Automotive a due velocità: +10% vendite per Stellantis, taglio di 50mila posti di lavoro per Volkswagen

L’Europa dell’automotive viaggia a velocità diverse e differenti sono, soprattutto, le previsioni per il futuro. Da un lato c’è Stellantis, che per il secondo trimestre – chiuso il 30 giugno – stima in 1,6 milioni di unità, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente, le consegne consolidate, grazie al traino del Nord America e dall’Europa allargata. Dall’altro c’è Volkswagen, il cui ceo Oliver Blume, ha svelato i piani per il futuro del gruppo, avvertendo che potrebbero essere necessari fino a 50.000 tagli di posti di lavoro per rendere competitiva la più grande casa automobilistica europea, in un clima di forte protesta tra dipendenti e sindacati.

Appena pochi giorni fa il cda del gruppo tedesco ha presentato un programma di 12 iniziative strategiche e gli obiettivi per il 2030, indicando la necessità di “rafforzare ulteriormente la propria resilienza, aumentare l’efficienza operativa e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti del contesto competitivo”.

Ma in un’intervista interna visionata dall’agenzia Dpa, Blume ha fornito per la prima volta una cifra sull’entità dei potenziali licenziamenti, dopo che la scorsa settimana i media tedeschi avevano ipotizzato che oltre 100.000 posti di lavoro potessero essere interessati dai tagli. Per l’ad la cifra di 50.000 potenziali licenziamenti in tutto il mondo deriva da un piano per ridurre i costi amministrativi e infrastrutturali di Volkswagen al fine di mantenerla competitiva. Al momento è in corso una valutazione su tutti i marchi, le filiali e le regioni per determinare “quali modifiche siano necessarie e fattibili”, ha spiegato l’amministratore delegato. Il gruppo, poi, prevede di chiudere quattro stabilimenti in Germania a partire dal 203: quelli di Hannover, Zwickau ed Emden e quello Audi di Neckarsulm.

I problemi tedeschi, però, sono destinati a uscire dai confini nazionali. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – che domani riunirà il tavolo automotive – colpiranno anche l’industria italiana: “La nostra componentistica lavora molto per le case tedesche: esportiamo in Germania quasi 5 miliardi, 3,6 di sole parti meccaniche”, dice il titolare del Mimit. Ecco perché “ho chiesto al commissario europeo Séjourné di anticipare il ‘Made in Europe’, così che appalti e incentivi vadano a veicoli con il 70-80% di componenti europei”.

Dall’altro lato della strada Stellantis va avanti. La spinta impartita appena un anno fa dal ceo Antonio Filosa, inizia a dare i suoi frutti. Se calano i volumi in Medio Oriente e Africa, in larga misura a causa del conflitto nella regione, e in Sud America, per effetto della debolezza del mercato argentino, il Vecchio Continente e il Nord America tengono bene. Qui si registra l’incremento maggiore: secondo le previsioni nel secondo trimestre 2026 le consegne registrano +38% rispetto all’anno precedente. La maggior parte della crescita è stata trainata da prodotti nuovi o rinnovati e da nuove offerte di motorizzazioni, tra cui il Ram 1500 (light-duty) Hemi V8, il nuovo Ram 1500 Trx Srt, i rinnovati Jeep Grand Wagoneer e Grand Cherokee e la rinnovata Chrysler Pacifica. Nell’Europa allargata, le consegne del secondo trimestre sono aumentate di circa 39 mila unità, cioè del 5% su base annua, sostenute dai maggiori volumi del mercato. La crescita è arrivata sia da Stellantis che dai veicoli a marchio Leapmotor, con le consegne di Bev che hanno fornito il contributo più significativo.

Stellantis, Filosa conferma investimenti: “Mantenuti impegni Piano Italia, andremo anche oltre”

Conferma degli investimenti nel nostro Paese, rilancio di Pomigliano e Cassino, nessuna delocalizzazione per Atessa. E, nel frattempo, un “dialogo franco” con le istituzioni e tutti gli attori sociali per trovare “soluzioni creative” al costo del lavoro e dell’energia, che in Italia rappresentano “problemi importanti”. Il ceo di Stellantis Antonio Filosa, in audizione presso le Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, presenta ‘FaSTLAne 2030′, il piano strategico quinquennale da 60 miliardi di euro e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030, che punta a migliorare la competitività – e la redditività – del gruppo. Nel suo lungo intervento, l’ad prova a tracciare la rotta, cominciando da un punto fermo: da un anno a questa parte – cioè da quando ha assunto l’incarico alla guida di Stellantis – “abbiamo invertito la rotta”, naturalmente rispetto all’era di Carlos Tavares, “anteponendo la qualità alle efficienze ‘a tutti i costi’ e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti”.

Ma non solo. Il ceo sottolinea la “coraggiosa inversione di strategia”, cioè il ridimensionamento degli obiettivi legati all’elettrico, che “ci è costata cara: 25 miliardi di euro di oneri straordinari. Imprimere un cambiamento così profondo è stato molto difficile, doloroso, ma necessario per metterci nelle condizioni di ripartire con rinnovata fiducia ed energia”. 

Dall’inversione di rotta al piede sull’acceleratore. I numeri snocciolati da Filosa sono lusinghieri. Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Nord America ed Europa. Il Vecchio Continente dal 2019 ha perso circa 3 milioni di veicoli venduti, “che non pensiamo di recuperare nei prossimi anni” ma “rimarrà al centro della strategia globale”. I risultati “incoraggianti registrati in questa prima parte dell’anno” in Italia confermano “la nostra serietà e sono il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del Governo”, assicura Filosa. Nel nostro Paese le vendite di tutti i marchi ‘tradizionali’ di Stellantis sono aumentate del 7%; considerando anche Leapmotor l’aumento è del 15%.  Lato investimenti, nei prossimi 5 anni il gruppo prevede di investire altri 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nel nostro Paese e la filiera italiana “è un altro pilastro della nostra nuova strategia”. Le basi finanziarie sono “solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale”, grazie “anche alla liquidità di quasi 45 miliardi di euro di cui oggi disponiamo”. 

Sollecitato dagli interventi dei parlamentari presenti in audizione, Filosa chiarisce le specificità di ciascun sito, rimarcando che “abbiamo mantenuto gli impegni del ‘Piano Italia’ presentato qui lo scorso anno da Elkann. In molti casi andremo anche oltre”. Cassino e Maserati, assicura “non sono in vendita”. Il piano dello stabilimento laziale non è ancora stato dettagliato, perché sono in corso trattative con due partner “che possono portare a noi tecnologia, sviluppo e una serie di eccellenti idee”. Il Tridente, invece “andrà a completare la nostra strategia globale e si confermerà icona italiana di stile ed eleganza”. Entro la fine dell’anno il gruppo presenterà un piano ad hoc per il lancio del marchio di lusso. Filosa conferma per Pomigliano la prima piattaforma e-car, da cui dovrebbero uscire due modelli sotto i 15mila euro, “ma spero tre”, dice l’ad.  A Mirafiori dallo scorso novembre è iniziata la produzione della nuova Fiat 500 ibrida, “che ha determinato un significativo aumento della produzione, oltre il 100% rispetto all’anno scorso”. L’investimento ad Atessa sarà di 1 miliardo di euro nei prossimi 5 anni per la nascita della  “prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni” e per iniziative legate all’intelligenza artificiale. Qui, dice, “non vendiamo e non delocalizziamo”.  A Termoli, infine, dopo l’addio al progetto della Gigafactory, “con il senso di responsabilità che sentiamo nei confronti dei colleghi, abbiamo deciso di investire su due cose: i cambi eDCT e i motori GSE”. 

Ciò che serve, ora, rimarca Filosa, è agire sul costo dell’energia, per il quale chiede “risposte davvero straordinarie e urgenti” e sul costo del lavoro, introducendo “meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna”.

Soddisfatto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale il piano di Stellantis “restituisce centralità all’Italia nei progetti di sviluppo sul piano europeo e globale”. Meno entusiasti i sindacati. Per la Fiom, quanto emerso dall’audizione di Filosa è “la conferma di una situazione ancora molto critica, destinata a rimanere tale”. 

 

Appello dell’Acea ai leader Ue: “Invertire declino per garantire un futuro all’automotive”

“Invertire il declino della produzione di veicoli in Europa”, “rafforzare la resilienza e gestire le dipendenze critiche” e “perseguire un percorso di decarbonizzazione pragmatico”. Sono le richieste presentate da Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e ceo di Mercedes-Benz, in una lettera ai leader Ue. I produttori europei, si legge nel testo, “possono avere successo realizzando prodotti che i clienti scelgono perché sono superiori. Ma l’eccellenza del prodotto da sola non sarà sufficiente. Il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, nonché da una solida strategia industriale a sostegno della produzione in Europa”.

Il Vecchio Continente, “è messo alla prova da forze che stanno ridefinendo il commercio, la sicurezza, l’energia e la tecnologia. Il nostro settore automobilistico è quello più duramente colpito. In questo momento, l’Acea e ogni singolo membro della nostra associazione sono pronti a collaborare con i responsabili politici e i partner lungo tutta la catena del valore per investire, innovare e garantire il futuro industriale dell’Europa per i prossimi 140 anni”.

Per l’Acea, la strada del settore è resa difficoltosa da una serie di elementi, dalla concorrenza globale che “si è intensificata” alle catene di approvvigionamento che sono “diventate più fragili”. Ma non solo: “il protezionismo è in aumento, mentre il libero scambio viene messo in discussione. La nuova situazione geopolitica richiede una strategia diversa”. L’innovazione, la resilienza della catena del valore e, soprattutto, la crescita economica “devono essere le priorità assolute”.

Tre le proposte ribadite dall’associazione. La prima è quella di allargare il mercato dell’Ue, nonostante “la sensibilità politica” di alcuni Stati di fronte ad accordi come quello con i Paesi del Mercosur. “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di dare il loro consenso al Mercosur a beneficio dei settori industriali europei e dell’economia in generale”, è l’appello dell’Acea.

Il secondo obiettivo è relativo a una “decarbonizzazione pragmatica”, che ponga sullo stesso piano sviluppo dell’economia e ambizioni climatiche. L’associazione europea dei costruttori torna a chiedere all’Europa “un emendamento mirato che conceda flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030”. In terzo luogo, “dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, che è essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, nonché per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento di competenze critiche nel nostro continente”. Ed è qui che possono giocare un ruolo importante “incentivi intelligenti per accelerare il rinnovo del parco auto, mirati ai veicoli più vecchi e con le emissioni più elevate”, cioè il modo “più rapido per stimolare la domanda, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre le emissioni”.

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

auto elettriche

A luglio cresce il mercato auto Ue. In Italia +83,2% le vendite di ibride plug in

Cresce il mercato dell’auto nell’Unione europea. Nei primi sette mesi dell’anno le immatricolazioni di nuove auto sono diminuite dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciononostante, le immatricolazioni di luglio su base annua sono aumentate del 7,4%. Lo rende noto Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili.

A luglio la quota di mercato delle auto elettriche a batteria nell’Unione europea si è attestata al 15,6%, in aumento rispetto al minimo del 12,5% registrato a luglio 2024. Le immatricolazioni di auto ibride elettriche continuano a crescere, conquistando il 34,7% del mercato e rimanendo la scelta preferita dai consumatori dell’Ue. Nel frattempo, la quota di mercato combinata delle auto a benzina e diesel è scesa al 37,7%, rispetto al 47,9% registrato nello stesso periodo del 2024.

Tre dei quattro mercati più grandi dell’Ue, che rappresentano oltre il 60% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato incrementi: Germania (+38,4%), Belgio (+17,6%) e Paesi Bassi (+6,5%). La Francia, invece, ha registrato un calo del 4,3%, nonostante un aumento positivo del 14,8% su base annua a luglio 2025. I dati di luglio 2025 mostrano anche un aumento delle immatricolazioni di nuove auto ibride-elettriche nell’Ue, che hanno raggiunto quota 2.255.080 unità, trainate dalla crescita nei quattro mercati principali: Francia (+30,5%), Spagna (+30,2%), Germania (+10,7%) e Italia (+9,4%). I modelli ibridi-elettrici rappresentano il 34,7% del mercato totale dell’Ue. Nello stesso periodo, le immatricolazioni di Auto elettriche ibride plug-in hanno raggiunto le 561.190 unità. Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come Spagna (+94,5%) e Germania (+59,2%), ma anche in Italia (+60,3%). Di conseguenza, le auto elettriche ibride plug-in rappresentano ora l’8,6% delle immatricolazioni di auto nell’Ue, in aumento rispetto al 6,9%. La variazione su base annua di luglio 2025 ha mostrato un aumento del 39,1% per le elettriche a batteria e del 14,3% per le elettriche ibride, mentre le elettriche ibride plug-in hanno registrato il quinto mese consecutivo di forte crescita continua con un aumento del 56,9%.

Nel nostro Paese a luglio le immatricolazioni di auto ibride plug in sono state 8798, in aumento dell’83,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Crescono anche le elettriche a batteria: 5864 quelle immatricolate a luglio, a fronte delle 4263 dello stesso mese del 2024 (+37,6%). Anche le ibride elettriche sono in crescita: 52496 quelle immatricolate lo scorso mese, in aumento del 5,3% rispetto a luglio 2024. Calano, invece, le auto a benzina: -22,4% rispetto a luglio 2024.

“I dati del cumulato 2025 mostrano un mercato auto europeo sostanzialmente piatto, ancora distante dai volumi pre-Covid e incapace di svecchiare un parco circolante che ha ormai un’età media di 12,5 anni – afferma Roberto Vavassori, Presidente di Anfia – Questa situazione pregiudica un sano rinnovo del parco veicolare che, da un lato, ridurrebbe in modo significativo le emissioni di CO2 e, dall’altro, darebbe nuova linfa occupazionale all’industria europea, oggi in costante perdita di posti di lavoro”.

Stellantis, Elkann: “2024 anno difficile”. E sui dazi mostra fiducia: “Intesa Ue-Usa è possibile”

Il 2024 “non è stato un buon anno per Stellantis. I motivi sono stati in parte di nostra competenza, il che ha reso il risultato ancora più deludente”. John Elkann, aprendo l’Assemblea degli azionisti, rimarca quanto annunciato già a fine febbraio, cioè che lo scorso anno non è sicuramente da ricordare in positivo per le performance economiche. L’utile netto, infatti, è sceso a 5,5 miliardi di euro, in calo del 70%, quello operativo rettificato di a 8,6 miliardi di euro (-64% con un margine AOI del 5,5%). Calano anche i ricavi, pari a 156,9 miliardi di euro, segnando -17% rispetto al 2023. Le consegne sono diminuite del 12% a livello globale (sono state 5,4 milioni). L’Assemblea ha dato il via libera al bilancio.

A pesare, ricorda Elkann, è stato anche “il disallineamento tra il Consiglio di amministrazione e il nostro ceo Carlos Tavares”, situazione che lo ha portato “a lasciare l’azienda all’inizio di dicembre del 2024”. Da allora, dice il presidente di Stellantis, il Comitato esecutivo ad interim, “che il Consiglio mi ha chiesto di presiedere, ha lavorato con tutti i nostri team nella gestione quotidiana dell’azienda” e “sono state intraprese azioni importanti e decisive per garantire” che il gruppo “sia nella posizione più forte possibile quando verrà nominato il nostro nuovo Ceo”, entro la prima metà del 2025. E proprio quest’anno, spiega agli azionisti il presidente, “siamo concentrati sul lancio di nuovi prodotti e sul miglioramento delle nostre attività in un contesto molto difficile nei nostri due principali mercati”.

Già, e i motivi per cui il settore “è sotto pressione” e l’industria automobilistica “è a rischio”, non sono pochi e viaggiano tra le due sponde dell’Atlantico. Colpa, dice Elkann, di “scelte politiche e normative” dell’Europa e degli Stati Uniti, di un “percorso di tariffe dolorose e regolamenti troppo rigidi”. A cominciare dai dazi imposti dall’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che lo stesso presidente di Stellantis ha incontrato all’inizio di aprile a Washington. In quella occasione aveva chiesto maggiore chiarezza per poter lavorare sulla competitività. Il tema, infatti, è che “oltre al dazio del 25% imposto sui veicoli, siamo colpiti da una serie di dazi aggiuntivi, tra cui quelli su alluminio, acciaio e componenti”, dice Elkann. Uno spiraglio, però, forse c’è e “non è troppo tardi” se Usa e Ue intraprendono “le azioni urgenti necessarie per promuovere una transizione ordinata. Siamo incoraggiati da quanto indicato ieri dal presidente Trump sulle tariffe per l’industria automobilistica”. Il repubblicano, infatti, sta valutando di esentare temporaneamente le case automobilistiche dalle nuove imposte.

In Europa, invece, a pesare sono le normative sulle emissioni di CO2 che “hanno imposto un percorso irrealistico di elettrificazione, scollegato dalla realtà del mercato”. In effetti, precisa Elkann “i governi europei hanno ritirato, a volte bruscamente, gli incentivi all’acquisto e l’infrastruttura di ricarica rimane inadeguata. Di conseguenza, i consumatori tardano a passare ai veicoli elettrici”. Serve, quindi, un’inversione di rotta, è il ragionamento del presidente di Stellantis, altrimenti “sarebbe una tragedia, perché l’industria automobilistica è fonte di posti di lavoro, innovazione e comunità forte”.

Un terzo degli azionisti di Stellantis (il 33,07%), intanto, nel corso dell’Assemblea ha votato contro il Remuneration Report 2024, che include i compensi per i manager e la buonuscita dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares, che riceverà 23,085 milioni di euro di compensi complessivi relativi al 2024 e una buonuscita totale di 12 milioni di euro, che sarà pagata nel 2025. Sul piede di guerra la Fiom: “Ancora una volta – dice il segretario generale Michele De Palma – vengono premiati i manager e gli azionisti di Stellantis mentre i lavoratori continuano ad essere in cassa integrazione”. 

 

 

Stellantis, investimento da 38 milioni nel Biellese per componenti motorizzazioni elettriche

Sono iniziati da qualche settimana nello stabilimento Stellantis di Verrone, in provincia di Biella, i lavori per l’allestimento di 56 macchine utensili che, una volta ultimate (sei sono già in fase di installazione), produrranno componenti essenziali per la costruzione di moduli di propulsione elettrica (EDM) che vengono attualmente prodotti in vari impianti di Stellantis in Europa. L’avvio della produzione a Verrone è previsto per la fine del 2027. L’investimento nello stabilimento piemontese, che ammonta a oltre 38 milioni di euro, spiega il gruppo, “rientra nelle attività propedeutiche alla realizzazione del Piano Italia”, presentato lo scorso 17 dicembre al Mimit, “che pone il nostro Paese al centro delle strategie di Stellantis, attraverso l’aumento dei modelli in produzione, elettrici e ibridi, e la salvaguardia dei livelli occupazionali, in linea con gli investimenti produttivi e avviando processi di inserimento, aggiornamento e riqualificazione delle persone del gruppo”.

A Verrone, in particolare, saranno realizzati alberi e ingranaggi in acciaio che saranno utilizzati per la realizzazione delle motorizzazioni elettriche delle future vetture della piattaforma STLA Small. Obiettivo dell’impianto è produrre a regime oltre 400 mila pezzi all’anno ma è già in corso la valutazione, in base a quello che sarà l’andamento del mercato automobilistico europeo, per ipotizzare un aumento negli anni successivi di ulteriori 200 mila componenti oltre a quelli attuali.

L’impianto piemontese, di cui è responsabile Liliana Caminiti, è uno dei fiori all’occhiello per Stellantis nell’ambito della componentistica. Con circa 350 dipendenti e una superficie di circa 300 mila metri quadrati, lo scorso anno ha prodotto oltre 200 mila cambi per gli stabilimenti del Gruppo in Europa, ed in particolare per quelli italiani di Melfi, Pomigliano e Atessa. “Siamo orgogliosi di questo investimento – afferma Jean Philippe Imparato, Chief Operating Officer, Enlarged Europeperché è in sincronia con le altre attività che stiamo sviluppando in diversi mercati europei del Gruppo per proiettarci nel futuro, e ribadisce ancora una volta le competenze professionali e l’impegno delle persone che lavorano in tutti gli impianti italiani di Stellantis, senza distinzione tra produzione di autovetture, veicoli commerciali, componenti, motori e cambi. Si può fare, tutti insieme, e noi lo stiamo dimostrando”.

Industria dell’auto a Bruxelles per affrontare la crisi: a febbraio le prime misure Ue

Le case automobilistiche europee stanno convergendo a Bruxelles questa settimana per i colloqui con l’Unione Europea, che dovrà conciliare i suoi ambiziosi obiettivi ambientali con le richieste di aiuto del settore. Data “l’urgenza e la gravità della situazione”, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aprirà il dialogo strategico giovedì.

L’industria automobilistica europea è stata duramente colpita dalla concorrenza cinese. E l’ascesa al potere di Donald Trump negli Stati Uniti ha fatto temere un’esplosione dei dazi doganali sulle auto europee. Negli ultimi mesi in Europa si sono moltiplicati gli annunci di tagli di posti di lavoro. Ad esempio, lo stabilimento Audi di Bruxelles (Gruppo Volkswagen) si prepara a cessare la produzione alla fine di febbraio. L’impianto produceva un’auto elettrica di alta gamma, ma le vendite suv sono in calo e la dirigenza ha lanciato l’allarme sugli “alti costi di produzione” nella capitale belga.

Di fronte alla crisi, la Commissione promette di sostenere il settore automobilistico, che impiega 13 milioni di persone nell’Ue e rappresenta circa il 7% del suo Pil. Le prime misure potrebbero essere annunciate alla fine di febbraio per sostenere l’acquisto di auto elettriche per le flotte aziendali o per cercare di garantire le catene di approvvigionamento delle materie prime. I produttori, da parte loro, chiedono “flessibilità” sulle norme ambientali europee. Il precedente mandato di Ursula von der Leyen è stato caratterizzato dalle ambiziose misure del Green Deal e dal suo emblema: il divieto di vendita di nuovi veicoli a combustione entro il 2035. Fino ad allora, i produttori dovranno continuare a ridurre le emissioni di CO2. La traiettoria, finora generalmente rispettata, ha raggiunto un nuovo livello a gennaio, con regole e sanzioni più severe.

Le case automobilistiche europee rischiano pesanti multe se non raggiungono gli obiettivi di emissione entro il 2025. L’Acea, la lobby europea dell’industria automobilistica, si è opposta con forza a queste potenziali sanzioni, perché il mercato europeo sta rallentando. La quota di vendite delle auto elettriche è diminuita per la prima volta da quando il mercato è decollato nel 2020: 13,6% nel 2024 rispetto al 14,6% nel 2023. “Dobbiamo rimanere competitivi”, ha dichiarato Ola Källenius, responsabile di Mercedes e Acea. Ha scritto a Ursula von der Leyen: “In una fase critica della trasformazione, pesanti multe per il mancato rispetto degli standard di CO2” potrebbero privare l’industria europea dei fondi necessari per innovare e investire.

La Commissione prende tempo. Bruxelles aspetta di vedere i dati del 2025 e le emissioni effettive dei produttori, per evitare che le multe vengano posticipate a vantaggio di chi ha fatto meno sforzi.

Le organizzazioni ambientaliste sono preoccupate. Lucien Mathieu di Transport et Environnement (T&E), una federazione di Ong, ritiene che la rinuncia alle multe invierebbe un segnale sbagliato perché darebbe alle case automobilistiche europee l’impressione “di poter rallentare”, anche se “sono già in ritardo” per quanto riguarda i veicoli elettrici, ha dichiarato.

Mentre i veicoli elettrici rallentano in Europa, la Cina, pioniere mondiale, continua a guidare il mercato, con 11 milioni di veicoli venduti nel 2024, una cifra che è aumentata del 40% in un anno. L’Europa è impegnata in una battaglia commerciale con Pechino, che accusa di aver incrementato artificialmente l’industria dei veicoli elettrici con sussidi pubblici. Nonostante l’ostilità della Germania, a fine ottobre Bruxelles ha deciso di aggiungere una sovrattassa fino al 35% sulle auto a batteria cinesi, oltre alla tassa del 10% già in vigore.

L’industria europea delle batterie è “in ritardo”, con “meno del 10% della capacità mondiale”, secondo un rapporto della Corte dei Conti europea dell’aprile 2024. E la rete di punti di ricarica in Europa “non è ancora abbastanza fitta”.

Ue, Tridico (M5S): Crisi industriale sia priorità della nuova legislatura

Oggi c’è “una crisi comune a livello industriale in Europa. In particolare il settore automotive è colpito da una grave crisi e qui, a mio parere, l’Europa deve concentrare i maggiori sforzi, i maggiori investimenti. Vediamo come la trasformazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione stiano avanzando velocemente”. Lo ha detto Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, a margine dell’evento ‘Il sistema Italia nella nuova legislatura UE’, primo annual meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking, che si è svolto a Bruxelles.

Di fronte alla transizione ecologica e digitale, ha aggiunto, “gli Stati Uniti, i cinesi – partner e allo stesso tempo anche competitor importanti dell’Europa – le stanno affrontando con ingenti investimenti pubblici, con politiche pubbliche e importanti. Ecco io penso che la competitività europea, che certamente rimane il principale obiettivo per fronteggiare i giganti che sono nostri competitor, si possa e si debba a far crescere attraverso politiche pubbliche a partire da investimenti comuni”.

Durante il Covid, ha detto Tridico, “abbiamo affrontato la crisi in un modo comune, anche con investimenti pubblici e ne siamo usciti meglio. La crisi dell’industria e, in particolare, quella dell’automotive, a mio parere si può superare con un approccio europeo che finalizzi gli investimenti pubblici, anche attraverso gli Eurbond e quindi debito comune. Penso che sia una priorità per questa legislatura dell’Unione Europea”.

La Commissione europea a gennaio lancia il dialogo strategico sull’automotive

Il Dialogo strategico sul futuro dell’industria automobilistica in Europa – annunciato lo scorso 27 novembre dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un discorso durante la plenaria del Parlamento, a Strasburgo – sarà lanciato ufficialmente a gennaio 2025. “Oggi abbiamo lanciato un dialogo strategico affinché il futuro dell’industria automobilistica sia costruito in Europa. Sarò lieta di presiedere la sua prima riunione a gennaio“, ha scritto von der Leyen su Twitter. Per il vice presidente esecutivo, Stéphane Séjourné, si tratta di un “passaggio chiave” “per riportare l’industria automobilistica Ue sulla strada della crescita“.

L’esecutivo Ue ha ricordato che l’obiettivo del Dialogo è “proporre e attuare rapidamente le misure di cui il settore ha urgente bisogno“. E che si concentrerà in particolare sulla promozione dell’innovazione e della digitalizzazione basate sui dati, basate su tecnologie lungimiranti come l’intelligenza artificiale e la guida autonoma; sul sostegno alla decarbonizzazione del settore, in un approccio tecnologico aperto, dato il suo ruolo nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi climatici dell’Europa; sull’affrontare posti di lavoro, competenze e altri elementi sociali nel settore; sulla semplificazione e modernizzazione del quadro normativo; sull’aumento della domanda, il rafforzamento delle risorse finanziarie del settore e sulla sua resilienza e catena del valore in un ambiente internazionale sempre più competitivo.

Il Dialogo strategico riunisce le principali parti interessate di tutto il settore, tra cui aziende automobilistiche europee, fornitori di infrastrutture, sindacati e associazioni imprenditoriali, nonché parti della catena del valore automobilistica e altre parti interessate. Al lancio formale, sotto la guida di von der Leyen, seguirà una serie di riunioni tematiche, presiedute dai membri del collegio. “Queste riunioni daranno vita a una serie di raccomandazioni che aiuteranno a costruire una strategia olistica dell’Ue per il settore, per gestire le varie sfide e, ove necessario, adattare di conseguenza il quadro normativo Ue applicabile. Le riunioni al vertice, guidate dalla presidente, verificheranno i progressi compiuti e forniranno gli impulsi politici necessari per ulteriori lavori. Il Consiglio e il Parlamento europeo saranno strettamente coinvolti nel processo e saranno regolarmente informati e consultati sul Dialogo“, ha illustrato la Commissione.

L’industria automobilistica è un orgoglio europeo ed è fondamentale per la prosperità dell’Europa“, ha affermato von der Leyen oggi. “Dobbiamo sostenere questo settore nella profonda e dirompente transizione che ci attende. E dobbiamo garantire che il futuro delle auto rimanga saldamente radicato in Europa. Ecco perché ho chiesto un Dialogo strategico sul futuro dell’industria automobilistica europea. Lanceremo questo Dialogo già a gennaio, per dare forma insieme al nostro futuro comune“, ha precisato.

Sul tema è intervenuta la segretaria del Pd, Elly Schlein. A margine dei lavori del Partito socialista europeo (Pse) – che si è tenuto a Bruxelles prima del Consiglio europeo -, ha annunciato che i socialisti hanno chiesto “un fondo europeo sull’automotive, per evitare di soccombere all’auto elettrica cinese“. “Abbiamo portato questa idea” all’attenzione della vice presidente esecutiva per la Transizione, Teresa Ribera, presente al pre vertice del Pse. “La Commissione è consapevole della situazione per il settore“, ha concluso Schlein.