Ucraina, Volenterosi raggiungono l’accordo: forza multinazionale dopo il cessate il fuoco

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Sostegno alle forze armate ucraine, istituzione di un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco proposto dagli Usa, Impegni vincolanti a sostenere l’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia. E, ancora, pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione in aria, in mare e sulla terraferma e impegno ad approfondire la cooperazione a lungo termine con l’Ucraina in materia di difesa. Nel giorno dell’Epifania, la Coalizione dei Volenterosi prova a tracciare – per l’ennesima volta – un piano per sostenere Kiev lungo la strada verso la fine dell’offensiva russa, che sta per entrare nel suo quarto anno. Riuniti a Parigi, i 35 membri della coalizione – tra cui l’Italia – hanno messo nero su bianco le prossime tappe, ma soprattutto hanno riconosciuto per la prima volta una “convergenza operativa” tra la loro attività, l’Ucraina, e gli Usa, ribadendo la necessità di “solide garanzie di sicurezza”. Il presidente Usa, Donald Trump, “sostiene fermamente questi protocolli di sicurezza”, che mirano a “scoraggiare qualsiasi futuro attacco” in Ucraina, ha dichiarato l’inviato speciale Steve Witkoff. L’intesa in cinque punti, però, specifica che tutti sono pronti a intervenire, ma “una volta entrato in vigore il cessate il fuoco”.

Sul fronte militare la Coalizione ha annunciato che continuerà a fornire assistenza militare e armamenti a lungo termine alle forze armate ucraine, come ad esempio “pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno al finanziamento dell’acquisto di armi; cooperazione continua con l’Ucraina sul suo bilancio nazionale per finanziare le forze armate; accesso a depositi di difesa in grado di fornire un rapido sostegno supplementare in caso di un futuro attacco armato; fornitura di sostegno pratico e tecnico all’Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive”.

“È importante che la coalizione disponga ora di documenti sostanziali, e non solo di parole”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sebbene diverse questioni “restino aperte”, come la delicata questione delle concessioni territoriali richieste da Mosca. La Russia, infatti, non cede sulla volontà di avere l’intera regione del Donbass. In ogni caso, ha ribadito Witkoff, sono stati registrati “progressi significativi”.

Lato italiano, la premier Giorgia Meloni ha ribadito il proprio “no” all’invio di truppe in Ucraina, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz non ha escluso un impegno diretto delle proprie truppe, ma solo in un paese membro della Nato confinante con l’Ucraina. Ora la palla torna nel capo di Mosca.

L’incontro, ha spiegato la presidente del Consiglio, è stato “costruttivo e concreto” e “ha permesso di confermare un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”. Il vertice, ha aggiunto, “è stato dedicato all’affinamento delle garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, come da tempo suggerito dall’Italia. Tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington per assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, anche attraverso un efficace e articolato meccanismo di monitoraggio dell’auspicato cessate il fuoco e un rafforzamento delle forze militari ucraine”.

 

 

Ucraina, Meloni: “Lavorare con Usa per fermare conflitto, garanzie solide per Kiev”

Photo credit: Palazzo Chigi

 

L’Italia lavora per la sua sicurezza, ma sulla garanzia di un cessate del fuoco in Ucraina continua a sostenere il coinvolgimento dell’Onu. L’ipotesi si fa spazio anche al summit dei volenterosi ospitato da Emmanuel Macron a Parigi, “in linea con la posizione del Governo italiano”, rivendica Palazzo Chigi. E’ la presidente del Consiglio italiana che insiste sull’importanza di estendere una tregua parziale alle infrastrutture civili, come le scuole e gli ospedali, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco totale.

Giorgia Meloni preme sull’importanza degli Stati Uniti. Sul raggiungimento di una pace con garanzie che ricalchino l’articolo 5 della Nato e sulla necessità di collaborare con Washington per fermare il conflitto. La premier chiede persino il coinvolgimento di una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento. Sull’ipotesi di estensione dell’articolo 5, fa sapere Chigi, Macron ha “sollevato con interesse l’opportunità di un approfondimento tecnico”, che Meloni accoglie.

Il coinvolgimento dell’Onusarebbe frutto di una decisione del Consiglio di sicurezza, dove ci sono anche la Russia e la Cina, quindi se si deve arrivare a una interposizione di qualsiasi tipo è giusto che siano coinvolti tutti“, spiega il ministro degli Esteri ai cronisti, dopo l’informativa alla Camera sulle missioni internazionali che l’ha visto impegnato con il ministro della Difesa. Di certo, continua a non essere prevista alcuna partecipazione italiana a un’eventuale forza militare sul campo. Qualunque discesa in campo sarà con i caschi blu: “Sosteniamo da tempo un ruolo profilato delle Nazioni Unite, nella cornice autorizzativa del Consiglio di Sicurezza”, ribadisce Tajani, ricordando che “garanzie di sicurezza efficaci necessitano del più ampio consenso internazionale e non possono prescindere dagli Stati Uniti”.

La guerra è “tutt’altro che finita”, avverte Guido Crosetto davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. La Russia ha continuato a colpire anche durante i negoziati, con attacchi sempre più intensi negli ultimi mesi, soprattutto alle infrastrutture energetiche. “Il tempo e i morti non sono mai stato un fattore scoraggiante per Mosca“, osserva il titolare della Difesa. E mette in chiaro: “Nessuno può pensare di costruire la sicurezza di un Paese prevedendo scenari bucolici, c’è chi si prepara a combattere“. Perché la pace, ricorda, è un equilibrio tra forze: “L’obiettivo è portarlo verso il basso, verso il disarmo totale tra due parti. Ma quando una parte è armatissima e l’altra no allora diventa un equilibrio difficile da mantenere”.

La difesa, quindi, va implementata per il governo. Tajani insiste su un concetto: “Spendere in difesa non significa essere guerrafondai, ma garantire la sicurezza dell’Unione europea”. L’interesse italiano, chiarisce Crosetto, non è perseguire il riarmo, ma costruire la difesa: “Dare a questo Paese uno strumento di tutela efficiente”. E oggi la mancanza di investimenti seguiti alla caduta del Muro di Berlino, quando si pensava che il comparto avesse perso d’importanza, richiede di recuperare terreno. A tre anni dall’aggressione russa, l’Ucraina resta la principale minaccia per la sicurezza del Vecchio Continente e “fermare il conflitto per noi è una priorità”, assicura il vicepremier.

L’accordo raggiunto sul la tregua sul Mar Nero è un fatto “certamente positivo“, ammette il vicepremier, anche in funzione dell’esportazione di grano, fondamentale per la sicurezza alimentare in particolare dell’Africa. Ora però la palla passa a Mosca, che sembra non voler interrompere gli attacchi, che aumentano in intensità e portata, soprattutto sulle infrastrutture energetiche. “Tocca a Mosca dimostrare che vuole la tregua – scandisce Tajani -. E’ la Russia che deve dire se vuole la pace o no”. Sul futuro dell’Ucraina, l’Italia è in prima linea per la ricostruzione, garantisce, come dimostra la conferenza sulla ricostruzione in programma in Italia il 10-11 luglio prossimi. Sul progetto, anticipa il titolare della Farnesina, saranno coinvolti in modo importante anche i privati. Prima della ricostruzione, bisognerà raggiungere il faticosissimo traguardo della soluzione del conflitto. Sulla quale i ministri non usano mezzi termini: “Ogni soluzione dovrà basarsi su garanzie di sicurezza convincenti per Kiev”.

A Parigi vertice sull’acciaio. Urso: “E’ nata un’alleanza per l’industria europea”

Senza acciaio non c’è industria, e senza un’industria forte l’Europa non può competere a livello globale“. Adolfo Urso vola a Parigi per la conferenza sul futuro della siderurgia con altri sei ministri europei per chiedere di non deindustrializzare il Vecchio Continente e garantirne “l’autonomia strategica” nell’energia, nell’industria e nella difesa.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy sottoscrive il non-paper sulla siderurgia insieme ai ministri di Francia, Belgio, Lussemburgo, Romania, Slovacchia e Spagna. Nel documento c’è un piano d’azione per rafforzare la competitività del settore e salvaguardare la produzione in Europa, in un contesto di forte crisi caratterizzato dalla crescente concorrenza internazionale. “Oggi a Parigi, di fatto, è nata un’alleanza per l’industria europea“, spiega poi da Bolzano, dove inaugura una Casa del Made in Italy. “Perché oggi – insiste – è il momento di mettere al centro dell’azione della Commissione Ue l’industria, l’impresa“.

Il non paper siglato si collega al documento promosso dall’Italia e sottoscritto da Austria, Bulgaria, Polonia, Grecia e Cipro sulla revisione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) per le industrie energivore, a partire dalla siderurgia e dalla chimica. La revisione del CBAM sarà discussa nel prossimo Consiglio Competitività dell’Ue il 12 marzo.

La necessità di un intervento europeo strutturale si dimostra urgente soprattutto alla luce della crisi dell’automotive, che ha generato un forte calo della domanda di acciaio. In questo scenario, l’Italia, rivendica il ministro, si distingue per la “leadership” nella produzione di acciaio green, avendo già avviato una transizione verso la decarbonizzazione. “Oggi il nostro Paese vanta 34 impianti su 35 alimentati da forni elettrici, con una produzione che per l’80% è decarbonizzata“, sottolinea Urso. Un primato che testimonia l’impegno dell’industria italiana verso la sostenibilità e rafforza la posizione del Paese nell’indicare all’Europa la strada giusta da percorrere insieme.

In questa direzione va il processo in corso negli stabilimenti ex Ilva di Taranto che, con il nuovo piano industriale previsto nella procedura di assegnazione, diventerà il “principale stabilimento siderurgico green d’Europa“. Il tema del costo dell’energia è uno degli aspetti centrali del documento sottoscritto oggi. Il non-paper evidenzia la necessità di adottare politiche europee efficaci per ridurre il costo dell’energia, attualmente molto più elevato rispetto a quello di altri attori globali. In vista del dialogo strategico sulla siderurgia che la Commissione Europea avvierà a marzo, il documento pone anche l’accento sulla necessità di una politica commerciale più assertiva.

Per contrastare la concorrenza sleale sul piano internazionale, i firmatari indicano come fondamentale rafforzare le misure di salvaguardia e gli strumenti di difesa commerciale, arginando la sovraccapacità globale e le pratiche sleali dei competitor extra-Ue. Anche per questo, insiste Urso, “è assolutamente necessario che si trattengano in Europa i rottami ferrosi destinati alla produzione di acciaio green“. Allo stesso tempo, è necessario stimolare la domanda interna di acciaio attraverso strumenti di incentivazione mirati, capaci di sostenere il mercato europeo e valorizzare la produzione industriale del continente. Il non-paper richiama poi l’attenzione sull’urgenza di investimenti mirati per sostenere la transizione del settore. I Paesi firmatari chiedono alla Commissione europea di analizzare i gap di finanziamento e di predisporre risorse adeguate per accompagnare le imprese siderurgiche nella decarbonizzazione. Centrale, per i firmatari, è la creazione di un vero mercato europeo dell’acciaio verde, promuovendo il ‘Made in Europe’ e un modello industriale sostenibile e competitivo, in linea con gli obiettivi del Clean Industrial Deal e del futuro Industrial Decarbonisation Accelerator Act.

Ia, Urso: “Supercalcolatori e datacenter in Italia, ponte tra Ue e continenti del futuro”

L’Europa deve avere una propria visione e autonomia strategica sull‘intelligenza artificiale rispetto agli Stati Uniti e la Cina. Dal grande vertice sull’Ia di Parigi, Adolfo Urso lancia le proposte italiane sulla sfida del secolo. Ricorda la legge del governo Meloni sul tema, “anticipatrice di alcune decisioni europee“, rivendica, e insiste sull’urgenza di aggiornare la strumentazione per “recuperare i ritardi sugli investimenti che si realizzano in altri continenti“.

Il titolare di Palazzo Piacentini presenta un progetto che ripropone l’Italia come hub, questa volta mondiale. Propone di avere supercalcolatori quantum e datacenter (che “sono le miniere del futuro“) completamente nel nostro Paese. Un ponte della connettività tra l’Europa, l’Occidente e i “continenti del futuro, spiega il ministro, con le fibre ottiche che attraverso il Mediterraneo e che giungono e includono “l’Africa, il grande Medio Oriente, la Penisola Arabica, l’India, l’Oceania“.

Italia, dunque, al centro della trasmissione di dati e di informazioni : “Per questo – fa sapere – stiamo lavorando perché possa diventare il Paese ideale dove investire e realizzare attraverso l’intelligenza artificiale anche il suo sviluppo con il super computer, con il quantum“.

Dal palco del vertice, il ministro chiede all’Unione di prendere la “via antropocentrica” della tecnologia al servizio dell’uomo e non viceversa, in linea con la “terza via” evocata dal presidente francese Emmanuel Macron, alternativa ai modelli di Washington e Pechino. Una strada che sia “autonoma, equilibrata e sicura“.
Nello stesso contesto in cui si è caratterizzata anche la presidenza italiana del G7, che ha avviato l’AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile, in linea con il Piano Mattei, un’iniziativa pionieristica che mira a favorire l’adozione dell’Ia nei Paesi emergenti, con un’attenzione particolare all’Africa, che opererà in sei settori chiave: energia, agricoltura, salute, acqua, istruzione e infrastrutture. “Vogliamo accompagnare le piccole e medie imprese africane verso un utilizzo sicuro e produttivo dell’intelligenza artificiale, che risponda alle loro esigenze locali”, scandisce Urso, che mette in luce la leadership italiana nei supercalcolatori e nelle tecnologie quantistiche. Due tra i più potenti supercalcolatori al mondo sono nel nostro Paese: il Cineca a Bologna e il Davinci di Genova, che oggi, ricorda, è “il terzo più performante a livello globale”.

Parigi e Berlino collegate per la prima volta da un treno ad alta velocità

Per la prima volta in assoluto, da oggi Parigi e Berlino saranno collegate in otto ore da un collegamento ferroviario diretto ad alta velocità, un’iniziativa volta a promuovere un’Europa basata sulle ferrovie di fronte alla concorrenza del trasporto aereo. Il nuovo collegamento, con un viaggio al giorno in ciascuna direzione, è stato inaugurato lunedì con la partenza del primo treno dalla Gare de l’Est di Parigi alle 9.55. L’arrivo è previsto per le 18.03. Al lancio hanno partecipato l’amministratore delegato di SNCF Jean-Pierre Farandou e la direttrice di produzione di Deutsche Bahn (DB) Anja Shöllman. Tuttavia, assenti i ministri, in quanto la squadra dimissionaria si occuperà degli affari di ordinaria amministrazione in attesa della nomina del nuovo governo di François Bayrou.

Nella direzione opposta, un treno inaugurale parte da Berlino lunedì alle 11.54, sempre alla presenza di alti dirigenti delle due compagnie ferroviarie. Arriverà a Parigi otto ore dopo, alle 19.54. “Per la prima volta nella storia del trasporto ferroviario tra i due Paesi”, le due capitali ‘saranno collegate direttamente da centro città a centro città, ad alta velocità’, sottolinea SNCF. Il collegamento sarà garantito dagli ICE, i treni ad alta velocità tedeschi, e non dai TGV francesi. Serviranno anche Strasburgo e, in Germania, le stazioni di Karlsruhe e Francoforte. Attualmente non esiste un treno diretto tra Parigi e Berlino. Ci vogliono più di otto ore per raggiungere le due capitali, con almeno un cambio.

SNCF Voyageurs e Deutsche Bahn hanno annunciato questo nuovo collegamento diretto nel maggio 2022, promettendolo inizialmente per la fine del 2023. Nel settembre 2024, la data di inaugurazione è stata infine fissata per il 16 dicembre, con un prezzo di ingresso di 59,99 euro in seconda classe e 69,99 euro in prima classe. I prezzi saranno infatti soggetti allo yield management, un sistema di tariffazione che modula gli importi in base al tasso di occupazione dei treni. I due operatori ferroviari insistono sull’argomento ecologico, sottolineando che un viaggio in treno Parigi-Berlino emette 2 kg di CO2 per passeggero, rispetto ai 200 kg di un viaggio in aereo. Inoltre, scommettono che le otto ore di viaggio non spaventeranno i passeggeri, in un contesto di crescente interesse per i viaggi in treno. “Ci sono sempre più persone per le quali questo non è un problema, tanto meglio”, ha dichiarato Jean-Pierre Farandou quando il progetto è stato annunciato nel maggio 2022. Con questa linea ad alta velocità, il numero di collegamenti giornalieri tra la Francia e la Germania passerà da 24 a 26.

Nel dicembre 2023, il rilancio del treno notturno tra le due capitali aveva già dato luogo a una grande operazione di comunicazione da parte di SNCF e Deutsche Bahn. Prima di essere sospeso per diversi mesi per lavori tra agosto e ottobre dello scorso anno. L’Unione Europea punta a raddoppiare il traffico ferroviario internazionale ad alta velocità sul continente entro il 2030 e a triplicarlo entro il 2050, per rispettare gli impegni assunti in materia di clima. Ciò significa aggiungere “20.000 km di linee ad alta velocità” entro il 2050 nel continente, che attualmente ne conta 11.300, come ha sottolineato a settembre Michael Peterson, responsabile della lunga percorrenza di Deutsche Bahn. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, il continente deve affrontare grandi progetti, a partire dall’estensione di un sistema di segnalamento standardizzato.

A Parigi sfila Kévin Germanier: il ‘Frankenstein’ dell’upcycling

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Sulle passerelle di Parigi sfila un rivoluzionario dell’upcycling, lo stilista svizzero Kévin Germanier.

Maestro delle perle e del colore, il designer appartiene alla giovane generazione di stilisti che dalle Olimpiadi si stanno affermando nella nuova scena della moda parigina. Recupera, ricicla, ricuce, crea qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato dagli scarti: “Nel mondo della moda ci piace che tutto sia ‘slick’ (immacolato), ma io mi vedo un po’ come Frankenstein, che sperimenta e armeggia con i suoi piccoli trucchi”, spiega il 32enne. Il suo stile è regressivo, giocoso e colorato. Pompon giganti, perline e padronanza dell’alta moda. È su questo nome in ascesa, amato da redattori e fashionisti, che la costumista delle Olimpiadi di Parigi di quest’estate, Daphné Bürki, ha puntato per la cerimonia di chiusura.

Durante i nove mesi di preparazione top-secret per il costume del ‘Voyageur d’oro‘, che è saltato dal tetto dello Stade de France con una tuta d’oro, Kévin Germanier dice di aver vissuto “l’esperienza di una vita”. Vogue lo ha definito “il costume più impressionante della cerimonia”. Gli utenti di Internet si sono scatenati su questa sagoma di una creatura volante, in parte vespa, in parte zanzara, in parte fuoco d’artificio. C

ome il resto della sua generazione, per convinzione ma anche per necessità, lo stilista ha fatto una religione dell’upcycling: l’utilizzo di scarti di tessuto, materiali di magazzino e altri articoli invenduti. Tutto è iniziato durante un corso di formazione a Hong Kong, con sacchetti di perle “troppo vicini alla finestra che si erano scoloriti al sole”, racconta Kévin Germanier. “L’upcycling non è andare in un negozio vintage e ricavare qualcosa da una maglietta, ma è ricavare qualcosa dalla spazzatura”, osserva.

Lo svizzero, nato a Granges nel Canton Vallese, è cresciuto con le gonne della madre e della nonna, notando già che “quando c’è un buco si cuce un fiore piuttosto che andare a comprarne uno nuovo”. Incoraggiato dalla famiglia, si è iscritto alla prestigiosa scuola Central Saint Martins di Londra. “Tutti i miei progetti erano neri, grigi e beige e, per la mia collezione di laurea, dato che non avevo nulla da perdere poiché sapevo già che mi aspettava un lavoro da Vuitton, mi sono detto: tutto deve brillare”, racconta. “È una gag”, dice ridendo. “È importante essere spiritosi e anticonformisti in questo settore”, insiste lo stilista, sottolineando che ”fa abiti con piume e paillettes. Non stiamo curando una malattia, quindi va tutto bene”. Parigino d’adozione, “molto vicino ai numeri come tutti gli svizzeri”, coltiva tuttavia la sua cultura imprenditoriale con metodo, e il successo lo ha portato nei guardaroba di Lady Gaga e Taylor Swift. “La moda è prima di tutto un business, ed è importante trovare il prodotto che andrà a ruba, quindi un profumo, una piccola borsa o un foulard”, scandisce. Il suo best-seller è una piccola borsa baguette multicolore con una tracolla di perle, molto pop. Assunto da LVMH per rovistare nelle scorte e riciclare i rifiuti attraverso un progetto “tenuto segreto”, l’ambizioso designer, che sogna un posto di direttore artistico da Dior, ripete che è entrando in questo tipo di casa “che si possono davvero cambiare le cose”. “Non so se sia il mio destino, ma finché creo – avverte Kévin Germanier -, farà parte del mio processo, e quando mi divertirò meno, smetterò”.

Parigi e Milano vicine al modello di ‘città del quarto d’ora’

Secondo un’analisi globale pubblicata lunedì, Parigi e Milano sono tra le città più vicine al modello della “città del quarto d’ora”, un concetto di pianificazione urbana in cui ogni abitante vive nel raggio di quindici minuti a piedi o in bicicletta da tutto ciò che è necessario per la sua vita quotidiana. Il concetto di “città a un quarto d’ora” ha preso piede durante la pandemia di Covid-19, quando il lockdown ha portato a porre l’accento sui servizi locali. Da allora, è stato adottato da decine di sindaci in tutto il mondo, diventando al contempo oggetto di numerose teorie cospirative su Internet.

Per scoprire quali sono le città che più si avvicinano a questo modello, un team di ricercatori italiani è partito da un database di circa 10.000 città in tutto il mondo. Hanno poi utilizzato mappe ad accesso libero per calcolare la distanza che i loro abitanti dovrebbero percorrere per raggiungere, ad esempio, negozi, ristoranti, scuole e centri sanitari.

In realtà, “molte persone vivono già in una ‘città da un quarto d’ora’”, ha dichiarato all’AFP Hygor Piaget Monteiro Melo, coautore dello studio pubblicato su Nature Cities. “Ma in molti casi ci sono enormi differenze tra il centro e la periferia”, ha aggiunto. Come nell’immensa megalopoli di New York, dove “Manhattan è senza dubbio uno dei luoghi al mondo più vicini a un quarto d’ora di città”, anche se questo non è necessariamente il caso dei quartieri più periferici, aggiunge Matteo Bruno, primo autore dello studio. Da qui la difficoltà di quantificare il numero di quarti d’ora di città, a seconda che il confine sia tracciato intorno al centro o alla periferia. Un fattore chiave per identificarle è la densità di popolazione, perché più le persone vivono vicine tra loro, più è facile per loro accedere ai servizi essenziali. Città piccole ma densamente popolate come Milano e Barcellona sono ben posizionate, secondo la mappa sviluppata dai ricercatori, accessibile gratuitamente online (https://whatif.sonycsl.it/15mincity/).

Tra le città più grandi, “Parigi è un’eccezione”, sottolinea Bruno, ricercatore presso i Sony Computer Science Laboratories di Roma. Il consiglio comunale ha adottato il concetto nel 2020 e oggi una “porzione considerevole” della città è scesa sotto il quarto d’ora, secondo lo studio.

Le città europee hanno il vantaggio di essere sorte secoli fa, senza mezzi di trasporto diversi dagli spostamenti a piedi, favorendo così la concentrazione dei servizi. Al contrario, le città più recenti, progettate fin dall’inizio pensando al trasporto in auto, soprattutto negli Stati Uniti, hanno un handicap maggiore. È il caso di Los Angeles, città che ospiterà i Giochi Olimpici del 2028, di Atlanta e di alcune megalopoli cinesi come Chongqing (sud-ovest) con i suoi 32 milioni di abitanti. Il concetto dà regolarmente adito a teorie cospirative rilanciate da gruppi anti-vax o scettici sul clima, che sostengono che il “quarto d’ora di città” sia destinato a limitare gli spostamenti dei residenti, deplorano i ricercatori. Attaccati essi stessi su X, sottolineano che questo modello non intende confinare nessuno.

Il ricercatore Carlos Moreno, sostenitore del concetto e consulente del sindaco di Parigi Anne Hidalgo, è stato lui stesso bersaglio di “teorici della cospirazione in tutto il mondo”, ha dichiarato all’Afp. Egli accoglie con favore questo nuovo studio, lodando il fatto che l’idea sia diventata rapidamente un argomento di interesse per i ricercatori di tutto il mondo. Quando si tratta di pianificazione urbana, tuttavia, non esiste un’unica soluzione perfetta, avvertono i ricercatori italiani. “La città di un quarto d’ora viene spesso presentata come un’utopia, ma non lo è”, afferma Bruno. Per esempio, gli americani che vivono in città tentacolari abitano in case con piccoli giardini, mentre gli europei vivono in appartamenti in centri urbani densamente popolati. Il criterio dei 15 minuti è solo uno degli ingredienti della “ricetta” per una buona città, afferma Bruno, che cita anche la lotta alle disuguaglianze e alla segregazione, il miglioramento dei trasporti pubblici e la riduzione del traffico automobilistico.

Sabotaggio sulla rete ferroviaria SNCF in Francia: trasporti nel caos

Sabotaggio a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi: le ferrovie francesi hanno subito un “massiccio attacco” nella notte tra giovedì e venerdì che ha gravemente interrotto la circolazione dei suoi treni con il rischio di linee bloccate per “l’intero fine settimana”, lasciando 800.000 viaggiatori in attesa, compresi gli atleti. I cavi in ​​fibra ottica che correvano nelle canalette situate vicino ai binari e che garantivano la trasmissione delle informazioni di sicurezza per i conducenti (semafori rossi, interruttori, ecc.) sono stati tagliati e incendiati in diversi punti della rete, provocando un enorme caos già all’alba di venerdì. La linea TGV Atlantique, che collega Parigi alla Bretagna nell’ovest del Paese, ma anche nel sud-ovest, è stata la più colpita.

Nessun treno ha potuto circolare in entrambe le direzioni fino al primo pomeriggio e una cinquantina di essi sono stati soppressi. Il traffico ferroviario è poi ripreso, ma con un solo treno su tre in circolazione. Sulla linea ad alta velocità verso l’est della Francia circolano tutti i treni, ma con un’ora e mezza di ritardo. Verso nord, infine, i ritardi si aggirano intorno ad un’ora e alcuni treni sono stati soppressi. Eurostar, la compagnia che serve Parigi, Lille, Bruxelles, Londra e Amsterdam, tra gli altri, è stata costretta a cancellare un quarto dei suoi treni nella giornata di oggi, e lo stesso è previsto per sabato e domenica. “Le persone più colpite oggi sono gli 800.000 viaggiatori attesi questo fine settimana… è stato preso di mira il grande crossover verso le vacanze piuttosto che Olimpiadi“, ha affermato il ministro dei Trasporti Patrice Vergriete. In serata, Sncf ha fatto sapere che sabato due TGV su tre circoleranno sull’asse Bretagna e Sud-Ovest, l’80% sull’asse Nord, tutti con ritardi da una a due ore, e il traffico sarà normale sulla linea ad alta velocità Est. La compagnia francese ha assicurato che “saranno garantiti tutti i trasporti delle squadre e degli accreditati per le Olimpiadi“, precisando che “in questa fase, il traffico resterà interrotto domenica sull’asse Nord e dovrebbe migliorare sull’asse Atlantico per i rientri del fine settimana“.
Un atto doloso è stato però sventato” sulla linea Alta Velocità Sud-Est. I ferrovieri che effettuavano operazioni di manutenzione durante la notte hanno avvistato persone avvisando la gendarmeria, mettendole in fuga”, ha dichiarato il direttore generale della SNCF Jean-Pierre Farandou.

La Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta su deterioramento di beni che potrebbero ledere gli interessi fondamentali della Nazione, attacchi ad un sistema automatizzato di trattamento dei dati da parte di una banda organizzata e di un’associazione criminale allo scopo di commettere questi delitti e crimini. “Tutti gli elementi dimostrano chiaramente che si tratta di volontarietà: la concomitanza (…); furgoni ritrovati con persone in fuga (…); ordigni incendiari rinvenuti sul posto“, ha affermato il ministro dimissionario Patrice Vergriete . Si tratta di un “atto criminale scandaloso” che “ovviamente condanno fermamente”, ha insistito. Un sabotaggio simile è avvenuto l’anno scorso in Germania, o sull’LGV Est, nel gennaio 2023.

Il primo ministro del governo dimissionario Gabriel Attal ha invitato “alla prudenza”. “L’indagine sta partendo, invito tutti a fare attenzione. Quello che sappiamo, quello che vediamo, è che questa operazione è stata preparata, coordinata, che sono stati presi di mira i punti chiave, il che dimostra una forma di conoscenza della rete per sapere dove andare a colpire“, ha indicato il capo del governo dimissionario. Il presidente Emmanuel Macron, intercettato dai giornalisti sulla scalinata dell’Eliseo, ha dichiarato che non avrebbe commentato il sabotaggio. “Tutti i nostri servizi di intelligence e le forze di sicurezza interna sono mobilitati per rintracciare, trovare e ovviamente punire i colpevoli“, ha ribadito Attal.

Il modus operandi – incendio doloso degli impianti – assomiglia a quello utilizzato in passato dall’estrema sinistra, stima una fonte di sicurezza. Ma secondo una fonte vicina alla vicenda, al momento non c’è nulla che supporti la tesi del coinvolgimento del movimento. I servizi stanno attualmente studiando tutte le ipotesi.

L’attacco è avvenuto a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Parigi, quando molti viaggiatori progettavano di convergere nella capitale. Quattro treni hanno trasportato gli atleti per la cerimonia di apertura: due sono riusciti ad arrivare, un altro ha subito ritardo e “la squadra che viaggiava sull’ultimo sarà riposizionata su un altro treno”, hanno precisato la SNCF. Il sito di car pooling BlablaCar ha dichiarato di aver registrato un aumento delle prenotazioni per questo venerdì del 150% rispetto al traffico previsto. Alla stazione di Montparnasse a Parigi, le varie sale della stazione erano affollate di viaggiatori scontenti, alcuni in lacrime. Alla stazione del TGV dell’aeroporto Parigi-Charles-de-Gaulle, decine di passeggeri esaminano con ansia i tavoli delle partenze di questa piattaforma di collegamento. La SNCF ha promesso che i 90.000 bambini trasportati questo fine settimana grazie al programma di sostegno della SNCF avranno la priorità per essere trasportati in sicurezza.

A nove giorni dalle Olimpiadi la Senna è balneabile: nuotata storica della sindaca di Parigi

Con gli occhialini, una muta corta e un grande sorriso, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha mantenuto la sua promessa e ha fatto un tuffo nella Senna in compagnia di Tony Estanguet, presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Parigi. Una nuotata che vuole essere prima di tutto rassicurante sulle condizioni del fiume a nove giorni dai Giochi Olimpici. Sole splendente, temperatura dell’acqua di 20°C, batteri e flusso ridotti: tutti i pianeti si sono allineati per questa storica nuotata, più di cento anni dopo il decreto prefettizio del 1923 che vietava il nuoto nella Senna.

A pochi passi dall’Hôtel de Ville, la sindaco della città ospitante, il presidente del Cojo e il prefetto della regione Ile-de-France, Marc Guillaume, si sono tuffati nell’acqua verde opaca alle 10.00 del mattino prima di una nuotata di 100 metri. Accanto a loro Pierre Rabadan, vicesindaco di Parigi con delega allo sport, alle Olimpiadi e alla Senna, e sul ponte di Sully centinaia di spettatori. 100 metri sono tutt’altro che scontati. La Senna è la grande protagonista dei Giochi del 2024 e il suo risanamento è stato uno dei pilastri della candidatura di Parigi.

È un “giorno da sogno”, ha detto Hidalgo dopo qualche minuto di nuoto, “la promessa è stata mantenuta”. “È stato un grande lavoro, c’era una dimensione tecnica, le infrastrutture da collegare, tutte le barche… e ce l’abbiamo fatta”. “I Giochi sono stati un acceleratore” e questa nuotata segnerà “una pietra miliare“, ha continuato la prima cittadina. “È così, la Senna è balneabile e le gare di triathlon e di maratona di nuoto potranno avere luogo”, le ha fatto eco Estanguet. Per il presidente del Cojo, questa nuotata è “anche il simbolo dell’ambizione di Parigi 2024 di essere allo stesso tempo Giochi spettacolari e Giochi responsabili e utili che lasceranno un’eredità”.

Dal 2016, lo Stato e le autorità locali della regione parigina hanno investito 1,4 miliardi di euro per rendere balneabili la Senna e il suo principale affluente, la Marna. Potenziamento degli impianti di trattamento delle acque reflue, collegamento delle chiatte alla rete fognaria, raccolta dei rifiuti plastici: il piano ha prodotto anche cinque grandi opere, tra cui un bacino di raccolta delle acque piovane e reflue vicino alla Gare d’Austerlitz, una vera e propria cattedrale sotterranea scavata nel centro di Parigi. Questo bacino ha funzionato due volte durante le tempeste di giugno e luglio. Ha impedito lo sversamento di 15.000 m3 nella Senna, cosa “che avrebbe avuto un effetto deleterio sulla qualità dell’acqua per diversi giorni”, ha dichiarato Samuel Colin-Canivez, responsabile dei grandi lavori per la rete delle acque reflue.

Per gli organizzatori si avvicina il momento della verità: dopo la cerimonia di apertura del 26 luglio, le gare di triathlon (30 e 31 luglio, 5 agosto), maratona di nuoto (8 e 9 agosto) e paratriathlon (1 e 2 settembre) dovranno svolgersi nella Senna. In caso di forti piogge, l’acqua non trattata potrebbe essere scaricata nel fiume, un fenomeno che le strutture di ritenzione inaugurate poco prima dei Giochi sono state progettate per evitare. Il piano B prevede il rinvio degli eventi di qualche giorno, mentre il piano C mira a spostare la maratona di nuoto a Vaires-sur-Marne (Seine-et-Marne). “Restiamo calmi come sempre, oggi il rischio è molto, molto basso”, ha cercato di rassicurare Estanguet. “Conosciamo tutti le acque leggermente inquinate, perché praticamente ovunque nuotiamo abbiamo questo problema”, ha commentato Dorian Coninx, campione del mondo di triathlon 2023, in videoconferenza, precisando che in caso di problemi “c’è anche un giorno di contingenza previsto per rinviare la gara“.

Nelle ultime due settimane, nonostante il flusso d’acqua nella Senna sia ancora elevato come sempre (circa 400 m3/secondo martedì), il che ha un effetto negativo sulla qualità dell’acqua, il municipio e la prefettura regionale hanno annunciato risultati batteriologici generalmente positivi. Secondo gli ultimi due campionamenti effettuati il 26 giugno e il 4 luglio dalla ONG Surfrider sul percorso olimpico, i livelli di E.Coli e di enterococchi, i due batteri fecali misurati per determinare se la balneazione fosse consentita o meno, erano conformi agli standard fissati dalle federazioni internazionali degli sport interessati. Marc Valmassoni, coordinatore di Surfrider per la salute e l’acqua, ha dichiarato all’AFP: “L’acqua è attualmente idonea alla balneazione, anche se si rammarica del fatto che le autorità non abbiano tenuto conto del contenuto chimico”. Il ministro dello Sport Amélie Oudéa Castera, che aveva anticipato di qualche giorno l’appello nuotando nel fiume di nascosto sabato mattina, ha dichiarato di non aver avuto “alcun effetto collaterale”. “Sto molto bene, sono in ottima forma, siamo pronti, la Senna sarà balneabile”, ha assicurato al quotidiano L’Union. Mercoledì Hidalgo ha reso omaggio a Jacques Chirac, che da sindaco della capitale nel 1990 aveva promesso ai parigini che le acque della Senna si sarebbero aperte a loro. Ciò avverrà nell’estate del 2025 sul ramo di Marie, così come a Bercy e sul ramo di Grenelle, dove i parigini potranno nuotare.

Le Olimpiadi di Parigi cedono: sì all’utilizzo di aria condizionata nel villaggio

Un anno e mezzo fa la sindaca di Parigi Anne Hidalgo e gli organizzatori delle Olimpiadi avevano proclamato che non ci sarebbe stata aria condizionata nel Villaggio Olimpico. A meno di tre settimane dall’arrivo delle prime delegazioni, verranno installate circa 2.500 unità di climatizzazione temporanee.

Questa è la storia di una promessa non mantenuta. Una promessa fatta in linea con il desiderio degli organizzatori di ospitare Giochi “verdi e sostenibili“, che ha finito per sciogliersi al sole.
È la realtà contro l’ideologia. È molto virtuoso volere un villaggio olimpico senza aria condizionata in piena estate, ma le prestazioni degli atleti sono legate al loro stato di forma e al loro recupero. E anche questo conta“, ha riassunto un alto esponente del movimento olimpico per l’AFP. Nel febbraio 2023, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo (PS), presidente di Solideo (Société de livraison des ouvrages olympiques, responsabile delle strutture permanenti), ha escluso la possibilità di utilizzare tali attrezzature, anche per un periodo limitato durante i Giochi Olimpici. “Non ce ne sarà bisogno. Ho molto rispetto per il comfort degli atleti, ma penso molto di più alla sopravvivenza dell’umanità“, aveva dichiarato a France Info.

Il Villaggio Olimpico costruito da Solideo ha edifici in grado di garantire una differenza di temperatura di -6 gradi rispetto all’esterno. Gli organizzatori hanno ritenuto che ciò fosse sufficiente, anche in caso di ondata di calore, con temperature che hanno superato i 40 gradi per diversi giorni, e oltre i 25 gradi di notte. È stato inoltre aggiunto un sistema di “pavimento reversibile“, che fa circolare l’aria fredda attraverso il pavimento, abbinato a ventilatori installati nelle stanze. Ma. nonostante ciò, la maggior parte dei Comitati Olimpici Nazionali ha espresso più volte i propri timori al Comitato Organizzatore, chiedendo che venisse concessa un’aria condizionata temporanea. “Questo è stato un tema caldo durante le riunioni per due o tre volte. C’è stata una richiesta insistente“, conferma un alto esponente del movimento olimpico.

Il Cojo ha ceduto e ha dovuto accettare l’idea di offrire alle delegazioni la possibilità di noleggiare unità di condizionamento dell’aria durante i Giochi, al costo di circa 300 euro per quindici giorni, secondo il catalogo delle opzioni consultato dall’AFP. Il risultato? Un’ondata di acquisti, con 2.500 unità ordinate sulle 7.000 stanze utilizzate per ospitare quasi 14.250 persone, come ha detto martedì Augustin Tran Van Chau, vicedirettore del villaggio, durante una visita riservata alla stampa. “L’obiettivo era proprio quello di soddisfare questa esigenza estremamente specifica, per gli atleti che stanno disputando la partita o la gara della loro vita“, ha spiegato. Questo comporterà un’enorme pressione sulle bollette energetiche se tutte queste apparecchiature inizieranno a funzionare contemporaneamente.

Sebbene sia attualmente impossibile prevedere le temperature che prevarranno durante i Giochi Olimpici (26 luglio-11 agosto), il 28 giugno Météo-France ha previsto che “condizioni più calde del normale sono leggermente più probabili” per luglio, agosto e settembre. Per limitare l’uso di questi condizionatori, gli organizzatori hanno consigliato alle delegazioni di utilizzarne solo uno “per alloggio“, ha spiegato Augustin Tran Van Chau, ma non c’è alcuna garanzia in merito. La ciliegina sulla torta è che le delegazioni possono anche portare i propri condizionatori d’aria, ma si consiglia di utilizzare unità di “classe A“, ha detto il vice direttore. Tuttavia, secondo un rapporto sull’aria condizionata dell’Agenzia francese per l’ambiente e la gestione dell’energia (Ademe), “la classe A è l’unità di condizionamento mobile meno efficiente attualmente ammessa sul mercato“. E sottolinea che “c’è un pregiudizio cognitivo, perché le persone potrebbero pensare a priori che un prodotto classificato A sia efficiente dal punto di vista energetico“.