Mattarella in Norvegia spinge sulla sicurezza energetica: “Non affidarsi solo a fonti tradizionali”

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La transizione ecologica è un “auspicio”, ma soprattutto una “sfida ineludibile”. Usa queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla sessione conclusiva del seminario ‘Greening the future’, organizzato alla Norwegian university of Science and Technology di Trondheim, seconda e ultima tappa della visita diplomatica in Norvegia. Mattarella tocca diversi temi legati alla tutela dell’ambiente che si coniuga alla necessità di garantire forniture di energia, sempre più pulita e sicura.

Il ragionamento parte dal fatto che sia la società norvegese sia quella italiana “hanno preso pienamente coscienza dei drammatici effetti provocati dai cambiamenti climatici, che impongono a tutti noi un radicale ripensamento dei fondamenti dei nostri sistemi di vita, di quelli economici e produttivi”. Soprattutto ora che “l’insensata aggressione della Federazione Russa all’Ucraina che ci ha anche reso pienamente consapevoli del valore strategico delle risorse energetiche”. Sul punto, Mattarella resta con un altro pensiero, molto duro ma importante: “Le gestioni delle risorse energetiche, così di come di quelle alimentari, non possono essere una forma impropria di pressione e minaccia contro l’autonomia e l’indipendenza di altri popoli”.

Raggiungere sicurezza e indipendenza, però, “non significa affidarsi esclusivamente alle fonti energetiche tradizionali, venendo meno all’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici”, sottolinea il capo dello Stato. Che, infatti, avvisa: “Il cambio di passo deve riguardare l’innovazione, non soltanto il cambio di rotte di approvvigionamento e fornitori”. Per Mattarella “serve un nuovo paradigma, avere l’ambizione di essere nel gruppo di testa che guida il cambiamento, piuttosto che nel gruppo di coda rivolto ad amministrare un passato in esaurimento”. Dunque, “occorre accelerare nella transizione verde”.

Magari guardando a collaborazioni con Paesi già in fase avanzata sulla sperimentazione, proprio come la Norvegia. In questo senso, ad esempio, cita la crescita dell’eolico offshore (in entrambe le nazioni), che “offre rilevanti possibilità”. Mattarella coglie “la lungimiranza dell’impegno delle autorità norvegesi per promuovere lo sviluppo dell’energia eolica, l’utilizzo dell’idrogeno quale combustibile pulito e lo stoccaggio dell’anidride carbonica nel sottosuolo”, invitando a “guardare con interesse e apprezzamento” a queste pratiche.

Le rinnovabili sono un capitolo importante del discorso del capo dello Stato, perché “l’eolico nel Mare del Nord e il fotovoltaico nel bacino del Mediterraneo possono diventare, in un futuro non lontano, fonti di energia pulita del continente europeo e alimentare così una nuova rivoluzione nei processi produttivi e nei modelli di vita”. Inoltre, “grazie a una rete elettrica sempre più interconnessa” l’energia eolica e quella solare “potranno contribuire alla sicurezza di approvvigionamento e ridurre i rischi legati alla natura variabile delle fonti rinnovabili”.

Senza contare l’opportunità di “coltivare l’ambizione di diventare perni di una rete che, dalle piattaforme eoliche nel Mare del Nord si colleghi fino alle centrali solari della Sicilia e, più in là, del deserto del Sahara, che nei prossimi anni sarà collegato all’Europa grazie al progetto Elmed, il cavo elettrico che unirà la Tunisia all’Italia”. Perché “la cooperazione tra Europa e Africa è essenziale per il successo delle strategie di de-carbonizzazione, inclusa la prospettiva di produzione di idrogeno verde”. La cooperazione sarà importante anche in altri settori, come il ‘green shipping’, il trasporto marittimo verde, o anche l’interscambio culturale tra le Università e i centri di ricerca italiani e norvegesi.

Mattarella lascia Trondheim consapevole che il suo viaggio ha fatto breccia. Domani a Roma, però, lo attende un altro appuntamento importante, con il presidente ucraino, Volodimir Zelensky, che vedrà anche la premier, Giorgia Meloni, e Papa Francesco per una visita che ormai è diventata ufficiale. Zelensky poi sarà ospite di uno speciale ‘Porta a Porta’ su Rai1, in diretta dalle 18.30.

Nel 2022 volano le rinnovabili. Pichetto: “Impegno economico senza precedenti”

Vola il settore delle rinnovabili in Italia, segnando – di fatto – un cambio di passo soprattutto sulla scia del Pnrr e dei nuovi obiettivi al 2030.  Nonostante il quadro macroeconomico ed energetico complicato, gli investimenti previsti si collocano sui 41 miliardi, con un’impennata della potenza che ha toccato la quota record di 38,9 GW, quasi triplicata rispetto ai 15 GW del 2021. Le operazioni sono 958, più del doppio di quelle rilevate nell’anno precedente. A fotografare la situazione l’Irex Annual Report 2023, lo studio di Althesys che dal 2008 monitora il settore delle rinnovabili, analizza le strategie e delinea le tendenze future.

Ma se i dati sono favorevoli, “il lavoro che abbiamo davanti” verso la transizione energetica “è enorme ed è di concerto: nessuno di noi ha la soluzione certa, si va avanti anche un po’ per approssimazione”. Per questo “bisogna costruire un puzzle tra tutti i grandi attori per dare un servizio al Paese, è la sfida enorme che abbiamo davanti”, ha ricordato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a cui sono state affidate le conclusioni dell’incontro organizzato nella sede del Gse per presentare i dati.

Nel 2022 la protagonista assoluta tra le tecnologie è stata l’agrivoltaico che con 390 iniziative, 15,8 GW e 12 miliardi arriva a una quota del 41%. Il solare che preserva l’uso agricolo dei terreni toglie il primato al fotovoltaico, che si ferma al 35% con 11,6 GW per 8,3 miliardi. L’eolico onshore vale 184 iniziative, 10,6 GW e 14,2 miliardi di euro. Emergono inoltre anche eolico offshore, 63 progetti rilevati nel 2022 e oltre 50 GW di progetti totali (ma solo uno entrato in funzione), ma soprattutto sistemi di accumulo. Questi ultimi sono la vera new entry del 2022 la cui capacità censita è stata di circa 898 MW, +91% rispetto al 2021. Complessivamente in Italia si contano circa 227 impianti di storage per 1,5 GW e 2,7 GWh, quasi tutti di taglia residenziale. La componente storica dello stoccaggio italiano è composta dai 22 impianti di pompaggio con una potenza massima di circa 7,6 GW in produzione (6,5 GW in pompaggio) e una capacità di 53 GWh, di cui l’84% dai sei impianti maggiori (quattro al Nord e due al Sud).

E se per Pichetto “il ricorso alle rinnovabili costituisce non solo una risposta alle esigenze di lotta al cambiamento climatico ma anche alle problematiche di sicurezza e indipendenza energetica nonché a quelle di tensioni sui prezzi”, resta il nodo della burocrazia e del quadro normativo fumoso.  Nonostante i decreti di semplificazione, infatti, tre pratiche su quattro sono ancora in standby: su 894 totali, ben 673 risultano ancora in corso. Per Pichetto c’è la necessità di “togliere una serie di impedimenti” burocratici “e il primo impegno del ministero è stato di intervenire sul fronte della semplificazione”.

Anche perché le risorse ci sono e non sono poche. “Abbiamo un impegno economico sul fronte delle rinnovabili – ha ricordato il ministro – che è senza precedenti e che può rappresentare la chiave di volta per dare slancio alla transizione energetica”. Oltre alle misure incentivanti già previste per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il Pnrr stanzia ingenti risorse per la missione 2 ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’, cioè quasi 60 miliardi di euro”. Tra questi 5 miliardi per agricoltura sostenibile ed economia circolare, di cui 1 miliardo stanziato per sistemi agrivoltaici e a 24 miliardi per energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, di cui oltre 2 miliardi per le comunità energetiche rinnovabili. E, ancora “oltre 3,6 miliardi destinati a sostenere lo sviluppo dell’idrogeno nel sistema energetico nazionale, con quasi mezzo miliardo di destinato alla filiera industriale nazionale”. Idrogeno che, ha ricordato Pichetto, “non è solo nell’ottica di rifornire camion e treni, ma che può avere funzioni molto più vaste”. L’obiettivo è comunque tracciato: la neutralità carbonica entro il 2050.

 

cingolani

Partita a scacchi Regioni-governo per le royalties sulle rinnovabili

Renato Schifani è stato il primo a sollevare il tema, ma poco a poco altri governatori si accodano sulle compensazioni sulle rinnovabili. La vicenda parte dal ragionamento del presidente della Regione siciliana, che chiede al governo di discutere sul fatto che l’installazione di pannelli in giro per il suo territorio fornirà energia per altre Regioni, dunque pretende che ne venga lasciata la maggior parte ai suoi concittadini o, in alternativa, vengano concesse agevolazioni, o meglio delle royalties. Al momento, e lo ha ricordato proprio Schifani, questo non è permesso da un decreto legislativo, ma se esiste la norma che concede il 3% di energia prodotta da fonti rinnovabili ai Comuni dove sono sistemati gli impianti, non capisce perché lo stesso non si possa fare anche con le Regioni. Ragion per cui, senza un adeguato confronto con il governo, potrebbe anche sospendere il rilascio delle autorizzazioni per il fotovoltaico.

Una presa di posizione che ha avuto anche la ‘benedizione’ delle opposizioni, come il Movimento 5 Stelle locale, che appoggia il governatore, ricordando di aver presentato all’Assemblea regionale siciliana, primi firmatari i deputati regionali, Luigi Sunseri e Cristina Ciminnisi, due disegni di legge: il primo per normare l’installazione degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli, il secondo sull’eolico, puntando punta al rispetto del paesaggio ma anche a garantire una contropartita economica per la Regione.

Dal governo, però, la reazione è stata tiepida alla rivendicazione di Schifani. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, infatti, non dà “risposte specifiche sulla Sicilia“, anche perché “altre Regioni hanno portato avanti richieste“, ma a suo modo di vedere “la valutazione va fatta sull’interesse nazionale e non con la contrattazione singola“. Non è sicura nemmeno l’apertura di un tavolo di confronto sulla questione, tant’è che a domanda il responsabile del Mase risponde: “Stiamo valutando sul tema e sulle aree idonee, c’è un discorso già avviato, con interlocuzioni tecniche di merito. Nel momento in cui si arriverà alla conclusione si valuterà anche questo“.

Il fronte, intanto, si allarga. Perché con il governatore siciliano si schierano anche due colleghi. Il primo è il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto: “Condivido la posizione del presidente Schifani – scrive sui suoi canali social -. Va modificata la norma che regola le royalties degli impianti fotovoltaici. Al momento le compensazioni vanno solo ai Comuni, occorre intervenire affinché anche le Regioni abbiano un vantaggio nel promuovere investimenti green“. A seguire Vito Bardi, per la Basilicata: “La Regione ha già inviato, il 10 febbraio scorso, al ministro Pichetto le proposte, in un’ottica di leale collaborazione istituzionale, per vedersi riconosciuta una quota di energia prodotta qui sul territorio“. Perché, spiega, “dobbiamo dirci la verità, anche se scomoda: le ‘rinnovabili’ non creano posti di lavoro e al momento non ‘lasciano’ benefici sul territorio. Bisogna cambiare quanto avvenuto fino a oggi, soprattutto se si vuole rendere, come ha meritoriamente proposto la premier Giorgia Meloni, il Sud un hub delle rinnovabili“.

La palla, dunque, passa a Roma. Anche se la linea non sembra cambiare nemmeno nella risposta, indiretta, del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che pur confermando l’amicizia con Schifani, gli ricorda che “i pannelli solari sono una grande scommessa per la Sicilia“, dove Enel sta realizzando “il più grande stabilimento d’Europa“, la 3Sun Gigafactory, che “sarà così innovativo da far concorrenza a quelli cinesi e produrrà nel tempo tutto quello che serve alla realizzazione di pannelli solari nel nostro Paese“. Un processo che il governo non vuole interrompere.

La Camera (Irena): “Golfo pronto a rifornire Europa di idrogeno verde. Italia sia hub”

Investire sulle rinnovabili in maniera massiccia (fino a 10mila gigawatt di potenza installata nel mondo al 2030) per liberarsi dal giogo delle energie fossili e non far saltare l’accordo di Parigi, puntare molto sull’idrogeno verde, ridisegnare completamente le reti elettriche, per terra e per mare, non escludere i Paesi in via di sviluppo nella transizione energetica. Al suo primo giorno del secondo mandato da Dg di Irena, l’agenzia internazionale delle energie rinnovabili, Francesco La Camera lascia Abu Dhabi per un giro di incontri istituzionali a Roma e fa il punto della situazione energetica mondiale con Gea. A partire dalle ricadute della guerra in Ucraina: “Nessuno si sarebbe aspettato, tre anni fa, che le rinnovabili sarebbero diventate la soluzione per la sicurezza energetica”, osserva.

La decentralizzazione dell’offerta, chiarisce, “è diventata il modo attraverso il quale si può assicurare più resilienza al sistema nel suo complesso ed evitare che l’offerta di energia possa essere cartellizzata o usata geopoliticamente”. Questo può avvenire solo attraverso le rinnovabili, ribadisce il DG, che “creano un mercato più libero, meno soggetto ad avere una caratterizzazione forte dal punto di vista geopolitico”. Lo sguardo è già rivolto alla Cop28 di Dubai, il 12 dicembre: “Dirà che i governi non hanno mantenuto le promesse degli accordi di Parigi e dovrà anche dire come rimetterci in rotta, chiudere il gap tra dove dovremmo essere e dove siamo adesso”.

In quanto tempo e come, verosimilmente, ci libereremo dal gas?

“A Irena stiamo cercando, nel disegnare il futuro, di dare la possibilità ai governi di individuare dei target precisi da raggiungere. Il primo che abbiamo messo a punto è 1000 GW di energia rinnovabile installata ogni anno. In questo momento, la domanda è soddisfatta per il 75-80% da Oil&gas e per il 20% dalle rinnovabili. Per aumentare la quota di rinnovabili nel sistema occorre avere almeno 10mila GW di rinnovabili installate al 2030, questo vuol dire avere 1000 GW l’anno di capacità installata. Questo sta già avvenendo, sono 8-9 anni ormai che la capacità installata di rinnovabili supera quella tradizionale, con nuovi record, l’ultimo anno 295 GW ed è l’84% della nuova capacità installata”.

Come dovrebbero essere distribuite le nuove installazioni di rinnovabili nel mondo?

“Bisogna riequilibrare il rapporto con i Paesi in via di sviluppo. Nello scorso anno, di tutta la capacità di rinnovabili installate, solo l’1% è stata in Africa. Se non acceleriamo la transizione energetica, con la crescita economica dell’Africa e del Sud Est asiatico dovremo abbandonare l’accordo di Parigi”.

L’Italia in questo percorso di transizione avrà un ruolo centrale, dettato dalla sua posizione geografica?

“Mi sembra evidente, dal punto di vista della collocazione naturale dell’Italia, un ponte naturale dell’Europa verso l’Africa, è che l’Africa ha il più grosso potenziale di idrogeno verde al mondo. L’Italia potrebbe sfruttare questa sua caratteristica geografica per diventare la piattaforma dell’idrogeno verde in Europa. Il problema delle infrastrutture sarà cruciale per accelerare il passo della transizione energetica”.

Come lo facciamo viaggiare questo idrogeno, se i tubi per il gas non vanno ancora bene?

“La Snam dice che con poche correzioni le pipeline esistenti possono essere adattate per trasportare idrogeno. C’è poi il progetto di un elettrodotto sottomarino che attraverso Cipro raggiunga l’Italia. E’ un altro modo per prendere energia prodotta in Africa e portarla in Europa. Ritengo che i Paesi del Golfo, l’Arabia Saudita, gli Emirati siano prontissimi a dare all’Europa tutto l’idrogeno verde di cui hanno bisogno ma occorre la logistica e l’Italia è in una posizione straordinaria per svolgere questo ruolo”.

In un futuro in cui l’energia solare coprirà una percentuale importante dei mix energetici, assisteremo a una inversione di polarità negli investimenti, nella ricchezza e nelle migrazioni, dal Nord al Sud del mondo? Possiamo immaginare nuovi migranti economici verso l’Africa?

“Il riequilibrio fra Paesi sviluppati e in via di sviluppo è importante. Se si crea ricchezza e capacità di vivere in maniera decente il problema delle migrazioni può essere attenuato o addirittura invertito. Bisogna riscrivere le regole della cooperazione. Abbandonare l’approccio predatorio nei confronti dei Paesi in via di sviluppo e riuscire a costruire una industria verde in quei Paesi. Anche per la catena di offerta per la transizione energetica sarebbe importante ridurre la dipendenza da una sola fonte, ma si riesca a decentralizzare in modo che ci sia più mercato e che si crei sviluppo per l’Africa e il Sud Est asiatico, in modo che si traduca in un bilanciamento tra Paesi ricchi e poveri. Come l’Europa ha ricostruito la propria economia grazie al Piano Mashall, l’Africa avrebbe bisogno di un Piano, un intervento importante, noi diciamo del sistema multilaterale e bancario, per costruire le infrastrutture di cui hanno bisogno. L’Africa è una power house dell’idrogeno verde, ma ha pochissimi porti che possono consentire lo smercio sotto forma di ammonio, anche il mercato regionale non può essere alimentato. Occorre costruire tutte le strutture”.

Nucleare, sì o no?

“Il nucleare non è una tecnologia che serve a combattere il cambiamento climatico. Quello che è molto importante nella tradizione energetica, e non mi sembra chiaro, è che la variabile più importante è il tempo. Se la scienza e i Paesi concordano nel dire che questi sette anni sono decisivi nella lotta al cambiamento climatico, che bisogna raggiungere dei risultati al 2030, le nuove centrali potranno portare energia elettrica non prima del 2035-2038. A quel punto le sorti dell’accordo di Parigi saranno già decise”.

Una buona quota di energia, quella dell’idroelettrico, lavora a scartamento ridotto a causa della siccità, che è uno dei tanti effetti del cambiamento climatico.

“Il problema dell’idroelettrico non è solo l’aumento delle temperature, che sicuramente esiste, ma c’è un problema di rinnovo di impianti esistenti. Chi ce l’ha è fortunato perché è la più grande batteria esistente. Chi ce l’ha ha una capacità di bilanciamento del sistema estremamente forte”.

Esiste una necessità di modificare le reti, per poter far viaggiare più facilmente l’energia da una parte all’altra della Terra?

“Sì. Occorre ridisegnare l’intera struttura delle reti, sia le reti a terra che le rotte del mare. Tutta l’infrastruttura fisica deve essere rivista e potenziata. Per dare un’idea di quanto sia importante, non riusciamo in Europa a utilizzare tutta l’energia eolica che viene dall’offshore wind del Mare del Nord, non abbiamo la logistica per portare quell’elettricità nelle nostre reti. Uno sforzo l’Europa lo sta facendo col connettore Portogallo-Spagna- Francia-Centro Europa ma questo dev’essere fatto in maniera strutturale, forte e importante. Perché le reti devono essere interconnesse, assicurare flessibilità e bilanciamento. Questo elemento è particolarmente importante per l’Africa e per il Sud Est asiatico”.

Augusto Raggi e Mario Magaldi - Enel

Rinnovabili, da Enel X-Magaldi batterie a sabbia: ad alte temperature si risparmia gas

Un accumulo per energie rinnovabili che con sabbia e acciaio restituisce calore ad alte temperature, fino a 400 gradi. Così il gruppo Magaldi, con il supporto di Enel X, punta a decarbonizzare i processi industriali nel mondo, risparmiando il consumo di gas.

Il sistema si chiama Mgtes (Magaldi Green Thermal Energy Storage), realizzato nello stabilimento di Magaldi Power nell’Area di Sviluppo Industriale (ASI) di Buccino, in provincia di Salerno.
L’innovazione e la sostenibilità sono leve strategiche della decarbonizzazione”, spiega Francesco Venturini, responsabile di Enel X. Una conferma, osserva, arriva proprio dal sistema Mgtes, che “fa compiere un passo in avanti al settore degli accumuli, potendo garantire grande efficienza anche per i processi industriali che richiedono temperature elevate; il tutto grazie a una tecnologia italiana, a sua volta sostenuta da una filiera italiana, i cui eccezionali risultati aprono la strada a promettenti opportunità di sviluppo anche all’estero”.

Per Mario Magaldi, Cavaliere del lavoro e Presidente Gruppo Magaldi, la partnership con Enel X è “un passo importante, coerente al percorso dell’azienda, da più di 90 anni costantemente orientata all’innovazione e allo sviluppo di soluzioni affidabili e sostenibili per le industrie”. La tecnologia Mgtes, in particolare, offre una risposta immediata all’esigenza di sostituzione del gas. “L’Italia ha risorse e competenze per svolgere un ruolo di rilievo nella filiera delle batterie nello stoccaggio energetico, fattore abilitante nella produzione di energie rinnovabili in continuo, contribuendo così a rendere stabile e sicuro l’intero sistema”, assicura.

Tecnicamente, la tecnologia è basata su un letto di sabbia fluidizzato (“batterie di sabbia”) che permette di immagazzinare energia da fonti rinnovabili e rilasciarla sotto forma di vapore ad alta temperatura (tra 120° e 400°), ma in futuro potrà arrivare anche a mille. È coperta da brevetto mondiale, consentirà a Enel X di fornire energia termica in forma di vapore alle temperature e pressioni desiderate ai propri clienti industriali, riducendo il consumo di gas e stabilizzando il prezzo dell’energia termica. Il primo caso applicativo vedrà la fornitura di energia termica verde per soddisfare i bisogni energetici dell’industria alimentare IGI, fornitore del Gruppo Ferrero, con sede nell’ASI di Buccino. Il progetto prevede la costruzione di un impianto fotovoltaico da 5 Megawatt e di un impianto Mgtes da 125 tonnellate con capacità di accumulo pari a 13 MWh termici giornalieri. L’impianto entrerà in funzione nella seconda parte del 2024, e si prevede che porterà a una riduzione dei consumi pari al 20% dei consumi totali di IGI e risparmi di Co2 fino a 1.000 tonnellate all’anno, sostituiti da energia rinnovabile disponibile tutto il giorno.

“Risolve il problema dell’intermittenza facendo accumulo. Consente di trasformare energia elettrica verde e rilasciare vapore di notte”, scandisce Massimiliano Masi (General Managel di Magaldi Middle East). “L’aspetto del costo – riflette – è fondamentale, ma se guardiamo al costo ambientale di chi produce energia a carbone, è altissimo. Negli ultimi due anni abbiamo capito di poter fare a meno del gas, sostituendolo man mano con le energie rinnovabili, costruendo macchine intelligenti, per prendere energia quando costa poco e rilasciarla quando serve”, spiega. Per Augusto Raggi, responsabile di Enel X Italia, Magaldi “sta facendo la storia”: “Enel non si muove se la soluzione tecnologica non è di assoluta eccellenza e questa lo è perché cambia il paradigma – sostiene -. Noi lavoriamo su processi industriali dove le temperature sono più basse, fino a 85 gradi. Ma sui settori dove la temperatura è oltre 100 gradi, serve il vapore: mancava qualcosa. Oggi grazie a questo sistema si può fare a meno del gas lavorando sulle rinnovabili”.

Quello che fa Enel X è valutare quali sono le necessità del cliente, fa sapere Fabio Tentori (capo dell’Innovazione di Enel X): “In questo momento il cliente vuole energia termica, a minor costo, efficiente e pulita. Poi individuiamo trend, azienda e facciamo il match. Tutto quello che facciamo deve chiaramente essere sostenibile”.

Enel

Enel chiude 2022 con utile sopra previsioni: più dividendo e investimenti in rinnovabili

Gli eccellenti risultati che Enel ha registrato nel 2022 evidenziano la capacità del gruppo di creare valore per i propri stakeholder anche a fronte del contesto altamente sfidante che ha caratterizzato gli ultimi tre anni”. Commenta così Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel, il bilancio 2022 del gruppo energetico che si è chiuso con ricavi per 140,517 miliardi (+63,9% sul 2021) e un risultato netto ordinario a 5,391 miliardi, superiore alla guidance (la previsione) comunicata ai mercati finanziari pari a 5-5,3 miliardi di euro. Così il dividendo complessivo sale a 0,40 euro per azione (di cui 20 cent già corrisposti quale acconto a gennaio), in crescita del 5,3% rispetto alla cedola totale di 0,38 pagata per l’esercizio 2021. “Nei prossimi mesi dell’anno, continueremo a crescere nelle rinnovabili e a digitalizzare le reti di distribuzione, contribuendo a decarbonizzare il mix di generazione e ad aumentare l’indipendenza energetica nelle geografie in cui operiamo – ha aggiunto Starace –, migliorando la qualità del servizio, abilitando l’elettrificazione dei consumi finali e tutelando i nostri clienti dalla volatilità dei mercati energetici. Concentreremo gli investimenti soprattutto in Italia e negli altri Paesi core, in modo tale da accelerare il percorso di crescita sostenibile del gruppo, riducendone ulteriormente il profilo di rischio”.

Come sottolinea Enel, in riferimento all’utile netto, “il miglioramento della performance dei business, parzialmente compensato dall’incremento degli ammortamenti dell’esercizio, la più efficiente gestione finanziaria connessa alle attività di liability management dello scorso anno, e il minor carico fiscale sui risultati ordinari del gruppo, hanno parzialmente compensato gli effetti della maggiore incidenza delle interessenze dei terzi dovuta alla compressione dei risultati in Italia per il particolare scenario energetico dell’anno”. L’Italia, però, rimane il faro dei piani del gruppo. Basta vedere gli investimenti dello scorso anno, pari a 14,347 miliardi, che coinvolgono sempre il nostro Paese. Enel Green Power ha puntato principalmente su Italia, Canada, Perù, Spagna, Cile, Australia e Brasile, investendo meno in India, Sudafrica, Messico, Panama e Guatemala. Anche Enel Grids si è focalizzata soprattutto su Italia, Brasile e Perù, principalmente in manutenzione correttiva e affidabilità della rete. Investimenti poi sui mercati finali in Italia e Spagna, per attività di digitalizzazione dei processi operativi di gestione della clientela. Infine Enel X si è concentrata in Italia nei business di e-City ed e-Home, in Nord America e Australia nel Battery Energy Storage, in Brasile nei business di Smart Lighting, e-Home e Distributed Energy, in Perù nel business dell’illuminazione pubblica, in Colombia nel business Distributed Energy e in Spagna nel business e-Home.

Enel è sinonimo di rinnovabili. Infatti la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, includendo anche i volumi da capacità gestita, è stata ampiamente superiore rispetto alla produzione da fonte termoelettrica, raggiungendo i 123,7 TWh (118,4 TWh nel 2021, +4,5%), a fronte di una produzione da fonte termoelettrica pari a 88,8 TWh (88,3 TWh nel 2021, +0,6%). La produzione a zero emissioni ha raggiunto inoltre il 61% della generazione totale del gruppo considerando unicamente la produzione da capacità consolidata, mentre è pari al 62,8% includendo anche la generazione da capacità gestita.

L’obiettivo a lungo termine del gruppo Enel – si legge in una nota stampa – resta il raggiungimento del ‘Net Zero’ entro il 2040, sia per le emissioni dirette sia per quelle indirette. Ma prima del 2040 c’è da rispettare il nuovo Piano Strategico per il periodo 2023-2025 presentato alla comunità finanziaria a novembre, che prevede “di focalizzarsi su una filiera industriale integrata verso un’elettrificazione sostenibile, di conseguire un riposizionamento strategico dei business e delle aree geografiche, e di assicurare la crescita e la solidità finanziaria coniugando l’incremento dell’utile netto ordinario con un rafforzamento delle metriche creditizie già a partire dal 2023”. Di conseguenza Enel prevede di investire complessivamente circa 37 miliardi di euro, di cui il 60% a sostegno della strategia commerciale integrata del gruppo (generazione, clienti e servizi), e il 40% a favore delle reti, per sostenere il loro ruolo di abilitatori della transizione energetica. Si prevede che nel 2025 l’Ebitda (margine lordo) ordinario di gruppo raggiunga i 22,2-22,8 miliardi di euro, rispetto ai 19,7 miliardi nel 2022. L’Utile netto ordinario è atteso in crescita a 7,0-7,2 miliardi nel 2025, rispetto ai 5,4 miliardi nel 2022. Nel 2023 Enel intanto prevede “il proseguimento della politica di investimenti nelle energie rinnovabili a supporto della crescita industriale e nell’ambito degli obiettivi di decarbonizzazione” e punta sulla “prosecuzione della politica di investimenti dedicati all’elettrificazione dei consumi”.

Pronta la proposta di decreto sulle Comunità energetiche: al via iter Ue

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha avviato l’iter con l’Unione Europea sulla proposta di decreto che incentiva la diffusione di forme di autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. La proposta di decreto dovrà ora attendere il via libera della Commissione Ue necessario per l’entrata in vigore. “Con questo provvedimento – spiega il ministro Pichetto – diamo all’Italia una nuova energia tutta rinnovabile. Il testo, rafforzato e arricchito dalla consultazione pubblica, è uno strumento coerente con il doppio obiettivo di questo governo: la decarbonizzazione entro il 2030 e l’autonomia energetica. La ricchezza dell’Italia sono le sue comunità. Il decreto le pone al centro di una strategia volta a produrre e consumare energia da fonti pulite risparmiando sui costi delle bollette. Se sapremo svilupparle come sistema Paese -conclude il Ministro – le Comunità Energetiche si riveleranno un’enorme fonte di sviluppo economico sostenibile e di coesione sociale”.

La proposta è incentrata su due misure: un incentivo in tariffa e un contributo a fondo perduto.  I benefici previsti riguardano tutte le tecnologie rinnovabili, quali ad esempio il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico e le biomasse. Chi vorrà associarsi in una configurazione di autoconsumo potrà ottenere una tariffa incentivante sulla quota di energia condivisa da impianti a fonti rinnovabili. La potenza finanziabile è pari a complessivi cinque giga watt, con un limite temporale fissato a fine 2027. Riguarderà invece solo le comunità realizzate nei comuni sotto i cinquemila abitanti, la misura che permette l’erogazione di contributi a fondo perduto fino al 40% dell’investimento. L’intervento può riguardare sia la realizzazione di nuovi impianti che il potenziamento di impianti già esistenti: in questo caso la misura è finanziata con 2,2 miliardi di euro del PNRR e punta a realizzare una potenza complessiva di almeno due giga watt e una produzione indicativa di almeno 2.500 giga watt l’ora ogni anno. Chi otterrà il contributo a fondo perduto potrà chiedere di cumularlo con l’incentivo in tariffa.

Gruppi di cittadini, condomini, piccole e medie imprese, ma anche enti locali, cooperative, associazioni ed enti religiosi: chi sceglierà di associarsi ad una Comunità, dovrà innanzitutto individuare sia un’area dove realizzare l’impianto con tecnologie rinnovabili che altri utenti connessi alla stessa cabina primaria. Inoltre sarà necessario un atto costitutivo del sodalizio che abbia come oggetto sociale prevalente i benefici ambientali, economici e sociali. Il soggetto gestore della misura è il GSE che potrà verificare preliminarmente l’ammissibilità dei soggetti interessati al fine di garantire la possibilità concreta di accedere ai benefici della misura.

Bonaccini: “Investire nelle rinnovabili come se non ci fosse un domani”

“Noi dobbiamo lavorare per una transizione ecologica che sia la più rapida possibile, cercando di contrapporre ambiente e lavoro, perché dobbiamo salvaguardare la produzione industriale, manifatturiera. Io vengo dalla Regione prima per export pro capite nel mondo e gran parte della nostra occupazione è dettata da quei settori manufatturieri così straordinari. Ma, certamente, dobbiamo investire nelle energie rinnovabili come se non ci fosse un domani, altrimenti un domani non ci sarà davvero”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Pd, Stefano Bonaccini, nel corso della visita al Parlamento europeo a Bruxelles.

Amazon da record: è prima azienda al mondo per quantità di rinnovabili acquistate

Amazon ha annunciato oggi di aver incrementato la sua capacità di energia rinnovabile di 8,3 gigawatt (GW) nel 2022 grazie a 133 nuovi progetti in 11 Paesi. Di conseguenza, grazie a un totale di 401 progetti legati alle energie rinnovabili in 22 Paesi, il portfolio globale di Amazon ha superato i 20 GW, che potrebbero generare la quantità di energia necessaria ad alimentare 15,3 milioni di abitazioni in Europa. Su un totale di 128 progetti di energia rinnovabile a livello europeo, sale a 22 il numero dei progetti di energia rinnovabile di Amazon in Italia. Tra questi, anche 2 nuovi progetti fotovoltaici on-site a Roma e a Bitonto (BA); che si aggiungono ai 17 progetti di energia rinnovabile on-site già esistenti e ai 3 progetti di energia rinnovabile off-site già annunciati, per una capacità complessiva in Italia di oltre 115 MW, sufficiente ad alimentare oltre 90.000 abitazioni italiane.

Gli acquisti dell’azienda negli ambiti solare ed eolico continuano ad aggiungere energia rinnovabile alle reti elettriche che alimentano le sue attività, inclusi i data center di Amazon Web Services (AWS), i centri di distribuzione di Amazon e i suoi negozi fisici in diverse parti del mondo. Grazie a questi continui investimenti, Amazon ha stabilito un nuovo record relativo alla quantità di energia rinnovabile acquistata da una singola azienda in un anno. Amazon, infatti, continua a essere al primo posto fra gli acquirenti aziendali di energia rinnovabile, posizione che occupa dal 2020 secondo Bloomberg New Energy Finance. I suoi continui investimenti nelle energie rinnovabili contribuiscono ad accelerare la crescita in nuove regioni del mondo tramite innovative strutture di accordi commerciali, tecnologie e soluzioni cloud.

Questi acquisti, inoltre, avvicinano Amazon all’obiettivo di alimentare le sue attività con il 100% di energia rinnovabile entro il 2025, cinque anni prima dell’obiettivo iniziale del 2030. L’azienda ha ora attivi 401 progetti nel mondo, compresi 164 fra parchi eolici e fotovoltaici e 237 progetti fotovoltaici sui tetti di siti Amazon. Una volta operativo, il portfolio globale di energia rinnovabile di Amazon sarà in grado di generare ogni anno 56.881 gigawattora (GWh) di energia pulita.

“Siamo contenti di essere sulla buona strada per alimentare le nostre attività con il 100% di energia rinnovabile con 5 anni di anticipo rispetto all’obiettivo iniziale. Grazie ai 133 progetti legati alle rinnovabili annunciati in 11 Paesi nel 2022, Amazon ha messo a segno un altro anno da record”, ha dichiarato Adam Selipski, CEO di AWS. “Questi progetti mettono in evidenza la varietà delle nostre fonti di approvvigionamento di energia rinnovabile, e dimostrano la nostra capacità di introdurre nuove tecnologie in nuovi mercati e ridurre ulteriormente gli impatti del cambiamento climatico”.

Greenpeace

Swg-Greenpeace: Italiani bocciano spese militari e vogliono un futuro più green

Gli italiani e le italiane hanno le idee chiare sulla direzione da percorrere per il futuro: investire nella transizione energetica, fermare la corsa al riarmo, tassare gli extra profitti delle aziende fossili e dell’industria militare. E’ la fotografia scattata dall’11 al 16 gennaio da un sondaggio Swg per Greenpeace Italia, i cui risultati vengono diffusi poche ore dopo la presentazione delle linee programmatiche del ministro della Difesa Crosetto.

La maggioranza degli italiani si schiera contro l’aumento della spesa militare: il 55% degli intervistati boccia la proposta del Governo di portare il budget della Difesa al 2% del Pil entro il 2028. Solo il 23% è favorevole ad aumentare la spesa militare. Tra i più contrari ci sono i residenti nel Nord-Ovest e nel Centro e i laureati. Per contro, invece, il 53% delle persone intervistate ritiene che “alla luce dell’attuale situazione internazionale politica ed energetica” l’Italia debba investire “esclusivamente” (27%) o “in gran parte” (26%) nella transizione energetica. Solo il 22% ritiene che il Paese debba puntare “in egual misura tra fonti fossili e transizione energetica”. Marginali le percentuali di chi vuole che l’Italia investa “in gran parte” (6%) o “esclusivamente” (3%) nelle fonti fossili.

Maggioranza schiacciante anche sulla proposta di tassare al 100% gli extra profitti delle aziende del gas e del petrolio e utilizzare il ricavato per contrastare il caro bollette (80%) e investire in energie rinnovabili (76%). Più di due italiani su tre (69%), inoltre, vorrebbero tassare anche gli extra profitti delle aziende della difesa. Solo il 12% è contrario.

Questo sondaggio conferma che per la maggioranza degli italiani la priorità è fermare il caro bollette e potenziare le energie rinnovabili. I risultati ci danno indicazioni inequivocabili anche su come finanziare questo cambio di rotta, ovvero tassando gli extra profitti di chi sta guadagnando da questo periodo di crisi: non solo le aziende fossili, ma anche quelle della difesa”, dice Simona Abbate, campaigner Energia e Clima di Greenpeace Italia. “Il nostro Paese deve smettere di investire nelle infrastrutture fossili e nelle armi. Cittadine e cittadini lo hanno capito, quando lo capirà anche il Ministro Crosetto ed il governo?”, conclude.