Pichetto: “Centrali a carbone al minimo, ho firmato l’atto di indirizzo”

Ho firmato l’atto di indirizzo a Terna, coinvolgendo Arera, che prevede una riduzione al minimo delle centrali a carbone e anche la cessazione dell’utilizzo di olio combustibile“. Lo annuncia il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, a margine dell’assemblea di Cida. “Questo determina un passaggio verso il nuovo, verso una prospettiva, speriamo, totale del carbone, con gradualità – continua -. Al momento vengono tenute al minimo per ragioni di sicurezza, perché il quadro internazionale è ancora tale che non sappiamo quale potrà essere il futuro sul fronte energetico“, spiega. “Il nostro stoccaggio ha raggiunto un livello ottimo, siamo ben oltre l’80%, quindi ci sono tutte le condizioni per passare gradualmente all’abbandono del carbone. Poi il passaggio successivo sarà il petrolio“, conclude.

L’Italia mette al minimo le centrali a carbone, primo passo verso lo spegnimento totale

L’Italia si avvia verso il phase out dal carbone. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha infatti firmato l’atto di indirizzo a Terna, all’Autorità di Regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) e al Gestore servizi energetici (Gse) per la rimodulazione della produzione di energia elettrica da carbone, olio combustibile, bioliquidi sostenibili e biomasse solide, invertendo quindi l’atto dello scorso 31 marzo, che aveva l’obiettivo di ottimizzare l’utilizzo dei combustibili diversi dal gas al fine di generare un risparmio di questa materia prima strategica si è ravvisata l’opportunità di rimodulare il piano di massimizzazione del carbone.

Ho firmato l’atto di indirizzo a Terna, coinvolgendo Arera, che prevede una riduzione al minimo delle centrali a carbone e anche la cessazione dell’utilizzo di olio combustibile“, annuncia il ministro, a margine dell’assemblea di Cida. Spiegando che “questo determina un passaggio verso il nuovo, verso una prospettiva, speriamo, di abbandono poi totale del carbone, naturalmente con gradualità“, continua Pichetto, specificando che “al momento vengono tenute al minimo per ragioni di sicurezza, perché il quadro internazionale è ancora tale che non sappiamo quale potrà essere il futuro sul fronte energetico.

Nel frattempo, però, “le politiche di diversificazione messe in atto dal Governo – aggiunge il ministro – ci hanno consentito di raggiungere in anticipo l’obiettivo di risparmiare 700 milioni di metri cubi di gas entro il 30 settembre del 2023. Gli stoccaggi riempiti all’82% già a fine giugno e la maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili – conclude Pichetto – ci hanno consentito di attivare queste nuove disposizioni che riescono a tenere insieme due dei grandi obiettivi: velocizzare la decarbonizzazione garantendo la sicurezza energetica del nostro Paese”.

Al via l’evento di Withub ‘L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico’

L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico‘: è il titolo dell’evento, organizzato da Withub con la direzione editoriale di GEA, Eunews e Fondazione Art.49, che si terrà martedì 30 maggio all’Europa Experience David Sassoli a Roma. L’iniziativa vuole promuovere un dibattito di alto livello sul futuro delle politiche energetiche italiane ed europee ed essere un momento di scambio e confronto tra esponenti di primo piano delle istituzioni nazionali ed europee con esperti, operatori di settore, organizzazioni di categoria e portatori di interesse. Per informare, diffondere, coinvolgere. La partecipazione è gratuita.

L’evento prevede quattro panel. Il primo, dedicato a ‘L’impatto delle normative Ue sull’economia: come realizzare gli obiettivi di decarbonizzazione senza mettere in crisi l’industria‘, prevede un videomessaggio del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al quale seguiranno gli interventi dell’eurodeputato Nicola Danti, del presidente di Duferco e Federacciai Antonio Gozzi, del presidente di ENEA Gilberto Dialuce, del ceo di Italgas Paolo Gallo, del presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli e dell’ad di Daikin Italia Geert Vos.

I due panel a seguire, moderati dal direttore di GEA Vittorio Oreggia e dal direttore Afp in Italia Gaël Branchereau, tratteranno il tema ‘L’Italia punta a diventare l’hub energetico del Mediterraneo’: presenti nel primo l’ambasciatore di Libia in Italia, nel secondo gli ambasciatori di Egitto, Norvegia e un rappresentante di Israele. Entrambi vedranno la presenta di Alfredo Conte, Vice Direttore Generale Affari politici e di sicurezza e Direttore Centrale per il Mediterraneo e il Medio Oriente della Farnesina.

Il pomeriggio si aprirà con la premiazione della prima annualità del progetto educativo Gea ‘Idee per il futuro’ e la presentazione della seconda annualità con Vittorio Oreggia, direttore editoriale Withub e direttore di GEA, e Andrea Poli, presidente Fondazione Art.49 e ceo di Withub. Alla cerimonia interverrà, fra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Che parteciperà anche all’ultimo panel: ‘Ridurre l’impatto degli shock energetici su cittadini e imprese: dopo l’ok Ue al price cap, resta il nodo del disaccoppiamento del prezzo di gas e luce‘.

Pronta la proposta di decreto sulle Comunità energetiche: al via iter Ue

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha avviato l’iter con l’Unione Europea sulla proposta di decreto che incentiva la diffusione di forme di autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. La proposta di decreto dovrà ora attendere il via libera della Commissione Ue necessario per l’entrata in vigore. “Con questo provvedimento – spiega il ministro Pichetto – diamo all’Italia una nuova energia tutta rinnovabile. Il testo, rafforzato e arricchito dalla consultazione pubblica, è uno strumento coerente con il doppio obiettivo di questo governo: la decarbonizzazione entro il 2030 e l’autonomia energetica. La ricchezza dell’Italia sono le sue comunità. Il decreto le pone al centro di una strategia volta a produrre e consumare energia da fonti pulite risparmiando sui costi delle bollette. Se sapremo svilupparle come sistema Paese -conclude il Ministro – le Comunità Energetiche si riveleranno un’enorme fonte di sviluppo economico sostenibile e di coesione sociale”.

La proposta è incentrata su due misure: un incentivo in tariffa e un contributo a fondo perduto.  I benefici previsti riguardano tutte le tecnologie rinnovabili, quali ad esempio il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico e le biomasse. Chi vorrà associarsi in una configurazione di autoconsumo potrà ottenere una tariffa incentivante sulla quota di energia condivisa da impianti a fonti rinnovabili. La potenza finanziabile è pari a complessivi cinque giga watt, con un limite temporale fissato a fine 2027. Riguarderà invece solo le comunità realizzate nei comuni sotto i cinquemila abitanti, la misura che permette l’erogazione di contributi a fondo perduto fino al 40% dell’investimento. L’intervento può riguardare sia la realizzazione di nuovi impianti che il potenziamento di impianti già esistenti: in questo caso la misura è finanziata con 2,2 miliardi di euro del PNRR e punta a realizzare una potenza complessiva di almeno due giga watt e una produzione indicativa di almeno 2.500 giga watt l’ora ogni anno. Chi otterrà il contributo a fondo perduto potrà chiedere di cumularlo con l’incentivo in tariffa.

Gruppi di cittadini, condomini, piccole e medie imprese, ma anche enti locali, cooperative, associazioni ed enti religiosi: chi sceglierà di associarsi ad una Comunità, dovrà innanzitutto individuare sia un’area dove realizzare l’impianto con tecnologie rinnovabili che altri utenti connessi alla stessa cabina primaria. Inoltre sarà necessario un atto costitutivo del sodalizio che abbia come oggetto sociale prevalente i benefici ambientali, economici e sociali. Il soggetto gestore della misura è il GSE che potrà verificare preliminarmente l’ammissibilità dei soggetti interessati al fine di garantire la possibilità concreta di accedere ai benefici della misura.

Energia, Pichetto: “Dipendenza è freno”. Confindustria: Più infrastrutture, 182 miliardi al 2030

Sicurezza e costi contenuti. E’ questa la strategia energetica del governo e non solo per superare la crisi, ma anche per gli anni a venire. Perché se c’è una cosa che le vicende geopolitiche recenti hanno insegnato è che la dipendenza energetica è il vero “freno a mano sulla crescita della nostra economia”, sottolinea Gilberto Pichetto Fratin. È cambiato il quadro di riferimento internazionale e questo esecutivo politico, assicura il ministro dell’Ambiente, “ha intenzione di affrontare seriamente la questione della sicurezza energetica“: “Non possiamo perdere un minuto“, insiste. Via i paraocchi ideologici e rispetto degli impegni internazionali assunti in materia di decarbonizzazione. La direzione presa è questa, anche se passa dai rigassificatori, dalle estrazioni di gas dai giacimenti già noti lungo le coste. Tutto per avere respiro che porti gradualmente ad abbandonare i fossili a vantaggio delle fonti rinnovabili. L’accelerazione sulla semplificazione per installare gli impianti lo dimostra.

In questo scenario, le infrastrutture hanno un ruolo centrale, “devono accompagnare la transizione ecologia, assecondarla, renderla possibile attraverso un sistema di distribuzione dell’energia che sia in linea con le mutate condizioni di generazione dell’energia stessa“, sostiene Pichetto. Parla della “sfida della generazione diffusa“, dove non c’è più un centro erogatore e una ramificazione verso la periferia ma molteplici fonti di energia che vanno messe in rete e “devono fare i conti con la discontinuità dell’accumulo di fonti come il solare o l’eolico“. Servirà creare infrastrutture in grado di sostenere l’affiancamento della mobilità elettrica a quella dei motori termici e sistemi di interscambio locale fra l’energia autoprodotta e quella diffusa in rete: “Sono tutti passaggi chiave per costruire un futuro di sostenibilità, indipendenza e sicurezza energetica“, ripete il ministro.

Lo scenario “sostenibilità integrata” elaborato da Confindustria Energia, per le scelte strategiche che il Paese dovrà compiere in questo settore, valuta in 182 miliardi di euro gli investimenti previsti nel periodo 2022-2030, che si traducono in un valore aggiunto totale di 320 miliardi di euro, nell’impiego di 380 mila ULA (unità di lavoro annue) ed in una riduzione di emissioni pari a -127 Mton CO2/anno nel 2030. “Un piano integrato di investimenti che presenta benefici sul sistema Paese in termini di crescita economica, di ricadute ambientali e occupazionali con investimenti valutati secondo criteri di neutralità tecnologica, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, di sicurezza energetica e di sostenibilità sociale, attraverso infrastrutture energetiche flessibili e resilienti”, osserva il presidente, Giuseppe Ricci. È la proposta di Confindustria Energia in vista dell’elaborazione del nuovo PNIEC e dell’adeguamento del PNRR al REPowerEU. Dal piano integrato, spiega il vicepresidente e coordinatore dello studio, Roberto Potì, emergono diverse “leve complementari tra di loro” che mirano ad una transizione sostenibile, a partire da una “posizione geografica ottimale per l’ulteriore crescita di fonti rinnovabili e per la diversificazione delle rotte di importazione del gas“. L’Italia, è convinto, “può contare su riserve di gas naturale non utilizzate, su capacità di stoccaggio incrementabili e su reti di trasporto e trasmissione diffuse nel territorio. La sua leadership in Europa nella produzione di biocarburanti e le importanti eccellenze nei processi di economia circolare, completano il quadro delle opportunità disponibili“.

Pichetto annuncia: “Nascerà una commissione per riformare il Codice dell’Ambiente”

Il mare è sotto stress. Inquinamento e over-fishing distruggono gli equilibri e la percentuale di aree protette è lontana, lontanissima, da quella prefissata al 2030, che prevede un’estensione del 30% rispetto a quelle attuali. “Dobbiamo fare qualcosa. Chiedo urgentemente i decreti attuativi della legge Salvamare, che è diventata legge quattro anni fa”, è il richiamo di Rosalba Giugni, presidente Marevivo.

Si appella al governo, con il ministro Gilberto Pichetto Fratin che alza l’asticella e annuncia una commissione per la riforma completa del Codice dell’Ambiente e “delle leggi conseguenti”. Perché il quadro “è cambiato”, fa presente, anche alla luce del nuovo dettato costituzionale: “Il Parlamento si è reso conto della necessità di inserire in Costituzione la tutela dell’ambiente – spiega -, è un’innovazione importante che permette di intervenire sulla salvaguardia degli ecosistemi, della tutela del Paese. La sensibilità è nuova e diversa, le cose cambiano, dobbiamo riscrivere tutto un percorso, una riforma che si affiancherà alla semplificazione”. Condivide e sostiene la proposta del ministro la sua vice, Vannia Gava: “Una necessità che, personalmente, avanzo da lungo tempo alla luce delle evoluzioni, anche costituzionali, sopraggiunte su un tema di così cruciale rilevanza per il Paese”.
Sulla tutela delle aree marine e terrestri, va sensibilizzata anche l’opinione pubblica, perché l’obiettivo comunitario è anche un’importante opportunità di carattere economico e di funzionalità rispetto al contrasto al cambiamento climatico.

Nonostante sia un provvedimento chiave dell’Europa e uno dei target fondamentali su cui i governi dovranno lavorare per raggiungere l’obiettivo del 30% di territorio protetto entro il 2030, la Strategia per la Biodiversità continua a essere un oggetto misterioso per l’opinione pubblica. In un recentissimo sondaggio realizzato da Emg per il centro Studi del Wwf Italia, il 90% dei cittadini non è a conoscenza del fatto che l’Unione Europea abbia varato una strategia per arrivare entro il 2030 al 30% di territorio e mare protetti di tutta Europa. L’86% dice di non essere a conoscenza della riforma costituzionale del 2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, inserendo la tutela della biodiversità e degli ecosistemi all’interno dei suoi principi generali.

“L’obiettivo Ue 2030 è possibile ma molto difficile se non si aumenta la consapevolezza dell’importanza della conservazione della natura e se non si rendono più efficienti ed efficaci le attuali aree protette, sia terrestri che marine, istituendo anche quelle già previste per legge”, sottolinea il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio, che mette in guardia sui tempi: “Il 2030, scadenza prevista dall’unione Europea è tra sette anni, di questo passo non riusciremo a centrare un obiettivo indispensabile a proteggere la nostra natura, il nostro mare e il nostro benessere. Serve un impegno straordinario, che i cittadini chiedono e che deve vedere protagoniste – sin da subito – le istituzioni”.

Wwf e Marevivo denunciano come l’attuale sistema veda le Aree Marine Protette relegate a una sorta di Serie B con strumenti e ruolo diversi rispetto a quelli garantiti alle aree protette terrestri. “Le aree marine protette in Italia sono 29, più 2 parchi sommersi, ma in pochi conoscono la loro importanza”, fa eco Giugni. “Considerando che il mare protetto a oggi ricopre solo il 13,4% e che di queste solo lo 0,01% risulta con livello di protezione integrale e che i fondi stanziati per le Amp sono pari a 7.000.000 di euro annui, corrispondenti a un decimo di quelli garantiti ai parchi terrestri, Marevivo chiede interventi concreti per migliorare la gestione e la tutela del nostro immenso patrimonio marino”.

Le associazioni, quindi, hanno presentato una serie di punti ritenuti essenziali per rafforzare la tutela del mare: l’adozione di criteri di valutazione che permettano di misurare l’efficacia di gestione di ogni singola area marina protetta, l’insufficienza degli stanziamenti e del personale a queste preposto, il rafforzamento della sorveglianza, l’estensione delle superfici protette attraverso riperimetrazioni, nuove istituzioni anche off shore, l’annessione ai parchi costieri di aree a mare. Il sistema Aree Marine Protette ha evidenziato, secondo le associazioni, evidenti limiti di gestione ed è per questo che viene richiesto coraggio per immaginare anche nuove forme di governance sia come coordinamento ed omogeneità dei criteri di gestione sia come istituzione di veri e propri Parchi Marini per le realtà più estese.

benzina diesel

Sciopero benzinai 25-26 gennaio: “Basta ondata di fango”. Pichetto: “Diritto legittimo”

Sciopero dei benzinai il 25 e 26 gennaio. A comunicarlo sono Faib-Confesercenti, Fegica-Cisl e Figisc-Confcommercio dopo le polemiche legate all’aumento dei prezzi del carburante, in seguito all’eliminazione degli sconti sulle accise scattati a inizio anno. “Per porre fine – si legge nella nota congiunta – all’ondata di fango contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità, le associazioni dei gestori, unitariamente, hanno assunto la decisione di proclamare lo stato di agitazione della categoria, su tutta la rete; di avviare una campagna di controinformazione sugli impianti e proclamare, per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023, una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio”.

Immediate le reazioni del mondo politico. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, durante l’incontro Valore Natura organizzato dal Wwf, dichiara: “Nessun aumento stellare, la media dei prezzi non è salita neanche del valore delle accise. I dati diffusi martedì dal ministero dell’Ambiente indicavano una media nazionale di 1,81 per la benzina e 1,86 per il diesel”. Difende la scelta “precisa” fatta dal Governo di destinare 21 miliardi contro il caro bollette e “allo stesso tempo, considerati i prezzi molto bassi di gas e petrolio, ha valutato che poteva essere sospesa la misura, temporaneamente assunta dal passato governo, di taglio delle accise”. Pichetto plaude all’operazione trasparenza per il controllo dei prezzi, che reputa “efficace. Ogni distributore dovrà esporre il prezzo medio nazionale, calcolato giornalmente, della benzina e del gasolio. In questo modo i cittadini potranno verificare e valutare se e quanta differenza ci sarà col prezzo realmente praticato”. Rispetto allo sciopero indetto per il 25 e 26 gennaio, il ministro sentenzia: “Le proteste dei benzinai sono un legittimo diritto”.

Anche la ministra Daniela Santanchè, intervenendo a 24 Mattino su Radio24, reputa che l’operazione trasparenza sia opportuna, per fare in modo che “nessuno se ne approfitti”. Di diverso avviso Luca Squeri, deputato e responsabile Energia di Forza Italia, in un’intervista alla Stampa: “Esporre cartelli con la media dei prezzi è uno strumento inefficace e soprattutto di dubbia fattibilità. Non si può risolvere la questione dei prezzi con un cartello nel piazzale delle stazioni di servizio”. Perché “l’Antitrust potrebbe fare delle obiezioni, perché indicare i prezzi medi, comunicati dal ministero, potrebbe essere in contraddizione con il mercato libero. La diversificazione dei prezzi però non è speculazione”, dichiara il deputato in un’intervista rilasciata alla Stampa. Appoggia le scelte del governo – “la Meloni è stata realista, per fare uno sconto così importante servono risorse, che sono state giustamente destinate ad altre misure. Reintrodurlo ora, poco dopo l’approvazione della manovra, mi sembrerebbe un errore” – e sottolinea con vigore il proprio punto di vista rispetto alle speculazioni delle quali sono stati accusati i gestori delle pompe. Il deputato afferma infatti che “la speculazione non esiste! E lo dimostrano i dati del ministero dell’Ambiente. Chi lo ha detto ha disinformato l’opinione pubblica, una cosa gravissima. Finché si è trattato di una frase, di una dichiarazione buttata lì, amen. Ma questa falsa narrazione è servita da base per l’azione di governo”.

Anche Luca Ciriani, intervenendo a Radio anch’io, difende la categoria: “Quando si parla di speculazioni sul prezzo della benzina – dichiara il ministro dei Rapporti con il Parlamento – naturalmente non si parla del povero gestore delle pompe, che ha un introito minimo perché si parla di pochi centesimi al litro. La speculazione è legata al prezzo generale della benzina e del gas. Noi cerchiamo di aiutare il consumatore con scelta di trasparenza. Non ce l’abbiamo sicuramente con chi fa un lavoro duro guadagnando pochi denaro. Fortunatamente il prezzo alla pompa è in linea con quelli dell’anno scorso’‘.

Le reazioni alla comunicazione dello sciopero per il 25 e 26 gennaio non arrivano solo dal mondo politico. È il caso di Codacons, che dichiara: “La decisione dei benzinai di proclamare due giorni di sciopero equivale a un atto di guerra contro i consumatori, una protesta assurda e immotivata che ci porta oggi a presentare un’istanza urgente al Garante per gli scioperi affinché blocchi la mobilitazione dei gestori. Con tale sciopero i benzinai sembrano dimostrare di non gradire la trasparenza sui prezzi dei carburanti decisa dal Governo attraverso il decreto approvato dal Consiglio dei ministri, e di voler difendere ombre e ambiguità che investono il settore – afferma il Codacons –. Uno sciopero che danneggia solo i consumatori, già vittime di listini alla pompa eccessivi e del rialzo delle accise scattato lo scorso primo gennaio”. Attraverso l’istanza, il coordinamento chiede inoltre di di sanzionare qualsiasi mobilitazione lesiva dei diritti degli utenti

 

 

 

 

 

Pnrr, centrati i 20 obiettivi Mase per il 2022: investimenti per 6 miliardi

Raggiunti tutti e 9 gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) di cui è responsabile il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che ha ottenuto entro i tempi concordati con la Commissione europea tutte le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’anno 2022. “Con il conseguimento dei 9 obiettivi del secondo semestre, abbiamo raggiunto i 20 di questo anno”, esulta in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza, Gilberto Pichetto Fratin, precisando che il raggiungimento degli obiettivi sblocca circa 6 miliardi di euro in investimenti per l’ambiente e la sicurezza energetica. Dopo le 11 ‘milestone’ (le pietre miliari) e i target conseguiti nel primo semestre di quest’anno, entro dicembre 2022 sono stati raggiunti gli altri 9 obiettivi previsti dal Mase per quest’anno. Il raggiungimento degli obiettivi specifici del Mase si inquadra nel più ampio conseguimento annunciato ieri da Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, di tutti e 55 gli obiettivi previsti dal Pnrr per il secondo semestre dell’anno.

Complessivamente, il piano italiano prevede 132 investimenti e 58 riforme, che saranno sostenuti da 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro in prestiti. Il governo di Roma ha deciso di mobilitare il 37,5% del piano per sostenere gli obiettivi climatici, mentre il 25,1% del piano sosterrà la transizione digitale. Soddisfatta la premier, Giorgia Meloni, che parlando durante la conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare (la prima che la vede alla guida di Palazzo Chigi) si è detta “contenta che il governo sia riuscito a raggiungere i 55 obiettivi previsti per il 2022”. Ha poi puntualizzato che “quando siamo arrivati al governo dei 55 obiettivi ne erano stati conseguiti 25, penso che questa staffetta con il precedente governo abbia funzionato e sono contenta che si sia riusciti”. Ora però è il momento di entrare “nel vivo del piano, arriva la parte molto complessa in cui questi obiettivi devono diventare cantieri”. Mentre adesso l’Italia, come l’Unione europea, si trova ad affrontare le “difficoltà dettate dall’aumento dei costi delle materie prime e del caro energia e dettate dal fatto che il piano sia stato scritto prima della guerra”.

Nello specifico degli investimenti, per le isole verdi è stata approvata la graduatoria per 200 milioni di euro di progetti relativi al bando; per il rafforzamento delle smart grid sono stati aggiudicati progetti per 3,61 miliardi per l’aumento della capacità di rete per la distribuzione di energia rinnovabile e l’elettrificazione dei consumi energetici; poi ancora, sugli interventi per la resilienza climatica delle reti sono stati aggiudicati progetti per 500 milioni per migliorare la resilienza della rete del sistema elettrico; sulla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano è prevista la messa a dimora di oltre due milioni di specie arboree e arbustive, superando il target di un milione e 650 mila; per promuovere il teleriscaldamento efficiente: aggiudicati progetti per 200 milioni di euro per realizzare nuove reti o ampliamento di quelle esistenti. Quanto ai porti Verdi – precisa una nota del Mase – sono stati aggiudicati progetti per una prima componente di 115 milioni di euro alle Autorità di sistema portuale; è stato adottato il piano d’azione per la riqualificazione dei siti orfani. Quanto alle riforme, negli ultimi mesi sono state adottate: misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati e criteri Ambientali Minimi per eventi culturali finanziati con fondi pubblici. “La tutela ambientale è la priorità del Pnrr”.

“Sulla rivoluzione verde e sulla Transizione ecologica sono state destinate le maggiori risorse, 70 miliardi in tutto sui 235 del piano”, ha spiegato Pichetto. “Gli interventi hanno riguardato i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, mobilità sostenibile e rigenerazione urbana, fino ai provvedimenti in materia di risorse idriche e inquinamento, al fine di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. Come Mase e come Governo”, ha concluso il ministro, “abbiamo fatto un importante passo avanti lungo quello che è a pieno titolo la direttrice imprescindibile del nostro sviluppo futuro”. Il ministero fa sapere inoltre di aver accelerato negli ultimi mesi anche le altre misure Pnrr che non prevedevano scadenze europee a dicembre 2022, quali ad esempio quelle in materia di idrogeno verde e di economia circolare.

Ambiente e crescita, da Via Vas sbloccati progetti per 65 miliardi

Sono 27 i pareri adottati nel 2022, per liberare piani e programmi dal valore di 65 miliardi di euro. E’ il bilancio dell’attività svolta dalla Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (Via e Vas) del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nello scorso anno. Una spinta decisa in avanti per le infrastrutture del nostro Paese, dunque per l’economia e lo sviluppo.

Che soprattutto dall’insediamento del nuovo governo ha schiacciato il piede sull’acceleratore, visto che la commissione ha approvato progetti per un valore complessivo di 46 miliardi e 750 milioni di euro. “Con i pareri positivi della Commissione Vas abbiamo la certezza che importanti strumenti di pianificazione territoriale ed economica saranno attuati rispettando l’ambiente e con la massima attenzione alla sostenibilità“, spiega il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.

La Vas, acronimo di Valutazione ambientale strategica, in particolare, è una procedura che si applica a quei piani e programmi che riguardano aree ampie e pluralità di iniziative economiche che possono avere impatti significativi sull’ambiente. Nell’elenco delle misure passate al vaglio dalla Commissione Vas dopo l’insediamento del nuovo Governo, ci sono importanti dossier. Come il Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comune 2023-2027, che ha un valore di quasi 37 miliardi di euro; o il Programma Nazionale Ricerca e Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale, al quale sono destinati ben 5 miliardi e 600 milioni. E ancora il Programma Nazionale Just Transition Fund, che vale oltre 1 miliardo di euro, il programma Pn Metro Plus per le città Medie del Sud su progetti di innovazione sociale finalizzati alla rigenerazione di aree fragili, caratterizzate da disagio socio-economico e abitativo, che può contare su risorse per oltre 3 miliardi.

L’accelerazione impressa dalla commissione ai propri lavori è la dimostrazione che in tema di autorizzazioni ambientali è stato raggiunto un elevato standard di efficienza“, commenta ancora Pichetto. Concludendo che “questa la migliore garanzia di uno sviluppo che viene promosso e articolato in una cornice di salvaguardia dei territori e delle comunità“.

Pichetto: “Price cap ‘bazooka’ contro la speculazione. Sul nucleare la partita non è chiusa”

Il clima mite dell’inverno 2022-2023 unito al risparmio dei consumi di gas, potrebbero lasciare in eredità un ‘tesoretto’ di gas negli impianti di stoccaggio italiani. Al di là dei risvolti ambientali e climatici che hanno portato a temperature nettamente superiori alla media, sarebbe davvero una bella notizia per il governo, ma soprattutto per le casse dello Stato. E musica per le orecchie del ministro Gilberto Pichetto Fratin, al lavoro proprio per “mettere in sicurezza”, come afferma: Abbiamo un po’ di stoccaggi, probabilmente li manterremo e quindi partiamo da un livello un po’ più alto” rispetto all’anno scorso. Il responsabile del Mase, pur ricordando che “nessuno di noi ha la sfera di cristallo”, potrebbe anche riuscire nell’impresa di risparmiare miliardi utili da reinvestire in altri progetti, grazie al combinato disposto del “bazooka” price cap Ue sul prezzo del gas con la riduzione degli sprechi che gli italiani stanno mettendo seriamente in pratica. I numeri li fornisce direttamente Pichetto: “Circa 5 miliardi di metri cubi in meno consumati”.
Inoltre, un altro elemento che lascia ben sperare il governo, è chesono state già differenziate le fonti di approvvigionamento, grazie agli accordi con l’Algeria, ma anche al Tap, “che ci porta 10 miliardi di metri cubi di gas”. Per il ministro, dunque, “sui quantitativi, in qualche modo, dovremmo farcela”. Mentre sul prezzo ora c’è “un ‘tappo’ all’eventuale esplosione”, soprattutto nel caso “gli speculatori facciano oscillare eccessivamente i mercati internazionali”. La somma di questi fattori fa dire al responsabile del dicastero di via Cristoforo Colombo che “nel breve periodo l’Italia sta diventando centrale rispetto all’Europa”. Un bel passo in avanti rispetto all’anno scorso, quando a dare le carte era sempre la Germania, mentre ora “avendo collegamenti con l’Azerbaijan, l’Algeria e anche la Libia, e ovviamente con i rigassificatori, noi ci poniamo nella condizione di essere i soggetti che ricevono il gas e lo distribuiscono” sul Vecchio continente.
Analizzato il presente, resta comunque da programmare il futuro. Che prevede la riduzione delle emissioni di Co2, così come l’incremento delle fonti rinnovabili, ma serve tecnologia in grado di lasciare anche alle generazioni future un’eredità che le possa far stare più tranquille. Per il governo potrebbe essere il ritorno al nucleare. Infatti, Pichetto dice che la partita non è chiusa: “Sono convinto che vada affrontata in modo serio”, perché “la valutazione va fatta con un’ampia discussione, poi vanno fatte le scelta. E credo che la scelta debba essere il nucleare”, ma “sapendo che ce l’avremmo tra 15-20 anni e la fusione tra 40-50 anni”.