MICHELE UVA

Uefa a zero emissioni: ecco le 11 policy sostenibili

Attivare e al tempo stesso accelerare l’impegno di federazioni, leghe, club e tutti gli stakeholder per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente: sono questi gli obiettivi della nuova strategia ‘Strength through Unity 2030‘, lanciata dalla Uefa lo scorso dicembre. Il piano è composto da undici policy, sette riguardanti i diritti umani e quattro che promuovono il rispetto dell’ambiente. Entro il 2030 l’organizzazione conta di sviluppare “una strategia concreta, che possa essere applicata attraverso le 55 federazioni continentali”, spiega Michele Uva, direttore Football & Social Responsability della Uefa. Una rivoluzione che passa attraverso il cambio dei regolamenti e che “obbliga ciascuna federazione e ciascun club a nominare un manager dedicato alla sostenibilità già tra un anno”. Nel 2023, “avremo circa 600 persone che si occuperanno concretamente di sostenibilità all’interno del calcio europeo”, aggiunge Uva.

Sono previsti quattro focus in ‘Strength through Unity’ dedicati all’ambiente: economia circolare, difesa del clima, sostenibilità degli eventi, sostenibilità delle infrastrutture.

L’ottavo punto è il primo che riguarda la tutela del pianeta e si concentra sull’economia circolare. Stabilisce che le famose 4R – riduzione, riutilizzo, riciclo, recupero – dovranno diventare i pilastri dell’attività di federazioni e club, con lo scopo di efficientare le risorse e limitare i costi. Per fare un esempio, non solo il cibo presente allo stadio non dovrà essere gettato, dunque, ma dovrà anche essere consumato in packaging realizzati con materiali sostenibili. “Stiamo lavorando con gli sponsor Uefa su questo punto” sottolinea Uva.

La difesa del clima è un’altra priorità assoluta per la Uefa, come evidenziato dal nono punto di ‘Strength through Unity’. “È già attivo un team composto da 12 persone interne che si occupa della sostenibilità dell’organizzazione”, conferma Michele Uva. “Si punta a ridurre le emissioni di anidride carbonica con una serie di iniziative mirate, che vanno dal lancio della campagna a favore del Green Deal europeo ‘Every tricks count’ fino alla sensibilizzazione sugli effetti dell’inquinamento per giovani calciatori con l’iniziativa ‘Cleaner Air, Better Game’, mettendo in campo anche piani operativi concreti per pianificare la riduzione delle emissioni nei nostri eventi”.

Poche manifestazioni possono vantare il fascino e l’atmosfera che contraddistinguono tornei come la Champions League o un campionato europeo, ma nei piani della Uefa lo spettacolo deve viaggiare di pari passo con la sostenibilità ambientale. Come stabilito dal decimo punto, entro il 2030 l’organizzazione calcistica mira a dare vita a manifestazioni a impatto zero. “Tramite la creazione del Sems, verrà stilato un protocollo inedito che aiuterà federazioni e club a monitorare e rispettare 15 parametri ben precisi, otto dei quali legati all’ambiente” spiega Michele Uva. Si tratta di sostenibilità delle infrastrutture, mobilità, economia circolare, catering, utilizzo di energia e acqua e dell’impatto climatico complessivo. Ciascuno di questi punti verrà poi valutato e permetterà di ottenere la certificazione Uefa confermata da un’audit esterna.

Il punto di partenza per lo standard Uefa sarà l’europeo maschile del 2024, che si svolgerà in Germania. Ma, sottolinea il direttore Football & Social Responsability, “il campionato europeo femminile di quest’estate in Inghilterra sarà l’evento pilota per testare e migliorare il Sems. La collaborazione con la European Club Association (Eca) – l’ organismo che rappresenta le società calcistiche a livello continentale – in questo senso sarà fondamentale e proprio in questi giorni si terrà un importante incontro tra l’associazione con i suoi club e la Uefa”, aggiunge Uva.

Infine, poiché non esistono eventi sostenibili se non lo sono prima di tutto le infrastrutture utilizzate, è necessaria un’azione concreta anche per quanto riguarda gli stadi e i centri sportivi, come ricorda l’undicesimo punto di ‘Strength through Unity’. Tra le idee più rivoluzionarie spicca una guida alla costruzione e alla gestione di nuovi impianti sostenibili e quella di inserire impianti di riciclaggio e compostaggio direttamente all’interno delle strutture. Un piano tutt’altro che fantascientifico: “Stiamo lavorando con l’obiettivo di applicarlo agli stadi ma anche ai centri sportivi dei club, per il trattamento dei rifiuti organici a 360 gradi”, conclude Michele Uva.

Draghi da Biden alla Casa Bianca: focus su energia e sicurezza alimentare

Italia e Stati Uniti rafforzano la partnership. Per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’invasione russa, ma non solo. La visita del presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Washington servirà a dare nuova linfa alle relazioni anche su temi di scottante attualità, come l’approvvigionamento energetico, la lotta ai cambiamenti climatici e soprattutto le sanzioni europee a Mosca, che nel sesto pacchetto dovranno riguardare petrolio e gas. Il premier spiegherà allo storico alleato quali sono i progressi nella strategia che i ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, degli Esteri, Luigi Di Maio, e la principale azienda italiana energivora, Eni, stanno portando avanti per sganciarsi dalle forniture russe entro il 2024. Prima è praticamente impossibile, come spiegato più volte dallo stesso responsabile del Mite. Appena arrivato alla Casa Bianca, nello Studio Ovale, incontrando il presidente Usa Joe Biden Draghi ha subito messo in chiaro i temi al centro dell’incontro: “Energia e sicurezza alimentare”. E ha sottolineato l’unione fra i due Paesi nel “condannare l’invasione dell’Ucraina imponendo sanzioni alla Russia e aiutando l’Ucraina come il presidente Zelensky ci sta chiedendo di fare”.

In ballo, però, ci sono anche i progetti sui gasdotti che dovranno trasportare gas dall’America all’Europa, per distribuire i rifornimenti nelle pipeline dei Paesi del Vecchio continente. Draghi è sicuramente un interlocutore molto apprezzato alla Casa Bianca, non a caso Biden, a poche ore dall’incontro nello Studio Ovale ha twittato: “Questo pomeriggio ospiterò un incontro bilaterale con il primo ministro italiano. Non vedo l’ora di riaffermare l’amicizia e la forte collaborazione tra le nostre due nazioni e di discutere del nostro continuo sostegno all’Ucraina”. Un messaggio chiaro e forte. Il capo del governo illustrerà i nuovi accordi di partnership sottoscritti in Africa con Angola, Congo e Algeria, oltre a quelli in via di definizione con Azerbaijan, Egitto e Qatar. Ma parleranno, con molta probabilità, anche dell’accelerazione imposta sulle energie rinnovabili, settore sul quale la collaborazione tra Italia e Usa potrebbe diventare molto proficua.

Sullo sfondo di questo viaggio diplomatico, restano le turbolenze in Italia. Anche se nel governo c’è chi prova a stemperare gli animi. Quello tra Draghi e Biden “è un incontro molto importante per il nostro Paese, che dimostra la centralità dell’Italia in questa crisi geopolitica, e soprattutto il profilo europeo di Mario Draghi che non è solo il presidente del Consiglio del nostro Paese, ma è un leader molto ascoltato”, dice la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini. Aggiungendo: “Il premier avrà la possibilità di portare la voce dell’Italia e dell’Europea negli Usa, di confermare e rinsaldare ulteriormente l’Alleanza atlantica e il rapporto di amicizia con gli Stati Uniti. Ovviamente sarà l’occasione per fare il punto rispetto all’obiettivo, che rimane il cessate il fuoco e quello di raggiungere attraverso una tregua la pace tra la Federazione Russa e l’Ucraina”.

Mastica ancora amaro il Movimento 5 Stelle per non aver visto Draghi transitare nelle aule parlamentari, prima di volare a Washington. Il presidente del Consiglio sarà in Senato il 19 maggio, per il premier question time, anche se dalle opposizioni è già partita la richiesta di trasformare il qt in un’informativa, bocciata dalle altre componenti della maggioranza, ad eccezione proprio del partito di Giuseppe Conte, che ha scelto di astenersi sulla richiesta degli ex grillini di Cal, attirandosi i commenti negativi di Iv. Ma non del Pd, dopo l’incontro chiarificatore tra Enrico Letta e lo stesso Conte. Il nodo andrà sciolto al più presto, ma per ora Draghi è concentrato sull’incontro con Biden, che può rappresentare un passo avanti nella strategia per lo sviluppo dell’Italia.

Il premier Mario Draghi e il presidente Usa, Joe Biden

Draghi vola a Washington da Biden. Sul tavolo energia, clima e Ucraina

Una missione tanto attesa eppure contestata da una parte della sua maggioranza. Mario Draghi oggi è a Washington per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in una fase delicatissima della strategia geopolitica occidentale, tra le mosse da adottare per contenere Vladimir Putin e la rimodulazione del piano del Vecchio continente. Tra il capo del governo italiano e l’inquilino della Casa bianca c’è una sintonia forte, forse anche più che con gli altri leader Ue.

Ma Draghi dovrà stare attento a non far arrivare messaggi a Roma che possano aumentare le fibrillazioni nella coalizione che sostiene il suo esecutivo, dopo la pericolosa sbandata sul decreto Ucraina, quando un emendamento del cinquestelle Mario Turco, che avrebbe abolito lo spostamento dei 150 milioni dalle bonifiche dell’ex Ilva di Taranto all’attività produttiva delle acciaierie italiane, è stato bocciato (nonostante l’asse M5S-Pd) solo per un pareggio dei voti, 14-14. Un episodio che ha indotto Matteo Salvini a informare il presidente del Consiglio di avere l’appoggio della Lega, ma di essere preoccupato per gli “strappi” di dem e Movimento. Perché le frizioni con i pentastellati sono ormai note: non è un mistero che Giuseppe Conte storca il naso per non aver visto transitare l’ex Bce nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama prima di imbarcarsi verso l’America.

Draghi avrà il primo incontro ufficiale già nel primo pomeriggio statunitense. Sarà l’occasione per riaffermare la storica amicizia, il forte partenariato tra i due Paesi e le eccellenti relazioni bilaterali con una riaffermata solidità del legame transatlantico. Il premier e il presidente Usa parleranno del coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione della Russia. Coordinamento costante e in continuità con i regolari contatti mantenuti anche in ambito Quint.

Ma il conflitto non sarà il solo argomento di cui i due leader – che non si vedono di persona dal G20 di Roma lo scorso ottobre – dovranno discutere, ovviamente. Il faccia a faccia offrirà anche l’occasione per uno scambio di vedute sulle sfide globali di interesse comune, sui preparativi dei Vertici G7 e Nato in programma a giugno e sulla cooperazione in materia di sicurezza energetica, digitale, alimentare e di cambiamento climatico. Anzi, una fetta consistente di tempo dei colloqui sarà riservato alle prossime sanzioni da comminare alla Russia e che dovranno riguardare le forniture di gas e petrolio. L’Italia, così come l’Europa, sta accelerando il piano strategico di diversificazione degli approvvigionamenti energetici per liberarsi definitivamente dalla dipendenza delle forniture russe. E per questo obiettivo il sostegno degli Usa può diventare molto importante.

Il viaggio di Draghi negli Stati Uniti proseguirà mercoledì 11 maggio, quando sarà alla sede del Congresso per un incontro bipartisan con la leadership dell’assemblea e con la speaker, Nancy Pelosi. Infine, in serata l’Atlantic Council conferirà al premier il Distinguished Leadership Award 2022: il sarà consegnato dal segretario americano al Tesoro, Janet Yellen. Dopodiché Draghi tornerà in Italia, sperando che nel frattempo le tensioni si siano ridimensionate.

eolico

Le nuove professioni ‘verdi’ per lo sviluppo sostenibile

Decarbonation manager, biodiversity project manager o extra-financial reporting manager: i lavori ‘verdi’ sono sempre più ricercati e specializzati, e spesso parte integrante della strategia aziendale non solo per una questione di comunicazione. Misurare l’impronta ambientale della propria azienda e ridurla: questo è il ruolo dei dipartimenti di sviluppo sostenibile, che sono diventati popolari con l’inasprimento della legislazione sul clima.

Ho iniziato come commessa a Londra nel 2004”, dice Ruth Andrade, che gestisce la strategia di sostenibilità per il marchio di cosmetici Lush nel Regno Unito e in Europa. Vegana, ha convinto uno dei fondatori di Lush, Mark Constantine, che si trovava in visita al suo negozio, a dare un’occhiata più da vicino all’impatto ambientale dei suoi prodotti, che all’epoca erano ancora confezionati in plastica. È finito a capo di un dipartimento dedicato a Londra. Uno dei membri del suo team è dedicato esclusivamente all’analisi della catena di produzione. “Ha studiato l’impronta di carbonio di tutti i nostri materiali e tutti i rischi: deforestazione, problemi di diritti alla terra per le popolazioni locali, degradazione del suolo o impatto sulla biodiversità”, spiega Ruth Andrade.

Utilizzando un software di analisi (Markersite, Altruistiq o Maplecroft), il marchio sviluppa un punteggio di rischio e redige una lista di materiali consigliati. Le formule dei saponi e degli shampoo solidi per i quali Lush è conosciuta possono allora essere adattate: meno olio essenziale di rosa, la cui produzione è ad alta intensità energetica, o più olio essenziale di limone, che assorbe più CO2 di quanto ne emetta.

Il ‘greening’ dei posti di lavoro è in gran parte guidato dai cambiamenti legislativi, secondo Dominique Mamcarz, direttore CSR (Corporate social responsibility) di DPDGroup, la rete internazionale di consegna del gruppo La Poste. Questo perché le aziende devono tenere conto della tassonomia ‘verde’ europea, una lista di energie considerate virtuose per il clima e che facilitano certi finanziamenti.

Una direttiva europea del 2014, rivista nel 2020, richiede anche alle aziende di divulgare i loro dati ambientali, sociali e di governance (ESG). Nel 2023, questo obbligo si applicherà a tutte le strutture che impiegano più di 250 persone, invece di 500. “Il nostro ruolo è quello di rilevare i segnali deboli, la direzione in cui i regolamenti si evolveranno e le ultime innovazioni”, spiega Dominique Mamcarz. Per esempio, la sua azienda vuole distribuire veicoli a basse emissioni in 350 città europee entro il 2025. Ma per bilanciare la sua impronta di carbonio nel 2021 e compensare gli 1,5 milioni di tonnellate di CO2 che ha emesso nel 2020, DPDGroup è stata costretta ad acquistare crediti di carbonio, in particolare attraverso i parchi eolici in India.

A breve termine, “le società di consulenza vogliono raddoppiare i loro team di sostenibilità”, dice Caroline Renoux della società di consulenza francese Birdeo. L’anno scorso, la multinazionale di consulenza PwC ha annunciato di voler assumere 100.000 persone entro cinque anni nel campo del cambiamento climatico e dell’intelligenza artificiale. “Abbiamo una corsa incredibile di talenti e riceviamo chiamate ogni giorno dai clienti”, dice Harco J. Leertouwer, che gestisce Acre, una delle più grandi agenzie di reclutamento di manager della sostenibilità in Europa.

La contraddizione di banche e fondi tra carbone e greenwashing

Le più grandi banche e i più grandi fondi d’investimento del mondo stanno ancora operando finanziamenti di miliardi per l’estrazione di combustibili fossili per il riscaldamento globale, una strategia che contraddice i loro impegni per combattere le emissioni di gas serra. Secondo l’analisi del think tank londinese InfluenceMap, che utilizza i dati disponibili al pubblico di questi colossi finanziari globali, le 30 maggiori imprese hanno finanziato i produttori di combustibili fossili per un valore di 740 miliardi di dollari nel 2020 e 2021.
Le banche americane JP Morgan, con 81 miliardi di dollari, Citigroup, con 69 miliardi di dollari, e Bank of America, con 55 miliardi di dollari, sono i primi tre finanziatori. “C’è una chiara disconnessione tra ciò che dicono sul cambiamento climatico e ciò che effettivamente fanno”, ha detto l’autore del rapporto, Eden Coates.

Delle 30 istituzioni finanziarie, tutte tranne una si sono impegnate a diventare carbon neutral entro il 2050. Ma molti sono anche membri di gruppi che fanno lobby contro le misure per una finanza ‘verde’. L’obiettivo di neutralità per il 2050 è essenziale per avere qualche possibilità di raggiungere l’obiettivo più ambizioso dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico, per contenere il riscaldamento a +1,5°C sopra i livelli preindustriali. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha pubblicato una tabella di marcia per una transizione energetica nel 2021, mostrando che per raggiungere questo obiettivo tutti gli investimenti in nuovi progetti di estrazione di combustibili fossili devono essere fermati.

Gli attivisti per il clima denunciano regolarmente il ‘greenwashing’ nella finanza o nell’industria e fanno campagna per la pressione degli azionisti per eliminare le attività o gli investimenti che danneggiano il clima. “Qualsiasi banca che fa una promessa di neutralità del carbonio mentre fa attivamente lobbying contro la necessaria regolamentazione del clima è greenwashing”, ha detto Christopher Hohn, un gestore di fondi miliardario britannico e attivista del clima, in una dichiarazione rilasciata in risposta allo studio InfluenceMap. “Gli azionisti dovrebbero votare contro i dirigenti delle banche che nascondono la loro esposizione al rischio climatico”.

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Siccità, livello acqua del Po mai così basso dal 1972

Il Grande Fiume ha ormai raggiunto il grado di siccità estrema e, fino a metà aprile, la situazione non migliorerà. I dati dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, diffusi oggi, evidenziano che negli ultimi 30 giorni il deficit di pioggia registra -92%. La portata dell’acqua in tutte le stazioni di registrazione del dato è sotto la soglia di emergenza e ha raggiunto i livelli più bassi dal 1972.

Non piove da 107 giorni e le portate evidenziano un abbassamento drastico in tutte le stazioni di registrazione del dato, tutte al di sotto della soglia di emergenza, raggiungendo i livelli più bassi dal 1972. L’area ad oggi che ancora mostra il deficit maggiore, quindi con una siccità definita estrema che si sta propagando verso valle, è sicuramente quella Piemontese fino alle province di Piacenza e Cremona, ma il trend si palesa anche a Boretto e Borgoforte, fino a raggiungere il Delta nella stazione di Pontelagoscuro (Fe).

Rispetto alla scorsa settimana le quote rilevate dall’Adbpo hanno portato un ulteriore calo della risorsa idrica disponibile fino al 5% nelle stazioni di Piacenza, oggi a -70% (dal -66% di sette giorni fa) e Cremona a -62% (rispetto al -57% della settimana scorsa); ma sono in discesa anche le quote di Boretto, ora a -61% (da -60%), Borgoforte, a -56% (da -54%) e Pontelagoscuro, a -56% (da -55%). “Sia i Grandi laghi che gli invasi artificiali, invasati dal 5 al 30% rispetto alla media – spiega l’Autorità di bacino – languono pesantemente e i possibili quanto necessari rilasci dal Lago Maggiore a beneficio delle aree sottostanti non saranno attuabili in modo proporzionale al fabbisogno agroambientale”.

E nei prossimi giorni la situazione non è destinata a migliorare. Bisognerà attendere la pioggia fino a metà aprile, anche se la quota di precipitazioni previste sarà comunque sotto la media. E in questo quadro poco rassicurante,  l’aridità dei suoli favorisce anche l’incremento del numero degli incendi e i venti potrebbero peggiorare la situazione. “Sono giorni di grande impegno nel mantenere alta la soglia di attenzione su ogni singola area interessata dalla siccità nelle regioni del Distretto del Po”, ha commentato il segretario generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po-MiTE Meuccio Berselli . “Le Regioni – ha aggiunto – stanno naturalmente attrezzandosi, grazie al lavoro delle singole agenzie di monitoraggio meteo, per mettere in campo interventi mirati che cercheremo di concertare all’interno del prossimo importante Osservatorio il giorno 29 marzo in cui approfondiremo ogni singola criticità cercando di non disperdere nemmeno una singola goccia di acqua”.

Giornata delle Foreste: il legno è dalla parte del clima

Il legno? Permette a milioni di persone in tutto il mondo di rendere l’acqua potabile, di cuocere il cibo e di costruire case ed è una risorsa rinnovabile quando le foreste vengono gestite in maniera sostenibile. In occasione della Giornata internazionale delle foreste, che si svolge il 21 marzo, la Fao pubblicherà un nuovo rapporto dal titolo ‘Prodotti forestali nella bioeconomia globale: favorire la sostituzione con prodotti a base di legno e contribuire agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss)’, che spiega come il passaggio dai prodotti a base fossile a quelli a base di legno possa aiutare a combattere il cambiamento climatico e a conseguire gli Oss.

Nella stessa giornata il direttore generale della FAO, QU Dongyu, insieme agli studenti di agraria e ad altre istituzioni partner, sarà al Parco archeologico dell’Appia Antica dove verranno piantati 40 alberi donati dalla Regione Lazio, nell’ambito del progetto OSSIGENO (OXYGEN), un’iniziativa per compensare le emissioni di carbonio e proteggere la biodiversità.

Antartide, scienziati italiani a -40° per studiare il clima di 1,5 milioni di anni fa

Tornare indietro nel tempo di 1 milione e mezzo di anni, alla scoperta delle temperature e della concentrazione dei gas serra del passato, attraverso l’analisi di una carota di ghiaccio estratta dalla profondità della calotta. E’ questo l’obiettivo di Beyond Epica Oldest Ice, una sfida senza precedenti per gli studi di paleoclimatologia, in corso in Antartide, nel campo remoto di Little Dome C. In questi giorni si è conclusa la prima fase del progetto, dedicata alla perforazione.

UN ITALIANO ALLA GUIDA DEL PROGETTO. Finanziato dalla Commissione europea con 11 milioni di euro e da significativi contributi finanziari da parte delle nazioni partecipanti, il progetto si estende per sette anni (a partire dal 2019) ed è coordinato da Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia. Dodici i centri di ricerca partner, di dieci Paesi europei ed extra europei. Per l’Italia oltre al Cnr e all’Università Ca’ Foscari, partecipa anche l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), incaricata insieme all’Istituto polare francese del modulo di lavoro relativo alla logistica.
Le attività del progetto Beyond Epica Oldest Ice beneficeranno della sinergia con quelle svolte in ambito del Pnra, il Programma nazionale di ricerche in Antartide, finanziato dal Mur, coordinato dal Cnr per le attività scientifiche e dall’Enea per l’attuazione operativa delle spedizioni. Dalla fine di novembre all’inizio di gennaio, il team internazionale ha raggiunto in pochi giorni la profondità di 130 metri, dove il ghiaccio conserva le informazioni sul clima e l’atmosfera di circa 3000 anni fa. I primi campioni di ghiaccio di Beyond Epica sono stoccati ora presso la base italofrancese di Concordia, sul plateau antartico orientale.

ESPERIENZA A -40°. Durante i prossimi anni, questi campioni e, soprattutto quelli che saranno raccolti durante le successive campagne saranno trasportati nei laboratori europei. Obiettivo, raggiungere una profondità di circa 2.700 metri, che rappresenta lo spessore del ghiaccio a Little Dome C. Si tratta di un’area di 10 km2 situata a 34 km dalla stazione italo-francese Concordia, uno dei luoghi più estremi e difficili della Terra. Glaciologi, ingegneri e tecnici del team internazionale hanno lavorato a un’altitudine di 3.233 metri sul livello del mare, a oltre 1.000 km dalla costa. Forti raffiche di vento e una temperatura quasi sempre sotto i -40°C, con minime di -52°C, hanno reso i lavori per l’allestimento del campo ancora più impegnativi.
I principali obiettivi portati a termine dal team di Beyond Epica-Oldest Ice, infatti, sono stati l’allestimento del campo, che ora può ospitare fino a 15 persone durante l’estate antartica, e l’installazione del complesso sistema di perforazione necessario per proseguire questa straordinaria opera nelle prossime stagioni. La tenda di perforazione contiene ora la cabina di controllo, una torre di perforazione inclinabile per la manovra del sistema di perforazione – che può estrarre carote di ghiaccio lunghe fino a 4,5 metri – e un laboratorio per la preparazione e lo stoccaggio dei campioni. Il foro di perforazione è stato calibrato e protetto da un tubo di rivestimento, due operazioni delicate che hanno richiesto diversi giorni di lavoro.

LA STORIA DEL CLIMA IMPRESSA NEL GHIACCIO “Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto finora. La nostra prossima campagna prevede un test finale del sistema di  perforazione per poi procedere rapidamente alla perforazione profonda”, dice Carlo Barbante, presente sul campo nel corso di questa missione. “La storia climatica e ambientale del nostro pianeta – aggiunge – è conservata nel ghiaccio e può fornire informazioni fino a centinaia di migliaia d’anni addietro sull’evoluzione della temperatura e sulla composizione dell’atmosfera”. I ricercatori saranno in grado quindi di stabilire le quantità dei vari gas serra, come metano e anidride carbonica, nell’atmosfera del passato, mettendole in relazione all’evoluzione delle temperature. “Riteniamo che questa carota di ghiaccio ci possa fornire informazioni sul clima del passato e sui gas serra presenti nell’atmosfera durante la transizione del Medio Pleistocene (MPT), avvenuta tra 900.000 e 1,2 milioni di anni fa. Durante questa transizione – conclude Barbante – la periodicità climatica tra le ere glaciali è passata da 41.000 a 100.000 anni; perché questo sia avvenuto è il mistero che ci proponiamo di risolvere”.

(Photo Credits: Barbante©PNRA/IPEV)