La scommessa della Germania: addio al nucleare dal 15 aprile

Nonostante la crisi energetica, la Germania mantiene la rotta per quanto riguarda l’abbandono del nucleare: sabato il Paese staccherà la spina dei suoi ultimi tre reattori, scommettendo sul successo di una transizione verde senza energia nucleare. Sulle rive del fiume Neckar, non lontano da Stoccarda, il vapore bianco che fuoriesce dalla centrale nucleare del Baden-Württemberg sarà presto un ricordo. Lo stesso vale, più a est, per il complesso bavarese di Isar 2 e per quello di Emsland (nord), all’altro capo del Paese, non lontano dal confine olandese. Mentre molti Paesi occidentali dipendono dall’energia nucleare, la più grande economia europea sta voltando pagina. Anche se il tema rimarrà controverso fino alla fine.

La Germania sta attuando la decisione di eliminare gradualmente l’energia nucleare presa nel 2002 e accelerata da Angela Merkel nel 2011, dopo il disastro di Fukushima. Fukushima ha dimostrato che “anche in un Paese ad alta tecnologia come il Giappone, i rischi associati all’energia nucleare non possono essere controllati al 100%“, giustificò all’epoca l’ex cancelliera. L’annuncio ha convinto l’opinione pubblica di un Paese in cui il potente movimento antinucleare è stato alimentato inizialmente dai timori di un conflitto da Guerra Fredda e poi da incidenti come quello di Chernobyl. L’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 avrebbe potuto rimettere tutto in discussione: privata del gas russo, il cui flusso è stato sostanzialmente interrotto da Mosca, la Germania si è trovata esposta ai peggiori scenari possibili, dal rischio di chiusura delle fabbriche a quello di rimanere senza riscaldamento in pieno inverno.

A pochi mesi dalla scadenza iniziale per la chiusura degli ultimi tre reattori, fissata al 31 dicembre, l’opinione pubblica ha iniziato a cambiare idea: “Con i prezzi elevati dell’energia e la questione scottante del cambiamento climatico, ci sono state ovviamente richieste di prorogare gli impianti“, afferma Jochen Winkler, sindaco di Neckarwestheim, dove l’omonima centrale è ai suoi ultimi giorni di vita. Il governo di Olaf Scholz, di cui fa parte il partito dei Verdi, il più ostile al nucleare, ha infine deciso di prolungare il funzionamento dei reattori per garantire l’approvvigionamento. Fino al 15 aprile.

Ci sarebbe potuta essere una nuova discussione se l’inverno fosse stato più difficile, se ci fossero state interruzioni di corrente e carenze di gas. Ma abbiamo avuto un inverno senza troppi problemi“, grazie alla massiccia importazione di gas naturale liquefatto, osserva Winkler. Per il sindaco della cittadina di 4.000 abitanti, di cui oltre 150 lavorano nell’impianto, “la ruota è già girata” e non c’era tempo per “tornare indietro“. Dal 2003 sono stati chiusi sedici reattori. Gli ultimi tre impianti hanno fornito il 6% dell’energia del Paese lo scorso anno, rispetto al 30,8% del 1997. Nel frattempo, la quota delle rinnovabili nel mix di generazione è salita al 46% entro il 2022, rispetto a meno del 25% di un decennio prima.

Tuttavia, l’attuale tasso di crescita delle rinnovabili non soddisfa né il governo né gli ambientalisti, e la Germania non raggiungerà i suoi obiettivi climatici senza una seria spinta. Questi obiettivi “sono già ambiziosi senza il phase-out del nucleare – e ogni volta che ci si priva di un’opzione tecnologica, si rendono le cose più difficili“, osserva Georg Zachmann, esperto di energia presso il think-tank Bruegel di Bruxelles. L’equazione è ancora più complessa se si considera l’obiettivo di chiudere tutte le centrali a carbone del Paese entro il 2038, molte delle quali entro il 2030. Il carbone rappresenta ancora un terzo della produzione elettrica tedesca, con un aumento dell’8% lo scorso anno per compensare l’assenza di gas russo. La Germania ha bisogno di installare “quattro o cinque turbine eoliche al giorno” nei prossimi anni per coprire il suo fabbisogno, ha avvertito Olaf Scholz. Si tratta di un’impresa ardua rispetto alle 551 unità installate nel 2022. Una serie di allentamenti normativi adottati negli ultimi mesi dovrebbe accelerare il ritmo. “Il processo di pianificazione e approvazione di un progetto eolico richiede in media quattro o cinque anni“, secondo la federazione di settore (BWE), per la quale guadagnare uno o due anni sarebbe già un “notevole progresso“.

nucleare

Ue-Usa lanciano forum su piccoli reattori nucleari: “Importante per decarbonizzazione”

Il Consiglio Energia Ue-Usa “ha preso atto del ruolo che l’energia nucleare può svolgere nella decarbonizzazione dei sistemi energetici nei paesi che hanno deciso o decideranno di affidarsi all’energia nucleare”. Per questo, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno deciso di organizzare congiuntamente un forum ad alto livello sui piccoli reattori modulari (SMR) entro la fine dell’anno. E’ quanto si legge nella dichiarazione congiunta firmata da Bruxelles e Washington a seguito del 10° Consiglio sull’energia Ue-Usa che si è tenuto oggi nella capitale belga, co-presieduto dall’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, e la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, insieme al segretario di Stato americano Antony Blinken e il vice segretario americano per l’Energia, David Turk.

Intanto, la Commissione Europea ha firmato con le parti interessate dell’industria Nucleare una dichiarazione sui “piccoli reattori modulari (SMR) dell’Ue per il 2030: ricerca e innovazione, istruzione e formazione“, per lo sviluppo di ricerca e innovazione nel campo dei piccoli reattori modulari, reattori nucleari più piccoli, sia in termini di potenza che di dimensioni fisiche, rispetto ai tradizionali reattori nucleari su scala gigawatt. Questa tipologia di reattori utilizza reazioni di fissione nucleare per creare calore che può essere utilizzato direttamente o per generare elettricità e la Commissione europea li considera “un’opzione promettente per sostituire le vecchie centrali a carbone e per integrare la penetrazione delle energie rinnovabili”. La dichiarazione è stata firmata dalla commissaria europea per la Ricerca e l’Innovazione, Mariya Gabriel, e dalle parti interessate del settore Nucleare dell’Ue: nucleareurope, Piattaforma tecnologica per l’energia Nucleare sostenibile (SNETP), Società Nucleare europea (ENS) e Rete europea per l’educazione Nucleare (ENEN).

La sovranità tecnologica dell’Ue richiederà sforzi congiunti in materia di istruzione, formazione, ricerca e innovazione, per gestire correttamente i rifiuti radioattivi e il combustibile esaurito e sviluppare le tecnologie di domani”, ha spiegato la commissaria Gabriel. La Commissione osserva che di fronte a una “forte concorrenza internazionale, l’Ue deve essere all’avanguardia dei nuovi sviluppi, garantendo una catena del valore industriale europea e al tempo stesso essere al top degli standard di sicurezza e protezione dalle radiazioni per i piccoli reattori”. Aggiunge che per “garantire la leadership e l’indipendenza strategica dell’Ue è necessario sostenere i migliori standard normativi e istituzionali“.

La pressione di una decina di Stati membri Ue guidati dalla Francia spinge la Commissione europea ad aprire al nucleare di nuova generazione e poche settimane fa ha confermato che metterà a disposizione dei governi degli orientamenti con standard comuni che possano aiutare nello sviluppo di una industria europea dei piccoli reattori, sebbene la scelta del mix energetico sia esclusivamente dei Paesi membri. La conferenza di oggi è stata anche l’occasione per presentare il programma di lavoro Euratom (Comunità europea dell’energia atomica) per la ricerca e la formazione del periodo 2023-2025 che mobiliterà fino a 132 milioni di euro, dentro il quale la Commissione sta lanciando la prima azione per l’innovazione di 15 milioni di euro sostenere la sicurezza dei piccoli reattori modulari ad acqua leggera. Inoltre, questo programma di lavoro destinerà 12 milioni di euro al cofinanziamento di ricercatori e industria per lavorare insieme sulla sicurezza dei reattori modulari avanzati (AMR), compresi gli SMR, con gli Stati membri interessati.

Tags:
, ,

Nucleare, Meloni: “Giusto che gli Stati utilizzino tutte le tecnologie in linea con gli obiettivi Ue”

“Condivido la posizione della neutralità tecnologica, quindi penso che tutte le tecnologie che possono garantire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue allora debbano essere considerate, indipendentemente da quello che i singoli stati intendono fare dell’uso di quella tecnologia, e indipendentemente dalla scelta italiana”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, venerdì 24 marzo in un punto stampa a Bruxelles alla fine della due giorni di Vertice Ue, rispondendo a una domanda sulle richieste della Francia sul nucleare. “Se le altre nazioni vogliono usare una tecnologia che rispetta quei target, allora è giusto che possano farlo”.

Asse Roma-Parigi sul nucleare. E Meloni cerca la sponda di Macron sulle auto

A Meloni servono alleati europei sul dossier migranti. A Macron servono alleati sul dossier nucleare. Ed è anche sull’energia e la transizione che la premier a Bruxelles in occasione del Vertice Ue cerca di ricucire lo strappo degli ultimi mesi con il presidente francese, Emmanuel Macron. I due leader hanno avuto ieri sera un tête-à-tête di un’ora e quaranta al termine della prima giornata di Vertice, in cui – secondo quanto si apprende da fonti dell’Eliseo – avrebbero ribadito la necessità di continuare a lavorare per la sovranità europea, sia in termini di politica industriale, per garantire la competitività dell’Unione, che di energia, per assicurare la decarbonizzazione delle loro economie.

E poco dopo la fine del Vertice e dell’Eurosummit è Meloni a confermare pieno sostegno alla linea di Macron sul nucleare, che secondo la premier rispetta il principio di neutralità tecnologica e può contribuire a raggiungere gli obiettivi di neutralità al 2050 dell’Ue. “Condivido la posizione della neutralità tecnologica, quindi penso che tutte le tecnologie che possono garantire di raggiungere gli obiettivi che l’Unione europea si è posta devono essere considerate, indipendentemente da quello che i singoli Stati intendono fare dell’uso di quella tecnologia, e indipendentemente dalla scelta italiana“, ha chiarito la premier in un punto stampa al termine Vertice Ue, rispondendo a una domanda sulle richieste della Francia sul Nucleare. “Se le altre nazioni vogliono usare una tecnologia che rispetta quei target, allora è giusto che possano farlo“.

Soprattutto da quando la crisi energetica connessa alla guerra di Russia in Ucraina ha costretto i Paesi Ue a ripensare il proprio mix energetico, Parigi fa pressioni a Bruxelles per il riconoscimento di un ruolo di primo piano dell’energia dell’atomo nelle politiche energetiche dell’Ue. In primis, il ruolo dell’energia dell’atomo nella produzione di idrogeno e idrogeno a basso contenuto di carbonio. Anche Macron in conferenza stampa ha chiarito di aver avuto un’ottima discussione questa mattina con cancelliere tedesco Olaf Scholz sulle questioni della neutralità tecnologica.
Stiamo per trovare l’accordo sull’idrogeno per preservare la neutralità tecnologica e raggiungere l’obiettivo comune della neutralità tecnologica, tutelando la sovranità e la competitività. Nucleare e rinnovabili lo permettono, gas e carbone no“, ha affermato il capo dell’Eliseo. “Il nucleare – ha aggiunto – costituisce una parte essenziale della nostra politica energetica. Dobbiamo rispettare il principio della neutralità tecnologica e il mix energetico di ogni Paese membro“. Il dossier a cui fa riferimento Macron è il pacchetto sulla decarbonizzazione del mercato del gas, su cui gli Stati membri stanno negoziando nell’ottica di raggiungere un accordo al Consiglio Ue energia del 28 marzo.

Lo stesso principio di neutralità tecnologica è quello che evoca Meloni sul dossier auto e biocarburanti, su cui – ritiene la premier – la partita a Bruxelles è tutt’altro che chiusa e su cui evidentemente la premier ha cercato la sponda francese. La partita sui biocarburanti “non è affatto persa. Intanto è vinta quella sulla neutralità tecnologica, che è la condizione per riconoscere i biocarburanti”, ha detto la premier, sullo stop ai motori termici dal 2035. “Fermi restando i target che condividiamo e siamo pronti a centrare, la cosa più importante è stabilire che quali siano le tecnologie con le quali arrivare a quei target non sia un dogma che deve essere imposto, ma debba essere anche una valutazione complessiva, anche sulla base delle tecnologie di cui ogni nazione dispone“.

La partita dei biocarburanti sembra però chiusa dal punto di vista di Bruxelles, dal momento che la Commissione europea ha spiegato a più riprese che intende chiarire solo i termini del ‘considerando’ presente nel testo dell’accordo che riguarda gli e-fuels, i carburanti sintetici, come richiesto dalla Germania. Per Meloni anche i biocarburanti sono tecnologia a “emissioni zero” e devono essere considerati per continuare ad alimentare le auto anche post 2035.

Minopoli (Ass. nucleare): “Bene attivismo industria, atomo serve per target clima”

Oggi Enel e la società di tecnologie nucleari pulite Newcleo hanno firmato un accordo di cooperazione per lavorare insieme sui progetti di tecnologia nucleare di quarta generazione, “che mirano a fornire una fonte di energia sicura e stabile, nonché ridurre significativamente gli esistenti volumi di scorie radioattive, attraverso il loro utilizzo come combustibile per reattori”. Giovedì scorso Eni e CFS (Commonwealth Fusion Systems), spin-out del Massachusetts Institute of Technology (Mit), avevano firmato un altro accordo di cooperazione, con l’obiettivo di accelerare l’industrializzazione dell’energia da fusione. Lunedì scorso invece Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edf e Edison avevano sottoscritto una Lettera di Intenti (Loi), per collaborare “allo sviluppo del nuovo nucleare in Europa e favorirne la diffusione, in prospettiva anche in Italia. Obiettivo dell’accordo è di valorizzare nell’immediato le competenze della filiera nucleare italiana, di cui Ansaldo Nucleare è capofila, a supporto dello sviluppo dei progetti di nuovo nucleare del Gruppo Edf, e al contempo di avviare una riflessione sul possibile ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia”. Umberto Minopoli, ex numero uno di Ansaldo Nucleare a presidente dell’Associazione italiana nucleare, un anno fa ha pubblicato un libro dal titolo quasi profetico: ‘Nucleare. Ritorno al futuro. L’energia a cui l’Italia non può rinunciare’.

Presidente, questi tre accordi firmati dai big dell’industria italiana, sono una coincidenza o sono un segnale che indica una precisa direzione in Europa?
“Al saltimbanchismo della politica, dove c’è un atteggiamento ipocrita tra chi lo sostiene a parole e tra chi si oppone a parole all’atomo, arriva un bel segnale dalla grande industria pubblica energetica che investe su terza e poi quarta generazione del nucleare. Giusto entrarci oggi. Per questo esprimo grande soddisfazione per le iniziative prese da Ansaldo, Eni ed Enel in questi giorni”.

Vedendo questa accelerazione, viene da pensare che in questi ultimi tre decenni abbiamo perso tempo…
“Usa, Cina, Giappone, Europa stessa… il nucleare non si è mai fermato. Noi abbiamo buttato competenze sistemiche e infrastrutture, quando avevamo una industria nucleare in piedi. Però manifattura, utilities e ricerca non sono uscite dal nucleare come ne è uscito il Paese. Enel ed Ansaldo, insieme ad Enea, hanno continuato a lavorare, oltre che all’estero, anche sul nucleare di quarta generazione. Se Ansaldo può siglare accordi internazionali su reattori veloci raffreddati a piombo, è perché è stata protagonista del lavoro e della ricerca in questi anni. Proprio in questa particolare tecnologia, tra le più promettenti per le prospettive di quarta generazione, abbiamo una leadership con Ansaldo ed Enea”.

Il nucleare in Europa… Quali prospettive ci sono?
“Il nucleare si è fermato in soli due Paesi: l’Italia, che 36 anni fa chiuse le centrali senza aspettare che giungessero alla fine del ciclo vita, mentre la Germania forse le chiuderà a fine 2023 lasciando comunque che impianti arrivino al termine del ciclo produttivo. Gli altri Paesi invece non hanno chiuso un bel niente, anzi hanno rilanciato i programmi nucleari, cambiando in alcuni casi l’impegno che si erano dati dopo Chernobyl, penso al Belgio o alla Svezia”.

La Francia è protagonista del nucleare europeo. Ha avuto però difficoltà lo scorso anno con la produzione elettrica, problemi che sembrano continuare. Centra con l’invecchiamento delle centrali?
“La Francia non ha mantenuto l’obiettivo di produzione elettrica perché alle manutenzione ordinarie, si è sommato un problema tecnico specifico su 8 centrali per l’usura di alcuni circuiti, che su impegno dell’autorità di sicurezza, sono stati sostituiti. Edf ha però annunciato che tutte le centrali in manutenzione torneranno attive entro fine marzo, e su quelle 8 centrali dove c’è corrosione di alcuni circuiti si sta procedendo alla sostituzione. La Francia, a differenza della Germania, ha deciso il rilancio di programmi costruttivi e di nuove centrali, una scelta programmata per rilanciare il ciclo vita delle centrali che giungono alla conclusione del proprio ciclo programmato. Il programma di rilancio non è comunque una cosa di qualche mese o di qualche anno, certo che è che con questi progetti si allunga di decenni il ciclo di vita degli impianti”.

La crisi del gas ci ha fatto capire che dovremmo essere meno dipendenti da materie prime extra-europee. Con le auto elettriche si rischia una dipendenza simile. Con l’uranio c’è lo stesso pericolo?
“Assolutamente no, l’uranio incide nel conto economico di una centrale per il 5%, non è come il gas o il carbone che incidono per il 70% e più. Poi l’uranio viene utilizzato in termini molto parchi, a differenza di carbone, petrolio, olio combustibile. Con un grammo di uranio si produce l’energia realizzata da 3500 tonnellate di carbone o combustibili fossili. L’importazione di uranio inoltre non dipende da Paesi cosiddetti a rischio, ma da Canada e Australia, precisando che comunque l’uranio non si importa come materia prima, ma come combustibile pre-confezionato, incamiciato nei cosiddetti elementi combustibili delle centrali. Ultimo, la disponibilità uranio è pressoché infinta, poiché la domanda è sempre molto bassa. Anche un certo numero di centrali aggiuntive non raggiungerà mai l’offerta esistente già oggi sul mercato della disponibilità dalle miniere da cui viene estratto. E c’è dell’altro…”

Dica pure.
“Con le nuove tecnologie di cui si sta parlando cambierà l’uso dell’uranio… La massa che si mette nella centrale viene sfruttata ora all’1%. Con i nuovi reattori la percentuale di sfruttamento diventa del 25-30% della massa che si utilizza e con la quarta generazione i reattori saranno in grado di sfruttare gli stessi rifiuti che produce il combustibile. Ora i rifiuti vengono accantonati per essere smaltiti e stoccati, nella quarta generazione i reattori useranno il rifiuto che adesso viene tolto”.

Presidente, è possibile raggiungere gli obiettivi climatici senza nucleare?
“Qualsiasi ente internazionale autorevole o centro studi dice che i target climatici al 2030 e al 2050 sono irraggiungibili con le sole rinnovabili. L’Europa ha deciso a febbraio 2022 l’allargamento delle fonti energia che andavano incentivate, la cosiddetta tassonomia, al nucleare e al gas con cattura Co2. Questa è la prova che, senza nucleare, l’Europa non sarà in grado di raggiungere i target climatici 2030-2050. Ecco perchè si è riaperta discussione su nucleare in Europa”.

 

(Photo credit: AFP)

Enel punta su nucleare di quarta generazione: siglata partnership con la start-up Newcleo

Enel scommette sul nucleare di quarta generazione e firma un accordo di cooperazione con la società di tecnologie nucleari pulite ‘newcleo’. Insieme, perseguiranno l’opportunità di lavorare insieme sui progetti di tecnologia nucleare di quarta generazione di ‘newcleo’, che mirano a fornire una fonte di energia sicura e stabile, nonché ridurre significativamente gli esistenti volumi di scorie radioattive, attraverso il loro utilizzo come combustibile per reattori. In linea con l’accordo, Enel collaborerà con ‘newcleo’ su progetti legati a questa avanzata tecnologia nucleare, fornendo competenze specialistiche attraverso la condivisione di personale qualificato dell’azienda. In considerazione del supporto fornito, ‘newcleo’ si è impegnata ad assicurare ad Enel un’opzione come primo investitore nel primo impianto nucleare che ‘newcleo’ costruirà fuori dall’Italia.

L’innovazione è fondamentale per lo sviluppo di tecnologie in grado di garantire energia pulita, affidabile, accessibile e il più possibile indipendente da fattori geopolitici. Per questo motivo, continuiamo a esplorare qualsiasi area del mix energetico“, ha dichiarato Francesco Starace, amministratore delegato di Enel.Questa collaborazione con ‘newcleo’ è l’ultimo esempio dell’instancabile ricerca delle migliori aziende con cui intraprendere il nostro viaggio verso un futuro pulito e siamo impazienti di accompagnare ‘newcleo’ nel suo sfidante e promettente percorso per fornire elettricità a emissioni zero in modo sicuro, economico e sostenibile”. Sono lieto che Enel abbia scelto di collaborare con ‘newcleo’. Enel sta dimostrando grande lungimiranza nell’essere una delle prime aziende energetiche ad apprezzare e supportare la nostra strategia sostenibile e il suo impatto sul nostro futuro collettivo“, ha dichiarato Stefano Buono, CEO di ‘newcleo’.La tecnologia Fast Reactor di ‘newcleo’ è il passo necessario nell’industria nucleare per consentire il riciclaggio multiplo dell’uranio già estratto e una massiccia riduzione delle scorie nucleari. Inoltre, l’uso del piombo apre la possibilità a un funzionamento più sicuro ed economico del reattore“.

Enel ha una lunga esperienza nella tecnologia nucleare e attualmente dispone di una capacità nucleare di oltre 3,3 GW in Spagna, oltre a detenere una partecipazione di circa il 33% nella società slovacca Slovenské elektrárne che ha recentemente collegato alla rete il primo dei due generatori a turbina dell’unità 3 della centrale nucleare di Mochovce, la seconda centrale nucleare di nuova costruzione ad essere collegata alla rete europea in 15 anni. ‘Newcleo’ lavora per realizzare reattori innovativi, che riducono significativamente i volumi esistenti di scorie radioattive e di plutonio, oltre ad eliminare la necessità di estrarre uranio dal sottosuolo, con benefici di lungo termine per le comunità e l’ambiente.
Il primo passo della delivery roadmap di ‘newcleo’ sarà la progettazione e la costruzione di un Mini LFR (Lead Fast Reactor) da 30 MWe, primo nel suo genere, da realizzare in Francia entro il 2030, seguito rapidamente da un’unità commerciale da 200 MWe nel Regno Unito. Allo stesso tempo, ‘newcleo’ investirà direttamente in un impianto di manifattura di MOX (Mixed uranium/plutonium Oxide, prodotto da scorie nucleari esistenti) per alimentare i suoi reattori.

 

Eni spinge sulla fusione nucleare con il Mit: accordo per accelerare

Eni spinge sulla fusione nucleare e lo fa in collaborazione con il Mit. O meglio, con il Csf (Commonwealth Fusion Systems), spin-out del Massachusetts Institute of Technology. L’obiettivo dell’accordo è quello di accelerare l’industrializzazione dell’energia da fusione. Eni ha investito per la prima volta in Cfs nel 2018 e ne è azionista strategico. Questo accordo rafforza la partnership tra le due società, unendo l’esperienza ingegneristica e di project management di Eni ad una serie di progetti a supporto di CFS, e lo sviluppo e distribuzione dell’energia da fusione su scala industriale.

Intanto, i progetti vanno avanti. E Sparc, che punta ad essere il primo impianto pilota a confinamento magnetico al mondo a produzione netta di energia da fusione, è in costruzione e sarà operativo entro il 2025. Si prevede che Sparc, a sua volta, farà da banco di prova per lo sviluppo di Arc: la prima centrale elettrica industriale da fusione in grado di immettere elettricità in rete, che dovrebbe essere operativa nei primi anni del 2030. Proprio Arc è al centro dell’accordo siglato, con l’obiettivo di lavorare insieme per accelerare lo sviluppo industriale, una serie di progetti attualmente in fase di sviluppo che includono supporto operativo e tecnologico, esecuzione progettuale attraverso la condivisione di metodologie mutuate dall’industria energetica, nonché rapporti con gli stakeholder. Per Eni la fusione a confinamento magnetico occupa un ruolo centrale tra le tecnologie per la decarbonizzazione in quanto potrà in prospettiva consentire all’umanità di disporre di grandi quantità di energia a zero emissioni e con un processo sicuro e virtualmente illimitato, cambiando per sempre il paradigma della generazione energetica.

Vedremo realizzata la prima centrale elettrica di CFS basata sulla fusione a confinamento magnetico all’inizio del prossimo decennio, avendo poi davanti a noi quasi vent’anni per diffondere la tecnologia e raggiungere gli obiettivi di transizione energetica al 2050. Questo vorrà dire disporre a livello industriale di una tecnologia in grado di fornire grandi quantità di energia senza alcuna emissione di gas serra prodotta in modo sicuro, pulito e virtualmente inesauribile fornendo un contributo sostanziale alla transizione energetica. Per questo siamo di fronte a una potenziale svolta tecnologica epocale”, ha commentato l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. “Da diversi anni – ha aggiunto – Eni sta ponendo la leadership tecnologica, con un approccio di neutralità e diversificazione, alla base del proprio percorso di decarbonizzazione. Consapevoli del grande valore strategico di questa tecnologia e della solidità di CFS, fin dal 2018 Eni ha investito nella società ed è stata la prima azienda energetica ad impegnarsi concretamente in questo settore. Oggi rafforziamo ulteriormente questa collaborazione con le nostre competenze ed esperienza con l’obiettivo di accelerare il più possibile il percorso di industrializzazione della fusione”.

Ansaldo-Edison-Edf rilanciano nucleare: il plauso della maggioranza. E di Cingolani

La firma della lettera d’intenti fra Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edison ed Edf per lo sviluppo del nuovo nucleare in Europa e in Italia riaccende il dibattito politico. In particolare, a dividere gli schieramenti è la riflessione sul possibile ruolo dell’atomo nella transizione energetica in Italia. Tema, questo, sui cui il governo guidato da Giorgia Meloni, ha mostrato più volte apertura. La viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, plaude all’iniziativa, definendola “interessante”. I tempi, dice, “sono maturi e non più procrastinabili per tornare a parlare di nucleare di nuova generazione anche in Italia”. “Mi pare ottimo che comincino a studiare nuove tecnologie così complesse insieme”, sottolinea, invece, a Gea l’ex ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Dell’intesa premette di saperne “pochissimo”, ma “è certamente un settore che necessita di tanto studio, ricerca e sviluppo e di sinergie – spiega -. Quindi, ben vengano le alleanze e le masse critiche”.

“Molto soddisfatto” è Paolo Arrigoni, responsabile energia del Carroccio, secondo il quale “molte proposte” della Lega “sono state recepite dentro questa lettera d’intenti”. “Lo sostengo da sempre – dice a Gea – che la tecnologia dell’atomo avrà una seconda vita per gli obiettivi di Green deal, per contrastare cambiamenti climatici”. Insomma, se vogliamo dacarbonizzare entro il 2050 “è fondamentale l’atomo”. Per Arrigoni, poi, è necessario avere “energia programmabile, continua e stabile magari con piccoli reattori” per “agevolare l’elettrificazione della mobilità e, ad esempio, la forte domanda di pompe di calore”. Certo, il nucleare “non si può imporre dalla sera alla mattina serve informazione, cultura e dibattito nell’ottica del Green deal”.

Su questo la maggioranza di governo è compatta. Alessandro Cattaneo e Luca Squeri di Forza Italia hanno presentato una mozione sul nucleare con la quale chiedono al governo “di lavorare affinché la produzione di energia atomica di nuova generazione sia inclusa nella politica energetica europea”. Anche perché “l’obiettivo europeo di zero emissioni nel 2050 sarà difficilmente raggiungibile con il solo utilizzo di energie da fonti rinnovabili diverse dal nucleare”.

“Se esiste una emergenza climatica non possiamo fare a meno del nucleare, le rinnovabili da sole non potranno mai sostituire interamente i fossili, a meno che non vogliamo tornare nel medioevo”, sottolinea Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che a Gea dice: “Abbiamo inventato noi il nucleare con Enrico Fermi. Il premio Nobel, Carlo Rubbia, ha sempre lavorato sulla fisica del nucleo, l’energia è fisica. Questa lettera d’intenti è un primissimo passo che arriva anche tardi, ma che ci proietta verso qualcosa di concreto per dare seguito all’enorme ricerca italiana”. In Italia però si sono votati ben due referendum nel 1987 e nel 2011, che hanno sancito il no degli elettori all’atomo. “I referendum non erano un divieto per l’eternità per fare il nucleare, se il Parlamento decide si può ripartire”, aggiunge Tabarelli.

E in Parlamento, così come nel Paese, non sarà facile far passare una svolta nuclearista. “La parola ‘riflessione’ nella lettera d’intenti è ripetuta più volte. Spero davvero che riflettano a fondo. Questa presunta nuova frontiera non è per niente nuova – spiega a Gea Luana Zanella, capogruppo alla Camera di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) -, non risolve il problema delle scorie, non si sa dove dovrebbero collocarsi queste ipotetiche centrali. Il nuovo nucleare è la fusione, per la quale abbiamo davanti decenni di ricerca. Non si parla di quarta o quinta generazione, qui si parla di terza generazione plus, il vecchio metodo rivisitato, con problemi di sicurezza che permangono e accorgimenti molto costosi”. E poi “abbiamo le praterie aperte per le rinnovabili – evidenza Zanella -, non si capisce perché investire su un fronte che potrebbe essere controproducente anche economicamente. Possiamo spingere sulle rinnovabili senza rischiare buchi di bilancio”.

Rincara la dose il vice capogruppo alla Camera di Avs, Marco Grimaldi, parlando con Gea: “I cialtroni dell’atomo continuano a parlare di nucleare in un Paese che non è stato ancora in grado di individuare il sito del Deposito Nazionale per le scorie radioattive, che ci portiamo dietro (e sarà così per decenni) dal nostro passato nucleare: 27 anni di produzione e già 32 di decommissioning ed eredità di cui non si vede la fine”. Ma poi… “Investiamo nella fusione nucleare? Il sole è il più grande ‘reattore a fusione nucleare’ già disponibile per la produzione di energia rinnovabile e fornisce ogni anno 15mila volte l’energia di cui l’umanità ha bisogno. La ricerca scientifica – conclude Grimaldi – ha sviluppato le tecnologie necessarie a catturare l’energia solare e conservarla in maniera molto efficiente”.

nucleare

Intesa fra società energetiche: collaborazione per sviluppo e diffusione del nuovo nucleare

Una lettera di intenti per collaborare allo sviluppo del nuovo nucleare in Europa e favorirne la diffusione, in prospettiva anche in Italia. E’ quanto sottoscritto da Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, EDF e Edison. Obiettivo dell’accordo è di valorizzare nell’immediato le competenze della filiera nucleare italiana, di cui Ansaldo Nucleare è capofila, a supporto dello sviluppo dei progetti di nuovo nucleare del Gruppo EDF, e al contempo di avviare una riflessione sul possibile ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia. L’intesa sarà oggetto di successivi accordi vincolanti che le parti definiranno nel rispetto dei profili regolatori applicabili.

Nella visione dei quattro firmatari, l’energia nucleare può svolgere un ruolo complementare a quello delle fonti rinnovabili, garantendo stabilità e contribuendo alla sostenibilità ambientale del sistema elettrico, alla luce degli ambiziosi target di decarbonizzazione europei e italiani che fissano al 2050 il raggiungimento della neutralità climatica. “L’energia nucleare, infatti – si legge in una nota congiunta –, è una delle fonti di generazione con le minori emissioni di CO2, che assicura un ridotto consumo di suolo rispetto alla potenza elettrica installata e consente un’ottimale programmabilità della produzione. Inoltre, gli Small Modular Reactor hanno caratteristiche di sicurezza molto elevate, richiedono investimenti contenuti e possono essere utilizzati per produrre energia elettrica e termica, rispondendo in modo versatile alle esigenze del sistema elettrico e dei territori”.

In particolare, le parti si impegnano a esaminare le potenziali cooperazioni industriali, facendo leva sulle rispettive competenze: Ansaldo, in qualità di sviluppatore di componenti e fornitore di servizi per l’industria energetica e nucleare; EDF, in qualità di primo produttore di energia nucleare al mondo, impegnato nella realizzazione di nuovi progetti nucleari basati sul proprio portafoglio di tecnologie, come gli small modular reactor (SMR) NUWARD (Ansaldo Nucleare ed EDF hanno recentemente firmato anche un primo contratto per la fornitura di studi di ingegneria per NUWARD), i reattori mid-size EPR1200 e i reattori large-size EPR; Edison, in quanto tra i principali player del settore energetico impegnato in prima linea nella transizione energetica italiana. Il Gruppo Ansaldo Energia, EDF e Edison si impegnano, inoltre, a verificare le potenzialità di sviluppo e di applicazione del nuovo nucleare in Italia, date le crescenti esigenze di sicurezza e indipendenza energetica del sistema elettrico italiano.

Con questo accordo gettiamo le basi per una riflessione concreta e aperta sul ruolo del nuovo nucleare a supporto della transizione energetica italiana”, dichiara Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. “Un’esigenza tanto più evidente a seguito degli sconvolgimenti dell’ultimo anno, che dimostrano l’importanza di scelte strategiche di lungo periodo. Il nuovo nucleare è complementare allo sviluppo delle fonti rinnovabili e può rappresentare una soluzione concreta a supporto degli obiettivi di neutralità carbonica al 2050, contribuendo all’indipendenza energetica del sistema europeo”.

Il Gruppo Ansaldo Energia dispone di un patrimonio di competenze di eccellenza che è di fondamentale importanza nel percorso di transizione energetica basato su tecnologie ad alto contenuto di know-how”, afferma Giuseppe Marino, amministratore delegato di Ansaldo Energia. “Oggi più che mai è fondamentale metterli a disposizione del mercato per vincere la sfida della decarbonizzazione”. “Il Gruppo Ansaldo Energia ha saputo mantenere vive le proprie competenze in ambito nucleare dopo la chiusura delle centrali nucleari italiane”, afferma Riccardo Casale, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. “La nostra società è fortemente impegnata proprio in questa missione e attivamente coinvolta in numerosi progetti in diversi paesi europei, insieme a industrie e organizzazioni di ricerca italiane, a testimonianza dell’alto valore aggiunto che l’Italia può portare al rinnovato interesse per il nucleare a livello europeo”.

EDF ha l’ambizione di promuovere partnership internazionali per implementare un portafoglio di tecnologie nucleari a sostegno dell’Europa verso i suoi obiettivi di ‘net zero’”, dichiara Vakis Ramany, direttore dello sviluppo internazionale per il nuovo nucleare di EDF. “Siamo convinti dell’interesse a rafforzare la cooperazione con l’industria italiana e la firma di questo accordo con Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare ed Edison è un primo importante passo verso una partnership più forte e duratura. Questo ci permetterà di potenziare la catena di fornitura europea delle nostre tecnologie in un contesto in cui molti paesi europei stanno pianificando nuovi programmi nucleari”.

nucleare

L’Italia resta fuori dall’alleanza sul nucleare, ma si apre il dibattito

L’Italia non partecipa alla riunione di Stoccolma per rafforzare la cooperazione europea in materia di nucleare e non sigla l’alleanza promossa dalla Francia. Ma il governo Meloni guarda con interesse agli sviluppi della quarta generazione.

In Svezia, la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava incontra la ministra francese dell’energia Agnes Pannier-Runacher: “L’idea di un’alleanza dei Paesi che già usano il nucleare come fonte di energia decarbonizzante è interessante. Ho confermato che l’Italia guarda con grande attenzione a questa scelta strategica, parte integrante peraltro del nostro programma elettorale“, ricorda Gava. Le “scellerate scelte” del passato, recrimina, “ci mettono in condizione di rincorrere il futuro, ma ce la faremo. Anche contro i giochetti di alcune burocrazie”. Il vicepremier Matteo Salvini, anche lui nella capitale svedese per il consiglio informale, torna a parlare del dossier, definendo un “drammatico errore” quello dell’Italia che non ha più investito nella tecnologia e ora si trova in difficoltà rispetto ad altri partner europei.

Sarebbe una scelta “intelligente e lungimirante” aderire all’alleanza proposta dalla Francia per il leader di Italia Viva, Matteo Renzi: “Il Pd della Schlein sarà contrario e ci sta“, osserva, ma chiede perché il Governo Meloni con Pichetto Fratin non abbia partecipato. “Io sono a favore del nucleare di nuova generazione, pulito, europeo“, rivendica sull’E-news. La neo-segretaria del Pd Elly Schlein è infatti fermamente contraria al nucleare: “Non è la strada da seguire – spiega nel suo programma – i tempi e i costi di industrializzazione non sono compatibili con gli obiettivi di transizione energetica e di decarbonizzazione“.

Per il Movimento 5 Stelle lo stesso dibattito è “fuori dal tempo“: “Le parole di Matteo Salvini sul nucleare sono uno schiaffo al buonsenso e all’obiettivo europeo di transizione verde e sostenibile“, tuona l’europarlamentare Laura Ferrara. “Definire ‘drammatico errore’ il mancato investimento dell’Italia sul nucleare è offensivo nei confronti della volontà espressa dagli italiani con un referendum e dimostra che le destre al governo sono ancorate al passato. Ciò che è veramente drammatico, a mio avviso, è che ancora si parli di questa fonte di energia pericolosa e che produce scorie radioattive impossibili da smaltire”.

A Roma, però, Gilberto Pichetto Fratin inizia a pensarci, almeno per i rifiuti radioattivi che già si producono. Riceve una delegazione di amministratori della provincia di Alessandria per un confronto sulla Carta Nazionale delle Aree Idonee a ospitare il Deposito nazionale unico. I rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, attualmente sono stoccati in depositi temporanei. Al deposito unico confluiranno anche i rifiuti attualmente stoccati temporaneamente e non gestiti da Sogin, che provengono da fonte non energetica (quelli derivanti dalla ricerca, dall’industria e dalla medicina nucleare, che continuano a essere prodotti anche in Italia). Alle amministrazioni, preoccupate che il deposito ricada in aree già critiche dal punto di vista ambientale, il ministro spiega che in questa fase è in corso un confronto con Sogin: “Questo passaggio terrà in considerazione ogni osservazione avanzata dai territori, oltre a quelle formulate dall’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione“, assicura il ministero. Dopo la pubblicazione della Cnai, potranno essere prese in considerazione eventuali autocandidature. La scelta della localizzazione del deposito, si spiega, verrà presa “sulla base di rigorosi criteri tecnici“.