Energia, Cingolani: Alleanza globale come Covid. Nucleare utile

Il tetto europeo al prezzo del gas è un’ottima notizia, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Ne è consapevole il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che mette in fila tutte le varianti per uscire dalla dipendenza russa (“letale per l’economia“) e avviare una nuova strategia energetica che metta al riparo da speculazioni e oscillazioni del mercato, soprattutto quelle speculative. Perché ormai “siamo già in recessione“. Alla base di tutto, però, c’è la necessità di creare una alleanza globale” anche per l’energia, sulla falsariga di quanto avvenuto in questi anni per contrastare la pandemia: “Avevamo detto che per sviluppare un vaccino per il Covid ci volevano 8-10 anni, ma abbiamo collaborato e l’abbiamo sviluppato in 8 mesi“, è l’esempio che porta il ministro. Anche perché la guerra in Ucrainaavrà un forte impatto sulla transizione ecologica“, avverte. Ricordando che “la grande sfida” in questa fase storica è “mantenere la barra dritta, investire nelle nuove tecnologie e rivedere le regole di mercato, altrimenti arriveremo al 2030 inadatti ad accogliere le sfide della decarbonizzazione“.

Le responsabilità, però, hanno un passato lungo. “Avremmo dovuto avere una visione più chiara – sottolinea Cingolani – avremmo dovuto essere più intelligenti per gestire al meglio il mix energetico“, ecco perché “è ora di cambiare“, servono “fonti verdi programmabili ed è necessario lo sviluppo di nuove tecnologie” nell’ambito “della cattura del carbonio, della fusione nucleare, di piccoli reattori moderni“. Già, quel nucleare che fa sobbalzare dalla sedia associazioni e partiti politici, ma che nella sua accezione moderna è “una strada che va esplorata e considerata in questa fase“, secondo il ministro. “E’ un esempio di tecnologia utile, basata su materiali con radiazioni molto più basse” rispetto al passato e “gli stabilimenti possono essere costruiti off shore, funzionano, vanno bene, se vengono spenti non creano fenomeni pericolosi e dopo 30 anni vengono smantellati“, elenca. Ribadendo il concetto: “Si tratta di un sistema molto utile in una fase di transizione. Può essere una fonte importante, anche se non esclusiva” e soprattutto “offre molte opportunità“, quindi “è un bene investire in questo tipo di tecnologia“.

Perché la realtà dei fatti va guardata a 360 gradi e senza pregiudizi. Grandi alternative, al momento, non sono esplorabili, come l’energia delle onde, perché “quella derivata dal mare è troppo cara“. Anche se “buona e illimitata, non possiamo permetterci delle energie che siano così costose e difficili da produrre“, ammonisce Cingolani, che invece punta su “fonti accettabili anche in termini economici“. Per inciso, il responsabile del Mite conferma, ancora una volta, che in funzione della carenza di energia “molti Paesi stanno riprendendo le centrali a carbone“, ma all’Italia “questo non succederà“. Semmai occorre puntare su strumenti come il riciclaggio e la seconda vita dei prodotti, su cui “stiamo investendo molto“, perché “l’economia circolare è una risorsa fondamentale per la transizione energetica“.

Altro capitolo che resta cruciale è quello delle rinnovabili, su cui l’Italia mette diverse fiches nella strategia nazionale, anche se “il processo di transizione verso il sistema energetico decarbonizzato basato sulle fonti rinnovabili necessità di un rafforzamento e potenziamento Rete elettrica di trasmissione nazionale“, ammette Cingolani. Ricordando che il gestore del servizio elettrico nazionale, Terna, ha “una programmazione con investimenti per oltre 18 miliardi di euro nel decennio“. Il cerchio, infine, si chiude tornando al price cap, che una parte di maggioranza vorrebbe non solo europeo, ma anche nazionale sulla scorta di quanto fatto da Spagna e Portogallo. Modello che per il ministro “non è replicabile come formula nel nostro Paese“.

Oltre al problema dell’approvvigionamento energetico, l’Italia sconta anche altri effetti negativi dall’azione speculativa dei mercati e dal conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina. Come quello dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Finora il governo è intervenuto per mitigare l’effetto dei rincari ed è pronto a farlo ancora. Anzi, “è molto probabileche Palazzo Chigi vari nuovi provvedimenti a breve sulle accise, come anticipa ai microfoni di ‘RaiNews24‘ la sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra: “L’aumento – spiega – fa crescere anche il gettito dell’Iva“, che “non vogliamo mettere nelle casse dello Stato“, ma utilizzarlo per “tenere calmierato” il costo dei carburanti. La partita strategica, dunque, resta apertissima.

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Cingolani: “La guerra avrà forte impatto su transizione ecologica”

Quando la guerra in Ucraina è esplosa, l’Italia si è accorta che la dipendenza energetica dalla Russia era letale per l’economia. Nelle ultime 12 settimane abbiamo, purtroppo, appreso molte cose nuove”. Parola del ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani che, intervenendo al Festival dell’Economia di Torino, ha ribadito quanto la necessità di ricevere forniture di energia dall’estero abbia causato un’incredibile debolezza del mercato energetico globale.

Nonostante sia stata accolta in modo più che positivo, la notizia relativa all’accordo politico sullo sblocco del sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, desta non poche preoccupazioni. “Questa decisione rischia di farci male. È necessario sostituire il gas che arriva dalla Russia con forniture naturali”, ha detto il Premio Nobel per l’Economia, Michael Spence nel corso dell’evento. “La turbolenza nel mercato dell’energia probabilmente contribuirà a fare entrare l’Europa in recessione, anche se forse non ovunque”, la sottolineatura dell’economista.

In realtà, secondo il ministro Cingolani, non si tratta più di una ‘previsione’. Per lui, infatti, “siamo già in recessione”. Sul fronte della transizione energetica, per esempio, “è chiaro che stiamo rallentando. Dobbiamo considerare gli enormi investimenti che serviranno per ricostruire l’Ucraina. Gli eventi degli ultimi mesi porteranno conseguenze a lungo termine“. Oltretutto, specifica il titolare del Mite, sono stati fatti diversi errori, come quello di “non aver prestato la dovuta attenzione ai problemi ambientali negli ultimi 20 anni, anche sul mix energetico e sul fronte ideologico”.

Gli ostacoli da superare non sono pochi. “Al 2030 dobbiamo ridurre i combustibili fossili, aumentare le rinnovabili e separare i costi delle fonti pulite dal prezzo del gas. Non c’è motivo per cui queste ultime vengano pagate in base alle quotazioni del gas”, ha insistito Cingolani, specificando che queste sono politiche nel breve termine. Ma a lungo termine va pensato l’accesso universale all’energia e all’energia illimitata. “Quella rinnovabile, però, non è pianificabile. Si produce energia green per 1500-2000 ore all’anno, mentre il gas produce energia per 8mila ore all’anno. È difficile vedere un futuro in cui un mondo come il nostro può crescere in modo continuativo solo con l’energia green”, la riflessione del ministro. Per quanto riguarda il nucleare moderno, si tratterebbe di un’opzione a zero impatto che potrebbe essere molto utile nella fase di transizione. “È un bene investire in questo tipo di tecnologia. È una strada che va esplorata e considerata in questo periodo“, ha puntualizzato il titolare del Mite.

Anche sul tema del caro-prezzi, Cingolani ha voluto dire la sua. La proposta – portata a Bruxelles dall’Italia – relativa al price-cap ha avuto successo, tuttavia non può risolvere tutti i danni causati dal conflitto. Infatti, ha ragionato Cingolani: “Si tratta solo di una misura temporanea che dovrebbe agire come qualcosa che riduce il picco“.