Polonia schiera 40mila soldati a confine Russia-Bielorussia. Oggi Consiglio sicurezza Onu

In cerca di supporto diplomatico dopo l’intrusione di presunti droni russi nel suo territorio, la Polonia ha annunciato di aver deferito la questione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che terrà una riunione d’urgenza oggi a New York. Ritenuta intenzionale da Varsavia e dai suoi alleati, ma smentita da Mosca, l’intrusione di una ventina di droni dai cieli di Ucraina e Bielorussia ha suscitato forti reazioni nel Paese, che chiede un rafforzamento delle capacità militari dell’Ue e della Nato sul suo territorio. Il deferimento al Consiglio di Sicurezza mira a “attirare l’attenzione del mondo su questo attacco senza precedenti condotto da droni russi contro un Paese che non è solo membro dell’ONU, ma anche dell’Unione Europea e della NATO“, ha spiegato il Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski.

La presidenza sudcoreana del Consiglio di Sicurezza ha annunciato che si riunirà alle 15 locali (le 21 in Italia). Il Consiglio è composto da cinque membri permanenti con potere di veto, divisi in due gruppi geopoliticamente contrapposti: Stati Uniti, Francia e Regno Unito, alleati di Polonia e Ucraina, da una parte, e Russia e Cina dall’altra. L’intrusione di droni nella notte tra martedì e mercoledì si inserisce in un contesto già teso, alla vigilia di importanti esercitazioni militari congiunte russo-bielorusse, denominate Zapad-2025 (Ovest-2025), previste dal 12 al 16 settembre. Queste esercitazioni hanno portato la Polonia a chiudere il confine con la Bielorussia a partire da oggi e a limitare il traffico aereo ai suoi confini orientali. Anche Lituania e Lettonia hanno annunciato restrizioni al traffico aereo ai loro confini con Russia e Bielorussia.

Allo stesso tempo Varsavia sta schierando circa 40.000 soldati ai confini con Bielorussia e Russia. Secondo Varsavia, 19 droni sono entrati nello spazio aereo polacco, senza causare feriti. Almeno tre droni, “di fabbricazione russa”, ha dichiarato Sikorski, sono stati abbattuti dall’esercito polacco, supportato dagli alleati della Nato. Il Ministro della Difesa ha affermato che i droni sono decollati dalle regioni russe di Bryansk, Kursk, Orel, Krasnodar e Crimea. Senza commentare direttamente queste accuse, le autorità russe hanno negato qualsiasi coinvolgimento, accusando Varsavia di non aver fornito prove concrete. Da allora diversi alleati della Polonia hanno promesso o offerto di inviare rinforzi nell’ambito della “polizia aerea” della Nato. La Germania ha annunciato di voler estendere di tre mesi la sua missione di protezione dello spazio aereo polacco e di aumentare il numero dei suoi caccia da due a quattro. I Paesi Bassi, da parte loro, hanno deciso di accelerare la consegna di due batterie Patriot e di schierare sistemi di difesa aerea a corto raggio e sistemi di difesa anti-drone, con 300 soldati. La Repubblica Ceca schiererà tre elicotteri Mi-17, mentre, secondo Varsavia, Francia e Gran Bretagna vogliono impegnare Rafale ed Eurofighter. Anche la Svezia intende intensificare i propri sforzi.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale per oggi pomeriggio, con la partecipazione del Primo Ministro Donald Tusk, dei ministri responsabili per la sicurezza, dei funzionari parlamentari e di tutti i partiti rappresentati in Parlamento. L’intrusione dei droni ha scatenato una valanga di proteste da parte degli alleati della Polonia, da Berlino a Parigi, da Washington a Bruxelles. Il Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale politico della NATO, ha modificato il formato della sua riunione settimanale lo stesso giorno per tenerla nel quadro dell’articolo 4 del trattato istitutivo dell’organizzazione, che Varsavia ha richiesto di attivare. Questo stabilisce che “le parti si consulteranno reciprocamente ogniqualvolta, a giudizio di una delle parti, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti siano minacciate”. Ieri, la Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sostenitore diplomatico di Mosca, ha chiesto il “dialogo”. “La Cina auspica che tutte le parti interessate risolvano adeguatamente le loro divergenze attraverso il dialogo e la consultazione”, ha affermato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese.

Xi-Putin-Kim alla parata della vittoria a Pechino. Trump: “Cospirate contro gli Usa”

Basta un’immagine a raccontare la storia: il presidente cinese Xi Jinping, il suo omologo russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un insieme a Pechino per assistere alla parata che celebra la vittoria sul Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale. Un evento che si è trasofrmato in una dimostrazione di forza militare e diplomatica da parte di un Paese “inarrestabile”. Dall’altra parte del mondo, il presidente Usa, Donald Trump ha sfoggiato il suo sarcasmo: “Auguro al presidente Xi e al meraviglioso popolo cinese una splendida giornata di festeggiamenti. Porgete i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un mentre cospirano contro gli Stati Uniti d’America”, ha scritto su Truth. A stretto giro è arrivata la replica del Cremlino: “Nessuno stava complottando, nessuno stava tramando nulla”, ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Vladimir Putin, a un media statale russo.

La geopolitica mondiale ha trovato nella capitale cinese un nuovo punto fermo: l’asse Russia-Cina-Corea del Nord esiste ed è sempre più compatto. I tre leader, con Xi al centro, prima hanno camminato sul tappeto rosso in piazza Tienanmen e poi, fianco a fianco, hanno assistito alla coreografia impeccabile dei soldati che marciavano al passo sotto le bandiere e all’intera gamma di armamenti aerei, terrestri e marittimi: droni sottomarini, carri armati, armi laser, aerei ed elicotteri che disegnano il numero 80 nel cielo leggermente velato. L’esercito cinese ha presentato per la prima volta nuovi missili anti-nave e quella che dovrebbe essere l’ultima versione del suo colossale missile balistico intercontinentale DF-5, il DF-5C, in grado di trasportare diverse testate nucleari in qualsiasi punto della Terra.

Migliaia di partecipanti hanno intonato canti patriottici sull’immensa piazza decorata con bandiere rosse. Xi, in piedi nella sua auto con tetto apribile mentre percorreva il viale della Pace Eterna, ha passato in rassegna le truppe rispondendo al loro saluto militare. “La rinascita della nazione cinese è inarrestabile e la nobile causa della pace e dello sviluppo dell’umanità trionferà sicuramente”, ha detto nel suo discorso. E in un periodo di tensioni geopolitiche e di guerra commerciale, ha avvertito: “L’umanità si trova nuovamente di fronte a una scelta tra pace o guerra, dialogo o confronto”. Xi ha invitato a prevenire il ripetersi di “tragedie storiche” come quella che ha visto morire milioni di cinesi di fronte alle truppe giapponesi più di 80 anni fa. Nessun riferimento esplicito agli Stati Uniti o a temi controversi come Taiwan o i dazi doganali.

Novità assoluta la presenza del leader nordcoreano, Kim Jong Un che da quando è salito al potere alla fine del 2011 ha sempre limitato le uscite dal suo paese isolato e soggetto a pesanti sanzioni occidentali e non si era mai mostrato in un incontro di questo tipo con leader stranieri. Poco prima dell’evento celebrativo ha incassato il ringraziamento di Vladimir Putin “per la partecipazione comune alla lotta contro il neonazismo contemporaneo”. Il leader del Cremlino ha voluto ricordare i soldati nordcoreani che hanno combattuto nella regione russa di Kursk, teatro per alcuni mesi di una massiccia incursione ucraina: “Non dimenticherò mai le perdite che avete subito”. “Negli ultimi tempi, le relazioni tra i nostri paesi sono diventate particolarmente amichevoli, basate sulla fiducia tra alleati”, ha dichiarato Putin all’inizio dell’incontro con Kim. La Russia e la Corea del Nord hanno intensificato la loro cooperazione militare negli ultimi anni e lo scorso anno hanno firmato un accordo di difesa reciproca

Ottima anche l’intesa di Putin con Xi, che si è concretizzata anche in una lunga serie di accordi siglati tra Russia e Cina, in particolare sul tema dell’energia. Via libera, infatti, all’intesa per la costruzione del tanto atteso gasdotto Power of Siberia 2 verso la Cina attraverso la Mongolia e a partenariati su temi cruciali come l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’agricoltura, l’aerospazio e le terre rare.

gazprom

Accordo Cina-Russia per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2

Gazprom ha annunciato di aver firmato un accordo legalmente vincolante per la costruzione del tanto atteso gasdotto Power of Siberia 2 verso la Cina attraverso la Mongolia e di voler espandere le forniture attraverso altre rotte. Lo scrive Bloomberg. L’amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, è a pechino con il leader russo, Vladimir Putin, e su Telegram la società fa sapere che “si è tenuta la cerimonia di scambio dei documenti tra PJSC Gazprom e China National Petroleum Corporation (CNPC), durante la quale sono stati firmati quattro documenti, tra cui l’accordo di cooperazione strategica che amplia le aree di collaborazione tra le due società”.

“Nel corso degli anni di collaborazione – spiega Miller – insieme ai nostri partner cinesi abbiamo costruito un solido ponte energetico che unisce i nostri popoli e va a vantaggio di entrambi i paesi. Oggi è stato compiuto un passo molto importante per rafforzare e sviluppare ulteriormente la nostra partnership strategica, per aumentare le forniture affidabili di energia pulita – il gas naturale – alla Cina e soddisfare il fabbisogno di questa fonte energetica da parte dell’economia cinese in rapida crescita. Gazprom ha sempre adempiuto in modo chiaro e affidabile a tutti i suoi obblighi previsti dai contratti in vigore, e continuerà a farlo anche in futuro”.

Il 1° dicembre 2024, le forniture giornaliere attraverso Power of Siberia sono state portate al livello contrattuale massimo un mese prima del previsto. A maggio 2025, il volume complessivo delle forniture di gas alla Cina attraverso la rotta “orientale” ha superato i 100 miliardi di metri cubi. Nell’anno in corso, le forniture sono superiori del 28,3% rispetto a quelle del 2024. In alcuni commenti rilasciati alle agenzie di stampa russe da Pechino, spiega Bloomberg, Miller ha affermato che il produttore di gas potrebbe spedire fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno attraverso il Power of Siberia 2 per 30 anni. Il prezzo del combustibile, ha spiegato l’ad, sarà inferiore a quello attualmente praticato da Gazprom ai clienti in Europa, secondo quanto riportato. “Il progetto di costruzione del Power of Siberia 2 e del gasdotto Soyuz-Vostok, il collegamento di transito attraverso la Mongolia, nonché la capacità di trasporto del gas in Cina, diventerà il progetto di gas più grande, più imponente e ad alta intensità di capitale al mondo”, ha dichiarato Miller secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe.

Von der leyen

Interferenze russe su Gps aereo von der Leyen: atterraggio in Bulgaria con mappe cartacee

Domenica 31 agosto l’aereo su cui viaggiava la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato vittima di una interferenza Gps – frequente in questa parte dell’Europa orientale – al suo arrivo in Bulgaria, tanto da costringere i piloti ad atterrare utilizzando mappe cartacee. Lo ha confermato la Commissione europea dopo le anticipazioni pubblicate dal Financial Times.

“Le autorità bulgare ci hanno informato che sospettano che la causa sia stata una palese interferenza da parte della Russia”, ha spiegato la portavoce della Commissione, Arianna Podestà. In ogni caso, ha assicurato, l’areo – che era un volo charter – è atterrato “senza difficoltà” in Bulgaria. “Siamo ovviamente consapevoli, e in un certo senso abituati, alle minacce e alle intimidazioni che sono parte integrante del comportamento ostile della Russia”, tanto è vero che a giugno 13 Stati membri hanno inviato una lettera alla Commissione per “chiederci di sollevare la questione in sede di Consiglio per discuterne”, ha spiegato un’altra portavoce Anna-Kaisa Itkonen. “Stiamo già lavorando a un piano specifico per l’aviazione in collaborazione con l’AESA – ha aggiunto – Eurocontrol, ovviamente anche con i nostri Stati membri, i fornitori di servizi di navigazione aerea e l’industria manifatturiera. Quindi, in questi casi, la collaborazione, lo scambio di informazioni e la cooperazione tra gli Stati membri sono ovviamente fondamentali”

Venerdì la presidente della Commissione ha iniziato un tour dei paesi dell’Ue confinanti o situati non lontano dalla Bielorussia e dalla Russia per esprimere la “piena solidarietà” dell’Ue nei loro confronti. Il suo viaggio in Bulgaria si è svolto luogo domenica, dopo tappe in Lettonia, Finlandia, Estonia e Polonia e l’attacco non ha modificato il suo programma.

“Durante l’avvicinamento per l’atterraggio all’aeroporto di Plovdiv, il segnale Gps è scomparso”, ha dichiarato il governo bulgaro. “Al fine di garantire la sicurezza del volo, i servizi di controllo del traffico aereo hanno immediatamente proposto un approccio alternativo per l’atterraggio utilizzando mezzi di navigazione terrestri”, ha precisato. In Bulgaria, Ursula von der Leyen ha visitato una fabbrica di munizioni destinate all’Ucraina e al rafforzamento della sicurezza del continente europeo.

“Naturalmente – ha detto Podestà – questo non farà altro che rafforzare ulteriormente il nostro incrollabile impegno a potenziare le capacità di difesa e il sostegno all’Ucraina. Questo incidente sottolinea in realtà l’urgenza della missione che la presidente sta svolgendo in questi giorni negli Stati membri in prima linea. Lì ha potuto constatare di persona le sfide quotidiane rappresentate dalle minacce provenienti dalla Russia e dai suoi alleati. E naturalmente l’Ue continuerà a investire nella spesa per la difesa e nella preparazione dell’Europa ancora di più dopo questo incidente”.

Gli europei stanno cercando con ogni mezzo di influenzare le discussioni sulla sicurezza dell’Ucraina e del Vecchio Continente. Sono in corso intense trattative tra gli alleati di Kiev per determinare quale tipo di garanzie di sicurezza offrire al Paese in caso di accordo di pace con Mosca, al fine di prevenire nuovi attacchi russi. Queste trattative hanno subito una netta accelerazione dopo il vertice del 15 agosto tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, seguito da un incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano, il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e sette leader europei. La settimana scorsa, gli uffici dell’Unione Europea a Kiev sono stati danneggiati dai bombardamenti russi.

Ucraina, addestratori Ue sul campo dopo cessate fuoco. VdL: “Dobbiamo essere pronti”

L’Unione europea è pronta ad addestrare l’esercito ucraino a Kiev, dopo un cessate il fuoco o un accordo di pace che ponga fine ai combattimenti con le forze russe. Dopo il consiglio informale con i ministri degli Esteri e della Difesa di Copenaghen, Kaja Kallas non ci gira intorno: “Finora abbiamo addestrato più di 80.000 soldati e dobbiamo essere pronti a fare di più”, spiega. Il che, potrebbe includere l’invio di istruttori dell’Ue in Ucraina, ma solo dopo il ritiro delle truppe.

L’Alta rappresentante Ue si dice soddisfatta dell’ “ampio sostegno” dei 27 paesi membri a questa estensione dell’attuale mandato della missione militare dell’Ue in Ucraina. Tutti i paesi dell’Unione europea sono favorevoli, a eccezione dell’Ungheria. Gli europei lavorano sulle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina dopo un’eventuale cessazione dei combattimenti e Bruxelles prevede di contribuire, in particolare rafforzando la sua missione di addestramento dei militari ucraini. Gli Stati Uniti, a lungo titubanti, hanno promesso in agosto di contribuire, ma senza inviare truppe americane sul suolo ucraino, sottolineando anche la necessità che gli europei garantiscano l’essenziale di queste garanzie di sicurezza per Kiev.

E mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede all’Ue più velocità per il programma di acquisto delle armi americane, Kallas suggerisce che il Fondo europeo per la pace possa “fornire finanziamenti a sostegno di questo impegno”. “Può rimborsare agli Stati membri le armi acquistate per l’Ucraina, anche a sostegno delle iniziative Purl della Nato”. Pertanto, il continuo blocco dello European Peace Facility, insiste, “non è giustificato”: “Risolvere rapidamente la questione è importante per il lavoro tra l’Europa e gli Stati Uniti a sostegno dell’Ucraina, e le questioni bilaterali non devono ostacolare gli aiuti”, scandisce Kallas. “Gli aiuti all’Ucraina salvano vite umane. Dobbiamo continuare a intensificare i nostri sforzi”, precisa.

Intanto, da Riga, Ursula von der Leyen ricorda che se nel nuovo bilancio europeo appena proposto si parla di una spesa quintuplicata per la difesa, è perché è “giunto il momento di essere pronti”. In conferenza stampa insieme alla prima ministra Evika Silina, la presidente della Commissione europea sostiene che l’Europa è sulla “strada giusta”, ma il lavoro da fare è ancora lungo. Al Consiglio europeo di ottobre si farà ancora il punto sulla tabella di marcia al 2030. Su Putin, von der Leyen non fa sconti: “E’ un predatore”, attacca: “I suoi rappresentanti hanno preso di mira le nostre società per anni con attacchi ibridi e attacchi informatici, l’uso dei migranti come arma è un altro esempio”.

A Tolone, dopo un consiglio dei ministri franco-tedesco, Parigi e Berlino fanno sapere che continueranno a esercitare “pressioni” perché vengano imposte nuove sanzioni alla Russia. “Siamo pronti a farlo, ma anche da parte degli Stati Uniti d’America per costringere la Russia a tornare al tavolo delle trattative”, spiega Emmanuel Macron in conferenza stampa con Friedrich Merz. Il 18 agosto, Putin si era impegnato con Trump a incontrare Zelensky. Se questo incontro bilaterale non si terrà entro lunedì, ”credo che ancora una volta significherà che il presidente Putin si sarà preso gioco di Trump“ e ”questo non può restare senza risposta”, afferma Macron. Merz confessa di non farsi illusioni: “È possibile che questa guerra duri ancora molti mesi“, deplora. I due leader parleranno separatamente con il presidente americano ”questo fine settimana”. La prossima settimana terranno anche una nuova riunione della coalizione dei volontari con i loro omologhi di 30 paesi pronti a fornire garanzie di sicurezza a Kiev per evitare una ripresa del conflitto una volta che questo sarà terminato. Nel frattempo, in una dichiarazione congiunta, annunciano l’intenzione di fornire all’Ucraina ulteriori sistemi di difesa antiaerea, “alla luce dei massicci attacchi russi” sul Paese nelle ultime settimane. Il presidente francese si difende inoltre dall’accusa di essere “grossolano e volgare” mossa da Mosca per aver definito Putin un ‘orco’. Nega qualsiasi insulto ma giustifica gli epiteti assegnati a “un uomo che ha deciso di intraprendere una deriva autoritaria, autocratica e di condurre un imperialismo revisionista dei confini internazionali”.

Da domenica il presidente russo sarà in Cina, dove incontrerà anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a margine del vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. “La Turchia svolge un ruolo importante nel processo di risoluzione” del conflitto, spiega il consigliere diplomatico russo, Yuri Ushakov. La Turchia ha ospitato tre sessioni di colloqui tra Russia e Ucraina quest’anno, che però non hanno portato a progressi reali verso la pace.

Zelensky chiede ancora incontro con Putin. Mosca: “E’ troppo insistente”

Un incontro con Vladimir Putin è il modo “più efficace per andare avanti”. Nel giorno della Festa dell’indipendenza ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere un faccia a faccia con il suo omologo russo, mentre Mosca gli ha rimproverato l’insistenza nel richiederlo “a tutti i costi”, in un momento in cui gli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto sembrano arenarsi.

Invitato a Kiev, il primo ministro canadese Mark Carney ha avvertito che, a suo avviso, l’invasione russa dell’Ucraina “non si fermerà qui” se rimarrà “senza risposta” da parte degli alleati di questo Paese. “Dobbiamo continuare a fare pressione sulla Russia affinché ponga fine a questa guerra, affinché la ponga fine con dignità, con sicurezza e pace garantite. Ciò è possibile solo grazie alla forza combinata di tutti coloro che, nel mondo, vogliono la pace e rispettano il diritto internazionale. Il formato dei colloqui tra i leader è il modo più efficace per andare avanti”, ha detto Zelensky durante la conferenza stampa congiunta.

Dopo gli sforzi del presidente americano Donald Trump per negoziare un incontro tra i suoi omologhi russo e ucraino, le speranze di pace sono diminuite quando venerdì la Russia ha escluso l’organizzazione del vertice nell’immediato.

Poco prima, il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, aveva denunciato la posizione del capo dello Stato ucraino che, aveva ribadito, “si ostina, pone condizioni, chiede a tutti i costi” questo incontro.

Anche l’inviato americano in Ucraina Keith Kellogg era nella capitale ucraina domenica, dove ha assistito alle celebrazioni per la Festa dell’Indipendenza e in questa occasione è stato insignito di un’onorificenza. In un’intervista alla rete televisiva Nbc trasmessa, il vicepresidente americano JD Vance ha affermato che negli ultimi tempi i russi hanno fatto “importanti concessioni” sull’Ucraina a Donald Trump. “In realtà vogliono essere flessibili su alcune delle loro richieste fondamentali”, ha spiegato.

Ciascuna delle parti belligeranti sta cercando di ingraziarsi gli Stati Uniti, desiderosi di porre fine a tre anni di conflitto in Ucraina, dopo che il presidente americano ha incontrato Vladimir Putin in Alaska il 15 agosto e Volodymyr Zelensky e i suoi alleati europei subito dopo. “Non spetta alla Russia decidere come garantire la sovranità, l’indipendenza e la libertà dell’Ucraina in futuro. È una scelta dell’Ucraina e delle decisioni dei suoi partner”, ha insistito Mark Carney davanti ai giornalisti. Domenica ha inoltre chiesto un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, mentre Trump preferisce un accordo di pace diretto tra i due paesi per porre fine alla guerra.

Mentre sul fronte l’esercito russo continua ad avanzare, il comandante in capo delle forze ucraine, Oleksandre Syrsky, ha assicurato domenica che i suoi soldati hanno ripreso il controllo di tre villaggi nella regione orientale di Donetsk che erano caduti sotto il controllo della Russia. “Le nostre truppe hanno contrattaccato con successo e liberato dal nemico i villaggi di Mykhailivka, Zeleniï Gai e Volodymyrivka nella regione di Donetsk”, situati non lontano dalla regione centrale di Dnipropetrovsk, ha annunciato su Facebook. Una donna di 47 anni è stata uccisa la mattina stessa in un attacco con droni russi nella stessa regione, secondo il governatore.

La Russia ha lanciato 72 droni di tipo Shahed e vari esche, oltre a un missile balistico, hanno riferito le forze aeree ucraine. Sempre domenica, l’Ucraina e la Russia hanno affermato di aver rimandato a casa 146 prigionieri di guerra e civili nell’ambito di una serie di scambi che rimangono uno dei rari ambiti di cooperazione tra Kiev e Mosca.

Nella notte tra sabato e domenica, l’esercito ucraino ha lanciato una serie di attacchi con droni sul territorio russo, provocando incendi in una centrale nucleare e in un terminal petrolifero. “Ecco come reagisce l’Ucraina quando i suoi appelli alla pace vengono ignorati”, ha dichiarato il presidente Zelensky, illustrando lo stallo dei negoziati. Uno dei droni “è esploso e ha danneggiato un trasformatore ausiliario” della centrale nucleare situata nella regione russa di confine di Kursk, ha annunciato il suo operatore sul suo account Telegram. “Il livello di radiazioni sul posto (…) e nelle zone circostanti non è cambiato e corrisponde ai livelli normali”, secondo la stessa fonte.
Sulle rive del Mar Baltico, raid di droni ucraini che hanno preso di mira il porto di Ust-Luga hanno provocato un incendio in un terminal petrolifero del gruppo russo Novatek, ha sottolineato il governatore regionale Alexander Drozdenko su Telegram.
Un attacco rivendicato dall’Ucraina. L’esercito ucraino ha anche assicurato di aver colpito la raffineria di petrolio di Syzran, a 800 km dal confine, nella regione meridionale russa di Samara, già presa di mira in passato.

Ucraina, Zelensky chiede garanzie prima dell’incontro con Putin. Trump fa un passo indietro

Prima di incontrare Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky attende le linee guida delle garanzie di sicurezza da parte dell’Occidente per Kiev. Ma Mosca respinge totalmente qualunque ipotesi di garanzia basata sull’isolamento della Russia e ribadisce che non accetterà la presenza di truppe Nato in Ucraina. Intanto, Donald Trump fa un passo indietro nei negoziati e, secondo quanto riporta il Guardian, intenderebbe lasciare a Zelensky e Putin l’organizzazione dell’incontro, senza svolgere direttamente un ruolo. Trump avrebbe detto ai suoi consiglieri nei giorni scorsi che ospiterà un trilaterale solo dopo che questi si saranno incontrati.

“Dopo il vertice tra Russia e Stati Uniti in Alaska, dove sono stati compiuti progressi significativi nel definire i contorni e i parametri concreti di una soluzione, i paesi europei hanno seguito l’esempio di Zelensky a Washington e lì hanno cercato di promuovere la loro agenda, che mira a costruire garanzie di sicurezza sulla logica dell’isolamento della Russia, dell’unione del mondo occidentale con l’Ucraina al fine di continuare la politica aggressiva e di confronto, di contenimento della Federazione Russa, con l’obiettivo, ovviamente, di infliggerci una sconfitta strategica, cosa che, naturalmente, questo non può suscitare in noi alcun sentimento se non quello di totale rifiuto”, lamenta il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Secondo l’aviazione ucraina, Mosca ha utilizzato 574 droni e 40 missili nelle ultime ore. Attacchi che hanno causato due morti, uno a Kherson e un altro a Lviv, nella parte occidentale del Paese, solitamente meno colpita dai bombardamenti. Zelensky vuole comprendere “l’architettura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni”. Una volta fatto questo, dichiara, “dovremmo avere un incontro bilaterale tra una o due settimane”. A seconda dei risultati, il presidente americano potrebbe poi partecipare a un incontro trilaterale con i due leader, secondo Zelensky.

Nelle ultime settimane si sono intensificati i contatti diplomatici per trovare una via d’uscita all’invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022, ma le incognite rimangono numerose, vista la posizione opposta di Mosca e Kiev, in particolare sulla questione dei territori ucraini occupati e sulle garanzie di sicurezza che Kiev sta negoziando con i suoi alleati. Il presidente ucraino ha menzionato la Svizzera, l’Austria o la Turchia come possibili sedi per l’incontro con il suo omologo russo. Ha invece escluso l’Ungheria, rimasta vicina al Cremlino, preferendo un’Europa neutrale. Anche trovare un accordo sulle garanzie di sicurezza si preannuncia complesso. Negli ultimi mesi, europei e americani hanno evocato diverse possibilità, che vanno da garanzie simili al famoso “articolo 5” della Nato allo schieramento di un contingente militare in Ucraina o ancora al sostegno in materia di formazione, aerea o navale. Spina dorsale della NATO, l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico è un meccanismo di difesa collettiva che stabilisce che qualsiasi attacco contro uno dei paesi membri dell’alleanza è considerato un attacco contro tutti. Mosca, che considera l’espansione della NATO ai suoi confini come una delle “cause profonde” che hanno portato al conflitto, respinge categoricamente la maggior parte di queste ipotesi e vuole che le sue richieste siano prese in considerazione.

Lavrov ha avvertito giovedì che qualsiasi dispiegamento di un contingente militare europeo in Ucraina sarebbe “inaccettabile” per Mosca, affermando che l’Ucraina non vuole una “soluzione giusta e duratura” della guerra. Il presidente ucraino accusa anche Mosca di ammassare truppe nella parte occupata della regione di Zaporijia, nel sud dell’Ucraina, in vista di una potenziale offensiva. Secondo Zelensky, Mosca sta trasferendo in quella zona le sue forze dalla regione russa di Kursk, una piccola parte della quale era stata occupata dalle forze ucraine fino alla primavera scorsa e dove Kiev afferma di continuare i suoi attacchi. L’Ucraina tenta di aumentare la produzione di armi, un modo per ridurre la sua dipendenza dagli aiuti degli alleati. Intanto Kiev ha testato con successo il ‘Flamingo’ , un nuovo missile con una gittata di 3.000 chilometri. “Si tratta attualmente del nostro missile più potente”, rivendica Zelensky, evocando una possibile produzione di massa entro la fine dell’anno o all’inizio del 2026.

Zelensky: “Incontro con Putin solo dopo garanzie sulla sicurezza”. Record di droni e missili russi

Il bilaterale con il presidente russo, Vladimir Putin, potrà avvenire soltanto “dopo un accordo sulle garanzie di sicurezza per Kiev”. Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, parlando con un gruppo di giornalisti. “Vogliamo raggiungere un’intesa sull’architettura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni. E sulla base di tale intesa, intendiamo organizzare un incontro trilaterale” che includa il presidente americano Donald Trump, ha precisato il leader ucraino. Esclusa l’ipotesi di Mosca, il faccia a faccia, dovrebbe avvenire “in Austria, Svizzera o Turchia”. “Riteniamo giusto – ha detto Zelensky– che l’incontro si svolga in un paese europeo neutrale”. Tenere questa riunione a Budapest “non sarebbe facile” vista la vicinanza tra l’Ungheria e la Russia. Anche se, “non c’è ancora alcun segnale da Mosca che dimostri che hanno davvero intenzione di avviare negoziati significativi e porre fine a questa guerra. È necessaria pressione. Sanzioni forti, tariffe forti”.

Il leader ucraino ha precisato che “la Cina non può essere garante della sicurezza” di Kiev, “in primo luogo” perché “non ci ha aiutato a porre fine a questa guerra sin dall’inizio. In secondo luogo, ha aiutato la Russia aprendo il mercato dei droni”. “Non abbiamo bisogno di garanti che non aiutano l’Ucraina”, ha aggiunto.

Negli ultimi giorni si sono intensificati i contatti diplomatici per trovare una via d’uscita all’invasione russa iniziata nel febbraio 2022, il peggior conflitto armato in Europa dalla seconda guerra mondiale. Ma l’intensità delle ostilità non accenna a diminuire e entrambe le parti sembrano prepararsi a un proseguimento dei combattimenti. Le incognite rimangono numerose, date le posizioni opposte di Mosca e Kiev, in particolare sulla questione dei territori ucraini occupati e sulle garanzie di sicurezza che Kiev sta negoziando con i suoi alleati. Trovare un accordo si preannuncia complesso.

Negli ultimi mesi, europei e americani hanno evocato diverse possibilità, che vanno da garanzie simili al famoso articolo 5 della Nato allo schieramento di un contingente militare in Ucraina o ancora al sostegno in materia di formazione, aerea o navale. L’Ucraina ritiene che, anche se si trovasse una soluzione a questa guerra, la Russia tenterebbe comunque di invaderla, da qui l’importanza di tali garanzie. Mosca, che considera l’espansione della Nato ai suoi confini come una delle “cause profonde” che hanno portato al conflitto, respinge categoricamente la maggior parte di queste ipotesi e vuole che le sue richieste siano prese in considerazione.

Nonostante gli incontri diplomatici, il conflitto non mostra segni di rallentamento. Nella notte tra mercoledì e giovedì, la Russia ha lanciato il suo più grande attacco con droni e missili delle ultime settimane, causando un morto e una quindicina di feriti, secondo le autorità locali. Mosca ha utilizzato 574 droni e 40 missili, ha affermato l’aviazione ucraina. Zelensky ha accusato Mosca di ammassare truppe nella parte occupata della regione di Zaporijjia, nel sud dell’Ucraina, in vista di una potenziale offensiva. Secondo il leader ucraino, Mosca sta trasferendo in questa zona le sue forze dalla regione russa di Kursk, una piccola parte della quale era stata occupata dalle forze ucraine fino alla primavera scorsa e dove Kiev afferma di continuare i suoi attacchi.

Da parte sua, l’Ucraina sta cercando di aumentare la produzione di armi, un modo per ridurre la sua dipendenza dagli aiuti degli alleati.  Zelensky ha affermato che il suo Paese ha testato con successo un nuovo missile con una gittata di 3.000 chilometri chiamato Flamingo. “Si tratta attualmente del nostro missile più potente”, ha dichiarato, evocando una possibile produzione di massa entro la fine dell’anno o all’inizio del 2026.

 

 

Nato unita su garanzie sicurezza Kiev. Ma Russia frena: “Inutile discuterne senza Mosca”

Ginevra, Budapest, Vienna, Mosca. Sulla sede del faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodomyr Zelensky si brancola nel buio, mentre la Nato lavora alle garanzie di sicurezza per Kiev. Ma la Russia frena.

L’Occidente comprende perfettamente che discutere seriamente di garanzie di sicurezza senza la Russia è utopistico, è una strada che non porta da nessuna parte”, avverte il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, al termine dei colloqui con il suo omologo giordano a Mosca. “Non possiamo accettare che le questioni di sicurezza collettiva siano ora affrontate senza la Russia”, ribadisce, accusando gli europei di compiere “tentativi piuttosto maldestri” per influenzare la posizione del presidente americano Donald Trump sul conflitto. “Per il momento vediamo solo un’escalation aggressiva della situazione e tentativi piuttosto maldestri di cambiare la posizione del presidente degli Stati Uniti”, osserva il capo della diplomazia russa. Per Lavrov, gli europei, per il momento, “stanno solo cercando di mantenere gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti” in Ucraina. Il ministro si è tuttavia rallegrato che “questa posizione totalmente avventurista, conflittuale e bellicista non trovi alcun eco nell’attuale amministrazione americana”, che secondo lui si sta sforzando di “contribuire ad eliminare le cause profonde del conflitto”.

La Russia considera l’espansione della Nato ai suoi confini come una minaccia esistenziale e la volontà dell’Ucraina di aderire all’alleanza militare occidentale è uno dei motivi che hanno spinto il Cremlino a inviare le sue truppe all’assalto del Paese nel febbraio 2022. Mosca respinge anche qualsiasi dispiegamento di un contingente militare europeo in Ucraina dopo la conclusione della pace, come proposto da diversi paesi dell’UE, tra cui la Francia. L’Ucraina insiste invece per ottenere solide garanzie di sicurezza dai suoi alleati per dissuadere la Russia dall’invadere nuovamente il paese in caso di pace. Lavrov ribadisce che qualsiasi incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Volodymyr Zelensky deve essere “preparato con la massima cura” affinché tale vertice “non si concluda con un deterioramento della situazione”.

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, mette in chiaro che la Russia non accetterà alcuna presenza di truppe Nato in Ucraina sotto le spoglie di “forze di pace”. E sul presidente francese Emmanuel Macron, attacca: “Il gallo gallico senza cervello non può in alcun modo rinunciare all’idea di inviare truppe in Ucraina. È stato detto chiaramente: nessuna truppa Nato come forza di pace. La Russia non accetterà tali ‘garanzie di sicurezza’. Ma il gallo rauco e patetico continua a cantare, dimostrando di essere il re del pollaio”.

Intanto, al termine della riunione del Comitato per discutere degli ultimi sviluppi nei negoziati, il presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, parla di una discussione “ottima e franca” tra i capi di Stato maggiore. “Siamo uniti e questa unità è stata davvero tangibile oggi, come sempre”, riferisce, confermando il sostegno a Kiev. La priorità, assicura, “rimane una pace giusta, credibile e duratura”.

Putin propone Mosca per vertice con Zelensky, “no” di Kiev. Ue e Usa lavorano a garanzie di sicurezza

L’incontro tra il leader ucraino, Volodymyr Zelensky, e quello russo, Vladimir Putin, si terrà. Questa al momento è l’unica certezza. Quando e dove avverrà il faccia a faccia non è chiaro, ma lo sono, invece, le aspettative che aleggiano dall’una all’altra parte dell’Oceano Atlantico. Da un lato c’è il presidente Usa, Donald Trump, che all’indomani del vertice di Washington spinge affinché Mosca e Kiev si incontrino “senza di me, da soli” e poi “se tutto funziona e va bene” via libera al trilaterale così “chiuderò la questione”. Anche se, avverte, “spero che Putin si comporti bene”, perché “se non lo fa, la situazione sarà difficile”.

Dall’altro lato c’è l’Europa che nel corso del Consiglio europeo convocato in videoconferenza ribadisce la propria unità e mostra di non voler indietreggiare sulle “pressioni” nei confronti di Putin. “Ciò che importa è che riusciamo a mantenere la pressione attraverso le sanzioni sulla Russia, nel caso in cui non si conformi a questa la decisione”, dice il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, al termine dell’incontro. La responsabile della Difesa europea, Kaja Kallas, conferma che il 19esimo pacchetto di sanzioni sarà pronto “entro settembre”.

Nel mezzo ci sono decine di punti interrogativi, dalla spartizione dei territori ucraini, alle garanzie di sicurezza. Passando anche per la possibile sede del bilaterale tra Putin e Zelensky. Il presidente francese, Emmanuel Macron lancia l’idea di Ginevra. “Più che un’ipotesi, è addirittura la volontà collettiva”, dice alla tv francese, sottolineando la necessità che avvenga in un paese “neutrale”. A stretto giro arriva il via libera della Svizzera che annuncia di voler offrire “l’immunità” a Putin, nonostante la sua incriminazione davanti alla Corte penale internazionale, a condizione che venga “per una conferenza di pace”, assicura il ministro degli Esteri Ignazio Cassis. Favorevole a questa ipotesi anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Ma verso metà pomeriggio di lunedì Afp rivela che nel corso della telefonata tra Trump e il presidente russo – avvenuta lunedì, dopo il vertice con i Volenterosi – Putin avrebbe proposto Mosca come sede dei colloqui, incassando immediatamente il “no” di Zelensky. Anche gli stessi membri della coalizione avrebbero definito come “non opportuna” l’idea dello zar. La Commissione europea non entra nel merito della scelta della sede perché “non spetta a noi decidere” dove avverrà l’incontro, chiarisce la portavoce, Anna Podestà, ma “alle parti” coinvolte. Spunta anche l’ipotesi Budapest: secondo diverse fonti, i servizi segreti Usa starebbero lavorando per portare il vertice nella capitale ungherese.

Si lavora, intanto, Europa e Usa insieme “per rafforzare ulteriormente i piani volti a fornire solide garanzie di sicurezza e preparare il dispiegamento di una forza di rassicurazione qualora le ostilità dovessero cessare”, come spiega il primo ministro britannico, Keir Starmer, al termine della riunione virtuale della Coalizione dei Volenterosi con oltre 30 leader internazionali. Un processo, ricorda Zelensky, “a tutti i livelli” per operare “sui dettagli, sull’architettura delle garanzie, con tutti i membri della coalizione, in modo molto concreto, con gli Stati Uniti, e questo è uno dei risultati più importanti di Washington”. Lato Bruxelles, la Commissione ricorda che “non abbiamo un calendario preciso al riguardo”, ma “gli scambi continueranno a livello tecnico e a livello di leader”. Trump esclude l’invio di truppe Usa in territorio ucraino, ma allo stesso tempo non esclude che le garanzie di sicurezza possano essere fornite via aerea.

Sul fronte russo, il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov mostra una certa apertura: Mosca, dice, non rifiuta alcun tipo di confronto sulla risoluzione ucraina, né bilaterale né trilaterale, ma serve fare “passo dopo passo, gradualmente, partendo dal livello degli esperti e poi attraversando tutte le fasi necessarie per preparare i vertici. Questo è il tipo di approccio serio che sosterremo sempre”, dice alla tv russa. In ogni caso – è il punto fermo – qualsiasi futuro accordo di pace in Ucraina dovrà tenere conto degli “interessi di sicurezza” della Russia. Meno diplomatico Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, che affida a un post in inglese pubblicato su X il suo pensiero: “La coalizione bellicista anti-russa dei volenterosi non è riuscita a battere” Donald Trump “sul suo terreno. L’Europa lo ha ringraziato e lo ha adulato. La domanda è: quale melodia suonerà il pagliaccio di Kiev riguardo alle garanzie e ai territori una volta tornato a casa, dopo aver indossato nuovamente la sua uniforme militare verde?”.