa e l’altra numerosi eventi saranno organizzati a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, “casa” del Festival, che ospiterà gli appuntamenti dedicati ai singoli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’evento conclusivo si terrà a Roma, il 23 maggio, presso l’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati, e illustrerà alle istituzioni i risultati e le proposte maturate nel corso del Festival.

 

Media partner dell’evento sarà la Rai. “L’impegno del servizio pubblico sui temi dello sviluppo sostenibile si incontra con i compiti che alla Rai assegna il nuovo Contratto di Servizio, con gli articoli dedicati alla sostenibilità e alla transizione ambientale e digitale, ma anche ai giovani e all’inclusione“, ricorda il direttore di Rai per la Sostenibilità-ESG, Roberto Natale. “Sollecitazioni – sostiene – alle quali il servizio pubblico ha già cominciato a rispondere con la recente approvazione del primo Piano triennale di Sostenibilità, strettamente connesso al nuovo Piano Industriale“. Il Festival dello Sviluppo Sostenibile sarà quindi, osserva Natale, “un’occasione importante per dare ai temi della sostenibilità un carattere sempre più popolare ed arrivare così a quella fascia ampia di pubblico ancora non sensibilizzata, in questa partita la Rai può avere un ruolo decisivo”, è convinto.

Rai è media partner del Festival dalla sua prima edizione e dal 2020 ospita nella sede di Rai Radio la conferenza stampa di apertura: “Ci unisce all’Alleanza una convergenza di obiettivi e di vedute, grazie alla collaborazione che è cresciuta nel tempo arricchendosi ogni anno di contenuti e iniziative“, scandisce la vicedirettrice di Rai Radio, Laura Rossetto Casel. Un esempio è ‘L’elefante nella stanza, 10 notizie dal futuro dell’Africa‘, podcast in dieci puntate realizzato da Rai Radio in collaborazione con Asvis e Amref Health Africa, disponibile su RaiPlay Sound. Ma non solo: “L’attenzione della Rai verso la sostenibilità – aggiunge – si concretizza con le numerose campagne di sensibilizzazione, con le azioni di efficientamento energetico avviate nella sede di Rai Radio di via Asiago e con le iniziative editoriali, tra cui ‘M’Illumino di meno’, ideata dal programma Caterpillar vent’anni fa e divenuta nel 2022 ‘Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili’”.

Natale, controlli a tappeto Nas in tutta Italia: sequestrate 39 tonnellate dolci tipici

A Natale le tavole degli italiani saranno più sicure, grazie al lavoro del comando Carabinieri per la Tutela della Salute. I Nas, infatti, nel corso dei controlli a tappeto su tutto il territorio nazionale sui prodotti alimentari, hanno individuato e sequestrato ben 39 tonnellate di prodotti dolciari e materie prime tipici delle festività, perché tenuti in cattivo stato di conservazione o in locali interessati da gravi carenze igienico strutturali, invase da parassiti, prive di tracciabilità e oggetto di frode in commercio.

Gli accertamenti, condotti su tutte le fasi di produzione, dalla distribuzione alla vendita al dettaglio, sia a livello artigianale che industriale, hanno consentito di ispezionare circa mille imprese, rilevando irregolarità in 382 strutture (circa il 38% degli obiettivi controllati) e portando alla contestazione di oltre 585 violazioni penali ed amministrative, per un ammontare di oltre 423mila euro di sanzioni.

Entrando nel dettaglio degli interventi, i Nas di Bologna hanno sequestrato 24 tonnellate di frutta secca contaminata da micotossine, sostanze di origine fungina pericolose per la salute. Non solo, perché sono stati ritirati dal consumo oltre 500 tra panettoni, pandori e altri a dolci tipici, anche regionali, in parte di produzione industriale ma commercializzati come artigianali, in parte con ingredienti diversi per qualità ed origine rispetto a quanto dichiarato in etichetta. I militari hanno anche deferito 18 gestori e titolari di attività per l’ipotesi di frode in commercio e detenzione di prodotti dolciari in cattivo stato di conservazione e sanzionato altri 342 per carenze dei laboratori di pasticceria e mancata applicazione della tracciabilità e delle procedure preventive di sicurezza alimentare. Le ispezioni hanno anche portato all’emissione di 27 provvedimenti di chiusura o sospensione delle attività di produzione e vendita, per un valore economico di oltre 8 milioni di euro.

Un plauso ai carabinieri, per l’operazione a tappeto di controllo sui prodotti alimentari tipici della tradizione natalizia, arriva dalla Coldiretti, che ricorda come i dolci siano presenti in oltre 8 case su 10, ecco perché “è importante garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti acquistati”. Dunque, i coltivatori diretti esprimono “apprezzamento per gli accertamenti effettuati dai Carabinieri del Nas che, di concerto con il ministero della Salute, hanno portato al sequestro di 39 tonnellate di prodotti dolciari e materie prime, perché tenuti in cattivo stato di conservazione o in locali interessati da gravi carenze igienico strutturali, invasi da parassiti, privi di tracciabilità e oggetto di frode in commercio“. Per Coldiretti “le frodi a tavola sono crimini particolarmente odiosi perché si fondano spesso sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Un comportamento scorretto che mette a rischio la salute dei consumatori e fa concorrenza sleale agli imprenditori corretti che hanno contribuito a far conquistare all’Italia la leadership nella qualità dell’alimentazione“.

L’anticiclone di Natale durerà fino a Capodanno: tempo stabile e soleggiato

La grossa area di alta pressione di origine oceanica, l’anticiclone delle Azzorre, è talmente ben strutturata e radicata che potrebbe durare addirittura fino a Capodanno. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it ci dice che il cuore dell’anticiclone di Natale oltre ad essere caldo, misura quasi 1050hpa di pressione, un mostro di potenza. La sua presenza sull’Italia garantirà un tempo in prevalenza stabile e soleggiato, ma dovrà fare i conti con la tempesta polare in arrivo dalla Scandinavia che, rispetto all’anticiclone, ha un cuore freddo che misura solo 960hpa di pressione. Questa tempesta nei prossimi giorni scenderà di latitudine andando a cozzare contro le Alpi e da lì non riuscirà a procedere oltre. L’enorme differenza di pressione tra le due figure antagoniste invece provocherà l’irruzione di venti furiosi tra giovedì e venerdì prossimi. Venti che continueranno a soffiare intensamente fin dopo Natale. Nonostante ciò la pressione sull’Italia si manterrà tale da non provocare particolari scossoni sul fronte previsionale.

In base a questa configurazione atmosferica il tempo sarà soleggiato martedì mentre mercoledì la nuvolosità inizierà ad aumentare al Centro-Nord anche con possibili nebbie in pianura. Inizierà a soffiare il Maestrale sulla Sardegna. Da giovedì in poi il vento diventerà il vero protagonista dei giorni che ci porteranno al Natale. Se il tempo sarà in prevalenza soleggiato con cielo a tratti nuvoloso e soltanto con alcune piogge sulle coste tirreniche meridionali (venerdì), il Maestrale inizierà a soffiare sempre più forte attorno alla Sardegna, sul Mar Tirreno centrale e sul Canale di Sicilia con raffiche fino a 100 km/h. Sempre venerdì il Maestrale che impatterà sull’arco alpino provocherà tempeste di vento e neve sui confini, mentre sulla Pianura Padana sarà la volta del foehn che all’improvviso scalderà il clima di molte città, come ad esempio Torino e Milano, ma in un cielo terso e limpido. Arriviamo così al weekend della Vigilia con un cielo parzialmente nuvoloso su tutte le regioni mentre il vento lentamente inizierà a girare da Libeccio. Un Libeccio che soffierà da burrasca proprio nel giorno di Natale sul Mar Ligure e Tirreno, ma l’anticiclone non mollerà la presa.

Il regime anticiclonico durerà anche nel giorno di Santo Stefano e se la tendenza verrà confermata (ci sono buone possibilità) proseguirà la sua permanenza sull’Italia anche per Capodanno.

Benna (Cassa ragionieri): Aumenti di Natale mettono a dura prova le famiglie

Nonostante un’attesa riduzione dei prezzi legata anche alla diminuzione delle bollette energetiche, anche quest’anno il costo dei prodotti tipici di Natale metterà a dura prova il bilancio delle famiglie. La situazione è stata analizzata da diverse organizzazioni come Codacons e Assoutenti, che hanno evidenziato vari aspetti. “Molti prodotti come panettoni, pandori, alberi di Natale, luci, palline e addobbi sono rimasti ai livelli del 2022, mantenendo gli aumenti registrati l’anno precedente, anche fino al +37%. A subire un ulteriore incremento medio del 6% rispetto al 2022 , – sottolinea Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili – sono i cesti natalizi a causa dell’aumento dei prezzi nel settore alimentare”.

L’analisi ha infatti mostrato una crescente vendita di mini panettoni o pandori, versioni ridotte più economiche (80-100 grammi), per mantenere la tradizione pur contenendo i costi. “Aumenti significativi anche per gli appassionati di sport invernali che hanno visto salire i costi degli skipass, degli alloggi, dei ristoranti e dei servizi legati alla montagna. Si stima che per la stagione invernale 2023/2024 – prosegue Benna – la spesa per una settimana bianca sarà compresa tra i 1.500 e i 1.750 euro a persona, registrando un aumento medio del +8% rispetto all’anno precedente”.

La conclusione evidenzia un quadro in cui, nonostante la diminuzione dell’inflazione e dei costi energetici, i prezzi dei beni e dei servizi legati al Natale e alle vacanze invernali non sono diminuiti, contribuendo a un aumento delle spese per le famiglie senza un corrispondente aumento degli stipendi.

Il paradosso del Natale e le inquietudini per l’anno che verrà

C’è qualcosa di paradossale, o per lo meno di controverso, nel Natale degli italiani. Un’indagine di Coldiretti racconta che il caro bollette e, quindi, il caro prezzi ha portato otto famiglie su dieci a riciclare gli avanzi del cenone, oppure a metterli nel congelatore per consumarli più avanti. Un’altra indagine della Coldiretti rivela che una buona parte degli italiani è pronta a riutilizzare i regali ricevuti: anche qui si tratta di riciclo. Insomma, se non si tira proprio la cinghia per lo meno si sta attenti a come spendere e, soprattutto, a non sprecare. Poi, però, emergono i dati degli italiani che hanno preso d’assalto le mete turistiche all’estero e le nostre montagne, nonostante il caldo anomalo abbia reso quasi impraticabili le piste di sci: sono tantissimi e motivati a divertirsi al massimo delle possibilità. La tecnica è quella di affogare le preoccupazioni con ripetuti cin-cin.
Resta un fatto, però, che forse è ‘Il Fatto’: serve necessariamente la Manovra, ancorché controversa e con troppi intoppi, per mettere una pezza ai disagi della crisi energetica e del conseguente caro-prezzi. Il costo del gas sta scendendo, probabilmente si stabilizzerà anche quello dell’elettricità, ma l’orizzonte temporale è breve: a marzo, secondo alcuni analisti, si renderà necessario un nuovo intervento da parte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni per consentire alle imprese e alle famiglie di andare avanti. Tre mesi o giù di lì…
Se il 2022 viene definito un annus horribilis per lo scoppio della guerra, la crisi energetica, l’inflazione, il fallimento della Cop27, lo scandalo nel Parlamento europeo, il 2023 si preannuncia come un anno molto difficile, con indicatori al ribasso (uno su tutti: il Pil) e con previsioni non in linea con sogni e suggestioni. Gas e petrolio saranno al centro dei conciliaboli mondiali, come la necessità di dare ulteriore slancio alle rinnovabili e di fare chiarezza sulle trivellazioni nell’Adriatico. Sugli ultimi temi dipende da noi e non da altri. il nuovo codice degli appalti basterà? A naso viene da rispondere no.
Sintetizzando, perché l’anno che verrà sia meglio dell’anno che sta per chiudersi c’è bisogno di decisioni nette, trasparenza, resilienza, buona fortuna. E magari che Russia e Ucraina trovino un modo per fare la pace.