Manovra, per il governo tanti nodi da sciogliere ma poche risorse

Capire fin dove è possibile spingersi nella prossima legge di Bilancio. E’ questo l’obiettivo principale del vertice maggioranza-governo, nel quale sia la premier, Giorgia Meloni, che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadiranno che lo spazio di manovra è ristretto, che non tutto ciò che è stato promesso in campagna elettorale potrà essere realizzato (almeno con questa manovra) e le “poche risorse” vanno investite in progetti che possano portare un ritorno fruttuoso. Il tutto, però, partendo dal presupposto che prima vengono le emergenze, come i rincari dovuti all’inflazione, o il campanello d’allarme sugli aumenti delle bollette. L’ipotesi allo studio da mesi è di conservare una parte di aiuti per le famiglie meno abbienti e le imprese in crisi di liquidità, ma la formula è ancora allo studio del Mef.

C’è poi il nodo dei crediti incagliati ereditati dalla fine della misura sul Superbonus 110% da sciogliere. I dati suggeriscono di intervenire, prima di poter archiviare la fase di incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici. Magari lasciando il disco verde solo ai condomini che hanno portato a termine il 60% dei lavori e coinvolgendo le partecipate, ma anche in questo caso la soluzione arriverà nelle prossime settimane. Un’indicazione dovrà comunque essere data entro il 27 settembre, quando alla Camere sarà presentata la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Meloni, già dal primo Consiglio dei ministri post ferragostano, aveva chiesto ai ministri di “far arrivare al Mef le proposte” sui disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica “quanto più dettagliate possibili, in modo da avere un quadro completo“.

Altro tema che sarà quasi sicuramente sul tavolo, almeno per volontà di Forza Italia, è quello degli extraprofitti delle banche. Il partito fondato da Silvio Berlusconi sin dalle prime battute dopo l’approvazione del decreto, agli inizi di agosto, si era espresso in maniera molto negativa, avvertendo che così com’è studiato potrebbe creare problemi alla crescita. In manovra, ancora, si dovranno trovare margini per gli interventi sulle infrastrutture strategiche. E non sarà facile, visti i dati sull’andamento del Prodotto interno lordo, che nel secondo trimestre frena più del previsto.

La legge di Bilancio 2024 “avrà sicuramente un’attenzione particolare per le imprese perché vi sia competitività, per le famiglie e per i lavoratori grazie al taglio del cuneo fiscale“, anticipa il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti. Indicando chiaramente quali sono le cause, secondo la maggioranza, dei problemi con cui si trova oggi il governo a fare i conti: “Il buco di bilancio causato da alcuni bonus edilizi, come Superbonus e bonus facciate, lasciano traccia sul bilancio dello Stato“. Ma in questa partita conta anche il negoziato europeo sulla governance. Se non sarà scongiurato il ritorno alle regole pre-Covid del Patto di stabilità e crescita (soprattutto il rapporto deficit/Pil al 3%), le cose potrebbero complicarsi molto per l’Italia. Che si trova alle prese con i danni di siccità e alluvioni e una transizione ecologica da portare avanti: se almeno gli investimenti per il Green Deal fossero stralciati, per Roma sarebbe una grande vittoria. Non è impossibile ma c’è molto da lavorare. Ragion per cui nessuno se la sente di azzardare con la manovra. E Meloni, questo, lo ribadirà ancora una volta al vertice. Chiaro e forte.

Decreti siccità e bollette in Cdm. Contro rincari misure per 5 mld

Il governo lima i dettagli per portare oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri i decreti Bollette e siccità, due provvedimenti diventati ormai urgenti. Il prossimo 31 marzo, infatti, scadranno gli incentivi varati a dicembre con la legge di Bilancio, ma il Mef è pronto a portare sul tavolo nuove proposte, per un totale complessivo di circa 5 miliardi. A parlarne è stato lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, all’ultimo question time in Senato. Si parte da una linea guida principale: i rincari energetici colpiscono soprattutto le famiglie a basso reddito, ecco perché ci sarà la conferma del bonus sociale elettricità e gas per i nuclei in condizioni di disagio economico o fisico con Isee fino a 15mila euro. Secondo i calcoli di via XX Settembre, si tratta di una platea “di oltre 4,5 milioni di famiglie”.

Accanto a questa misura ce ne sarà una nuova, a partire dal 1 ottobre, “con l’inizio dell’anno termico” specifica Giorgetti: un contributo a compensazione delle spese di riscaldamento, erogato tramite bolletta elettrica, senza limitazioni legate al reddito. Inoltre, anche per il secondo trimestre dell’anno verrà confermata la riduzione al 5% dell’aliquota Iva sul gas metano ad uso civile e industriale, rispetto al 10 o al 22 percento in base alla tipologia di cliente. Sempre nel decreto, dovrebbe trovare spazio un intervento per “la somministrazione di energia termica in esecuzione di contratti di servizio energia, nonché per le forniture di servizi di teleriscaldamento”. Per le aziende Giorgetti ha spiegato che il governo è lavoro per trovare “misure strutturali di sostegno per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale”. E “nelle more di questa riforma, nel prossimo trimestre è al vaglio un’ipotesi di rimodulazione delle misure già riconosciute nel primo trimestre, sotto forma di credito di imposta, che tenga conto dei livelli di prezzo dell’energia elettrica e di gas che si sono verificati negli ultimi periodi”. Sugli oneri di sistema, invece, si va verso la reintroduzione per quello che riguarda l’energia elettrica, che in compenso avrà altri benefici. Secondo le previsioni dell’esecutivo, comunque, la situazione comunque rimane sotto controllo.

L’altro tema ‘pesante’ del prossimo Cdm è la siccità. In questo caso lo schema è un po’ diverso, perché gli interventi previsti nel decreto saranno a breve termine, quelli più urgenti per essere chiari. La misura più significativa riguarderà la nomina del commissario straordinario, che potrà contare su una semplificazione normativa che consenta di avere poteri più ampi e con meno burocrazia. Al momento nomi non ne circolano, anche perché l’ipotesi – non smentita – è che possa essere il vicepremier, Matteo Salvini, a prendere l’incarico. “Non mi risparmio, se penso serva al Paese lo faccio”, aveva detto la settimana scorsa il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Dalla Lega arriva la richiesta di poter contare almeno su 700 milioni per 23 invasi immediatamente cantierabili e altri 3 miliardi per i prossimi 5 anni. Il resto dei provvedimenti, quelli a lungo termine, invece, potrebbe arrivare nel corso dei prossimi mesi, con leggi ordinarie.

Paolo Gentiloni

Manovra, ok dalla Commissione europea: “Bene gli investimenti per la transizione verde”

Il governo Meloni incassa l’ok alla legge di Bilancio. Il giudizio della Commissione europea “è complessivamente positivo”, come ha modo di sintetizzare il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, che sottolinea “la positività degli investimenti a sostegno della transizione verde e tecnologica”. Per quanto riguarda le ambizioni che rispondono al Green Deal e all’agenda innovativa a dodici stelle, il documento recapitato a Bruxelles “prevede di finanziare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e per la sicurezza energetica”. Inoltre, sul fronte dei conti pubblici, “l’Italia limita la crescita della spesa primaria corrente finanziata a livello nazionale”. Per cui la Manovra del governo italiano “nel complesso è in linea” con le raccomandazioni del Consiglio.

Il risultato politico della coalizione Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia è dunque il via libera a una legge di Bilancio planata sul tavolo del collegio di commissari in ritardo rispetto alle scadenze previste per le elezioni anticipate e i tempi necessari per formazione di Camere ed esecutivo. Nonostante sia stata fatta “molto rapidamente”, il governo incassa il risultato con i riconoscimenti del caso. “Bisogna dare atto – sottolinea Gentiloni – al lavoro svolto per tempi, impegni e strategia. La Commissione europea, che fa della sostenibilità di deficit e debito uno dei fattori di massima attenzione, rileva anche il contributo che deriva dalle scelte sul sostegno ai rincari dell’energia”.
La legge di Bilancio del governo Meloni contribuisce a ridurre il livello di deficit in relazione al Pil, che si prevede in discesa al 3% nel 2025. “Il disavanzo pubblico – si legge nel testo delle valutazioni – dovrebbe scendere al 3,7% del Pil nel 2024, il che si spiega principalmente con la scadenza delle misure energetiche temporanee, e al 3,0% nel 2025″. Dunque si prende atto delle misure emergenziali, temporanee e mirate nella natura, e l’attenzione per quando queste saranno rimosse.

Ma se l’ambizione verde e sostenibile della Manovra passa a pieni voti il vaglio Ue, non altrettanto si può dire per quelle che sono le misure fin qui chiave del nuovo governo. La riforma delle pensioni e i pagamenti elettronici sono oggetto di critiche. Nello specifico, la Commissione contesta la disposizione che aumenta il massimale per le operazioni in contanti dagli attuali 2.000 euro a 5.000 euro nel 2023.
Altra misura che viene considerata “non linea” con quanto chiede l’Europa, quella “equiparata al condono fiscale” che consente la cancellazione di debiti tributari pregressi relativi al periodo 2000-2015 e non superiori a mille euro. Inoltre, finisce nel mirino la possibilità di rifiutare pagamenti elettronici inferiori a 60 euro senza sanzioni. Ancora “non sono coerenti” con le raccomandazioni Ue “in particolare nel settore delle pensioni”. Il governo tira dritto, e guarda a ciò che contava di più, politicamente: l’approvazione della legge di Bilancio. “La commissione ha promosso la nostra manovra giudicandola ‘in linea’ – esulta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti -. L’Italia è inserita nella metà dei Paesi europei che sono dalla parte giusta”, e questo è motivo di “grande soddisfazione”.

Pnrr, Giorgetti: Avanti anche con rincari, centreremo obiettivi. Gentiloni: Bene governo

Caro energia e rincari sulle materie prime pesano non poco sui tempi del Pnrr. Nelle ultime settimane è emersa l’ipotesi che si possa sforare il traguardo del 2026 per la realizzazione delle opere, dati i ritardi nella spesa in molte amministrazioni locali, che hanno anche bisogno di essere rafforzate anche nelle competenze tecniche. La Commissione europea, in questi giorni a Roma con una task force di esperti e tecnici per valutare l’implementazione del Pnrr, si dice pronta a valutare alcuni adeguamenti dei costi su progetti specifici. Ma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è certo di riuscire a centrare gli obiettivi previsti entro l’anno. E se da un lato Confindustria bacchetta, lamentando uno “smarrimento” dello spirito iniziale e le riforme “ferme”, dall’altro il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, loda lo “sforzo straordinario” del governo. Il Pnrr doveva imprimere “una spinta aggiuntiva a nuovi investimenti. Noi invece l’abbiamo soprattutto volto a finanziare opere già previste, perché ci difetta capacità di progettare e realizzare progetti nuovi in pochi anni“, striglia il presidente degli industriali Carlo Bonomi. Manca il partenariato fra pubblico e privato, osserva, “si dovevano risolvere i colli di bottiglia amministrativi e ordinamentali che il Paese soffre da decenni. Ma le riforme non si stanno facendo, questa è la realtà“. Più ottimista il commissario Gentiloni, che dà atto al governo Draghi di aver lavorato bene, ma non risparmia i complimenti per Giorgia Meloni: “Il governo attuale sta lavorando altrettanto bene. Il livello d’impegno delle nostre amministrazioni è straordinario”, afferma, invitando a interpretare il Piano come una “missione nazionale”. “Correggendo quello che c’è da correggere, possiamo fare un passo in avanti storico per l’Italia”, è convinto.

A chi sostiene che non sia conveniente realizzare le opere in questo momento, perché costerebbero molto di più del periodo pre-guerra, Giorgetti risponde di andare avanti: “Ribadisco l’importanza di accelerare l’attuazione del Pnrr pur in presenza di ostacoli quali il rialzo dei prezzi dei materiali con le sue inevitabili conseguenze sui costi finali delle opere pubbliche”, insiste. Oggi stesso, diventa operativo il decreto del Mef che assegna oltre 8 miliardi di euro del Fondo per le opere indifferibili consentendo, attraverso stanziamenti aggiunti per fronteggiare l’aumento dei prezzi legati ai materiali e al caro energia, di avviare entro il 31 dicembre le procedure di affidamento degli interventi previsti dal Pnrr e dal Pnc. “E’ un segnale concreto che va nella direzione di sbloccare la realizzazione di interventi infrastrutturali strategici, assegnando risorse aggiuntive per contrastare gli extracosti energetici e dei materiali causati dall’impennata dell’inflazione”, spiega il titolare del dicastero. Ricordando poi che “un ulteriore finanziamento per coprire gli aumenti dei prezzi delle opere pubbliche è già previsto nel disegno di legge di bilancio per il 2023”. I traguardi per quest’anno, garantisce Giorgetti, saranno rispettati: “Ad oggi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi previsti (51 del 2021 e 45 relativi al primo semestre del 2022), attraverso l’impegno di tutte le amministrazioni coinvolte e il sostegno dei servizi della Commissione europea che ci affianca nel processo di attuazione del piano e valuta l’efficace conseguimento degli obiettivi entro le scadenze previste. Grazie a questi risultati, abbiamo presentato la prima e la seconda richiesta di pagamento alla Ce nei tempi previsti. Questo ci ha permesso di ricevere un totale di 42 miliardi di euro (a cui vanno aggiunti i 24,9 miliardi di euro ricevuti quale prefinanziamento iniziale)”.

Di una necessità di dare una “brusca accelerata” parla anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che però invita a non sottovalutare il problema dell’inflazione. “Alcuni cambiamenti li dobbiamo certamente fare. Sono cambiate le finalità, alcuni punti possono essere migliorati”, sostiene. Solo per il Mase, l’inflazione all’8-10% pesa circa 5 miliardi in più: “Il nostro ministero ha a disposizione 34 miliardi per gli obiettivi del Pnrr. La sfida è metterli a regime, cioè creare le condizioni perché tutti possano essere messi nelle condizioni di spenderli e portare gli obiettivi a termine. Quando sono state previste le opere del Pnrr, non avevamo l’8-10% di inflazione. E su quelle che sono le opere del nostro ministero, che sono materiali, l’effetto del maggior costo delle materie prime è dirompente. Ho chiesto una stima: dai 34,7 miliardi a oggi per realizzare le stesse opere si può ragionare sui 39 miliardi”.

Meloni al G20: incontro con Biden. Guerra e sicurezza energetica sul tavolo

Atterra a Bali in serata, Giorgia Meloni. La sua seconda grande vetrina mondiale da premier, dopo quella della Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto e, prima ancora, un passaggio informale a Bruxelles con i vertici europei. Dopo la cerimonia di benvenuto sulla pista, con le danzatrici indonesiane, tira dritto in albergo, pronta a intervenire in apertura del G20. Il suo panel è dedicato a cibo, energia e sicurezza. Sono questi i nodi veri del vertice, strascichi dall’aggressione russa all’Ucraina.

Lo sanno tutti e, per tutti, complice anche l’assenza del presidente russo Vladimir Putin, è una corsa al bilaterale con il presidente americano Joe Biden.
Meloni lo incontra nel pomeriggio sull’isola degli Dei. Del faccia a faccia ha accennato la Casa Bianca: al centro ci saranno la Cina e, appunto, la guerra in Ucraina. Ovvero il supporto che Roma è disposta a dare a Kiev, continuando a isolare la Russia sul piano internazionale. Con gli Stati Uniti l’Italia ha bisogno di una sponda per non rischiare oltre sul piano dell’approvvigionamento energetico. Secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, “Questo viaggio smentisce i detrattoti di Meloni e del governo. C’è grande attenzione verso l’Italia e non quell’isolamento che la sinistra sta raccontando. Tutti riconoscono invece all’Italia un ruolo fondamentale nello scacchiere internazionale”, è il ragionamento.

Dopo Biden (incontro previsto per le 10.15 ora italiana) la presidente del Consiglio incontrerà però anche il presidente cinese Xi Jinping.

Alla vigilia dell’inizio dei lavori, a Bali Biden e Xi hanno già il loro faccia a faccia. Li accomuna la questione irrisolta del contributo che i leader dei Paesi più inquinanti del mondo hanno intenzione di dare all’abbattimento delle emissioni: Usa e Cina “devono lavorare insieme per affrontare le sfide transnazionali come il cambiamento climatico, la stabilità macroeconomica globale, compresa la riduzione del debito, la sicurezza sanitaria e la sicurezza alimentare globale, perché questo è ciò che la comunità internazionale si aspetta“, spiega il presidente americano dopo l’incontro, durato più di tre ore.

Tra gli incontri di Meloni in Indonesia, sono in agenda anche quello con l’indiano Narendra Modi, con il canadese Justin Trudeau, il turco Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, il presidente della Repubblica di Indonesia, Joko Widodo. Sullo sfondo, resta aperta la questione delle esportazioni di grano, perché tra sei giorni scade l’accordo con Putin sui corridoi sicuri e torna a bussare l’incubo della carestia in Africa.

Con lei, a Bali, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha già incontrato l’omologo saudita, Mohammed Al-Ja-daan, sempre in chiave energetica, e vedrà domani Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo monetario internazionale, oltre che il segretario al Tesoro Usa, Janet Louise Yellen.

Giorgetti

Dal Mise 2 mld per contratti di sviluppo: “sostegni a chi riduce emissioni e consumi”

Rafforzate le linee di intervento dei contratti di sviluppo per sostenere gli investimenti delle imprese su tutto il territorio nazionale e i progetti industriali che, attraverso l’elettrificazione dei processi produttivi e l’utilizzo di idrogeno, consentano di ridurre le emissioni di CO2 e i consumi di energia.

Il Mise ha annunciato che destinerà 2 miliardi di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione, per finanziare ulteriori 101 progetti da realizzare per l’80% nel Mezzogiorno e il 20% nel Centro – Nord, come previsto dalla normativa europea. In particolare, 1,5 miliardi di euro sono dedicati alle domande dei contratti di sviluppo già presentate con la procedura ordinaria mentre 500 milioni di euro finanzieranno nuovi progetti per il rilancio industriale. A queste si aggiungono ancora le risorse stanziate dal Governo nel decreto legge ‘Aiuti bis’: 40 milioni nel 2022, 400 milioni nel 2023, 12 milioni per ciascun anno dal 2024 al 2030, con l’obiettivo di sbloccare ulteriori progetti.

I contratti di sviluppo, come dichiara il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, hanno un impatto “altamente produttivo per la nostra industria”. “Per questa ragione abbiamo investito moltissimo su questo strumento chiedendone più volte il rifinanziamento. I contratti di sviluppo – aggiunge il ministro – mettono in moto un percorso virtuoso che vede il moltiplicarsi degli investimenti privati incentivati dalle agevolazioni finanziarie con ricadute positive anche per la finanza pubblica. Ritengo che gli accordi di sviluppo, anche in futuro, rappresentino una strada fondamentale per la nostra economia e per l’innovazione dell’industria italiana che può diventare sempre più competitiva”.

A sostegno dell’economia e del tessuto produttivo del Paese, che hanno risentito dell’impatto del conflitto in Ucraina, il ministro Giorgetti ha inoltre firmato il decreto che applica ai contratti di sviluppo le disposizioni del temporary framework adottato dalla Commissione europea. Prevede un regime favorevole in materia di aiuti di Stato per i progetti di imprese che, non comportando un aumento della capacità produttiva complessiva, consentono una riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra delle attività industriali che attualmente fanno affidamento sui combustibili fossili come fonte di energia o materia prima ovvero a una riduzione sostanziale del consumo di energia nelle attività e nei processi industriali. Saranno pertanto agevolati gli investimenti industriali che perseguono uno dei seguenti obiettivi: la riduzione di almeno il 40% delle emissioni dirette di gas a effetto serra, mediante l’elettrificazione dei processi produttivi o l’utilizzo di idrogeno rinnovabile e di idrogeno elettrolitico in sostituzione dei combustibili fossili, oppure la riduzione di almeno il 20% del consumo di energia in relazione alle attività sovvenzionate. Un successivo provvedimento ministeriale stabilirà i termini di presentazione delle domande.

Sono soddisfatto per l’ulteriore risultato ottenuto in favore delle aziende danneggiate dagli effetti della guerra che ora potranno contare su altre misure che agevolano programmi e innovazioni per la tutela ambientale“, sottolinea Giorgetti. “Unendo le forze e utilizzando in maniera diversa gli strumenti a disposizione siamo in grado di sostenere meglio la nostra industria in un periodo particolarmente difficile, conclude il ministro.