Mattarella: “La morte di Ratzinger è un lutto per l’Italia”

E’ unanime il cordoglio del mondo istituzionale per la scomparsa di Papa Benedetto XVI. Tra i primi a commentare la notizia della morte di Joseph Ratzinger è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La morte del Papa emerito Benedetto XVI è un lutto per l’Italia”, scrive in una nota. “La sua dolcezza e la sua sapienza hanno beneficato la nostra comunità e l’intera comunità internazionale – prosegue -. Con dedizione ha continuato a servire la causa della sua Chiesa nella veste inedita di Papa emerito con umiltà e serenità. La sua figura rimane indimenticabile per il popolo italiano. Intellettuale e teologo ha interpretato con finezza le ragioni del dialogo, della pace, della dignità della persona, come interessi supremi delle religioni. Con gratitudine guardiamo alla sua testimonianza e al suo esempio”.

Anche la premier, Giorgia Meloni, tributa il suo personale saluto al Pontefice bavarese. “Benedetto XVI è stato un gigante della fede e della ragione – dichiara -. Un uomo innamorato del Signore che ha messo la sua vita al servizio della Chiesa universale e ha parlato, e continuerà a parlare, al cuore e alla mente degli uomini con la profondità spirituale, culturale e intellettuale del suo Magistero. Un cristiano, un pastore, un teologo: un grande della storia che la storia non dimenticherà. Ho espresso al Santo Padre Francesco la partecipazione del Governo e mia personale al dolore suo e dell’intera comunità ecclesiale”.

Papa Ratzinger è stato sempre molto attento alla natura, con la sua grande passione per la montagna. “Mi unisco al cordoglio della Chiesa Cattolica e di tutti i suoi fedeli, in Italia e nel mondo, per la morte del Papa Emerito, Benedetto XVI”, scrive in una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

La manovra è legge. Pichetto: “Confermate le misure di decarbonizzazione”

Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto le promesse fatte agli italiani, e saluta l’approvazione della manovra in Senato con la consapevolezza di aver avuto la meglio anche sul tempo, non molto. “Una manovra che è stata approvata con un giorno di anticipo rispetto agli ultimi anni”, sottolinea dopo che il via libera di palazzo Madama (109 sì. 76 no, 1 astenuto) consente alla manovra di essere legge.

“Abbiamo messo tutte le risorse sulle grandi misure alle quali volevamo dedicarci”, dice. Ci sono diverse misure che rispondono agli obiettivi condivisi a livello europeo. La presidente del Consiglio indugia su quello di maggiore attualità. “Abbiamo investito gran parte delle risorse sulla priorità del caro bollette, con oltre 20 milioni”. Commissione Ue ed Eurogruppo torneranno su questa misura specifica in primavera, per l’Italia come per gli altri Paesi, per essere certi che la spesa non incida sui conti pubblici. L’inquilina di palazzo Chigi per ora tiene il punto. “Siamo in una situazione di grande emergenza” che giustifica scelte di una certa natura. “È chiaro che dove mettiamo risorse, le togliamo da altre parti”. Quando si parla di energia, con il meccanismo per un tetto al prezzo del gas (price cap) e con altre misure “cambia il quadro, e se dovesse effettivamente cambiare parte delle risorse potrebbe liberarsi per altri provvedimenti”.

Avanti tutta, dunque. In attesa di nuove intese da ricercare con i partner europei. Intanto il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolinea la compatibilità con Green Deal europeo e piano per la ripresa di una manovra che non tradisce le attese. “In campo ambientale – spiega – abbiamo investito su alcuni settori di fondamentale importanza, confermando le misure di decarbonizzazione che permettono un recupero di risorse da poter destinare agli interventi sul caro energia. C’è poi il contrasto al dissesto idrogeologico. Qui “c’è un consistente stanziamento da 440 milioni di euro destinato alla Regione Calabria”, a cui si aggiungono ulteriori finanziamenti di 45 milioni di portata generale. Ancora, continua Pichetto, si istituisce un fondo per il contrasto del consumo di suolo, con una dotazione economica che vale complessivi 160 milioni di euro e “sarà uno strumento operativo per contenere il degrado del territorio”. Una misura, quest’ultima, che “si integra con l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che indica le direttrici e le modalità di intervento in questo campo”.

Capitolo gestione delle risorse idriche. La manovra licenziata dal Senato prevede l’autorizzazione di spesa per 110 milioni di euro necessari a portare avanti gli interventi di adeguamento e costruzione di reti fognarie e depuratori, che servono a una migliore qualità ambientale e “a far uscire l’Italia dalle procedure d’infrazione comunitarie”. Se tutto va bene il governo Meloni può scongiurare il rischio di multe, anche salate. Pichetto Fratin giudica inoltre “rilevante” aver approvato misure come il credito d’imposta per un valore massimo di 20mila euro annui per le imprese che acquistano materiali riciclati provenienti dalla differenziata e il rifinanziamento del programma sperimentale ‘Mangiaplastica’ con ulteriori 14 milioni nei prossimi due anni, che riconosce un contributo ai comuni per acquistare eco-compattatori.

“Siamo estremamente soddisfatti del lavoro fatto”, ammette Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Diamo risposte agli italiani, soprattutto su caro bollette e caro energia”.

‘Porti verdi’, 115 milioni dal Pnrr per energia rinnovabile nei porti

Aggiudicati trentuno progetti da 115 milioni di euro per realizzare interventi in materia di energia rinnovabile ed efficienza energetica nei porti. Le opere, che saranno finanziate con un primo stanziamento dell’investimento “Porti Verdi” del Pnrr, riguardano otto Autorità portuali e puntano alla riduzione del 20% delle emissioni annue di Co2 nelle aree interessate.
“Il raggiungimento di questo traguardo – afferma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto – è il segnale che il dicastero ha continuato a lavorare a pieno ritmo per raggiungere entro la fine dell’anno tutti gli obiettivi del Pnrr. I 115 milioni rappresentano solo una prima tranche di un finanziamento complessivo da 270 milioni di euro. La misura è esemplificativa anche di come il Piano abbracci tutti i settori strategici del sistema economico e tra questi anche i porti, uno dei settori su cui intervenire con maggiore incisività per ridurre le emissioni climalteranti”.

I fondi stanziati serviranno, tra l’altro, all’acquisto di veicoli e imbarcazioni di servizio a emissioni zero, alla conversione dei mezzi a combustibile fossile, all’installazione di colonnine di ricarica elettrica, all’efficientamento energetico degli edifici portuali e al rinnovamento degli impianti di illuminazione pubblica. Sono destinatarie di questo primo finanziamento otto Autorità Portuali. La tabella di marcia per realizzare gli obiettivi del 2022 di titolarità del Mase prevede la pubblicazione a breve dei decreti di ammissione a finanziamento per gli interventi mirati al rafforzamento della resilienza climatica delle reti elettriche, alla promozione di una rete di teleriscaldamento e al rafforzamento delle ‘smart grid’. Per quanto riguarda invece il traguardo relativo alla forestazione, le città metropolitane stanno concludendo la procedura di certificazione per più di un milione e 650 mila alberi. Infine, il decreto interministeriale per il completamento della riforma del settore idrico è pronto e sarà firmato a breve.

Rinnovabili

Rinnovabili, svolta di Fai-Legambiente-Wwf. Pichetto: Apriamo tavolo

Una svolta storica nel segno della transizione ecologica ed energetica. E’ quella compiuta dalle associazioni Fondo per l’Ambiente Italiano Ets, Legambiente e Wwf Italia con la firma del documento-manifesto in 12 proposte dal titolo emblematico: ‘Paesaggi rinnovabili‘. Per la prima volta, infatti, c’è un’apertura all’istallazione di impianti che sfruttano fonti alternative anche in aree che fino a ieri erano considerate ‘off limits’ per non deturpare l’aspetto paesaggistico.

L’ambientalismo italiano ha maturato una nuova consapevolezza: il nostro paesaggio è sempre cambiato. Ci si può opporre ai cambiamenti, oppure cercare di governarli, perché avvengano nel migliore dei modi. Con Fai e Wwf abbiamo scelto questa seconda strada“, spiega il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani. Il passaggio cruciale è negli obiettivi 6 e 7. Nel primo si invita a ‘Sostenere la nascita e la diffusione delle comunità energetiche‘, in considerazione del fatto che per gli scenari di climate neutral “sarà il contributo di impianti su scala industriale a risultare assolutamente indispensabile“. La raccomandazione, però, è quella di serguire “il principio di non ‘occupare’ neanche un ettaro di suolo fertile, se non con tecnologie compatibili (agrivoltaico), evitando quindi gli errori del passato“.

Nel punto 7, dunque, il cambio di passo: ‘Predisporre un piano per lo sviluppo dell’agrivoltaico nelle aree rurali‘. Perché – scrivono le associazioni nel documento – “la soluzione più razionale è, innanzitutto, installare i pannelli sui tetti delle nuove costruzioni, sugli edifici pubblici, nelle aree industriali e ovunque l’impatto sul paesaggio sia trascurabile; sapendo che questo non può bastare, è importante orientare l’istallazione su altre tipologie di superfici – senza occupazione di nuovo suolo“. Dunque, “serve anche ribaltare la narrazione dei tetti solari nei centri storici, non escludendo a priori la loro installazione ma favorendola a certe condizioni. Servono, in buona sostanza, piani speciali per il fotovoltaico sui tetti industriali e commerciali, per lo sviluppo dei grandi impianti fotovoltaici nelle aree dismesse e/o da recuperare, o lungo le fasce di rispetto delle grandi arterie di comunicazione“.

Altrettanto importante è anche il capitolo dedicato a ‘Favorire l’efficientamento degli impianti eolici esistenti‘, il cosiddetto repowering. “Bisogna affrontare i nuovi impianti come vere e proprie sfide ‘progettuali’, che superino l’approssimazione dell’analisi di contesto di alcuni progetti già realizzati. Nessun luogo è uguale a un altro e ogni progetto ha l’obbligo d’inserirsi armonicamente nel contesto territoriale di cui si è riscontrata preventivamente la potenzialità anemometrica“, scrivono Fai, Legambiente e Wwf Italia. Spiegando che “il progetto di paesaggio, in altri termini, deve diventare dunque il cuore stesso del progetto di parco eolico” e “le linee forti presenti sui territori (strade vicinali, linee di sub/crinale, curve di livello altimetrico, sviluppi del reticolo idrografico, etc.) possono rappresentare un’opportunità per un inserimento armonico; parimenti per l’off-shore la distanza dalla linea di costa e una disposizione a ventaglio può produrre un disegno complessivo più armonico e meno impattante“.

Il concetto espresso dalle associazioni è quello di voler “coniugare gli obiettivi della transizione energetica con la lungimiranza nella pianificazione paesaggistica e la qualità della progettazione“. Perché “è questa la sfida cruciale del prossimo futuro. Le emergenze climatica ed energetica sono le più grandi che il genere umano deve affrontare ora e nel prossimo futuro“.

La notizia è accolta con soddisfazione dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Per questo intende avviare un tavolo di confronto con le sigle che si occupano della tutela dell’ambiente e dei beni culturali. Il Mase – sottolinea Pichetto – ha confermato con il presidente Meloni gli obiettivi di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Ma il nostro obiettivo – aggiunge – è fare ancora di più e meglio. A tal fine alla Cop27 che si è tenuta in Egitto – spiega ancora il ministro – l’Italia si è impegnata concretamente per la lotta al cambiamento climatico: 1,4 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5 anni, incluso un contributo di 840 milioni di euro attraverso il Fondo Italiano per il clima, la prima piattaforma di investimento italiana specificamente dedicata all’impiego di tecnologie pulite e all’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. “Sviluppo delle energie Rinnovabili nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio, senza mai perdere di vista le esigenze delle imprese italiane, che devono continuare a rappresentare un esempio di eccellenza nel mondo. Questo – conclude Pichetto – resta l’obiettivo del ministero e del governo“.

Estrazioni di gas in Adriatico, il governo ‘chiama’ Leonardo e Ispra

Il governo va avanti sulla strategia del gas release, ma non rinuncia al dialogo con il territorio. Al ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica, infatti, si riunisce il primo tavolo di confronto sul tema delle estrazioni di nuovo gas italiano in Adriatico, al quale partecipano i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, la vice ministra Vannia Gava e il governatore del Veneto, Luca Zaia, con i tecnici della Regione. La discussione si è incentrata sulla la necessità di approfondire le problematiche emerse, in particolar modo quelle legate al rischio subsidenza, oltre alle criticità segnalate dalle comunità locali e dai sindaci rispetto alla nuova possibilità di estrazione del metano, specialmente in Alto Adriatico, con la necessità di ottenere in via prioritaria garanzie tecnico-scientifiche a tutela dell’ambiente.

Non solo, perché i responsabili di Mase e ministero delle Imprese e il made in Italy concordano con il presidente della Regione Veneto di coinvolgere, in via preliminare, alcune eccellenze italiane nel campo della ricerca: da Leonardo a Ispra, insieme alle Università del territorio, che andranno così ad affiancare tecnici e studiosi nel percorso di analisi e approfondimento del tema. Per avere un’angolatura più ampia possibile, inoltre, il tavolo istituzionale sarà affiancato anche da un tavolo tecnico prettamente, che sarà utile per fornire strumenti e studi a carattere scientifico nell’ambito delle estrazioni di gas.

Restando sulla questione energetica, durante la prosecuzione dell’audizione davanti alla commissione Ambiente del Senato, Pichetto è tornato sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Perché conta di “chiudere nelle prossime settimane” alcune misure per favorire lo sviluppo delle fonti alternative. Tra queste c’è “il decreto attuativo per l’individuazione delle aree idonee alla realizzazione di impianti di energia rinnovabile“, che ormai “è in fase di finalizzazione. Ma non è l’unica novità, perché “anche per quanto riguarda il Fer 2, la cui gestazione è stata particolarmente lunga, siamo alle battute finali“, assicura il ministro. Il decreto, su cui sono stati già acquisiti i pareri del ministero dell’Agricoltura e dell’Arera, è in continuità con il Fer 1 e ha come obiettivo “l’incentivazione della produzione di energia elettrica dalle fonti geotermiche tradizionali a ridotte emissioni, geotermia a emissioni nulle, eolico offshore, impianti fotovoltaici, floating, impianti a energia mareomotrice e altre forme di energia marina, biomasse, biogas, solare termodinamico che presentino caratteristiche di innovazione e ridotto impatto su ambiente e territorio“. In totale, saranno liberati “complessivamente, 4.590 megawatt di impianti, circa 4,5 gigawatt“.

Per il nucleare, invece, i tempi saranno ben più lunghi. Visto che “le competenze su ricerca e impiego restano in capo ad Enea“, ma l’auspicio è che “nell’arco di 10-15 anni possa essere implementata la tecnologia di quarta generazione, che sarà un vettore tecnologico di transizione, propedeutico all’approccio finale di fusione nucleare“. Quindi – spiega Pichetto -, “non è un’immediatezza ma dobbiamo tenere il passo con la ricerca, le competenze e le capacità“. Non sarà lo stesso, fortunatamente, sul clima: il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, infatti, “a giorni dovrebbe essermi consegnato a seguito di una lunga procedura di confronti e valutazioni“.

Ischia, cdm giovedì. Pichetto: In un Paese civile non si muore di pioggia

Un Dl ad hoc per potenziare gli aiuti per l’Isola di Ischia in ginocchio. Sarà sul tavolo del consiglio dei ministri, pronto a riunirsi di nuovo giovedì, dopo aver varato lo stato di emergenza domenica scorsa, all’indomani della tragedia che ha fatto già otto vittime accertare, dispersi, feriti e 230 sfollati, che saranno di più nei prossimi giorni.

Il ministro per la protezione civile e il mare, Nello Musumeci, riferisce in Senato giovedì mattina. Il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, chiede all’Aula un minuti di silenzio per le vittime. Le cita tutte, ne elenca nomi ed età, a ricordare che non sono numeri ma vite spezzate. “Non è la prima volta che questa terra meravigliosa e conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze naturali e l’ospitalità della propria gente viene colpita in modo così violento. Ischia è stata più volte colpita da tragedie ambientali, anche per colpa dell’abusivismo edilizio. Ma non è e non deve essere questa la sede né il momento per cercare o accertare le responsabilità“, tiene a precisare. E’ il momento del cordoglio, dunque, e della vicinanza “forte e sincera” che il Senato vuole rendere ai parenti delle vittime.

Parola d’ordine, evitare di rifare gli stessi errori di sempre. Quelli che tornano ciclici, a fare vittime dove vittime non dovrebbero esserci. “Diciamo che in un Paese civile non si dovrebbe morire di pioggia“, tuona il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. “Se accade così – afferma -, spesso significa che, fermi restando gli effetti dei cambiamenti climatici che enfatizzano gli eventi meteo estremi, non si è operato bene a livello di governo centrale, di Regione, di enti locali“.

Torna a spiegare le parole che hanno fatto scalpore, dopo aver detto che farebbe “arrestare” i sindaci e chi ha dato l’autorizzazione ai condoni: “Mi preme chiarire, anche per evitare ulteriori inutili polemiche dinanzi ad una tragedia di tali proporzioni e gravità. Ciò che esattamente intendevo dire è che non è più tempo di passare sopra a illeciti urbanistici che possono trasformarsi in elementi di nuove tragedie“, scandisce. Ci sono abusi e abusi, insiste, “taluni gravi ed altri ancora veniali. Chi ha compiti di vigilanza sul territorio deve evitare che si creino o aggravino situazioni di rischio“.

A Ischia, il 49% del territorio è classificato a pericolosità “elevata e molto elevata per frane nei Piani di Assetto Idrogeologico e sono oltre 13mila gli abitanti residenti nelle aree a maggiore pericolosità per frane. “E’ amaro ricordare che per la ‘messa in sicurezza della zona costiera’ e per ‘la riduzione dell’erosione e la stabilizzazione dei versanti nel comune di Casamicciola’ sono stati stanziati 12 anni fa dal Ministero dell’Ambiente complessivamente 3 milioni e 100 mila euro, ma gli interventi risultano ancora in fase di progettazione“, ricorda Pichetto. La sua è stata una “espressione infelice“, lo difende la premier Giorgia Meloni, “ma che voleva probabilmente sottolineare la necessità che le istituzioni siano chiamate a rispondere delle loro responsabilità”.

Bisogna inasprire le pene per chi non fa il proprio dovere e non riguarda solo i sindaci, “ma chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche, Pichetto è stato frainteso“, fa eco Musumeci. “Noi dobbiamo stare vicino ai sindaci che combattano abusivismo in zone controllate da organizzazioni criminali. Non è facile farlo con disinvoltura. Lì bisogna assicurare sostegno ai sindaci“.
Su Ischia ora “c’è da pregare e da approfondire e non da speculare come qualcuno sta facendo”, taglia corto Matteo Salvini. “Noi contiamo di stare al governo per i prossimi cinque anni – garantisce il vicepremier – e possiamo occuparci anche del dissesto idrogeologico“.

 

(Photo credit: AFP)

La beffa Ue sul price cap, il ministro Pichetto alzi la voce

Gilberto Pichetto Fratin, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dice ‘no’ al price cap che la Commissione europea vorrebbe mettere a terra dopo sei mesi di sterile discussione. Era una battaglia di Mario Draghi e dell’ex ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, e sta diventando un punto fermo del nuovo governo. Pichetto Fratin ha rigettato una proposta che effettivamente scivola nel ridicolo e che non garantisce alcun tipo di tutela ai Paesi più soggetti ai rischi generati dalla crisi energetica. Bene: poi, però? Che l’Europa non voglia accollarsi questo genere di rogna e usi il price cap così strutturato solo come deterrente era abbastanza chiaro: sono troppo divergenti gli interessi dei 27 Stati membri per immaginare una convergenza comune. Che, a memoria, in tempi recenti si è avuta solo per la gestione ‘unitaria’ del Covid. Ma la pandemia era la pandemia, il gas è un’altra storia.

La misura del price cap non è congrua: lo hanno capito anche i sassi. Ma il ministro Pichetto Fratin può/poteva alzare di più la voce per far sentire anche la eco dell’ex premier. Ancorché ai primi passaggi nella nuova veste istituzionale, il tenutario del Mase possiede gli strumenti, pure esperienziali, per farsi ascoltare. I ripetuti viaggi a Bruxelles devono essere capitalizzati per consolidare la posizione dell’Italia e, nello specifico, dell’esecutivo appena nato. Se quello di Draghi era rispettato a prescindere, questo deve scalare inevitabilmente posizioni portandosi appresso molti pregiudizi.

La discussione è ancora aperta, nonostante i margini di manovra appaiano ristretti. Ha ragione Pichetto Fratin quando sostiene che il tetto sia esageratamente alto, che due settimane di tempo siano quasi una provocazione e che, in questo modo, si favorisca la speculazione. Ma come rimediare? La comunicazione dei processi operativi latita e tutto ciò non ne agevola la comprensione. Ci sarà davvero un fronte unito per spingere a una revisione del price cap o, come al solito, qualcuno si tirerà indietro sul più bello lasciando i soliti noti con il cerino in mano? In Europa spesso funziona così… Ecco la ragione per la quale auspichiamo da parte di Pichetto Fratin una posizione ferma, intransigente ed autorevole. Perché poi, alla resa dei conti, le bollette le pagheranno i cittadini. Che non hanno sensibilità politiche ma di portafoglio.

Oggi Consiglio Energia: ministri Ue alla prova del price cap

Da un lato, misure per gli acquisti congiunti, solidarietà energetica e la promessa di un indice complementare per il gas naturale liquefatto. Dall’altro, la diffusione delle energie rinnovabili tagliando i tempi di autorizzazione. I ministri europei dell’energia si riuniscono oggi a Bruxelles in un Consiglio straordinario dell’energia con l’obiettivo di concordare sulle ultime due proposte legislative avanzate dalla Commissione europea per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, ma anche per guadagnare anche terreno comune sull’idea di introdurre a livello europeo un ‘meccanismo di correzione del mercato’ per affrontare i picchi di prezzo del gas.

Dopo settimane, se non mesi, di pressioni da parte dei governi, la Commissione europea ha avanzato ieri la proposta legislativa con i dettagli per fissare un prezzo massimo “di sicurezza” da applicare in automatico sulle transazioni sul mercato olandese quando sono soddisfatte due condizioni contemporaneamente: quando il prezzo del gas sul TTF supera i 275 euro per megawattora (MWh) per un periodo di due settimane e quando i prezzi del gas sul TTF sono superiori di 58 euro rispetto al prezzo di riferimento del GNL per 10 giorni consecutivi nelle due settimane di scambi. Le condizioni per attuarlo in automatico sono talmente difficili da realizzare, che il meccanismo potrebbe non entrare in funzione mai. In particolare, è la soglia di prezzo così alta per far scattare il meccanismo di correzione del mercato ha attirato subito le critiche delle Capitali, soprattutto quelle che più in questi mesi hanno insistito perché la Commissione presentasse una proposta legislativa per il price cap.

Per l’Italia, la proposta della Commissione Ue non “è sufficiente”, ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, alla vigilia della riunione con gli omologhi europei. Insufficiente perché “rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla. Domani valuteremo rispetto alle modalità quali posizioni prendere, ma così com’è la proposta non è di nostra soddisfazione“, ha motivato. Toni duri quelli usati anche dalla ministra spagnola per la transizione ecologica, Teresa Ribera, che ha definito la proposta una “presa in giro” e ha annunciato il suo rifiuto alla riunione di domani perché il tetto “genera l’effetto opposto a quello desiderato, provoca un maggiore aumento artificiale dei prezzi, mettendo a rischio tutte le politiche di contenimento dei prezzi”. La soglia dei 275 euro/MWh è stata stabilita dopo varie indecisioni da parte della Commissione, scelta accuratamente alta in parte perché la Commissione europea spera di non attivare mai il meccanismo (ha chiaramente dichiarato che vuole usare lo strumento come ‘deterrente’ per abbassare in automatico il prezzo del gas) in parte perché sa che nei negoziati gli Stati membri abbasseranno la cifra. La maggior parte dei governi sposa l’idea di un limite di prezzo che si aggira tra i 150-180 euro per megawattora. A detta dell’esecutivo comunitario però la proposta è un tentativo di andare incontro e trovare un equilibrio tra posizioni distanti. Tra chi, come la Germania e i Paesi Bassi, il tetto non lo vogliono proprio e chi, come l’Italia e altri 15 Stati membri, il price cap lo hanno richiesto a più riprese nel corso di tutta la crisi energetica.

A difendere la proposta è stata ancora oggi la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, secondo cui i livelli di attivazione del price cap proposti dalla Commissione europea sono “sufficientemente elevati da ridurre al minimo i rischi e coerenti con la nostra intenzione di disporre di uno strumento che scoraggi episodi di picchi di prezzo molto elevati”, ha dichiarato di fronte all’Aula di Strasburgo. Domani si terrà il primo scambio di idee dei ministri sulla proposta, cui seguiranno i primi tentativi delle capitali di riscrivere in parte fatti e cifre del testo legislativo. I tempi sono troppo stretti e la materia controversa, per cui per un alto funzionario dell’Ue per quanto la presidenza ceca possa compiere “missioni impossibili”, è troppo “ottimista pensare di riuscire a chiudere” un accordo già domani. Ma il confronto di domani servirà alla presidenza ceca per “testare gli umori e la temperatura” sulla questione e capire in quale direzione andare, se rimettere la questione sul tavolo dei capi di stato e governo riuniti a Bruxelles il 15-16 dicembre.

Gas, Pichetto ‘boccia’ proposta Ue su price cap: Insufficiente

Sin dalla campagna elettorale, l’obiettivo numero uno del centrodestra sul caro bollette era quello di fermare la speculazione. Con ‘strumenti’ europei, ma la risposta continentale non convince il governo. “La proposta della Commissione Ue sul price cap non la riteniamo sufficiente“, dice infatti il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, a margine della 39esima assemblea dell’Anci, in corso a Bergamo. Il motivo? “Rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla”. Ecco perché annuncia che al Consiglio europeo sull’Energia “valuteremo rispetto alle modalità quali posizioni prendere, ma così com’è la proposta non è di nostra soddisfazione“, sottolinea il responsabile del dicastero di via Cristoforo Colombo. La linea è comune nell’esecutivo, visto che poche ore dopo è Adolfo Urso a ribadire che la proposta di Bruxelles è “un pannicello caldo, sono passati sei mesi, con una guerra nel cuore d’Europa, con una guerra energetica dichiarata da Mosca contro il nostro continente, e dopo sei mesi la montagna europea partorisce questo topolino?“, sentenzia il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Alla sua ‘prima’ da ministro davanti ai sindaci italiani, Pichetto parla di energia e nuove prospettive. Definisce “cogenti” ed “epocali” le sfide legate alla crisi che si è sviluppata in questi mesi e all’inflazione galoppante (mai così alta dagli anni Ottanta del secolo scorso). “Negli ultimi due anni il nostro Paese è cambiamo notevolmente – spiega -. I nostri borghi hanno ritrovato una centralità durante la pandemia, con nuove opportunità e meccanismi di lavoro diversi, ma anche con nuove fragilità. Ma i temi più cogenti ora sono la crisi energetica e l’inflazione“.

Il governo si è insediato esattamente un mese fa, ma “tante sono le azioni che abbiamo davanti, a partire dal tema del Pnrr che impegna istituzioni e corpi intermedi a tutti i livelli“, prosegue Pichetto. Che delle sfide non ne fa una questione “solo del governo e del Parlamento, ma del Paese intero”. E va considerato il fatto che “siamo condizionati da fattori esterni, è cambiato il ruolo dei sindaci, il Comune è, per il cittadino, il primo luogo di riferimento nei momenti di difficoltà – sottolinea davanti alla platea dei primi cittadini -. Ma ora mi vorrei rivolgere ai nostri figli e nipoti: per la prima volta nella storia vivranno condizioni di vita non in crescita, ma in senso opposto, rispetto alla generazione precedente. Noi dobbiamo invertire questa tendenza ed è nostro compito farlo in fretta”.

Parlando di fonti di approvvigionamento energetico il ministro fa poi notare che “se non ci fosse stato il Tap oggi non avremmo la luce accesa“. Confermando l’impegno del governo “all’abbattimento delle 55% delle emissioni entro il 2030 e l’azzeramento nel 2050 – ha chiarito -. La soluzione sta quindi nella ricerca di nuove fonti di energia alternative a quelle fossili. Bisogna quindi innalzare il ricorso al geotermico, all’eolico, all’idroelettrico. Tralascio il nucleare, le mie visioni infatti sono note. Dobbiamo abbandonare il fossile e se nel 2023 dovessi firmare un atto d’indirizzo per l’acquisto del carbone per me sarebbe una coltellata. La parte di gas deve scendere accompagnando le rinnovabili”.

Ampio anche il capitolo dedicato al Pnrr, che Pichetto paragona all’intervento Usa che aiutò l’Italia nella ricostruzione nel secondo Dopoguerra. “Il piano Marshall, attualizzato a oggi, sarebbe di 80-90 miliardi; oggi con il Pnrr abbiamo 5 volte tanto, quindi bisogna spendere bene e fare le riforme“, dice il ministro. Che in tema di transizione ecologica fa un breve accenno all’industria italiana dell’automotive. “Noi siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa – ha dichiarato – e questo è il più grande settore italiano, con 280mila persone coinvolte, che salgono a oltre due milioni se consideriamo l’indotto. Il cambiamento di questo settore è necessario per la sfida della transizione ecologica, ed avrà delle ripercussioni a livello locale; per questo il percorso verso il 2035 (stop alla vendita in Ue di auto nuove a diesel e benzina, ndr) deve essere governato da governo e amministratori locali“.
In tema ambientale, infine, loda il metodo italiano di gestione dei rifiuti, con “la grande sfida nazionale della differenziata, che è per noi una priorità e una vittoria – chiarisce -. Infatti, siamo tra i primi Paesi in Europa ad aver creato un filone produttivo per il riciclo, e su questo noi non faremo nemmeno un passo indietro”, garantisce Pichetto. Anzi: “Devono essere gli altri Paesi Ue a fare dei passi in avanti”

Manovra, governo trova la quadra. Ma diminuisce sconto sui carburanti

C’è voluto tutto il tempo disponibile, fino all’ultimo minuto, ma la maggioranza sembra aver trovato la quadra sulla legge di Bilancio 2023. Dopo una lunga riunione alla Camera, alla presenza della premier, Giorgia Meloni. La cifra si aggira sui 35 miliardi circa, di cui 23 sono dedicati quasi esclusivamente al contrasto dei rincari dell’energia. Per le bollette di famiglie e imprese sono previsti aiuti per affrontare i mesi più duri della crisi, aspettando che l’Europa batta un colpo sul price cap (temporaneo) e magari inizi a mettere in cantiere una riforma del mercato dell’elettricità, oltre al disaccopiamento dal prezzo del gas. Di sicuro non sarà al Consiglio europeo di giovedì, visto che fonti di Bruxelles fanno sapere che non è in vista nessuna decisione su questi temi.

L’Italia così prova a organizzarsi da par suo. Con la proposta avanzata dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, di un tetto nazionale “che riguarda il sistema delle rinnovabili” di 180 euro al megawatt. “Si tratta comunque di un prezzo abbastanza remunerativo per il sistema“, ha spiegato. Sottolineando che da questa misura “ovviamente sono escluse le famiglie“. Il governo è al lavoro anche su altre iniziative che riguardano gli approvvigionamenti energetici. In particolare di metano, perché “il gas nazionale non è una soluzione per coprire” l’intero fabbisogno del Paese, che “solo di gas consuma circa 76 miliardi di metri cubi annui, finora il prelievo nazionale è stato di circa 3 miliardi di metri cubi che è una cifra minima, di conseguenza ce ne mancano 73“, dice Pichetto. Che conferma l’impegno dell’esecutivo sul rigassificatore di Piombino, sia per l’installazione sia per la rimozione “entro 3 anni“.

Del resto è “l’unica soluzione” per affrontare l’emergenza. Soprattutto quella che potrebbe verificarsi nell’inverno 2023-2024, che rappresenta “la preoccupazione maggiore, perché “dovremo ricostituire tutte le riserve e gli stoccaggi e non avremo più il gas russo“. Per quello in corso, invece, “con gli stoccaggi che abbiamo – sostiene il ministro –, con tutti i meccanismi messi a punto, con distinzioni tra gasivori e altri, con una graduatoria di interrompibilità temporanea a fronte di indennizzo, lo vedo con fiducia, si può superare“.

Anche per questi motivi a Palazzo Chigi c’è tutta l’intenzione di mettere in sicurezza le famiglie e imprese da gennaio contro i rincari. L’imperativo è non aggravare la situazione economica del Paese, evitando – fino a quando sarà possibile – il ricorso a uno scostamento di bilancio. Non sfonda, però, l’ipotesi di azzerare per un anno l’Iva su pane, pasta e latte: è “una possibilità menzionata nella riunione con i capigruppo di venerdì scorso, alla quale ho preso parte anche io, ma in linea di massima sembrerebbe accantonata“, conferma il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan. Che fa un discorso di “efficacia della misura, e forse non è quella ideale da prendere“. Dunque, “meglio concentrare le risorse su altri interventi, ad esempio verso la produzione agricola nazionale“.

Un’altra novità della Manovra 2023 riguarda i carburanti. Cambiano, infatti, le accise fino al prossimo 31 dicembre. Sulla benzina saranno di 578,40 euro per mille litri anziché 478,40 euro, sul gasolio si a 467,40 euro per mille litri anziché 367,40 euro e sul Gpl saranno di 216,67 euro per mille litri invece di 182,61 euro. Una scelta che fa saltare dalla sedia le associazioni dei consumatori, ma che dal governo non vedono come un rischio per i cittadini. La strada per il 2023, comunque, è tracciata.