Cattaneo: “Sì a nucleare e carbone, il Pnrr va cambiato”

Alessandro Cattaneo, ingegnere, deputato di Forza Italia dal 2018, ex sindaco di Pavia, uno dei dirigenti di Forza Italia più vicini a Silvio Berlusconi, racconta dalla sua città come il centrodestra intende affrontare – e risolvere – il tema caldissimo dell’energia e quello non meno importante dell’ambiente. Un’intervista garbata ma ferma, con alcuni punti fondamentali intorno ai quali sviluppare la campagna elettorale e non solo.

EMERGENZA ENERGIA

All’interno del programma del centrodestra ‘Per l’Italia’, il punto 11 è dedicato all’emergenza energia. Tanti obiettivi, tanti progetti da mettere a terra e non tutti di facile realizzazione: “Il programma è stato scritto con persone competenti, con esperti di settore. Io sono ingegnere e ho dato il mio contributo grazie alle competenze che ho maturato come sindaco a livello amministrativo e per le mie conoscenze scientifiche e tecniche”, dice Cattaneo. Il programma, spiega, “è composto da una serie di iniziative che rappresentano una sommatoria: ciascuna da sola non dà risposte sufficienti, ma se vengono sommate tutte insieme possono fornire una soluzione strutturale all’Italia“.

Il tema “più importante” sarà quello delle bollette, perché “qualcosa va fatto subito” e riguarda “il welfare”. Come “dare bonus a chi non riesce a pagarle e si troverebbe con la luce staccata” . E ancora, attraverso azioni come “leva fiscale, detrazioni, interventi sulle energivore” per aiutare le aziende “che se no chiudono e lasciano a casa i dipendenti“. E ancora, “tornare a estrarre il nostro gas naturale che è di buona qualità”, “diversificare le fonti con i rigassificatori, che ci permettono di importare il gas liquefatto da altre aree che non sia la Russia”. E, dice Cattaneo, “bisogna tornare ad occuparsi di nucleare in maniera molto pragmatica. Noi dobbiamo diventare leader nella ricerca del nucleare di quarta generazione. Non possiamo essere assenti tra i grandi Paesi del mondo”.

E le rinnovabili? “Per noi – spiega il deputato azzurro – sono fondamentali, anche se oggi siamo bloccati dalle troppe politiche dei no. In Italia non mancano i soldi, ci sono quelli del Pnrr e quelli privati della finanza internazionale, ci sono progetti fatti, ma mancano le autorizzazioni. Bisogna immaginare una Legge Obiettivo sulla realizzazione delle opere” necessarie alle “rinnovabili, come è successo per l’alta velocità”.

NUCLEARE, LA SOLUZIONE

Il nucleare è tanto delicato quanto cogente. Forza Italia, non è un mistero, sta dalla parte di chi vuole affidarsi a questo tipo di energia, anche se le problematiche e i tempi non facilitano le progettualità. Ma Cattaneo avanza con decisione: “I 20 paesi più industrializzati del mondo ce l’hanno tutti, tranne noi” e, soprattutto, “quando arrivano le bollette, le nostre aziende partono con un gap competitivo… È come correre i 100 metri ma noi dobbiamo farne 120”. “Il nucleare pulito – sottolinea Cattaneo – è alla portata della ricerca” e pur rispettando “il volere popolare dei due referendum”, “non dimentichiamo che Bruxelles ha identificato il nucleare e il gas come fonti pulite”.

CARBONE, IMITARE LA GERMANIA

Per far fronte alla crisi energetica, la Germania è tornata pesantemente sul carbone. Una soluzione lontana dall’obiettivo di emissioni zero. Eppure Cattaneo non se la sente di bocciare la scelta del governo Scholz: “Il dato interessante e paradossale, è che la Germania tiene accese le centrali a carbone con i Verdi ambientalisti per la prima volta al governo. Un paradosso, sì, ma siccome i tedeschi sono molto pragmatici, per affrontare l’assenza di gas non hanno potuto che riattivare le centrali”. E se lo fanno loro, è il ragionamento, “evidentemente non c’è alternativa” se non quella di “chiudere le aziende”. E allora “io scelgo di tenere aperte le imprese e qualche centrale a carbone. In Italia, tra l’altro, non ne abbiamo tante ma sono tra le più moderne del mondo, come quella di Civitavecchia. Poi, come dice Cingolani, andranno spente e riconvertite”.

AUTO ELETTRICHE, CHE ERRORE

Con la corsa all’elettrificazione, per volere dell’Ue, dal 2035 sarà bandita la produzione di auto a benzina e a diesel. “È una decisione sbagliatissima – s’infervora Cattaneo – noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze, a Bruxelles, attraverso Tajani e Berlusconi. È una scelta ideologica”. La preoccupazione di Cattaneo è per le imprese e per i lavoratori: “Vuol dire che la filiera dell’auto dismette tutto ciò che è motore a combustione, il che si tramuta in Italia in un milione di posti di lavoro a rischio. Io ritengo che se i ragazzi dei Fridays for future, che dicono cose giuste, tornano a casa e il proprio padre è stato licenziato in virtù di decisioni troppo ideologiche, forse ci ripensano. Serve un approccio di ambientalismo diverso, che non è appannaggio della sinistra”.

CENTROSINISTRA DA PAURA

Una sinistra che, argomenta Cattaneo, “fa venire i brividi”. Il programma su energia e ambiente “l’ho letto, certo. Molto sintetico, molti slogan e poca concretezza. C’è da aver paura di fronte a un approccio del genere. La sinistra può prendere decisioni dalla sera alla mattina, decisioni che vanno a soddisfare le pulsioni di qualche piazza ambientalista, ma che rischiano di fare danni importanti alle imprese italiane. Le aziende non sono il nemico, ma l’alleato nella transizione ecologica. A qualche ambientalista piacerebbe che girassimo tutti in bicicletta, ma saremmo anche tutti affamati a quel punto”.

AMBIENTE E TERMOVALORIZZATORE

Al punto 12 del programma del centrodestra, si parla di ambiente. Dalla piantumazione – il famoso milione di alberi da piantare di Berlusconi – alla salvaguardia dell’acqua, al riciclo dei rifiuti. Per un termovalorizzatore è caduto un governo e Cattaneo lo sa bene: “Ero relatore di quel provvedimento, il dl aiuti. Noi eravamo d’accordo, anche se era il Pd a proporlo. In assoluto è necessario lavorare di più e meglio sull’economia circolare. L’Italia è un Paese manifatturiero e può diventare leader nel mondo per queste pratiche. Io dico: meno ideologia e più pragmatismo”.

PNRR DA RIVEDERE

L’ultimo argomento, non meno delicato degli altri, è il Pnrr. Che per Cattaneo, come per Berlusconi, ha bisogno di “un’aggiustatina”. Lo accetterà l’Europa? “Il Pnrr – dice – ha qualche problema nel merito e nel metodo. Vogliamo negare che siamo già in ritardo negli obiettivi? E perché siamo in ritardo? Viene meno anche l’alibi che i soldi ci sono… ma questo Paese non riesce a spenderli, perché il codice appalti è farraginoso, perché le stazioni appaltanti degli 8 mila comuni non ce la fanno, perché persino le regioni faticano a stare dietro a questi ritmi”. Quindi, conclude Cattaneo, “o tagliamo la burocrazia, oppure gli obiettivi non si ottengono. Noi diciamo di rivedere il Pnrr innanzitutto nella modalità di spesa dei denari e poi per usare meglio la leva dei soldi pubblici. Da liberali vogliamo spalancare le porte ai privati in un’ottica sussidiarietà. Nel merito, poi… Se il Pnrr nasce da una risposta giusta dell’Europa ‘buona’ in tempo di pandemia, oggi c’è una crisi energetica che presuppone una pari, forse maggiore, emergenza. Se noi diciamo di ricalibrare il Pnrr diciamo una cosa giusta e in Europa nessuno può avere nulla da dire.

Ancora bombe su Zaporizhzhia. Ispezione Aiea in settimana

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) visiterà la centrale di Zaporizhzhia questa settimana, dopo giorni di bombardamenti intorno al sito e timori di una catastrofe nucleare. Ieri il tetto di un edificio dell’impianto, dove viene immagazzinato il carburante per i reattori, è stato colpito e danneggiato “dai bombardamenti delle truppe ucraine, accusa Vladimir Rogov, rappresentante dell’amministrazione filorussa della regione.

La missione dell’Aiea, per ispezionare l’impianto occupato dall’esercito russo sulla linea del fronte nell’Ucraina meridionale, sarà guidata dallo stesso direttore generale, Rafael Grossi, e composta da almeno una dozzina di persone. “Il giorno è arrivato, la missione dell’AIEA a Zaporizhzhia è in arrivo. Dobbiamo proteggere la sicurezza dell’Ucraina e della più grande centrale energetica d’Europa“, ha annunciato su Twitter, precisando che la missione sarebbe arrivata sul posto “nel corso della settimana“. Grossi chiede da mesi una visita al sito, avvertendo del “rischio reale di un disastro nucleare“. “La missione sarà la più difficile nella storia dell’Aiea a causa degli attacchi della Russia sul territorio“, rimprovera il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, durante una visita a Stoccolma.

Accusata da Kiev di aver cercato di ostacolare la missione dell’AIEA, la Russia dichiara di accogliere con favore l’imminente ispezione. “Aspettavamo questa missione da molto tempo. Lo riteniamo necessario“, sostiene il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che domanda di “fare pressione sulla parte ucraina affinché smetta di mettere in pericolo il continente europeo bombardando l’impianto“. Secondo l’operatore ucraino Energoatom, le forze russe, “preparandosi all’arrivo della missione dell’AIEA, stanno facendo pressione sul personale dell’impianto per impedire che rivelino le prove dei crimini dell’occupante“.

Intanto, i Paesi del G7, “profondamente preoccupati” premono perché al personale dell’AIEA sia garantito un accesso “senza ostacoli” all’impianto. Il Presidente francese Emmanuel Macron precisa che “la sovranità ucraina su questo impianto non deve essere messa in discussione“, e aggiunge, ricevendo il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki, che “la situazione intorno all’impianto è ciò che preoccupa maggiormente“. Energoatom denuncia che l’impianto “sta operando con il rischio di violare le norme di sicurezza in materia di radiazioni e incendi“. Inoltre, secondo l’operatore, “10 abitanti sono rimasti feriti” nei bombardamenti delle ultime 24 ore a Energodar, la località da cui dipende l’impianto, quattro sono dipendenti dell’impianto. La centrale di Zaporizhia, dove si trovano sei dei 15 reattori dell’Ucraina, è stata sequestrata dalle truppe russe all’inizio di marzo, poco dopo l’invasione del 24 febbraio.

Kiev e Mosca si accusano a vicenda di aver bombardato i dintorni del complesso sul fiume Dnieper e di aver messo in pericolo il sito. Secondo il ministero della Difesa, un drone armato ucraino è stato abbattuto sopra l’impianto e le forze ucraine hanno sparato otto proiettili contro aree residenziali di Energodar, tra cui due vicino all’impianto, ferendo alcune persone. Kiev a sua volta accusa le forze russe di aver messo in pericolo gli impianti nucleari stessi. “L’infrastruttura dell’impianto è stata danneggiata e c’è il rischio di fuoriuscita di idrogeno e di irrorazione radioattiva“, ha avvertito sabato Energoatom. Secondo Kiev, tra giovedì e venerdì l’impianto e i suoi sei reattori da mille megawatt ciascuno sono stati “totalmente scollegati” dalla rete nazionale a causa di danni alle linee elettriche, prima di essere ricollegati. In un videomessaggio alla conferenza sull’energia di Stavanger, in Norvegia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede sanzioni contro il gruppo russo Rosatom: “Non è normale che non ci siano ancora sanzioni contro Rosatom per questo ricatto nucleare alla centrale di Zaporizhia“, tuona, senza fornire ulteriori dettagli.

Dal 23 agosto, il municipio di Zaporizhzhia distribuisce compresse di iodio ai residenti nel raggio di 50 km dall’impianto, in conformità con le istruzioni del Ministero della Salute, sottolineando che lo iodio deve essere assunto solo in caso di allarme radioattivo.

Sotto la pressione internazionale, la Russia ha dovuto accettare una missione attraverso l’Ucraina e non attraverso i territori che controlla, come aveva richiesto in precedenza.

Dopo l’adozione di sanzioni economiche e personali contro i membri del regime russo, i ministri degli Esteri dell’UE, che si riuniranno a Praga oggi e domani, prenderanno in considerazione la sospensione di un accordo del 2007 che prevedeva agevolazioni per i visti di breve durata per i cittadini russi. Nel frattempo, sono proseguiti i combattimenti nella parte orientale e meridionale del Paese. Secondo le autorità locali ci sono stati bombardamenti nelle regioni di Kharkiv (nord-est), Mykolaïev (sud) e Dniepropetrovsk (centro). Il governatore di quest’ultima regione, Valentyn Reznichenko, ha annunciato sul suo account Telegram la morte di una persona nell’ultimo attentato.

Nel suo discorso, Zelensky ha affermato di voler riprendere “tutte le regioni sotto l’occupazione russa, compresa la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014.

(Photo credits: Dimitar DILKOFF / AFP)

Reattori Francia chiusi e gas Germania ridotto: Svizzera teme inverno al buio

Pur essendo molto ricca, la Svizzera teme di rimanere senza elettricità quest’inverno se i reattori nucleari francesi resteranno chiusi e se Berlino ridurrà le esportazioni di elettricità a gas a causa della guerra in Ucraina.

In estate la Svizzera, torre d’acqua d’Europa con centinaia di centrali idroelettriche, esporta elettricità, ma in inverno è il contrario. Di solito non è un problema, ma dallo scoppio della guerra in Ucraina il gas russo non arriva più in Europa. Dato che non dispone di riserve sul proprio territorio, il Paese importa elettricità in inverno dalla Germania, che quest’anno sta affrontando una riduzione delle forniture di Mosca. “L’altro problema è che in Francia metà delle centrali nucleari sono chiuse” a causa di problemi di corrosione, ha dichiarato all’AFP Stéphane Genoud, professore di gestione dell’energia presso l’università HES-SO. Una combinazione di fattori che fa temere una carenza di elettricità.

Il lancio, all’inizio di settembre, di una potente centrale idroelettrica a pompaggio a Finhaut-Emosson, vicino al Monte Bianco nelle Alpi svizzere, a 600 metri di profondità e a 1.700 metri di altitudine, non cambierà radicalmente la situazione. In una diga di stoccaggio convenzionale, una volta svuotato il lago, la produzione si ferma. In questa centrale (chiamata Nant De Drance) non c’è nulla di tutto ciò. Situato tra due dighe a diverse altitudini, sfrutta gli episodi di sovrapproduzione sulla rete elettrica grazie all’energia eolica o solare per pompare l’acqua dal bacino inferiore a quello superiore. Quest’acqua viene rilasciata durante i periodi di elevata richiesta di elettricità. “È come un’enorme batteria. Possiamo rigenerare l’elettricità al momento giusto, durante i picchi giornalieri del mattino o della sera“, ha dichiarato all’AFP Robert Gleitz, della direzione di Alpiq, uno degli azionisti della centrale. La centrale “arriva in un momento opportuno e contribuirà ad accelerare la transizione energetica verso le energie rinnovabili, ha spiegato durante la visita all’impianto. Ma ha sottolineato che questo tipo di centrale può sostenere il mercato elettrico solo per brevi periodi, poiché non genera elettricità quando l’acqua viene restituita al bacino superiore. “Nella situazione attuale, è un utile complemento alla produzione di elettricità rinnovabile, che è ancora troppo bassa“, ha dichiarato all’AFP Nicolas Wüthrich dell’organizzazione Pro Natura. Come altre ONG, deplora il ritardo nella transizione energetica della Svizzera, anche se il Paese ha deciso di abbandonare gradualmente l’energia nucleare dopo l’incidente nucleare di Fukushima nel 2011.

Al 2020, la Svizzera aveva solo una quarantina di impianti eolici. Secondo Boris Salak, esperto dell’Istituto Federale di Ricerca per la Foresta, la Neve e il Paesaggio, sarebbero necessarie circa 750 turbine eoliche e pannelli solari su un terzo di tutti i tetti per raggiungere gli obiettivi della strategia energetica del governo per il 2050. Alla fine del 2021, anche prima della guerra in Ucraina, l’organizzazione Svizzera per l’alimentazione di emergenza aveva sottolineato che il rischio di una carenza di energia elettrica era già “elevato” nel Paese. Nei giorni scorsi, il governo ha invitato a non drammatizzare, assicurando di essere pronto a far fronte alla carenza di elettricità.

Il presidente della Commissione federale per l’energia elettrica, Werner Luginbühl, ha avvertito che ci sono da aspettarsi interruzioni di corrente di diverse ore. Gli svizzeri si affrettano a comprare generatori e pannelli solari per i balconi, mentre i partiti di sinistra invocano un’azione rapida. Alcuni, come l’economista Stéphane Garelli, si aspettano misure morbide per incoraggiare i cittadini a consumare meno elettricità. Stéphane Genoud ritiene probabile che Berna introduca misure più restrittive, come “quote per i grandi consumatori” di elettricità, come le grandi aziende, o tagli di corrente. Ma, spera, “se i francesi riusciranno a riavviare i reattori, se Putin non si metterà di mezzo e se non farà freddo, non ci saranno problemi di carenze o blackout“.

(Photo credits: Fabrice COFFRINI / AFP)

centrale Zaporizhzhia

Mosca scollega centrale Zaporizhzhia: prima volta nella storia

Per la prima volta in 40 anni di storia, la centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, è stata completamente disconnessa dalla rete elettrica nazionale. Secondo l’operatore ucraino Energoatom, la responsabilità è delle “azioni degli invasori“, che hanno di fatto fermato i due reattori dell’impianto ancora in funzione.

Gli incendi nell’area della centrale hanno causato per due volte la disconnessione dell’ultima linea di comunicazione che collegava il sito alla rete elettrica. “Altre tre linee di comunicazione erano state precedentemente danneggiate durante gli attacchi terroristici russi“, ha spiegato Energoatom.

Dopo lo spegnimento dell’incendio, un blocco è stato rimesso in funzione e, successivamente, è stato ripristinato anche il secondo. Yevhen Balitsky, capo dell’amministrazione regionale occupata da Mosca, ha assicurato che l’alimentazione elettrica di tutte le città e distretti della regione di Zaporizhzhia è stata ripristinata in breve tempo e ha accusato le forze militari ucraine di aver causato il rogo.

Da settimane Mosca e Kiev si accusano a vicenda di diversi attentati che hanno preso di mira Zaporizhzhia, che ha sei reattori con una capacità totale di 6.000 megawatt ed è occupata da marzo dalle truppe russe. L’Ucraina accusa la Russia di utilizzare la centrale come base per gli attacchi e come magazzino di armi pesanti, aumentando così il rischio di un potenziale disastro. Il Cremlino a sua volta ha accusato ripetutamente le forze ucraine di aver bombardato la centrale.

La disconnessione ha alimentato le preoccupazioni sul fatto che Mosca stia tentando di deviare l’elettricità prodotta a Zaporizhzhia verso le zone dell’Ucraina occupate dai russi. Un’ipotesi già lanciata nei giorni scorsi dal capo di Energoatom, Petro Kotin.

Intanto si fa sempre più concreta l’ipotesi di una visita dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea), alla centrale di Zaporizhzhia. Il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron e la ministra degli Esteri, Catherine Colonna con cui ha discusso proprio di questa eventualità. Grossi ha parlato della “urgente necessità” di avviare le ispezioni perché “quasi ogni giorno si verifica un nuovo incidente” e “non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Sono determinato a guidare personalmente una missione dell’Aiea presso l’impianto nei prossimi giorni per aiutare a stabilizzare la situazione della sicurezza nucleare“.

La Casa Bianca, per bocca della portavoce Karine Jean-Pierre, ha invitato Mosca ad acconsentire alla creazione di una zona smilitarizzata intorno alla centrale.

(Photo credits: ED JONES / AFP)

putin

Ucraina, Putin accetta ispezione Aiea alla centrale Zaporizhzhia

Vladimir Putin ha accettato l’invio di una missione internazionale alla centrale nucleare ucraina di Zaporizhia da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), affermando di temere che il bombardamento possa portare a undisastro su larga scala.

Intanto, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, in visita in Ucraina, ha invitato la Russia a non interrompere la rete elettrica ucraina nell’impianto nel Sud del Paese, che il suo esercito ha occupato dall’inizio di marzo e che nelle ultime settimane è diventato il bersaglio di attacchi per i quali Mosca e Kiev si accusano a vicenda.

All’inizio della giornata, l’operatore ucraino della centrale Energoatom non ha escluso uno scenario di questo genere, sostenendo che l’esercito russo sta cercando di rifornirsi di generatori diesel che sarebbero stati attivati dopo lo spegnimento dei reattori e che aveva limitato l’accesso del personale all’impianto.

Naturalmente, l’elettricità di Zaporizhia è elettricità ucraina questo principio deve essere pienamente rispettato“, ha detto Guterres in una conferenza stampa a margine di un viaggio a Odessa, il principale porto ucraino sul Mar Nero, dopo essere stato a Leopoli, nell’ovest del Paese.

Il bombardamento sistematico del territorio della centrale nucleare di Zaporizhia crea il pericolo di un disastro su larga scala che potrebbe portare alla contaminazione radioattiva di vasti territori“, ha avvertito il presidente russo in una conversazione telefonica con il suo omologo francese, Emmanuel Macron. In questo contesto, Putin e Macron “hanno rilevato l’importanza di inviare al più presto alla centrale nucleare una missione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che possa valutare la situazione sul posto“, ha dichiarato il Cremlino, sottolineando che “la parte russa ha confermato di essere pronta a fornire tutta l’assistenza necessaria agli ispettori dell’AIEA“.

Il capo di Stato russo ha anche accettato che questa squadra internazionale “passi attraverso l’Ucraina” e non attraverso la Russia, come aveva chiesto in precedenza, ha dichiarato la presidenza francese. Tuttavia, lo stesso giorno un diplomatico ha dichiarato all’AFP che gli occidentali erano più preoccupati di mantenere il raffreddamento ad acqua dei reattori nucleari che dell’impatto di un incendio sull’impianto, che è stato “costruito per resistere” ai peggiori impatti, “persino allo schianto di un aereo di linea“.

Il giorno prima a Leopoli, dove ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il Segretario generale dell’ONU ha affermato che “ogni potenziale danno a Zaporizhia sarebbe un suicidio” e ha sollecitato la “smilitarizzazione dell’impianto“. Venerdì scorso è stato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, a chiedere su Twitter che i russi si “ritirino” dal sito e “restituiscano immediatamente il pieno controllo al suo legittimo proprietario, l’Ucraina“.

gas

Produzione di gas ko in un ventennio: ‘spente’ 8 milioni di famiglie

Nel 2003 l’Italia aveva prodotto 13,885 miliardi di metri cubi di gas. A fine 2021 la produzione nazionale di metano è pari a 3,343 miliardi di metri cubi. In 18 anni il nostro Paese ha lasciato per strada 10,5 miliardi di metri cubi. Una quantità che, alla luce delle vicende degli ultimi mesi, è paragonabile alla fornitura algerina. Facendo di conto, pura statistica ma molto indicativa, quei 10,5 miliardi di metri cubi adesso basterebbero per coprire il fabbisogno annuo di 8 milioni di famiglie, considerando un consumo familiare medio di 1309 Smc a nucleo (dati del 2019), famiglie che invece sono state “costrette” a utilizzare metano importato o, peggio, a pagare di più la bolletta.

I pochi numeri evidenziati non sono un segreto di Stato. Si trovano sul sito del ministero dello Sviluppo economico. E sono pure di facile lettura. Quello che non è facile comprendere è perché si è deciso di smantellare la produzione di gas nazionale. Lo possiamo intuire: comitati contro gli impianti, svolta per così dire liberista in Europa che magari ha messo fuori mercato il nostro gas a causa di prezzi concorrenziali, la linea tedesca dominante nell’ultimo ventennio della Ue ha preferito avere gas scontato dalla Russia dando la linea all’intero continente, i soldi per la ricerca di nuove fonti e per la manutenzione sono via via spariti dalle leggi di bilancio… potremmo andare avanti con i motivi.

Sicuramente è tutto legittimo, dati i vari contesti, rimane comunque un perché che non trova risposta logica: perché, appunto, uno Stato ha “spento” il gas? È vero che dal 2000 c’è stata una accelerazione verso le rinnovabili che attualmente coprono un terzo del fabbisogno. Tuttavia chiunque sa benissimo che eolico o solare non bastano per accontentare attualmente le necessità di imprese e famiglie. L’Italia inoltre, dopo l’abbandono del nucleare e la decelerazione delle centrali a carbone, è legata a doppio filo al gas: circa il 40% dell’energia elettrica viene prodotta col gas, un record rispetto ad altri Paesi europei. Per cui è ancora più difficile comprendere questa sorta di addio al metano nazionale.

In questi giorni col gas pericolosamente tornato a quota 200 alla borsa di Amsterdam e l’energia elettrica che la scorsa settimana ha raggiunto il secondo prezzo più alto della nostra storia, non si sente parlare di ricette immediate per risolvere il problema costi. Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, e Mario Draghi, in questi ultimi mesi hanno sciorinato e messo nero su bianco piani salva-autunno. Natale è stato messo in sicurezza, resta l’incognita della prossima primavera.

(Photo credits: Miguel MEDINA / AFP)

nucleare

Il Giappone scaricherà in mare le acque contaminate di Fukushima

L’autorità di regolamentazione nucleare del Giappone ha approvato il piano di scarico in mare delle acque contaminate dell’impianto di Fukushima Daiichi proposto dall’operatore Tepco, che deve ancora convincere le autorità e le comunità locali. Questo controverso progetto era già stato approvato l’anno scorso dal governo ed è supervisionato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Si tratta del rilascio graduale nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste di Fukushima, di oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata da trizio, un radionuclide che non può essere eliminato con le attuali tecnologie ma che viene già diluito in mare in Giappone e all’estero presso gli impianti nucleari attivi.

L’acqua triziata proviene dalla pioggia, dalle acque sotterranee o dalle iniezioni di acqua necessarie per raffreddare i nuclei di diversi reattori nucleari di Fukushima Daiichi che si sono fusi quando lo tsunami ha colpito la centrale l’11 marzo 2011. Intorno all’impianto sono stati installati più di mille serbatoi per immagazzinare l’acqua triziata dopo le operazioni di filtraggio per rimuovere altre sostanze radioattive. Ma la capacità di stoccaggio in loco raggiungerà presto la saturazione.

Secondo gli esperti, il trizio è pericoloso per l’uomo solo in dosi elevate e concentrate, una situazione che è esclusa a priori nel caso di un rilascio in mare distribuito su diversi decenni, come previsto dalla Tepco. L’Aiea ritiene inoltre che questo progetto sarà realizzato “nel pieno rispetto degli standard internazionali e che non causerà “alcun danno all’ambiente“. La Tepco prevede di iniziare l’operazione nella primavera del 2023, dopo la costruzione di una conduttura sottomarina per trasportare l’acqua triziata a circa un chilometro dalla costa.

Ma l’operatore deve ancora ottenere le autorizzazioni dalla Prefettura di Fukushima e dai comuni vicini all’impianto e sta cercando di placare le preoccupazioni dei pescatori locali, che temono conseguenze negative per la reputazione del loro pesce presso i consumatori. Il progetto è stato criticato anche dai vicini del Giappone, Cina e Corea del Sud, e da organizzazioni ambientaliste come Greenpeace.

(Photo credits: Jung Yeon-je / AFP)

Pelù

Il ‘green’ della rock band italiana Litfiba sul palco dell’Ultimo Girone

Energie rinnovabili, pulite, green, risparmio dell’acqua. E, ancora, difesa del popolo curdo e di quello palestinese, critiche all’occupazione russa dell’Ucraina e al nucleare ‘pulito’. L’ambientalismo e le denunce sociali dei Litfiba sono tornati e lo hanno fatto sui palchi dell’ultimo tour della storica rock band italiana (lasciatemi dire, anche l’unica, ma chi scrive è di parte). La tappa torinese di sabato 9 luglio, nella meravigliosa cornice della Palazzina di caccia di Stupinigi, non ha fatto eccezione.

E mentre si chiude il cerchio inaugurato nel 1980 in via de’ Bardi a Firenze (cosa faranno al termine del tour Piero Pelù e Ghigo Renzulli?), intorno c’è un caos senza precedenti. Crollano letteralmente le montagne, la terra ha sete, i popoli hanno fame. E il bandido Piero lo ricorda, come sempre: “Energia e acqua non vanno sprecate“, urla dal palco fasciato nei consueti pantaloni di pelle, con il petto a vista e una camicia rossa maculata. Perché è pur sempre un’icona del rock. E quando le icone parlano, la platea ascolta. In migliaia applaudivano quelle parole non certo nuove – sono anni che Pelù ne parla – ma questa volta lo hanno fatto con gli occhi lucidi (e tanti con il posacenere portatile appeso alla cintura, altro che sesso-droga-rock’n’roll).

E lui rincara la dose: Parlare di nucleare pulito è come” parlare dell’onestà “di un mafioso. Da sempre i Litfiba (Pelù soprattutto) sensibilizzano la fan base sui rischi di un eventuale ritorno al nucleare, di cui nel pieno della crisi energetica si è tornati a parlare. Dagli appelli pubblici per il referendum del 2011 al palco di Stupinigi, snocciolando i ricordi delle tragedie di Chernobyl e Fukushima “sulla pelle – ricorda il frontman – della nostra tiroide“.

Questa volta non ha citato Greta Thunberg, ma sappiamo che ce l’ha nel cuore. È del 2020, infatti, il brano solista ‘Picnic all’inferno’ nel quale faceva letteralmente parlare la giovane simbolo del movimento Fridays For Future (“Piccola guerriera, scesa dalla luna, come una nave di vichinghi nella notte scura”). L’artista aveva ripreso il discorso di Greta in occasione della COP24 nel dicembre 2018 a Katowice (Polonia) inserendolo nella canzone e ‘duettando’ con lei. E poi, come dimenticare il Clean beach tour con Legambiente per ripulire le spiagge dai rifiuti.

C’era tutto questo sul palco sabaudo che più sabaudo non si poteva, tra una ‘Fata Morgana’ e un ‘Terremoto’, tra una ‘Regina di cuori’ (che ha costretto Pelù a raccogliere reggiseni per tutto il palco) e ‘Resta’, seguendo un ideale percorso che dal 1980 a oggi ha portato la band all’Ultimo Girone.

Purtroppo per chi scrive questa volta non c’è stato un ‘greendez-vous’ vero e proprio (in passato sì e ancora sventolo le foto ricordo come santini da conservare gelosamente nella scatola dei ricordi), ma anche a dieci metri dal palco la coscienza ambientale dei Litfiba si è sentita forte. Certo, pensare che questa è stata l’ultima volta insieme sul palco per la coppia Pelù-Renzulli lascia un po’ di amaro in bocca, ma dopo 42 anni – forse – è ora di voltare pagina. O forse no.

Da Parlamento Ue ‘sì’ a gas e nucleare in tassonomia verde

Sì a gas e nucleare nella tassonomia ‘verde’ dell’Unione Europea, il sistema di classificazione degli investimenti sostenibili. È la decisione che ha preso il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo in plenaria, ponendo però delle condizioni fra cui un limite di tempo. La risoluzione di obiezione alla Tassonomia ha ricevuto 328 voti contrari e 278 favorevoli, con 33 astenuti su un totale di 639 votanti. Il Parlamento era chiamato a votare sull’obiezione alla proposta della Commissione Ue di includere, appunto, gas e nucleare in tassonomia.

Lo scorso 14 giugno, le commissioni competenti per il dossier, Ambiente (ENVI) e Affari economici (ECON), in una sessione riunita avevano sostenuto l’obiezione (76 voti a favore, contrari 62 e 4 astensioni), che non è però stata confermata dall’Eurocamera.

C’è ancora tempo fino all’11 luglio affinché Parlamento e Consiglio possano sollevare obiezioni alla proposta, ma se questo non accadrà l’atto delegato sulla tassonomia verrà applicato dal 1 gennaio 2023. Poco prima del voto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva precisato che se il Parlamento avesse bocciato la proposta, non ce ne sarebbe stata una nuova da parte dell’esecutivo.

La tassonomia verde è un sistema di standard e criteri comuni a livello europeo per classificare le attività economiche sostenibili a livello ambientale con cui finanziare il Green Deal. Introdurre a livello europeo un’etichetta verde per gli investimenti, con l’obiettivo di mobilitare grandi somme di capitale (provenienti in particolare dal settore privato) in attività che contribuiscano ai suoi obiettivi climatici e ambientali. Le attività escluse dalla tassonomia non saranno vietate nell’Ue, ma l’idea alla base della classificazione è quella di fare in modo che la gran parte delle risorse private siano investite in attività o progetti che ne fanno parte. Nei fatti la tassonomia si traduce in un regolamento che ha stabilito 6 obiettivi ambientali: mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, l‘uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Un’attività economica per entrare nella tassonomia deve contribuire “in modo significativo” al raggiungimento di uno di questi sei obiettivi fissati da Bruxelles, ma nessuno di questi obiettivi può essere compromesso (ovvero, l’attività non può arrecare un danno significativo).

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Sì o no al nucleare in Italia? Spada: “Zero rischi”, Ciafani: “Pericoloso”

Nella folle corsa all’approvvigionamento energetico, torna sul tavolo del dibattito pubblico il tema del nucleare, accantonato dal referendum del 1987. C’è chi è convinto sia l’unica alternativa per evitare il continuo rischio di emergenza energetica e chi, invece, vorrebbe chiudere il discorso ancora prima di intavolarlo.

Quello a cui guarda l’Italia è un nucleare di quarta generazione. Ma bisogna stare attenti, avverte Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, intervistato da GEA: “Non esiste”. Si studia da 20 anni, senza “grandi passi avanti”. Secondo le stime più concrete, se le ricerche dovessero dare risultati diversi, i reattori su scala commerciale di quarta generazione si vedranno “a ridosso della metà del secolo. Quando, cioè, sarà troppo tardi e “per certi versi una parte del nostro Paese già sarà sott’acqua, se non facciamo quegli interventi immediati di riduzione di emissioni di gas serra per contenere il cambiamento climatico in atto”.

Il nucleare che oggi è possibile avere, e si sta realizzando in Francia e Finlandia, è di terza generazione avanzata. Eppure, insiste il presidente di Legambiente, “non ha risolto nessuno dei problemi storici”: uno su tutti la produzione di scorie altamente radioattive, che non si sa ancora come smaltire definitivamente. Continua, poi, ad avere “rischi di incidente” e a essere la fonte di energia più costosa: “Il nucleare, mi spiace dirlo da ambientalista, non è stato ucciso dagli ambientalisti, ma dal libero mercato, perché i costi di gestione di attività e chiusura del ciclo sono assolutamente proibitivi e per questo negli ultimi 10 anni gli investimenti sono andati a picco, perché le rinnovabili sono una tecnologia consolidata, che non produce emissioni di gas serra, non produce scorie, ha dei costi sempre più bassi, molto più bassi del nucleare, quindi questa discussione che si sta facendo in Italia è surreale”, avverte.

Chi nella tecnologia nucleare vede, invece, un’opportunità è il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada: “Se davvero l’Italia ambisce all’autonomia energetica, non può che essere una parte importante del mix di fonti”, spiega contattato da GEA. La nuova generazione “sta raggiungendo molto rapidamente uno stadio di sviluppo fino a pochi anni fa impensabile – osserva -. Ma, in un futuro più prossimo, è opportuno rivalutare anche il nucleare tradizionale. Impianti sicuri, flessibili, di piccole dimensioni e realizzabili in pochi anni. È improcrastinabile parlarne senza preconcetti; il know how lo abbiamo in casa dato che le aziende del nostro territorio offrono servizi per gli impianti all’estero. Il nucleare, insomma, è un’alternativa reale su cui investire fin da subito”.

A percepirne le potenzialità applicate all’ambito ferroviario è Luigi Cantamessa, direttore generale della Fondazione Fs. Ammette di credere fermamente nella scienza: “Dieci anni fa chi avrebbe mai pensato che l’iPhone potesse fare quello che fa. Credo che il nucleare oggi, a livello ferroviario, sia una opportunità veloce e sicura”, afferma. Trentacinque anni fa, confessa, non sarebbe stato della stessa opinione: “Io nel nucleare vedo il minor impatto e non l’avrei pensata così nel giorno del referendum. Ho cambiato idea perché ho visto di cosa è capace la tecnologia”.

Inoltre, prosegue, “nell’opinione pubblica rimangono Chernobyl e un referendum fatto in un contesto diverso e obsoleto, quando avevamo il telefono a casa. Penso che se ci rimettiamo a camminare in quella direzione, in meno di un decennio il nucleare potrebbe risolvere il grande problema dell’Italia, avere un’indipendenza energetica eliminando l’idrocarburo, non vedo al momento altro”.

Il problema delle scorie non sembra spaventare il presidente della Fondazione Fs: “Anche l’eternit copriva tutte le stazioni ferroviarie italiane, oggi è smaltito come un rifiuto speciale. So di essere un po’ brusco, ma sono per il pensiero forte, quindi o noi rinunciamo allo standard di vita al quale siamo abituati e ci diamo alla la decrescita felice, il che è una libera scelta, o troviamo, come ci insegna l’economia circolare, la fonte energetica con meno esternalità, con meno conseguenze negative e non al prelievo, ma dall’inizio della creazione della fonte energetica fino allo sfruttamento e dopo”.