Ucraina, al via settimana decisiva. Oggi nuovi colloqui di pace a Berlino

Si apre oggi una “settimana decisiva” per la questione Ucraina, sia sul fronte dei finanziamenti europei a Kiev – su cui i leader dell’Ue dovranno prendere una decisione durante il vertice di giovedì e venerdì – sia per quanto riguarda i negoziati di pace. Arrivando al Consiglio Esteri e Bruxelles, l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha ricordato che sull’uso degli asset russi il confronto “è sempre più difficile”, ma “l’opzione più credibile è il prestito di riparazione”.

Oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i negoziatori americani si incontrano a Berlino, dopo cinque ore di colloqui domenica, con Kiev che spera di convincere Washington che in Ucraina deve essere raggiunto un cessate il fuoco senza concessioni territoriali preliminari alla Russia. L’inviato americano Steve Witkoff è stato avaro di dettagli, ma ha assicurato su X che sono stati compiuti “molti progressi” durante “le discussioni approfondite sul piano in 20 punti per la pace, i programmi economici e altro ancora”. Un nuovo round è previsto questa mattina.

Il serata è previsto anche un incontro al vertice tra Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer, nonché la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Come Kiev, molti leader europei si oppongono all’idea di cedere alle richieste massimaliste del Cremlino. Temono che il presidente americano Donald Trump abbandoni l’Ucraina e che l’Europa venga esclusa dai dibattiti sulla sicurezza del continente, proprio mentre Mosca viene percepita come una grave minaccia.

Volodymyr Zelensky è stato accolto domenica pomeriggio a Berlino alla Cancelleria dal padrone di casa, Friedrich Merz. Per l’occasione sono state esposte bandiere americane, ucraine ed europee. Le foto diffuse dalla presidenza ucraina mostrano i due leader in compagnia di Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Donald Trump. Zelensky e Witkoff si abbracciano sorridendo.

Su X, Merz ha affermato che erano in discussione “questioni difficili” e che “gli interessi ucraini (erano) anche gli interessi europei”. Prima dell’incontro, Zelensky ha dichiarato di voler convincere gli Stati Uniti a sostenere un cessate il fuoco che preveda il congelamento della linea del fronte e non la cessione dell’intero Donbass (est), come richiesto dal Cremlino e proposto da Washington: “Mi piacerebbe che gli americani ci sostenessero su questo punto”. Kiev e l’Europa hanno sempre rifiutato questa concessione, che premerebbe l’aggressore. Zelensky ha anche dichiarato domenica, prima dei negoziati, che Washington non aveva ancora risposto alla versione del piano per porre fine al conflitto, emendata da Kiev e dagli europei.

Intervistato dalla televisione di Stato russa, il consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, ha respinto questi emendamenti, prevedendo “forti obiezioni”. Zelensky ha anche ribadito di volere garanzie di sicurezza europee e americane per scoraggiare qualsiasi nuovo attacco. Si tratterebbe di un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato che prevede la protezione reciproca dei paesi membri, senza l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica, come richiesto in precedenza da Kiev. “È già un compromesso da parte nostra”, ha affermato Zelensky.

Mentre le ostilità continuano, Donald Trump ha mostrato questa settimana la sua impazienza di fronte alla lentezza delle discussioni sul suo piano di risoluzione del conflitto scatenato dall’invasione russa del febbraio 2022. L’Ucraina è sotto pressione da parte di Washington e Mosca affinché ceda la parte del Donbass che controlla. Si tratterebbe di creare una “zona economica libera” o una “zona smilitarizzata”. In cambio, l’esercito russo si ritirerebbe dalla parte occupata delle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk (nord, nord-est e centro-est), ma rimarrebbe in quelle di Kherson e Zaporizhia (sud), di cui Mosca rivendica l’annessione.

L’Ucraina è particolarmente sotto pressione: la presidenza è indebolita da uno scandalo di corruzione, l’esercito è in ritirata e la popolazione è soggetta a interruzioni di corrente a causa degli attacchi russi.

Ucraina, Ue blocca asset russi sine die. Mosca: “Tregua solo dopo il ritiro dal Donbass”

Con 25 voti a favore e due contrari, i Paesi dell’Unione europea hanno adottato la decisione formale di rendere permanente il blocco dei beni russi. Ieri il Coreper – la riunione dei rappresentanti permanenti, cioè gli ambasciatori, dei Ventisette – aveva concordato una versione rivista della proposta della Commissione europea di usare l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TfUe) sugli asset russi e aveva approvato l’avvio di una procedura scritta. Tale procedura si è conclusa ora con il via libera dell’Ue. Sul no, Ungheria e Slovacchia.

A far discutere a Bruxelles anche l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, prevista già nel 2027 nel piano degli Stati Uniti. A confermarlo un alto funzionario, nel contesto di intensi sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. È nell’ambito di questi sforzi internazionali che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe recarsi a Berlino lunedì per incontrare i suoi alleati europei, su sollecitazione del cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Da quasi un mese sono in corso colloqui indiretti, sia prolungati che difficili, tra Mosca e Kiev, mediati da Washington, che preme per una soluzione al conflitto innescato dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, in una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di vittime e molti feriti. Un funzionario a conoscenza dei colloqui ha dichiarato che l’adesione dell’Ucraina all’UE sarebbe stata presa in considerazione già a gennaio 2027, secondo l’ultima versione del piano statunitense. “È previsto, ma è oggetto di negoziazione e gli americani sono favorevoli”, ha dichiarato la fonte, parlando a condizione di anonimato. “È una questione delicata per gli europei”, ha aggiunto la fonte.

Secondo il Financial Times, questo punto è incluso nell’ultima bozza delle proposte di pace preparate da ucraini ed europei e poi presentate ai negoziatori americani. Un’adesione del genere, in poco più di un anno, sembra improbabile a causa della potenziale opposizione, tra gli altri, degli Stati membri dell’UE con relazioni tese con l’Ucraina, come l’Ungheria.

La versione iniziale del piano americano, considerata altamente favorevole a Mosca, è stata modificata più volte dalle parti in conflitto. I negoziati sono in stallo, in particolare sulle questioni territoriali, con gli Stati Uniti che chiedono concessioni significative all’Ucraina, secondo Kiev. Secondo Zelensky, Washington vorrebbe che le forze ucraine si ritirassero dalla parte della regione di Donetsk (Ucraina orientale) che ancora controllano e che dovrebbe diventare una “zona economica libera” smilitarizzata, senza pretendere lo stesso dalle forze occupanti. In cambio, l’esercito russo si ritirerebbe da aree molto limitate conquistate nelle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk (nord, nord-est e centro-orientale), ma manterrebbe territori più ampi nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia (sud). Il presidente ucraino ha sottolineato che, in ogni caso, sarebbero necessarie elezioni o referendum in Ucraina per decidere sulle questioni territoriali. Deciso il ‘no’ di Mosca secondo cui il Donbass “è ed è sempre stato russo”.

Nel frattempo, di fronte alla lentezza dei negoziati, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è “estremamente frustrato da entrambe le parti”, ha rivelato la sua portavoce, Karolina Leavitt.

Da parte sua, il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, ha fatto sapere che Mosca non aveva ancora visto la nuova versione del piano americano rivista da Kiev e dai suoi alleati europei. “Ci sono molte cose che potrebbero non piacerci”, ha avvertito. Inoltre, per Ushakov, “un cessate il fuoco in Ucraina potrà avvenire solo dopo il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass. “Prima o poi, se non attraverso negoziati, allora attraverso un’azione militare, questo territorio passerà sotto il pieno controllo della Federazione Russa. Tutto il resto dipenderà da questo. In altre parole, un cessate il fuoco potrà avvenire solo dopo il ritiro delle truppe ucraine”, ha affermato.

Lunedì prossimo a Berlino, Zelensky, che all’inizio di questa settimana è già stato a Londra, Bruxelles e Roma, dovrebbe tenere ulteriori colloqui con i suoi alleati europei. Le discussioni potrebbero concentrarsi, tra le altre cose, sull’utilizzo di circa 200 miliardi di euro di beni russi congelati in Belgio per finanziare lo sforzo bellico dell’Ucraina e, in parte, la sua ricostruzione. L’esito rimane “incerto”, ma “non c’è alternativa”, ha osservato una fonte diplomatica europea. “Se questo dovesse fallire, manderebbe sicuramente un segnale disastroso all’Ucraina… l’Europa fallirebbe”, ha aggiunto la fonte.

Ucraina, Zelensky vede Papa e Meloni. La premier: Italia farà propria parte. Pressing Trump su piano pace

Un colloquio “eccellente” con la premier italiana Giorgia Meloni. Un invito a Kiev a papa Leone XIV e la promessa di inviare “nei prossimi giorni”, probabilmente domani, a Washington la proposta ucraina del piano Trump per porre fine alla guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta proseguendo il suo tour degli alleati europei facendo tappa oggi in Italia. “Mi fido di lei, ci aiuterà”, ha dichiarato il leader ucraino in uscita dall’hotel a Parioli prima di incontrare la premier a Palazzo Chigi. Durante il colloquio, durato circa un’ora e mezza, Meloni ha ribadito “la solidarietà al popolo ucraino e assicurato che l’Italia continuerà a fare la sua parte anche in vista della futura ricostruzione dell’Ucraina”. I due leader, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi, hanno analizzato “lo stato di avanzamento del processo negoziale e condiviso i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura” per Kiev. In questo senso, hanno precisato da Roma, è importante “un’unità di vedute tra partner europei e americani e del contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente”. Pari attenzione è stata rivolta, nel corso del colloquio, “ai temi della definizione di robuste garanzie di sicurezza che impediscano future aggressioni e del mantenimento della pressione sulla Russia affinché sieda al tavolo negoziale in buona fede”.

Dal canto suo Zelensky ha espresso apprezzamento per “il fatto che l’Italia sia attiva nel processo di ricerca di idee efficaci e nell’individuazione di misure per avvicinare la pace”. “Contiamo molto sul sostegno italiano in futuro: questo è importante per l’Ucraina” ha ribadito ringraziando Roma in particolare “per il pacchetto di supporto energetico e per le attrezzature necessarie”. In una conversazione con il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che è in arrivo il 12° pacchetto di aiuti militari, oltre che forniture e generatori per sostenere popolazione e infrastrutture energetiche”. La scorsa settimana, il governo aveva rinviato la decisione sul rinnovo degli aiuti militari all’Ucraina, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre. “Restiamo saldamente al fianco di Kiev: l’Italia continuerà a fare la sua parte per la ricostruzione e per arrivare in tempi rapidi alla pace”, ha concluso il titolare della Farnesina.

In questi giorni Zelensky sta ricevendo pressioni perché invii a Washington la ‘versione ucraina’ del piano Trump. “Le componenti ucraina ed europea sono ora più avanzate e siamo pronti a presentarle ai nostri partner americani”, ha scritto il presidente ucraino su Telegram ipotizzando che il piano possa essere inviato a Trump già domani. Secondo funzionari statunitensi, gli inviati del presidente americano hanno concesso a Zelensky “pochi giorni” per rispondere alla proposta di accordo di pace che richiede comunque all’Ucraina di accettare perdite territoriali in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi non specificate. Secondo il  Financial Times, il presidente ucraino avrebbe riferito ai suoi omologhi europei di essere stato pressato, durante una chiamata di due ore sabato, dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e dal genero del presidente statunitense, Jared Kushner, a prendere una decisione rapida. Una persona a conoscenza della tempistica proposta a Kiev ha affermato che Trump sperava in un accordo raggiunto “entro Natale”. Zelensky, hanno riferito i funzionari, ha detto agli inviati statunitensi di aver bisogno di tempo per consultarsi con gli altri alleati europei prima di reagire alla proposta di Washington, che Kiev teme possa incrinare l’unità occidentale se gli Stati Uniti andranno avanti senza l’adesione europea. Secondo il leader ucraino, la questione territoriale e le garanzie di sicurezza internazionale sono tra i principali punti critici. “Stiamo considerando la cessione di territori? Non abbiamo alcun diritto legale di farlo, secondo la legge ucraina, la nostra Costituzione e il diritto internazionale. E non ne abbiamo nemmeno il diritto morale”, ha affermato. “La domanda cruciale è cosa saranno disposti a fare i nostri partner in caso di ulteriore aggressione russa. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta a questa domanda”. Da Mosca, in un discorso televisivo, oggi il presidente russo Vladimir Putin ha descritto la regione del Donbass, nell’Ucraina orientale, come “territorio storico” della Russia.

Mantenendo la pressione su Kiev, Trump ha dichiarato in un’intervista a Politico che l’Ucraina, che “ha perso molto territorio”, dovrebbe indire elezioni, accusando Kiev di “usare la guerra” per evitarle. “Per le elezioni sono sempre pronto”, ha risposto da Roma Zelensky.

Il sostegno e l’impegno per “una pace giusta e duratura” sono arrivati anche da papa Leone XIV che in mattinata ha ricevuto Zelensky a Castel Gandolfo. “Il Santo Padre – si legge nella nota della sala stampa del Vaticano – ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato il pressante auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura”. Inoltre, “non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie”.  In risposta il presidente ucraino ha invitato il Pontefice a visitare l’Ucraina, “perché sarà un forte segnale di sostegno per il nostro popolo”.

Difesa, Crosetto: “Proposta su ritorno leva in Parlamento”. Opposizioni sulle barricate

L’Italia non è pronta ad affrontare le crescenti minacce mondiali, tantomeno da sola e con il numero attuale di uomini nelle forze armate. Ne è convinto Guido Crosetto, che vola a Parigi per incontrare la ministra delle Forze Armate, Catherine Vautrin.

Al centro c’è il tema dell’Ucraina e del piano di pace che l’Europa sta cercando di migliorare per renderlo “il più giusto possibile” e discuterlo poi con la Russia, perché, ricorda il ministro della Difesa, “chi si è sempre opposto a un piano di pace o a una tregua è stata la Russia”. E poi, insiste, la sicurezza dell’Ucraina è “parte della sicurezza europea e l’Europa esiste se le grandi nazioni europee cooperano tra di loro per costruirla, soprattutto quando si parla di difesa e deterrenza”.

Guardando oltre però, per il governo l’Italia e deve avere più uomini e mezzi da mettere in campo. Come hanno già fatto Germania e Francia, “anche noi dovremmo fare una riflessione” sul ripristino della leva militare, scandisce. Una riflessione che, spiega, “in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare, ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo”. L’idea è quella di portare il discorso in Parlamento con un disegno di legge. “Le regole in questo settore devono essere il più condivise possibili”, osserva Crosetto, che pensa a una ‘traccia’ che il Ministero della Difesa porterà in Consiglio dei Ministri e poi in Parlamento perché venga “discussa, aumentata, integrata e costruisca uno strumento di difesa per il futuro che ha bisogno non soltanto di più uomini, ma anche di regole diverse”.

Negli anni scorsi, riflette il ministro, sono stati costruiti modelli in Italia, in Germania, in Francia, che riducevano il numero dei militari, ma, insiste, “in questa nuova situazione tutte le nazioni europee mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva”. Il ministro parla per l’Italia di uno schema su base volontaria.

Che però, fa notare Angelo Bonelli, esiste già. Il leader di Avs accusa il governo di stare trasformando l’Italia in una “vera e propria economia di guerra”, prima con la scelta di destinare il 5% del Pil alla spesa militare e “sottrarre, nei prossimi anni, centinaia di miliardi di euro alle vere priorità del Paese”. Ora, denuncia Bonelli, la proposta di reintrodurre la leva – abolita nel 2005 – rappresenta un “salto all’indietro” che va nella stessa direzione: “quella di trasformare i nostri giovani in soldati invece che in medici, insegnanti, ingegneri, educatori”. In Italia, ricorda, esiste già un esercito operativo e l’arruolamento avviene su base volontaria. Allora, domanda, “cosa significa voler riesumare la leva? Perché imporre la divisa a una generazione che chiede futuro, lavoro dignitoso, diritti e non militarizzazione?“. L’Italia secondo il Global Firepower Index, è la decima potenza militare mondiale e dispone di una delle maggiori capacità militari. “Noi diciamo con forza che questa strada non è percorribile – tuona il deputato ecologista –, non in nostro nome e non con il nostro voto”.

“Qui si continua a parlare solo di piani di guerra, leva, riarmo, enormi aumenti delle spese militari. Ma non è bastato il fallimento di questi 3 anni e mezzo?“, scrive Giuseppe Conte su Facebook. Il presidente del M5S parla di anni in cui l’Italia con l’Europa ha “scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina a suon di riarmo e invii militari, anziché puntare sui negoziati sin da subito. Avremmo evitato tanti morti, ottenuto condizioni più favorevoli per l’Ucraina ed evitato danni economici enormi per l’economia europea e italiana. Piuttosto che aprire un canale diplomatico siete ormai solo concentrati a preparare la guerra. Fermatevi”, implora.

“Reintrodurre la leva è complicato”, sottolinea il presidente della Commissione Difesa della Camera, in quota Lega, Nino Minardo. Ma ammette: “C’è un tema degli organici delle Forze armate, oggi sotto-dimensionati rispetto alle necessità operative, anche ordinarie”. Per il nostro Paese, “il modello della Riserva volontaria appare oggi il più vicino alle reali esigenze italiane, ed è su questo che la Commissione Difesa si è concentrata”, scandisce, ritenendo utile parallelamente valutare anche la reintroduzione dei carabinieri ausiliari.

Mosca: “Italia crolla se sostiene Kiev”. Farnesina richiama ambasciatore: “Abisso di volgarità”

Il dodicesimo pacchetto di aiuti dell’Italia a Kiev è in arrivo. Mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, annuncia la notizia parlando con i cronisti al ministero, nel centro di Roma si consuma una tragedia: una porzione della torre medievale dei Conti, nei Fori Imperiali, crolla, coinvolgendo quattro operai.

La notizia dovrebbe essere totalmente slegata all’impegno del Paese per l’Ucraina. Ma Maria Zakharova, portavoce di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, la utilizza per attaccare i piani di Roma: “Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente il denaro dei contribuenti, l’Italia crollerà completamente: dall’economia alle torri”, scrive su Telegram.

Parole che sollevano l’indignazione trasversale del Paese. A partire dalla Farnesina, che convoca subito l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, per un richiamo formale e che tramite fonti interne fa filtrare un commento durissimo: Mosca è piombata in un “abisso di volgarità”, sostiene il dicastero, definendo le frasi di Zakharova “squallide” e “preoccupanti”. Dal ministero degli Esteri viene ricordato che “a nessuno in Italia, proprio a nessuno, sarebbe mai venuto in mente di gioire, di speculare su un incidente, una tragedia in cui siamo ancora tutti coinvolti come popolo italiano”. L’Italia, viene garantito, manterrà “modi civili” ed “educazione”. Come è stato fatto anche in questi mesi, quando in Russia è stato attaccato un centro commerciale. “Esprimeremo sempre e comunque solidarietà e amicizia per i più deboli, per chi è in difficoltà, per chi è sotto attacco. Per questo appoggiamo il popolo ucraino. Perché siamo italiani“, scandiscono le fonti.

In mattinata, Crosetto aveva spiegato che gli aiuti italiani, in termini di mezzi, restano secretati, ma che verrà inviato a Kiev tutto quello che sarà possibile “senza indebolire la nostra difesa“. Che comunque, ha insistito, va rafforzata urgentemente. Non perché lo chiede la Nato, ma perché “siamo preoccupati”, ha confessato il ministro. “Dobbiamo prepararci in modo serio a dover difendere il paese, è finito il tempo di dover edulcorare le parole. I tempi sono molto cambiati, la difesa ha il compito di programmarli per affrontare tutti gli scenari. Non siamo ancora all’altezza di farlo, i tempi però non li decidiamo noi”, ha detto, domandando che si eviti una spaccatura tra maggioranza e opposizione sul tema. “In momenti come questo l’investimento in difesa non dovrebbe essere un elemento di differenziazione, è la garanzia che esistano una maggioranza, un’opposizione e un Parlamento anche in futuro, è il prerequisito che gli ospedali ci siano e non siano abbattuti, che le scuole siano aperte perché tutto funziona bene e perché c’è la pace”.

Quanto all’Ucraina e alla possibilità che accetti o meno la tregua proposta dalla Russia in cambio dei territori occupati, “il limite di ciò che Kiev può accettare o meno lo decide l’Ucraina e non noi”, ha messo in chiaro Crosetto, ammettendo che sarà “difficile” che l’Ucraina possa riconquistare una parte dei territori persi. Crimea in primis, che non è più sua dal 2014. Sul tema la palla passa a Kiev, anche se il problema più grosso, ha osservato, è che “la Russia per ora non ha mai dimostrato la volontà di affrontare la pace, neanche parlando di cessione dei territori”.

Ucraina, la pace è più lontana. Annullato vertice Trump-Putin a Budapest

Si allontana sempre di più la prospettiva a breve termine di una pace duratura in Ucraina. L’incontro tra il leader Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, previsto a Budapest entro 15 giorni è stato cancellato. “Non voglio perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà”, ha annunciato il repubblicano, spiegando di non voler “un incontro inutile” con il suo omologo. Anche il Cremlino ha confermato che non c’è una data “precisa” per un nuovo faccia a faccia tra i due. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno annullato una riunione prevista per organizzare l’incontro di Budapest, di cui avevano parlato al telefono soltanto lunedì.

Il presidente americano ha mostrato una crescente frustrazione nei confronti di Putin negli ultimi mesi, nonostante quello che descrive come “un buon rapporto personale”. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca venerdì – all’indomani di una conversazione telefonica con il leader del Cremlino – il presidente americano sembrava essere tornato dalla parte di Mosca. Ha cercato di persuadere il suo omologo ucraino a cedere la contesa provincia del Donbass, nell’Ucraina orientale, durante le “tese” discussioni di venerdì, ha dichiarato un alto funzionario ucraino all’AFP. La fonte ha aggiunto che i colloqui con Trump “non sono stati facili” e che gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembrano “girare a vuoto”.

Zelensky sperava di trarre vantaggio dalla crescente frustrazione del presidente americano di fronte alla riluttanza del suo omologo russo ad accettare un cessate il fuoco. Ma è tornato a mani vuote dopo che il presidente Usa ha respinto la sua richiesta di missili a lungo raggio Tomahawk e lo ha esortato a concludere un accordo.

Dopo l’incontro, Trump aveva dichiarato sui social media che le loro discussioni erano state “molto interessanti e cordiali”. “Ma gli ho detto, come avevo anche fortemente suggerito al presidente Putin, che era ora di smettere di uccidere e di concludere un ACCORDO!”, aveva anche scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano ha poi ritenuto necessario che qualsiasi negoziazione partisse dalla situazione attuale sul fronte per porre finalmente fine ai “massacri” in Ucraina.

Diversi leader europei, tra cui quelli di Italia, Francia, Regno Unito e Germania, nonché lo stesso Zelensky, hanno dichiarato martedì di sostenere “con fermezza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente” e hanno ritenuto che “l’attuale linea di contatto debba servire da base per i negoziati”. Ma, hanno subito aggiunto: “rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Eventuali concessioni territoriali in Ucraina “non possono essere negoziate” se non dal suo presidente, ha ribadito martedì a Lubiana Emmanuel Macron.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte è in visita a Washington per incontrare Donald Trump e discutere “diverse questioni relative al sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e agli sforzi degli Stati Uniti per una pace duratura”, secondo quanto riferito dal suo team.

Gli europei, dal canto loro, si riuniranno giovedì a Bruxelles – ad eccezione del primo ministro britannico Keir Starmer – per un vertice durante il quale sperano di concordare un sostegno finanziario duraturo all’Ucraina. Venerdì è prevista una riunione della coalizione dei Volenterosi, che riunisce i sostenitori di Kiev.

Per la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, c’è un “ampio sostegno” all’interno dell’Unione europea alla proposta di mobilitare i beni russi congelati, al fine di concedere a Kiev un prestito di 140 miliardi di euro.

Oggi Zelensky sarà in Svezia, dove i due paesi annunceranno un accordo per l’“esportazione” di armi.

Ucraina, Zelensky: “Mosca vuole espandere guerra”. Von der Leyen apre a dazi su petrolio russo

La guerra in Ucraina è al centro della seconda giornata di lavori all’Assemblea generale dell’Onu. A New York è infatti il giorno di Volodymyr Zelensky che, rinfrancato da un rinnovato sostegno a Kiev del presidente americano Donald Trump, ha esortato la comunità internazionale a fare di più in difesa dell’Ucraina. “A causa della debolezza delle istituzioni internazionali, questa follia continua, e anche far parte di un’alleanza militare di lunga data (come la Nato, ndr), non significa automaticamente essere al sicuro”, ha dichiarato lanciando un appello. “La Russia vuole espandere la guerra. Nessuno se non noi stessi possiamo garantire la sicurezza. Solo forti alleanze, forti alleati e solo le nostre armi”.

Intanto, sempre sulla scia delle dichiarazioni di Trump, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ammesso di stare lavorando a dazi sulle forniture di petrolio “che continuano ad arrivare in Ue dalla Russia”. “Il presidente Trump ha assolutamente ragione. Ci stiamo lavorando. Abbiamo già ridotto in modo massiccio la fornitura di gas dalla Russia, abbiamo completamente eliminato il carbone russo e abbiamo ridotto drasticamente anche l’approvvigionamento di petrolio”, ha detto in un punto stampa con il presidente degli Stati Uniti, a margine dei lavori dell’Assemblea.

Gli Stati Uniti hanno escluso qualsiasi possibile adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica, uno dei cui principi fondanti è che un attacco a uno dei suoi membri è un attacco a tutti. Il leader ucraino ha nuovamente espresso soddisfazione per l’incontro di martedì a margine dell’Assemblea Generale con il presidente americano. “Abbiamo avuto un buon incontro con il presidente Trump e ho parlato anche con molti altri leader influenti. Insieme possiamo cambiare molto”, ha affermato. “Certo, stiamo facendo tutto il possibile per garantire che l’Europa fornisca un’assistenza concreta e, naturalmente, contiamo sugli Stati Uniti“, ha aggiunto.

Ieri, dallo stesso pulpito, Trump ha affermato che Kiev potrebbe “riconquistare il suo territorio nella sua forma originale e forse anche spingersi oltre” contro la Russia, cambiando completamente il suo approccio al conflitto dopo mesi in cui aveva affermato che l’Ucraina, al contrario, avrebbe probabilmente dovuto cedere territorio. Anzi, il presidente americano ha definito la Russia “una tigre di carta“, che “combatte senza scopo da tre anni e mezzo una guerra che una vera potenza militare avrebbe dovuto vincere in meno di una settimana” assicurando che “dopo aver conosciuto e compreso appieno la situazione militare ed economica” tra i due Paesi “con il sostegno dell’Unione Europea, l’Ucraina sia in grado di combattere e riconquistare l’intero Paese nella sua forma originale. Con il tempo, la pazienza e il sostegno finanziario dell’Europa e, in particolare, della Nato, i confini originali da cui è iniziata questa guerra sono un’opzione concreta”.

Dichiarazioni che non sono affatto piaciute al Cremlino. “Continuiamo la nostra operazione militare speciale per garantire i nostri interessi e raggiungere gli obiettivi che (…) il presidente del nostro Paese ha stabilito fin dall’inizio. E agiamo così per il presente e il futuro del nostro Paese, per le numerose generazioni a venire. Non abbiamo quindi altra alternativa”, dice il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, secondo il quale il riavvicinamento tra Washington e Mosca avviato da Trump è stato infruttuoso. “Nelle nostre relazioni (russo-americane), una linea di condotta mira ad eliminare i fattori di irritazione (…). Ma questa linea di condotta procede lentamente. I suoi risultati sono vicini allo zero”, spiega durante un’intervista alla radio russa. L’appellativo di ‘tigre di carta’ non è piaciuto alla Federazione Russa, che ha ribattuto: il Paese “mantiene la sua stabilità economica”, dice Peskov, aggiungendo tuttavia che “la Russia sta affrontando tensioni e problemi in diversi settori dell’economia”. “La Russia non è una tigre. La Russia è più simile a un orso. E gli orsi di carta non esistono”, dice Peskov. Da New York Zelensky ha accusato la Russia “di non volere il cessate il fuoco” e ha anche lanciato l’allarme sullo sviluppo di droni autonomi e velivoli senza pilota in grado di abbattere altri droni e di colpire infrastrutture critiche. “Stiamo vivendo la corsa agli armamenti più distruttiva della storia dell’umanità, perché questa volta include l’intelligenza artificiale”, ha sostenuto. “Se il mondo non riesce a rispondere a tutte le minacce e se non esiste una solida piattaforma per la sicurezza internazionale, ci sarà ancora pace sulla Terra?”, ha esclamato

 

Polonia schiera 40mila soldati a confine Russia-Bielorussia. Oggi Consiglio sicurezza Onu

In cerca di supporto diplomatico dopo l’intrusione di presunti droni russi nel suo territorio, la Polonia ha annunciato di aver deferito la questione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che terrà una riunione d’urgenza oggi a New York. Ritenuta intenzionale da Varsavia e dai suoi alleati, ma smentita da Mosca, l’intrusione di una ventina di droni dai cieli di Ucraina e Bielorussia ha suscitato forti reazioni nel Paese, che chiede un rafforzamento delle capacità militari dell’Ue e della Nato sul suo territorio. Il deferimento al Consiglio di Sicurezza mira a “attirare l’attenzione del mondo su questo attacco senza precedenti condotto da droni russi contro un Paese che non è solo membro dell’ONU, ma anche dell’Unione Europea e della NATO“, ha spiegato il Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski.

La presidenza sudcoreana del Consiglio di Sicurezza ha annunciato che si riunirà alle 15 locali (le 21 in Italia). Il Consiglio è composto da cinque membri permanenti con potere di veto, divisi in due gruppi geopoliticamente contrapposti: Stati Uniti, Francia e Regno Unito, alleati di Polonia e Ucraina, da una parte, e Russia e Cina dall’altra. L’intrusione di droni nella notte tra martedì e mercoledì si inserisce in un contesto già teso, alla vigilia di importanti esercitazioni militari congiunte russo-bielorusse, denominate Zapad-2025 (Ovest-2025), previste dal 12 al 16 settembre. Queste esercitazioni hanno portato la Polonia a chiudere il confine con la Bielorussia a partire da oggi e a limitare il traffico aereo ai suoi confini orientali. Anche Lituania e Lettonia hanno annunciato restrizioni al traffico aereo ai loro confini con Russia e Bielorussia.

Allo stesso tempo Varsavia sta schierando circa 40.000 soldati ai confini con Bielorussia e Russia. Secondo Varsavia, 19 droni sono entrati nello spazio aereo polacco, senza causare feriti. Almeno tre droni, “di fabbricazione russa”, ha dichiarato Sikorski, sono stati abbattuti dall’esercito polacco, supportato dagli alleati della Nato. Il Ministro della Difesa ha affermato che i droni sono decollati dalle regioni russe di Bryansk, Kursk, Orel, Krasnodar e Crimea. Senza commentare direttamente queste accuse, le autorità russe hanno negato qualsiasi coinvolgimento, accusando Varsavia di non aver fornito prove concrete. Da allora diversi alleati della Polonia hanno promesso o offerto di inviare rinforzi nell’ambito della “polizia aerea” della Nato. La Germania ha annunciato di voler estendere di tre mesi la sua missione di protezione dello spazio aereo polacco e di aumentare il numero dei suoi caccia da due a quattro. I Paesi Bassi, da parte loro, hanno deciso di accelerare la consegna di due batterie Patriot e di schierare sistemi di difesa aerea a corto raggio e sistemi di difesa anti-drone, con 300 soldati. La Repubblica Ceca schiererà tre elicotteri Mi-17, mentre, secondo Varsavia, Francia e Gran Bretagna vogliono impegnare Rafale ed Eurofighter. Anche la Svezia intende intensificare i propri sforzi.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale per oggi pomeriggio, con la partecipazione del Primo Ministro Donald Tusk, dei ministri responsabili per la sicurezza, dei funzionari parlamentari e di tutti i partiti rappresentati in Parlamento. L’intrusione dei droni ha scatenato una valanga di proteste da parte degli alleati della Polonia, da Berlino a Parigi, da Washington a Bruxelles. Il Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale politico della NATO, ha modificato il formato della sua riunione settimanale lo stesso giorno per tenerla nel quadro dell’articolo 4 del trattato istitutivo dell’organizzazione, che Varsavia ha richiesto di attivare. Questo stabilisce che “le parti si consulteranno reciprocamente ogniqualvolta, a giudizio di una delle parti, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti siano minacciate”. Ieri, la Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sostenitore diplomatico di Mosca, ha chiesto il “dialogo”. “La Cina auspica che tutte le parti interessate risolvano adeguatamente le loro divergenze attraverso il dialogo e la consultazione”, ha affermato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese.

Xi-Putin-Kim alla parata della vittoria a Pechino. Trump: “Cospirate contro gli Usa”

Basta un’immagine a raccontare la storia: il presidente cinese Xi Jinping, il suo omologo russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un insieme a Pechino per assistere alla parata che celebra la vittoria sul Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale. Un evento che si è trasofrmato in una dimostrazione di forza militare e diplomatica da parte di un Paese “inarrestabile”. Dall’altra parte del mondo, il presidente Usa, Donald Trump ha sfoggiato il suo sarcasmo: “Auguro al presidente Xi e al meraviglioso popolo cinese una splendida giornata di festeggiamenti. Porgete i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un mentre cospirano contro gli Stati Uniti d’America”, ha scritto su Truth. A stretto giro è arrivata la replica del Cremlino: “Nessuno stava complottando, nessuno stava tramando nulla”, ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Vladimir Putin, a un media statale russo.

La geopolitica mondiale ha trovato nella capitale cinese un nuovo punto fermo: l’asse Russia-Cina-Corea del Nord esiste ed è sempre più compatto. I tre leader, con Xi al centro, prima hanno camminato sul tappeto rosso in piazza Tienanmen e poi, fianco a fianco, hanno assistito alla coreografia impeccabile dei soldati che marciavano al passo sotto le bandiere e all’intera gamma di armamenti aerei, terrestri e marittimi: droni sottomarini, carri armati, armi laser, aerei ed elicotteri che disegnano il numero 80 nel cielo leggermente velato. L’esercito cinese ha presentato per la prima volta nuovi missili anti-nave e quella che dovrebbe essere l’ultima versione del suo colossale missile balistico intercontinentale DF-5, il DF-5C, in grado di trasportare diverse testate nucleari in qualsiasi punto della Terra.

Migliaia di partecipanti hanno intonato canti patriottici sull’immensa piazza decorata con bandiere rosse. Xi, in piedi nella sua auto con tetto apribile mentre percorreva il viale della Pace Eterna, ha passato in rassegna le truppe rispondendo al loro saluto militare. “La rinascita della nazione cinese è inarrestabile e la nobile causa della pace e dello sviluppo dell’umanità trionferà sicuramente”, ha detto nel suo discorso. E in un periodo di tensioni geopolitiche e di guerra commerciale, ha avvertito: “L’umanità si trova nuovamente di fronte a una scelta tra pace o guerra, dialogo o confronto”. Xi ha invitato a prevenire il ripetersi di “tragedie storiche” come quella che ha visto morire milioni di cinesi di fronte alle truppe giapponesi più di 80 anni fa. Nessun riferimento esplicito agli Stati Uniti o a temi controversi come Taiwan o i dazi doganali.

Novità assoluta la presenza del leader nordcoreano, Kim Jong Un che da quando è salito al potere alla fine del 2011 ha sempre limitato le uscite dal suo paese isolato e soggetto a pesanti sanzioni occidentali e non si era mai mostrato in un incontro di questo tipo con leader stranieri. Poco prima dell’evento celebrativo ha incassato il ringraziamento di Vladimir Putin “per la partecipazione comune alla lotta contro il neonazismo contemporaneo”. Il leader del Cremlino ha voluto ricordare i soldati nordcoreani che hanno combattuto nella regione russa di Kursk, teatro per alcuni mesi di una massiccia incursione ucraina: “Non dimenticherò mai le perdite che avete subito”. “Negli ultimi tempi, le relazioni tra i nostri paesi sono diventate particolarmente amichevoli, basate sulla fiducia tra alleati”, ha dichiarato Putin all’inizio dell’incontro con Kim. La Russia e la Corea del Nord hanno intensificato la loro cooperazione militare negli ultimi anni e lo scorso anno hanno firmato un accordo di difesa reciproca

Ottima anche l’intesa di Putin con Xi, che si è concretizzata anche in una lunga serie di accordi siglati tra Russia e Cina, in particolare sul tema dell’energia. Via libera, infatti, all’intesa per la costruzione del tanto atteso gasdotto Power of Siberia 2 verso la Cina attraverso la Mongolia e a partenariati su temi cruciali come l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’agricoltura, l’aerospazio e le terre rare.

gazprom

Accordo Cina-Russia per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2

Gazprom ha annunciato di aver firmato un accordo legalmente vincolante per la costruzione del tanto atteso gasdotto Power of Siberia 2 verso la Cina attraverso la Mongolia e di voler espandere le forniture attraverso altre rotte. Lo scrive Bloomberg. L’amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, è a pechino con il leader russo, Vladimir Putin, e su Telegram la società fa sapere che “si è tenuta la cerimonia di scambio dei documenti tra PJSC Gazprom e China National Petroleum Corporation (CNPC), durante la quale sono stati firmati quattro documenti, tra cui l’accordo di cooperazione strategica che amplia le aree di collaborazione tra le due società”.

“Nel corso degli anni di collaborazione – spiega Miller – insieme ai nostri partner cinesi abbiamo costruito un solido ponte energetico che unisce i nostri popoli e va a vantaggio di entrambi i paesi. Oggi è stato compiuto un passo molto importante per rafforzare e sviluppare ulteriormente la nostra partnership strategica, per aumentare le forniture affidabili di energia pulita – il gas naturale – alla Cina e soddisfare il fabbisogno di questa fonte energetica da parte dell’economia cinese in rapida crescita. Gazprom ha sempre adempiuto in modo chiaro e affidabile a tutti i suoi obblighi previsti dai contratti in vigore, e continuerà a farlo anche in futuro”.

Il 1° dicembre 2024, le forniture giornaliere attraverso Power of Siberia sono state portate al livello contrattuale massimo un mese prima del previsto. A maggio 2025, il volume complessivo delle forniture di gas alla Cina attraverso la rotta “orientale” ha superato i 100 miliardi di metri cubi. Nell’anno in corso, le forniture sono superiori del 28,3% rispetto a quelle del 2024. In alcuni commenti rilasciati alle agenzie di stampa russe da Pechino, spiega Bloomberg, Miller ha affermato che il produttore di gas potrebbe spedire fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno attraverso il Power of Siberia 2 per 30 anni. Il prezzo del combustibile, ha spiegato l’ad, sarà inferiore a quello attualmente praticato da Gazprom ai clienti in Europa, secondo quanto riportato. “Il progetto di costruzione del Power of Siberia 2 e del gasdotto Soyuz-Vostok, il collegamento di transito attraverso la Mongolia, nonché la capacità di trasporto del gas in Cina, diventerà il progetto di gas più grande, più imponente e ad alta intensità di capitale al mondo”, ha dichiarato Miller secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe.