Stellantis, Tavares: “Pronti per transizione, ma servono più incentivi”. Ira della politica

Il gruppo Stellantis è “pronto” per la transizione ecologica e il passaggio all’elettrico totale, ma servono “importanti iniezioni di incentivi” per consentire ai cittadini di acquistare auto necessariamente più costose delle altre. E’ la posizione che Carlos Tavares porta davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, chiedendo alla politica un aiuto “non per il gruppo, ma per i vostri cittadini“.

Parole che non piacciono, trasversalmente, ai partiti. La maggioranza è tiepida, ma chiede comunque garanzie e chiarezza. L’opposizione sale sulle barricate. La segretaria del Pd Elly Schlein interpreta esplicitamente il crollo della produzione in Italia come un “disimpegno“. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, chiede che sia il presidente John Elkann in persona a “rispondere allo Stato italiano“: “Gli incentivi fiscali li avete già presi, negli anni recenti oltre un miliardo e mezzo. Avete portato a casa 6,3 miliardi, ma se va a rileggere le clausole c’erano impegni sui livelli occupazionali che non avete mantenuto“, tuona. “Indignati” si dicono i deputati di Avs con Marco Grimaldi: “Siamo davanti all’eutanasia di un gruppo industriale. In vent’anni da capitale dell’automotive Torino è diventata capitale della cassa integrazione“, dice in audizione.

Il più duro, ancora una volta, è il leader di Azione, Carlo Calenda, che parla di “falsità inaccettabili“: “è venuto qui a fare un sacco di chiacchiere, da cui emerge come unica certezza che il milione di auto, sbandierato come obiettivo, non esiste più”, afferma.
Io non parlerò mai di un milione di veicoli, ma di un milione di clienti“, replica Tavares. “Se avessimo un milione di clienti, vi posso garantire che il sistema manifatturiero in Italia potrebbe produrre un milione di veicoli. Non chiediamo soldi per noi, noi chiediamo a voi di aiutarci per consentire ai cittadini di accedere alle auto elettriche, non sono soldi che vanno a Stellantis. Un milione sono i clienti che devono essere messi in condizione di acquistare“. “Così sono buono pure io“, controbatte Calenda, gridando al “ricatto inaccettabile, che avviene ogni volta“.

Tavares arriva a Montecitorio nel giorno in cui Detroit ricorda che il suo stesso futuro è incerto, perché è iniziato il processo formale per identificarne il successore, quando lascerà l’incarico al termine del mandato di Ceo, all’inizio del 2026.

Il momento è complesso, osserva l’ad, ammettendo che “le regole europee non sono tra le migliori“, ma ribadisce: “non le abbiamo scritte noi e ora dobbiamo dare il nostro contributo“. A chi accusa il gruppo di aver messo in atto una volontà precisa di produrre di più in Francia che in Italia, il Ceo replica senza mezzi termini: “Abbiamo la fortuna di avere un’ottima governance, una governance forte, eccellente, equilibrata. Non c’è nessun rappresentante dello Stato francese all’interno del board. Smettiamola di pensare che ci sia un’influenza esterna che voglia mettere l’Italia all’angolo. Se voleste fare le vittime di un’influenza politica esterna non sarei qui a parlarvi“.

Neanche la promessa che il gruppo non abbandonerà l’Italia (“lotteremo come i dannati per mantenere la nostra leadership“, dice l’ad) basta a raffreddare gli animi dei sindacati, anzi, l’audizione “conferma e rafforza le ragioni dello sciopero unitario del 18 ottobre con manifestazione nazionale a Roma“, fa sapere Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità. Non c’è stata “nessuna rassicurazione concreta sul futuro degli stabilimenti italiani e sulla salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori“, fa eco Rocco Palombella, segretario generale di Uilm. “Tavares dice di non voler andare via dall’Italia ma in tre anni – ricorda – abbiamo perso oltre 12 mila posti di lavoro“.

Stellantis abbassa le stime per il 2024: “Problemi di performance in Nord America”

Problemi di performance in Nord America e deterioramento nelle dinamiche globali del settore, che si traduce in una previsione di mercato per il 2024 ad un livello inferiore rispetto all’inizio dell’anno mentre le dinamiche competitive si sono intensificate per effetto sia della maggiore offerta sia dell’accresciuta concorrenza cinese. Per questi motivi Stellantis si è trovata costretta a ampliare significativamente le azioni e quindi a rivedere la guidance sui risultati del 2024. La guidance e l’aspettativa di mercato aggiornate per il 2024 prevedono quindi un Margine Risultato Operativo Adjusted atteso tra il 5,5% ed il 7,0%, in calo rispetto al precedente ‘double digit’. La riduzione del Margine Risultato Operativo Adjusted atteso è correlato per circa due terzi alle azioni correttive in Nord America; altri fattori includono vendite inferiori alle attese nel secondo semestre in diverse Regioni. Il Free Cash Flow Industriale è atteso in un range tra -5 miliardi di euro e -10 miliardi di Euro rispetto al precedente ‘Positive’. Ciò riflette principalmente il minor Risultato Operativo Adjusted atteso così come l’impatto del capitale circolante temporaneamente più alto nel secondo semestre del 2024.

Una situazione complicata, che però non tocca solo Stellantis, ma tutto il settore dell’automotive. Solo venerdì scorso, infatti, Volkswagen ha aggiornato le sue previsioni per il 2024 abbassando il risultato operativo a 18 miliardi di euro. Ancora prima erano arrivati annunci simili da Bmw e Mercedes.

Stellantis, intanto, ha accelerato il piano di normalizzazione dei livelli di stock negli Stati Uniti con l’obiettivo di non più di 330.000 unità in giacenza presso la rete entro la fine del 2024 rispetto al precedente termine del primo trimestre 2025. Le azioni includono una riduzione delle consegne alla rete di più di 200.000 veicoli nel secondo semestre del 2024 (un incremento rispetto alla riduzione di 100.000 riflessa nella precedente guidance) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un aumento degli incentivi sui modelli del 2024 e degli anni precedenti e iniziative di incremento della produttività che contemplano aggiustamenti sia sui costi che sulla capacità produttiva.

Il Gruppo, spiega in una nota, “continuerà a far leva ed espandere i propri differenziatori competitivi ed è comunque convinto che le azioni di recupero poste in essere si tradurranno in performance operative e finanziarie più robuste nel 2025 e oltre”. I mercati, però, non hanno preso bene la notizia e sia Piazza Affari sia la Borsa di Parigi hanno visto il titolo scivolare in apertura fino all’8%, per poi calare ancora in giornata.

Incertezza gigafactory Termoli, Urso ricolloca fondi. Tavares: “Evitiamo problemi Volkswagen”

I tempi di realizzazione della gigafactory di Termoli da parte di ACC sono sempre più incerti, a causa della necessità di sviluppare una tecnologia più performante capace di rendere le batterie elettriche più efficienti e con minori costi di produzione. E il ministero delle Imprese e del Made in Italy non può restare a guardare. Per questo, in occasione del tavolo al Mimit, Urso è costretto a prendere la situazione di petto e a comunicare che procederà a ricollocare i fondi Pnrr destinati alla gigafactory verso altri investimenti coerenti con la transizione energetica del comparto. L’obiettivo è avere certezze sull’utilizzo dei fondi europei nelle modalità e nella tempistica del Pnrr. Si tratta di un rinvio, non di uno stop definitivo. Infatti, Urso ha assicurato che da parte del governo c’è la disponibilità a valutare di destinare ulteriori fondi, di altra natura, quando ACC sarà in grado di presentare il nuovo piano industriale per Termoli comprensivo della nuova tecnologia.

Sul tema Carlos Tavares, ceo di Stellantis, che insieme a Mercedes-Benz e Total Energies forma la joint-venture Acc, tiene il punto e fa sempre, ormai da mesi, la stessa sintesi: “Nella regione europea c’è caos regolatorio” e “siccome vediamo indecisione, non solo nelle normative, adattiamo la produzione in base alle vendite di Bev. Se la domanda c’è, aumentiamo la produzione, altrimenti sarebbe un bagno di sangue”. In pratica, si procederà a investire nella gigafactory quando sarà necessario produrre un maggior numero di batterie a causa dell’incremento delle vendite di auto Bev, spiega a margine dell’inaugurazione del nuovo polo globale Pro Hub per i veicoli commerciali presso il Mirafiori Automotive Park 2030 di Torino. E, quindi, gli investimenti saranno “riprogrammati fino a quando sarà necessario”. Ma questo non incide in alcun modo sui livelli occupazionali dello stabilimento, visto che Stellantis ha assicurato al ministero che fino al 2028/2029 continuerà a produrre a Termoli i motori endotermici GME e GSE, in vista della transizione verso la gigafactory. Tavares sa che non sempre la strada percorsa dal Gruppo è stata presa bene dall’opinione pubblica, ma trova in ciò che sta accadendo in casa Volkswagen, dove ci sono 15mila posti di lavoro a rischio, il più lampante esempio di ciò che sta cercando di evitare: “Stiamo lavorando duramente per evitare la situazione in cui si trova Volkswagen, ma è troppo presto per dirlo. Il futuro ci dirà se saremo stati capaci di evitare i problemi oppure no. Abbiamo preso molte decisioni impopolari negli ultimi anni proprio per evitare la situazione che sta vivendo Volkswagen e stati criticati per questo. Le nostre scelte non sono sempre sempre state comprese perché a volte forse non le abbiamo spiegate bene”, precisa.

Tutte risposte che, però, ancora una volta non convincono i sindacati. Soprattutto sulla situazione di Termoli, sul quale dopo l’incontro, secondo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, e Aqcfr, il futuro è “ancora più incerto”. Soprattutto perché “non sono ancora stati individuati nuovi prodotti in grado di compensare il progressivo calo dei volumi e la preannunciata fine del Fire”. La partita, comunque, non è chiusa. Il prossimo incontro al Mimit è previsto entro ottobre, data entro la quale i sindacati sperano di sciogliere le incertezze per il futuro.

Dongfeng sbarca a Salone Auto Torino con 2 modelli: Stabilimento? Troppo presto

L’auto cinese arriva a Torino. L’occasione è il Salone dell’Auto, al via domani nella città sabauda, dove la casa produttrice Dongfeng Motor Corporation svelerà in anteprima assoluta le sue ultime novità: Dongfeng Box e Voyah Courage.

Il gruppo, nato nel 1969 in Cina, sta cercando di fare il suo ingresso nel mercato europeo e, ovviamente, in quello italiano. E di Dongfeng tanto si è parlato nelle ultime settimane come una delle case automobilistiche interessate ad investire in Italia per la creazione di una nuova fabbrica in cui produrre vetture. Tanto da avere già avuto, non sola e unica, delle interlocuzioni con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Al momento il general manager Ma Lei, a Torino proprio per il Salone, frena l’entusiasmo: “E’ presto per parlare di uno stabilimento in Europa. Molti ce lo chiedono ma prima dobbiamo capire meglio la situazione anche dal punto di vista dei clienti. La produzione è solo una parte della ricetta per soddisfare le necessità dei clienti. Ma prima bisogna pensare a far conoscere marchi e alla loro distribuzione”. E a chi gli chiedeva se avesse avuto modo di visitare dei papabili siti per un investimento in Italia in queste giornate a Torino ha risposto: “Abbiamo avuto poco tempo per ora per farci una prima idea”. Ma Lei, però, non nega che il capoluogo piemontese sia “il cuore dell’industria automobilistica europea, vanta una profonda tradizione nella produzione di auto. In questi giorni sono emozionato nel sentire questa cultura così profonda intorno a me”.

Prima, appunto, devono venire le vendite. Che, al momento, spiega, in Europa sono “intorno alle 10mila unità, una cifra molto importante. Ma la cosa più importante è che abbiamo avuto feedback positivi, i clienti hanno accettato il nostro prodotto. Arriveremo presto a 20-30mila unità, soprattutto quando presenteremo altri prodotti e quando avremo una nuova capacità di assistenza e di ricambi, con un primo stabilimento a Venlo, nei Paesi Bassi. Questo per smentire l’impressione che alcuni hanno che i cinesi vendono le auto ma che poi non ci sono i ricambi”.

L’obiettivo è anche quello di aumentare i punti vendita in Europa: 114 entro il 2024, 160 entro il 2025 coprendo tutto il territorio. L’avvio del Salone dell’Auto a Torino e l’arrivo della cinese Dongfeng coincidono però con notizie decisamente meno positive per la città, regno dell’automotive.

E’ di oggi, infatti, l’annuncio di Stellantis che, a causa della “attuale mancanza di ordini legata all’andamento del mercato elettrico in Europa”, la produzione della 500 BEV a Mirafiori subirà una sospensione delle attività da domani, 13 settembre, fino all’11 ottobre. La produzione, dopo la pausa estiva, era ripresa il 2 settembre fino ad oggi. Stellantis assicura però di essere “fermamente impegnata a garantire la continuità di tutti i suoi impianti e delle sue attività e sta lavorando duramente per gestire al meglio e traguardare questa difficile fase della transizione”. “Stellantis – conclude l’azienda – rimane accanto ai suoi colleghi e le sue colleghe in questo momento turbolento, con l’obiettivo di garantire continuità e crescita, confermando il ruolo dell’Italia come uno dei pilastri globali del Gruppo. Si tratta di un percorso impegnativo, che non risparmia scelte difficili e non offre soluzioni a portata di mano, ma esige unità d’intenti e visione, necessarie per accompagnare questa grande azienda, insieme a tutti i suoi dipendenti, nel futuro”.

Volkswagen studia prima chiusura di una fabbrica. In Italia -40% vendite auto elettriche

Ad agosto sono state immatricolate 69.121 autovetture a fronte delle 79.787 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari ad una diminuzione del 13,37%. Da inizio anno le vendite toccano comunque quota 1.080.447 con una crescita del 3,8% sul 2023, ma con un calo del 18,5% sui livelli ante-crisi (2019).

Livelli, questi del 2019, che sembrano restare un miraggio per il mercato italiano e che sono invece il primo obiettivo da superare“, commenta il Centro Studi Promotor. Rimanendo al mese precedente, “le autovetture a benzina vedono il mercato di agosto in calo del 18,8%, con quota di mercato al 28,2%; allo stesso modo, le diesel calano del 29% con quota al 13,6%. Nel cumulato dei primi otto mesi del 2024, le immatricolazioni di auto a benzina aumentano del 10,4% e quelle delle diesel calano del 21,5%, rispettivamente con quote di mercato del 30,1% e del 14,2%“, sottolinea Anfia, che specifica poi come il gruppo Stellantis, nel complesso, totalizzi ad agosto 17.228 immatricolazioni (-32,3%), con una quota di mercato del 24,9%. Nei primi otto mesi dell’anno, le immatricolazioni complessive ammontano invece a 337.018 unità (-2,4%), con una quota di mercato del 31,2%, sottolinea ancora Anfia.

Il mercato italiano delle auto elettriche continua intanto a rallentare. Il mese scorso sono state immatricolate in Italia 2.410 vetture full electric, in calo del 40,6% rispetto ad agosto 2023, con una quota di mercato pari al 3,5% (dal 5,1% di un anno fa), specifica Motus E. Nei primi 8 mesi del 2024 le auto elettriche registrate nella Penisola sono 41.254, in aumento comunque dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una market share del 3,8%, in linea con il periodo gennaio-agosto 2023 (quando si era attestata al 3,9%). Al 30 agosto il parco circolante elettrico italiano risulta così composto da 256.493 auto. “Dopo l’incontro del Tavolo Automotive presso il Mimit lo scorso 7 agosto e con la ripresa delle attività istituzionali post pausa estiva“, l’Unrae – ovvero l’associazione dei produttori automobilistici esteri – ritiene “ancora più urgente che venga definita quanto prima la strategia del Governo per accompagnare la transizione energetica del settore. Tra le priorità, è fondamentale che i 240 milioni di fondi residui degli incentivi 2024 vengano resi disponibili ben prima della fine dell’anno, per rifinanziare le dotazioni esaurite della fascia 0-20 g/Km di CO2”.

Anche se tutto ciò, però, secondo Unrae “non è sufficiente“. Infatti, il presidente Michele Crisci ribadisce “la necessità di scelte cruciali per supportare la transizione energetica, a partire dal recupero di ulteriori 250 milioni di euro (parte del miliardo previsto per il 2025) sottratti dal dl Coesione, l’eliminazione del price cap per le auto della fascia 0-20 g/Km o, in alternativa, la sua equiparazione a quello della fascia 21-60 g/Km. Queste iniziative devono far parte di un più ampio piano strategico triennale per il 2025, 2026 e 2027”.

Gli incentivi tuttavia non appaiono come l’unica soluzione per risollevare un settore all’interno di una transizione dagli esiti incerti. Tanto che di fronte a una “situazione estremamente tesa”, il gruppo automobilistico leader in Europa, ovvero Volkswagen, decide di ristrutturare le proprie attività e non esclude la chiusura di impianti in Germania, come rivela un documento interno inviato lunedì all’AFP. “La Germania sta perdendo sempre più terreno in termini di competitività”, si legge nel documento, che aggiunge che “non si può più escludere la chiusura di impianti nei siti di produzione di veicoli e componenti’“. Lanciando l’allarme, Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo, ritiene che Volkswagen “debba ora agire con decisione, in un momento in cui “l’industria automobilistica europea si trova in una situazione molto impegnativa e grave”. La notizia è stata accolta con favore solo dai mercati azionari, con il prezzo delle azioni Volkswagen che è balzato di quasi il 2% in cima all’indice borsistico Dax.

Il colosso di Wolfsburg sta soffrendo per il calo delle vendite, l’indebolimento del settore automobilistico e la crescente concorrenza dei produttori cinesi, in particolare in Cina, il suo mercato principale. All’interno del gruppo di dieci marchi, è Volkwagen inventore della Golf e della Passat, che è stato visto come l’anello debole negli ultimi anni. Il piano di ristrutturazione è dunque proprio destinato a colpire il marchio di punta. L’anno scorso è stato avviato un vasto programma di risparmio in VW. “Ma la situazione è estremamente tesa e non può essere risolta con semplici misure di riduzione dei costi”, sottolinea il management di Volkswagen nel documento. In un comunicato stampa, il sindacato IG Metall ha denunciato un piano “irresponsabile” che “scuote le fondamenta della Volkswagen e minaccia massicciamente posti di lavoro e siti”.

Ultimatum Urso a Stellantis: “Risposte veloci o fondi altrove”. Il gruppo: “Governo crei le condizioni”

Il governo ha fatto la sua parte, Stellantis no“. Dal meeting di Rimini, le parole di Adolfo Urso trasudano stanchezza e suonano come un ultimatum per la multinazionale. L’obiettivo di produzione non è stato rispettato e le garanzie per impianti e lavoratori non arrivano. Così come non arrivano risposte sui piani produttivi in Italia, attese “da troppo, lungo, tempo“, scandisce il ministro.

L’inquilino di palazzo Piacentini ricorda che, a giugno dell’anno scorso, Carlos Tavares gli aveva avanzato due richieste: la prima era di di rimuovere l’ostacolo dell’Euro 7 (“ci siamo riusciti, ribaltando la maggioranza in Europa“, rivendica), la seconda di elaborare un piano incentivi commisurato alla produzione in Italia (“abbiamo fatto un piano incentivi da un miliardo”). Entrambe le richieste sono state soddisfatte, la contro-richiesta era di produrre in Italia almeno un milione di veicoli. Così non è stato.

Ma con lavoratori e sindacati col fiato sul collo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy non può fare altro: “Stellantis deve dare una risposta e a breve. Se non ci risponde sulla Gigafactory a Termoli, le risorse destinate, provenienti dal Pnrr, saranno dirottare altrove“, assicura. La joint venture ACC (Automotive Cells Company composta da Stellantis, Mercedes e TotalEnergies) aveva infatti concordato con i sindacati l’obiettivo di assumere i dipendenti Stellantis presenti nel comune molisano in via prioritaria per il nuovo stabilimento in cui si produrranno batterie elettriche.

Urso non risparmia frecciate ai vertici del gruppo, recentemente sommersi dalle polemiche sugli stipendi da capogiro dei manager. “Io credo che un po’ responsabilità sia in vostra“, ironizza con gli organizzatori del Meeting. “Se aveste invitato il Tavares, forse avrebbe compreso meglio cosa significa a fare impresa sociale, perché io penso che il compenso dei manager dovrebbe essere commisurato non soltanto ai dividendi degli azionisti, ma anche alla sostenibilità sociale del Paese, agli occupati che impiega“, affonda. In altre parole, come ripete spesso, “profitto sì, ma non a tutti i costi“.

La risposta di Stellantis non si è fatta attendere. Il gruppo, infatti, “rimane concentrato sull’esecuzione del piano per l’Italia per i prossimi anni, già comunicato ai partner sindacali, che include progetti importanti come quello per Mirafiori 2030”. Sostanzialmente, l’obiettivo “è quello di lavorare insieme a tutte le parti interessate per affrontare i principali impatti dell’elettrificazione e della crescente concorrenza nel contesto di un mercato europeo che è ben al di sotto dei livelli pre-pandemia e che non consentirà alla produzione di tornare a crescere immediatamente come la nostra industria sta affrontando a livello globale in Europa”.

Poi, la stoccata all’esecutivo. “È essenziale che tutti gli attori della catena del valore, compreso il Governo – è l’affondo di Stellantis – contribuiscano a creare le giuste condizioni per la competitività, la dinamica del mercato e anche per la tranquillità, indispensabili per realizzare la transizione epocale che la mobilità sta vivendo”.

Per quanto riguarda ACC per Termoli, il gruppo assicura che “attualmente sta potenziando il progetto della Gigafactory, oltre a quella in Germania, al fine di introdurre una nuova tecnologia per la produzione di celle e moduli, in modo da essere in linea con l’evoluzione del mercato”. Da parte di Stellantis, “sono state prese diverse decisioni per aumentare il carico di lavoro dei componenti ibridi a Termoli”.

Stellantis è al momento l’unico produttore in Italia. “Da lì dobbiamo partire, ma sappiamo che non basterà“, afferma Urso, che non ha mai negato di essere in trattativa con altre case automobilistiche interessate a produrre in Italia. “Un’unica casa – sottolinea il ministro – non può fornire a un Paese comunitario tanti modelli da soddisfare tutte le esigenze che noi speriamo che produca“. Per sostenere la filiera dell’automobile, “serve almeno un altro produttore”, perché, insiste, “si deve raggiungere un livello produttivo di almeno 1.400.000, 1.500.000 di autoveicoli prodotti e non solo assemblati nel nostro Paese“.

Accanto, Luigi Sbarra rincara la dose: “Aspettiamo qualche segnale preciso da Stellantis, tirare troppo la corda è pericoloso“, chiosa. Per il segretario generale della Cisl, tutti gli stabilimenti italiani sono in questo momento in sofferenza: “C’è sofferenza a Melfi, paura a Mirafiori e Cassino, c’è difficoltà a Pomigliano“. La richiesta al Gruppo è di presentare un progetto “chiaro” di visione industriale e dare garanzie sugli occupati. Quella al governo è di “accelerare” sull’accordo trilaterale, perché “incertezza e silenzio non sono più tollerabili. Mentre il medico studia, il malato rischia di morire“.

Fiat celebra i suoi primi 125 anni. Urso: “E’ il tempo della responsabilità”

Fiat festeggia i suoi primi 125 anni di vita, e lo fa proprio nel luogo dove è nata: il Lingotto di Torino. Alla presenza delle autorità cittadine, dei ceo di Stellantis, Carlos Tavares, e di Fiat, Olivier Francois, oltre che del presidente di Stellantis, John Elkann, insieme al fratello Lapo e alla sorella Ginevra. Per l’occasione non è voluto mancare, non annunciato, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Che ha, sì, celebrato il marchio, ma utilizzando l’occasione per rivolgersi indirettamente a Tavares, con cui da ormai più di un anno prosegue il dialogo sulla situazione del Gruppo in Italia. E così Urso ricorda “il sacrificio di migliaia di famiglie italiane, di lavoratori, consumatori e contribuenti, che è alla base del successo della Fiat”, sottolineando come per sostenere l’azienda “si sviluppò anche l’infrastruttura del Paese con significativi investimenti pubblici”.

L’invito è chiaro: “La Fiat era ed è Torino, qui c’era il più grande complesso industriale d’Europa. Vogliamo che resti a Torino. Noi non ci rassegniamo al fatto che diventi un museo industriale. Adesso dobbiamo ritrovare la necessaria coesione e responsabilità sociale per consentire che questa storia continui anche con Stellantis”. E siccome “è più di un anno che lavoriamo perché ciò accada con determinazione e costanza. Adesso è il momento delle scelte e della responsabilità”. Perché, è l’affondo finale, “l’impresa che ha fondato l’industria italiana deve allora assumersi la responsabilità sociale di rilancio dell’auto in Italia. Nel rispetto del lavoro, del sacrificio di intere generazioni, di quello che la Fiat ha dato all’Italia e di quello che l’Italia ha dato alla Fiat. Lavoriamo insieme perché si riannodi questa storia di successo. E l’auto torni ad essere orgoglio dell’Italia”.

Senza tralasciare un accenno alla vicenda della Alfa Romeo Junior, inizialmente Milano, il cui nome è stato cambiato in corsa proprio perché Urso non voleva fosse chiamata con un nome italiano un’auto prodotta in Polonia: “Anche oggi Stellantis, giustamente, evoca il Made in Italy nei suoi prodotti, sin dalla loro denominazione, perché è pienamente consapevole di cosa significhi nel mercato globale, evocare lo stile e il lavoro italiano. Eccellenza ed eleganza. Il Bello ben fatto”.

Il discorso di Urso precede quello delle alte cariche di Stellantis, che non gli rispondono direttamente, ma sottolineano, tutte, nessuna esclusa, l’importanza di Torino e dell’Italia per Fiat e per Stellantis. A partire dal presidente John Elkann, che non nega come gli ultimi 25 anni siano stati “duri”, tanto che “ho e abbiamo avuto anche paura di non farcela, di fronte alle tantissime avversità che abbiamo dovuto affrontare. Ma non abbiamo mai smesso di lavorare, di cercare soluzioni, di credere nel nostro futuro e di difendere con tenacia quello che abbiamo costruito”. E, forse, il punto di forza è anche l’essere stati “un marchio profondamente italiano”, cosa che “non ne ha mai impedito lo sviluppo internazionale: anzi. Esportare la nostra creatività ha fatto innamorare il mondo dell’Italia”. Ecco così che “oltre che nel mondo, Fiat resta il marchio più amato dagli italiani, con modelli quali la Panda, prodotta a Pomigliano, che da anni svetta nella classifica delle auto più apprezzate nel Paese. E se questi risultati sono possibili, è anzitutto grazie alle 40mila persone che lavorano in tutt’Italia per Stellantis, dal Nord al Sud”.

Parole pienamente confermate dal ceo di Stellantis, Carlos Tavares, che da oltre un anno interloquisce direttamente con il ministro e che ancora una volta ribadisce come “il nostro passato, il presente e il futuro sono legati al lavoro delle persone. Torino è il nostro cuore pulsante. Il progetto per Mirafiori rappresenta un impegno sull’Italia e per l’Italia. Rappresenta la volontà di continuare a investire sull’Italia”. “Per piacere – conclude –, rispettate Fiat. E’ un eroe italiano con un successo globale. Torino è cuore pulsante della nostro gruppo. Abbiate rispetto per la Fiat perché sopravviverà a tutti noi”.

Stellantis punta sulle auto ibride: 30 modelli quest’anno in Europa e altri 6 entro il 2026

Stellantis rafforzerà la sua gamma di veicoli ibridi in Europa, in particolare quelli con la più recente tecnologia ibrida avanzata eDCT. Lo ha annunciato il gruppo. Nuova Citroën C3, Peugeot 3008, Alfa Romeo Junior, Fiat Panda e 600 sono alcuni dei 30 modelli ibridi in vendita nel 2024, ma si prevede di lanciarne sei nuovi entro il 2026. “Completano la gamma elettrica per coloro che non vogliono passare direttamente al 100% elettrico”, dice Christian Müller, responsabile dei sistemi di propulsione di Stellantis per la regione Europa-Medio Oriente-Africa.

Le auto ibride (benzina e diesel con motore elettrico, che non possono essere collegate a un terminale) sono state l’unica categoria a crescere in Europa a maggio (+16,2% rispetto all’anno precedente), mentre le elettriche e gli altri propulsori sono diminuiti, secondo i dati pubblicati dai produttori. Per Stellantis, le vendite di auto ibride sono aumentate del 41% nei primi cinque mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023.

Questo non significa, tuttavia, che il gruppo stia abbandonando i suoi obiettivi di elettrificazione, che prevedono ancora di raggiungere il 100% di vendite elettriche in Europa entro il 2030, come sottolinea Christian Müller.

“In un periodo storico in cui la sostenibilità incontra l’innovazione, Stellantis rinnova il suo impegno nel far progredire la tecnologia ibrida per i clienti europei”, dice Uwe Hochgeschurtz, Chief Operating Officer di Stellantis per l’Europa allargata. “Questa tecnologia migliora l’efficienza e le performance dei motori a combustione tradizionali, e ci proietta verso un futuro con emissioni ridotte, autonomia dei veicoli estesa e maggiore accessibilità in termini economici per i clienti”.

I veicoli ibridi Stellantis già disponibili o in arrivo quest’anno in Europa sono per Alfa Romeo Junior e Tonale, per Citroën Nuova C3, Nuova C3 AirCross, C4, C4X, C5 AirCross e C5X, per DS DS 3 e DS 4, per Fiat Panda e 600, per Jeep Avenger, Renegade e Compass, Nuova Lancia Ypsilon, Grecale per Maserati. E, ancora, per Opel/Vauxhall Corsa, Astra, Astra SportsTourer, Mokka, Frontera e Nuovo Grandland, per Peugeot: 208, 308, 308 SW, 408, 2008, Nuovo 3008 e Nuovo 5008.

La maggior parte dei veicoli ibridi Stellantis presenti in Europa include già la tecnologia all’avanguardia eDCT e il motore elettrico integrato da 21 kW, che offre un’esperienza di guida semplice e fluida, anche in modalità 100% elettrica, ad esempio quando si guida in città. Il propulsore elettrico consente alla vettura di tenere il motore a combustione interna spento durante la guida. La batteria da 48 V e 0,9 kWh garantisce un’autonomia che raggiunge 1 km in condizioni di utilizzo costante, e può anche fornire un’alimentazione elettrica durante la guida ai bassi carichi oppure in fase di rilascio. Durante la decelerazione o la frenata, il motore elettrico passa alla funzione di generatore, catturando l’energia cinetica e ricaricando la batteria. Un Belt Starter (sistema di avviamento azionato a cinghia) permette di passare rapidamente e in modo fluido dalla modalità elettrica a quella ibrida.

Il sistema di propulsione ibrida basato sull’eDCT è stato progettato per garantire un’efficienza ottimale in termini di consumo di carburante, con una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 20% rispetto a un motore a combustione con cambio automatico. Grazie alla sua modularità, l’innovativa tecnologia eDCT può supportare anche i veicoli elettrici plug-in, avendo il 93% dei componenti in comune; gli unici cambiamenti riguardano il modulo di propulsione elettrica e l’inverter.

Il Gruppo può produrre fino a 1,2 milioni di motori ibridi eDCT all’anno negli stabilimenti di Metz (Francia orientale) e Torino Mirafiori. Nei prossimi 10 anni, Stellantis è pronta a investire oltre 50 miliardi di euro in tutto il mondo nel campo dell’elettrificazione, contribuendo al conseguimento dei traguardi fissati nel piano strategico Dare Forward 2030. Questi prevedono di raggiungere il 100% del mix di vendite con veicoli elettrici a batteria (BEV) in Europa e il 50% con autovetture e veicoli commerciali leggeri BEV negli Stati Uniti entro il 2030. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi di vendita, l’azienda si sta assicurando circa 400 GWh di capacità pianificata di batterie, grazie al supporto di stabilimenti produttivi in Europa e Nord America. In questo modo, Stellantis procede con decisione nel percorso che la condurrà verso la neutralità carbonica entro il 2038 tutti gli ambiti inclusi, con una compensazione a una cifra percentuale delle emissioni rimanenti.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Stellantis, Fim Cisl: Nel primo semestre 2024 produzione a -25,2%

“I dati della produzione nei primi sei mesi del 2024, dopo tre anni di crescita segnano un’inversione di tendenza negativa rispetto al semestre dell’anno precedente, con una quantità tra autovetture e furgoni commerciali di 303.410 unità contro le 405.870 del 2023”. Lo dichiara il segretario generale di Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, che stamattina a Torino ha presentato un report sulla produzione di Stellantis. La produzione di autovetture segna un -25,2%, pari a 186.510, mentre quello relativo ai veicoli commerciali evidenzia una crescita del 2% raggiungendo una quota di 117.000 unità. Nell’infografica INTERATTIVA di GEA i numeri comunicati dal sindacato.

Ebonus, in un mese già esaurito il 61% delle risorse. Nell’80% dei casi c’è anche rottamazione

A un mese dall’avvio dell’Ecobonus, sono quasi 421 i milioni di euro impiegati, circa il 61% delle risorse complessive, a fronte di 118.015 le prenotazioni totali ammesse. I dati li fornisce il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha puntato molto sul programma di incentivi (fino al 31 dicembre prossimo) per l’acquisto di veicoli a basse emissioni inquinanti, con il doppio scopo di rilanciare il settore automotive e contribuire al ricambio del parco auto circolante sul territorio italiano. Un risultato che fa esultare il ministro, Adolfo Urso: “Misure che concorrono al rinnovo del parco auto italiano, uno dei più vecchi in Europa, a sostenere la domanda dei cittadini con redditi più bassi e a rilanciare la produzione di veicoli in Italia“, scrive su X.

Oltre l’84% delle richieste sono state effettuate nei primi 30 giorni da persone fisiche, mentre il restante 16% è attribuibile a persone giuridiche. Secondo le elaborazioni di Invitalia, che ha il compito di gestire la piattaforma per conto del ministero, arriva anche un’altra considerazione importante, perché nel 79 percento delle prenotazioni di autovettura ha previsto anche la rottamazione di vecchi autoveicoli, in particolare il 44% da Euro 0 a Euro 3. Inoltre, un quarto delle risorse, circa il 26,7%, è stato richiesto da soggetti con Isee inferiore a 30mila euro.

Disaggregando i dati, le auto elettriche riscuotono un discreto successo. In meno di 9 ore sono esauriti gli oltre 200 milioni di euro stanziati (25.273 prenotazioni). Il 39% delle richieste ha previsto una contestuale rottamazione. Il 61,7% delle prenotazioni è stato effettuato da persone fisiche, di cui il 25,9% a basso Isee, per un valore di bonus pari al 35,6% del totale prenotato. Il restante 38,3 percento delle prenotazioni, invece, sono state effettuate da persone giuridiche, nel 90% dei casi imprese di autonoleggio.

Per l’acquisto di veicoli non inquinanti da adibire a servizio taxi o noleggio, poi, sono stati prenotati bonus per 2,1 milioni di euro (lo stanziamento complessivo è di 20 milioni). Dal 17 giugno, giorno di apertura della piattaforma dedicata, sono 155 le prenotazioni, 152 delle quali per vetture elettriche.

Positivi anche i dati delle richieste di bonus retrofit per l’installazione di impianti a Gpl e metano, che ha una dotazione complessiva di 10 milioni. Al 3 luglio, dunque in due giorni di apertura della piattaforma dedicata, sono già 1.719 prenotazioni attive, per un totale di 690.400 euro. Di cui 1.712 per Gpl (684.800 euro) e 7 per impianti a metano (5.600 euro).

Dunque, a giugno 2024 c’è stato un incremento del 15% di vendite rispetto allo stesso periodo del 2023. I dati sulle immatricolazioni di Anfia rivelano che tra i primi dieci modelli più venduti ci sono la Fiat Panda (prodotta a Pomigliano), la Dacia Sandero, la Citroen C3, la Lancia Ypsilon, la Jeep Avenger, la Fiat 500, la Renault Clio, la Toyota Yaris Cross, la Tesla Model 3 e la Toyota Yaris. Bene anche i numeri di Stellantis, che realizza un +10,6% su base annua, conquistando una quota di mercato del 30,2 percento, portando cinque suoi modelli nella top ten mensile. Tra le Phev, veicoli elettrico ibridi plug-in, Jeep Renegade (prodotta a Melfi) risulta al decimo posto nella classifica delle più vendute nel primo semestre. Infine, tra le elettriche Jeep Avenger risulta il terzo modello più venduto in Italia nello stesso periodo, seguito da Fiat 500 (prodotta a Mirafiori) al quarto posto.