Turismo e bollette fanno risalire l’inflazione in Italia, ma per quest’anno sarà a +1%

A luglio la variazione mensile dei prezzi al consumo è stata la più grande da un anno: +0,4%, rivista comunque al ribasso rispetto alla stima flash di +0,5%, dopo mesi di crescita zero o addirittura di decrescita del carovita. L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la ripresa dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+5,9%) e non regolamentati (+3,4%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,4%). E gli effetti di questi incrementi sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,5%).

Come spiega l’Istat a luglio i prezzi nel mercato libero dell’energia elettrica sono cresciuti del 3,6% mese su mese e quelli del ‘Gas di città e gas naturale’ hanno registrato un +0,4%. Più caro del 2% invece il ‘Gasolio per mezzi di trasporto’ solo in parte compensata dal rallentamento dei prezzi del Gasolio per riscaldamento (+0,8% sul mese) e della benzina (+0,5% da giugno). Per quanto riguarda invece la componente regolamentata, c’è stata invece un’accelerazione su base congiunturale del 18,4% per i prezzi dell’elettricità nel mercato tutelato, mentre il gas nel tutelato è sceso dello 0,7%. Nel comparto dei servizi, +0,8% rispetto a giugno per i prezzi dei ‘Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona’. In particolare c’è stato un rincaro del 9,3% mensile dei ‘Servizi ricreativi e sportivi’ e del 9,5% dei Pacchetti vacanza. A luglio nel frattempo si amplia la flessione sia i prezzi di ‘Frutta fresca e refrigerata’ (-4,8% rispetto al mese precedente) sia quelli dei ‘Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate’ (-2,6% il congiunturale).

Per rivedere invece un +1,3% annuale dell’inflazione bisogna tornare al quarto trimestre 2023. Una risalita che si deve in primo luogo all’accelerazione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da +3,5% a +11,7%) e all’attenuarsi della flessione degli energetici non regolamentati (da -10,3% a -6,0%). Un sostegno al carovita deriva inoltre dall’andamento dei prezzi dei tabacchi (da +3,4% a +4,1%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,0% a +4,4%). In rallentamento risultano, per contro, i prezzi dei beni alimentari non lavorati (che scendono a -0,4%, dal +0,3% del mese precedente) e dei beni alimentari lavorati (da +2,0% a +1,6%), il contribuisce “al rallentamento del tasso di crescita dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+0,7% da +1,2%)”, commenta l’Istat. Detto questo l’inflazione acquisita per il 2024 è comunque pari a +1% per l’indice generale e a +2% per la componente di fondo, al netto di energia e cibo, ovvero quella preferita dalla Bce. L’Italia quest’anno è già dunque in target con gli obiettivi della Banca Centrale Europea, che invece prevede di raggiungere a fine 2025. Per questo ha solo tagliato i tassi di un quarto di punto a giugno lasciandoli al 4,25%: oltre tre punti sopra l’inflazione. Una stretta monetaria fra le più forti nell’eurozona.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, a giugno in eurozona a 2,5% e in Ue a 2,6%

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo in Ue e nell’eurozona. Secondo Eurostat, il tasso d’inflazione annuale si è attestato al 2,5% a giugno 2024, in calo rispetto al 2,6% di maggio. Un anno prima il tasso era del 5,5%. L’inflazione annuale dell’Unione europea è stata del 2,6% a giugno 2024, in calo rispetto al 2,7% di maggio. Un anno prima era del 6,4%.
caro prezzi

Inflazione in lieve rialzo a giugno, ma resta stabile rispetto a un anno fa

L’inflazione resta stabile a giugno rispetto a un anno fa. Lo dicono i dati elaboratori dall’Istituto nazionale di statistica, che nello scorso mese stima che “l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua come nel mese precedente, confermando la stima preliminare“.

Risultano in rallentamento principalmente i prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +2,2% a +0,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,3% a +4,0%), dei Beni durevoli (la cui flessione si amplia da -0,7% a -1,0%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +2,2%); per contro, si attenua ancora la flessione dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -13,5% a -10,3%), accelerano quelli dei regolamentati (da +0,7% a +3,5%) e dei Beni alimentari lavorati (da +1,8% a +2,0%).

Bene anche il cosiddetto ‘Carrello della spesa’, che continua a reggere. “I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +1,8% a +1,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,5% a +2,0%)“, spiega l’Istat. “L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+2,3%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8%) e dei Beni alimentari lavorati (+0,3%)“.

Gli effetti di questi aumenti “sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,0%), dei Beni energetici non regolamentati (-0,9%) e dei Beni durevoli (-0,3%)“, prosegue l’analisi. “L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,8% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo“, inoltre “l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e dello 0,9% su base annua (da +0,8% di maggio), confermando la stima preliminare“, sottolinea l’Istituto nazionale di statistica. Infine, “l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale nulla e un aumento dello 0,8% su base annua“.

Il tasso di risparmio e di investimento delle famiglie dell’eurozona

<div class=”flourish-embed” data-src=”story/2463094″><script src=”https://public.flourish.studio/resources/embed.js”></script></div>

Nell’infografica interattiva di GEA, il tasso di risparmio e di investimento delle famiglie dell’eurozona. Secondo Eurostat, il tasso di risparmio si è attestato al 15,3% nel primo trimestre del 2024 (rispetto al 14,1% del quarto trimestre del 2023), ovvero il valore più alto dal secondo trimestre del 2021. Allo stesso tempo, il tasso di investimento delle famiglie nell’area dell’euro è leggermente diminuito dal 9,6% al 9,5% nel primo trimestre del 2024. Si tratta del valore più basso dal primo trimestre 2021. Una leggera diminuzione, poiché, spiega Eurostat, “gli investimenti fissi lordi sono aumentati dell’1,1%, a un ritmo inferiore rispetto al reddito disponibile lordo (+2,1%)”.

Inflazione stabile a giugno (0,8%). Ma preoccupano prospettive per l’industria

A giugno l’inflazione resta sostanzialmente stabile, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo che, al lordo dei tabacchi, fa un piccolo scatto in avanti dello 0,1%, mentre su base mensile resta allo 0,8%, in tendenza con maggio. A certificarlo sono i dati dell’Istat, ponendo sul piatto alcuni dettagli su andamenti contrapposti. Rallentano, infatti, i prezzi dei beni alimentari non lavorati, che passano da +2,2% a +0,4%. Si attenua ancora la flessione dei prezzi degli energetici non regolamentati, che fanno uno switch da -13,5% a -10,3 percento. Di contro, accelerano i beni alimentari lavorati, passando da +1,8 a +2,2 percento.

Anche l’inflazione di fondo resta stabile al +2% a giugno, al netto di energetici e alimentari freschi, passando da +2% a +1,9% al netto dei soli energetici. Entrando ancora nel dettaglio dell’analisi Istat, l’istituto rileva che i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +1,8% a +1,4%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,5% a +2,1%). “Il processo di rientro dei prezzi si stabilizza ma restano alcune tensioni sugli energetici“, avvisa Confesercenti, che invita a “mantenere un adeguato livello di guardia per evitare di essere colti alla sprovvista“.

Dall’Istituto nazionale di statistica arrivano anche altri report di cui tenere conto, quelli sull’industria. Ad aprile, infatti, la stima sul fatturato, al netto dei fattori stagionali, aumenta dello 0,8% sia in valore che in volume, anche se fa registrare una lieve flessione su quello estero (-0,6%). Mentre su base annua, c’è un calo del 2%, di cui l’1,7 sul mercato interno e il 2,5 su quello estero. Crescono, però, i volumi (+0,5%).

Non va meglio con l’indagine rapida sull’attività delle grandi imprese industriali del centro studi Confindustria. Perché a giugno di quest’anno registra una produzione stabile sui livelli del mese precedente per oltre la metà delle aziende (per 53,9% degli associati la produzione rimarrà invariata dal 48,8% della rilevazione di maggio), ma aumenta il rischio percepito di un peggioramento, con un 12,7 percento di imprese che prospettano una contrazione. In calo anche la percentuale di aziende che invece si aspettano un miglioramento: 33,4% (in precedenza era del 45).

Previsioni poco rassicuranti anche quelle della Banca d’Italia. I dati dell’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi di Palazzo Koch rivelano che per il 2024 “le imprese prefigurano un lieve incremento del volume delle vendite (0,2% nel complesso; 1,0 nella manifattura e -0,6 nei servizi)“, con un aumento dei prezzi rallentato, tendenzialmente del 2,3 percento. Quello che preoccupa è invece l’espansione degli investimenti, che “proseguirebbe a un ritmo inferiore al 2023 (0,8%)”. Numeri che fanno il paio con quelli delle vendite 2023 che, nel complesso delle imprese dell’Industria in senso stretto (almeno 20 addetti), sono diminuite dell’1,4% a prezzi costanti, secondo il documento di Bankitalia. Campanelli d’allarme da non sottovalutare.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, gli indici dei prezzi al consumo per divisioni di spesa

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA gli indici dei prezzi al consumo per divisioni di spesa. Istat stima che a maggio “la dinamica tendenziale dell’indice generale dei prezzi al consumo resta stabile a +0,8%, principalmente a causa dell’ampliarsi della flessione dei prezzi della divisione di spesa Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (da -9,0% a -9,5%) e della decelerazione dei prezzi di Prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +2,5% a +2,0%), Bevande alcoliche e tabacchi (da +2,7% a +2,2%), Mobili, articoli e servizi per la casa (da +1,0% a +0,7%) e Abbigliamento e calzature (da +1,5% a +1,2%)”. Un sostegno all’inflazione si deve, invece, all’accelerazione su base tendenziale dei prezzi di altre divisioni, tra cui Trasporti (da +2,0% a +2,5%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (da +0,8% a +1,5%).

INFOGRAFICA INTERATTIVA Un anno di inflazione in Italia

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA l’andamento dell’inflazione in Italia. A maggio l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% su base annua (come nel mese precedente), confermando la stima preliminare.

Per un italiano su 6 inflazione supera 20%: in 14 mln rinunciano a ristoranti

Secondo l’Istat l’inflazione è poco sotto l’1%, ma la percezione della popolazione è ben diversa: 1 italiano su 6 ritiene che il carovita sia addirittura sopra il 20%. Il che spinge gli stessi consumatori a rinunciare una o più volte a frequentare locali fuori casa. E’ questa la foto scattata dalla Federazione Italiana Distributori Ho.Re.Ca. (Italgrob) e Censis nel rapporto ‘Il fuori casa rende l’Italia migliore’, presentato presso la Sala Capitolare del Senato e giunto alla terza edizione. Dal documento merge che se l’83,4% degli italiani considera la presenza di luoghi in cui potersi incontrare e stare insieme importante per il proprio benessere, il 90,9% li ritiene fondamentali per la qualità della vita collettiva. Il problema, però, è che i rincari hanno ridotto le uscite e quindi i momenti di convivialità.

L’inflazione degli ultimi anni è visibilmente stata indotta dai costi di taluni fattori produttivi, a cominciare dall’energia, di cui non si può fare a meno, e dalla difficoltà delle filiere globali a star dietro al decollo verticale della domanda dopo lo stop di fatto del periodo Covid. E ovviamente non è estranea al suo insorgere la prolungata fase di creazione in abbondanza di moneta. Quel che conta per delineare lo stato reale della situazione è che l’inflazione rallenta, ma è ancora ben vivace”. Ma soprattutto – sottolinea il rapporto – “le reazioni delle persone all’inflazione dipendono non solo dalle esperienze dirette di verifica dei prezzi nel tempo, ma dalle percezioni e dalle aspettative. Infatti, gli adattamenti minuti delle famiglie in termini di entità e distribuzione della spesa dipendono molto dalle convinzioni che hanno sul livello attuale dell’inflazione e, anche, da quelle relative alla sua evoluzione futura”. Così “attualmente” circa 1 italiano su 6 è convinto che in Italia l’inflazione galoppi oltre il 20%. In particolare: per i prezzi in generale, il 15,3% è convinto che l’inflazione sia oltre il 20%, il 18,3% tra il 15 e il 20%, il 19% tra l’11 e il 15%, il 30,4% tra 6 e 10% e solo l’8% la ritiene essere contenuta entro il 5%. Per i prezzi dell’alimentare, il 14,6% degli italiani pensa che sia oltre il 20%, il 16,2% tra il 15 e il 20%, il 19,2% tra l’11 e il 15%, il 29,8% tra 6 e 10% e solo il 9,7% ritiene che l’inflazione sia entro il 5%. Il 55,8% degli italiani è poi convinto che l’inflazione sia destinata ad aumentare nei prossimi mesi, il 20,3% che resterà al livello attuale e solo il 15,5% si prepara a una sua riduzione.

La percezione dell’inflazione ha, dunque, spinto 14 milioni di italiani a rinunciare una o più volte a recarsi presso locali del fuori casa. È capitato al 48,9% degli italiani una o più volte in corso d’anno e, in particolare, al 54,5% a causa del rialzo dei prezzi, al 34,4% perché ha dovuto tagliare le spese, al 28,7% perché ha avuto minori disponibilità economiche, al 22,9% perché preferisce la convivialità in casa, al 15,1% perché ha scelto di ridurre le spese per cautela. Nello specifico, poi, al 47,9% è capitato di rinunciare al ristorante, al 33,3% al bar per una colazione o per un caffè, al 36,3% per fare un aperitivo. Malgrado le restrizioni recenti, la voglia di fuori casa è molto forte tra gli italiani, con il 60,7% che vorrebbe nei prossimi mesi finalmente potersi recare di più in ristoranti, bar, enoteche, trattorie, ecc.

In ogni caso – conclude il report di Italgrob e Censis – alla pressione di inflazione e difficoltà economica gli italiani si sono adattati. Il 52,8% ha ridotto il numero di volte che si è recato nei locali pubblici, il 31,4% ha ridotto il numero di invitati nei casi in cui doveva pagare il conto, il 25% si è accontentato di locali più economici e il 22,7% ha optato per una discesa nella qualità dei prodotti e quindi anche dei prezzi. La scelta prevalente è stata di ridurre le volte in cui ci si reca nei locali, salvaguardando qualità dei prodotti e delle esperienze.

caro prezzi

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, i prezzi al consumo per settori

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, gli indici dei prezzi al consumo per divisione di spesa. Secondo Istat, ad aprile la dinamica tendenziale dell’indice generale dei prezzi al consumo torna a +0,8% (come a inizio anno), principalmente a causa dell’ampliarsi della flessione dei prezzi della divisione di spesa Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (da -6,9% a -9%) e della decelerazione dei prezzi di Mobili, articoli e servizi per la casa (da +1,5% a +1,0%), di Altri beni e servizi (da +3,1% a +2,6%), di Trasporti (da +2,4% a +2,0%) e di Prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +2,9% a +2,5%). Un sostegno all’inflazione si deve, invece, all’accelerazione su base tendenziale dei prezzi di altre divisioni, tra cui Bevande alcoliche e tabacchi (da +1,5% a +2,7%) e Servizi ricettivi e di ristorazione (da +4% a +4,4%).

Effetto Bce sulla domanda: in Italia calano i prezzi, ma anche le esportazioni

I prezzi calano, le esportazioni pure. L’inflazione italiana torna abbondantemente sotto l’1% annuale ad aprile, registrando un modestissimo +0,1% mensile. “La decelerazione risente perlopiù della dinamica tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-13,9% da -10,3% di marzo) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,7% da +4,5%). In leggero rallentamento risultano anche i prezzi dei Beni alimentari (+2,4% da +2,7%). Di contro, i prezzi dei Beni energetici regolamentati, nonostante il sensibile calo su base congiunturale (-10,1%), mostrano un profilo tendenziale in netta risalita (-1,3% da -13,8%)“, commenta l’Istat. In ogni caso “continua a scendere, anche ad aprile, il ritmo di crescita su base annua dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+2,3% da +2,6%), mentre l’Inflazione di fondo si attesta al +2,1% (da +2,3%)“, conclude l’istituto di statistica.

Bene la frenata dell’Inflazione, che ad aprile scende allo 0,8% su base annua: terminato ‘l’effetto Pasqua’ che aveva portato alla risalita dei listini con sensibili rincari specie nel settore dei trasporti, l’Inflazione torna a calare ad aprile, un dato che però non può bastare ai consumatori”, commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Si delinea sempre più chiaramente, infatti, uno scenario di progressiva normalizzazione dei prezzi che riteniamo proseguirà anche nei prossimi mesi“, sottolinea invece Confesercenti, che aggiunge: “Un segnale incoraggiante, quindi, perché, nonostante permanga qualche incertezza rispetto al prezzo degli energetici, il rallentamento dell’Inflazione può contribuire a liberare risorse per le famiglie, il cui potere d’acquisto negli ultimi due anni si è notevolmente ridotto, sostenendo i consumi e la domanda interna“.

In effetti se i prezzi calano è anche perché la domanda è debole, complice una stretta monetaria targata Bce che ha raffreddato il Pil e addirittura mandato ko alcune aziende. Secondo uno studio del Cribis, le liquidazioni giudiziali (definizione che dal luglio 2022 ha preso il posto di ‘fallimento’) registrate nel primo trimestre del 2023 sono in crescita a doppia cifra (+12,6%) rispetto allo stesso periodo del 2023, colpendo in particolar modo le aziende del commercio. “I dati relativi all’inizio del 2024 evidenziano un prolungarsi di quelle sfide che sono alla base dell’aumento nel numero di società in liquidazione giudiziale nel 2023, ascrivibili principalmente all’attuale contesto macroeconomico globale. Ai problemi di liquidità derivanti dalla stretta monetaria si sono infatti aggiunte ulteriori criticità che hanno minato la competitività delle imprese, come la crisi energetica, le guerre in Europa e in Medio Oriente e una maggiore difficoltà nella circolazione delle merci”, sottolinea Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.

Soffre dunque anche il commercio estero. A marzo 2024 si è registrata una flessione congiunturale per le esportazioni (-1,7%) e una crescita per le importazioni (+1,5%), in base a quanto comunica l’Istat. La diminuzione su base mensile dell’export è dovuta alla riduzione delle vendite verso l’area extra Ue (-3,9%). E le esportazioni flettono su base annua dell’8,9% in termini monetari e del 10,3% in volume, con una contrazione dell’export in valore più ampia per i mercati Ue (-12,3%) rispetto a quelli extra-Ue (-5,0%). Pesa molto la debolezza tedesca e in generale dell’eurozona, oltre che di quella cinese. Infatti, i Paesi che forniscono i contributi maggiori alla riduzione dell’export nazionale sono: Germania (-16,5%), Francia (-10,9%), Cina (-25,8%), Stati Uniti (-6,7%), Svizzera (-11,5%) e Regno Unito (-12,0%). Crescono invece le esportazioni verso Turchia (+35,1%) e paesi Opec (+6%).