INFOGRAFICA INTERATTIVA Carburanti, osservaprezzi Mase: Continua aumento benzina e diesel

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento del prezzo di benzina e diesel in Italia. Nella settimana dal 5 all’11 febbraio, il prezzo della benzina è salito a 1,839 euro al litro (+13,26 millesimi rispetto alla precedente settimana), così come quello del diesel a 1,801 euro/litro (+15,88 millesimi). Da inizio anno la benzina è aumentata del 3,8%, il gasolio auto del 4,1%.

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INFOGRAFICA INTERATTIVA Carburanti, prezzi di benzina e gasolio in aumento in tutta Italia

Nella mappa INTERATTIVA di GEA vengono mostrati i prezzi medi del carburante regione per regione. Si può scegliere quale tipologia di carburante visualizzare e fare così un confronto tra le varie regioni. I dati sono quelli del Ministero delle imprese e del Made in Italy che vengono rilasciati ogni giorno. L’Alto Adige resta la zona più cara d’Italia con la benzina a 1,887 euro/litro, mentre le Marche sono ancora la regione più economica, con la benzina a 1,833 euro/litro.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Carburanti, osservaprezzi Mase: Continua l’aumento di benzina e diesel

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento del prezzo di benzina e diesel in Italia. Nella settimana dal 29 gennaio al 4 febbraio, secondo l’Osservatorio carburanti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), il prezzo della benzina è salito a 1,826 euro al litro (+14,86 millesimi rispetto alla precedente settimana), così come quello del diesel a 1,785 euro/litro (+18,72 millesimi).

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INFOGRAFICA INTERATTIVA Prezzo del carburante, benzina e gasolio ancora in crescita

Nella mappa INTERATTIVA di GEA vengono mostrati i prezzi medi del carburante regione per regione. Si può scegliere quale tipologia di carburante visualizzare e fare così un confronto tra le varie regioni. I dati sono quelli del ministero delle Imprese e del Made in Italy che vengono rilasciati ogni giorno. L’Alto Adige si conferma la zona più cara d’Italia (1,860 euro/litro), mentre le Marche restano la regione più economica, con la benzina a 1,804 euro/litro, comunque in aumento.

Prezzi diesel +15% per la crisi del Mar Rosso. Ft: “Problemi su forniture nei prossimi mesi”

I futures del gasolio sono aumentati del 15% da metà dicembre, a 845 dollari a tonnellata, riflettendo le crescenti preoccupazioni degli investitori che l’Europa sarà schiacciata dai problemi lungo la catena di approvvigionamento nei prossimi mesi. Lo riporta il Financial Times che vede nella crisi del Mar Rosso, figlia degli attacchi Houthi alle navi occidentali e della risposta militare anglo-americana con conseguente semi-blocco dei trasporti marittimi, un potenziale tappo al commercio del diesel. Con l’Unione Europea che ha vietato l’uso del carburante russo, il Vecchio continente ha accresciuto la sua dipendenza dalle importazioni dall’Asia e dagli Stati Uniti. Tuttavia, la manutenzione delle raffinerie statunitensi minaccerà ulteriormente le forniture attraverso l’Atlantico, aumentando i prezzi. La navigazione problematica nel Mar Rosso a causa degli attacchi ribelli yemeniti filo-Iran ha ulteriormente complicato i calcoli dei commercianti, con navi costrette a bypassare la solita rotta attraverso Suez, aumentando le tariffe di trasporto Asia-Europa di oltre il 30%.

Il diesel, essendo il carburante più utilizzato in Europa, sia nel trasporto merci che nell’aviazione, oltre al riscaldamento domestico, è cruciale per l’economia della regione. Le importazioni russe, in passato fondamentali, sono state bandite, portando il continente a rivolgersi al Medio Oriente per circa il 60% del diesel europeo. Tuttavia, a seguito di eventi come la guerra a Gaza, questa percentuale è scesa a circa un terzo, aumentando la vulnerabilità dell’Europa. Attacchi di droni ucraini contro infrastrutture energetiche russe, segnalati da JPMorgan, sono ora considerati una minaccia potenzialmente più dannosa per gli equilibri globali dei prodotti petroliferi rispetto alle interruzioni delle spedizioni nel Mar Rosso.

Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno contribuito a coprire il deficit di forniture, ma la manutenzione delle raffinerie della costa del Golfo ridurrà drasticamente la produzione, con gli analisti che prevedono una diminuzione della capacità produttiva di circa 1 milione di barili al giorno a gennaio e febbraio. La più grande raffineria d’Europa, Shell, ha inoltre avviato lavori di manutenzione, mettendo fuori servizio metà della sua capacità fino al 15 aprile, mentre ExxonMobil chiuderà la sua raffineria per manutenzione fra un paio di settimane fino a fine aprile.

La turbolenza nel Mar Rosso ha coinciso infine con un calo delle scorte nella cruciale regione Amsterdam-Rotterdam-Anversa, ARA, rendendo l’Europa ancora più vulnerabile a una riduzione dell’offerta a causa della manutenzione delle proprie raffinerie”, evidenzia il Financial Times, il quale ricorda che “l’Europa ha accumulato le sue scorte di diesel in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, con gli stoccaggi presso l’hub ARA che hanno raggiunto il fondo del range quinquennale, secondo Sparta Commodities”. Anche la capacità di raffinazione è diminuita negli ultimi anni poiché regole Ue e governative hanno cercato di incentivare il passaggio a fonti energetiche più verdi e la domanda è diminuita a causa del passaggio dei clienti ai veicoli elettrici. Alcuni analisti, citati dal Ft, ritengono tuttavia che i governi dell’Ocse siano ben preparati con scorte di emergenza.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Andamento del prezzo del carburante, calano ancora benzina e diesel

Nell’infografica interattiva di GEA si può vedere l’andamento del prezzo medio settimanale della benzina dal 2021 ad oggi. I prezzi sono in calo da fine settembre e nell’ultima settimana si è registrata un’ulteriore flessione sia per la benzina sia per il gasolio. Il prezzo medio in modalità self-service registrato la settimana scorsa (11-17 dicembre) è stato di 1,765 euro al litro per la benzina e 1,732 euro per il diesel.

In autostrada stabili benzina e diesel sopra i 2 euro. Bolzano la città più cara

Secondo la rilevazione quotidiana diffusa dal Mimit, ministero delle imprese e del made in Italy, il prezzo della benzina in modalità self in autostrada è stabile a 2,078 euro al litro (-1 millesimo) così come il prezzo medio del gasolio a 2,024 euro. Fuori dalle autostrade, la provincia di Bolzano è la zona più cara d’Italia, con la benzina che cala di un millesimo a 2,035 euro al litro e il diesel che resta a 1,98 euro.

In generale si nota una leggera decelerazione dei prezzi fuori dalle autostrade. Complessivamente sono scese a 11 le regioni/province dove la verde ha sfondato quota 2 euro: Abruzzo 2 euro al litro, Basilicata 2,021, Calabria 2,017, Campania 2,002, Liguria 2,023, Molise 2,004, Puglia 2,008, Sardegna 2,021, Val d’Aosta 2,022, provincia autonoma di Trento 2,004 e appunto di Bolzano a 2,035 euro.

Nella settimana dal 18 al 24 settembre, secondo l’Osservatorio carburanti del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, il prezzo della Benzina è aumentato a 2,001 euro al litro (+4,6 millesimi rispetto alla precedente settimana), così come quello del diesel a 1,938 euro/litro (+1,4 centesimi).

“Dopo che il gasolio aveva varcato settimana scorsa il tetto di 1,9 euro, ora tocca alla benzina sfondare i 2 euro nei dati ufficiali del ministero dell’Ambiente. Considerato che nella rilevazione del 10 luglio era 1,845 euro, si tratta di un balzo terrificante. Una corsa inarrestabile contro la quale il Governo ieri ha partorito un topolino, aiutando solo i poveri assoluti, che di sicuro useranno quel misero stanziamento di 100 milioni per acquistare cibo e non certo per fare gite fuori porta”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Gli automobilisti, insomma, come tradizione italica, restano una gallina dalle uova d’oro. Se il 10 luglio il Governo incassava, solo di Iva, 33,268 cent al litro per la benzina e 30,363 cent per il gasolio, ora ne prende già, rispettivamente, 36,1 e 34,952 cent, ossia quasi 3 cent in più per ogni litro di benzina (2,832) e ben oltre 4 cent al litro per il gasolio (4,589)”, prosegue Dona.

“Dalla rilevazione del 10 luglio 2023, in 2 mesi e mezzo, un litro di benzina self è rincarato di quasi 16 cent, +8,5%, pari a 7 euro e 85 cent per un pieno di 50 litri, mentre per il gasolio il rialzo è di oltre 25 cent al litro, +15,1%, pari a 12 euro e 72 cent a rifornimento, che su base annua significano oltre 305 euro”, conclude Dona.

Cala (di poco) il prezzo di benzina e diesel in autostrada. Ma in 12 regioni sfonda ancora i 2 euro

Il prezzo della benzina in modalità self in autostrada segna un primo leggerissimo calo a 2,078 euro al litro (-1 millesimo) e il prezzo medio del gasolio cede 2 millesimi a 2,021 euro. E’ quanto emerge dalla rilevazione quotidiana diffusa dal Mimit, ministero delle Imprese e del made in Italy.Fuori dalle autostrade, la provincia di Bolzano è la zona più cara d’Italia, con la benzina che arriva a 2,037 euro al litro e il diesel che resta a 1,98 euro.

In generale si nota una minima decelerazione dei prezzi fuori dalle autostrade. Complessivamente sono scese a 12, dalle 14 di ieri, le regioni/province dove la verde ha sfondato quota 2 euro: Abruzzo 2,002 euro al litro, Basilicata 2,024, Calabria 2,021, Campania 2,004, Friuli Venezia Giulia a 2, Liguria 2,027, Molise 2,007, Puglia 2,01, Sardegna 2,024, Val d’Aosta 2,024, provincia autonoma di Trento 2,006 e appunto di Bolzano a 2,037 euro.

Secondo l’ultima indagine di Unem, Unione Energie per la Mobilità, nei primi otto mesi 2023 i consumi petroliferi sono ammontati a 37,9 milioni di tonnellate, con un decremento dell’1,3% (-496.000 tonnellate) che si va amplificando rispetto allo stesso periodo 2022. Il calo è da attribuire proprio all’aumento del costo dei carburanti.

I consumi di carburanti autotrazione (benzina+gasolio) sono risultati pari a 20,9 milioni di tonnellate, con un incremento dello 0,7% (+144.000 tonnellate) rispetto ai primi otto mesi 2022. In particolare, rispetto al periodo gennaio-agosto 2022, la benzina totale ha mostrato un incremento del 6,3%, con una crescita analoga della benzina venduta sulla rete (+6,3%), mentre il gasolio autotrazione ha evidenziato un calo dell’1,1%, con il gasolio venduto sulla rete aumentato dello 0,4%.
Quanto alla dinamica dei prezzi al consumo, in media ad agosto la benzina è stata superiore di circa 13 centesimi di euro/litro rispetto all’agosto dello scorso anno, quando vigeva l’accisa ridotta, mentre il gasolio di soli 1,9 centesimi.

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Il governo blocca lo stop del Piemonte ai diesel Euro 5. Decreto oggi in Consiglio dei ministri

Il governo è pronto a bloccare lo stop ai diesel Euro 5 in Piemonte, che avrebbe dovuto prendere il via il 15 settembre, e lo farà con un decreto che verrà portato martedì in Consiglio dei ministri. Ad annunciarlo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che a margine di un convegno sull’acqua organizzato a Roma da Acea, ha offerto i primi dettagli di un provvedimento che, di fatto, fermerà la decisione del governatore piemontese, Alberto Cirio di anticipare di due anni una misura prevista dalle norme europee. Le limitazioni alle auto più inquinanti erano previste dal lunedì al venerdì tra le 8.30 e le 18.30 in 76 Comuni, inclusa la città di Torino. “Il decreto – spiega Pichetto – prevede una serie di azioni di blocco” di quanto previsto dalla delibera regionale “e una ripresa degli accordi del 2017, con una verifica dello stato di attuazione e del cronoprogramma dei nuovi interventi a partire dal 2024″.

Una decisione, quella annunciata dal titolare del Mase, condivisa da tutto l’esecutivo e anticipata poche ore prima dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che durante il question time alla Camera definisce “verosimile” che lo stop al provvedimento piemontese arrivi “già la prossima settimana”. E anche se “resta molto fermo l’impegno del governo a tutela dell’ambiente nel solco degli accordi con l’Europa”, serve un approccio, dice, “in grado di tenere conto delle trasformazioni in atto e delle stringenti regolamentazioni europee senza ricorrere ad azioni estemporanee che rischierebbero di indebolire l’efficacia dell’attuale impianto”. Insomma, va seguita la linea concordata e, allo stesso tempo, il governo lavora per “aumentare gli incentivi per chi ne ha davvero bisogno” così da poter “migliorare il parco circolante”. Anche perché, ricorda il ministro “un quarto dei veicoli circolanti in Italia è Euro 0, 1, 2, 3”, cioè circa “11 milioni”.

Lo stop al provvedimento raccoglie, naturalmente, il favore del vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che già a fine agosto aveva convocato un tavolo tecnico per evitare il “folle divieto” e “tutelare famiglie e imprese”. “Siamo determinati – dice – a difendere l’ambiente, senza estremismi ideologici che non migliorano la qualità dell’aria ma peggiorano le condizioni di centinaia di migliaia di famiglie e lavoratori”.

All’origine del provvedimento voluto da Cirio c’è la procedura di infrazione aperta dalla Commissione Ue verso l’Italia, che nel 2020 è stata condannata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per aver superato il valore limite delle concentrazioni di particelle inquinanti e non aver messo in campo azioni sufficienti per ridurre lo smog. Era stato, quindi, chiesto alle Regioni del bacino padano di irrigidire le misure e anticiparle, come il blocco dei motori diesel Euro 5, previsto in origine per il 2025.

Benzina verso 2 euro, rialzi non si fermano. Ministero: Pesano accise

Non si ferma la corsa dei carburanti. Nella settimana dal 7 al 13 agosto, secondo l’Osservatorio carburanti del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, il prezzo della benzina è aumentato a 1,939 euro al litro (+9,82 millesimi rispetto alla precedente settimana), così come quello del diesel a 1,827 euro/litro (+3,13 centesimi).

Si tratta di quotazioni in modalità self-service, quindi il servito è abbondantemente già sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro, che aveva preoccupato l’Italia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina un anno e mezzo fa. “Per il sedicesimo giorno consecutivo hanno subito un aumento”, commenta Fegica, una delle associazioni che rappresentano i gestori di impianti di carburanti. Per cui “il cartello dei prezzi medi, imposto ai distributori dal governo, nulla ha potuto, né ha mai avuto alcuna possibilità di farlo, contro gli aumenti dei prezzi dovuti ai valori in ascesa dei mercati internazionali dei prodotti. Al contrario si può cominciare ad intravedere il concretizzarsi di quel pericolo di cui l’Antitrust aveva a più riprese informato il Governo: l’esposizione dei prezzi medi non è solo inutile, ma rischia di essere controproducente. C’è quindi bisogno di interventi seri sia in prospettiva, con una riforma strutturale del settore, sia nell’immediato. I prezzi dei carburanti sono ormai al medesimo livello di quando il Governo Draghi decise di tagliare le accise”, sottolinea Fegica in una nota.

Nel dettaglio, calcola Figisc-Confcommercio (altra associazione dei gestori di stazioni di servizio), la media dei prezzi medi delle regioni per la benzina è cresciuta di +0,029 euro/litro, con un massimo di +0,038 (regione Molise) ed un minimo di +0,020 (regione Friuli Venezia Giulia), con un valore medio iniziale al 1° agosto di 1,920 euro/litro (con un massimo di 1,945 euro/litro per la provincia autonoma di Bolzano e un minimo di 1,891 per la regione Marche), ed un valore medio finale al 16 agosto di 1,949 euro/litro (con un massimo di 1,974 euro/litro per la provincia autonoma di Bolzano e un minimo di 1,924 per la regione Veneto).

Per quanto riguarda il diesel, sottolinea Figisc, “la media dei prezzi medi delle regioni è cresciuta di +0,072 euro/litro, con un massimo di +0,083 (regione Molise) ed un minimo di +0,065 (regione Sardegna), con un valore medio iniziale al 1° agosto di 1,776 euro/litro (con un massimo di 1,804 euro/litro per la provincia autonoma di Bolzano e un minimo di 1,751 per la regione Marche), ed un valore medio finale al 16 agosto di 1,848 euro/litro (con un massimo di 1,978 euro/litro ancora per la provincia autonoma alto-atesina e un minimo di 1,822 per la regione Marche)”.

Una nota del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, ha voluto precisare “che il prezzo industriale della benzina, depurato dalle accise, è inferiore rispetto ad altri Paesi europei, come Francia, Spagna e Germania. Il prezzo alla pompa è, oggi rispetto alla giornata di ieri, sostanzialmente stabile e maggiore di 0,02-0,04 euro rispetto alla rilevazione di domenica. Si nota quindi un rallentamento del trend degli aumenti, dovuti alla crescita delle quotazioni internazionali, che si erano osservati nell’ultimo mese, a dimostrazione di come sia stata efficace in questi mesi l’azione del monitoraggio del Mimit e, a partire dal mese di agosto, lo strumento dell’esposizione del prezzo medio regionale che consente ai consumatori di scegliere dove rifornirsi, in trasparenza e consapevolezza“.

Il ministero ha poi sottolineato che le quotazioni internazionali medie della scorsa scorsa settimana mostrano, rispetto al mese precedente, aumenti analoghi a quelli del prezzo alla pompa. “Insomma, è falso quanto affermano alcuni esponenti politici che il prezzo di benzina e gasolio sia fuori controllo, anzi è vero il contrario: l’Italia ha fatto meglio di altri Paesi europei”, ha aggiunto. “Peraltro, appare davvero strano che se la prendano con una misura risultata pienamente efficace che ha consentito, in un sistema di mercato, di contrastare la speculazione, dando piena trasparenza e quindi consapevolezza e capacità di scelta al consumatore. Sono contrari anche alla trasparenza?“, conclude la nota. Se il tema è quello delle accise, proprio il “governo ha inserito una clausola ‘taglia accise’ collegata però ad un livello di prezzo troppo alta per essere funzionale nelle presenti condizioni di emergenza”, aggiunge la Fegica che conclude: “E’ arrivato il momento che il Governo abbandoni slogan e giustificazioni poco credibili e prenda seriamente in esame l’ipotesi di mettere le mani sulla tassazione dei carburanti, fosse pure temporaneamente”. Per tagliare le imposte sui carburanti, in base al meccanismo della cosiddetta accisa mobile, il prezzo dovrebbe aumentare “in misura pari o superiore, sulla media del periodo (un paio di mesi, ndr), a due punti percentuali rispetto esclusivamente al valore di riferimento, espresso in euro” e che viene indicato nel Def. Ecco, nel Documento di Economia e Finanza il petrolio viene stimato a 82,3 euro per il 2023 cioè 89,84 dollari al cambio attuale. La quotazione del Brent però è attualmente attorno a 85 dollari al barile. Sotto dunque la soglia stabilita dal Def.