Trump: Usa in guerra, decisione entro due settimane. Iran minaccia su gas e petrolio

Due settimane. E’ il tempo che si è dato Donald Trump per prendere una decisione se schierare anche gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Non è la viva voce del presidente Usa a spiegarlo, né un messaggio sui suoi canali social, ma una dichiarazione letta alla Casa Bianca dalla sua portavoce, Karoline Leavitt: “Considerando che esiste una possibilità concreta che nei prossimi giorni possano o meno avere luogo dei negoziati con l’Iran, deciderò entro le prossime due settimane se procedere o meno“, ha fatto sapere il tycoon.

Nel frattempo incassa le parole al miele di Benjamin Netanyahu, che in un’intervista andata in onda oggi nel programma ‘Seven with Ayala Hasson‘, su Kan News, riconosce di sentire il “sostegno” di Washington, a differenza del recente passato, quando l’amministrazione di Joe Biden ha cercato di impedire a Israele di “trattare con i delegati dell’Iran. Il primo ministro, poi, accoglie “con favore” tutto l’aiuto che potrà arrivare al suo Paese per colpire i siti nucleari iraniani. Sul piano militare, poi, il leader di Israele assicura che le sue truppe sono “in grado di colpire tutti gli impianti nucleari” di Teheran e che, dall’inizio del conflitto, “abbiamo distrutto più della metà dei loro lanciamissili“. Nell’intervista c’è spazio per parlare anche delle dichiarazioni del suo ministro della Difesa, Yisrael Katz, secondo cui “Khamenei non deve continuare a esistere“. Netanyahu si limita a dire di aver “dato istruzioni che nessuno in Iran avrà l’immunità“, ma “oltre questo, non è appropriato né necessario aggiungere altro. Dobbiamo lasciare che i fatti parlino più delle parole“.

A distanza di migliaia di chilometri si sente anche la voce di Papa Leone XIV, che in un’intervista esclusiva al Tg1, parlando della crisi internazionale, la definisce “davvero preoccupante“. Il Pontefice afferma, poi, che “giorno e notte cerco di seguire ciò che sta succedendo in tante parti del mondo. Si parla soprattutto del Medio Oriente oggi, però non è soltanto lì“. Prevost rinnova l’appello per la pace: “Cercare a tutti i costi di evitare l’uso delle armi e cercare, attraverso gli strumenti diplomatici, il dialogo: ci mettiamo insieme a cercare soluzioni. Ci sono tanti innocenti che stanno morendo e bisogna promuovere la pace“, mette in luce.

L’Iran, dal canto suo, minaccia la possibile chiusura dello stretto di Hormuz, se gli Stati Uniti dovessero unirsi al conflitto con Israele: la sola ipotesi ha fatto schizzare il prezzo del gas che in Europa viene scambiato in chiusura a 41,7 euro per megawattora in rialzo di quasi l’8%.

La decisione, come annunciato dalla nota dello stesso Trump, arriverà nei prossimi giorni, mentre nella situation room aperta a Washington il Gabinetto del presidente passa al vaglio effetti e conseguenze. Molto attivo, in questo senso, è il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha avuto una conversazione telefonica anche con il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La Farnesina fa sapere che nel colloquio il vicepremier “ha ribadito l’impegno italiano per una de-escalation che favorisca una soluzione diplomatica nel conflitto fa Israele e Iran“. Inoltre, con Rubio “Tajani ha concordato sul fatto che l’Iran non deve avere la bomba atomica” e il ministro ha ricevuto dall’alleato americano “l’indicazione che gli Stati Uniti sono pronti a negoziati diretti con le controparti iraniane, come annunciato dal presidente Trump“.

Inoltre, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, assicura che, al di là di quelle che saranno le scelte di Washington, “sicuramente l’Italia non pensa di entrare in guerra con l’Iran“.

La giornata è intensa per Tajani, che poco dopo sente al telefono anche il ministro degli Affari esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyed Abbas Araghchi, confermandogli – riporta sempre la Farnesina – “la contrarietà italiana al fatto che l’Iran si doti dell’arma atomica“. Allo stesso tempo il vicepresidente del Consiglio ripete “l’impegno del governo italiano per arrivare rapidamente a una de-escalation che porti alla fine degli scontri militari tra Iran e Israele“.

Il settimo giorno di conflitto si era aperto con un attacco missilistico iraniano contro un ospedale. A Beersheba, nel sud di Israele, che “completamente distrutto” diversi reparti del Centro Medico Soroka, e l’intero ospedale ha subito “danni significativi, come dichiarato dal direttore della struttura, Shlomi Codish. “L’edificio colpito direttamente era vuoto. Altri reparti del centro, che ricevevano pazienti, sono stati colpiti. Abbiamo 40 feriti, la maggior parte dei quali con ferite lievi“, ha aggiunto. Il portavoce dell’ospedale ha specificato che l’edificio distrutto era stato “evacuato nei giorni scorsi”. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha chiesto che gli ospedali siano “rispettati” e “protetti”. “Il codardo dittatore iraniano sta deliberatamente sparando contro ospedali ed edifici residenziali in Israele. Questi sono tra i più gravi crimini di guerra e Khamenei sarà ritenuto responsabile per i suoi crimini“, ha reagito Katz. Ali Khamenei “considera la distruzione di Israele il suo obiettivo“, ha affermato. “Non si può permettere a un uomo simile di continuare a esistere“.

Immagini televisive hanno mostrato una colonna di fumo nero che si alzava dal complesso di Soroka, il più grande ospedale del sud di Israele e, in quanto tale, un centro sanitario di riferimento per le comunità beduine del Negev, che accoglie regolarmente soldati israeliani feriti nella guerra a Gaza. Per Teheran, a essere preso di mira è stato “il centro di comando e intelligence del regime, situato vicino a un ospedale”. Ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu non ci sta: “Faremo pagare un prezzo pesante ai tiranni“, ha avvertito, dopo aver dichiarato lunedì che l’uccisione dell’Ayatollah Khamenei avrebbe “posto fine al conflitto“. Durante una visita all’ospedale di Soroka, ha ribadito gli obiettivi dichiarati della guerra: “Il nostro obiettivo è duplice: armi nucleari e missili balistici. Li elimineremo. Stiamo completando l’eliminazione di questa minaccia“, ha affermato.

Il ministro Katz ha affermato che insieme al premier ha ordinato un’intensificazione degli attacchi contro l’Iran per “eliminare le minacce allo Stato di Israele” e “scuotere il regime degli ayatollah“. Dopo un attacco di decine di missili iraniani, nella mattinata è stato attivato un allarme in diverse regioni di Israele, tra cui Tel Aviv. I servizi di emergenza hanno segnalato 47 feriti. Dal canto suo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito decine di siti in Iran, tra cui un “reattore nucleare incompiuto” ad Arak e “un sito di sviluppo di armi nucleari a Natanz“, nel centro del Paese. L’Iran “continuerà a esercitare il suo diritto all’autodifesa“, ha ribadito il ministro degli Esteri Araghchi. In attesa di capire le quali saranno le decisioni di Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping hanno “condannato fermamente” gli attacchi israeliani in Iran, chiedendo una risoluzione politica e diplomatica del conflitto. Mosca poi ha messo in guardia Washington contro qualsiasi “intervento militare” che avrebbe “imprevedibili conseguenze negative“.

Si chiude il G7 in Canada. Meloni: “Tutti d’accordo, Iran non può avere l’atomica”

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Iran e Israele, Ucraina, ma anche dazi, commercio internazionale e materie prime critiche . Si è chiuso in Canada un G7 “complesso”, come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, sia per il contesto internazionale sia per i temi sul tavolo delle discussioni.

“In un mondo sempre più pericoloso e diviso, la cooperazione con partner affidabili è più importante che mai”, ha detto il primo ministro canadese Mark Carney al termine del vertice, annunciando “una nuova era di collaborazione, fondata sul sostegno reciproco e su partnership resilienti”.

Il G7 si è concluso con una serie di dichiarazioni congiunte che puntano proprio a rafforzare i legami e lo sviluppo. Si va dalla protezione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici alla collaborazione sull’innovazione quantistica, dalla condivisione delle competenze sull’intelligenza artificiale alla prevenzione degli incendi boschivi. E, ancora, i leader hanno concordato la necessità di “contrastare le interferenze straniere” e di “combattere la criminalità transnazionale, come il traffico di migranti”.

Carney ha inoltre annunciato diverse misure a sostegno dell’Ucraina, tra cui “sanzioni contro individui, entità e imbarcazioni che continuano a sostenere l’aggressione russa”, altri 2 miliardi di dollari in aiuti militari a Kiev, l’erogazione di un prestito di 2,3 miliardi di dollari all’Ucraina attraverso il meccanismo dei prestiti straordinari per l’accelerazione delle entrate del G7 e lo stanziamento di 57,4 milioni di dollari per assistenza in materia di sicurezza. E anche se sull’Ucraina non era prevista una dichiarazione congiunta, “c’è stata una convergenza di vedute – ha detto Meloni al termine del vertice – e siamo tutti quanti d’accordo nel sostenere gli sforzi del presidente degli Stati Uniti verso una pace giusta e duratura”.

Il fronte della guerra tra Israele e Iran è stato l’altro grande protagonista del G7. “Siamo consapevoli che la principale fonte di instabilità della regione – ha detto Meloni – è l’Iran. Siamo tutti d’accordo sul fatto che non possa esserci un Iran che si dota dell’arma nucleare”. I Paesi del G7, ha spiegato, “di fronte a una minaccia che è reale concordano sul fatto che Israele abbia il diritto di difendersi, ma l’obiettivo al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare”, anche perché l’arma atomica “sarebbe una minaccia anche per tutti noi”.

Il Canada, inoltre, adotterà misure per rafforzare le economie e i sistemi internazionali. In particolare, 391,3 milioni di dollari per catalizzare capitali privati ​​verso progetti di crescita economica e sviluppo in tutto il mondo, fino a 185,6 milioni di dollari per accelerare l’adozione e la commercializzazione dell’intelligenza artificiale e 120,4 milioni di dollari per la prevenzione, la risposta e il recupero dagli incendi boschivi a livello globale. Sul piatto anche 80,3 milioni di dollari per creare catene di approvvigionamento affidabili di minerali essenziali, 22,5 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo e l’uso delle tecnologie quantistiche e fino a 544 milioni di dollari in garanzie per nuovi finanziamenti per lo sviluppo in America Latina e nei Caraibi.

Israele attacca siti nucleari e militari iraniani. Khamenei: “Devasteremo regime malvagio”

Israele ha fatto partire l’attacco all’Iran. Dalla notte attacchi di portata senza precedenti continuano a essere lanciati contro siti militari e nucleari, uccidendo alti funzionari, con Teheran che ha promesso una risposta “distruttiva”. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha ricordato che l’operazione sarebbe durata “per molti giorni”: in serata infatti il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, il Tenente Generale Eyal Zamir, ha dichiarato di stare continuando a colpire l’Iran “con tutta la forza” possibile. Nuove esplosioni si sono avvertite nella regione settentrionale di Teheran.

Gli attacchi, effettuati durante la notte da 200 aerei contro circa 100 obiettivi, hanno colpito in particolare la capitale e l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, nel centro del paese. Raid mirati anche per decapitare l’esercito e i pasdaran: colpiti nelle loro case i comandanti militari, il consigliere politico della guida suprema Khamenei e alcuni scienziati. ‘Rising Lion’ il nome dell’operazione lanciata dall’esercito israeliano che ha fatto sapere di aver colpito “decine di obiettivi militari, inclusi obiettivi nucleari in varie regioni dell’Iran”.

“L’attacco dell’Iran di oggi non è stato accidentale e ho ordinato l’eliminazione del programma nucleare iraniano sei mesi fa”, ha sottolineato Netanyahu in una dichiarazione video. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) aveva confermato che il principale sito di arricchimento dell’uranio di Natanz, nella provincia di Isfahan, era stato preso di mira, ma ha sottolineato, anche dopo ulteriori attacchi durante il giorno, che i livelli di radiazione non erano aumentati nella zona. Almeno 18 persone sono state uccise e 35 ferite nel nord-ovest dell’Iran, secondo l’agenzia di stampa ufficiale IRNA, e almeno 95 persone sono rimaste ferite in tutto il Paese, secondo la televisione iraniana.

Israele ha dichiarato di aver ucciso la maggior parte dei leader della Forza Aerospaziale delle Guardie Rivoluzionarie, l‘esercito ideologico della Repubblica Islamica. Almeno due leader delle Guardie sono morti, tra cui il loro leader, il generale Hossein Salami, e il generale Gholam Ali Rashid. secondo la televisione di stato, sarebbe rimasto ucciso anche il capo di stato maggiore iraniano, il generale Mohammed Bagheri. Il consigliere per la sicurezza nazionale israeliano Tzachi Hanegbi, tuttavia, ha affermato che “attualmente non ci sono piani” per uccidere Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran e i suoi uomini. Un consigliere di alto livello della Guida Suprema iraniana, Ali Shamkhani, è rimasto ferito, secondo la televisione di stato iraniana.

Il Presidente Massoud Pezeshkian ha dichiarato che il suo Paese avrebbe fatto “rimpiangere” a Israele il suo attacco. Più
netto il nuovo capo delle Guardie Rivoluzionarie, Mohammad Pakpour, che ha promesso “le porte dell’inferno” al “regime sionista criminale e illegittimo”. “Le forze armate dell’Iran devasteranno il malvagio regime sionista”, ha promesso la Guida Suprema, Ali Khamenei, in un messaggio alla Nazione. “La Nazione iraniana può stare certa che non ci sarà negligenza nella nostra risposta”, ha proseguito Khamenei, secondo cui Israele “non uscirà indenne da questo crimine”.

Lo spazio aereo iraniano è chiuso fino a nuovo avviso, così come quello iracheno. Israele ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il suo territorio e ha chiuso il suo spazio aereo e le sue ambasciate nel mondo, con l’esercito che ha dichiarato di star intercettando droni lanciati in gran numero dall’Iran. “Prevediamo di essere esposti a diverse ondate di attacchi iraniani”, ha dichiarato Netanyahu. L’esercito ha annunciato il dispiegamento di riservisti “su tutti i fronti del Paese”. Teheran ha minacciato anche di colpire le basi militari statunitensi in Medio Oriente in caso di conflitto a seguito di un possibile fallimento dei negoziati sul suo programma nucleare.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ammesso di essere avvertito degli attacchi israeliani. Mentre Washington conduce negoziati indiretti con Teheran sul suo programma nucleare, ha esortato le autorità iraniane a “raggiungere un accordo prima che non rimanga nulla”. Il presidente ha anche avvertito che “futuri attacchi” sarebbero stati “ancora più brutali”. “È ancora possibile fermare questo massacro”, ha dichiarato sul suo social network Truth assicurando che gli Stati Uniti sono pronti a difendere se stessi e Israele in caso di rappresaglia da parte dell’Iran.

Di fatto Israele considera il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale. L’Occidente e Israele accusano Teheran di voler acquisire armi nucleari, cosa che il governo iraniano nega, sostenendo che il suo programma nucleare è esclusivamente per uso civile. Ieri Israele aveva chiesto alla comunità internazionale una “risposta decisa” dopo che l’AIEA aveva adottato una risoluzione che condannava Teheran per il mancato rispetto dei suoi obblighi nucleari. Israele l’ha denunciata come “una minaccia imminente alla sicurezza e alla stabilità regionale e internazionale”. Un sesto round di negoziati nucleari tra Iran e Stati Uniti era originariamente previsto per domenica a Muscat, con la mediazione dell’Oman. Ora sembra che la loro continuazione sia a rischio. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto la “massima moderazione”, così come l’Alta Commissario per la politica estera dell’Ue. La NATO ha chiesto una “de-escalation” e sia Londra sia Parigi hanno invitato le parti a “esercitare moderazione”.

L’Iran, sostenuto da Russia e Cina, ha ottenuto la convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle 21 di venerdi sera. Pechino ha espresso “preoccupazione”, mentre Mosca ha denunciato gli attacchi israeliani come “inaccettabili” e “immotivati”. Lo stesso presidente russo Vladimir Putin ha offerto Mosca come mediatore in conversazioni avute con il suo omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, e con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato al suo omologo italiano Antonio Tajani che l’Iran si aspettava che “l’Unione Europea in particolare condannasse questo attacco criminale”. Ma il Presidente francese Emmanuel Macron ha rivendicato “il diritto di Israele a proteggersi e garantire la propria sicurezza”, invitando al contempo alla moderazione. L’AIEA ha ribadito che gli impianti nucleari “non devono mai essere attaccati”. La Turchia ha esortato Israele a cessare le sue “azioni aggressive”, e il peso massimo regionale dell’Arabia Saudita ha denunciato “flagranti violazioni” del diritto internazionale.

Giorgetti punta sul nucleare per frenare il caro energia: “In passato scelte scellerate”

L’energia resta un tema cruciale per la crescita economica. Dopo l’appello lanciato da Confindustria all’ultima assemblea nazionale, anche in Senato i rincari trovano spazio nella discussione sulle nuove regole di bilancio. Giancarlo Giorgetti prende appunti, poi risponde: “Sul costo dell’energia dobbiamo guardarci tutti allo specchio” e pensare “alle scelte scellerate che hanno privato questo Paese dell’unica fonte di energia che lo avrebbe reso sovrano e indipendente: il nucleare”.

Proprio per questo motivo, il ministro dell’Economia spera che “davanti a scelte che potranno produrre effetti, ahimè, tra 10 anni, tutto il Parlamento in qualche modo seguirà il nuovo indirizzo che finalmente il governo ha coraggiosamente deciso di dare”. Ogni riferimento alla legge delega è più che voluto.

Il responsabile del Mef, come tutto l’esecutivo, sa che i tempi sono cambiati rispetto agli anni Ottanta. Le bollette che ogni bimestre arrivano nelle cassette postali degli italiani e sulle caselle mail delle aziende sempre più alte, erodendo la capacità di acquisto delle famiglie e quella di fare investimenti delle imprese. Anche i numeri indicano che la strada del nucleare ha molti meno ostacoli rispetto al passato. Secondo quanto emerge dall’ultimo sondaggio condotto da Swg per Fondazione Lottomatica, infatti, il 57% degli italiani guarda con favore al ritorno dell’energia nucleare, mentre il 64% è favorevole a investimenti nella nuova generazione di impianti.

Anche la ricerca ‘Italia: energia sicura?‘, realizzata dall’istituto Gpf Inspiring Research, conferma questa tendenza: “Il 58,4% degli intervistati accetta (con diverse sfumature di opinione) di reinvestire nel nucleare per il fabbisogno energetico nazionale”. Sono soprattutto i giovani ad avere la maggiore apertura verso il nucleare, visto che tra gli under 35 la percentuale arriva al 62,3.

Al di là del nucleare, Giorgetti allarga il ragionamento anche alle energie alternative, anche se solo da un punto di vista economico. Perché il ministro invita a riflettere sulle “dubbie politiche anche in materia di rinnovabili, non per la bontà delle medesime” ma per “come si sono costruiti gli oneri di sistema e quanto pesano nel tempo per capire che si è sbagliato qualcosa su tutta la politica energetica nazionale”. Parole che potrebbero anche preludere a un prossimo intervento del governo in materia. Del resto, le soluzioni per le politiche industriali sono sempre oggetto di studio al Mef. Anche se Giorgetti non cambia idea sui piani quinquennali: “Sono stati un fallimento storico, economico e anche politico. Continuare a concepire la politica industriale in questi termini non potrà che replicare gli stessi esiti”.

L’unica ammenda che il responsabile del Mef concede è sulla difesa: “Siccome la domanda è pubblica, e saremo chiamati a valutare ingenti risorse da destinare alla difesa, l’offerta inevitabilmente deve essere guidata e consigliata”. Il governo assicura che non si farà trovare impreparato nemmeno sui cosiddetti ‘campioni’: “Faremo la nostra parte“.

Pichetto: “Ddl Nucleare legge entro l’anno”. Enea guarda a fusione col primo magnete per DTT

Il disegno di legge sul Nucleare diventerà legge entro l’anno e l’Italia, dopo 40 anni, potrà tornare in corsa per produrre energia da fissione e in futuro da fusione. E’ l’auspicio di Gilberto Pichetto Fratin, che partecipa alla presentazione del primo magnete per il progetto DTT (Divertor Tokamak Test) nello stabilimento di ASG Superconductors della Spezia.

Il ddl è stato licenziato in consiglio dei ministri alla fine di febbraio, ma deve ancora approdare in Parlamento. “Noi vogliamo accompagnare ma anche accelerare” l’energia Nucleare, spiega il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Non solo quindi l’esecutivo sceglie di produrla, ma prevede anche di avere un ente di controllo e di sostenere la ricerca e la formazione. Si partirà inevitabilmente dai “piccoli reattori” da fissione di “terza generazione avanzata”, per poi arrivare alla fissione di quarta generazione, con raffreddamento a piombo, fino all'”eldorado della fusione“, precisa Pichetto Fratin.

Proprio alla fusione guarda il Dtt, macchina sperimentale 100% italiana in costruzione nel Centro Ricerche ENEA di Frascati. Oggi è stato presentato il primo dei diciotto magneti che costituiranno il “cuore” tecnologico del reattore. “Un ulteriore e importante tassello verso la fusione, da molti considerata la più importante sfida tecnologica del nostro secolo”, ribadisce l’inquilino del dicastero di viale Cristoforo Colombo. Un progetto promosso da un consorzio composto da ENEA, Eni e diverse università e istituzioni di ricerca italiane, con un investimento complessivo superiore ai 600 milioni di euro e che si stima possa generare un impatto economico e occupazionale pari a circa 2 miliardi di euro. Il progetto darà vita anche a uno dei centri scientifico-tecnologici più avanzati a livello mondiale, concepito come un hub internazionale aperto alla collaborazione di ricercatori e scienziati provenienti da tutto il mondo.

In questi decenni, sia nel campo della fusione che quello della fissione l’Italia ha mantenuto “una rete industriale robusta, una importantissima catena di approvvigionamento per impianti europei e internazionali, un sistema di ricerca avanzato e istituzioni accademiche di eccellenza, che forniscono competenze qualificate a livello internazionale – ad esempio in grado di formare, già oggi, circa il 10% degli ingegneri nucleari europei“, ricorda Pichetto Fratin.

Il magnete superconduttore misura oltre 6 metri di altezza e pesa 16 tonnellate. E’ composto con tecnologie costruttive all’avanguardia e materiali innovativi per contenere 33 metri cubi di plasma a una temperatura di oltre 100 milioni di gradi. Il DTT vuole essere un elemento di raccordo tra i grandi programmi internazionali ITER e DEMO e promette di dare risposte cruciali ad alcune delle principali sfide ancora aperte nel percorso verso la produzione di energia da fusione, come ad esempio la gestione dei flussi di potenza estremamente elevati generati dal plasma.

“Siamo particolarmente orgogliosi di contribuire, con le nostre competenze e infrastrutture, a questo risultato che rappresenta un importante passo in avanti nella roadmap per la realizzazione della facility DTT e in generale per l’energia da fusione“, rivendica Giorgio Graditi, direttore generale ENEA. Una tappa fondamentale “non solo per la nostra macchina sperimentale ma per l’intera filiera della fusione in Italia“, spiega Francesco Romanelli, presidente DTT, che parla di una “dimostrazione concreta che ricerca pubblica e industria privata, quando lavorano in sinergia, possono affrontare con successo sfide scientifiche e tecnologiche di portata globale“. Il DTT è nato per “accelerare la transizione energetica, formare nuove generazioni di ricercatori e tecnologi e contribuire in modo determinante alla costruzione dei reattori del futuro, in grado di produrre energia non solo pulita ma di fatto inesauribile. Oggi questo ulteriore risultato concreto – scandisce -, ci consente di guardare avanti con ancora più fiducia e determinazione”.

Ue avvia il primo progetto comune sul nucleare. Pichetto-Urso: “Italia al centro”

Parte a Bruxelles il primo progetto comune sulle energie nucleari, candidato per l’Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo). Il gruppo di lavoro è guidato dalla Francia, sostenuto dall’Italia e dalla Romania, ma sarà aperto alla sottoscrizione di altri Stati. L’obiettivo è portare avanti un piano integrato, con “forti collaborazioni di ricerca e sviluppo”, spiega la Commissione europea, per creare un “ecosistema nucleare europeo competitivo”.

Si punta quindi a decarbonizzare l’industria, rafforzando la competitività e cercando di raggiungere gli obiettivi climatici. “Questo Ipcei può rendere l’Europa leader mondiale nell’innovazione nucleare”, si spinge a sostenere il vice presidente della Commissione, Stéphane Séjourné, nella riunione in cui ha preso avvio la fase di progettazione del lavoro.

Gilberto Pichetto e Adolfo Urso si dicono “molto soddisfatti”: “Rappresenta un riconoscimento del valore strategico del nucleare a livello europeo”, spiegano in una nota congiunta.

L’Italia ha fornito il sostegno all’iniziativa con una endorsement letter, a conferma della “vitalità di una filiera industriale nazionale che, insieme alla ricerca e all’accademia, è rimasta attiva e competitiva negli ultimi quarant’anni, nonostante l’assenza di produzione di energia da fonte nucleare sul territorio nazionale”, ricordano i due ministri. Il risultato è frutto di un “intenso lavoro di collaborazione” tra il Mase e il Mimit, con il supporto dalla Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (Pnns), istituita presso il Mase, che ha pubblicato lo scorso 4 aprile i risultati di un anno di lavoro collaborativo tra i più importanti stakeholder nazionale sul nucleare.

I due ministeri evidenziano che, per la prima volta dall’istituzione degli Ipcei, all’Italia “è stato riconosciuto il ruolo di penholder (coordinatore) a livello europeo, in particolare per le tecnologie di fusione nucleare”. Il nostro Paese ha però dato un contributo, viene precisato, “ugualmente determinante” nell’ambito delle tecnologie di fissione nucleare e delle applicazioni mediche delle tecnologie nucleari.

La fase di design dei progetti apre un percorso che richiederà un ulteriore e significativo impegno da parte dei ministeri coinvolti, in sinergia con l’intero sistema industriale, accademico e della ricerca italiano. Nel momento in cui il Parlamento si prepara a confrontarsi sulla legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, questo Ipcei rappresenta uno strumento per sostenere una filiera nazionale che “opera da decenni ai più alti livelli europei e internazionali, sia nel campo della fissione nucleare che della fusione”, sostengono i ministri.

Si tratta di “un segnale forte che riconosce il valore strategico dell’innovazione tecnologica in ambito energetico e conferma il ruolo centrale che l’Italia può e deve avere in questa sfida, l’unica in grado di garantire la sicurezza del Paese e ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese”, fa eco la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava, in quota Lega. Proprio il Carroccio, lunedì a Milano presenterà la sua proposta per un nucleare possibile già dal 2032: “È l’unico modo – secondo il segretario Matteo Salvini – per avere bollette più basse per famiglie e imprese”.

atomo

Amazon, Google e Meta siglano impegno per triplicare la capacità nucleare al 2050

I giganti della tecnologia e altri importanti consumatori di energia, tra cui Amazon, Google, Meta, Dow, Occidental, Allseas e OSGE, hanno firmato un impegno a sostegno dell’obiettivo di almeno triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. Questo impegno, chiamato “Large Energy Users Pledge“, sarà ufficializzato stasera a Houston in Texas durante l’evento CERAWeek co-ospitato dalla World Nuclear Association, ed ha già avuto l’ok da 31 paesi, 140 aziende del settore nucleare e 14 importanti istituzioni finanziarie globali, che hanno già aderito a questa causa.

L’impegno annunciato dall’associazione mondiale nucleare sottolinea che “nonostante gli sforzi in corso per l’efficienza e l’ottimizzazione energetica, si prevede che la domanda di energia in molti settori aumenterà in modo significativo nei prossimi anni per sostenere le economie in crescita” e i firmatari “convengono che la capacità di energia nucleare dovrebbe almeno triplicare entro il 2050, rispetto ai livelli attuali, per contribuire a raggiungere gli obiettivi globali di maggiore resilienza e sicurezza energetica e di un continuo e costante approvvigionamento di energia pulita“. Si riconosce inoltre che “i grandi consumatori di energia spesso dipendono dalla disponibilità di energia in abbondanza per le loro operazioni di successo e competitive in termini di costi, e che l’energia nucleare può fornire energia 24 ore su 24, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, dalla stagione o dalla posizione geografica”. In tal modo, si evidenzia anche che “le tecnologie energetiche sicure, pulite e affidabili, compreso il nucleare, svolgono un ruolo importante nella creazione di una rete diversificata e affidabile“.

I firmatari concordano sul fatto che “le tecnologie nucleari hanno un ruolo significativo nel fornire generazione per un’ampia gamma di attività economiche, tra cui il settore tecnologico, una maggiore elettrificazione, la fornitura di calore di processo industriale ad alta temperatura, la produzione di idrogeno, il teleriscaldamento e la produzione di combustibili sintetici” e che “garantendo che il nucleare e altre fonti di energia abbiano pari accesso ai finanziamenti, i governi possono consentire l’implementazione della capacità nucleare su larga scala in tutto il mondo”. Si fa quindi appello a “altre grandi aziende utilizzatrici di energia ad aderire a questo impegno“.

Per Lucia Tian, responsabile delle tecnologie di energia pulita e decarbonizzazione di Google, “l‘energia nucleare sarà fondamentale per costruire un futuro energetico affidabile, sicuro e sostenibile. Google continuerà a lavorare insieme ai nostri partner per accelerare la commercializzazione di tecnologie nucleari avanzate in grado di fornire l’energia pulita 24 ore su 24 necessaria per soddisfare la crescente domanda di elettricità in tutto il mondo“. Anche Brandon Oyer, responsabile di Energy and Water di Amazon Web Services, ha espresso il suo supporto: “Accelerare lo sviluppo dell’energia nucleare sarà fondamentale per rafforzare la sicurezza della nostra nazione, soddisfare le future richieste di energia e affrontare il cambiamento climatico“. Secondo Urvi Parekh, responsabile globale dell’energia di Meta, “con l’espansione delle economie globali, la necessità di una fornitura energetica affidabile, pulita e resiliente è fondamentale“. Sama Bilbao y León, dg della World Nuclear Association, ha concluso: “Il supporto senza precedenti annunciato oggi da alcune delle aziende più influenti al mondo per almeno triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050 invia un chiaro segnale per accelerare i cambiamenti politici, finanziari e normativi che consentono la rapida espansione dell’energia nucleare“. L’energia nucleare attualmente rappresenta il 9% dell’elettricità mondiale da 439 reattori nucleari operativi. La domanda globale di energia è destinata a crescere di circa il 4% all’anno, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia.

Difesa, il piano di Macron: Proteggere l’Ue sotto lo scudo nucleare francese

Emmanuel Macron vuole “aprire la discussione strategica” sulla protezione dell’Europa con il nucleare francese, in un momento di riavvicinamento tra Mosca e Washington, specificando tuttavia che la decisione di premere il pulsante rimarrebbe “nelle mani” del presidente francese.

Rispondendo alla storica richiesta del futuro cancelliere tedesco (Friedrich Merz), ho deciso di aprire il dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati del continente europeo attraverso la nostra deterrenza”, ha dichiarato il capo dello Stato francese in un discorso televisivo. Tuttavia, “qualunque cosa accada, la decisione è sempre stata e rimarrà nelle mani del presidente della Repubblica, capo delle forze armate”, ha precisato, rispondendo alle critiche di alcuni politici francesi dell’opposizione.

Macron è intervenuto mentre la nuova amministrazione Trump fa temere un disimpegno degli Stati Uniti in Ucraina e una rottura storica della loro alleanza con gli europei.
La minaccia russa è reale e colpisce i paesi europei, colpisce noi”, ha sottolineato il capo dello Stato, ricordando che la Russia ‘ha già trasformato il conflitto ucraino in un conflitto mondiale’, ‘viola i nostri confini per assassinare gli oppositori, manipola le elezioni in Romania e in Moldavia’ e ‘tenta di manipolare le nostre opinioni con bugie diffuse sui social network’. Per Emmanuel Macron, “questa aggressività non sembra conoscere confini” e di fronte a questa situazione, “rimanere spettatori sarebbe una follia”. Secondo lui, “rimaniamo fedeli alla NATO e alla nostra partnership con gli Stati Uniti ma dobbiamo fare di più. Il futuro dell’Europa non deve essere deciso a Washington o a Mosca”.

Tutte queste questioni promettono di essere al centro di un vertice straordinario dell’Unione europea, oggi a Bruxelles, che mira, secondo la presidenza francese, a dimostrare che i Ventisette stanno “accelerando” in questo settore. Subito dopo il suo discorso, Emmanuel Macron ha ricevuto a cena il primo ministro ungherese Viktor Orban, sostenitore di Donald Trump e Vladimir Putin, e una delle voci più discordanti nell’UE.

Secondo Macron, al termine del vertice di oggi “i Paesi membri potranno aumentare le spese militari senza che questo venga considerato nel loro deficit. Verranno decise massicce sovvenzioni comuni per acquistare e produrre sul suolo europeo munizioni, carri armati, armi e attrezzature tra le più innovative”.
Lo scenario di una deterrenza europea si scontra con numerosi ostacoli, tra cui l’autonomia decisionale rivendicata da Parigi. Fin dall’inizio, la dissuasione francese si basa infatti sulla valutazione di una minaccia ai vitali interessi del paese da parte di un solo uomo, il presidente della Repubblica.

Evocando inoltre l’altro tema scottante delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, il presidente francese ha ritenuto necessario preparare l’Europa “a una decisione degli Stati Uniti di imporre tariffe doganali sulle merci europee”, come hanno appena confermato nei confronti di Canada e Messico. “Questa decisione, incomprensibile sia per l’economia americana che per la nostra, avrà conseguenze su alcuni dei nostri settori“, ha avvertito. “Mentre prepariamo la risposta con i nostri colleghi europei, continueremo a fare tutto il possibile per convincere che questa decisione sarebbe dannosa per tutti noi”.

atomo

Nucleare a livelli record nel 2025, Pichetto auspica ok delega entro autunno

L’energia nucleare nel 2025 “è destinata a raggiungere livelli record”. Sarà dunque necessario affrontare le varie sfide correlate, tra cui i costi relativi a questa tecnologia, i ritardi dei progetti e il loro finanziamento. E’ la previsione contenuta nel rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) presentato nella sede di Confindustria a Roma. Nell’analisi è sottolineato l’impulso che sta avendo il nucleare ultimamente su nuove politiche, progetti, investimenti e progressi tecnologici, vedi gli Small modular reactor (SMR). Dal suo rinnovato slancio, sostiene dunque l’Aie, si può ottenere quel potenziale per aprire una nuova era per questa fonte di energia sicura e pulita, vista la domanda di elettricità fortemente cresciuta in tutto il mondo. La conferma arriva dal direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol: “Il forte ritorno dell’energia nucleare previsto dall’Agenzia diversi anni fa è ormai ben avviato”, “il nucleare è destinato a generare un livello record di elettricità nel 2025”. E ancora: più di 70 GW di nuova capacità nucleare sono in costruzione a livello globale, “è uno dei livelli più alti degli ultimi 30 anni”, precisa Birol. E più di 40 paesi in tutto il mondo hanno piani per espandere il ruolo del nucleare nei loro sistemi energetici, con gli SMR in particolare che offrono un potenziale di crescita notevole. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sposa il percorso: “Il dovere mio, del governo e del parlamento è mettere il Paese nelle condizioni di poter scegliere tra 3-4 anni”. Quanto allo schema di ddl delega al Governo in materia di nucleare sostenibile, il Mase lo ha inviato nei giorni scorsi a Chigi. “Sono state fatte alcune piccole modifiche”, precisa il ministro. Al suo interno c’è la trasformazione dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) in ente certificatore, mentre Arera rimane l’ente regolatore. L’obiettivo ora è inserirlo “quando faremo un Consiglio dei ministri che vada anche oltre la contingenza attuale”. Il ddl “è pronto, può darsi che arrivi presto in Cdm insieme al dl Bollette”. La speranza è che poi il parlamento “riesca, senza comprimere nel modo più assoluto il dibattito, ad approvare la delega entro l’autunno”. Della stessa opinione Confindustria. “Se vogliamo garantire al Paese di avere energia sicura, energia a prezzi competitivi e un futuro decarbonizzato – afferma Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energianon possiamo che puntare sul nucleare”. Però prima si deve intervenire sul meccanismo di formazione del prezzo. “Abbiamo un differenziale di prezzo con Germania, Francia e Spagna oggi ingiustificato ed è dovuto principalmente al nostro mix produttivo”, termina Regina.

Fukushima

Clima, il Giappone punta a ridurre le emissioni del 60% entro il 2035 rispetto al 2013

Il Giappone si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 60% entro il 2035 rispetto al 2013, nell’ambito di un piano climatico con obiettivi ambiziosi, accompagnato da una revisione della strategia energetica. La quarta economia mondiale, ancora molto dipendente dai combustibili fossili e accusata di avere il mix energetico più inquinante tra le potenze del G7, si è già posta l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

L’impegno annunciato oggi fa parte del nuovo “contributo determinato a livello nazionale” (NDC) che Tokyo, come tutti i Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015, avrebbe dovuto presentare all’Onu entro il 10 febbraio. Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo dieci dei quasi 200 paesi interessati lo hanno fatto in tempo.

L’obiettivo deve essere raggiunto nel corso dell’esercizio finanziario giapponese 2035, che si concluderà alla fine di marzo 2036. L’arcipelago mira inoltre a ridurre le proprie emissioni del 73% entro il 2040, sempre rispetto al 2013, ha precisato il Ministero giapponese dell’Ambiente. “Questi ambiziosi obiettivi sono in linea con l’obiettivo globale” previsto dall’Accordo di Parigi, che mira a limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5°C rispetto all’era preindustriale, e rientrano nella prospettiva della “neutralità carbonica”, ha sottolineato il ministero.

Nel suo precedente contributo nazionale presentato all’Onu nel marzo 2020, il Giappone si era impegnato a ridurre le proprie emissioni solo del 26% entro il 2030, suscitando aspre critiche da parte di Ong ed esperti del clima. Di conseguenza, un piano più ambizioso, presentato nell’ottobre 2021, ha fissato un obiettivo di riduzione del 46% entro il 2030 rispetto al 2013.

Il nuovo obiettivo “è una grande opportunità mancata per mostrare al mondo la leadership del Giappone nella lotta contro il cambiamento climatico”, ha spiegato all’AFP Masayoshi Iyoda, responsabile per il Giappone dell’Ong ambientalista 350.org. “Gli scienziati hanno avvertito che il Giappone deve ridurre le sue emissioni dell’81% entro il 2035 per allinearsi all’ obiettivo di 1,5 °C. Il primo ministro Shigeru Ishiba ha ceduto alle pressioni dell’industria, che deve molto agli interessi dei combustibili fossili”, si è rammaricato, denunciando “un grave fallimento per una transizione verso un futuro di energia rinnovabile giusto ed equo”.

Le sfide per il Giappone sono enormi. Nel 2023, quasi il 70% del suo fabbisogno di elettricità era soddisfatto da centrali termiche a carbone e idrocarburi. Le importazioni di combustibili fossili, pari al 23% delle importazioni totali del Giappone, costano al Paese l’equivalente di circa 470 milioni di dollari al giorno, secondo i dati doganali giapponesi per il 2024. Per porre rimedio a questa situazione, il governo di Shigeru Ishiba ha annunciato a metà dicembre un progetto preliminare volto a rendere le energie rinnovabili la prima fonte di elettricità del paese entro il 2040, aumentando al contempo il ricorso al nucleare.

Tanto più che Tokyo punta a un aumento del 10-20% della produzione di elettricità del Paese entro il 2040, rispetto al 2023, a fronte di una domanda crescente legata in particolare all’intelligenza artificiale (IA) e alla produzione di semiconduttori. Questo ‘Piano strategico energetico’ è stato perfezionato e dettagliato martedì. Entro il 2040, secondo gli obiettivi adottati, le centrali termiche dovranno rappresentare solo tra il 30 e il 40% del mix elettrico giapponese. Al contrario, la quota di energie rinnovabili nella produzione di elettricità sarà aumentata fino a raggiungere il 40-50%, rispetto al solo 23% nel 2023. L’obiettivo precedentemente fissato era del 38%. Il contributo del solare al mix elettrico dovrebbe salire al 23-29% entro il 2040, quello dell’eolico al 4-8% e quello dell’idroelettrico all’8-10%, secondo le fasce dettagliate.

Inoltre, il nucleare dovrebbe rappresentare il 20% della produzione elettrica entro il 2040, più o meno l’obiettivo già fissato per il 2030, ma al di sotto del 30% che il nucleare civile rappresentava prima del 2011. Quattordici anni dopo la catastrofe di Fukushima, il Giappone vuole che l’energia nucleare svolga un ruolo importante nel soddisfare il crescente fabbisogno energetico. Il governo aveva chiuso tutte le centrali nucleari dell’arcipelago dopo questa tripla catastrofe (terremoto, tsunami, incidente nucleare) ma le ha gradualmente rimesse in funzione, nonostante le proteste, e prevede che tutti i suoi reattori esistenti saranno attivi entro il 2040.