Al G7 Salvini in pressing su Ue per salvare auto: “Siamo circondati da cinesi”

(Photo credit: MIT)

Al G7 dei trasporti in corso a Milano, il ministro Matteo Salvini alza il volume su auto, nucleare e grandi opere. “Sacrosanto parlare coi cinesi. Spero di andare presto in Cina, avere buoni rapporti è fondamentale”, ma “distruggere un settore produttivo e imprenditoriale come quello dell’auto per l’ideologia di sinistra, per cui bisogna andare tutti in giro a piedi, a cavallo o in monopattino è spalancare le porte di casa nostra alle moto e alle macchine cinesi, che hanno prezzi fuori mercato rispetto ai nostri, perché non ci sono le normative sindacali e ambientali. E’ una follia, l’Europa dovrà ripensare a questa marcia ideologica”, sottolinea il vicepremier a margine dell’evento.

Non va giù al segretario leghista anche che la nuova Alfa Romeo ‘Milano’ sia prodotta in Polonia. “Che dia lavoro a operai, a terzisti, a piccole imprese fuori dal territorio italiano non rende onore alla storia di questo marchio, di questa azienda. La gestione degli ultimi anni non rende merito al sacrificio di tanti operai e di tanti ingegneri e delle precedenti proprietà”, continua Salvini, che aggiunge: “Io tifo sempre italiano però a Mirafiori e non solo, dove gli operai sono in cassa integrazione, è rimasto ben poco di italiano. Sono un liberale e per il libero mercato però faremo tutto il possibile per evitare… non so se avete visto che alle spalle del Duomo c’è un marchio cinese… per evitare che ormai siamo circondati”. Il riferimento è alla vetrina del concessionario Byd, gruppo cinese leader mondiale nelle auto elettriche, proprio dietro al duomo meneghino. Il concetto, Salvini, lo rimarca anche in apertura della prima sessione di lavoro ‘Futuro della Mobilità’ all’interno del G7 Trasporti, sottolineando le responsabilità dell’Europa che mette al bando i motori tradizionali aiutando la produzione cinese.

Il vicepremier ribadisce anche il suo ‘sì’ al nucleare. “L’unico modo per abbassare le bollette è prevedere anche il nucleare, ormai assolutamente pulito e sicuro. Ci sono aziende italiane che stanno lavorando in Europa e noi diciamo di no… Ci sono 400 centrali funzionanti nel mondo, siamo circondati e le nostre imprese non possono pagare di più”, dice a margine dei lavori. Il tema è, aggiunge Salvini, che “troppi ‘no’ frenano lo sviluppo. Per ogni opera pubblica, in Italia spunta qualche comitato del No. Per questo, negli ultimi anni è stato difficile investire”. Parlando ai colleghi ministri, puntualizza inoltre che proprio questi comitati “ritengono le nuove infrastrutture inutili, obsolete, dannose per l’ambiente. E il giudizio non cambia nemmeno per infrastrutture strategiche come la Tav o il ponte sullo stretto di Messina che invece avranno effetti positivi a cascata”. La tragedia alla centrale idroelettrica di Suviana? Bisogna “capire chi eventualmente ha sbagliato” ma pure in questo caso – conclude – non vorrei “che qualcuno mettesse in discussione anche l’idroelettrico”.

Attacchi alla centrale di Zaporizhzhia. Allarme Aiea: Rischio grave incidente nucleare

Accuse reciproche tra Mosca e Kiev sugli attacchi, con droni, contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia nel sud dell’Ucraina e periodicamente presa di mira da pericolosi bombardamenti. Tanto che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (l’Aiea) ha parlato di “rischio di un grave incidente nucleare” esortando allo stop dei bombardamenti.

La centrale nucleare, la più grande d’Europa con sei reattori, è stata presa di mira domenica da diversi droni e lunedì da un ordigno, secondo quanto riportato dall’amministrazione di Mosca. “I tentativi delle forze armate ucraine di attaccare la centrale nucleare di Zaporizhzhia continuano”, ha detto su Telegram, riferendosi a “un drone suicida abbattuto sopra la centrale” che “è caduto sul tetto” del reattore numero 6, senza costituire un pericolo per l’impianto. Il giorno prima, l’agenzia atomica russa Rosatom aveva riferito che un drone si era schiantato contro la mensa della centrale, ferendo tre persone, mentre altri droni erano caduti su una banchina di carico e sul tetto di uno dei reattori.

L’Ucraina, da parte sua, ha accusato la Russia di diffondere informazioni “false” assicurando che le forze russe hanno attaccato con i droni la centrale che occupano dal marzo 2022. Il capo del Centro ucraino per la lotta alla disinformazione, Andriï Kovalenko, ha accusato la Russia di una “campagna di provocazione e falsificazione” volta a far credere “che la minaccia alla centrale nucleare e alla sicurezza provenga dall’Ucraina”. Un portavoce dell’intelligence ucraina, Andriï Yussof, aveva già accusato Mosca di aver effettuato “attacchi simulati”. “L’Ucraina non ha nulla a che fare con la minima provocazione armata all’interno della centrale elettrica“, ha assicurato domenica. Intanto, come confermato sui social network da Ivan Federov, capo dell’amministrazione regionale di Zaporizhzhia “3 persone sono state uccise e altre tre ferite“. Secondo Federov, le forze russe hanno colpito otto aree popolate della regione “357 volte” nelle ultime 24 ore.

Si tratta di una grave escalation dei pericoli per la sicurezza nucleare che la centrale nucleare di Zaporizhzhia deve affrontare. Tali attacchi sconsiderati aumentano significativamente il rischio di un grave incidente nucleare e devono cessare immediatamente”, ha commentato il direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi. Al momento, spiega l’Aiea, non vi sono indicazioni di danni alla sicurezza nucleare critica o ai sistemi di protezione del sito. Tuttavia, gli attacchi militari sono stati un’altra dura testimonianza delle persistenti minacce alla centrale e ad altri impianti nucleari durante il conflitto armato, nonostante gli sforzi dell’Aiea per ridurre il rischio di un grave incidente che potrebbe danneggiare le persone e l’ambiente in Ucraina e oltre. “Come ho ripetutamente affermato – anche al Consiglio di Sicurezza e al Consiglio dei Governatori dell’Aiea – nessuno può concepibilmente beneficiare o ottenere alcun vantaggio militare o politico dagli attacchi contro impianti nucleari. Attaccare una centrale nucleare è assolutamente vietato“, ha affermato Grossi. “Faccio appello fermamente ai decisori militari affinché si astengano da qualsiasi azione che violi i principi fondamentali che proteggono gli impianti nucleari”.

Dopo aver ricevuto informazioni sugli attacchi dei droni, gli esperti dell’Aiea di stanza sul posto si sono recati nelle tre località colpite. Sono stati in grado di confermare l’impatto fisico delle detonazioni dei droni, anche in uno dei sei edifici del reattore del sito, dove sembravano essere state prese di mira le apparecchiature di sorveglianza e comunicazione. Mentre si trovavano sul tetto del reattore, unità 6, le truppe russe hanno ingaggiato quello che sembrava essere un drone in avvicinamento. Ciò è stato seguito da un’esplosione vicino all’edificio del reattore. Anche se finora il team non ha osservato alcun danno strutturale a sistemi, strutture e componenti importanti per la sicurezza nucleare o l’incolumità dell’impianto, ha riferito di aver notato lievi bruciature superficiali sulla parte superiore del tetto della cupola del reattore dell’Unità 6 e rigature su una parete di cemento, di sostegno dei serbatoi di stoccaggio dell’acqua primaria di reintegro. “Sebbene il danno all’unità 6 non abbia compromesso la sicurezza nucleare, si è trattato di un incidente grave che ha il potenziale per minare l’integrità del sistema di contenimento del reattore“, ha affermato il direttore generale Grossi.

Per Mosca, però, “la colpa degli attacchi alla centrale nucleare di Zaporozhzhia, così come delle loro possibili conseguenze, ricade interamente sulla leadership di quegli Stati che forniscono armi e informazioni al regime di Kiev, gli forniscono risorse finanziarie, addestrano il personale militare delle Forze Armate Forze ucraine e fornire informazioni di “sostegno” ai crimini ucraini”. In una nota il ministero russo degli Esteri ribadisce che “la Russia sta facendo tutto il necessario per garantire la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia in conformità con la legislazione nazionale e gli obblighi legali internazionali”.

Enel, conti 2023 solidi: utile 6,5 mld (+20,7%). Cattaneo: “Centrati tutti i target”

Enel chiude il 2023 raggiungendo tutti i target che si era posto il nuovo management. I risultati, diffusi dopo la chiusura delle Borse, sono importanti: l’Ebitda, il margine operativo lordo ordinario, fa registrare quasi 22 miliardi di euro, dunque un incremento dell’11,6% rispetto all’anno precedente. Soprattutto per i numeri della gestione operativa dei business integrati, come Generazione Termoelettrica e Trading, Enel Green Power e Mercati Finali, che realizzano 2,6 miliardi. Anche l’utile netto del Gruppo supera i 6,5 miliardi, facendo salire la percentuale addirittura del 20,7%.

Da record, poi, i dati sulla generazione dei flussi di cassa, con Ffo, acronimo di Funds From Operations, di circa 14,8 miliardi di euro, dunque incrementato di 5,7 miliardi rispetto al 2022 (+63%): “Risulta essere 3 miliardi di euro superiore al valore massimo raggiunto storicamente dal Gruppo“. Dunque, l’azione messa in campo sta dando i frutti sperati, come sottolinea il ceo di Enel, Flavio Cattaneo: “Abbiamo raggiunto tutti i target relativi al 2023 che avevamo già rivisto al rialzo lo scorso novembre“. Aggiungendo che “questi solidi risultati sono una chiara testimonianza dell’efficacia delle azioni messe in campo da parte del nuovo management nel corso del 2023, in linea con le nostre priorità strategiche di ottimizzazione del profilo rischio/rendimento, efficienza ed efficacia nonché sostenibilità, sia finanziaria che ambientale”.

Cattaneo, poi, ribadisce “l’impegno verso il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati in occasione della presentazione del Piano Strategico 2024-2026. In particolare, in linea con quanto annunciato lo scorso novembre, ci aspettiamo ragionevolmente che la remunerazione degli azionisti per il 2024 possa crescere ulteriormente“. Anche i numeri dell’indebitamento netto sono molto positivi: 60,1 miliardi, con un calo dello 0,8% rispetto ai 60,6 miliardi del 2022. Un valore che “tiene conto anche delle operazioni di cessione di asset finalizzate successivamente al 31 dicembre 2023 nonché di quelle già annunciate e non ancora finalizzate, i cui effetti finanziari si produrranno solo a valle del completamento dei consueti processi autorizzativi da parte delle Autorità competenti”.

Cresce anche il dividendo complessivo proposto per gli azionisti nel 2023, che è pari a 0,43 euro per azione (di cui 0,215 euro per azione già corrisposti quale acconto a gennaio 2024): lo 7,5% in più a confronto con gli 0,40 euro per azione dell’anno precedente. I ricavi, invece, sono 95,5 miliardi (-32%) e l’Ebit (il risultato operativo) 10,8 miliardi (-3,2%).

La crescita, comunque, rimane robusta rispettando i target di sostenibilità. L’energia netta prodotta è 207,3 TWh1 (-9%), ma le rinnovabili sono in aumento a 14,5 TWh rispetto al 2022. Nel dettaglio: +9,2 TWh da fonte idroelettrica, +2,1 TWh da eolica, +3,3 TWh da solare e -0,1 TWh da geotermica. Si riducono anche le produzioni da impianti a ciclo combinato (-17,8 TWh), carbone (-9 Twh), Oil&Gas (-6,6 Twh) e da nucleare (-1,6 TWh). L’energia elettrica trasportata sulle reti di distribuzione Enel nel 2023 è 489,2 Twh (214,1 TWh in Italia e 275,1 TWh all’estero). Infine, la potenza efficiente installata netta totale del Gruppo a fine 2023 è 81,4 GW, in diminuzione di 3,2 GW rispetto al 2022.

Confindustria, quattro candidati uniti sull’Europa e divisi sull’energia

Ora che sono stati svelati i programmi dei quattro candidati alla presidenza di Confindustria, a prescindere dall’esito delle elezioni del 4 aprile, affiorano alcune considerazioni. La prima, e tracimante, è che tutti – cioè Garrone, Gozzi, Orsini e Marenghi – vedono ‘ questa’ Europa inadatta a coniugare le esigenze della transizione ecologica con le necessità concrete dell’industria. Un fronte compatto, insomma. Per chiarirci, è l’Europa di Ursula von der Leyen (che però si ripropone per la presidenza della Commissione) e dell’ex vicepresidente Frans Timmermans, l’Europa delle auto elettriche e delle case green, degli imballaggi e dei pesticidi. Insomma, quell’Europa intransigente e irrealistica che ha rischiato di implodere e che non se la passa benissimo. Tutto giusto, ma come fare? Perché sarebbe illegittimo trascurare un dettaglio non proprio marginale legato a chi vincerà le elezioni, a quale maggioranza avrà il Parlamento, a che tipo di deriva prenderà la Commissione. Incidere a livello decisionale può diventare un esercizio facile o complicato, dipende dagli interlocutori…

Antonio Gozzi – gran capo di Duferco e presidente di Federacciai – ha frequentato Bruxelles per molti anni, conosce vantaggi, svantaggi e dinamiche spesso non lineari; ma anche gli altri hanno ‘saggiato’ cosa significhi confrontarsi con realtà profondamente diverse da quella italiana, in cui ogni Paese tira l’acqua al proprio mulino. E di mulini ce ne sono 27… Non si può fare a meno della Ue, ci mancherebbe, ma si devono gettare basi diverse per la gestione all’interno e all’esterno della stessa. Le strade per riuscirci, secondo i confindustriali, sono quelle del dialogo sotto traccia non dello scontro. Con una postilla: Cina, Usa, Russia e India non stanno a guardare come le stelle di Cronin. E l’Europa è già in ritardo.

La seconda considerazione riguarda l’industria – nello specifico il fattore energetico – e fa emergere una scomposizione ideologica frutto di una visione strategica differente e di tornaconti spiccioli, anche se va detto che l’obiettivo della decarbonizzazione è il fil rouge capace di legare ragionamenti opposti. Il gas fino a un anno fa metteva paura, adesso il prezzo è sotto controllo anche grazie alle temperature miti e agli stoccaggi. C’è chi ne vorrebbe congelare il prezzo per allinearsi al trend di alcuni Stati membri (la Germania), in maniera da consolidare la competitività industriale, c’è chi invita a battere strade alternative. Garrone, che ha dato vita alla trasformazione di Erg da raffineria a società dedita alla produzione di energia elettrica da fonti pulite, spinge per le rinnovabili, altri per il nucleare. Di sole e vento non si può campare, il nucleare rimane una soluzione non immediata, resta sempre il gas…

Via libera del Senato, il dl Energia è legge. Pichetto: “Italia più forte nelle sfide climatiche”

Con il via libera del Senato alla fiducia (97 sì, 74 contrari e 2 astenuti), il decreto Energia varato dal governo lo scorso mese di dicembre diventa legge. La Camera dei deputati, infatti, settimana scorsa aveva concesso il via libera al provvedimento, che spazia dall’approvvigionamento energetico all’eolico offshore, all’alluvione, la fine del mercato tutelato dell’elettricità, il deposito unico nazionale delle scorie radioattive.

Per Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “oggi l’Italia è più forte nelle sfide climatiche”. Perché “il provvedimento accompagna le imprese nel loro percorso di decarbonizzazione, sviluppando tante filiere di energia rinnovabile che possono aiutarci al raggiungimento dei nostri obiettivi delineati dal Pniec”. Soddisfatto anche il responsabile del Mimit, Adolfo Urso: “E’ un significativo, importante passo in avanti verso la transizione verde delle nostre imprese. Un provvedimento che mira al rafforzamento del nostro sistema produttivo nell’affrontare la sfida della decarbonizzazione e dello sviluppo sostenibile. Questa è la strada giusta, indicata dal governo e condivisa dal Parlamento“, sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy. Di seguito alcune delle misure principali del testo.

RINNOVABILI – Accelerare gli investimenti in autoproduzione di energia rinnovabile nei settori a forte consumo di energia. E’ questo l’obiettivo della misura, che prevede fino al 31 dicembre 2030, nel caso di più istanze concorrenti per la concessione della stessa superficie pubblica, di attribuire una preferenza ai progetti di impianti fotovoltaici o eolici che possano soddisfare il fabbisogno energetico dei soggetti iscritti nell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica (imprese elettrivore), istituito presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali. Per questo, entro il prossimo 8 febbraio, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica dovrà definire un meccanismo per lo sviluppo di nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese elettrivore, tramite: nuovi impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici di potenza minima pari 200 KW ciascuno; impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici oggetto di potenziamento ovvero di rifacimento che consentano un incremento di potenza pari ad almeno 200 kW. Inoltre, alle imprese elettrivore è concesso di chiedere al Gse un’anticipazione per un periodo limitato di 36 mesi di una quota parte dell’energia rinnovabile e delle relative garanzie di origine, mediante la stipula di contratti per differenza a due vie.

ESENZIONI VIA – Sono previste semplificazioni che esentano dallo svolgimento della Valutazione di impatto ambientale e della verifica di assoggettabilità a Via di alcuni impianti da fonti rinnovabili e di stoccaggio in aeree idonee. Nello specifico: i progetti di impianti fotovoltaici con potenza complessiva sino a 30 MW, i progetti di impianti per lo stoccaggio dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, i progetti di rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione di impianti fotovoltaici già esistenti sino a 50 MW, i progetti di repowering di impianti eolici già esistenti sino a 50 MW e i i progetti di impianti di produzione di energia rinnovabile offshore di potenza complessiva non superiore a 50 MW che ricadano nelle aree individuate dal Piano di gestione dello spazio marittimo, già sottoposti positivamente a Via. Nella stessa misura vengono elevate, rispettivamente, da 20 a 25 MW e da 10 a 12 MW le soglie di potenza superate le quali gli impianti fotovoltaici localizzati in aree idonee o altre specifiche zone sono sottoposti a Via o verifica di assoggettabilità a Via; e da 10 a 12 MW la soglia di potenza sotto la quale gli impianti fotovoltaici sono sottoposti a Procedura abilitativa semplificata, anziché ad autorizzazione unica.

ELECRICITY RELEASE – Viene riconosciuta, ai titolari dei contratti stipulati con il Gse in base alla disciplina del ‘Electricity release’, la facoltà di recesso senza penali e senza la regolazione delle differenze tra il prezzo di allocazione ed il prezzo medio di riferimento zonale maturati durante il periodo di vigenza contrattuale.

APPROVVIGIONAMENTI GAS NATURALE – Il Gestore servizi energetici viene confermato come soggetto responsabile ad avviare, su direttiva del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, le procedure per l’approvvigionamento di lungo termine di gas naturale di produzione nazionale a prezzi ragionevoli. Viene anche confermata, seppur con alcune correzioni rispetto alla normativa esistente, l’ammissibilità in deroga al divieto delle attività upstream nell’alto Adriatico e nelle aree marine protette, delle concessioni di coltivazione di idrocarburi esistenti o nuove nel tratto di mare compreso tra il 45esimo parallelo Nord e il parallelo distante da quest’ultimo 40 chilometri a sud, a una distanza dalle linee di costa di almeno 9 miglia. Le condizioni di ammissibilità in deroga restano, invece, invariate: i giacimenti devono avere un potenziale minerario di gas con riserva certa superiore a 500 milioni di metri cubi; i titolari di concessioni esistenti o i soggetti richiedenti nuove concessioni devono aderire alle procedure per l’approvvigionamento di lungo termine, previa verifica preventiva dell’assenza di effetti di subsidenza, fermi rimanendo gli impegni che devono essere assunti in sede di manifestazione di interesse. Alle stesse condizioni, poi, è confermata anche la possibilità di coltivazione di gas naturale sulla base di nuove concessioni in zone di mare fra le 9 e le 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette.

EOLICO OFFSHORE – E’ prevista l’individuazione, in almeno due porti del Mezzogiorno, dopo aver acquisito le manifestazioni di interesse presentate dalle Autorità di sistema portuale, delle aree demaniali marittime da destinare alla realizzazione di un Polo strategico nazionale nel settore della progettazione, produzione e assemblaggio di piattaforme galleggianti e delle infrastrutture elettriche funzionali allo sviluppo della cantieristica navale per la produzione di energia eolica in mare. Il cosiddetto eolico offshore. Il Mase potrà avvalersi del corpo delle capitanerie di porto-Guardia costiera per la regolamentazione dei movimenti delle unità in mare, il controllo del rispetto delle regole ambientali e la vigilanza ai fini della sicurezza della navigazione nelle aree demaniali marittime in cui sono realizzati parchi eolici galleggianti.

CONCESSIONI GEOTERMICHE – Prorogata al 31 dicembre 2026 il termine di durata delle concessioni geotermoelettriche in essere, con la precisa indicazione che la nuova gara va indetta due anni prima della scadenza, anziché tre. Il concessionario uscente può, entro il 30 giugno 2024, presentare un Piano pluriennale per la promozione degli investimenti. Inoltre, è prorogato al 31 dicembre 2027 il termine per l’entrata in esercizio degli impianti geotermoelettrici ammessi a beneficiare degli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche.

MALTEMPO – Sono previsti contributi per la ricostruzione dei territori in Emilia-Romagna, Toscana e Marche interessati dalle alluvioni del maggio scorso. Sia per i danni subiti dai prodotti agricoli alimentari di particolare qualità, sia per la ricostruzione privata del patrimonio edilizio danneggiato. Le imprese agricole della Toscana che hanno subito danni, poi, possono accedere alle misure di indennizzo anche se non hanno sottoscritto polizze assicurative. Sempre per i territori della Toscana, per le aree di crisi industriale vengono stanziati 50 milioni di euro.

MERCATO ELETTRICO – Viene investito 1 milione di euro per svolgere campagne informative sulla fine del servizio di maggior tutela nel settore elettrico e il passaggio al mercato libero.

FONDO DI COMPENSAZIONE A REGIONI – Per incentivare le Regioni ad adottare misure per la decarbonizzazione e la promozione dello sviluppo sostenibile del territorio, l’accelerazione e la digitalizzazione degli iter autorizzativi degli impianti e delle infrastrutture di rete, viene istituito presso il Mase un fondo di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale, in cui confluisce una quota dei proventi delle aste delle quote di emissione di anidride carbonica: la dotazione è di 200 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2024 al 2032.

FONDO CLIMA – Viene rifinanziamento con 200 milioni di euro per il 2024 il Fondo italiano per il clima.

DEPOSITO RIFIUTI RADIOATTIVI – Viene modificata la disciplina per l’individuazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi da realizzare nell’ambito del Parco Tecnologico. In particolar modo per regolamentare un procedimento alternativo a quello attualmente previsto per l’individuazione del sito, che prevede la presentazione di autocandidature, sulla base delle quali viene predisposta una Carta nazionale delle aree autocandidate (Cnaa).

SEMPLIFICAZIONE VIA – Viene inserita la verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (il cosiddetto screening di Via) degli interventi di modifica, anche sostanziale, per rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione di impianti di produzione di energia da fonti eoliche o solari. L’obiettivo della misura è accelerare i procedimenti autorizzativi degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di conseguire il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di indipendenza energetica.

RAEE FOTOVOLTAICI – Per ottimizzare la gestione dei Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche fotovoltaici, la norma stabilisce che il Gse svolge un’attività di monitoraggio relativa alle adesioni ai consorzi e ai sistemi collettivi, alle quantità di pannelli gestiti ovvero smaltiti; ai costi medi di adesione ai consorzi; nonché ai costi determinati dai sistemi collettivi di gestione dei RAEE riconosciuti.

EDILIZIA – Viene estesa da due anni a 30 mesi la proroga dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori relativi ai permessi di costruire rilasciati o formatisi fino al 30 giugno 2024 (termine prorogato di sei mesi rispetto alla previsione del 31 dicembre 2023), a patto che i termini non siano già decorsi al momento della comunicazione dell’interessato di volersi avvalere della proroga e sempre che i titoli abilitativi non risultino in contrasto, al momento della comunicazione, con nuovi strumenti urbanistici approvati nonché con piani o provvedimenti di tutela dei beni culturali o del paesaggio.

SISMA 2016 – Viene facilitato l’accesso agli incentivi per la realizzazione di interventi sugli immobili danneggiati dal terremoto che ha colpito il Centro Italia nel 2016. La misura è prevista per interventi di efficientamento energetico e ricostruzione, riparazione e ripristino degli edifici pubblici, gli interventi volti ad assicurare la funzionalità dei servizi pubblici e quelli sui beni del patrimonio artistico e culturale.

PROVENTI ASTE ETS – Viene incremento di 150 milioni annui, a decorrere dal 2025, l’ammontare della parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di gas serra destinata al Fondo per la transizione energetica nel settore industriale. Resta, però, invariata la quota di 300 milioni annui fino al 2024.

STOCCAGGIO CO2 – Per colmare alcune lacune della disciplina in materia di cattura e stoccaggio della Co2 (Carbon Capture and Storage-Ccs), e per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione
al 2030. In particolare vengono definiti i programmi sperimentali di stoccaggio geologico di Co2 e, in mancanza del piano aree idonee allo stoccaggio geologico di Co2 nei giacimenti di idrocarburi esauriti off-shore, il Mase può rilasciare licenze di esplorazione, autorizzazioni a svolgere programmi sperimentali di stoccaggio geologico di Co2 e autorizzazioni allo stoccaggio geologico di Co2.

RETE ELETTRICA – Entro il 7 giugno 2024, Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, dovrà realizzare un Portale digitale che consenta al Mase, al ministero della Cultura, all’Arera, alle Regioni e Provincie autonome e agli operatori interessati l’accesso a dati e informazioni sugli interventi di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale e sulle richieste di connessione. Inclusi quelli relativi alla localizzazione, degli interventi di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale (Rtn), nonché delle richieste di connessione alla medesima rete degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, dei sistemi di accumulo di energia e degli impianti di consumo; inoltre, le relazioni di monitoraggio sullo stato di avanzamento dei procedimenti di connessione alla rete elettrica di trasmissione nazionale in prospettiva del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, predisposte da Terna. All’Arera è affidato, invece, il compito, su proposta di Terna, di disciplinare le modalità di funzionamento del Portale e la copertura dei costi.

SMART GRID – In via transitoria, fino al 31 dicembre 2026, viene applicata una semplificazione per la realizzazione delle cabine primarie e degli elettrodotti, senza limiti di estensione e fino a 30 kV, prevista nell’ambito di progetti di rafforzamento delle smart grid finanziati dal Pnrr, nonché per la realizzazione delle opere accessorie indispensabili all’attuazione di questi progetti.

TELERISCALDAMENTO E TELERAFFRESCAMENTO – Per favorire la realizzazione di nuovi sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente o l’ammodernamento di quelli esistenti, sono destinate risorse pari a 96.718.200 euro per il 2023.

rinnovabili

Le rinnovabili supereranno il carbone come fonte primaria entro il 2025

Le energie rinnovabili dovrebbero detronizzare il carbone come principale fonte di produzione globale di elettricità nel 2025. Queste energie, in particolare il solare fotovoltaico, dovrebbero ormai produrre più di un terzo dell’elettricità, passando dal 30% del totale nel 2023 al 37% nel 2026. In particolare, dovrebbero più che compensare la forte crescita della domanda nelle economie avanzate (Stati Uniti, Europa). E’ quanto stima l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo rapporto ‘Elettricità 2024’ sui mercati globali dell’elettricità. Il rapporto anticipa “un lento declino” strutturale del carbone, segnato dalla crescita delle rinnovabili, con anche l’aumento ad un certo livello della produzione nucleare globale, che dovrebbe ridurre l’uso delle fonti fossili, l’energia più dannosa per il clima e la qualità dell’aria, che scenderebbe a meno di un terzo della produzione elettrica globale.

Il settore energetico attualmente produce più emissioni di CO2 di qualsiasi altro nell’economia mondiale, quindi è incoraggiante che la rapida crescita delle energie rinnovabili e una costante espansione dell’energia nucleare siano insieme sulla buona strada per soddisfare l’aumento della domanda globale di elettricità nei prossimi tre anni“, ha affermato il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol. “Ciò è in gran parte dovuto all’enorme slancio delle energie rinnovabili, con l’energia solare sempre più economica in testa, e al sostegno derivante dall’importante ritorno dell’energia nucleare, la cui produzione è destinata a raggiungere un massimo storico entro il 2025. Sebbene siano necessari ulteriori progressi, e rapidi , queste sono tendenze molto promettenti”.

Per l’Aie, la produzione di energia elettrica da carbone dovrebbe quindi diminuire in media dell’1,7% all’anno entro il 2026, dopo un anno nel 2023, al contrario, segnato da un aumento dell’1,6% in un contesto di bassa produzione idraulica in India e Cina. La produzione delle centrali a gas dovrebbe invece aumentare “leggermente” nei prossimi tre anni, intorno all’1% annuo.
Per quanto riguarda l’energia nucleare, la produzione complessiva dovrebbe tornare ai livelli del 2021 entro il 2025, con la fine dei lavori di manutenzione in Francia, la riapertura dei reattori in Giappone e le inaugurazioni in Cina, India e Corea del Sud, stima l’OUCH.

In generale, per l’Aie, le fonti a basse emissioni rappresenteranno quasi la metà della produzione mondiale di elettricità entro il 2026, rispetto a una quota di poco inferiore al 40% nel 2023. Tra queste, la produzione di energia nucleare dovrebbe battere ogni record nel 2025 visto che sempre più Paesi investono nella costruzione di nuovi reattori per favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2.

FI vuole nuova Agenzia nucleare. Avs: “Blitz a spese italiani”

Riportare in vita l’Agenzia per il nucleare, trasformando l’Istituto per la sicurezza in Autorità. E’ la proposta di Forza Italia che con Luca Squeri presenta un emendamento al Dl Energia per, spiega il primo firmatario, “rilanciare” la fonte nucleare nel Paese.

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, l’ha già inserita nel Pniec e prevista nel mix dei prossimi anni. L’obiettivo è puntare sulla nuova generazione dei piccoli reattori modulari, che non arriveranno in Italia prima di 10-15 anni e intanto il Mase raccoglie le autocandidature per ospitare il deposito unico dei rifiuti. Nel progetto del ministro, la proprietà degli Smr sarebbe dei privati, lo Stato manterrebbe un ruolo di regolatore, ma non investirebbe risorse economiche.

Senza l’apporto dell’energia nucleare non riusciremo mai a centrare l’obiettivo europeo della decarbonizzazione al 2050”, osserva Squeri.
L’Agenzia era stata istituita dal governo Berlusconi IV nel 2009, ma mai diventata operativa fu abolita dal governo Monti nel 2011. Il nuovo istituto, nel piano di Forza Italia, avrebbe il compito di occuparsi delle autorizzazioni. “Abbiamo bisogno di un’Autorità che certifichi tutto il processo. Siamo convinti che l’Italia sia pronta per questo passaggio, l’opinione pubblica sul nucleare è cambiata”, è sicuro.

I due referendum con cui gli italiani hanno detto ‘No’ all’energia nucleare sono infatti arrivati dopo due incidenti storici. Il primo, nel 1987 arrivava un anno dopo la catastrofe di Chernobyl, il secondo, nel 2011, dopo il disastro di Fukushima. Oggi la tecnologia è andata avanti e incidenti simili sarebbero rari.

Ma c’è chi è convinto che l’energia nucleare sia ancora troppo pericolosa e soprattutto troppo dispendiosa. “Questa decisione è arretrata e ignora il futuro e la modernizzazione energetica dell’Italia. E’ una scelta che impone costi elevati a carico di famiglie, imprese e Stato”, evidenzia Angelo Bonelli di alleanza Verdi Sinistra. Parla di “ingenti investimenti pubblici” e “lunghi tempi di realizzazione”, ricordando i casi della centrale di Flamanville in Normandia e Hinkley Point nel Regno Unito, dove il costo del Megawattora è, denuncia, “esorbitantemente alto”.
Questi costi insostenibili, è convinto Bonelli, “graveranno sulle famiglie e sulle imprese italiane“. La proposta Squeri, sostiene, “è priva dell’obiettivo che il governo dovrebbe darsi ovvero quello di un piano energetico chiaro e definito“.

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Nucleare, Newcleo e Nareea lanciano l’alleanza europea dei mini reattori

L’obiettivo è quello di accelerare la corsa europea allo sviluppo di piccoli reattori innovativi – cioè quelli di quarta generazione – attraverso una “partnership strategica e industriale” sostenuta dal programma di investimenti France 2030. A spingere sull’acceleratore sono due start-up, la francese Naarea e l’italiana Newcleo, che puntano ad allargare l’alleanza è destinata a tutti gli operatori che lavorano in Europa sulle tecnologie dei reattori di quarta generazione, noti anche come AMR (Advanced Modular Reactors).

“L’obiettivo di questo partenariato strategico e industriale è quello di sostenere tutti questi attori nel loro sviluppo industriale, tecnologico, scientifico e normativo”, affermano le due società, prime vincitrici del bando France 2030 per progetti di “reattori nucleari innovativi”. “Le nostre due società vogliono semplificare il lavoro delle autorità pubbliche e promuovere lo sviluppo e la diffusione dell’energia nucleare di quarta generazione in Europa, in un contesto di forte concorrenza globale”, dice Jean-Luc Alexandre, presidente e fondatore di Naarea. “Unendo le forze, Newcleo e Naarea incoraggiano lo sviluppo e la diffusione della tecnologia nucleare di quarta generazione in Europa”, precisa Stefano Buono, co-fondatore e ceo di Newcleo.

Le due società intendono partecipare al rinnovamento del settore nucleare per decarbonizzare l’industria, con Newcleo che punta su un mini-reattore a neutroni veloci raffreddato a piombo e la start-up Naarea su un micro-generatore a neutroni veloci a sali fusi.

Entrambe le tecnologie utilizzeranno le scorie nucleari come combustibile, secondo i promotori, che puntano a commercializzare le loro soluzioni “entro il 2030”.
Questa partnership permetterà alle due aziende, e successivamente ad altri attori del settore, di “unire i loro sforzi” e “guadagnare in efficienza” lavorando su diverse aree di cooperazione: accesso al combustibile nucleare usato, “ottimizzazione” delle procedure con le autorità di sicurezza, sviluppo di strutture di test condivise, creazione di una piattaforma di ricerca comune, ecc.

Le due aziende sostengono che si tratta di un “approccio complementare” alla creazione di un’alleanza industriale per i piccoli reattori modulari richiesta da dodici Paesi europei, tra cui Francia, Svezia, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia, un approccio sostenuto dalla Commissione europea.

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Nucleare, Trino si autocandida a ospitare il deposito nazionale Pichetto: “Speriamo sia via giusta”

Sul deposito unico di rifiuti radioattivi – forse – si vede una luce in fondo la tunnel. Il Comune di Trino, poco meno di 7mila abitanti in provincia di Vercelli, formalizza l’autocandidatura annunciata per ospitarlo sul proprio territorio insieme al Parco tecnologico. Il sindaco, Daniele Pane, ha incassato il via libera della giunta allo scadere del termine ultimo per presentare le autocandidature, come previsto dal Decreto energia approvato lo scorso 9 dicembre.

Una disponibilità “molto importante” per il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto, che, precisa, andrà verificata sulla base delle caratteristiche tecniche e di sicurezza che la legge prevede. Già, perché Trino non è stato inserito tra le 51 aree indicate dalla Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee pubblicata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza, ma il governo ha ribadito la possibilità di avanzare – appunto – l’autocandidatura. Che il comune piemontese ha raccolto.

Trino è uno di quei comuni come ce ne sono tanti, da nord a sud, ma la sua storia è sicuramente particolare. Qui, a metà degli anni ’60 del secolo scorso, entrò in servizio una delle quattro centrali nucleari italiane, la Enrico Fermi. Attiva fino al 1987 – quindi poco dopo il disastro di Chernobyl – fu chiusa dopo il referendum con cui gli italiani dissero ‘no’ a questa forma di energia. Alla fine degli anni ’90 la proprietà della centrale fu trasferita a Sogin, con il compito di bonificare l’area e procedere allo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Da allora sono successe molte cose, ma il nostro Paese non ha ancora un deposito destinato alle scorie, cioè un’infrastruttura ambientale di superficie in cui mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, sia quelli relativi alle vecchie centrali ormai dismesse sia quelli prodotti, ad esempio, dal mondo sanitario.

Per il sindaco Pane, come aveva ricordato a GEA, la scelta nasce per due motivi: “innanzitutto il deposito unico nazionale è necessario a tutta Italia, è un obbligo previsto dalla normativa europea, e in particolare è indispensabile per noi che tra Trino e Saluggia deteniamo la maggior quantità di radioattività italiana lungo il Po. Da lì vanno spostati subito. Il secondo motivo è determinato dal fatto che nessuno dei siti attualmente individuati si è dato disponibile e quindi rischiamo di trasformare i depositi temporanei in definitivi lì dove sono”. “C’è un assoluto bisogno di chiarezza e trasparenza su questo tema – ribadisce il primo cittadino – e soprattutto bisogna arrivare a una decisione, che sia il più condivisa possibile”, spiega il primo cittadino. La palla passa ora agli esperti, che stabiliranno se effettivamente il territorio è idoneo.

Quello del deposito nucleare non è un problema del passato, ma del presente e del futuro, perché ogni giorno l’Italia produce rifiuti nucleari civili, soprattutto di origine ospedaliera. “È un problema di piena attualità”, puntualizza Pichetto, che comunque ha già previsto di inserire l’energia nucleare nel mix nazionale. Anche se punta sui piccoli reattori modulari, che non arriveranno prima di 10-15 anni e che produrranno una quantità minima di scorie, è importante non farsi trovare impreparati.
Il deposito unico risolverà il problema dei tanti piccoli siti di stoccaggio, molti dei quali pericolosi e non a norma ma soprattutto consentirà di riportare in Italia tutti i rifiuti portati all’estero, mandati in Francia, in Inghilterra e in parte in Slovacchia, perché qui non c’era posto. “Sono pochi cask di rifiuti vetrificati che dobbiamo far rientrare per evitare di continuare a pagare l’affitto ai Paesi che li ospitano ma non sono la vera questione”, assicura il ministro. “L’importante – sostiene – è dare una soluzione al problema che il Paese ha oggi”.

E se finora non si è riusciti a trovare un territorio disposto a ospitare il deposito, la soluzione per il ministro è, appunto, invertire il processo, facendolo partire dal basso invece che imporlo dall’alto, “speriamo che sia la via giusta“. Dopo quasi quarant’anni di “inutili prove di forza”, è l’auspicio, “mi auguro che l’Italia possa finalmente avere il proprio deposito unico nucleare”.

Nucleare, Ciafani (Legambiente): “Impensabile Smr possano abbassare costi energia”

“Il nucleare è una fonte di energia in declino, in tutto il mondo. Lo raccontano anche le cronache economiche. E’ una discussione surreale, in un mondo che sta abbandonando sostanzialmente questa tecnologia. Il governo parla degli Smr, considerare quella degli Smr una tecnologia che permetta di abbassare i costi è assolutamente impensabile. Poi sono molto curioso di sapere quali sono queste aree industriali che, in giro per l’Italia, si candidano per ospitare piccoli reattori nucleari. Come sappiamo bene, si scatenano proteste anche sulle cose sane che il nostro Paese deve fare. Dunque, francamente, ci viene un po’ difficile pensare quali possano essere i luoghi dove questi ‘piccoli reattori’ possano essere ospitati in maniera semplice, a fronte di costi che restano alti”. Lo dice il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ai microfoni di #GeaTalk.