Italiano con il cuore in Usa, Filosa nuovo ceo Stellantis. Sindacati: “Ora cambio di passo”

I tempi sono stati rispettati (“Entro la prima metà dell’anno” aveva ripetuto più volte il presidente John Elkann nei mesi scorsi) e la scelta non è stata proprio una sorpresa, visto che il suo nome circolava da tempo. Antonio Filosa, 52 anni, è il nuovo amministratore delegato di Stellantis, nominato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione. Entrerà ufficialmente in carica il 23 giugno. Nato a Napoli, all’interno dell’azienda dal 1999 (“Ce l’ho nel sangue”, dice), formatosi a Milano, dove ha ottenuto la laurea in Ingegneria al Politecnico, e a lungo in carica in Brasile e poi negli Stati Uniti, Filosa incarna la svolta radicale intrapresa dalla casa automobilistica dopo l’era del francofilo Carlos Tavares, che si era dimesso lo scorso primo dicembre. “Daremo inizio a un nuovo, entusiasmante capitolo nella storia della nostra azienda”, assicura, infatti, il nuovo ceo in una lettera ai dipendenti del gruppo. Rafforzare ulteriormente “i legami e la fiducia che abbiamo con i nostri partner – i concessionari, i fornitori, i sindacati e le comunità in cui lavoriamo – è essenziale e sarà un obiettivo su cui mi concentrerò nel mio nuovo ruolo”, annuncia Filosa.

Sono stati necessari sei mesi – durante i quali Elkann ha tenuto le redini operative ad interim – per arrivare a un nome capace di conciliare tutte le necessità del gruppo in un momento che lo stesso presidente ha più volte definito “difficile”. “In questo periodo ci siamo concentrati sulla risoluzione dei problemi anziché sull’attribuzione delle colpe”, ha scritto il presidente di Stellantis in una lettera rivolta a tutti i dipendenti del gruppo e ora “portiamo la nostra Azienda su una traiettoria completamente diversa, ascendente, rimuovendo gli ostacoli tra problemi e soluzioni”. Problemi che riguardano, in primo luogo, la difficoltà di mercato anche se “abbiamo lanciato molti prodotti, ci siamo assicurati la leadership nel settore dei veicoli ibridi in Europa e abbiamo riavviato la nostra crescita negli Stati Uniti”. Risultati che “costituiscono la base” da cui Filosa dovrà partire. C’è poi il tema dei dazi imposti dal presidente Usa, Donald Trump, per le auto prodotte fuori dagli Stati Uniti, “tariffe e normative in costante evoluzione”, oltre alla “concorrenza sempre più agguerrita”, proveniente dalla Cina.

Impossibile ignorare il ruolo di Filosa proprio al di là dell’Atlantico dove ha mostrato una “leadership” fuori dal comune. Durante il suo mandato come Chief Operating Officer per il Sud America, ha portato il marchio Fiat alla leadership di mercato e ha poi sviluppato i marchi Peugeot, Citroën, Ram e Jeep, rafforzando la leadership di Stellantis nella regione. Il suo lavoro nella creazione dello stabilimento di Pernambuco, uno dei più grandi poli automobilistici del Sud America, ha lanciato Jeep in Brasile, che è rapidamente diventato il principale mercato del brand al di fuori degli Stati Uniti. In qualità di Ceo di Jeep, Filosa ha ampliato la presenza globale del brand anche in Europa. A dicembre 2024 è stato promosso Chief Operating Officer per le Americhe. Sin dalla sua nomina, ha avviato il rafforzamento delle operazioni negli Stati Uniti, riducendo le scorte dei concessionari, riorganizzando il team dirigenziale, guidando il processo di introduzione di nuovi prodotti e propulsori e intensificando il dialogo con i concessionari, i sindacati e i fornitori.

Che gli Usa siano sempre di più nel cuore del gruppo è cosa nota. Elkann ha più volte incontrato il presidente Trump – era con lui anche nella missione negli Emirati Arabi di un paio di settimane fa – al quale ha assicurato di voler aumentare gli investimenti in suolo americano. E la nomina di Filosa, profondo conoscitore dell’azienda e degli Usa, potrebbe andare in questa direzione.

Ma è comunque un italiano: un dettaglio non da poco che piace – e molto – ai sindacati e alla politica. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, infatti, sottolinea che “tocca a un italiano risollevare le sorti di Stellantis” e chiede di dare “un segnale positivo” ai lavoratori favorendo il rinnovo “della parte economica del Ccsl, arrivato alla stretta finale”. Anche per la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, “l’auspicio è che la nomina di un manager italiano di grande esperienza rappresenti la volontà del gruppo di rilanciare la produzione nel Paese”. Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità chiede di “aumentare i salari e di confrontarsi sul futuro occupazionale per favorire la rigenerazione”.

I natali italiani di Filosa sono “una buona notizia” anche per il governatore piemontese, Alberto Cirio, che chiede ora “un cambio di passo” all’azienda, affinché vengano rispettati “gli impegni assunti negli ultimi mesi”. Torino, dice il sindaco del capoluogo, Stefano Lo Russo, “è pronta a fare la sua parte: chiediamo che venga riconosciuta come protagonista nelle scelte strategiche del gruppo”.

Vendite di Tesla in Europa dimezzate ad aprile. Volano case cinesi

Aprile nero per le vendite di Tesla in Europa, dove le immatricolazioni si sono più che dimezzate. Buoni risultati, invece, per i costruttori cinesi nel Vecchio Continente. E’ quanto emerge dai dati diffusi dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili. Frenata dalla reputazione del suo amministratore delegato Elon Musk e da una gamma ormai obsoleta, il marchio americano ha visto le immatricolazioni nell’Unione Europea diminuire del 52,6% ad aprile e del 46,1% dall’inizio dell’anno. Tesla è scesa all’1,1% di quota di mercato nei primi quattro mesi del 2025, con 41.677 veicoli venduti contro i 77.314 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Leader nelle vendite di auto elettriche fino al 2024, Tesla è stata superata in questa categoria in Europa nel mese di aprile da un totale di dieci marchi, tra cui Volkswagen (che recupera così il suo ritardo nel settore elettrico), Bmw, Renault ma anche la cinese Byd, secondo la società Jato Dynamics. Il nuovo piccolo Suv elettrico di Skoda (gruppo Volkswagen), l’Elroq, si è posizionato in testa alle vendite. La Tesla Model Y, ex regina del mercato, è nona.

Le auto elettriche continuano tuttavia la loro conquista del mercato europeo (+26,4% su base annua), raggiungendo il 15,3% delle vendite ad aprile, secondo l’Acea. In questo settore l’andamento è molto contrastante nei vari paesi europei, in particolare a seconda dei bonus e dei vantaggi fiscali distribuiti dai governi. Germania, Belgio, Italia e Spagna hanno visto esplodere le vendite di auto elettriche, mentre la Francia è in leggero calo. “Le vendite di veicoli elettrici stanno lentamente prendendo piede, ma la crescita rimane molto graduale e disomogenea tra i paesi dell’Ue”, dice Sigrid de Vries, direttore generale dell’Acea. “Affinché i veicoli elettrici diventino una scelta comune – sottolinea – è essenziale che i governi continuino a creare le condizioni necessarie, come incentivi all’acquisto e fiscali, infrastrutture di ricarica e prezzi (bassi) dell’elettricità”, ha sottolineato Sigrid de Vries.

In questo contesto, con i prezzi di vendita più accessibili, le auto ibride (con una piccola batteria elettrica che si ricarica durante la guida) continuano a dominare il mercato europeo (+20,8% dall’inizio dell’anno), conquistando quote di mercato finora riservate alle auto a benzina (-20,6%). Il gruppo Volkswagen continua a dominare il mercato europeo (+2,9% ad aprile) e il numero 2 Stellantis inizia a limitare i danni dopo mesi difficili (-1,1%), spinto dai suoi marchi Peugeot, Jeep e Alfa Romeo. “I risultati di aprile in Europa – spiega un portavoce di Stellantis – confermano che il gruppo è sulla strada giusta per recuperare il terreno perduto”.

Le auto ibride ricaricabili (con motore a benzina e batteria elettrica che si ricarica collegandola alla rete elettrica) hanno registrato una ripresa (+7,8%), in particolare in Germania e Spagna, e rappresentano il 7,9% del mercato. Secondo l’analisi di Jato, le auto cinesi hanno contribuito “in modo significativo” al successo delle auto elettriche e ibride ricaricabili. I marchi come Byd, MG, Xpeng o Leapmotor hanno registrato un aumento del 59% in un anno in queste categorie, contro il 26% degli altri marchi. “Resta da vedere se l’Unione Europea risponderà al boom delle ibride ricaricabili cinesi imponendo dazi doganali”, come ha fatto per le auto elettriche, osserva Felipe Munoz della società Jato.

Stellantis aumenta quota mercato in Ue30 ad aprile: è prima volta nel 2025

Per la prima volta dall’inizio dell’anno, Stellantis aumenta la sua quota sul mercato totale Ue30 raggiungendo il 17,3% delle vendite in aprile, in crescita dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2024. Non solo. Due modelli del gruppo sono entrati nella top ten delle vendite, cioè Citroën C3 e Peugeot 208, mentre la Citroën ë-C3 si guadagna il podio del segmento B-Bev. Procede inoltre il trend positivo della raccolta ordini, che a metà maggio ha superato 1.000.000 di unità, grazie anche al grande contributo di Citroën C3/Aircross che sfiora le 100.000 unità e Peugeot 3008 (circa 50mila). Risultati che per Luca Napolitano, Commercial Operations Officer per Stellantis, rappresentano “un segnale estremamente promettente per il futuro e ci indicano che siamo sulla strada giusta per recuperare il terreno perduto”.

Ad aprile Stellantis conferma anche la leadership nelle vendite di vetture ibride con una quota del 15,1%, in crescita di 4,7 punti percentuali rispetto allo stesso mese dello scorso anni. Peugeot è il marchio che cresce più di tutti su questo mercato e raggiunge il quarto posto in classifica. Sul mercato totale dei veicoli commerciali, Stellantis Pro One in aprile si conferma prima col 31,1% di quota (+2.3 punti percentuali nei confronti di aprile 2024) e prima in 8 dei 10 mercati maggiori. Per Napolitano, i dati sono ancora più positivi se guardati nell’ottica di tutte le azioni del gruppo “atte ad agevolare la transizione alla mobilità elettrica”.

Sul totale anno, in Francia, Italia e Portogallo Stellantis mantiene saldamente la leadership sul mercato totale e su quello dei veicoli elettrici. In Italia Jeep Avenger è il Suv più venduto, mentre in Germania Stellantis registra una crescita dei volumi del 9.9% nel segmento dei veicoli passeggeri e del 6% sul mercato totale, mentre la Opel Corsa si conferma la prima city car sia in aprile sia sul totale anno. Ancora la Corsa sugli scudi nel Regno Unito, dove è la city car più venduta. Bene anche in Spagna, dove ad aprile Stellantis è prima nel segmento dei Bev, grazie soprattutto alla performance di Citroën ë-C3 e Peugeot e-2008 che sono tra i 10 best seller del mercato Progressi, dice Napolitano, “ottenuti su mercati particolarmente difficili e competitivi come Germania e Uk che hanno conseguito risultati importanti in termini sia di volumi che di quota mercato. A questo aggiungerei le brillanti prestazioni della Citroën C3: lanciata a fine anno scorso, ha velocemente scalato la classifica dei best seller del mercato totale UE30, sia nella sua versione termica che quella elettrica, fino a raggiungere la quinta posizione nel segmento B e la sesta sul mercato veicoli passeggeri in aprile”. Da evidenziare infine la performance di Alfa Romeo in Italia (miglior mese degli ultimi 5 anni, + 43% rispetto ad aprile 2024) e Francia, dove si è affermata tra i brand premium con i migliori risultati.

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Dazi, case automobilistiche americane deluse da accordo Londra-Washington

L’Associazione dei costruttori automobilistici americani (AAPC), che rappresenta i tre gruppi storici Ford, General Motors e Stellantis (Chrysler, Jeep, ecc.), ha espresso la propria delusione per l’accordo commerciale annunciato ieri tra Londra e Washington.

L’industria automobilistica americana è strettamente legata al Canada e al Messico, cosa che non avviene tra gli Stati Uniti e il Regno Unito”, osserva Matt Blunt, presidente dell’AAPC, in un comunicato. “Siamo delusi che l’amministrazione abbia dato la priorità al Regno Unito piuttosto che ai partner”, ovvero il Canada e il Messico con cui Washington ha un accordo di libero scambio (ACEUM), ha proseguito.

L’ACEUM, concluso nel 2018 da Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale, è in vigore dal luglio 2020. Ieri Londra e Washington hanno presentato un accordo commerciale definito “storico”. Consente al Regno Unito di sfuggire alla maggior parte dei dazi americani sulle automobili e apre maggiormente il mercato britannico ai prodotti agricoli americani.

Le esportazioni britanniche erano state prese di mira dall’offensiva protezionistica di Donald Trump (+25% su acciaio, alluminio e automobili, +10% sul resto dei prodotti), come gli altri paesi (ad eccezione della Cina, soggetta a tasse più pesanti). I dazi doganali sulle automobili britanniche sono stati “immediatamente” ridotti, passando dal 27,5% – somma del dazio aggiuntivo del 25% e dei dazi doganali precedenti – al 10% per una quota annuale di 100.000 automobili. Secondo Downing Street, ciò corrisponde “quasi” al numero di veicoli esportati nel 2024 dal Regno Unito agli Stati Uniti. “In virtù di questo accordo, sarà ora meno costoso importare un veicolo britannico contenente pochissimi componenti americani rispetto a un veicolo fabbricato in Canada o in Messico nell’ambito del CUSMA con metà dei pezzi di ricambio americani”, afferma Blunt. Questa situazione “danneggerà le case automobilistiche americane, i fornitori e i dipendenti dell’industria automobilistica”, sottolinea, auspicando che questo “accesso preferenziale a scapito dei veicoli nordamericani non costituisca un precedente per i negoziati con i concorrenti asiatici ed europei”.

Stellantis sospende le previsioni per il 2025: “Troppe incertezze legate ai dazi, ma bene misure riduzione”

Stop alla guidance finanziaria per il 2025 a causa delle incertezze legate alle tariffe doganali, alla loro evoluzione e alla “difficoltà di prevederne i possibili impatti sui volumi di mercato e sul panorama competitivo”. In sostanza, l’alleggerimento dei dazi sul settore automotive annunciato dal presidente Usa, Donald Trump non è sufficiente a rassicurare le aziende che ora puntano tutto sulla prudenza. In primis Stellantis, che nel giorno in cui annuncia i risultati del primo trimestre – non troppo lusinghieri – spiega che “non è possibile al momento garantire una previsione con un grado di accuratezza adeguato”. Ma, assicura il Cfo, Doug Ostermann, “l’azienda si impegna a ripristinare le previsioni finanziarie quando sarà in grado di farlo in modo attendibile”. Il contesto, insomma, è ancora troppo “turbolento”, anche perché il quadro politico sui dazi “è cambiato rispetto a quando abbiamo fissato le nostre previsioni per il 2025 e continua ad evolversi”. In ogni caso il gruppo apprezza naturalmente le misure di alleggerimento dei dazi” decise da Trump e valutando “l’impatto della nuova politica sulle nostre attività in Nord America. Ciononostante, permangono forti incertezze”.

Su questo fronte l’obiettivo del gruppo non cambia: “proteggere l’azienda e al tempo stesso dialogare con le istituzioni governative competenti per facilitare l’implementazione e l’evoluzione informata dei provvedimenti”. Allo stesso tempo, “il management si sta attivando per adeguare i piani di produzione e individuare opportunità per migliorare gli approvvigionamenti”.

Stellantis produce al di fuori degli Stati Uniti (in Messico e Canada) i due quinti delle auto che vende nel Paese. Sebbene abbia annunciato un aumento della produzione americana, ha già dovuto sospendere l’attività in alcuni stabilimenti per adeguarsi al nuovo costo dei componenti legato ai dazi doganali e al rallentamento del mercato americano.

In questo contesto, risultati del primo trimestre non sono eccezionali. I ricavi sono stati pari a 35,8 miliardi di euro, in calo del 14% rispetto al 1° trimestre 2024, principalmente, “a causa dei minori volumi di consegne, nonché di un mix e di prezzi sfavorevoli”. Nello stesso periodo dello scorso anno i ricavi netti erano stati pari a 41,7 miliardi di euro. Diminuiscono anche le consegne consolidate, che da gennaio a marzo sono state pari a 1.217 mila unità (118.000 in meno), in calo del 9%. Il dato, spiega il gruppo, “riflette la minore produzione in Nord America, conseguenza del prolungamento di inattività festiva in gennaio, l’impatto della transizione del portafoglio prodotti e i minori volumi di LCV nell’Europa allargata”.

Ecco perché, di fronte a una performance “difficile e non all’altezza delle nostre aspettative”, ha spiegato Ostermann, “ora ci concentriamo sull’esecuzione della strategia, cioè sulle cose che possiamo controllare in un contesto molto turbolento”. Allo stesso tempo, ha ricordato, “stiamo assistendo a importanti progressi grazie alle nostre azioni di ripresa commerciale. Inoltre, stiamo procedendo bene con il lancio della nuova ondata di prodotti per il 2025, colmando le lacune di prodotto e ampliando le nostre opportunità”.

In Europa, la quota di mercato del primo trimestre 2025, pari al 17,3%, è stata superiore di 190 punti base rispetto al quarto trimestre 2024 e in Sud America, il cosiddetto ‘Terzo motore’, l’azienda ha mantenuto la sua posizione di leader, con una quota di mercato del 23,8%, in aumento di 1,5 punti percentuali. “La ripresa commerciale” negli Usa “è in una fase iniziale”, ha detto il Cfo, e “stiamo assistendo a progressi incoraggianti”.

 

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Stellantis, Elkann: “2024 anno difficile”. E sui dazi mostra fiducia: “Intesa Ue-Usa è possibile”

Il 2024 “non è stato un buon anno per Stellantis. I motivi sono stati in parte di nostra competenza, il che ha reso il risultato ancora più deludente”. John Elkann, aprendo l’Assemblea degli azionisti, rimarca quanto annunciato già a fine febbraio, cioè che lo scorso anno non è sicuramente da ricordare in positivo per le performance economiche. L’utile netto, infatti, è sceso a 5,5 miliardi di euro, in calo del 70%, quello operativo rettificato di a 8,6 miliardi di euro (-64% con un margine AOI del 5,5%). Calano anche i ricavi, pari a 156,9 miliardi di euro, segnando -17% rispetto al 2023. Le consegne sono diminuite del 12% a livello globale (sono state 5,4 milioni). L’Assemblea ha dato il via libera al bilancio.

A pesare, ricorda Elkann, è stato anche “il disallineamento tra il Consiglio di amministrazione e il nostro ceo Carlos Tavares”, situazione che lo ha portato “a lasciare l’azienda all’inizio di dicembre del 2024”. Da allora, dice il presidente di Stellantis, il Comitato esecutivo ad interim, “che il Consiglio mi ha chiesto di presiedere, ha lavorato con tutti i nostri team nella gestione quotidiana dell’azienda” e “sono state intraprese azioni importanti e decisive per garantire” che il gruppo “sia nella posizione più forte possibile quando verrà nominato il nostro nuovo Ceo”, entro la prima metà del 2025. E proprio quest’anno, spiega agli azionisti il presidente, “siamo concentrati sul lancio di nuovi prodotti e sul miglioramento delle nostre attività in un contesto molto difficile nei nostri due principali mercati”.

Già, e i motivi per cui il settore “è sotto pressione” e l’industria automobilistica “è a rischio”, non sono pochi e viaggiano tra le due sponde dell’Atlantico. Colpa, dice Elkann, di “scelte politiche e normative” dell’Europa e degli Stati Uniti, di un “percorso di tariffe dolorose e regolamenti troppo rigidi”. A cominciare dai dazi imposti dall’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che lo stesso presidente di Stellantis ha incontrato all’inizio di aprile a Washington. In quella occasione aveva chiesto maggiore chiarezza per poter lavorare sulla competitività. Il tema, infatti, è che “oltre al dazio del 25% imposto sui veicoli, siamo colpiti da una serie di dazi aggiuntivi, tra cui quelli su alluminio, acciaio e componenti”, dice Elkann. Uno spiraglio, però, forse c’è e “non è troppo tardi” se Usa e Ue intraprendono “le azioni urgenti necessarie per promuovere una transizione ordinata. Siamo incoraggiati da quanto indicato ieri dal presidente Trump sulle tariffe per l’industria automobilistica”. Il repubblicano, infatti, sta valutando di esentare temporaneamente le case automobilistiche dalle nuove imposte.

In Europa, invece, a pesare sono le normative sulle emissioni di CO2 che “hanno imposto un percorso irrealistico di elettrificazione, scollegato dalla realtà del mercato”. In effetti, precisa Elkann “i governi europei hanno ritirato, a volte bruscamente, gli incentivi all’acquisto e l’infrastruttura di ricarica rimane inadeguata. Di conseguenza, i consumatori tardano a passare ai veicoli elettrici”. Serve, quindi, un’inversione di rotta, è il ragionamento del presidente di Stellantis, altrimenti “sarebbe una tragedia, perché l’industria automobilistica è fonte di posti di lavoro, innovazione e comunità forte”.

Un terzo degli azionisti di Stellantis (il 33,07%), intanto, nel corso dell’Assemblea ha votato contro il Remuneration Report 2024, che include i compensi per i manager e la buonuscita dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares, che riceverà 23,085 milioni di euro di compensi complessivi relativi al 2024 e una buonuscita totale di 12 milioni di euro, che sarà pagata nel 2025. Sul piede di guerra la Fiom: “Ancora una volta – dice il segretario generale Michele De Palma – vengono premiati i manager e gli azionisti di Stellantis mentre i lavoratori continuano ad essere in cassa integrazione”. 

 

 

JOHN ELKANN

Colloquio Elkann-Trump alla Casa Bianca: focus su competitività in Usa

Oltre 75mila dipendenti per un fatturato annuo di 63,5 miliardi di euro e consegne pari a circa 1,4 milioni di veicoli. Il mondo Stellantis negli Usa è una fetta importante delle attività del gruppo e, in futuro, potrebbe esserlo ancora di più. Il presidente John Elkann ha incontrato, infatti, Donald Trump alla Casa Bianca e, come riportato dai media Usa e confermato da fonti del gruppo, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di voler ripristinare standard meno rigidi sulle emissioni delle auto. Una visione, quella del repubblicano, distante dagli obiettivi dell’Unione europea che, pur concedendo una flessibilità – si passa da uno a tre anni nella valutazione della conformità – obbligherà i costruttori ad adeguarsi a rigide norme per ridurre l’impronta di CO2. In caso contrario, le multe saranno decisamente salate. Norme, aveva spiegato pochi giorni fa il presidente Stellantis, “dure e contradditorie”, intorno alle quali “stiamo discutendo approfonditamente con la Commissione europea per capire quale sarà la direzione da seguire per quanto riguarda il 2035 e oltre”.

Elkann ha partecipato all’incontro con Trump in qualità di responsabile di uno dei maggiori produttori automobilistici degli Usa, con l’obiettivo di proseguire il dialogo con il presidente e la sua amministrazione in questo momento cruciale per il futuro dell’industria automobilistica statunitense. Secondo quanto si apprende, tra i temi dell’incontro ci sarebbe stato anche quello relativo alla competitività del sistema automotive nordamericano, su cui Elkann si era espresso la scorsa settimana in una call con gli analisti, oltre all’accessibilità economica dei prodotti fabbricati negli Stati Uniti e per le implicazioni sulla domanda. Il presidente di Stellantis avrebbe ribadito la necessità di una maggiore chiarezza. La stessa che chiedono tutti i produttori di auto, soprattutto in vista dei dazi del 25% su tutti i veicoli non prodotti negli Stati Uniti a partire dal 3 aprile. “In termini di tariffe – aveva detto Elkann nel nel corso della presentazione dei risultati finanziari del 2024 – abbiamo sostenuto con forza la politica del presidente Trump di rilanciare la produzione americana e abbiamo annunciato ingenti investimenti statunitensi nelle prime 100 ore della sua nuova amministrazione”. Il colloquio Elkann-Trump, infatti, non è il primo tra i due da quando il tycoon si è insediato alla Casa Bianca. Poco prima della cerimonia, il presidente di Stellantis aveva incontrato il repubblicano e diversi funzionari dell’amministrazione Usa.

Stellantis, investimento da 38 milioni nel Biellese per componenti motorizzazioni elettriche

Sono iniziati da qualche settimana nello stabilimento Stellantis di Verrone, in provincia di Biella, i lavori per l’allestimento di 56 macchine utensili che, una volta ultimate (sei sono già in fase di installazione), produrranno componenti essenziali per la costruzione di moduli di propulsione elettrica (EDM) che vengono attualmente prodotti in vari impianti di Stellantis in Europa. L’avvio della produzione a Verrone è previsto per la fine del 2027. L’investimento nello stabilimento piemontese, che ammonta a oltre 38 milioni di euro, spiega il gruppo, “rientra nelle attività propedeutiche alla realizzazione del Piano Italia”, presentato lo scorso 17 dicembre al Mimit, “che pone il nostro Paese al centro delle strategie di Stellantis, attraverso l’aumento dei modelli in produzione, elettrici e ibridi, e la salvaguardia dei livelli occupazionali, in linea con gli investimenti produttivi e avviando processi di inserimento, aggiornamento e riqualificazione delle persone del gruppo”.

A Verrone, in particolare, saranno realizzati alberi e ingranaggi in acciaio che saranno utilizzati per la realizzazione delle motorizzazioni elettriche delle future vetture della piattaforma STLA Small. Obiettivo dell’impianto è produrre a regime oltre 400 mila pezzi all’anno ma è già in corso la valutazione, in base a quello che sarà l’andamento del mercato automobilistico europeo, per ipotizzare un aumento negli anni successivi di ulteriori 200 mila componenti oltre a quelli attuali.

L’impianto piemontese, di cui è responsabile Liliana Caminiti, è uno dei fiori all’occhiello per Stellantis nell’ambito della componentistica. Con circa 350 dipendenti e una superficie di circa 300 mila metri quadrati, lo scorso anno ha prodotto oltre 200 mila cambi per gli stabilimenti del Gruppo in Europa, ed in particolare per quelli italiani di Melfi, Pomigliano e Atessa. “Siamo orgogliosi di questo investimento – afferma Jean Philippe Imparato, Chief Operating Officer, Enlarged Europeperché è in sincronia con le altre attività che stiamo sviluppando in diversi mercati europei del Gruppo per proiettarci nel futuro, e ribadisce ancora una volta le competenze professionali e l’impegno delle persone che lavorano in tutti gli impianti italiani di Stellantis, senza distinzione tra produzione di autovetture, veicoli commerciali, componenti, motori e cambi. Si può fare, tutti insieme, e noi lo stiamo dimostrando”.

Auto, Urso: “Riconvertire su difesa e Spazio”. No di Fiom, ma Fim apre

Riconvertire e diversificare: sono le parole chiave del governo per il futuro dell’automotive. A ribadire il concetto è Adolfo Urso, nella riunione con sindacati e attori del comparto al Mimit: “Siamo un governo responsabile: il nostro obiettivo è mettere in sicurezza le imprese e tutelare i lavoratori. Per questo incentiviamo le aziende della filiera automotive a diversificare e riconvertire le proprie attività verso settori ad alto potenziale di crescita, come la difesa, l’aerospazio, la blue economy e la cybersicurezza”, dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

La riflessione parte dal dato di fatto che si tratta di due settori “in forte espansione e ad alta redditività”, che potrebbero “salvaguardare e valorizzare le competenze dei lavoratori, mettendo a frutto le loro capacità tecniche e il capitale umano già formato”. Da tempo nell’esecutivo si è fatta largo l’idea che la crisi dell’automotive debba essere risolta con soluzioni differenti dal solito ricorso a incentivi (“non rinnoveremo più l’Ecobonus, inefficace su scala nazionale”) e ammortizzatori sociali. Non proprio una ‘rivoluzione’, ma comunque un orientamento che segua di più gli andamenti del mercato.

Urso annuncia, poi, che insedierà un tavolo specifico con le imprese e le Regioniper governare la transizione e, quindi, anche la necessaria riconversione industriale verso i comparti in maggiore crescita su cui abbiamo anche campioni nazionali ed europei che possono contribuire a sviluppare le filiere produttive”.

La proposta divide i sindacati, tra chi si dice contrario, come la Fiom, e chi invece concede un’apertura di credito, come la Fim. “E’ evidente che la riconversione dell’automotive va fatta nell’automotive, non prendiamo in considerazione e non vogliamo aprire una discussione rispetto al fatto di passare dal green al militare”, risponde Samuele Lodi, della segreteria nazionale dei metalmeccanici Cgil. Ritenendo questa scelta del governo “assolutamente assurda, sia da un punto di vista etico che industriale e occupazionale”. Di tutt’altro avviso Ferdinando Uliano: “ Ci sono alcuni aspetti da cogliere rispetto a un settore che sta crescendo, come quello di aerospazio e difesa. Non crediamo che ci siano operazioni di compensazione, cioè di chiudere le fabbriche dell’Auto per fare operazioni militari. Pensiamo che si debba cogliere quelle opportunità”, sostiene il segretario generale della Fim Cisl. Punta su altri obiettivi la Uilm, che pur apprezzando “l’interessamento costruttivo” dell’esecutivo, nota “purtroppo che restano inevasi i due problemi fondamentali: la necessità di abbassare un costo abnorme della energia e l’urgenza di riformare un sistema degli ammortizzatori sociali che oggi offre poche tutele ai lavoratori ma pesa con forti oneri sulle aziende”.  Non solo, per il segretario nazionale, Gianluca Ficco, servono anche “forme di riqualificazione professionale e sostegno al reddito”.

Al tavolo automotive si è discusso anche di Europa, o meglio del percorso che il Vecchio continente dovrà seguire per non accelerare la crisi del settore. “L’Italia guida il fronte delle riforme in Europa”, rivendica Urso ricordando che il non paper presentato a Bruxelles “ha costretto la Commissione a inserire nel Piano d’azione il rinvio delle sanzioni previste per il 2025 e l’anticipo alla seconda metà di quest’anno della revisione del regolamento sui veicoli leggeri”. E sulla sfida europea il ministro può contare sull’Anfia che conferma la “piena sintonia col Mimit sulle azioni da proseguire per dare un’attuazione a un piano che vada realmente e concretamente nella direzione di supportare la filiera automotive europea”. Sulla scorta di questi passaggi, Urso indica come priorità “il sostegno alla componentistica”, con un intervento “a supporto della filiera, indirizzando risorse per 2,5 miliardi di euro nel triennio 2025-27, e solo per il 2025 1,6 miliardi di euro, tra accordi per l’innovazione, contratti e mini-contratti di sviluppo e credito d’imposta” oltre ai 100 milioni “per interventi mirati sulla domanda, non di autovetture, che concorderemo direttamente” con le aziende dell’indotto.

Nella riunione a Palazzo Piacentini, ovviamente, c’è spazio anche per discutere di Stellantis. Il ministro delle Imprese ribadisce che l’azienda ha “cambiato rotta” ma allo stesso tempo si aspetta che ci sia una velocizzazione sugli investimenti. Anche se, per Fiom, “Sono necessarie risorse private perché i 2 miliardi annunciati da Stellantis per il 2025 evidentemente non bastano. E servono anche risorse pubbliche, che devono essere condizionate alla tutela occupazionale”. Domande che potrebbero anche trovare spazio nell’audizione che il presidente del Gruppo, John Elkann, terrà mercoledì 19 marzo, alle 14.30, davanti alle commissioni congiunte Industria e agricoltura del Senato e Attività produttive della Camera. Uno degli appuntamenti cerchiati in rosso nell’agenda politica italiana.

Stellantis, utile netto in calo del 70% nel 2024. Ma il gruppo guarda avanti: “Stime positive per 2025”

Un 2024 “di forti contrasti per l’azienda, con risultati al di sotto del nostro potenziale“, un anno “di cui non siamo orgogliosi” ma un 2025 con una guidance finanziariadi crescita positiva dei ricavi netti“. John Elkann, presidente di Stellantis, guarda già al futuro perché i dati economici dello scorso anno – pur essendo coerenti “con le previsioni finanziarie aggiornate” di settembre – non sono buoni. L’utile netto è sceso a 5,5 miliardi di euro, in calo del 70%, quello operativo rettificato di a 8,6 miliardi di euro (-64% con un margine AOI del 5,5%). Calano anche i ricavi, pari a 156,9 miliardi di euro, segnando -17% rispetto al 2023. Le consegne sono diminuite del 12% a livello globale – sono state 5,4 milioni – “per gap temporanei nella gamma prodotti e azioni di riduzione delle scorte ormai completate“, fa sapere il gruppo nella nota con cui ha presentato i conti. “Dati drammatici“, commenta il vicepremier Matteo Salvini che, durante l’incontro con la stampa estera, punta il dito contro l’Europa. “Non occorreva uno scienziato – attacca il leader della Lega – per capire che il suicidio imposto da Bruxelles nel nome dell’auto elettrica avrebbe avuto morti e feriti tra gli operai, tra gli ingegneri, non tra i politici“.

In questo 2025 Elkann punta tutto sugli elementi di forza, cioè sul lancio di dieci nuovi prodotti, di “nuove piattaforme e modelli multi-energy” e sulla “produzione di batterie per veicoli elettrici attraverso le nostre joint venture” oltre all’operatività della “partnership con Leapmotor International”. Insomma, si lavora “con energia e determinazione protesi al futuro” e “siamo fermamente intenzionati a guadagnare quote di mercato e a migliorare le performance finanziarie nel corso del 2025”. Per il presidente di Stellantis – che dopo l’addio del ceo Carlos Tavares ha assunto la guida del comitato esecutivo ad interim – le parole chiave saranno “crescita“, “redditività” e “fiducia“. Nel futuro, spazio anche all’intelligenza artificiale che “è al centro della trasformazione digitale di Stellantis, che sta promuovendo progressi in diversi settori con partner di alto livello”.

Fondamentale sarà la scelta del nuovo amministratore delegato il cui processo di nomina, assicura Stellantis, “è in corso e si concluderà entro la prima metà del 2025”. “Abbiamo eccellenti candidati, sia esterni sia interni – spiega Elkann dopo aver ringraziato Tavares – e le conversazioni che stiamo avendo sono molto incoraggianti per noi, per avere il miglior ceo possibile“.

Nei 90 giorni trascorsi dall’inizio della transizione nella leadership – il comitato esecutivo ad interim “ha intrapreso azioni rapide e decisive per migliorare le prestazioni e la redditività dell’azienda“. Si va dalla gestione delle scorte – in modo particolare il superamento degli obiettivi di riduzione di quelle dei concessionari statunitensi – all’utilizzo “al meglio” delle flessibilità disponibili nell’ambito delle normative sulla CO2 per mitigare i rischi, “continuando nel contempo a ridurre le emissioni“. Il gruppo procede anche verso “l’innalzamento del dialogo” con i governi e le autorità di regolamentazione sulle questioni chiave del settore”.

Sul piatto ci sono anche due questioni dirimenti, al di qua e al di là dell’Atlantico. La prima è quella dei dazi voluti dal presidente Usa Donald Trump. “Stiamo valutando diversi scenari“, ma “è ancora presto” per dire quale si realizzerà, spiega Elkann, e “quali effetti ci potrebbero essere per Stellantis. Noi siamo pronti“. Il gruppo ha “sostenuto con forza la politica del presidente Trump di rilanciare la produzione americana“, tanto da avere annunciato ingenti investimenti subito dopo il giuramento del repubblicano. Sul campo europeo, invece, si gioca la partita sulle normative legate alle emissioni, tema fondamentale del Dialogo strategico sul settore automobilistico in corso a Bruxelles. Norme, spiega il presidente Stellantis, “dure e contradditorie“, intorno alle quali “stiamo discutendo approfonditamente con la Commissione europea per capire quale sarà la direzione da seguire per quanto riguarda il 2035 e oltre“.

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