D’Auria (Trans Italia): “Oggi un’azienda di trasporti e logistica non può prescindere da progetti di intermodalità”

Trans Italia, player di riferimento nell’ambito dei trasporti e specializzato in servizi logistici di alta qualità e innovazione ha partecipato a LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logistica sostenibili – confermando la necessità di investire sull’intermodalità, intesa come integrazione di più metodi di trasporto green per le merci. 

“Ritengo che oggi LetExpo sia una vetrina su tutto il territorio nazionale e internazionale per quanto concerne tutte le tematiche di logistica e trasporto. Non solo, è anche un network di relazioni e interconnessioni con tutto il mondo politico e con tutti gli azionisti del mondo del trasporto, dal mare alla terra” ha spiegato Luigi d’Auria, ceo Trans Italia. 

“Oggi il mondo dei trasporti e della logistica – ha continuato d’Auria – non può prescindere dalle metodologie della sostenibilità. Per questo i nostri progetti sono quelli di un utilizzo sempre più spinto dell’intermodalità, avendo in opera progetti molto avanzati per quanto concerne la multimodalità, ovvero l’integrazione di più modalità di trasporto, come ferro, mare e strada. Qui giocano un ruolo fondamentale le infrastrutture, tanto da seguire con molto interesse tutti quelli che sono gli investimenti all’interno dei porti e degli interporti. Solo in questo modo potremo avere uno sviluppo maggiore dell’intermodalità e, soprattutto, un abbattimento di quello che sono i temi climatici. Ritengo, infatti, che un’azienda di trasporto e logistica che abbia un progetto una strategia di crescita di espansione non possa certo prescindere da progetti di intermodalità, in quanto se si utilizza questo metodo si riescono a cogliere i tre paradigmi della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. 

Carvelli (Edison Next): “Decarbonizzare il trasporto su gomma è una priorità per la transizione energetica”

Edison Next ha partecipato a LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logistica sostenibili – portando al centro del confronto il ruolo strategico della mobilità elettrica nella decarbonizzazione del settore logistico. 

“Per noi è importante partecipare a questo tipo di eventi. Siamo un player attivo da oltre 140 anni nel mondo dell’energia e accompagniamo imprese e territori nei percorsi di transizione energetica e decarbonizzazione”, ha spiegato a Gea Marco Carvelli, Head of E-Mobility di Edison Next. 

Secondo Carvelli, il settore dei trasporti rappresenta uno snodo decisivo per raggiungere gli obiettivi climatici globali. “La logistica è per noi un elemento fondamentale da supportare: circa il 28% delle emissioni globali di gas climalteranti è legato al mondo dei trasporti e, di queste, circa il 90% deriva dal trasporto su gomma. Aiutare chi opera in questo settore a ridurre le emissioni è quindi essenziale per decarbonizzare l’intera industria”. 

In questo contesto Edison Next affianca gli operatori della logistica lungo tutto il percorso di elettrificazione delle flotte. “Supportiamo i player del settore fin dai primi passi, in particolare sulla logistica dell’ultimo miglio. Pensiamo alle aree urbane, dove sempre più città stanno regolando l’accesso privilegiando veicoli meno inquinanti. Installiamo colonnine di ricarica nei depositi logistici per consentire una ricarica rapida dei mezzi e permettere loro di operare efficacemente nelle tratte urbane”. 

Accanto alla mobilità urbana, l’azienda sta sviluppando anche infrastrutture dedicate al trasporto pesante. “Stiamo lavorando grazie a fondi europei e risorse del PNRR che abbiamo ottenuto, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, a cui si aggiungono i nostri investimenti diretti”. 

L’obiettivo è creare una rete di ricarica lungo le principali direttrici del trasporto merci in Italia. “Seguiamo le rotte dei nostri trasportatori lungo la dorsale del Paese. In questo momento stiamo sviluppando i primi cinque hub di ricarica dedicati al trasporto pesante, con stalli specifici per camion. Saranno realizzati nel Casertano, nella provincia di Roma e nella provincia di Milano, lungo l’autostrada A1, cioè lungo quello che rappresenta il principale corridoio di traffico merci in Italia”. 

Gugliotti (Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio): “La transizione energetica è una priorità strategica per il porto di Taranto”

L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha partecipato a LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logistica sostenibili – portando al centro del dibattito il ruolo strategico dei porti nella transizione energetica e nella diversificazione industriale dei territori. 

“Per noi la transizione energetica è una priorità assoluta, e lo è diventata ancora di più dopo che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, lo scorso luglio, ha individuato Taranto e Augusta come hub principali per l’eolico offshore nazionale, con scali secondari a Brindisi e Civitavecchia”, ha spiegato a Gea Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. 

In questo contesto il porto di Taranto sta accelerando gli investimenti per supportare lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore. “Stiamo investendo risorse economiche ma anche molto tempo nella progettazione. A gennaio il MASE ci ha autorizzati a proseguire con la progettazione esecutiva di un’area destinata. Si tratta di circa 100 ettari del molo polisettoriale del porto di Taranto, che verrà suddiviso in due parti: quella più interna sarà destinata proprio alle attività legate all’eolico offshore”. 

L’hub dovrà essere adeguato per sostenere carichi molto superiori rispetto alle attività portuali tradizionali. “Per questo è necessario un importante intervento di consolidamento delle superfici. Il MASE ha messo a disposizione 28 milioni di euro e il nostro obiettivo è avviare quanto prima la gara per realizzare questi lavori”. 

Parallelamente, l’Autorità portuale sta portando avanti una strategia più ampia di trasformazione del porto. “La sfida della diversificazione è probabilmente la più importante che ci siamo trovati davanti. Non solo perché la grande industria sta attraversando una fase di crisi, ma anche perché il porto di Taranto aveva comunque bisogno di cambiare pelle: non più un porto esclusivamente siderurgico e industriale, ma uno scalo aperto e diversificato”. 

Tra i settori su cui si punta per rilanciare lo sviluppo del porto c’è la cantieristica navale. “A Taranto esisteva una tradizione importante in questo ambito, che negli ultimi anni si è fermata. Il nostro obiettivo è far ripartire questa filiera. Nell’area dell’ex Yard Belleli, inizialmente individuata per un investimento del gruppo Ferretti poi realizzato altrove, è ora disponibile un nuovo investitore”. 

Secondo Gugliotti, il progetto potrebbe rappresentare il primo passo per rilanciare una filiera industriale più ampia. “Stiamo lavorando con il MIMIT alla sottoscrizione di un addendum all’accordo di programma per consentire l’ingresso di questo nuovo investitore. La cantieristica navale può rappresentare il primo step per sviluppare altre attività, come la rottamazione navale. Oggi molte navi militari italiane vengono demolite all’estero, ma riteniamo che questa attività possa essere svolta anche a Taranto e stiamo lavorando affinché ciò diventi possibile”.

Pisano (Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale): “Sinergia pubblico-privato e sostenibilità per lo sviluppo del porto della Spezia”

L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale ha partecipato a LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logistica sostenibili – portando al centro il tema dello sviluppo infrastrutturale dei porti e dell’integrazione tra crescita economica e sostenibilità. 
 
“Partecipare a un evento come LetExpo rappresenta per noi una grande opportunità, anche per la qualità e il livello delle partecipazioni che registriamo, sempre più alto anno dopo anno. È una vetrina importante per portare la nostra esperienza, perfettamente allineata ai temi di questa edizione”, ha spiegato a Gea Bruno Pisano, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale. 
 
Pisano ha poi illustrato i principali interventi in corso nel porto della Spezia: “Abbiamo avviato una serie di interventi di dragaggio in collaborazione con i principali terminalisti portuali spezzini che, grazie a investimenti superiori ai 400 milioni di euro totalmente privati, permetteranno nei prossimi anni una crescita sia degli spazi a terra che delle banchine. Si tratta di una piena sinergia pubblico-privato: l’autorità di sistema si occupa delle attività a mare, mentre i privati delle opere a terra”. 
 
Un percorso che si inserisce in una visione più ampia di sviluppo sostenibile e integrazione con il territorio: “Tutto questo avviene con una particolare attenzione all’integrazione porto-città, anche attraverso l’applicazione del Piano regolatore portuale. La sostenibilità ambientale è un elemento indispensabile per garantire una convivenza equilibrata tra le attività portuali e il territorio”. 
 
Infine, Pisano ha evidenziato la crescita della Blue Economy nel territorio ligure: “Stiamo assistendo a una forte vivacità imprenditoriale nel settore portuale e più in generale nell’economia del mare. Non parliamo più solo di merci e container, ma anche di traffico crocieristico, cantieristica navale di lusso, turismo e molte altre attività integrate. Si tratta di settori di eccellenza che contribuiscono in modo significativo al PIL del territorio e rafforzano il ruolo dell’Italia come leader a livello internazionale”.

Russo (Università di Verona): “La logistica è il collante delle filiere e ha bisogno di nuove competenze”

L’Università di Verona ha partecipato a LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logisticasostenibili – portando al centro il tema della formazione e dell’innovazione nella supply chain,in un contesto sempre più complesso e in continua evoluzione.

“Qui LetExpo c’è da cinque anni, e noi siamo sempre stati presenti perché troviamo i nostriprincipali stakeholder, che sono le aziende. Le aziende sono i nostri laboratori di ricerca esono anche il riferimento per finalizzare i progetti formativi e la proposta didattica, affinchéstudenti e studentesse possano inserirsi nel mondo della logistica, che ha sempre piùbisogno di persone capaci di portare innovazione”, ha spiegato a Gea Ivan Russo, Professor ofSupply Chain Management & Logistics e Scientific Director LOOP Research Centerdell’Università di Verona.

Russo ha poi sottolineato il ruolo centrale della logistica nei sistemi economici: “La logistica èil collante tra fornitura, produzione, magazzini, punti vendita fino all’e-commerce. Ce neaccorgiamo soprattutto quando non funziona. Tuttavia, gestire questi processi è complesso, perché richiede investimenti in gestione, tecnologie, automazione e robotizzazione, finoall’intelligenza artificiale”.

In questo contesto, l’università ha sviluppato un’offerta formativa articolata per risponderealle esigenze del settore: “Ci siamo presi l’impegno di creare un progetto formativo specifico,come la laurea magistrale in Supply Chain Management. Negli anni abbiamo contribuitoanche allo sviluppo dell’ITS Logistica a Verona e a percorsi di Master Executive, pensati perchi già lavora. In ogni fase della carriera è fondamentale aggiornarsi, perché il settore cambiamolto velocemente”.

Infine, Russo ha evidenziato le principali sfide su cui si concentra oggi la ricerca: “Siamomolto impegnati sul tema della decarbonizzazione della logistica, perché è un settore vitalema deve rispondere anche alle sfide ambientali e sociali. In un territorio come quelloveronese, caratterizzato da forti investimenti immobiliari, questo può rappresentare unacriticità, ma allo stesso tempo è anche un volano per lo sviluppo tecnologico, innovativo eoccupazionale”.

Salvini lancia il primo volo per cani: “Passo di civiltà, ora tour operator aprano le porte”

Un decollo spartiacque nella storia del trasporto aereo italiano. Questa mattina, alle ore 9.30, la pista di Roma Fiumicino ha visto partire il primo volo dimostrativo di Aeroitalia con destinazione Palermo, portando con sé una rivoluzione attesa da milioni di proprietari di animali: due cani di quasi 30 chili hanno viaggiato in cabina, non più confinati nel buio della stiva come semplici bagagli ma seduti accanto ai loro conduttori, assicurati da apposite cinture di sicurezza.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha accolto con entusiasmo l’iniziativa, presentandosi al punto stampa di Fiumicino per sottolineare la portata etica del progetto: “Si tratta di un bel passo in avanti sul piano della civiltà. Qualcuno in Europa li considerava bagagli, ma i cani non sono oggetti, pacchi o trolley: sono passeggeri a tutti gli effetti e come tali devono essere considerati”. Per Salvini, l’immagine degli animali che viaggiano tra le valigie deve appartenere al passato: “I cani sono parte integrante della vita delle persone. Ringrazio Aeroitalia e tutte le compagnie che aderiranno a questa iniziativa di civiltà; i nostri amici a quattro zampe avranno diritto a viaggiare pagando il biglietto in totale comodità”.

Il progetto, nato sotto l’egida dell’Enac, scardina i vecchi limiti che permettevano l’accesso in cabina solo ad animali sotto gli 8-10 chili. Le nuove disposizioni innalzano la soglia fino a 30 chili, introducendo regole ferree per garantire la convivenza: massimo due animali per volo, posizionamento vicino al finestrino e mai presso le uscite di emergenza, con sedute distanziate per tutelare chi soffre di allergie o fobie. “Nessuno si troverà circondato da cani giganteschi – ha rassicurato Salvini – ma l’esperienza di oggi dimostra che è possibile: hanno dormito tutto il tempo, portando gioia ai bambini a bordo senza alcun disagio”.

Sulla stessa linea Gaetano Intrieri, amministratore delegato di Aeroitalia, che ha ribadito come la priorità sia garantire un viaggio sereno a quella che è ormai considerata una famiglia allargata: “Portare gli animali in cabina significa rispondere a un desiderio condiviso. Non è solo uno spostamento, ma un momento significativo da vivere insieme”. Anche Pierluigi Di Palma, presidente ENAC, ha richiamato i valori dell’articolo 9 della Costituzione, parlando di una “evoluzione che pone l’aviazione italiana all’avanguardia internazionale, abbattendo barriere affettive non più tollerabili”. Il successo del volo dimostrativo è diventato per Salvini l’occasione per lanciare un appello corale a tutto il comparto turistico nazionale: “Chi ha ancora dubbi apra il cuore e la mente. Faccio un appello agli operatori: spalancate le porte di alberghi, ristoranti, rifugi e spiagge. Mi auguro che questo modello di accoglienza si diffonda ovunque, dai treni ai locali pubblici, per una convivenza responsabile che faccia bene al turismo di qualità e alla nostra cultura”. Un messaggio chiaro: il viaggio pet-friendly non è più una nicchia, ma il nuovo standard di un’Italia che guarda avanti con umanità.

 

Milano-Cortina, Fs punta su intermodalità e sostenibilità: previsti 100mila passeggeri

Ingente la mole di investimenti, pensati dal Gruppo Fs per migliorare il patrimonio infrastrutturale del Paese, anche oltre l’evento sportivo, che vedrà l’Italia protagonista con tre regioni coinvolte: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. In Lombardia, Rete Ferroviaria Italiana, in coordinamento con il MIT, ha programmato investimenti per 341 milioni di euro destinati al potenziamento delle aree olimpiche, attraverso interventi su stazioni, accessibilità, manutenzione e sicurezza della rete. Tra Veneto e Trentino-Alto Adige, si aggiungono 303 milioni di euro finalizzati alla riqualificazione, all’elettrificazione e al rafforzamento dei collegamenti strategici, con l’obiettivo di assicurare la continuità dei servizi durante i Giochi e di lasciare un’eredità infrastrutturale duratura ai territori coinvolti.

“Per Milano-Cortina 2026 come Gruppo FS abbiamo messo in campo un grande lavoro sul fronte ferroviario: Rfi ha ristrutturato dieci stazioni nei territori interessati da queste Olimpiadi diffuse e Trenitalia si prepara a gestire flussi superiori ai 100mila passeggeri”, spiega Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer di Fs. “Dal punto di vista degli investimenti, parliamo di 341 milioni di euro in Lombardia e 303 milioni tra Trentino e Veneto, a cui si affianca un importante contributo del trasporto su gomma, con circa 500 bus di Busitalia al giorno diretti verso le principali destinazioni in tutta Italia”, aggiunge.

Le stazioni, poi, assumono il ruolo di veri e propri hub di gestione, con assistenza ai passeggeri, diffusione delle informazioni, indirizzamento dei flussi e il coordinamento tra diverse modalità di trasporto. Rfi metterà a disposizione della Fondazione Milano-Cortina 2026 spazi e aree dedicate, progettati per supportare in modo efficace la gestione dei flussi e le attività di assistenza. Sono previsti due hub di interscambio nelle stazioni di Tirano e Ponte nelle Alpi, nodi strategici per il passaggio dal treno agli autobus diretti verso le venues olimpiche. Inoltre, nelle giornate più simboliche, come la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e quella di apertura dei Giochi Paralimpici, sarà inoltre attivato un hub di interscambio anche presso la stazione di Verona Porta Nuova. In stazioni chiave come Venezia Mestre, Trento, Verona Porta Nuova, Tirano, Ponte nelle Alpi e Valdaora, poi, saranno allestiti spazi dedicati a infodesk, aree per lo staff e punti informativi.

Un impegno si inserisce in un più ampio percorso di potenziamento delle stazioni situate nelle aree olimpiche, sostenuto da un investimento complessivo di 145 milioni di euro. Trenitalia sta potenziando i propri servizi ferroviari in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026, offrendo soluzioni dedicate per atleti, staff, famiglie e pubblico. Sono stati potenziati i collegamenti di Alta Velocità e del Regionale, affiancati da soluzioni intermodali integrate “treno+bus”. Inoltre, nei weekend dal 7 febbraio al 15 marzo 2026, Frecciarossa raggiungerà Malpensa Aeroporto con collegamenti diretti tra Milano e Venezia/Udine.

In collaborazione con la Regione Veneto, sarà anche rafforzato il servizio dei treni regionali, con un FOCUS sulla stazione di Ponte nelle Alpi. A queste iniziative si aggiungono oltre 40 treni charter esclusivi, disponibili sia nei giorni di gara sia durante le cerimonie di chiusura olimpica e di apertura paralimpica, con un particolare potenziamento dei collegamenti verso Verona e dei relativi rientri.

Tra gli sforzi dell’azienda “c’è poi il lavoro straordinario di Anas, probabilmente il più complesso, che ha visto la realizzazione di nuove gallerie e nuovi viadotti per rendere questi territori sempre più accessibili”, dice ancora Inchingolo. “Quello che stiamo costruendo è un’eredità concreta e duratura: grazie alle Olimpiadi, territori e località stanno rafforzando la propria attrattività turistica, Milano consolida il suo ruolo internazionale e le aree montane vivono una nuova fase di valorizzazione. È stato un grande lavoro di squadra: abbiamo rispettato i tempi, siamo pronti e dimostrato di essere un’eccellenza”.

Cresce il mercato dell’auto europeo: +2,4% nel 2025. Salgono le elettriche

Nel 2025 il mercato europeo dell’auto (Ue+Efta+Uk) chiude con un aumento delle immatricolazioni del 2,4% (pari a 13.271.270 veicoli) rispetto al 2024. Nel solo mese di dicembre la crescita è stata del 7,6%. Secondo i dati diffusi dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili, considerando soltanto l’Unione europea, l’aumento è stato meno marcato e si attesta +1,8%. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ben al di sotto dei livelli pre-pandemia.

In Ue, la quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 17,4%, in linea con le previsioni per l’anno, ma ancora un livello che lascia spazio alla crescita per rimanere in linea con la transizione. Nel 2024 la quota era al 13,6%. I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano il 62% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato una crescita: Germania (+43,2%), Paesi Bassi (+18,1%), Belgio (+12,6%) e Francia (+12,5%).

Le immatricolazioni di auto ibride elettriche hanno conquistato il 34,5% del mercato, rimanendo la scelta preferita dai consumatori dell’Ue, trainate dalla crescita nei quattro mercati principali: Spagna (+23,1%), Francia (+21,6%), Germania (+8%) e Italia (+7,9%).

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo 1.015.887 unità nel 2025. Questo è stato determinato, spiega l’Acea “dall’aumento dei volumi in mercati chiave come Spagna (+111,7%), Italia (+86,6%) e Germania (+62,3%)”. Pertanto, le auto elettriche ibride plug-in rappresentano ora il 9,4% delle immatricolazioni di auto nell’Ue, in aumento rispetto al 7,2% dello scorso anno. La variazione su base annua per dicembre 2025 ha mostrato un aumento del 51% per le auto elettriche a batteria e del 36,7% per le auto elettriche ibride plug-in, mentre quelle ibride elettriche hanno registrato un aumento del 5,8%.

Nel frattempo, la quota di mercato combinata delle auto a benzina e diesel è scesa al 35,5%, in calo rispetto al 45,2% del 2024. Alla fine del 2025, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,7%, con cali registrati in tutti i principali mercati. La Francia ha registrato il calo più marcato, con un crollo delle immatricolazioni del 32%, seguita da Germania (-21,6%), Italia (-18,2%) e Spagna (-16%). Con 2.880.298 auto nuove immatricolate nel 2025, la quota di mercato delle auto a benzina è scesa al 26,6% dal 33,3% dell’anno precedente. Il mercato delle auto diesel ha continuato a diminuire, con immatricolazioni in calo del 24,2%, raggiungendo una quota dell’8,9% nel 2025. Inoltre, la variazione su base annua di dicembre 2025 ha mostrato un calo del 19,2% per la benzina e del 22,4% per il diesel.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meeting, organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

 

Bus sempre più green

Europa batte Italia: il trasporto pubblico locale nel nostro Paese non regge il confronto

Poco capillare, sottofinanziato e disomogeneo: in Italia il trasporto pubblico locale funziona peggio che nel resto d’Europa. E guardando ai finanziamenti, ha perso negli ultimi 5 anni 4 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Mind the Gap’ realizzato da Clean Cities, la coalizione europea di oltre 130 Ong che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030.

Il rapporto tra l’offerta di trasporto pubblico (espressa in posti-km pro capite) nella top 3 europea – Praga, Madrid, Varsavia – e le città del centro-sud italiano è di 1 a 8. Rapporto analogo anche per i livelli di utilizzo: per ogni utente del Tpl a Napoli, Palermo, Bari o Catania, ce ne sono 8 a Varsavia, Parigi e Praga. Le grandi città del nostro Paese, inoltre, hanno la metà dell’offerta delle principali città europee se consideriamo il rapporto fra posti a sedere e km pro capite coperti e un quinto dei chilometri di infrastrutture di trasporto rapido di massa (che comprende metro, tram e filobus).

Guardando ai passeggeri pro capite, ovvero quanti viaggi gli abitanti di ciascuna città compiono usando il trasporto pubblico locale, dal rapporto emerge che il risultato di queste tendenze è un livello di utilizzo molto più basso in Italia rispetto al resto d ’Europa, fino a 6 volte di meno. Il valore mediano per le città europee, infatti, considerate nello studio è di 410 passeggeri pro capite; nelle città italiane del centro-nord sono meno di 300, e a malapena 70 in quelle del centro-sud. Una condizione che non può non incidere sul grado di soddisfazione che gli italiani dichiarano di avere nei confronti dei sistemi di trasporto pubblico locale. Se, infatti, le principali città europee hanno gradi di soddisfazione che vanno dal 90% di Vienna e di Praga all’80% di Berlino, Varsavia ed Amsterdam al 72% per città come Barcellona e Bruxelles, il confronto con le città italiane è impietoso. Appena 1 palermitano su 5 e meno di 1 napoletano o 1 romano su 3 si considera più o meno soddisfatto. Frequenza, affidabilità e sicurezza sono i problemi che emergono soprattutto al Sud.

Ma da cosa dipende la situazione del Tpl italiano? Dal report di Clean Cities emerge che negli ultimi 10 anni l’andamento nominale del finanziamento del Fondo Nazionale Trasporti, la principale fonte di entrate per le aziende di trasporto pubblico, ha subito delle oscillazioni tra i 4,8 e i 5,3 miliardi di euro: nel 2014 erano stati stanziati 4,918,620,000 di euro, che nel 2025 sono diventati 5,345,754,000. A oggi, le previsioni per il prossimo biennio – in considerazione di quanto previsto dalla legge di bilancio 2025 – sono pari a 5,301,754,000 di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027. Ma questi sono i valori nominali, ovvero considerando i prezzi correnti che non tengono conto della svalutazione dell’inflazione. Nello stesso periodo, infatti, l’inflazione del settore trasporti è stata complessivamente del 25%. Vale a dire che un euro del Fondo Nazionale Trasporti nel 2014 valeva 1,25 euro di oggi. Questo processo di erosione ad opera dell’inflazione ha generato negli ultimi 5 anni un ammanco complessivo di 4 miliardi di euro. Una cifra tutt’altro che trascurabile se si considera che il Fondo Nazionale Trasporti, copre una percentuale dei costi del Tpl che nelle città più grandi oscilla intorno al 25-30%, ma che può superare anche di molto il 50% nei centri più piccoli, soprattutto al Sud.

Secondo l’analisi di Clean Cities uno dei principali effetti dell’erosione del Fondo Nazionale Trasporti è la disomogeneità del servizio sul territorio italiano. Le città italiane con maggiori risorse e dove si sono concentrati maggiormente gli investimenti infrastrutturali, infatti, sono quelle che scontano un gap significativo ma non incolmabile con le altre città europee. Quelle che non hanno voluto o potuto sopperire alla mancanza di risorse per il Tpl tramite mezzi propri o attirando investimenti nazionali ed europei significativi scontano un ritardo gravissimo che mette in discussione la coesione nazionale stessa.

“Investire nel trasporto pubblico locale non significa soltanto potenziare un servizio di mobilità per i cittadini – spiega Claudio Magliulo, Head of Italy Campaign di Clean Cities – ma anche sostenere il tessuto produttivo e contribuire alla competitività complessiva del Paese, garantendo a milioni di cittadini la possibilità di spostarsi in modo sicuro e accessibile, riducendo le disuguaglianze e assicurando pari opportunità di accesso a scuola, lavoro e servizi essenziali”.

Secondo Clean Cities, quindi, sarebbe necessario aumentare le risorse per il Fondo Nazionale Trasporti fino a raggiungere un livello di trasferimento verso le regioni almeno pari ai livelli del 2009. Ad oggi, questo comporterebbe un incremento di circa tre miliardi di euro all’anno, L’obiettivo minimo, da raggiungere già nella legge di bilancio 2026, dovrebbe essere quello di riportare la dotazione del Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2010-2011, pari a circa 6,5 miliardi di euro a prezzi attuali, con uno stanziamento che porti a un maggior finanziamento del fondo per 1,2 miliardi di euro. “Si tratta di investimenti significativi– conclude Magliulo – ma sulla stessa scala di quanto messo a disposizione per l’ecobonus dei veicoli privati. Va inoltre considerato che le casse dello Stato continuano a sostenere il peso di sussidi ambientali dannosi, il totale ammontare dei quali è stimato in un range che va dai 24,2 miliardi di euro catalogati dal Ministero dell’Ambiente ai 78 miliardi di euro individuati dalle associazioni ambientaliste”.

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Fs chiude il 2024 con 16,5 miliardi di ricavi e investimenti da record: 17,6 miliardi (+7%)

Fs chiude il 2024 con ricavi in aumento del 12% a 16,5 miliardi e investimenti record per 17,6 miliardi (+7%). “Un anno di conferma della solidità e della centralità del Gruppo nello sviluppo infrastrutturale e industriale del Paese”, commenta l’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Donnarumma. Notizie più che positive arrivano dalle varie voci di bilancio, come i ricavi da servizi di trasporto che arrivano a quota 8,7 miliardi di euro, con una crescita di 818 milioni annuale raggiunta sia in Italia che in ambito internazionale: +641 milioni per i servizi passeggeri su ferro, +22 milioni per il trasporto passeggeri su gomma. Il balzo in avanti (156 milioni) è anche sul trasporto merci su ferro. Avanzano di 9,5 punti percentuali, poi, i ricavi da servizi di infrastruttura (4,6 miliardi) e la posta riservata agli altri ricavi operativi (3,1 miliardi), grazie soprattutto alla vendita dello scalo Farini e San Cristoforo nell’ambito dell’Accordo di Programma con il Comune di Milano.

Il margine operativo lordo sale dell’1% a 14 milioni di euro, mentre l’ebit si attesta a 343 milioni (+1,5%). Aumentano anche i dipendenti, che passano da 92.446 a 96.335 unità, con una presenza femminile che raggiunge il 21,5% di incidenza. “Con oltre 17,5 miliardi di euro di investimenti tecnici, il livello più alto mai raggiunto nella storia del Gruppo, e ricavi operativi saliti a 16,5 miliardi di euro, abbiamo dimostrato una capacità esecutiva straordinaria, sostenuta anche da una gestione efficace dei fondi Pnrr, di cui siamo tra i principali attuatori”, sottolinea Donnarumma. Ricordando che “a fine anno risultano spesi oltre 12 miliardi di euro, un valore superiore alla pianificazione prevista”. Numeri che spingono in alto l’azienda. “In un contesto economico complesso, Fs continua a rafforzare il proprio ruolo strategico per il Paese – aggiunge l’ad -, mantenendo una solida struttura patrimoniale e finanziaria e contribuendo fortemente allo sviluppo occupazionale, con oltre 9.700 nuove assunzioni nel 2024“.

Per quanto riguarda la perdita netta, invece, la cifra è di 208 milioni, dovuta al “peggioramento del saldo della gestione finanziaria riconducibile a fenomeni non ricorrenti“. Resta, però, alta la solidità visto che il patrimonio netto calcolato a fine dello scorso anno è di 41,7 miliardi, mentre la posizione finanziaria netta è di 13,5 miliardi, con un incremento di 2,3 miliardi su base annua. Dati che consentono alle agenzie di rating “il pieno riconoscimento dell’affidabilità patrimoniale e finanziaria del Gruppo“. Un risultato dovuto anche al volume di investimenti nel 2024, il 96% dei quali in Italia e quasi 15 miliardi di euro per infrastrutture ferroviarie e stradali.

Un occhio particolare Fs lo ha riservato alla sostenibilità, con la nuova linea di credito committed e revolving Sustainability Linked di 3,5 miliardi (durata triennale) e l’emissione in private placement riservata alla Banca Europea per gli Investimenti da 100 milioni di euro per finanziare l’acquisto di treni ibridi per il servizio regionale da parte di Trenitalia. Infine, anche le emissioni di Co2 sono in calo dell’1,5% rispetto ai parametri di riferimento del 2019. Un traguardo che avvicina il Gruppo all’obiettivo ‘Net Zero‘.