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Snam, ricavi per 1 mld e investimenti triplicati. Stoccaggi gas al sicuro per l’inverno

L’Italia può smettere di preoccuparsi per le forniture di gas: il livello degli stoccaggi aumenta di giorno in giorno – grazie a condizioni climatiche più favorevoli ad aprile – e i carichi di Gnl sfumati con la crisi in Medio Oriente sono già stati sostituiti. Lo dice chiaro e tondo Luca Passa, chief financial officer di Snam, presentando i risultati finanziari al primo trimestre. “Finora in Italia non abbiamo osservato alcuna interruzione fisica dei flussi di gas, con tutte le relative spedizioni di marzo consegnate come previsto. Ad aprile, i volumi dal Qatar interessati dalla causa di forza maggiore sono stati efficacemente sostituiti da carichi provenienti da aree geografiche alternative. La capacità aggiuntiva di Gnl sta rafforzando in modo significativo la sicurezza energetica del Paese grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, aspetto particolarmente importante nell’attuale contesto geopolitico“, spiega Passa.

Snam ha dunque comunicato che, a seguito delle ultime aste, la capacità allocata per il prossimo inverno ha consentito di raggiungere l’obiettivo di riempire gli stoccaggi italiani ad almeno il 90%. In totale sono stati allocati circa 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità nazionale di poco superiore a 19 miliardi di metri cubi, tenendo conto sia del gas già stoccato sia dei volumi contrattualizzati.

A fine aprile, il livello di riempimento degli stoccaggi ha raggiunto il 50% e al momento la piattaforma Gie segnala una quota superiore al 53%, ben 20 punti percentuali sopra la media europea. “Il riempimento degli stoccaggi rimane un tema chiave in Europa guardando ai prossimi mesi e, in questo contesto, abbiamo accelerato proattivamente le iniezioni nei nostri impianti di stoccaggio, assicurando i volumi necessari per la prossima stagione invernale” conferma Passa.

Nel primo trimestre, i flussi di Gnl sono aumentati del 17,3% rispetto al 2025, a 5,31 miliardi di metri cubi, mentre dai gasdotti sono passati 10,29 miliardi di metri cubi (+4,9%). Snam precisa inoltre che i volumi rigassificati tra Piombino, Panigaglia, Ravenna e Livorno “non hanno risentito della chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz” e sono stati pari a 2,34 miliardi di metri cubi (+1,18 miliardi di metri cubi rispetto al primo trimestre 2025), mentre sono state effettuate 26 discariche da navi metaniere, a fronte di 14 discariche effettuate nel primo trimestre 2025. anche per quanto riguarda gli asset internazionali, la società conferma che “non si registrano discontinuità o criticità di rilievo”, anche grazie “alle continue azioni di diversificazione delle fonti di approvvigionamento e agli investimenti per la sicurezza delle forniture”.

Le buone notizie arrivano anche dai conti. I ricavi nel periodo gennaio-marzo sono saliti a 999 milioni di euro (+3% e +8,8% escludendo l’effetto one-off del deflatore 2025) mentre l’Ebitda si attesta a 775 milioni di euro (+1,8%), riflettendo la crescita dei ricavi regolati e le variazioni di perimetro, in parte assorbite dai maggiori ammortamenti, che si traduce in un utile netto adjusted di 375 milioni di euro (+1,6%). Gli investimenti totali sono quasi triplicati a 991 milioni (da 361) soprattutto nei business delle infrastrutture gas (rigassificazione e trasporto) e del business del biometano. Il 19% degli investimenti è allineato alla Tassonomia europea e il 56% ai Sustainable Development Goals. L’utile netto scivola però a 292 milioni di euro dai 491 del primo trimestre dello scorso anno (-40,5%) e l’indebitamento finanziario netto sale a 18,5 miliardi di euro, a seguito degli investimenti di periodo, del pagamento dell’acconto sul dividendo, di operazioni M&A (acquisizione del controllo di OLT) e del rifinanziamento del debito.

Sul vistoso calo dell’utile netto si sono concentrati gli investitori, con il titolo a Piazza Affari che cede lo 0,96%, in controtendenza al listino milanese (+1%).

Dati, sottolinea la relazione di Snam, che sono pienamente in linea con la guidance annuale. Confermati tutti gli obiettivi finanziari, con investimenti pari a 2,8 miliardi di euro, Ebitda adjusted pari a circa 3,1 miliardi, utile netto adjusted superiore a 1,45 miliardi e indebitamento netto a circa 19 miliardi.

In un contesto globale altamente volatile – commenta l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi abbiamo registrato un ottimo avvio del 2026, grazie a solidi risultati operativi, una gestione finanziaria disciplinata e un quadro regolatorio altamente visibile. Abbiamo continuato a dare attuazione al nostro piano di investimenti per rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia e promuovere l’integrazione energetica, mirando a garantire almeno il 90% dell’obiettivo di riempimento degli stoccaggi tramite le ultime aste e continuando a investire per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas“.

Tajani: “Non chiediamo operazione militare Golfo”. Crosetto: “Avviciniamo dragamine a Hormuz”

I dragamine italiani che potrebbero partecipare alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz saranno avvicinati, in questo contesto i tempi di reazione sono tutto. “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarsi in quell’area pur rimanendo a distanza di sicurezza”, spiega il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Tajani mette subito in chiaro che i ministri non sono in Parlamento per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo: “L’intento è invece di condividere, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e in questo quadro il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione allo stretto di Hormuz”.

Un impegno che potrà concretizzarsi, sottolineano entrambi, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità. “E’ il metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio della crisi, mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, precisa il vicepremier.

Crosetto non la definisce “missione”, ma “grande alleanza internazionale” che, ribadisce, partirebbe “non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, credibile, stabile, meglio ancora se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l’accordo di tutte le parti interessate”. Una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti i paesi in quella zona, ricorda il ministro della Difesa, perché “se l’Iran non fosse d’accordo non sarebbe una missione che potrebbe partire pacificamente, perché rischierebbe di essere bombardata e siccome non andiamo lì con l’assetto in guerra per fare la guerra non potremmo rischiare”.

Il problema, al momento, è che la tregua appare lontana: “Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa”, ammette Crosetto, assicurando però prontezza d’intervento, “perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso e ci sia la possibilità di mandare non navi armate”. I cacciamine, in effetti, non sono navi armate, hanno bisogno di una scorta logistica ma poi “hanno bisogno di una protezione”, sottolinea il ministro. E anche ipotizzando che tutti gli attori statali siano d’accordo su questa che è una missione di pace, “basta un attore non statale, un gruppo di attori non statali, per mettere in difficoltà qualunque persona”.

Hormuz, fertilizzanti e sicurezza alimentare: Italia-Fao-Med9 lanciano Coalizione di Roma

Oltre quaranta, tra Paesi e Organizzazioni, coordinati dai ministri degli Esteri italiano e croato, Antonio Tajani e Gordan Grlic-Radman (presidente di turno del Med9) e dal Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu, si riuniscono per cercare un coordinamento politico sulla sicurezza alimentare e l’accesso dei fertilizzanti dallo Stretto di Hormuz e lanciano la ‘Coalizione di Roma’. Tra loro, ci sono anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo e la Lega Araba.

Il mondo vuole sincronizzare le risposte operative, promuovendo “misure di mitigazione”, spiega la Farnesina, per garantire la continuità delle forniture alimentari e dei fertilizzanti. Si guarda in particolare agli impatti sui Paesi più vulnerabili e alle ricadute sulla stabilità economica e sociale globale, visto che l’escalation in Medio Oriente ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria, con 24,6 milioni di persone sfollate.

La Fao individua alcune strategie, come il sostegno ai Paesi che dipendono dalle importazioni alimentari: per questo, alla riunione si collega anche il sottosegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo di Unops (Ufficio per i Servizi di Progetto), Jorge Moreira da Silva, a guida della task force dedicata alle implicazioni delle tensioni nello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare e sui mercati agricoli internazionali.

Il nostro messaggio oggi è molto chiaro: dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione e fare del Mediterraneo un’area di pace, stabilità e crescita“, spiega Tajani aprendo i lavori. L’idea di organizzare questo incontro è nata durante l’ultima riunione ministeriale del Mediterraneo, che si è tenuta a Spalato lo scorso aprile. Per il vicepremier italiano, il formato è “una buona soluzione per rafforzare il dialogo tra i paesi della regione del Mediterraneo allargato e del Medio Oriente“. La proposta del titolare della Farnesina è di renderlo permanente. Le tensioni nel Golfo non sono una questione regionale, ma uno “shock globale”, osserva Tajani, dicendosi “molto preoccupato per le ripercussioni sul commercio e sui prezzi dell’energia, ma anche per l’impatto della crisi sulla sicurezza alimentare e sui fertilizzanti”. Circa il 30% del commercio mondiale di fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Hormuz: il blocco “sta provocando conseguenze enormi”, scandisce il ministro, sottolineando un aumento dei costi di trasporto e assicurazione, con una forte pressione sull’accessibilità economica del cibo a livello globale. Anche i prezzi dei fertilizzanti stanno aumentando e sono essenziali per l’agricoltura, pesando immensamente sulle regioni più fragili, come il Sudan, dove l’agricoltura è “cruciale per la stabilità e questa crisi potrebbe creare nuove tensioni e nuovi flussi migratori”, avverte il vicepremier.

Domani il ministro degli Esteri vedrà il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, che incontrerà anche la premier, Giorgia Meloni, e che oggi ha incontrato Leone XIV. In attesa di un riavvio dei negoziati Usa-Iran, che porti anche a una soluzione nello Stretto di Hormuz, le priorità per Tajani sono chiare: “Diversificazione delle catene di approvvigionamento, investimenti nelle infrastrutture, una logistica più affidabile e prevedibile. E il presupposto fondamentale è la pace, ovviamente. Stiamo lavorando alacremente per promuovere il dialogo ovunque”.

La riunione è stata un primo momento di confronto politico ad alto livello per discutere di possibili linee d’azione comuni, promuovere partenariati rafforzati e sostenere un approccio multilaterale alle sfide emergenti. Un’iniziativa nel solco del formato MED9++ per valorizzare il ruolo del Mediterraneo allargato come spazio strategico di dialogo, cooperazione e convergenza tra Europa, mondo arabo e Balcani occidentali.

Iran, Teheran: Blocco Usa è violazione tregua, impossibile riaprire Hormuz. Trump ipotizza colloqui venerdì

Regna ancora l’incertezza sui negoziati tra Iran e Stati Uniti in Pakistan. In un messaggio inviato al New York Post Donald Trump ammette di ritenere “possibile” che i colloqui possano tenersi già venerdì a Islamabad. Ma, come accaduto in queste ultime settimane, Teheran smentisce. Media iraniani, vicini ai pasdaran, precisano che l’Iran non ha preso alcuna decisione in merito al secondo round di negoziati con gli Usa. Il Pakistan resta fiducioso sulla possibilità di un nuovo round di colloqui “a giorni”.

Il presidente americano ha comunque esteso a tempo indeterminato il cessate il fuoco con Teheran, in attesa che i leader iraniani presentino una “proposta unitaria”. “Considerato che il governo iraniano – ha detto il repubblicano – è gravemente diviso, cosa che non ci sorprende, e su richiesta di Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere il nostro attacco contro l’Iran fino a quando i loro leader e rappresentanti non saranno in grado di presentare una proposta unitaria. Ho quindi ordinato alle nostre forze armate di continuare il blocco e, sotto tutti gli altri aspetti, di rimanere pronte e operative, e prorogherò quindi il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Intanto il vicepresidente JD Vance ha annullato il suo viaggio in Pakistan.

Resta in vigore il blocco navale dei porti iraniani, giunto ormai alla seconda settimana, così come la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, che ha sequestrato due navi. Oggi infatti i Guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. L’altra è la portacontainer Epaminondas, di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc. Le due navi, hanno fatto sapere i pasdaran, sono state trasferite sulla costa iraniana, con l’IRGC che ha avvertito che “turbare l’ordine e la sicurezza nello Stretto di Hormuz è considerata una linea rossa”. La notizia giunge dopo le segnalazioni di attacchi a due navi e a una terza imbarcazione avvenuti questa mattina nello strategico stretto, secondo quanto riportato dall’UK Maritime Trade Operations (UKMTO) e dalla BBC. I media iraniani hanno identificato la terza nave come la Euphoria, che sarebbe “incagliata al largo delle coste iraniane”. L’Iran comunque insiste: il blocco navale degli Stati Uniti rappresenta una violazione del cessate il fuoco e dunque lo Stretto di Hormuz non può essere riaperto. In un post su X, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf scrive: “Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato dal blocco navale e dal sequestro dell’economia mondiale e se l’avventurismo bellico dei sionisti su tutti i fronti viene fermato”. “L’apertura dello Stretto di Hormuz non è possibile con una palese violazione del cessate il fuoco”, scandisce Ghalibaf, che nei giorni scorsi aveva guidato la delegazione di Teheran ai negoziati di Islamabad. Stati Uniti e Israele, conclude, “non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare, non li raggiungeranno nemmeno con l’intimidazione: l’unica via è l’accettazione dei diritti della nazione iraniana”.

Oggi il Regno Unito e la Francia riuniranno a Londra i responsabili della pianificazione militare di oltre 30 nazioni per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è quello di fare una ricognizione delle capacità dei rispettivi paesi, delle strutture di comando e controllo, nonché di “come le forze militari possono essere dispiegate nella regione”, ha dichiarato il ministero della Difesa del Regno Unito.

Qualsiasi piano militare elaborato a seguito delle sessioni sarà portato avanti “non appena le condizioni lo permetteranno, in seguito a un accordo di cessate il fuoco duraturo”, ha aggiunto il ministero.

Le sessioni presso il quartier generale congiunto permanente del Regno Unito a Northwood, nella zona nord di Londra, rappresentano l’ultimo passo negli sforzi compiuti da Regno Unito e Francia per formare una coalizione disposta a contribuire alla riapertura dello stretto.

Venerdì scorso il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno ospitato un vertice internazionale virtuale a cui hanno partecipato 51 Paesi, durante il quale hanno confermato la loro intenzione di istituire “una missione multinazionale indipendente e strettamente difensiva”.

“Il compito, oggi e domani, è quello di tradurre il consenso diplomatico in un piano comune per salvaguardare la libertà di navigazione nello Stretto e sostenere un cessate il fuoco duraturo”, ha dichiarato John Healey, ministro della Difesa britannico.

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