Zelensky a Roma vede Meloni e Mattarella. La premier: “Occidente diviso miglior regalo a Mosca”

Un Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero “il miglior regalo che potremmo fare a Mosca”. Nel bilaterale con Volodomyr Zelensky, Giorgia Meloni torna ad appellarsi all’unità non solo del Continente ma anche dell’Atlantico. In visita a Roma, il presidente ucraino dopo aver visto la premier si sposta al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato.

Meloni ribadisce il sostegno a 360 gradi a Kiev: “un dovere e una necessità”, sottolinea, avvertendo come sia in gioco la sicurezza di tutta l’Europa. Un messaggio ribadito pochi minuti dopo da Sergio Mattarella: “L’Italia sarà sempre al fianco dell’Ucraina”, assicura il presidente della Repubblica. A Palazzo Chigi, Meloni annuncia che l’Italia avvierà una produzione congiunta con Kiev nel comparto della difesa e in particolare sui droni, settore nel quale, sottolinea, “l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”. La guerra “è cambiata”, spiega Zelensky, convinto che senza una difesa veramente solida nessuno possa “sentirsi al sicuro”. Per questo, ribadisce, “è importante l’interesse dell’Italia sul ‘Drone deal'”. Ma per il presidente i due Paesi dovrebbero lavorare insieme anche sui sistemi aggiuntivi di contraerea: “La Russia ha continuato gli attacchi anche a Pasqua con centinaia di droni Shahed, abbiamo bisogno assolutamente di sistemi aggiuntivi, di contraerea, per noi sono vitali”, si appella.

Durante l’inverno appena trascorso, particolarmente rigido, l’Italia ha fornito a Kiev caldaie industriali e generatori elettrici per far fronte ai black out dovuti ai continui attacchi russi sulle infrastrutture energetiche. Bombardare strutture civili è stato particolarmente crudele da parte della Russia, mettono in luce Zelensky e Mattarella al Colle, secondo quanto si apprende. Ora, informa la premier, l’Italia si sta concentrando sull’invio di macchinari medici, specialmente per i reparti di maternità.

L’appoggio al Paese attaccato continuerà anche per garantire l’erogazione del sostegno finanziario che è stato deciso dal Consiglio europeo, fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina perché “chiaramente un’eventuale crisi finanziaria di Kiev produrrebbe danni incalcolabili anche per l’intera stabilità europea”, avverte la prima ministra. Il tema, secondo quanto filtra, è stato affrontato anche nel faccia a faccia Zelensky-Mattarella.

Per Meloni, tenacia dell’Ucraina e sostegno convinto dell’Occidente sono i fattori che hanno consentito che oggi esistano le condizioni per lavorare alla pace e impedito alla Russia di “realizzare il disegno che si era prefissata”: “Invadere l’intera nazione, farla capitolare in pochi giorni, installare un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto dagli ucraini”.  Zelensky ringrazia Roma per il rispetto verso l’indipendenza e l’integrità territoriale del suo Paese: “Il rispetto è importante quanto la sicurezza. Quando persone e Stati sono rispettati e la sicurezza garantita, possono esistere relazioni veramente dignitose e può essere garantita una vita normale”, scandisce. Rivolto a Mattarella, il presidente ucraino non dimentica di elogiarne la fermezza nel condannare l’aggressione russa. E chiude con un appello: “Non basta che la guerra finisca. Deve finire con una pace giusta”.

Dagli Usa via libera all’acquisto di petrolio russo già in transito. Ue: “A rischio sicurezza”

Via libera da parte degli Stati Uniti a un allentamento – seppur temporaneo – alle sanzioni sul petrolio russo. L’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro Usa ha concesso alla Mosca l’autorizzazione alla consegna e alla vendita di petrolio greggio e prodotti petroliferi caricati sulle navi già in transito a partire dal 12 marzo 2026 e fino al prossimo 11 aprile.

Il presidente degli Stati Uniti, scrive il segretario Scott Bessent su X, “sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità nei mercati energetici globali e si sta impegnando per mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l’instabilità rappresentate dal regime terroristico iraniano”. Quindi, per aumentare la portata globale dell’offerta esistente, “sta concedendo un’autorizzazione temporanea per consentire ai paesi di acquistare Petrolio russo attualmente bloccato in mare. Questa misura, circoscritta e di breve durata, si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”.

Gongola il Cremlino, che secondo la Commissione europea, ha guadagnato 150 milioni di dollari al giorno in entrate aggiuntive dalle vendite di petrolio dall’inizio del conflitto in Mediorienteil che rende probabilmente la Russia il più grande beneficiario di questo conflitto”, spiega un portavoce. Secondo Mosca, la decisione degli Usa “rappresenta un tentativo di stabilizzare i mercati energetici”. “I nostri interessi coincidono”, assicura il ​​portavoce presidenziale Dmitry Peskov, secondo il quale “senza volumi significativi di petrolio russo, la stabilizzazione del mercato è impossibile”.

Sul fronte europeo la situazione è tesa. Da Parigi, dove ha incontrato il capo dello Stato, Emmanuel Macron, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky si dice certo che la decisione di Donald Trump “rafforzerà la posizione della Russia”. Un singolo allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti “potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari in fondi di guerra. Questo certamente non contribuisce alla pace”, lamenta. Il capo dell’Eliseo ribadisce la decisione del G7 di non “rivedere” la propria politica di sanzioni contro Mosca.

I vertici europei restano fermi sulle proprie posizioni. Per il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, “è motivo di grande preoccupazione, in quanto ha un impatto sulla sicurezza europea. L’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché accetti un negoziato serio per una pace giusta e duratura. L’allentamento delle sanzioni, al contrario, aumenta le risorse russe da destinare alla guerra di aggressione contro l’Ucraina”. L’esecutivo comunitario rimarca quanto già ribadito dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e cioè che le sanzioni “devono restare in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”.

Ucraina, Zelensky vede Trump e sferza l’Europa. Oggi primo trilaterale Usa-Russia-Kiev

Striglia l’Europa, considerata “frammentata” e senza una vera volontà politica contro la Russia di Putin. E annuncia il primo trilaterale Ucraina-Russia-Usa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è il protagonista della quarta giornata del forum economico di Davos, in Svizzera. Appena arrivato vede il presidente americano Donald Trump, con cui ha avuto un colloquio “produttivo e sostanziale”. “Buon incontro, la guerra deve finire. Vediamo che cosa accade in Russia”, ha commentato lo stesso Trump. “La guerra deve finire”, ha ribadito a chi gli chiedeva quale messaggio volesse trasmettere al presidente russo Vladimir Putin.

A riprova della rinnovata ‘concordia’ lo stesso Zelenzky conferma in conferenza stampa che i due hanno raggiunto un’intesa sui termini delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. “Le garanzie di sicurezza sono pronte”, ha dichiarato il leader ucraino, aggiungendo che “il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e poi passerà ai parlamenti nazionali”. Il nodo restano i territori, ovvero il Donbass.

Stesso punto irrisolto che emerge da Mosca, dal colloquio tra l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin. “Penso che siamo arrivati a un unico problema, e ne abbiamo discusso le iterazioni, e questo significa che è risolvibile. Quindi, se entrambe le parti vogliono risolvere la questione, la risolveremo”, ha spiegato Witkoff. L’incontro, conferma il Cremlino, è stato “sostanziale, costruttivo e franco”, ha commentato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov.

Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, ha definito i colloqui “importanti”. Secondo Ushakov, le parti hanno confermato che senza una soluzione della questione territoriale attraverso la “formula di Anchorage”, non vi è alcuna speranza di una soluzione a lungo termine. La Russia, come ha sottolineato l’assistente presidenziale, resta concentrata su una risoluzione “politica e diplomatica del conflitto”, ma finché non saranno raggiunti accordi, continuerà a perseguire gli obiettivi del Distretto militare strategico “sul campo di battaglia”, dove mantiene l’iniziativa strategica.

Oggi si terrà il primo incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. La delegazione russa sarà guidata da Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello Stato maggiore. Parallelamente si terrà un incontro tra i presidenti del gruppo bilaterale per gli affari economici Russia-UsA, Kirill Dmitriev e Steve Witkoff.

Dal trilaterale però, resta esclusa l’Europa, verso cui il presidente ucraino ha lanciato una forte accusa dal palco di Davos. L’Europa è un “caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze” e sembra “persa” nel tentativo di convincere Donald Trump a costringere la Russia a porre fine alla sua guerra. E ancora: “Invece di assumere un ruolo guida nella difesa della libertà in tutto il mondo, soprattutto quando l’attenzione dell’America si sposta altrove, l’Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare idea”, ha affermato. E’ il momento, per Zelensky, di “avere una difesa comune, è il momento di agire”, ha esortato il leader ucraino citando il film ‘Il giorno della marmotta’.  “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni”, ha spiegato accusando l’Europa di immobilismo.

Il Presidente Trump ha guidato un’operazione in Venezuela e Maduro è stato arrestato. Mi dispiace ma Putin invece non è sotto processo e questo è il quarto anno della guerra più grande in Europa dalla seconda guerra mondiale e l’uomo che l’ha iniziata non solo è a piede libero ma sta ancora combattendo per i suoi asset congelati in Europa”, ha incalzato. Proprio sugli asset russi “l’Europa non ha nemmeno cercato di costruire la propria risposta” alle minacce russe. “Grazie a Ursula, grazie ad Antonio Costa e a tutti i leader europei, ma quando arriverà il momento di usare quegli asset per difenderci dall’aggressione russa?”, ha chiesto presidente ucraino. “Putin è riuscito a fermare l’Europa da usare quegli asset congelati.” 

Ucraina, Ue blocca asset russi sine die. Mosca: “Tregua solo dopo il ritiro dal Donbass”

Con 25 voti a favore e due contrari, i Paesi dell’Unione europea hanno adottato la decisione formale di rendere permanente il blocco dei beni russi. Ieri il Coreper – la riunione dei rappresentanti permanenti, cioè gli ambasciatori, dei Ventisette – aveva concordato una versione rivista della proposta della Commissione europea di usare l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TfUe) sugli asset russi e aveva approvato l’avvio di una procedura scritta. Tale procedura si è conclusa ora con il via libera dell’Ue. Sul no, Ungheria e Slovacchia.

A far discutere a Bruxelles anche l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, prevista già nel 2027 nel piano degli Stati Uniti. A confermarlo un alto funzionario, nel contesto di intensi sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. È nell’ambito di questi sforzi internazionali che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe recarsi a Berlino lunedì per incontrare i suoi alleati europei, su sollecitazione del cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Da quasi un mese sono in corso colloqui indiretti, sia prolungati che difficili, tra Mosca e Kiev, mediati da Washington, che preme per una soluzione al conflitto innescato dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, in una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di vittime e molti feriti. Un funzionario a conoscenza dei colloqui ha dichiarato che l’adesione dell’Ucraina all’UE sarebbe stata presa in considerazione già a gennaio 2027, secondo l’ultima versione del piano statunitense. “È previsto, ma è oggetto di negoziazione e gli americani sono favorevoli”, ha dichiarato la fonte, parlando a condizione di anonimato. “È una questione delicata per gli europei”, ha aggiunto la fonte.

Secondo il Financial Times, questo punto è incluso nell’ultima bozza delle proposte di pace preparate da ucraini ed europei e poi presentate ai negoziatori americani. Un’adesione del genere, in poco più di un anno, sembra improbabile a causa della potenziale opposizione, tra gli altri, degli Stati membri dell’UE con relazioni tese con l’Ucraina, come l’Ungheria.

La versione iniziale del piano americano, considerata altamente favorevole a Mosca, è stata modificata più volte dalle parti in conflitto. I negoziati sono in stallo, in particolare sulle questioni territoriali, con gli Stati Uniti che chiedono concessioni significative all’Ucraina, secondo Kiev. Secondo Zelensky, Washington vorrebbe che le forze ucraine si ritirassero dalla parte della regione di Donetsk (Ucraina orientale) che ancora controllano e che dovrebbe diventare una “zona economica libera” smilitarizzata, senza pretendere lo stesso dalle forze occupanti. In cambio, l’esercito russo si ritirerebbe da aree molto limitate conquistate nelle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk (nord, nord-est e centro-orientale), ma manterrebbe territori più ampi nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia (sud). Il presidente ucraino ha sottolineato che, in ogni caso, sarebbero necessarie elezioni o referendum in Ucraina per decidere sulle questioni territoriali. Deciso il ‘no’ di Mosca secondo cui il Donbass “è ed è sempre stato russo”.

Nel frattempo, di fronte alla lentezza dei negoziati, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è “estremamente frustrato da entrambe le parti”, ha rivelato la sua portavoce, Karolina Leavitt.

Da parte sua, il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, ha fatto sapere che Mosca non aveva ancora visto la nuova versione del piano americano rivista da Kiev e dai suoi alleati europei. “Ci sono molte cose che potrebbero non piacerci”, ha avvertito. Inoltre, per Ushakov, “un cessate il fuoco in Ucraina potrà avvenire solo dopo il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass. “Prima o poi, se non attraverso negoziati, allora attraverso un’azione militare, questo territorio passerà sotto il pieno controllo della Federazione Russa. Tutto il resto dipenderà da questo. In altre parole, un cessate il fuoco potrà avvenire solo dopo il ritiro delle truppe ucraine”, ha affermato.

Lunedì prossimo a Berlino, Zelensky, che all’inizio di questa settimana è già stato a Londra, Bruxelles e Roma, dovrebbe tenere ulteriori colloqui con i suoi alleati europei. Le discussioni potrebbero concentrarsi, tra le altre cose, sull’utilizzo di circa 200 miliardi di euro di beni russi congelati in Belgio per finanziare lo sforzo bellico dell’Ucraina e, in parte, la sua ricostruzione. L’esito rimane “incerto”, ma “non c’è alternativa”, ha osservato una fonte diplomatica europea. “Se questo dovesse fallire, manderebbe sicuramente un segnale disastroso all’Ucraina… l’Europa fallirebbe”, ha aggiunto la fonte.

Ucraina, Zelensky vede Papa e Meloni. La premier: Italia farà propria parte. Pressing Trump su piano pace

Un colloquio “eccellente” con la premier italiana Giorgia Meloni. Un invito a Kiev a papa Leone XIV e la promessa di inviare “nei prossimi giorni”, probabilmente domani, a Washington la proposta ucraina del piano Trump per porre fine alla guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta proseguendo il suo tour degli alleati europei facendo tappa oggi in Italia. “Mi fido di lei, ci aiuterà”, ha dichiarato il leader ucraino in uscita dall’hotel a Parioli prima di incontrare la premier a Palazzo Chigi. Durante il colloquio, durato circa un’ora e mezza, Meloni ha ribadito “la solidarietà al popolo ucraino e assicurato che l’Italia continuerà a fare la sua parte anche in vista della futura ricostruzione dell’Ucraina”. I due leader, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi, hanno analizzato “lo stato di avanzamento del processo negoziale e condiviso i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura” per Kiev. In questo senso, hanno precisato da Roma, è importante “un’unità di vedute tra partner europei e americani e del contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente”. Pari attenzione è stata rivolta, nel corso del colloquio, “ai temi della definizione di robuste garanzie di sicurezza che impediscano future aggressioni e del mantenimento della pressione sulla Russia affinché sieda al tavolo negoziale in buona fede”.

Dal canto suo Zelensky ha espresso apprezzamento per “il fatto che l’Italia sia attiva nel processo di ricerca di idee efficaci e nell’individuazione di misure per avvicinare la pace”. “Contiamo molto sul sostegno italiano in futuro: questo è importante per l’Ucraina” ha ribadito ringraziando Roma in particolare “per il pacchetto di supporto energetico e per le attrezzature necessarie”. In una conversazione con il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che è in arrivo il 12° pacchetto di aiuti militari, oltre che forniture e generatori per sostenere popolazione e infrastrutture energetiche”. La scorsa settimana, il governo aveva rinviato la decisione sul rinnovo degli aiuti militari all’Ucraina, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre. “Restiamo saldamente al fianco di Kiev: l’Italia continuerà a fare la sua parte per la ricostruzione e per arrivare in tempi rapidi alla pace”, ha concluso il titolare della Farnesina.

In questi giorni Zelensky sta ricevendo pressioni perché invii a Washington la ‘versione ucraina’ del piano Trump. “Le componenti ucraina ed europea sono ora più avanzate e siamo pronti a presentarle ai nostri partner americani”, ha scritto il presidente ucraino su Telegram ipotizzando che il piano possa essere inviato a Trump già domani. Secondo funzionari statunitensi, gli inviati del presidente americano hanno concesso a Zelensky “pochi giorni” per rispondere alla proposta di accordo di pace che richiede comunque all’Ucraina di accettare perdite territoriali in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi non specificate. Secondo il  Financial Times, il presidente ucraino avrebbe riferito ai suoi omologhi europei di essere stato pressato, durante una chiamata di due ore sabato, dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e dal genero del presidente statunitense, Jared Kushner, a prendere una decisione rapida. Una persona a conoscenza della tempistica proposta a Kiev ha affermato che Trump sperava in un accordo raggiunto “entro Natale”. Zelensky, hanno riferito i funzionari, ha detto agli inviati statunitensi di aver bisogno di tempo per consultarsi con gli altri alleati europei prima di reagire alla proposta di Washington, che Kiev teme possa incrinare l’unità occidentale se gli Stati Uniti andranno avanti senza l’adesione europea. Secondo il leader ucraino, la questione territoriale e le garanzie di sicurezza internazionale sono tra i principali punti critici. “Stiamo considerando la cessione di territori? Non abbiamo alcun diritto legale di farlo, secondo la legge ucraina, la nostra Costituzione e il diritto internazionale. E non ne abbiamo nemmeno il diritto morale”, ha affermato. “La domanda cruciale è cosa saranno disposti a fare i nostri partner in caso di ulteriore aggressione russa. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta a questa domanda”. Da Mosca, in un discorso televisivo, oggi il presidente russo Vladimir Putin ha descritto la regione del Donbass, nell’Ucraina orientale, come “territorio storico” della Russia.

Mantenendo la pressione su Kiev, Trump ha dichiarato in un’intervista a Politico che l’Ucraina, che “ha perso molto territorio”, dovrebbe indire elezioni, accusando Kiev di “usare la guerra” per evitarle. “Per le elezioni sono sempre pronto”, ha risposto da Roma Zelensky.

Il sostegno e l’impegno per “una pace giusta e duratura” sono arrivati anche da papa Leone XIV che in mattinata ha ricevuto Zelensky a Castel Gandolfo. “Il Santo Padre – si legge nella nota della sala stampa del Vaticano – ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato il pressante auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura”. Inoltre, “non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie”.  In risposta il presidente ucraino ha invitato il Pontefice a visitare l’Ucraina, “perché sarà un forte segnale di sostegno per il nostro popolo”.

Ucraina, la pace è più lontana. Annullato vertice Trump-Putin a Budapest

Si allontana sempre di più la prospettiva a breve termine di una pace duratura in Ucraina. L’incontro tra il leader Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, previsto a Budapest entro 15 giorni è stato cancellato. “Non voglio perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà”, ha annunciato il repubblicano, spiegando di non voler “un incontro inutile” con il suo omologo. Anche il Cremlino ha confermato che non c’è una data “precisa” per un nuovo faccia a faccia tra i due. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno annullato una riunione prevista per organizzare l’incontro di Budapest, di cui avevano parlato al telefono soltanto lunedì.

Il presidente americano ha mostrato una crescente frustrazione nei confronti di Putin negli ultimi mesi, nonostante quello che descrive come “un buon rapporto personale”. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca venerdì – all’indomani di una conversazione telefonica con il leader del Cremlino – il presidente americano sembrava essere tornato dalla parte di Mosca. Ha cercato di persuadere il suo omologo ucraino a cedere la contesa provincia del Donbass, nell’Ucraina orientale, durante le “tese” discussioni di venerdì, ha dichiarato un alto funzionario ucraino all’AFP. La fonte ha aggiunto che i colloqui con Trump “non sono stati facili” e che gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembrano “girare a vuoto”.

Zelensky sperava di trarre vantaggio dalla crescente frustrazione del presidente americano di fronte alla riluttanza del suo omologo russo ad accettare un cessate il fuoco. Ma è tornato a mani vuote dopo che il presidente Usa ha respinto la sua richiesta di missili a lungo raggio Tomahawk e lo ha esortato a concludere un accordo.

Dopo l’incontro, Trump aveva dichiarato sui social media che le loro discussioni erano state “molto interessanti e cordiali”. “Ma gli ho detto, come avevo anche fortemente suggerito al presidente Putin, che era ora di smettere di uccidere e di concludere un ACCORDO!”, aveva anche scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano ha poi ritenuto necessario che qualsiasi negoziazione partisse dalla situazione attuale sul fronte per porre finalmente fine ai “massacri” in Ucraina.

Diversi leader europei, tra cui quelli di Italia, Francia, Regno Unito e Germania, nonché lo stesso Zelensky, hanno dichiarato martedì di sostenere “con fermezza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente” e hanno ritenuto che “l’attuale linea di contatto debba servire da base per i negoziati”. Ma, hanno subito aggiunto: “rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Eventuali concessioni territoriali in Ucraina “non possono essere negoziate” se non dal suo presidente, ha ribadito martedì a Lubiana Emmanuel Macron.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte è in visita a Washington per incontrare Donald Trump e discutere “diverse questioni relative al sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e agli sforzi degli Stati Uniti per una pace duratura”, secondo quanto riferito dal suo team.

Gli europei, dal canto loro, si riuniranno giovedì a Bruxelles – ad eccezione del primo ministro britannico Keir Starmer – per un vertice durante il quale sperano di concordare un sostegno finanziario duraturo all’Ucraina. Venerdì è prevista una riunione della coalizione dei Volenterosi, che riunisce i sostenitori di Kiev.

Per la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, c’è un “ampio sostegno” all’interno dell’Unione europea alla proposta di mobilitare i beni russi congelati, al fine di concedere a Kiev un prestito di 140 miliardi di euro.

Oggi Zelensky sarà in Svezia, dove i due paesi annunceranno un accordo per l’“esportazione” di armi.

Ucraina, Macron: “Sostegno militare da 26 Paesi, anche Italia”. Meloni: “Non invieremo truppe”

Ventisei Paesi si impegnano a sostenere militarmente l’Ucraina, “via terra, mare o aria“, dopo un cessate il fuoco con la Russia. Ma ognuno con modalità proprie: “Il loro contributo andrà dalla rigenerazione dell’esercito ucraino, al dispiegamento di truppe o la messa a disposizione di basi”, spiega Emmanuel Macron dopo il vertice dei volenterosi di Parigi.

L’inquilino dell’Eliseo non entra nei dettagli per non dare vantaggi a Mosca, ma precisa che Italia, Polonia e Germania sono tra i 26. “L’Italia è indisponibile a inviare soldati in Ucraina“, si affretta a precisare Giorgia Meloni in una nota, confermando però l’apertura a supportare un eventuale cessate il fuoco con “iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini”. La premier, collegata con Parigi in videoconferenza, rilancia la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all’articolo 5 del Trattato di Washington, come “elemento qualificante” della componente politica delle garanzie di sicurezza. Per Meloni una pace giusta e duratura può essere solo raggiunta con un approccio che unisca il continuo sostegno all’Ucraina, il perseguimento di una cessazione e il “mantenimento della pressione collettiva sulla Russia“. Anche attraverso le sanzioni, e “solide e credibili garanzie di sicurezza”, da definire in “uno spirito di condivisione tra le due sponde dell’Atlantico“, mette in chiaro.

Il nodo resta infatti il contributo degli Stati Uniti alle garanzie. Che ci sarà, assicura Macron, ma verrà definito nei prossimi giorni. Del sostegno o “backstop” americano si è parlato nella videoconferenza con Trump dopo il vertice, alla quale ha partecipato in parte anche il suo inviato speciale Steve Witkoff, presente all’Eliseo. La speranza degli europei è che Washington contribuisca in “modo sostanziale”, riferisce il portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Di certo, Trump spinge l’Europa a interrompere l’acquisto di petrolio russo, che a suo dire aiuterebbe Mosca a proseguire la guerra. E’ “molto scontento che l’Europa acquisti petrolio russo”, ribadisce in conferenza stampa il presidente ucraino Volodomyr Zelensky, dopo il collegamento del Tycoon con il vertice, citando in particolare Slovacchia e Ungheria

. In base ai piani dei volenterosi, di cui Macron rifiuta di specificare i contributi paese per paese, il giorno in cui il conflitto cesserà “saranno messe in atto le garanzie di sicurezza”, fa sapere il presidente, sia attraverso un “cessate il fuoco”, un “armistizio” o un “trattato di pace”. Intanto, se Mosca non accetterà la pace, l’Europa adotterà nuove sanzioni “in collaborazione con gli Stati Uniti” e misure punitive contro i paesi che “sostengono” l’economia russa o aiutano la Russia ad “aggirare le sanzioni”. La Cina è nel mirino.

Gli europei chiedono sanzioni americane da mesi, finora senza successo. Trump, dicendosi “molto deluso” da Putin, aveva avvertito nei giorni scorsi che “succederà qualcosa” se Mosca non risponderà alle sue aspettative di pace. La Russia ribadisce che non accetterà alcun “intervento straniero di qualsiasi tipo”, con la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova che definisce le protezioni richieste da Kiev “garanzie di pericolo per il continente europeo”. “Non spetta a loro decidere”, replica Mark Rutte a nome della Nato. Quella di oggi è stata una “riunione cruciale“, rimarca la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che sull’importanza del dossier non ha dubbi: “Sappiamo tutti che la posta in gioco è il futuro e la sicurezza dell’intero continente”.

Ucraina, addestratori Ue sul campo dopo cessate fuoco. VdL: “Dobbiamo essere pronti”

L’Unione europea è pronta ad addestrare l’esercito ucraino a Kiev, dopo un cessate il fuoco o un accordo di pace che ponga fine ai combattimenti con le forze russe. Dopo il consiglio informale con i ministri degli Esteri e della Difesa di Copenaghen, Kaja Kallas non ci gira intorno: “Finora abbiamo addestrato più di 80.000 soldati e dobbiamo essere pronti a fare di più”, spiega. Il che, potrebbe includere l’invio di istruttori dell’Ue in Ucraina, ma solo dopo il ritiro delle truppe.

L’Alta rappresentante Ue si dice soddisfatta dell’ “ampio sostegno” dei 27 paesi membri a questa estensione dell’attuale mandato della missione militare dell’Ue in Ucraina. Tutti i paesi dell’Unione europea sono favorevoli, a eccezione dell’Ungheria. Gli europei lavorano sulle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina dopo un’eventuale cessazione dei combattimenti e Bruxelles prevede di contribuire, in particolare rafforzando la sua missione di addestramento dei militari ucraini. Gli Stati Uniti, a lungo titubanti, hanno promesso in agosto di contribuire, ma senza inviare truppe americane sul suolo ucraino, sottolineando anche la necessità che gli europei garantiscano l’essenziale di queste garanzie di sicurezza per Kiev.

E mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede all’Ue più velocità per il programma di acquisto delle armi americane, Kallas suggerisce che il Fondo europeo per la pace possa “fornire finanziamenti a sostegno di questo impegno”. “Può rimborsare agli Stati membri le armi acquistate per l’Ucraina, anche a sostegno delle iniziative Purl della Nato”. Pertanto, il continuo blocco dello European Peace Facility, insiste, “non è giustificato”: “Risolvere rapidamente la questione è importante per il lavoro tra l’Europa e gli Stati Uniti a sostegno dell’Ucraina, e le questioni bilaterali non devono ostacolare gli aiuti”, scandisce Kallas. “Gli aiuti all’Ucraina salvano vite umane. Dobbiamo continuare a intensificare i nostri sforzi”, precisa.

Intanto, da Riga, Ursula von der Leyen ricorda che se nel nuovo bilancio europeo appena proposto si parla di una spesa quintuplicata per la difesa, è perché è “giunto il momento di essere pronti”. In conferenza stampa insieme alla prima ministra Evika Silina, la presidente della Commissione europea sostiene che l’Europa è sulla “strada giusta”, ma il lavoro da fare è ancora lungo. Al Consiglio europeo di ottobre si farà ancora il punto sulla tabella di marcia al 2030. Su Putin, von der Leyen non fa sconti: “E’ un predatore”, attacca: “I suoi rappresentanti hanno preso di mira le nostre società per anni con attacchi ibridi e attacchi informatici, l’uso dei migranti come arma è un altro esempio”.

A Tolone, dopo un consiglio dei ministri franco-tedesco, Parigi e Berlino fanno sapere che continueranno a esercitare “pressioni” perché vengano imposte nuove sanzioni alla Russia. “Siamo pronti a farlo, ma anche da parte degli Stati Uniti d’America per costringere la Russia a tornare al tavolo delle trattative”, spiega Emmanuel Macron in conferenza stampa con Friedrich Merz. Il 18 agosto, Putin si era impegnato con Trump a incontrare Zelensky. Se questo incontro bilaterale non si terrà entro lunedì, ”credo che ancora una volta significherà che il presidente Putin si sarà preso gioco di Trump“ e ”questo non può restare senza risposta”, afferma Macron. Merz confessa di non farsi illusioni: “È possibile che questa guerra duri ancora molti mesi“, deplora. I due leader parleranno separatamente con il presidente americano ”questo fine settimana”. La prossima settimana terranno anche una nuova riunione della coalizione dei volontari con i loro omologhi di 30 paesi pronti a fornire garanzie di sicurezza a Kiev per evitare una ripresa del conflitto una volta che questo sarà terminato. Nel frattempo, in una dichiarazione congiunta, annunciano l’intenzione di fornire all’Ucraina ulteriori sistemi di difesa antiaerea, “alla luce dei massicci attacchi russi” sul Paese nelle ultime settimane. Il presidente francese si difende inoltre dall’accusa di essere “grossolano e volgare” mossa da Mosca per aver definito Putin un ‘orco’. Nega qualsiasi insulto ma giustifica gli epiteti assegnati a “un uomo che ha deciso di intraprendere una deriva autoritaria, autocratica e di condurre un imperialismo revisionista dei confini internazionali”.

Da domenica il presidente russo sarà in Cina, dove incontrerà anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a margine del vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. “La Turchia svolge un ruolo importante nel processo di risoluzione” del conflitto, spiega il consigliere diplomatico russo, Yuri Ushakov. La Turchia ha ospitato tre sessioni di colloqui tra Russia e Ucraina quest’anno, che però non hanno portato a progressi reali verso la pace.

Ucraina, Zelensky chiede garanzie prima dell’incontro con Putin. Trump fa un passo indietro

Prima di incontrare Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky attende le linee guida delle garanzie di sicurezza da parte dell’Occidente per Kiev. Ma Mosca respinge totalmente qualunque ipotesi di garanzia basata sull’isolamento della Russia e ribadisce che non accetterà la presenza di truppe Nato in Ucraina. Intanto, Donald Trump fa un passo indietro nei negoziati e, secondo quanto riporta il Guardian, intenderebbe lasciare a Zelensky e Putin l’organizzazione dell’incontro, senza svolgere direttamente un ruolo. Trump avrebbe detto ai suoi consiglieri nei giorni scorsi che ospiterà un trilaterale solo dopo che questi si saranno incontrati.

“Dopo il vertice tra Russia e Stati Uniti in Alaska, dove sono stati compiuti progressi significativi nel definire i contorni e i parametri concreti di una soluzione, i paesi europei hanno seguito l’esempio di Zelensky a Washington e lì hanno cercato di promuovere la loro agenda, che mira a costruire garanzie di sicurezza sulla logica dell’isolamento della Russia, dell’unione del mondo occidentale con l’Ucraina al fine di continuare la politica aggressiva e di confronto, di contenimento della Federazione Russa, con l’obiettivo, ovviamente, di infliggerci una sconfitta strategica, cosa che, naturalmente, questo non può suscitare in noi alcun sentimento se non quello di totale rifiuto”, lamenta il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Secondo l’aviazione ucraina, Mosca ha utilizzato 574 droni e 40 missili nelle ultime ore. Attacchi che hanno causato due morti, uno a Kherson e un altro a Lviv, nella parte occidentale del Paese, solitamente meno colpita dai bombardamenti. Zelensky vuole comprendere “l’architettura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni”. Una volta fatto questo, dichiara, “dovremmo avere un incontro bilaterale tra una o due settimane”. A seconda dei risultati, il presidente americano potrebbe poi partecipare a un incontro trilaterale con i due leader, secondo Zelensky.

Nelle ultime settimane si sono intensificati i contatti diplomatici per trovare una via d’uscita all’invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022, ma le incognite rimangono numerose, vista la posizione opposta di Mosca e Kiev, in particolare sulla questione dei territori ucraini occupati e sulle garanzie di sicurezza che Kiev sta negoziando con i suoi alleati. Il presidente ucraino ha menzionato la Svizzera, l’Austria o la Turchia come possibili sedi per l’incontro con il suo omologo russo. Ha invece escluso l’Ungheria, rimasta vicina al Cremlino, preferendo un’Europa neutrale. Anche trovare un accordo sulle garanzie di sicurezza si preannuncia complesso. Negli ultimi mesi, europei e americani hanno evocato diverse possibilità, che vanno da garanzie simili al famoso “articolo 5” della Nato allo schieramento di un contingente militare in Ucraina o ancora al sostegno in materia di formazione, aerea o navale. Spina dorsale della NATO, l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico è un meccanismo di difesa collettiva che stabilisce che qualsiasi attacco contro uno dei paesi membri dell’alleanza è considerato un attacco contro tutti. Mosca, che considera l’espansione della NATO ai suoi confini come una delle “cause profonde” che hanno portato al conflitto, respinge categoricamente la maggior parte di queste ipotesi e vuole che le sue richieste siano prese in considerazione.

Lavrov ha avvertito giovedì che qualsiasi dispiegamento di un contingente militare europeo in Ucraina sarebbe “inaccettabile” per Mosca, affermando che l’Ucraina non vuole una “soluzione giusta e duratura” della guerra. Il presidente ucraino accusa anche Mosca di ammassare truppe nella parte occupata della regione di Zaporijia, nel sud dell’Ucraina, in vista di una potenziale offensiva. Secondo Zelensky, Mosca sta trasferendo in quella zona le sue forze dalla regione russa di Kursk, una piccola parte della quale era stata occupata dalle forze ucraine fino alla primavera scorsa e dove Kiev afferma di continuare i suoi attacchi. L’Ucraina tenta di aumentare la produzione di armi, un modo per ridurre la sua dipendenza dagli aiuti degli alleati. Intanto Kiev ha testato con successo il ‘Flamingo’ , un nuovo missile con una gittata di 3.000 chilometri. “Si tratta attualmente del nostro missile più potente”, rivendica Zelensky, evocando una possibile produzione di massa entro la fine dell’anno o all’inizio del 2026.

Zelensky: “Incontro con Putin solo dopo garanzie sulla sicurezza”. Record di droni e missili russi

Il bilaterale con il presidente russo, Vladimir Putin, potrà avvenire soltanto “dopo un accordo sulle garanzie di sicurezza per Kiev”. Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, parlando con un gruppo di giornalisti. “Vogliamo raggiungere un’intesa sull’architettura delle garanzie di sicurezza entro sette-dieci giorni. E sulla base di tale intesa, intendiamo organizzare un incontro trilaterale” che includa il presidente americano Donald Trump, ha precisato il leader ucraino. Esclusa l’ipotesi di Mosca, il faccia a faccia, dovrebbe avvenire “in Austria, Svizzera o Turchia”. “Riteniamo giusto – ha detto Zelensky– che l’incontro si svolga in un paese europeo neutrale”. Tenere questa riunione a Budapest “non sarebbe facile” vista la vicinanza tra l’Ungheria e la Russia. Anche se, “non c’è ancora alcun segnale da Mosca che dimostri che hanno davvero intenzione di avviare negoziati significativi e porre fine a questa guerra. È necessaria pressione. Sanzioni forti, tariffe forti”.

Il leader ucraino ha precisato che “la Cina non può essere garante della sicurezza” di Kiev, “in primo luogo” perché “non ci ha aiutato a porre fine a questa guerra sin dall’inizio. In secondo luogo, ha aiutato la Russia aprendo il mercato dei droni”. “Non abbiamo bisogno di garanti che non aiutano l’Ucraina”, ha aggiunto.

Negli ultimi giorni si sono intensificati i contatti diplomatici per trovare una via d’uscita all’invasione russa iniziata nel febbraio 2022, il peggior conflitto armato in Europa dalla seconda guerra mondiale. Ma l’intensità delle ostilità non accenna a diminuire e entrambe le parti sembrano prepararsi a un proseguimento dei combattimenti. Le incognite rimangono numerose, date le posizioni opposte di Mosca e Kiev, in particolare sulla questione dei territori ucraini occupati e sulle garanzie di sicurezza che Kiev sta negoziando con i suoi alleati. Trovare un accordo si preannuncia complesso.

Negli ultimi mesi, europei e americani hanno evocato diverse possibilità, che vanno da garanzie simili al famoso articolo 5 della Nato allo schieramento di un contingente militare in Ucraina o ancora al sostegno in materia di formazione, aerea o navale. L’Ucraina ritiene che, anche se si trovasse una soluzione a questa guerra, la Russia tenterebbe comunque di invaderla, da qui l’importanza di tali garanzie. Mosca, che considera l’espansione della Nato ai suoi confini come una delle “cause profonde” che hanno portato al conflitto, respinge categoricamente la maggior parte di queste ipotesi e vuole che le sue richieste siano prese in considerazione.

Nonostante gli incontri diplomatici, il conflitto non mostra segni di rallentamento. Nella notte tra mercoledì e giovedì, la Russia ha lanciato il suo più grande attacco con droni e missili delle ultime settimane, causando un morto e una quindicina di feriti, secondo le autorità locali. Mosca ha utilizzato 574 droni e 40 missili, ha affermato l’aviazione ucraina. Zelensky ha accusato Mosca di ammassare truppe nella parte occupata della regione di Zaporijjia, nel sud dell’Ucraina, in vista di una potenziale offensiva. Secondo il leader ucraino, Mosca sta trasferendo in questa zona le sue forze dalla regione russa di Kursk, una piccola parte della quale era stata occupata dalle forze ucraine fino alla primavera scorsa e dove Kiev afferma di continuare i suoi attacchi.

Da parte sua, l’Ucraina sta cercando di aumentare la produzione di armi, un modo per ridurre la sua dipendenza dagli aiuti degli alleati.  Zelensky ha affermato che il suo Paese ha testato con successo un nuovo missile con una gittata di 3.000 chilometri chiamato Flamingo. “Si tratta attualmente del nostro missile più potente”, ha dichiarato, evocando una possibile produzione di massa entro la fine dell’anno o all’inizio del 2026.