Pnrr: è tempo di concentrarsi sul fare, non sui ritardi

A Bruxelles chi deve verificare tutto sommato è soddisfatto. Certo, non tutto ciò che riguarda lo sviluppo e l’attuazione del Pnrr (parliamo, ricordiamo, di quasi 200 miliardi di finanziamenti) è perfettamente in linea, ma non lo è non solo per l’Italia. Le condizioni dell’economia europea e mondiale sono cambiate negli ultimi tre anni, l’inflazione galoppante mette i bastoni tra le ruote, la guerra della Russia in Ucraina ha creato nuove urgenze, e dunque è chiaro per tutti, anche per la Commissione europea, che aggiustamenti saranno probabilmente necessari.

E’ però necessario mostrare buona volontà e capacità di spesa e realizzazione. I ‘no’ preventivi preoccupano chi osserva, anche perché l’Italia non ha un ruolino di marcia storico di quelli immacolati, di soldi europei ne abbiamo sprecati tanti, di cantieri avviati e mai chiusi è piena la Penisola. Il timore che si ripetano storie già viste è legittimo.

Questa volta i soldi sono davvero tanti, non bastano ovviamente a “rivoltare il paese come un calzino”, ma son un bell’aiuto, in particolare per l’Italia, di gran lunga il maggior beneficiario del Piano di ripresa europeo, per scrollarsi di dosso le debolezze del passato ed affrontare da protagonista la transizione. Perché il tema non è, qui, affermare la “sovranità decisionale” del nostro Paese, ma è quello di dargli le gambe per partecipare alla corsa verso la transizione irrobustendo la propria economia, e di conseguenza anche la situazione sociale, l’occupazione, la formazione, il problema demografico e così via.

Ci si deve dunque concentrare, questo è il messaggio che viene dai partner dell’Unione europea, sull’ammodernare il Paese, sul creare le condizioni perché sia competitivo, perché non perda la corsa con gli altri grandi Paesi industriali restando arretrata tecnologicamente e dunque debole economicamente.

La ‘transizione‘ non è solo una meritevole lotta per la difesa del clima, è oramai una condizione fondamentale della crescita economia. Chi resta indietro ora lo sarà sempre più nei prossimi anni, perché altri produrranno a costi più bassi, produrranno merci che avranno più mercato, occuperanno gli spazi che saranno lasciati liberi da chi non avrà le gambe per partecipare alla corsa,

Dunque iniziamo a realizzare i progetti, dimostriamo la capacità di farlo, e poi, se sarà obiettivamente necessario cambiare qualcosa, come prevedono le stesse regole del programma Next Generation Eu, lo si cambierà. Ma la base non può essere lo scontro politico (o polemico), non può essere dare l’immagine di voler mettere le mani avanti scaricando colpe e ritardi su altri (che sia vero o meno, non è questo il punto). La base deve essere dimostrare che le cose le si vogliono fare, che ci si attrezza per farle e che le si fanno. Nell’interesse dell’Italia, non di altri, per permettere all’Italia di sedersi ai tavoli internazionali ed essere vista con rispetto, quel rispetto che poi permette di far ascoltare la propria voce.

Tags:
, ,

Governo alla ‘stanga’ su Pnrr, ma Fitto assicura: “Nessun timore”. Opposizioni attaccano

Lo aveva detto il capo dello Stato poco meno di una settimana fa: “E’ il momento per tutti di mettersi alla stanga” sul Pnrr. Parole quasi profetiche, quelle di Sergio Mattarella, su cui il governo si allinea. Perché qualche ritardo sulla tabella di marcia c’è, anche se non al punto di far scattare l’allarme rosso a Palazzo Chigi. Almeno questo è il concetto che esprime Raffaele Fitto al Parlamento europeo di Bruxelles. Il ministro alle Politiche europee, al Pnrr, alle Politiche di coesione e al Sud assicura, infatti, che i “timori del governo non ci sono, c’è consapevolezza della situazione su cui stiamo lavorando in collaborazione con la Commissione Ue”. Sul tavolo ci sono alcune questioni aperte, tra le quali gli obiettivi al 31 dicembre 2022 per ottenere la rata dei 19 miliardi, sui quali l’Italia ha concordato una proroga di un mese per permettere alla Commissione di approfondire alcune verifiche. “Non si tratta di fare polemiche, ma di prendere atto del fatto che si tratta di questioni che riguardano il precedente governo“, spiega Fitto: “Stiamo comunque lavorando per risolvere la questione”.

L’altro tema è che l’Italia sta facendo “una verifica” perché, sottolinea ancora il ministro, “se dovesse emergere che su diversi progetti c’è l’impossibilità di realizzarli – e in alcuni casi è così -, ma che non c’entrano con gli obiettivi previsti al 31 dicembre che sono generali rispetto a un programma che ha un orizzonte temporale del giugno 2026, con la Commissione Ue lavoreremo per trovare una soluzione tenendo conto che l’Italia presenterà anche il capitolo aggiuntivo dedicato agli obiettivi di indipendenza energetica del RePowerEu“. Poi ci sono i punti su cui Bruxelles contesta l’ammissibilità degli interventi: quelli relativi al ‘Bosco dello Sport’ di Venezia e allo stadio ‘Artemio Franchi’ di Firenze. Il leader di Iv, Matteo Renzi, si appella alla premier, Giorgia Meloni, e al sindaco di Firenze, Dario Nardella, affinché tolgano lo stadio dal progetto del Piano.

Il governo, d’intesa con i sindaci, con il ministero dell’Interno e con il Mef preparerà delle risposte di chiarimento auspicando che si trovi in questo mese una soluzione di confronto“, rassicura Fitto. Che nella cabina di regia sul Pnrr a Palazzo Chigi ha invitato tutti i partecipanti a effettuare “in tempi rapidi un’analisi netta e chiara di tutte le criticità relative ai progetti di competenza di ciascun ministero elaborando delle proposte d’azione concrete”. Perché l’obiettivo è arrivare ad avere una fotografia chiara e definitiva dello stato di avanzamento dei lavori avendo come target l’intero arco del Piano, che va fino al 2026.

Lo scenario sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, però, apre il fronte delle polemiche interno. I Comuni respingono ogni eventuale addebito: “Se ci sono ritardi nell’attuazione dei progetti non vanno imputati ai Comuni”, avverte il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra. Mentre dal Pd è l’ex sottosegretario Enzo Amendola a dire “Basta. Ogni giorno veline sul Pnrr. Non si sa nulla di quello che accade ai singoli progetti. Non c’è trasparenza. ‘Colpa di chi c’era prima, colpa della Ue’. Serve una sessione in Parlamento, il Pnrr è la missione nazionale, riguarda il futuro dell’Italia non di qualche ministro”, scrive sui social il deputato dem. Per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, “dire che una parte dei fondi di Next Generation Eu non riusciremo a spenderli, è una cosa grave”. A suo modo di vedere, le parole di Fitto “suonano un po’ come una dichiarazione di resa“.

Anche i Verdi attaccano. “La Corte dei Conti ha lanciato l’allarme sul fatto che solo il 6% dei fondi del Pnrr sono stati spesi finora, di fronte a questa situazione molto grave la presidente Meloni dovrebbe presentarsi in aula al Parlamento e spiegare cosa intenda fare il Governo“. Duro anche il commento dei Cinquestelle, con Stefano Patuanelli:Per mesi si è parlato del presunto buco di bilancio del Superbonus, che non esiste. Ora – chiede l’ex ministro – vorremmo sapere a quanto ammonta il buco di bilancio generato da questo governo per l’incapacità di spendere i soldi del Pnrr che faticosamente abbiamo ottenuto in Europa”.
Infine i sindacati. Da Bruxelles, dove ha incontrato il commissario per l’Economia Paolo Gentiloni, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini chiede al governo di convocare le parti sociali per “una discussione vera”, e anche per ragionare “su quelle che possono essere le modifiche da apportare, e per poter realizzare quegli obiettivi che non possono essere allungati”.

Tags:
,
Pannelli solari

Rovetti (UniTo): “Direttiva Case green farà impennare prezzi come con Pnrr”

“La direttiva Ue sulle Case green rischia di trasformarsi in una maxi-stangata a carico dei cittadini italiani, con la spesa per le ristrutturazioni degli edifici privati che potrebbe raggiungere quota 108 miliardi di euro”. E’ l’allarme lanciato dal Codacons che, dopo la decisione del Parlamento Europeo, ha simulato le spese cui dovranno andare incontro i proprietari di abitazioni. Gli interventi di riqualificazione energetica previsti dall’Ue riguarderanno il cappotto termico, la sostituzione degli infissi, le nuove caldaie a condensazione e i pannelli solari, spiegava l’associazione. Il cappotto termico, ad esempio, ha un costo medio compreso tra i 180 e i 400 euro al metro quadrato, mentre per gli infissi la spesa varia in media da 10 a 15mila euro. Per una nuova caldaia a condensazione, considerata una abitazione da 100 mq, la spesa va dai 3mila agli 8mila euro, il doppio se la caldaia è ibrida e con pompa di calore, analizza il Codacons . Per un impianto fotovoltaico da 3 kW la spesa da sostenere è di circa 7.500-10.500 euro, a seconda del tipo di pannelli fotovoltaici utilizzati. “Gli interventi di riqualificazione energetica previsti dall’Ue determinerebbero quindi un costo medio tra i 35mila e i 60mila euro ad abitazione, con una spesa per la collettività, considerando 1,8 milioni di edifici interessati dalla misura”, conclude l’associazione. Mario Rovetti, docente di diritto tributario all’università di Torino, da tempo mette in guardia contro il rischio speculazioni, com’è già accaduto col Superbonus, e ne ha parlato con GEA.

Professore, assisteremo a una raffica di rincari com’è successo con i materiali legati a cantieri e lavori in casa durante il 110%?
“La direttiva case green, al di là della sua bontà, dovrebbe essere governata da una nuova authority o almeno da un’autorità di controllo già esistente. In Italia abbiamo una grande risorsa come la Guardia di Finanza, formata da personale iper-specializzato, capace di controllare ed eventualmente punire chi specula. Il rischio è quello di vedere salire i prezzi in maniera ingiustificata”.

Lei dice così per l’esperienza del Superbonus?
“Certo. Le future regole non dovranno replicare il Superbonus, dove non c’era contrapposizione di interessi tra proprietario e impresa esecutrice dei lavori. Sarebbe sufficiente che eventuali bonus,
nazionali o europei che siano, vengano riconosciuti in misura inferiore al 100%, così quella parte di spesa che resta a carico del proprietario lo indurrà a cercare la migliore trattativa possibile. E i prezzi soggiaceranno alla regola della concorrenza, senza schizzare pazzamente verso l’alto.

E col Pnrr a che punto siamo?
“Stesso ritornello. I fondi che i comuni hanno per l’informatizzazione dei loro siti hanno già fatto rincarare i costi dei servizi… Sono stato assessore tempo fa in un piccolo Comune, e gli 8000 euro spesi in allora per un determinato servizio ora sono diventati 30mila. Occorrono controlli serrati”.

Tutti questi fondi fanno aumentare l’inflazione?
“Sì, certamente. Pur non essendo possibile calcolare con esattezza la spesa che i proprietari dovranno affrontare, si parla di cifre del tutto incompatibili con il bilancio nazionale, ma anche con quello europeo. Sarebbe uno tsunami sui prezzi”.

Si rischia il mix inflazione-speculazione?
“Il nostro patrimonio immobiliare è vecchissimo; si stima che il 60% degli immobili esistenti sia in classe F o G, e questi saranno i primi a dover rientrare in classe E. Bisogna fare in modo che ogni progetto sull’efficientamento degli edifici sia pilotato e gestito da un’autorità con poteri di polizia e non affidato al libero mercato”.

Lei ha ipotizzato la creazione di una Agenzia delle uscite, potrebbe avere un ruolo?
“Forse non direttamente nell’affaire Case green, dove serve piuttosto un’Autorità ad hoc che tenga sotto controllo prezzi e speculazioni. Ma nel sistema, un’Agenzia delle uscite, costituita dalla rete dei comuni, servirebbe eccome. Con 2800 miliardi di debito pubblico, con la spesa per interessi che costa più della spesa per istruzione, non si può scherzare col fuoco”.

Gentiloni

Gentiloni incalza Meloni: Per l’Italia la priorità deve essere il Pnrr

Accelerare sulla transizione verde e digitale, facendo le riforme che si rendono necessarie senza stravolgere piani e strategie già concordati. La Commissione europea torna a richiamare il governo Meloni alle proprie responsabilità. “La priorità per alcuni Paesi, tra cui l’Italia, si chiama Pnrr ” , il piano per la ripresa. Poche parole, chiare e molto precise, quelle del commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. Presenta i risultati delle previsioni economiche d’inverno, che pure premiano il Paese a fronte di una generale situazione migliorata. Non c’è recessione e al sistema Paese si riconosce mezzo punto di Pil in più per l’anno in corso. Nel 2023 la crescita tricolore sarà dello 0,8%, anziché lo 0,3% che si temeva solo pochi mesi fa, a novembre. Ma il dato nazionale, sottolinea Gentiloni, si deve “grazie agli investimenti e all’attuazione del piano per la ripresa”.

L’agenda dunque appare scontata, tanto più che nel dibattito ancora tutto in corso a livello europeo sulla riforma delle regole per gli aiuti di Stato necessaria per sostenere il clean-tech, l’industria verde, la libertà di spesa per chi, come l’Italia, ha un elevato debito pubblico, ricade nel Pnrr. “Nel quadro di incentivo degli investimenti la priorità è il Pnrr”. Consapevole delle intenzioni della maggioranza di ridiscutere con Bruxelles la strategia figlia del governo Draghi, Gentiloni ribadisce una volta di più quelle che sono le possibilità che l’attuale esecutivo ha di fronte a sé: “Non possono esserci modifiche all’ingrosso. Le modifiche al piano di ripresa devono essere fondate, motivate, mirate”.

Quanto vidimato dalla Commissione europea dunque non potrà essere stravolto. Cambiamenti sì, ma circoscritti. E’ lungo questi binari che dovrà muoversi la coalizione Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia. Che nel 2024 rischia di ritrovarsi nuovamente ultima per ritmi e di crescita e quest’anno vedrà un’attività economica che, per quanto migliore delle attese precedenti, “dovrebbe riprendere solo gradualmente”. Il motivo, dice il documento della Commissione Ue, si spiega con l’aumento dei prezzi al consumo, specie bollette e scontrini alla cassa. I consumi delle famiglie “continuano a essere frenati dalla perdita di potere d’acquisto”, che però si spiega anche a causa delle scelte operate dal governo in questi mesi. Nessuna critica, ma una mera constatazione.

E’ proprio il caro-prezzi generalizzato a rappresentare una zavorra per l’economia italiana. Nello Stivale l’Inflazione tocca tutti i tre settori dell’economia, primario, secondario e terziario. “Sebbene i prezzi internazionali delle materie prime energetiche siano per lo più scesi ai livelli del 2021, il loro aumento si è diffuso ai prezzi alla produzione e al dettaglio di alimenti, beni industriali e infine servizi”. Per gli esperti della Commissione Ue l’aumento dell’inflazione nella seconda metà del 2022 si ripercuoterà nel 2023 , ma si prevede che gli effetti base contribuiranno a ridurre il tasso annuo al 6,1%”. Se dal rischio di una recessione si è usciti, per ora, “grazie a una risposta politica unitaria e globale”, ragiona Gentiloni, per questo “dobbiamo mostrare la stessa determinazione e ambizione nell’affrontare le sfide che ci troviamo ad affrontare oggi”. Per l’Italia questo si traduce in una rapida ed efficiente realizzazione del piano per la ripresa.

Gentiloni: Italia dinamica, ora fondi Pnrr per investimenti necessari

L’economia europea avrà una situazione migliore del previsto e non avrà una recessione profonda come alcuni pensavano solo pochi mesi fa. E l’Italia ha dimostrato in questi due anni e continua a mostrare lo straordinario dinamismo delle proprie imprese straordinario e del mondo del lavoro e può usare le risorse Pnrr per avere lo spazio e per gli investimenti che sono necessari“. Lo afferma il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, a margine della conferenza stampa di presentazione dei risultati delle previsioni economiche d’inverno della Commissione europea.

 

Dal Mase ok a 160 progetti economia circolare per impianti di riciclo

Via libera dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica a un contributo per realizzare 160 progetti ‘faro’ di economia circolare. In tre decreti il dicastero individua la lista dei progetti che beneficeranno del contributo massimo previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in linea con la normativa sugli aiuti di Stato: si tratta di aziende che hanno proposto interventi volti ad adeguare impianti esistenti o a realizzarli ‘ex novo’.

Per la linea A, che promuove l’ammodernamento e la realizzazione di nuovi impianti per i rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici, sono 67 i progetti finanziati. Settanta invece quelli selezionati per la linea B, riguardante l’impiantistica per la raccolta, logistica e riciclo dei rifiuti in carta e cartone. Ventitré, infine, i progetti che troveranno compimento attraverso la linea D, per l’infrastrutturazione della raccolta di frazioni tessili e la realizzazione di veri e propri hub del tessile.

E’ prevista invece nei prossimi giorni la pubblicazione del decreto di concessione dei contributi per gli operatori economici della linea C, per la realizzazione di impianti di riciclo della plastica, compreso il ‘marine litter’. Si completerà in questo modo l’elenco dei soggetti destinatari dei 600 milioni di euro (150 per ciascuna linea) che il Pnrr mette a disposizione nel settore del riciclo, che dovranno diventare realtà ed essere messi in funzione entro il primo semestre 2026.

Sostenibilità, come e dove spendono gli altri Paesi per la transizione green

Sviluppo delle rinnovabili, edilizia sostenibile e mobilità pulita. Ventisette Stati membri dell’Ue, tre voci di investimento uguali per tutti, dove ciascuno interviene con modalità diverse. La definizione dei piani nazionali per la ripresa non è stata la stessa per tutti, non nello sforzo finanziario. C’è sicuramente una questione di differenti cifre, vale a dire quanto, in termini di risorse Ue, il meccanismo per la ripresa anti-pandemico ha destinato ai singoli Paesi. E poi c’è l’agenda politica, rispondente alle aspirazioni dei governi. Quelli di Cipro, Polonia e Repubblica ceca si distinguono per le politiche a sostegno dell’energia pulita. Sono questi i tre Paesi che intendono destinare oltre il 50% delle dotazioni per interventi in questi tipo. Per Cipro si tratta di 0,36 miliardi di euro, ossia l’80% dell’intero tesoretto a dodici stelle. Per la Polonia invece si tratta di impegni in Zloti per il corrispettivo di 13,4 miliardi (64,9%), per la Repubblica ceca invece interventi in Corone per l’equivalente di 2,25 miliardi di euro (68,3% del totale).

Ungheria, Germania, Lussemburgo ed Estonia i tre Paesi che invece si distinguono per investire almeno la metà di tutte le risorse per la transizione verde per la mobilità a basse emissioni di carbonio o addirittura emissioni zero. In Ungheria colonnine di ricarica, potenziamento e incentivo di auto elettrica e ammodernamento  della flotta per i servizi di trasporto pubblico vedono lo stanziamento del corrispettivo di 1,81 miliardi di euro, pari al 56,3% di tutta la torta ‘green’. In Germania questa porzione è del 50,3%, per spese da 5,93 miliardi di euro, mentre in Estonia il 50%, per azioni da 0,2 miliardi di euro. Anche il Lussemburgo riserva la metà delle risorse per la transizione verde alla mobilità sostenibile, per un totale di 0,3 miliardi di euro (50% del totale).

La Francia si distingue per fare dell’edilizia sostenibile la priorità numero uno della propria agenda. Ristrutturazioni di case, palazzi, scuole e uffici in senso di minori dispersione di calore e meno consumi, valgono oltre un terzo dell’agenda per una transizione sostenibile. Il 36,4% delle risorse del piano nazionale per la ripresa finisce in quest’area, dove sono previsti interventi per 7,32 miliardi. Solo Grecia e Lettonia, in termini percentuali, investono di più: la prima il 43% del proprio Pnrr (valore complessivo: 2,82 miliardi), la seconda il 37,1% (totale: 0,2 miliardi).

Considerando che a livello Ue la spesa destinata a interventi in edilizia è quella più ridotta rispetto ai tre macro-obiettivi, Francia, Grecia e Lettonia si mettono in mostra per essere in controtendenza e destinare quote considerevolmente più elevate al miglioramento del proprio parco immobiliare.
C’è anche un’altra voce che riguarda la transizione verde, quella di “altre spese verdi”. Queste includono interventi di diversa natura, quali la tutela della biodiversità, opere di rimboschimento, migliore gestione dei rifiuti, o anche migliore gestione delle risorse idriche. Chi investe di più qui è la Svezia. Quasi due terzi (65%) del piano di ripresa nazionale svedese è destinata è contraddistinta da “investimenti per clima”. Anche la Croazia ha deciso di investire su quest’altra voce: il governo di Zagabria mette 1,54 miliardi di euro (47,6% del totale) per gestione dei rifiuti e dell’acqua, e per il turismo sostenibile. Per la Slovenia, che dedica il 41% del totale del proprio piano per la ripresa ad “altre spese verdi”, una quota significativa va alla gestione dell’acqua e alla prevenzione delle inondazioni.

Pnrr, centrati i 20 obiettivi Mase per il 2022: investimenti per 6 miliardi

Raggiunti tutti e 9 gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) di cui è responsabile il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che ha ottenuto entro i tempi concordati con la Commissione europea tutte le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’anno 2022. “Con il conseguimento dei 9 obiettivi del secondo semestre, abbiamo raggiunto i 20 di questo anno”, esulta in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza, Gilberto Pichetto Fratin, precisando che il raggiungimento degli obiettivi sblocca circa 6 miliardi di euro in investimenti per l’ambiente e la sicurezza energetica. Dopo le 11 ‘milestone’ (le pietre miliari) e i target conseguiti nel primo semestre di quest’anno, entro dicembre 2022 sono stati raggiunti gli altri 9 obiettivi previsti dal Mase per quest’anno. Il raggiungimento degli obiettivi specifici del Mase si inquadra nel più ampio conseguimento annunciato ieri da Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, di tutti e 55 gli obiettivi previsti dal Pnrr per il secondo semestre dell’anno.

Complessivamente, il piano italiano prevede 132 investimenti e 58 riforme, che saranno sostenuti da 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro in prestiti. Il governo di Roma ha deciso di mobilitare il 37,5% del piano per sostenere gli obiettivi climatici, mentre il 25,1% del piano sosterrà la transizione digitale. Soddisfatta la premier, Giorgia Meloni, che parlando durante la conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare (la prima che la vede alla guida di Palazzo Chigi) si è detta “contenta che il governo sia riuscito a raggiungere i 55 obiettivi previsti per il 2022”. Ha poi puntualizzato che “quando siamo arrivati al governo dei 55 obiettivi ne erano stati conseguiti 25, penso che questa staffetta con il precedente governo abbia funzionato e sono contenta che si sia riusciti”. Ora però è il momento di entrare “nel vivo del piano, arriva la parte molto complessa in cui questi obiettivi devono diventare cantieri”. Mentre adesso l’Italia, come l’Unione europea, si trova ad affrontare le “difficoltà dettate dall’aumento dei costi delle materie prime e del caro energia e dettate dal fatto che il piano sia stato scritto prima della guerra”.

Nello specifico degli investimenti, per le isole verdi è stata approvata la graduatoria per 200 milioni di euro di progetti relativi al bando; per il rafforzamento delle smart grid sono stati aggiudicati progetti per 3,61 miliardi per l’aumento della capacità di rete per la distribuzione di energia rinnovabile e l’elettrificazione dei consumi energetici; poi ancora, sugli interventi per la resilienza climatica delle reti sono stati aggiudicati progetti per 500 milioni per migliorare la resilienza della rete del sistema elettrico; sulla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano è prevista la messa a dimora di oltre due milioni di specie arboree e arbustive, superando il target di un milione e 650 mila; per promuovere il teleriscaldamento efficiente: aggiudicati progetti per 200 milioni di euro per realizzare nuove reti o ampliamento di quelle esistenti. Quanto ai porti Verdi – precisa una nota del Mase – sono stati aggiudicati progetti per una prima componente di 115 milioni di euro alle Autorità di sistema portuale; è stato adottato il piano d’azione per la riqualificazione dei siti orfani. Quanto alle riforme, negli ultimi mesi sono state adottate: misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati e criteri Ambientali Minimi per eventi culturali finanziati con fondi pubblici. “La tutela ambientale è la priorità del Pnrr”.

“Sulla rivoluzione verde e sulla Transizione ecologica sono state destinate le maggiori risorse, 70 miliardi in tutto sui 235 del piano”, ha spiegato Pichetto. “Gli interventi hanno riguardato i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, mobilità sostenibile e rigenerazione urbana, fino ai provvedimenti in materia di risorse idriche e inquinamento, al fine di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. Come Mase e come Governo”, ha concluso il ministro, “abbiamo fatto un importante passo avanti lungo quello che è a pieno titolo la direttrice imprescindibile del nostro sviluppo futuro”. Il ministero fa sapere inoltre di aver accelerato negli ultimi mesi anche le altre misure Pnrr che non prevedevano scadenze europee a dicembre 2022, quali ad esempio quelle in materia di idrogeno verde e di economia circolare.

L’agrivoltaico nuova frontiera dell’agricoltura, ma occorre maggiore conoscenza

La crisi energetica ha dato una spinta notevole, ma il dibattito sulle nuove fonti di approvvigionamento energetico in agricoltura è in piedi da anni. Di sicuro tra le nuove tecniche che mostrano prospettive più fruttuose c’è l’agrivoltaico, anche se, come ogni novità, la sperimentazione è d’obbligo, al pari di una adeguata divulgazione delle informazioni necessarie.
L’approccio è innovativo, perché permette di far convivere e interagire la produzione di energia proveniente dal sole con le tecniche di coltura agricola. Non solo, perché questo tipo di rinnovabile può risultare molto utile anche nel settore della zootecnia.

Inoltre, il Pnrr stanzia circa 1,5 miliardi di euro, per gli anni dal 2022-2026, sulla Missione 2, Componente 1, Investimento 2.2 ‘Parco agrisolare’. Proprio negli ultimi giorni dello scorso anno è stato emanato il decreto direttoriale con l’elenco dei destinatari ammessi a finanziamento per la misura, facendo così conseguire al ministero dell’Agricoltura e Sovranità alimentare e forestale il primo target europeo in scadenza a fine 2022. Il Decreto assegna risorse per un valore di 451 milioni di euro circa, pari al 30% della dotazione finanziaria totale della misura, che ammonta a 1 miliardo e mezzo di euro. “Per il Masaf e per il governo Meloni questa è senz’altro una buona notizia – ha commentato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida -, al tempo stesso però ci sono degli aspetti su cui occorre un cambio di prospettiva. In seguito al conflitto russo-ucraino, infatti, sono emerse carenze energetiche che ci devono indurre a ripensare il vincolo di autoconsumo. Ciò dipende dal fatto che nella fase in cui il Pnrr venne progettato le condizioni erano radicalmente diverse da quelle attuali”.
Per il responsabile del dicastero “oggi l’esigenza è concentrarsi sulla massima produzione possibile da immettere nella rete. Per questo motivo, il Masaf ha proposto un meccanismo per consentire alle imprese agricole o agroalimentari dotate di impianti fotovoltaici di conservare ‘virtualmente’ l’energia prodotta in eccesso riutilizzandola nei periodi di maggiore richiesta energetica delle proprie attività”.

Dal punto di vista degli agricoltori, però, la strada da percorrere è ancora lunga, ma non impraticabile. Anzi. “L’agricoltaico in Italia è ‘questo grande sconosciuto’, perché non ci sono tante esperienze. È chiaro che si tratta di un’opportunità per la transizione ecologica e soprattutto per cercare di dare un contributo, da parte degli agricoltori, alla transizione energetica sempre più green”, ha detto a GEA il presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), Cristiano Fini. Spiegando che “deve diventare una vera e propria opportunità per gli agricoltori e non per altri soggetti che stanno cercando di intervenire per accaparrarsi terreni, avere a disposizione la possibilità di fare investimenti non per l’agricoltura, non per gli agricoltori ma per gli interessi legati a multinazionali piuttosto che ad altri soggetti. Per noi l’Agrivoltaico diventerà (e deve diventare) un’opportunità nel momento in cui viene calato su misura per le aziende agricole.

Fini, però, punta l’attenzione su un aspetto importante: “Abbiamo bisogno di fare maggiore divulgazione rispetto a questa tecnica, di dare maggiori garanzie e certezze all’agricoltore altrimenti non riusciranno o non potranno fare gli investimenti e abbiamo bisogno anche di un sostegno creditizio adeguato nei confronti di agricoltori che hanno intenzione di percorrere questa strada”. In questo senso il Pnrr è una spinta importante, perché si tratta di risorse assolutamente importanti che non dobbiamo disperdere ma utilizzare e investire”, ha avvisato il numero uno di Cia. Sottolineando allo stesso tempo che “lo possiamo fare solo se c’è un sostegno creditizio che ci consenta di fare gli investimenti; e se ci sarà una migliore e maggiore conoscenza di questa tecnica, che è assolutamente condivisibile. Perché riesce a coniugare la transizione energetica con le tecniche colturali agricole e, quindi, può dare un’ulteriore possibilità di reddito anche alle aziende agricole”.

Il Pnrr e la missione ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’

Il 30 aprile 2021 il governo italiano ha presentato alla Commissione europea il Pnrr, ovvero il Piano nazionale di ripresa e resilienza per proiettare il Paese fuori dalle sacche della pandemia e attuare una vera e propria strategia di rilancio. Il Piano ha alcuni obiettivi dichiarati e importanti per il futuro dell’Italia che dovranno essere completati – salvo eventuali revisioni sulle tempistiche, già annunciate dal Governo Meloni – entro il 2026.

LO STANZIAMENTO COMPLESSIVO. L’Unione europea ha stanziato complessivamente 672,5 miliardi, 191,5 dei quali sono stati assegnati all’Italia: 122,6 miliardi sotto forma di prestiti e 68,9 a fondo perduto, da ‘spendere’ attraverso 63 riforme e 134 investimenti. A questa cifra vanno sommati i fondi stanziati dal React-EU e dal Pnc (Piano nazionale investimenti complementari) per un totale di 235 miliardi.

IL PIANO NAZIONALE COMPLEMENTARE AL PNRR. L’Italia ha approvato un Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr, con una dotazione complessiva di circa 30,6 miliardi di euro dal 2021 al 2026, destinato a finanziare specifiche azioni che integrano e completano il Piano.

LE SEI MISSIONI. Il Pnrr si articola in 16 componenti, raggruppate in 6 missioni. Ogni missione ha ricevuto un finanziamento ad hoc: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (40,29 miliardi), Rivoluzione verde e transizione ecologica (59,46 miliardi), Infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,40 miliardi), Istruzione e ricerca (30,88 miliardi), Inclusione e coesione (19,85 miliardi), Salute (15,63 miliardi).

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA. La seconda missione del Pnrr è la cosiddetta ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ e, complessivamente rappresenta il 31,05% dell’importo totale del Piano. Il suo obiettivo è quello di traghettare l’economia e la società verso un territorio ‘green’, per rendere il sistema sostenibile e garantire comunque la competitività.

I FONDI PER LE COMPONENTI. La missione dedicata alla transizione ecologica si divide in quattro componenti, ciascuna delle quali ha ricevuto un preciso stanziamento di fondi nell’ambito del Pnrr, ma anche dal Fondo complementare e dal React EU. La componente più sostanziosa è la seconda, dedicata a ‘Transizione energetica e mobilità sostenibile’ con 23,78 miliardi di euro. Seguono la terza, ‘Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici’ con 15,36 miliardi di euro (a cui si aggiungono 6,56 miliardi del Fondo complementare), la quarta ‘Tutela del territorio e della risorsa idrica’ (15,05 miliardi di euro) e la prima ‘Agricoltura sostenibile ed economia circolare’ (5,27 miliardi).

QUALCHE ESEMPIO. I progetti previsti dalla Missione 2 sono tantissimi e riguardano interventi per l’agricoltura sostenibile e per migliorare la capacità di gestione dei rifiuti, programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili, investimenti per lo sviluppo delle principali filiere industriali della transizione ecologica e la mobilità sostenibile. Prevede, inoltre, azioni per l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato, iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, per salvaguardare e promuovere la biodiversità del territorio e per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche. Rientrano nella Missione 2, ad esempio, i Parchi agrisolari (1,5 miliardi di euro), lo sviluppo del biometano (1,92 miliardi di euro), il rinnovo delle flotte di bus e treni verdi (3,36 miliardi), interventi per l’efficienza energetica dei Comuni (6 miliardi), misure per la gestione del rischio di alluvione (2,49 miliardi).