Di Maio inviato Ue nel Golfo, Lega-FI attaccano: “Scelta curiosa”

L’Italia conquista una casella nello scacchiere europeo. Luigi Di Maio, a meno di clamorose retromarce dell’ultimo secondo, sarà il nuovo inviato dell’Unione europea per il Golfo persico. Secondo Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha tutte le carte in regola per ricoprire il ruolo. Per diversi partiti politici, invece, la sua nomina sarebbe da evitare. O almeno così la pensa la Lega, che a caldo aveva definito la scelta fatta a Bruxelles una “indicazione vergognosa, un insulto all’Italia e a migliaia di diplomatici in gamba“. Commento reiterato dopo 24 ore dal segretario federale del Carroccio, che è anche vice premier del governo Meloni: “Con tutti i diplomatici di carriera, che hanno fatto tanto in Italia e in Europa, mandare a mediare il signor Di Maio Luigi è curioso“, tuona Matteo Salvini. Garantendo che “non è una questione personale“, anche se in passato, soprattutto dalla fine dell’esecutivo gialloverde, nel 2019, ha spesso e volentieri incrociato le spade (politicamente, sia chiaro) con l’ex collega.

Per il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti “non è l’unica iniziativa curiosa da parte di alcune istituzioni europee, che sono più ideologiche che pragmatiche, penso alle direttive case e auto green, carni sintetiche, vini farlocchi“. Ecco perché fa sapere di contare sul fatto “che ci ripensino, ci sono persone con curriculum superiori“. Nemmeno il suo attuale omologo, Antonio Tajani, ha gradito la nomina, ma con realismo ammette: “L’iter è avviato e non è facilmente modificabile“. In Forza Italia, comunque, sono in tanti a pensarla come il ministro degli Esteri. La notizia della nomina europea sempre più vicina per Di Maio non fa fare i salti di gioia, ma neanche le barricate, ai partiti di centro. A domanda, il leader di Azione, Carlo Calenda, ad esempio risponde senza troppi giri di parole: “Non lo avrei designato, ma Borrell avrà fatto le sue analisi. Io ho visto Di Maio prendere molte decisioni, sempre in coincidenza con il suo interesse personale. Detto questo, non faremo una battaglia contro, se sta bene a Borrell sono fatti suoi“.

Nel frattempo l’ex responsabile della Farnesina ha ridotto al minimo i contatti. Anche i suoi fedelissimi hanno difficoltà a raggiungerlo, non foss’altro per fargli gli in bocca al lupo di rito. Mentre i suoi ex colleghi del Movimento 5 Stelle restano in silenzio. Lo strappo consumato alla fine della scorsa legislatura, con l’addio alla casa-madre per fondare prima il gruppo Insieme per il futuro e, successivamente, Impegno civico con Bruno Tabacci, non si è mai sanato. Difficilmente, quindi, potrà contare sul sostegno pentastellato nel suo nuovo incarico. Mentre nel Partito democratico qualche vecchio amico su cui contare ce l’ha ancora. E per il momento può anche bastargli così.

Maxi-multe per chi vandalizza i monumenti: nel mirino attivisti clima

Protestare vandalizzando i monumenti ha un costo. Il Consiglio dei ministri licenzia il disegno di legge che prevede multe da 20mila a 60mila euro per chi “distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o non fruibili” beni culturali o paesaggistici. Chi poi deturpa o imbratta è punito con una sanzione che va da 10mila ai 40mila euro. Somme che si aggiungono a quelle cui verranno eventualmente condannati a pagare i trasgressori in sede penale o civile. Si tratta, infatti, di sanzioni amministrative immediatamente irrogabili dal prefetto del luogo dove il fatto è commesso, sulla base delle denunce dei pubblici ufficiali.

Nel mirino del governo ci sono gli attivisti ambientalisti, in particolare quelli di Ultima generazione, che il primo aprile hanno ‘colorato’ di nero la Barcaccia di piazza di Spagna, a Roma, versando del carbone vegetale nella fontana, per denunciare l’emergenza climatica e energetica. Un blitz parte della campagna ‘Non paghiamo il fossile‘, uno dei tanti che il movimento organizza periodicamente.

Super multe per vandali e imbrattatori: una proposta di legge che la Lega aveva depositato a novembre“, rivendica il vicepremier Matteo Salvini sui social. “Gli attacchi ai monumenti e ai siti artistici producono danni economici alla collettività“, spiega il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Per ripulire occorrono “l’intervento di personale altamente specializzato e l’utilizzo di macchinari molto costosi. Chi compie questi atti deve assumersi la responsabilità anche patrimoniale“, denuncia. Secondo i dati della Soprintendenza Speciale di Roma, il ripristino della facciata del Senato, imbrattata di vernice rossa il 2 gennaio, è costato 40mila euro. “Ebbene, chi danneggia deve pagare in prima persona“, sentenzia il ministro.

Di “giustizia distorta” parla il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra. Riflette su come in poco tempo il governo abbia “partorito un nuovo reato contro gli attivisti per il clima“, ma “contro la speculazione edilizia e il consumo di suolo, i grandi inquinatori o chi sversa veleni nell’ambiente” non abbia fatto nulla. E ricorda l’introduzione di un “salvacondotto” per le grandi aziende, “responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni, per concordare le tasse da pagare“: “In pratica, se devasti l’ambiente o evadi milioni non ti fanno nulla, se manifesti con della vernice vegetale che non lascia segni ti sbattono in cella. Una follia. Un governo di climafreghisti tutto chiacchiere e distintivo“. I giovani “vanno ascoltati, non puniti“, gli fa eco Ilaria Cucchi, che fa riferimento al reato contro i Rave di inizio legislatura, prima della stretta per chi compie atti contro opere d’arte e beni monumentali: “Un freno, secondo il governo e la maggioranza, ai blitz degli attivisti ambientalisti che risponde solo alla sicurezza e al decoro ma non ai problemi posti da queste ragazze e ragazzi. Un grido d’allarme verso le sorti del Pianeta che non può essere criminalizzato. Saranno sicuramente iniziative estreme ma è estrema la crisi climatica in corso, e devono essere estreme le risposte. E invece un governo negazionista dei cambiamenti climatici pensa di risolvere tutto aumentando le pene o mettendo in carcere gli attivisti“.

Per Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, “un governo incapace, che mostra ogni giorno che passa la propria inadeguatezza ad affrontare i problemi del Paese, continua ad affidarsi a provvedimenti il cui unico scopo è distrarre l’attenzione agitando le bandiere della propaganda“. Una legge, ricorda, esiste già ed è entrata in vigore lo scorso anno: “prevede pene molto severe per chi danneggia i beni artistici, legge che abbiamo voluto a tutela del nostro straordinario patrimonio artistico e culturale e che venne votata da tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione. Basta, anche in questo caso, applicarla. Ma evidentemente questo non importa al governo. Ciò che conta è nascondere i propri fallimenti“.

E’ d’accordo il Movimento 5 Stelle, che accusa Palazzo Chigi di “distrazione di massa” per coprire “l’evidente incapacità di affrontare i dossier più importanti“. Le leggi e le sanzioni esistono già, ribadiscono: nel 2022 è stata introdotta una disciplina dei reati contro i beni culturali, il M5S ha contribuito concretamente alla definizione di quelle norme. L’intervento del governo Meloni, sottolinea il M5S, è “superfluo ma in fondo coerente con la sua assurda linea di contrasto alla transizione ecologica“.

 

Photo credit: Ultima Generazione (Instagram)

Siccità

Siccità, arrivano cabina di regia, commissario e osservatori

Una cabina di regia, un commissario straordinario, un osservatorio permanente in ogni autorità di bacino. E ancora: un fondo per gli invasi e multe molto più salate per le estrazioni illecite di acqua.

Il consiglio dei ministri dà il via libera al decreto Siccità, che servirà per affrontare l’estate, prima, per evitare di ripiombare nell’emergenza poi.

C’è tanto verde, ma questo verde ha sete, come hanno sete i nostri agricoltori, i nostri figli, le nostre industrie, stiamo cercando di racimolare il racimolabile”, spiega il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Il Commissario potrà adottare interventi urgenti e resterà in carica fino al 31 dicembre 2023, ma potrà essere prorogato fino alla fine del 2024. Eserciterà le sue funzioni sull’intero territorio nazionale, sulla base dei dati degli osservatori distrettuali permanenti. In via d’urgenza, sarà sua la realizzazione degli interventi di cui sarà incaricato dalla Cabina di regia. Per farlo, opererà in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale (nel rispetto della Costituzione, dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea).

La cabina di regia sarà un organo collegiale presieduto dalla premier Giorgia Meloni o, su sua delega, dal vicepremier Salvini e composto da lui, da Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente), Raffaele Fitto (Affari europei), Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Nello Musumeci (Protezione civile e politiche del mare), Roberto Calderoli (Affari regionali) e Giancarlo Giorgetti (Economia). Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici, partecipa alle riunioni come segretario. La prima riunione della cabina sarà entro un mese. L’organo avrà funzioni di indirizzo, coordinamento e monitoraggio per il contrasto della crisi idrica ed entro un mese dall’entrata in vigore del decreto effettua una ricognizione delle opere e degli interventi urgenti, finanziati anche con risorse oggetto di autorizzazioni di spesa non ancora impegnate o comunque altrimenti disponibili. Cambia la disciplina degli impianti di desalinizzazione. Quelli di capacità pari o superiore a 200 litri al secondo saranno sottoposti a verifica di assoggettabilità a Via, la valutazione di impatto ambientale.

Per gli invasi, la sicurezza e la gestione, ci sarà un fondo ad hoc nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, destinato alla realizzazione delle operazioni di sghiaiamento e sfangamento delle dighe. Il commissario, d’intesa con la regione territorialmente competente, provvede alla regolazione dei volumi e delle portate derivati dagli invasi, nei limiti delle quote autorizzate dalle concessioni di derivazione e dagli atti adottati dalle autorità di vigilanza, in funzione dell’uso della risorsa.

A scopo di irrigazione, le Regioni potranno dare l’ok anche all’uso di acque reflue depurate prodotte dagli impianti di depurazione già in esercizio, fino al 31 dicembre 2023.

Presso ciascuna Autorità di bacino distrettuale è istituito un osservatorio distrettuale permanente sugli utilizzi idrici, che supporterà per il governo integrato delle risorse idriche e cura la raccolta, l’aggiornamento e la diffusione dei dati relativi alla disponibilità e all’uso della risorsa nel distretto idrografico di riferimento, compresi il riuso delle acque reflue, i trasferimenti di risorsa e i volumi eventualmente derivanti dalla desalinizzazione, i fabbisogni dei vari settori d’impiego, con riferimento alle risorse superficiali e sotterranee.

Mutui e finanziamenti sospesi per i concessionari di piccole derivazioni a scopo idroelettrico fra l’1 maggio 2023 e il 31 ottobre 2023 e senza oneri aggiuntivi. La sospensione può essere richiesta anche in relazione ai pagamenti dei canoni per contratti di locazione finanziaria su beni mobili o immobili strumentali allo svolgimento delle attività di concessionario di piccole derivazioni a scopo idroelettrico. Multe molto più salate in caso di estrazione illecita di acqua: salgono da una forbice di 4.000-40.000 euro a una di 8.000-50.000 euro. Per gli inadempimenti nell’ambito delle attività di esercizio e manutenzione delle dighe, passano da 400-2.000 euro a 2.000-10.000 euro. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto, verrà approvato un piano di comunicazione per sensibilizzare i cittadini sulla situazione di crisi idrica e le gravi conseguenze che potrebbe portare sul tessuto economico e sociale e informare sul corretto utilizzo della risorsa idrica.

Decreto Ponte pronto per Cdm. Salvini: “Progetto esecutivo entro fine luglio 2024”

Il decreto Ponte è pronto per il Consiglio dei Ministri. Matteo Salvini vuole portarlo sul tavolo già oggi. L’obiettivo è approvare il progetto esecutivo entro il 31 luglio 2024, per poi partire con i lavori. In bozza, Rfi, Anas e le Regioni Sicilia e Calabria diventano soci di minoranza con il Mef, “in misura non inferiore al 51 per cento”. Il Dicastero eserciterà i diritti dell’azionista d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al quale spettano funzioni di indirizzo, controllo, vigilanza tecnica e operativa sulla società. Per queste funzioni, il Mit avrà a disposizione una struttura tecnica di missione, che sarà responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, avendo anche funzioni amministrative di prevenzione dei tentativi di infiltrazione mafiosa.

Cinque i membri in Cda: presidente e Ad designati dal Ministero dell’economia e delle finanze d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un membro designato dalla Regione Calabria, uno dalla Regione Sicilia e uno da Rfi e Anas. Cinque anche i membri del Collegio sindacale (tre effettivi e due supplenti). Il Mit proporrà la nomina di un commissario straordinario qualora ce ne fosse bisogno, tenuto conto dell’attività di vigilanza. La concessione ha una durata di trent’anni dall’entrata in esercizio dell’opera. E’ un “grandissimo lavoro di squadra“, esulta Salvini, che rivendica di aver recuperato in pochi mesi “dieci anni di vuoto“. Il Ponte porterà, a suo avviso, “enorme quantità di inquinamento in meno, in aria e acqua, in via di quantificazione. Enorme risparmio di tempo e di soldi” e sarà l’opera “più green ed innovativa del mondo”. Di “sperpero di soldi pubblici parla Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra. Da poco rientrato da Cutro, dove ha incontrato le famiglie dei migranti reduci dal naufragio del 26 febbraio e ha denunciato le gravi carenze della rete ferroviaria, Bonelli chiede alla premier di “fermare le manie di grandezza di Salvini“. Il progetto, denuncia, sarebbe “un vero e proprio salasso dei conti pubblici ai danni degli italiani, mentre a Sud abbiamo ancora vecchi treni e vecchie littorine a gasolio con un evidente stato di abbandono delle ferrovie, perdiamo oltre il 40% di acqua potabile perché abbiamo acquedotti colabrodo“. La richiesta è di sostituire il Dl Ponte con “almeno un decreto per rinforzare i treni che dal Nord portano al Sud, impedendo che il tragitto diventi una via crucis, e uno per sistemare gli acquedotti”.

Associazioni ambientaliste a Salvini: “Città 30 km/h modello di sostenibilità”

Le associazioni ambientaliste Legambiente, Fiab, Asvis, Kyoto Club, Vivinstrada, ANCMA, Salvaiciclisti, Fondazione Michele Scarponi, AMODO si schierano a favore delle Città 30 km/h  – peraltro già realizzato in diverse città europee – e chiedono un incontro al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini attraverso una lettera congiunta inviata al dicastero. Secondo le realtà associative, il provvedimento è il più “innovativo ed efficace per contrastare l’incidentalità sulle strade urbane, in quanto coniuga una drastica riduzione delle stragi stradali, l’integrazione tra le diverse composizioni modali di trasporto, il rispetto degli impegni climatici, il miglioramento della vivibilità, oltre che una significativa fluidificazione del traffico”.

Dal testo della lettera emerge che Milano sarebbe l’ultima città in termini temporali a vedere applicato detto provvedimento, dopo Olbia, Cesena, Bergamo, Torino e Bologna. Luoghi che stanno avviando percorsi per diventare Città 30, “consapevoli che – in conformità a quanto richiesto dal Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030 (PNSS) – occorre trovare le risorse per pianificare interventi soprattutto strutturali e non solo di segnaletica, oltre che a monitorare i risultati”. Non dimentichiamo, aggiungono le associazioni, che “il bene vita messo ogni giorno a repentaglio sulle strade urbane può essere salvaguardato solo attraverso nuove politiche più rapide ed efficaci, in grado di cambiare le città, le strade, il sistema della mobilità, gli stili di vita e di guida, per fermare crisi climatica e strage stradale”.

Secondo i dati Aci-Istat 2021, infatti, gli incidenti stradali attualmente sono in Italia la prima causa di morte per i giovani, oltre a essere la prima causa di morte del lavoratore in itinere. Ogni giorno si contano 561 feriti e 7,9 vittime (uno ogni 3 ore), soprattutto in ambito urbano, con un costo sociale complessivo pari a 16,4 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil nazionale.
“Moderare la velocità come previsto dalle Città 30 ― concludono le associazioni firmatarie della lettera ― non rappresenta un limite alla libera e celere circolazione delle persone e delle merci, in quanto attualmente com’è a tutti noto la velocità media all’interno delle città è di 29,4 km/h, scendendo fino a 7-8 km/h nelle ore di punta. L’automobile privata non è il mezzo più veloce e affidabile nei centri urbani”. E individuano nell’intermodalità tra i vari mezzi di trasporto (trasporto pubblico urbano, sharing e mobilità attiva), la possibilità di ottenere “una riduzione del tasso di motorizzazione di cui l’Italia detiene primato europeo con relativa congestione del traffico, difficoltà negli spostamenti e aumento degli agenti inquinanti, oggetto spesso di procedure di infrazione da parte dell’Europa”.

Polvere di grillo, il via libera Ue e la polemica tutta italiana

Dal 24 gennaio la polvere di grillo domestico (Acheta domesticus) si potrà trovare sugli scaffali dei supermercati italiani, francesi, tedeschi, spagnoli e di tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Nessuna imposizione sulle tavole degli europei, la decisione della Commissione è semplicemente un’autorizzazione all’immissione nel Mercato unico della polvere parzialmente sgrassata di grillo domestico, secondo l’elenco degli alimenti commerciabili nell’Unione.

L’autorizzazione è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale dell’Ue il 4 gennaio, con la firma della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Dopo l’entrata in vigore – prevista dopo 20 giorni – la società Cricket One Co. Ltd sarà l’unica a godere dell’apertura del mercato Ue alla farina di grillo per 5 anni. Il motivo è semplice: proprio l’azienda vietnamita aveva presentato la domanda di autorizzazione a Bruxelles nel luglio 2019, per consentire l’uso della polvere animale come alimento. La richiesta è stata accompagnata da una descrizione dettagliata del processo di produzione e dei risultati delle analisi sui contaminanti, sui parametri microbiologici e sulla digeribilità delle proteine.

La questione dell’autorizzazione non è una novità, né lo è l’esito della procedura. Il 23 marzo dello scorso anno l’Autorità per la sicurezza alimentare – interpellata dalla Commissione – ha adottato un parere scientifico positivo sull’utilizzo della farina di grillo. “La polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus (grillo domestico) è sicura alle condizioni e ai livelli d’uso proposti”, si legge nelle conclusioni, che elencano gli utilizzi consentiti in diversi prodotti: pane e panini multicereali, cracker e grissini, barrette ai cereali, premiscele secche per prodotti da forno, biscotti, prodotti secchi a base di pasta farcita e non farcita, salse, prodotti trasformati a base di patate, piatti a base di leguminose e di verdure, pizza, prodotti a base di pasta, siero di latte in polvere, prodotti sostitutivi della carne, minestre concentrate o in polvere, snack a base di farina di granturco, bevande tipo birra, prodotti a base di cioccolato, frutta a guscio e semi oleosi, snack diversi dalle patatine e preparati a base di carne.

La pubblicazione dell’autorizzazione in Gazzetta ufficiale dell’Ue ha creato però un’ondata di polemiche in particolare in Italia, con gli attacchi di Coldiretti, Filiera Italia e anche del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: “Se qualcuno in Europa ha piacere a mangiare insetti faccia pure, per i miei figli preferisco i sapori e i profumi della nostra terra e li difendo”, ha attaccato il segretario federale della Lega. “L’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte”, scrive invece Coldiretti: “Bisogna fare chiarezza sui metodi di produzione, sulla provenienza e tracciabilità, considerato che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra-Ue come Vietnam, Thailandia e Cina, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari”. Più duro il consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia: “Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra”.

Ischia, cdm giovedì. Pichetto: In un Paese civile non si muore di pioggia

Un Dl ad hoc per potenziare gli aiuti per l’Isola di Ischia in ginocchio. Sarà sul tavolo del consiglio dei ministri, pronto a riunirsi di nuovo giovedì, dopo aver varato lo stato di emergenza domenica scorsa, all’indomani della tragedia che ha fatto già otto vittime accertare, dispersi, feriti e 230 sfollati, che saranno di più nei prossimi giorni.

Il ministro per la protezione civile e il mare, Nello Musumeci, riferisce in Senato giovedì mattina. Il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, chiede all’Aula un minuti di silenzio per le vittime. Le cita tutte, ne elenca nomi ed età, a ricordare che non sono numeri ma vite spezzate. “Non è la prima volta che questa terra meravigliosa e conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze naturali e l’ospitalità della propria gente viene colpita in modo così violento. Ischia è stata più volte colpita da tragedie ambientali, anche per colpa dell’abusivismo edilizio. Ma non è e non deve essere questa la sede né il momento per cercare o accertare le responsabilità“, tiene a precisare. E’ il momento del cordoglio, dunque, e della vicinanza “forte e sincera” che il Senato vuole rendere ai parenti delle vittime.

Parola d’ordine, evitare di rifare gli stessi errori di sempre. Quelli che tornano ciclici, a fare vittime dove vittime non dovrebbero esserci. “Diciamo che in un Paese civile non si dovrebbe morire di pioggia“, tuona il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. “Se accade così – afferma -, spesso significa che, fermi restando gli effetti dei cambiamenti climatici che enfatizzano gli eventi meteo estremi, non si è operato bene a livello di governo centrale, di Regione, di enti locali“.

Torna a spiegare le parole che hanno fatto scalpore, dopo aver detto che farebbe “arrestare” i sindaci e chi ha dato l’autorizzazione ai condoni: “Mi preme chiarire, anche per evitare ulteriori inutili polemiche dinanzi ad una tragedia di tali proporzioni e gravità. Ciò che esattamente intendevo dire è che non è più tempo di passare sopra a illeciti urbanistici che possono trasformarsi in elementi di nuove tragedie“, scandisce. Ci sono abusi e abusi, insiste, “taluni gravi ed altri ancora veniali. Chi ha compiti di vigilanza sul territorio deve evitare che si creino o aggravino situazioni di rischio“.

A Ischia, il 49% del territorio è classificato a pericolosità “elevata e molto elevata per frane nei Piani di Assetto Idrogeologico e sono oltre 13mila gli abitanti residenti nelle aree a maggiore pericolosità per frane. “E’ amaro ricordare che per la ‘messa in sicurezza della zona costiera’ e per ‘la riduzione dell’erosione e la stabilizzazione dei versanti nel comune di Casamicciola’ sono stati stanziati 12 anni fa dal Ministero dell’Ambiente complessivamente 3 milioni e 100 mila euro, ma gli interventi risultano ancora in fase di progettazione“, ricorda Pichetto. La sua è stata una “espressione infelice“, lo difende la premier Giorgia Meloni, “ma che voleva probabilmente sottolineare la necessità che le istituzioni siano chiamate a rispondere delle loro responsabilità”.

Bisogna inasprire le pene per chi non fa il proprio dovere e non riguarda solo i sindaci, “ma chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche, Pichetto è stato frainteso“, fa eco Musumeci. “Noi dobbiamo stare vicino ai sindaci che combattano abusivismo in zone controllate da organizzazioni criminali. Non è facile farlo con disinvoltura. Lì bisogna assicurare sostegno ai sindaci“.
Su Ischia ora “c’è da pregare e da approfondire e non da speculare come qualcuno sta facendo”, taglia corto Matteo Salvini. “Noi contiamo di stare al governo per i prossimi cinque anni – garantisce il vicepremier – e possiamo occuparci anche del dissesto idrogeologico“.

 

(Photo credit: AFP)

Stanziati 9,1 miliardi per caro bollette. Meloni: “Risposta a imprese e famiglie”

“Con il decreto energia stanziamo i primi 9,1 miliardi di euro destinati prevalentemente a dare una immediata risposta a famiglie e imprese per fronteggiare l’aumento del costo delle bollette in parte fino a fine anno ma anche inserendo nuove norme”. Così la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi, all’indomani del suo quarto Consiglio dei ministri, durante quale il governo si è ancora una volta occupato della grande emergenza energia, varando il  ‘Dl Aiuti Quater’.

Poco più di nove miliardi, quindi, provenienti dall’extragettito fiscale autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia. Passa anche la modifica al Superbonus, che scende dal 110% al 90% a partire dal 1° gennaio 2023. I benefit aziendali potranno essere esentasse e nel 2022 si alza il tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti ‘fringe benefit’ aziendali fino a 3mila euro.

Nel decreto, per contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal Gse. E’ stato prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il Gse potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale ed è previsto l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare così come l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Dopo aver incontrato i sindacati, mercoledì 9 novembre, la premier incontrerà a Palazzo Chigi, oggi, venerdì 11 novembre, a partire dalle 12, gli industriali. Il mondo dell’industria poterà le sue proposte e avanzerà le sue richieste per tamponare la crisi che strozza le imprese, arginare i costi dell’energia e far recuperare potere d’acquisto delle famiglie.

Ponte sullo Stretto, scontro Legambiente-Salvini. Il ministro: “Sarà green”

Passano i governi, ma non l’eterno dibattito sul Ponte sullo Stretto. Con Giorgia Meloni al comando e Matteo Salvini titolare del dicastero per le Infrastrutture, il progetto torna a essere un’ipotesi non più remota.

E scatena le preoccupazioni degli ambientalisti.Basta a inutili retoriche sulle grandi opere. Il Paese non ha bisogno di opere faraoniche e di cattedrali nel deserto come il Ponte sullo Stretto di Messina, ma di interventi concreti a partire da una massiccia cura del ferro e dal potenziamento del trasporto via nave“, l’appello che Legambiente lancia al nuovo Esecutivo.
Il Cigno Verde chiede di rilanciare gli investimenti in collegamenti veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola, portare le Frecce nei collegamenti tra Palermo, Catania e Roma, rafforzare i collegamenti in treno da Reggio Calabria a Taranto e Bari e potenziare il trasporto via nave lungo lo Stretto.

Salvini convoca per l’8 novembre un vertice a Roma con i governatori delle due regioni coinvolte, Sicilia e Calabria, per fare il punto sul progetto. “Un’opera – insiste Legambiente –, utile solo a buttare al vento altri soldi pubblici, dopo il miliardo di euro che fino ad oggi sono costati studi e consulenze, stipendi della società stretto di Messina“. Per questo l’associazione domanda al Governo di abbandonare questo “insensato progetto” e di utilizzare le risorse del Pnrr per “dare concretezza agli interventi che davvero servono al Paese“.

Tra linee ferroviarie inesistenti o abbandonate, tratte a binario unico, treni vecchi, a gasolio e a bassissima frequenza, gli spostamenti in Calabria e Sicilia oggi non sono da paese civile“, denuncia Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

I cittadini siciliani e calabresi hanno diritto a proposte credibili di rilancio degli spostamenti attraverso connessioni ferroviarie, navali e aeree più semplici tra le regioni, verso nord e anche con il resto del Mezzogiorno, non di aspettare altre promesse e rinviare il cambiamento di qualche decennio“, fanno eco i presidenti dell’associazione in Sicilia Calabria, Gianfranco Zanna e Anna Parretta.

Proposte e polemiche che il vicepremier non coglie, promettendo l’opera più moderna e green: “Vogliamo creare lavoro, disinquinare, sbloccare cantieri e investire in trasporto su ferro e via mare, ma anche lasciare ai nostri figli un’opera che renderà l’Italia un Paese leader al mondo come il Ponte sullo Stretto, l’opera più avveniristica ed ecologica della storia“, afferma. Secondo diversi studi tecnici, fa sapere, grazie al Ponte “si taglierebbero oltre 100mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica annue, oltre al notevole beneficio per le acque del canale di Sicilia”.

Energia fuori controllo. Meloni: Approviamo subito decreto Aiuti

La crisi energetica è un grosso guaio, inutile nasconderlo. L’autunno si avvicina e il rischio per i partiti è di trovarsi gli italiani con bollette stratosferiche da pagare proprio nel momento in cui si aprono le urne per le elezioni politiche del 25 settembre. Ragion per cui tutti, o quasi, provano a spingere su Mario Draghi perché intervenga con un decreto d’urgenza, ma soprattutto vada a negoziare in Europa il tetto massimo al prezzo del gas, oltre al disaccoppiamento con il prezzo dell’elettricità.

Due temi non proprio semplici da portare a casa, soprattutto per chi è a capo di un esecutivo in carica per gli affari correnti. Dunque, con poteri limitati, nonostante lo stand internazionale del suo premier o l’appoggio annunciato da diverse forze della sua ex maggioranza, come Lega, Forza Italia, Pd, Impegno civico, Azione, Iv e altri ancora. I riflettori saranno puntati soprattutto su Bruxelles, dove il prossimo 9 settembre ci sarà il Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia. Ad oggi prevedere se per quella data sarà pronto il piano di riforma Ue del mercato elettrico è un esercizio decisamente complicato, ma le speranze sono tutte accese. “Il gas russo viene usato come strumento di pressione politica, per rispondere alla realtà in cui viviamo la riforma è necessaria”, dice il sottosegretario con delega agli Affari Ue, Enzo Amendola. Riconoscendo, però, che finora “l’Acer, l’agenzia europea per l’energia, non ha prodotto grandi passi in avanti”.

E se le Confindustrie del Nord Italia parlano di una crisi che “sta paralizzando il sistema industriale italiano con il forte rischio di deindustrializzare il Paese mettendo a repentaglio la sicurezza e la tenuta sociale nazionale”, anche dagli enti locali gli appelli al premier si moltiplicano: l’ultimo in ordine di tempo è del presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia. “Il costo dell’energia è quadruplicato: è fondamentale che ci sia un intervento dall’Europa su modello del price cap della Francia, dove si è deciso di fissare un prezzo massimo del 4%, dopodiché interviene lo Stato – dice -. Draghi, sempre lungimirante e attento, sposi subito questa causa, senza attendere oltre”. La proposta, però, non trova terreno fertile. Il dem Amendola, ad esempio, dice no: “Non sono per un ritorno allo statalismo, la vicenda francese, anche con la questione del nucleare, fa vedere che i costi sono duplicati“.

Sullo sfondo resta comunque in piedi l’ipotesi di un nuovo decreto Aiuti per mitigare gli effetti dei rincari. Anche se i fondi sono limitati, visto il poco spazio di manovra del governo dimissionario. Palazzo Chigi lavora ai conti per intervenire senza ricorrere a scostamenti di bilancio, mentre resta il vulnus dei 9 miliardi di gettito non versato dalle aziende energivore che hanno realizzato extraprofitti durante la crisi e l’isteria dei prezzi sul mercato del Ttf di Amsterdam. “Certamente dobbiamo riscuotere quei fondi, che poi lo Stato rinvestirà nel taglio delle accise sui carburanti e nel mitigare gli effetti dei rincari sulle bollette”, dice il leader di Impegno civico e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

A proposito della tassa tanto discussa, dal M5S arriva una nuova proposta. A lanciarla è il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli: “Si può salire oltre il 25%, ma è il caso di allargare il range anche a quelle società che hanno beneficiato di situazioni di mercato favorevoli”, non necessariamente del comparto energetico. L’idea si sposa perfettamente con quella del ministro del Lavoro, il dem Andrea Orlando: “Mi sembra ragionevole intervenire per tentare un riequilibrio tra i settori di imprese in forte sofferenza e settori che hanno prodotto profitti record”.

Al di là delle intenzioni, resta comunque da capire quale sia il pensiero della coalizione che oggi i sondaggi danno in vantaggio. Sui rigassificatori Giorgia Meloni dice che “vanno fatti“, anche a Piombino se “non ci sono alternative“, perché “l’approvvigionamento energetico italiano è una priorità“. Ma nel frattempo bisogna intervenire sul presente: “Lo dico io che sono in opposizione, ci troviamo in Parlamento lunedì e proviamo ad approvare le norme che consentano ai cittadini di avere una situazione sostenibile” sulle bollette. Ma senza nuovo debito, che resta “l’ultima ratio”. Sullo sfondo resta però l’incertezza sulla posizione che assumerebbe un governo di centrodestra sul price cap. La leader di FdI porta l’esempio di Olanda e Germania: “Sono europeiste o difendono il loro interesse nazionale?”, domanda. La risposta, però, deve darla l’Europa. Non ci sono alternative.