Riprodurre la fusione sulla Terra ci darebbe l’energia dei sogni

L’energia a fusione nucleare? Sarà talmente economica da non aver nemmeno bisogno di essere misurata. Non è vero, ovviamente. La frase – metà anni ‘50 – è attribuita all’allora presidente della commissione per l’energia atomica Lewis Strauss (per gli amanti del cinema: uno dei protagonisti, interpretato da Robert Downey Jr, del film campione di incassi ‘Oppenheimer’). Richiamava l’idea di un futuro in cui l’energia potesse essere – cito – disponibile come l’acqua.

La previsione rimandava alla futura progettazione di reattori nucleari a fusione. Macchine in cui dovrebbe avvenire lo stesso processo che alimenta il Sole e le stelle: strizzare, cioè, la materia grazie a campi magnetici potentissimi (nel Sole ci pensa la gravità) per fondere fra loro nuclei di atomi di idrogeno. E generare energia. Tutto diverso dal processo delle attuali centrali a fissione, dove invece la reazione si produce bombardando l’atomo.

Riprodurre la fusione sulla Terra ci darebbe l’energia dei sogni: pulita, sicura, prodotta da un combustibile facilissimo da reperire, e senza produzione di scorie radioattive a lungo tempo di decadimento.

La previsione di settant’anni fa era, senz’altro, troppo entusiasta. Il percorso che potrebbe portarci a una vera centrale termonucleare funzionante guarda a dopo il 2050. In mezzo ci sono una serie di sfide scientifiche e tecnologiche.

Ma la frase di Strauss (“Too cheap to meter”, in originale) era impropria anche in senso più stretto: una delle sfide lungo il percorso, infatti, è proprio quella di misurare la potenza emessa dal reattore durante un processo di fusione. Sì, perché la fusione nucleare è già una realtà dal punto di vista sperimentale. Quello che manca è dimostrare che possa essere vantaggiosa economicamente in un reattore di grandi dimensioni, capace, in teoria, di alimentare intere città.

La vera notizia, è che oggi l’ostacolo della misurazione è superato. A compiere l’ultimo importantissimo passo, un team di fisici italiani dell’università di Milano-Bicocca e del Cnr. La sfida era trovare un metodo di misurazione indipendente a quello già sviluppato in passato, basato sui neutroni emessi dalla reazione. Un nuovo metodo che potesse confermare i risultati del primo durante il processo di fusione. E senza il quale, di accendere il reattore non se ne parla nemmeno.

L’idea degli scienziati è stata sfruttare l’emissione di raggi gamma durante la reazione: individuarli, contarli, e risalire alla potenza. “Come cercare un ago in un pagliaio”, per usare parole loro.

Noi di GEA abbiamo raccontato questa storia. E l’abbiamo pubblicata in esclusiva insieme a Wired, testata da sempre attenta alle tematiche scientifiche.

E per farlo siamo partiti dal passato, che coinvolge fisici come Bruno Pontecorvo, Andrej Sacharov e Bruno Coppi. E dalle storie dei protagonisti di questa scoperta. Come il direttore del dipartimento di Fisica di Milano-Bicocca, Giuseppe Gorini, che ha guidato il gruppo di ricerca dell’ateneo, e che dagli anni ‘80 in poi ha sviluppato gli spettrometri ora utilizzati per le misurazioni. Lavorando insieme a fisici internazionali e facendo calcoli nella campagna di famiglia, vicino a Ravenna, raccogliendo ogni tanto pesche mature dagli alberi. Come a dire che anche i luoghi della scienza sono spesso inaspettati da raccontare. Newton del resto aveva la mela…

Il vocabolario tecnico della fusione nucleare

A Milano, i ricercatori e le ricercatrici dell’università di Milano-Bicocca con l’istituto per la scienza e la tecnologia dei plasmi del CNR, hanno sviluppato una nuova tecnica per il monitoraggio della potenza prodotta dalle reazioni di fusione nucleare controllata, basata sull’osservazione e sulla misurazione della ‘luce dei nuclei’, cioè i raggi gamma emessi dal reattore. Di seguito il vocabolario tecnico per orientarsi nella nuova scoperta.

FUSIONE NUCLEARE CONTROLLATA. La reazione consiste nel fondere due nuclei in un nucleo di massa maggiore, con un importante rilascio di energia. Nella fusione nucleare controllata vengono fusi in un reattore i nuclei di due isotopi dell’idrogeno (deuterio e trizio), ogni reazione produce un nucleo di elio e un neutrone. Una centrale elettrica a fusione nucleare, a differenza di una centrale a fissione, non produrrebbe scorie radioattive a lungo tempo di decadimento, sarebbe inoltre un processo sicuro, in grado di auto-spegnersi in caso di anomalie, e una fonte di energia senza emissioni di CO2.

DEUTERIO E TRIZIO. Sono due isotopi dell’idrogeno, e sono il combustibile per i reattori a fusione nucleare controllata. Il trizio è il terzo isotopo dell’idrogeno, il suo nucleo è composto da un protone e due neutroni. Il nucleo del deuterio è invece composto da un protone e un neutrone. Il deuterio di ottiene a partire dall’acqua, il trizio, invece, può essere auto-generato dalla centrale a fusione.

PLASMA. Definito come il ‘quarto stato della materia’, il plasma si ottiene a temperature di milioni di gradi. In queste condizioni, gli elettroni vengono separati dai nuclei generando un gas ionizzato. In questo stato possono avvenire reazioni di fusione nucleare.

TOKAMAK. Macchina formata da una camera di forma toroidale (a ‘ciambella’) nel quale il plasma viene contenuto grazie a campi magnetici ad alta intensità capaci di ‘strizzare’ la materia e produrre reazioni di fusione nucleare. La configurazione del tokamak è stata sviluppata fra gli anni ’50 e gli anni ’60 dai fisici sovietici Igor Tamm e Andrej Sacharov.

JET, ITER, DEMO, E I NUOVI INVESTIMENTI PRIVATI. Sono i progetti che segnano le tappe della ricerca scientifica e tecnologica verso lo sviluppo futuro di una centrale a fusione nucleare. JET (Joint European Torus), progetto iniziato negli anni ’70 e costruito in Inghilterra, è al momento il più grande reattore tokamak in funzione, viene utilizzato in particolare per gli esperimenti preparatori a ITER. L’obiettivo di ITER, reattore in costruzione in Francia da un consorzio internazionale che comprende anche l’Unione Europea, sarà invece dimostrare che è possibile produrre energia termica superando il breakeven con l’energia immessa per far funzionare il sistema (i test finali sono previsti per la seconda metà degli anni ‘30 e dovranno portare a generare una potenza di 500 MW per decine di minuti). DEMO sarà un reattore a fusione dimostrativo, e sarà il predecessore di centrali termonucleari per usi commerciali. Oltre agli investimenti delle organizzazioni internazionali, l’ingresso di importanti capitali privati stanno portando allo sviluppo di diversi progetti paralleli, rinnovando interesse e attenzione sul tema e verosimilmente accelerando le tempistiche dello sviluppo scientifico e tecnologico.

I PROTAGONISTI DELLA SPETTROSCOPIA DI RAGGI GAMMA. La nuova tecnica di misurazione della potenza del reattore è stata sviluppata da una collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Istituto per la Scienza e la Tecnologia dei Plasmi del CNR. Il professor Giuseppe Gorini ha coordinato il gruppo di ricerca a Milano-Bicocca, il coordinatore del gruppo di ricerca del CNR è Marco Tardocchi. GEA ha intervistato il professor Giuseppe Gorini, direttore del dipartimento di fisica dell’università di Milano-Bicocca e il professor Massimo Nocente, fisico sperimentale dell’università di Milano-Bicocca.

A Milano passo avanti verso fusione nucleare: nuova tecnica per monitoraggio potenza

La fusione nucleare controllata promette un futuro a energia pulita disponibile per generazioni. Ora, a Milano, i ricercatori e le ricercatrici dell’università di Milano-Bicocca con l’istituto per la scienza e la tecnologia dei plasmi del CNR, hanno sviluppato una nuova tecnica per il monitoraggio della potenza prodotta dalle reazioni di fusione nucleare controllata, basata sull’osservazione e sulla misurazione della ‘luce dei nuclei’, cioè i raggi gamma emessi dal reattore. “Stiamo verificando gli ultimi dettagli” spiega Giuseppe Gorini, fisico sperimentale e direttore del dipartimento di Fisica all’università degli Studi di Milano-Bicocca, intervistato da GEA, “ma abbiamo dimostrato che questa tecnica può essere utilizzata per monitorare la potenza emessa da qualunque plasma con miscela deuterio-trizio”. Un passo fondamentale nel lungo percorso che dovrebbe portarci al traguardo della prima centrale elettrica dimostrativa a fusione nucleare dopo il 2050.

COSA E’ LA FUSIONE NUCLEARE. La fusione nucleare è il processo che alimenta le stelle e fornisce energia all’universo. In una stella la forza di gravità dovuta alla sua enorme massa comprime la materia al punto che, al suo interno, i nuclei si fondono, liberando una grandissima quantità di energia. Per riprodurre lo stesso processo in maniera controllata vengono immessi in un reattore atomi di deuterio e trizio, due isotopi dell’idrogeno. Nei reattori attualmente in sperimentazione (prendono il nome di tokamak), la forza di gravità è sostituita da campi magnetici ad altissima intensità e che ‘strizzano’ la materia fino a raggiungere la temperatura di circa 150 milioni di gradi. A queste temperature deuterio e trizio si fondono, producendo energia. Si stima che il processo di fusione possa fornire energia sulla Terra per centinaia di migliaia di anni, senza emissione di anidride carbonica, in modo sicuro e senza produrre le scorie a lungo tempo di decadimento della ‘sorella’, e più nota, fissione nucleare.

LA ROADMAP VERSO LA PRIMA CENTRALE A FUSIONE. Il più grande laboratorio mondiale sulla fusione nucleare è ITER, attualmente in costruzione in Francia da parte di un consorzio internazionale a cui partecipa anche l’Unione Europea. Tra qualche anno, ITER inizierà la sua fase di sperimentazione. L’obiettivo, atteso dopo il 2035, è di dimostrare che dalla fusione nucleare si può ottenere più energia rispetto a quella necessaria per mantenere la materia alle alte temperature richieste. Dopo ITER, è prevista la costruzione di DEMO, un prototipo di centrale elettrica a fusione, per poi arrivare alla prima centrale a fusione nucleare con produzione netta di energia elettrica. Attualmente il più grande reattore tokamak in funzione è il JET (Joint European Torus), in Inghilterra, dove dal 1983 avvengono oggi le principali sperimentazioni. Più recentemente, l’ingresso di importanti investitori privati nel campo di ricerca della fusione nucleare ha portato a prevedere una possibile accelerazione negli sviluppi scientifici e tecnologici.

LA NUOVA TECNICA DI MISURAZIONE SVILUPPATA A MILANO. Un parametro fondamentale per arrivare ad avere una centrale termonucleare a fusione è la misurazione della potenza del reattore. La tecnica principale si basa sulla misurazione dei neutroni emessi dal processo di fusione. Per avviare, però, un reattore di grande portata come ITER, e in generale un reattore capace di generare l’energia sufficiente ad alimentare una o più città, è richiesto un secondo metodo indipendente di misurazione. I ricercatori e le ricercatrici dell’università di Milano-Bicocca e dell’istituto per la scienza e la tecnologia dei plasmi del CNR, hanno messo a punto una tecnica che consente di monitorare la potenza prodotta riconoscendo il colore emesso dalla ‘luce dei nuclei’ e riuscendo a stabilirne la brillantezza. La tecnica (spettroscopia di raggi gamma ad alta energia) si basa sulla misurazione dei raggi gamma, emessi durante il processo di fusione una volta ogni 100mila neutroni. Riuscendo a contarli è possibile risalire alla potenza emessa dal reattore. Qui un vocabolario tecnico per orientarsi nella nuova scoperta.

Pichetto apre a mini reattori nucleari. Prezzo uranio a record da 12 anni

L’apporto del nucleare potrebbe supportare la transizione dei sistemi energetici, il nostro obiettivo è facilitare il raggiungimento dei target comunitari. L’integrazione del nucleare nel nostro sistema industriale potrebbe rafforzare la filiera industriale. Non si tratta di proporre il ricorso in Italia alle vecchie centrali nucleari di grande taglia ma di valutare le nuove tecnologie più sicure, quali gli small e micro modular reactor, i reattori nucleari di quarta generazione allo studio“. Ad annunciarlo è stato stamattina il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un videomessaggio inviato all’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore. Accanto al progressivo aumento percentuale delle fonti di energie rinnovabili, “si prevede l’introduzione di nuove tecnologie, di combustibili verdi, alternativi che accompagneranno il graduale phase out del carbone. S’inquadra in questa attenzione a tutte le tecnologie green e alle esigenze di sicurezza e indipendenza energetica nazionale l’avvio della piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile“, ha spiegato il ministro secondo cui “l’iniziativa ha l’obiettivo di definire in tempi certi un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare nel nostro paese attraverso nuove tecnologie sostenibili in corso di studio“.

Oggi il nucleare nel mondo “conta il due per cento, non è la soluzione a breve ma lo sarà forse tra ma a 10-15-20 anni. Vale la pena studiare tutti gli scenari possibili ma la priorità è nostra vulnerabilità“, ha indirettamente risposto al ministro Luca Dal Fabbro, presidente di Iren. “La dipendenza energetica dell’Italia verso alcune direttrici è ancora molto grande e molto grave – ha spiegato – la guerra non è finita, potrebbe evolvere in senso negativo e dobbiamo pensare al peggio se vogliamo essere un paese leader. Dobbiamo quindi investire nella diversificazione, nella rigassificazione aumentando numero di fonti, e in questo il rinnovabile e l’idroelettrico devono avere un nuovo impulso. E’ il momento di pensare a diversificazione più di prima perché la crisi potrebbe essere alle porte“.

Proprio per evitare un’altra crisi del gas come nel 2022, magari sul petrolio visti i prezzi di corsa verso i 100 dollari al barile, è il mondo intero, che ha impresso una decisa accelerazione sulle centrali nucleare. Una spinta che ha messo le ali al prezzo dell’uranio, salito a 70 dollari per libbra, il livello più alto prima del disastro di Fukushima a 73 dollari nel 2011, poiché la forte domanda coincide con scorte basse e minacce all’offerta. Si prevede che la Cina costruirà altri 32 reattori entro la fine del decennio e il Giappone ha dato il via libera a piani per riavviare più impianti e costruire nuove strutture, in linea con la revisione al rialzo della World Nuclear Association per la produzione globale, la quale ipotizza una domanda di 130.000 tonnellate nel 2040 di uranio, mentre la stessa è fissata a 65.650 tonnellate per il 2023. In generale ci sono circa 60 reattori in costruzione in tutto il mondo e altri 300 sono in fase di progettazione.

Questi sviluppi si scontrano però appunto con le rinnovate preoccupazioni circa l’approvvigionamento da parte della canadese Cameco, la seconda più grande miniera di uranio al mondo, che ha ridotto le sue previsioni di produzione per l’anno in corso. Nel 2022, l’azienda ha firmato un numero record di contratti di fornitura e servizi di conversione a lungo termine, che ne hanno accelerato la crescita. In particolare si è assicurata un contratto di 12 anni con Energoatom, la società statale ucraina per l’energia nucleare, e un accordo di 10 anni con la Bulgaria nel 2023. Tutti business che hanno praticamente raddoppiato il valore del titolo in Borsa.

Anche la Russia è leader nell’export di uranio. Infatti Usa e Ue hanno importato grandi quantità di combustibile nucleare e composti da Mosca per un valore che si aggira attorno agli 1,7 miliardi. Secondo la Us Energy Information Administration, lo scorso anno la Russia ha fornito all’industria nucleare statunitense circa il 12% del suo uranio. L’Europa ha riferito di ricevere circa il 17% del suo uranio nel 2022 da Mosca. La dipendenza dai prodotti nucleari russi lascia così gli Stati Uniti e l’Europa esposta a carenze energetiche se Vladimir Putin dovesse tagliare le forniture. E si prevede che la dipendenza dall’energia nucleare aumenterà man mano che le nazioni adotteranno alternative ai combustibili fossili.

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Pichetto: “A settembre autocandidature per deposito nazionale delle scorie nucleari”

Dovrebbe essere pronto per l’inizio di settembre il provvedimento con cui il governo aprirà ufficialmente l’autocandidatura dei territori per accogliere il Deposito nazionale delle scorie radioattive. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante un evento sul nucleare che si è svolto alla Camera dei deputati. Naturalmente, ha spiegato il titolare del Mase, “bisognerà fare delle valutazioni sull’idoneità dei territori”. Il nodo dello smaltimento delle scorie, infatti, non è ancora stato risolto, ma “se davvero si vuole dare un segnale per investire” su questa fonte energetica, ha spiegato Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare durante lo stesso convegno, “dobbiamo dire dove le smaltiamo. Se non siamo in grado di farlo non sarà mai possibile costruire una centrale”.

Ma a che punto è la questione deposito? Attualmente i rifiuti radioattivi finora prodotti sono custoditi in depositi temporanei che ne consentono la gestione in sicurezza e l’isolamento dall’ambiente. Si tratta di scorie derivanti dalle attività del passato, dallo smantellamento degli impianti nucleari e dai settori sanitario, industriale e della ricerca. Complessivamente sono circa 95mila metri cubi (17mila a media-alta attività e 78mila a bassa-molto bassa attività) di rifiuti.

I referendum abrogativi sul nucleare (l’ultimo dei quali è del 2012) stabilivano lo stop alle centrali, ma non le modalità di gestione e smaltimento delle scorie. Dopo una consultazione pubblica durata un anno (dal 5 gennaio 2021 al 14 gennaio 2022), a metà marzo 2022 Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari, commissariata dal governo il 22 giugno) ha trasmesso al ministero della Transizione ecologica la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. La mappa ha individuato 67 aree tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna. Si tratta, sostanzialmente dell’ultimo step prima di scegliere la destinazione finale del deposito. Da settembre, quindi, come ha annunciato Pichetto, si apriranno le auto candidature, ma il ministro non esclude che possano essere prese in considerazione anche aree militari messe a disposizioni dalla Difesa”.

Il futuro Deposito Nazionale – che dovrà essere costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito stesso e 40 al Parco Tecnologico – permetterà lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese puntando su sicurezza e ottimizzazione della gestione. Una volta realizzato sarà possibile demolire i depositi temporanei in cui sono attualmente stoccati i rifiuti, chiudendo così il ciclo nucleare italiano con la restituzione dei siti privi di vincoli radiologici alle comunità locali per altri usi.

L’impianto accoglierà i rifiuti radioattivi a bassa e media attività, ossia quelli che nell’arco di 300 anni raggiungeranno un livello di radioattività tale da non rappresentare più un rischio per l’uomo e per l’ambiente. In attesa della disponibilità di un deposito geologico, i rifiuti a media e alta attività saranno stoccati in sicurezza all’interno di una diversa struttura di deposito temporaneo, denominata CSA, Complesso Stoccaggio Alta attività, collocata sullo stesso sito del deposito nazionale.

 

 

 

 

 

Meloni: “Sfida del clima non gravi sulla nostra economia, l’aumento dei tassi ricetta semplicistica”

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato alla Camera in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì, trattando tutti i temi più caldi di questo periodo, dalla guerra Ucraina-Russia al Mes, dal Piano Mattei per l’Africa alla transizione ecologica, dalla decisione della Bce di alzare ulteriormente i tassi alla dipendenza dalla Cina. Quasi 40 minuti di intervento per dettare la linea del governo italiano a Bruxelles.

LA MIA AFRICA – Meloni ha detto che “molti stati europei hanno dimostrato interesse e apprezzamento per il Piano Mattei per l’Africa”. Che non è solo una strategia energetica: “Si fa strada l’approccio che mira a superare la contrapposizione tra movimenti primari e secondari – ha precisato -. Se non si affronta a monte l’immigrazione illegale, è impossibile stabilire una politica di asilo giusta ed efficace. Una società come la nostra non può lasciare agli schiavisti dei nostri giorni il potere di decidere chi entra e chi esce dall’Europa. Un approccio che colpisce i più deboli e i più fragili. Questo cambio di passo significa mantenere alta l’attenzione ai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e dell’Africa, coniugando lotta ai trafficanti con politiche di sviluppo”. E ancora: “L’Italia ha presentato un documento di posizione per il rilancio del partenariato su energia, migrazione e transizione verde con il Vicinato Sud, auspichiamo che si possa tenere un vertice con i leader dei paesi interessanti sotto la presidenza spagnola”. Sulla Tunisia ha aggiunto: “Mi sono personalmente impegnata con le recenti missioni per mantenere alta l’attenzione sulla stabilità, fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo e dell’Unione europea”.

SICUREZZA NUCLEARE – L’Ucraina continuerà ad avere il massimo sostegno da parte dell’Italia ma “dopo l’atto criminale dell’esplosione della diga di Nova Kachovka, temiamo che anche per la centrale di Zaporizhzhia possa essere usata come strumento di guerra”, è l’allarme lanciato dalla premier, precisando che il governo “sostiene pienamente gli sforzi del direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi per garantire la sicurezza nucleare“. L’Italia, assicura Meloni, sarà “protagonista” nella ricostruzione dell’Ucraina devastata dal conflitto con la Russia.

FONDO SOVRANO E TRANSIZIONE VERDE – “Lo Step è uno strumento che è anche un primo passo per un Fondo europeo di Sovranità, fondamentale per affrontare con risorse adeguate sfide come le transizioni verde e digitale, la difesa, la salute. Sfide che ci impegneranno nei prossimi decenni”, ha evidenziato la presidente del Consiglio. La lotta al cambiamento climatico è prioritaria, però “non possiamo affrontare questa sfida gravando solo ed esclusivamente sulle nostre economia, la Cina deve essere coinvolta”, ha detto Meloni. Che proprio sulla Cina ha voluto precisare che “il disaccoppiamento tra l’economia europea e quella cinese se da un lato non è percorribile, dall’altro è necessario ridurre il rischio, sostenere con forza la competitività del nostro sistema produttivo per non cadere in deleteri legami di dipendenza”. E’ ineludibile il fatto che “la Cina è un interlocutore imprescindibile, ma il nostro rapporto vuole essere equilibrato”.

ATTACCO ALLA BCE – “L’inflazione è tornata a colpire l’economia, è un’odiosa tassa occulta che colpisce soprattutto i meno abbienti. È giusto combatterla con decisione ma la semplicistica ricetta dell’aumento dei tassi intrapresa dalla Bce non appare agli occhi di molti la strada più corretta”, ha picchiato duro Meloni. “L’aumento dei prezzi non è figlio di un’economia che cresce troppo velocemente, è figlio di fattori endogeni. Primo tra tutti la crisi energetica. Non si può non considerare il rischio che l’aumento costante dei tassi sia una cura più dannosa della malattia”, ha concluso.

Nucleare, Gnl, rinnovabili: come Berlusconi fu precursore della sicurezza energetica

Il nucleare pulito, i rigassificatori, il massiccio impiego di risorse per le energie rinnovabili, sono nel nostro programma. Per anni siamo stati fermi sul fronte delle infrastrutture grazie ai ‘no’ della sinistra. Di questo i cittadini e le imprese pagano un prezzo molto alto”. Questo è un tweet di Silvio Berlusconi del 9 agosto scorso, all’inizio della campagna elettorale per le ultime elezioni politiche. Cavalli di battaglia storici del fondatore di Forza Italia che durante la sua permanenza a Palazzo Chigi tentò in tutti i modi di realizzare.

Sul nucleare, in particolare, nel 2009 l’allora premier del governo di centrodestra firmò a Villa Madama a Roma un accordo con Nicolas Sarkozy, all’epoca presidente della Francia, per avviare una cooperazione tra i due Paesi sulla produzione di energia con l’atomo aprendo la strada alla costruzione in Italia di reattori terza generazione. “Dobbiamo adeguarci e svegliarci da questo sonno che stiamo facendo da decenni – aveva detto in conferenza stampa il Cavaliere – e affrontare la costruzione di centrali nucleari in Italia con al fianco gli amici francesi, che ci mettono a disposizione il loro know how e grazie al quale risparmieremo anni e soldi“. Finora l’ostacolo, secondo l’ex presidente del Consiglio, è stato “il fanatismo ideologico” degli ambientalisti. Il capo dell’Eliseo aveva parlato di un accordo “storico” sostenendo che se l’Italia avesse confermato il suo ritorno al nucleare, la Francia sarebbe stata disponibile a una “partnership illimitata. Siamo pronti a dare un aiuto forte per il ritorno di Roma al nucleare”, concluse il presidente francese. Seguì memorandum tra Enel ed Edf. Il disastro in Giappone di Fukushima e un referendum bloccò però tutto nel 2011.

Andò in porto invece la realizzazione del principale rigassificatore italiano, al largo delle coste venete. Un impianto che ha permesso all’Italia di essere al sicuro – attraverso ingenti arrivi di Gnl – durante la crisi del metano della scorsa estate in seguito all’invasione russa dell’Ucraina con relative sanzioni e ritorsioni. A Rovigo nel 2009, Berlusconi disse: “Siamo tributari di quasi il 100% dell’energia che consumiamo verso i Paesi esteri. Non solo, ma abbiamo anche rischi che potrebbero portarci a blackout perché non abbiamo sufficientemente diversificato le fonti di acquisto di questa energia”, anticipando di 13 anni i rischi vissuti nel 2022. “Noi paghiamo attorno al 35% di più di quello che le altre imprese e le altre famiglie europee pagano l’energia che consumano”, proseguì ancora Berlusconi il quale sottolineò come altri Paesi avevano fatto progressi nella ricerca sul nucleare sicuro, pulito e non inquinante, vedi Francia. Invece “noi, il Paese di Enrico Fermi, siamo a zero”, sottolineò. E ancora: “Diversificazione delle forniture, avvio della produzione di energia con sistema nucleare, sviluppo delle energie rinnovabili e alternative … Per la prima volta, finalmente, l’Italia avrà un suo piano che dovrà, in pochi anni, portare il costo dell’energia per i cittadini e le imprese italiane allo stesso livello che oggi pagano le altre imprese e famiglie europee“.

Nel 2011 però, prima la crisi in Libia e poi le dimissioni sotto i colpi dello spread a 540 punti base, bloccarono ogni piano energetico. Nucleare, rigassificatore e rinnovabili, diceva Berlusconi pochi mesi fa. Anche in questo caso, nonostante una grande polemica scoppiata nel 2011 per la riforma del Conto Energia – “dobbiamo adeguarci agli standard europei”, sosteneva Berlusconi – i numeri hanno dimostrato la spinta verso l’energia pulita sotto i governi di centrodestra. Dal 2005 al 2011 il numero di impianti è sempre raddoppiato rispetto all’anno precedente raggiungendo nell’ultimo anno del governo Berlusconi una consistenza pari a 335.151 impianti. La potenza installata nel 2011 era risultata di 41.399 MW, oltre il doppio dei 18.335 MW del 2000. La crescita è dovuta ai nuovi parchi eolici, agli impianti alimentati con bioenergie e soprattutto ai fotovoltaici che nel 2011 avevano registrato un incremento eccezionale (+466%). La produzione rinnovabile, grazie al contributo delle nuove installazioni aveva segnato un nuovo record raggiungendo 82.961 GWh, l’8% in più rispetto al 2010. E sempre nel 2011 l’Italia aveva superato l’obiettivo nel settore elettrico del 19,6% indicato nel Piano di Azione Nazionale, raggiungendo il 23,5%. Negli anni successivi la percentuale non è sostanzialmente mutata

Nasce intergruppo parlamentare su energia nucleare. Fregolent: “Rompere il tabù”

Nasce l’intergruppo parlamentare sull’energia nucleare. Da anni il dibattito politico è animato e diviso dall’utilizzo di questa fonte di approvvigionamento, ma negli ultimi mesi, complice anche la crisi energetica, acuita dall’aggressione russa in Ucraina che ha accelerato la diversificazione del mix, la discussione è diventata più serrata. E forse urgente. L’attuale maggioranza, infatti, è favorevole a riattivare la ricerca sul nucleare nel nostro Paese, al punto che il tema più volte è stato sollevato nella campagna elettorale della scorsa estate e durante questi primi mesi del governo di Giorgia Meloni. Ma non è solo il centrodestra a ritenere necessario riattivare questa leva, perché al centro, ad esempio, la convinzione sembra ormai consolidata, almeno in Azione e Italia viva, con Carlo Calenda e Matteo Renzi che sul punto specifico non sembrano avere opinioni contrastanti. In questo scenario politico, e considerando il fatto che l’Italia partecipa alla ricerca sulla fusione, il Parlamento ha pensato che fosse giunto il momento di creare un organismo appositamente dedicato.

A promuovere l’intergruppo è la senatrice di Iv, Silvia Fregolent. Per rompere un tabù ed eliminare i pregiudizi che continuano a far scontare al nostro Paese ritardi inspiegabili“, spiega. Rincarando la dose: “Una follia che l’Italia ha pagato caro con la crisi energetica“. L’esponente del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe, parte dall’assunto che “sappiamo che ci sono stati due referendum“, ma “da quel momento – sottolinea – le tecnologie sono andate avanti e i nostri migliori tecnici stanno lavorando all’estero proprio per creare il nucleare pulito“. Nelle intenzione dei promotori “l’intergruppo potrà garantire il dialogo tra il mondo istituzionale e i player del settore nucleare in modo da permettere la condivisione di elementi tecnici che possano determinare una decisione da parte delle istituzioni in modo consapevole e senza pregiudizi“, chiarisce ancora Fregolent. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci anche la presentazione dell’organismo, al quale stanno ancora arrivando adesioni in queste ore.

Sarà una buona notizia per chi continua il lavoro scientifico sulla tecnologia nucleare. Come l’ENEA, il cui presidente, Gilberto Dialuce, intervenendo all’evento ‘L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico’, organizzato martedì scorso a Roma da Withub, con la direzione editoriale di Gea ed Eunews, ha ribadito che nel processo di decarbonizzazione “c’è anche il nucleare da considerare“. Spiegando che a medio termine potrebbe esserci la possibilità di utilizzare i piccoli reattori modulari, definendoli “una svolta tecnologica“. Dialuce ha spiegato che “in Romania ci sono prototipi che stanno venendo costruiti con progetto di Enea” e “anche al centro del Brasimone presto ci sarà il primo prototipo in Italia, non alimentato a energia Nucleare ma per testare la tecnologia“. Un dossier ‘candidabile’ per il nuovo intergruppo parlamentare.

Gentiloni

Sostenibilità, Gentiloni: “Dalla transizione non si torna indietro”

Indietro non si torna. “Costruire un’economia che funzioni per le persone e per il pianeta è una sfida formidabile, ma da cui non possiamo rifuggire”. Paolo Gentiloni vuole mettere le cose in chiaro: la politica di sostenibilità dell’Ue e la transizione sostenibile non sono in discussione, e non possono essere accantonate. Il commissario per l’Economia sceglie la conferenza la conferenza ‘Oltre la crescita: percorsi per una prosperità sostenibile dell’Ue’ per ribadire che la strada è tracciata, battuta, e per questo pronta per essere percorsa. Certo, non sarà un cammino semplice. Vero è, ammette, che “molti cittadini sono preoccupati per il costo della transizione”, una preoccupazione peraltro “aggravata dall’elevata inflazione e dai prezzi record dell’energia sulla scia dell’invasione su vasta scala della Russia lo scorso anno”. Ma, insiste, “penso che possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che un’economia basata su un uso sempre maggiore di risorse finite che produce sempre più rifiuti ed emissioni non sia un modello sostenibile”.

Sottolineature che si rendono necessarie anche alla luce di crescente e sempre più frequenti frizioni sull’impostazione ‘green’ dell’agenda a dodici stelle. Il braccio di ferro sui motori di nuova generazione prima, seguita dal conflitto sui carburanti alternativi, e il rinnovato dibattito sul nucleare. Con le elezioni europee che si avvicinano (manca un anno, gli ambasciatori dell’Ue hanno indicato i giorni di voto tra il 6 e il 9 giugno 2024) l’agenda verde si allontana. Si intravede un rallentamento degli sforzi e delle ambizioni, in nome di logiche elettorali. Gentiloni non vuole cambi di rotta. In gioco c’è più dell’azione della Commissione, ma la sua credibilità.

Il cambiamento di paradigma che questa Commissione ha abbracciato va verso una crescita sostenibile, e questo cambio di paradigma è l’essenza del Green Deal europeo”. Difende con forza le scelte compiute sin qui, convinto della necessità non rinviabile di “trasformare l’economia europea e passare a un modello di crescita diverso, alimentato da elettricità e fonti rinnovabili prive di emissioni di carbonio e basato sui principi di circolarità: riutilizzo e riciclo”. A chi oggi appare poco o meno convinto, ricorda che “l’alternativa a un modello di crescita tradizionale non può essere un modello di ‘decrescita’”, perché “un’economia in contrazione avrà meno, non più, risorse da investire nella protezione dell’ambiente”.

Il modello economico conosciuto fin qui ha mostrato i suoi difetti. Tanto che “riconosciamo tutti che il Pil come indicatore ha i suoi limiti” e non può essere più il solo parametro utile di riferimento. Non a caso, continua il commissario per l’Economia, “nel primo articolo che ho pubblicato in qualità di commissario, anche prima della pandemia, ho chiesto una nuova strategia di crescita sostenibile”. Arriva perciò un nuovo invito alle politica nazionale di ogni Stato membro a fare la propria parte, nel rispetto di impegni e obiettivi. “Modelli ambientali ed economici integrati possono guidarci in questo difficile compito” di una transizione vera, che sia esempio per il resto del mondo. Indietro non si torna. “Insieme possiamo passare con successo a un nuovo modello di crescita che sia sostenuto e sostenibile, e mostrare che la crescita economica può, anzi deve, essere una forza positiva”.

Ok dalla Camera alla mozione sul nucleare: l’Italia si impegna a valutarlo nel mix energetico

Via libera dall’Aula della Camera alla mozione di maggioranza sull’energia nucleare. Il testo approvato da Montecitorio impegna il Governo a “confermare l’obiettivo di zero emissioni al 2050, a partecipare attivamente, in sede europea e internazionale, a ogni opportuna iniziativa, sia di carattere scientifico che promossa da organismi di natura politica, volta ad incentivare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari destinate alla produzione di energia per scopi civili”. Inoltre, “al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione dell’Italia”, si impegna il Governo “a valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare quale fonte alternativa e pulita per la produzione di energia”. La mozione impegna poi il Governo a “adottare iniziative volte ad includere la produzione di energia atomica di nuova generazione all’interno della politica energetica europea, riaffermando in sede europea una posizione unitaria volta a mantenere nella tassonomia degli investimenti verdi la messa in esercizio di centrali nucleari realizzate con le migliori tecnologie disponibili” e “a valutare in quali territori al di fuori dell’Italia la produzione di energia Nucleare possa soddisfare il fabbisogno nazionale di energia decarbonizzata e a valutare l’opportunità di promuovere e favorire lo sviluppo di accordi e partnership internazionali tra le società nazionali e/o partecipate pubbliche e le società che gestiscono la produzione Nucleare al fine di poter soddisfare il suddetto fabbisogno nazionale“.

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nelle parole del ministro Pichetto e della sua vice Gava, ringrazia il Parlamento per “aver dato un preciso indirizzo al Governo” e spiega che ora “valuteremo, con la massima attenzione, come inserirlo nel mix energetico nazionale dei prossimi decenni con l’obiettivo di raggiungere, anche con il contributo dell’energia Nucleare, gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dall’Unione Europea, sino a quello finale della neutralità climatica del 2050”. Festeggia anche il ministro delle Infrastrutture Salvini, visto che “in un momento che richiede buonsenso nella transizione ambientale verso fonti alternative di produzione energetica, l’Italia non può più permettersi di essere fermata dai no pregiudiziali. Fondamentale pensare a percorsi rapidi per dire di sì al nucleare di ultima generazione, pulito e sostenibile“. 

Di parere del tutto contrario l’Alleanza Verdi e Sinistra. Con Angelo Bonelli che parla di una “grande operazione di disinformazione, che vuole fermare gli investimenti per fermare la transizione ecologica, investimenti che possono generare lavoro e rilancio dell’economia”, precisando che il nucleare “è l’energia più costosa, considerando i costi necessari a realizzare gli impianti che sono tutti a carico della finanza pubblica. In Europa il prezzo è intorno ai 120 euro a MWh, e si manterrà a questi livelli anche nel 2050 mentre il solare si collocherà nei prossimi anni, secondo l’agenzia internazionale dell’energia, ad un costo intorno ai 15 euro Mwh e l’eolico offshore sui 25 Mwh”. Insieme a Fratoianni, poi, punta il dito contro Italia Viva e Azione, che hanno “votato insieme alla destra per il ritorno del Nucleare in Italia”. “Il piano Nucleare da 40 GW di Calenda costa 400 mld di € finanziato con i soldi pubblici , dove si prenderanno le risorse economiche? Come sempre dalle bollette di famiglie e imprese. Il terzo Polo oggi, votando con la destra, conferma le parole della Premier Meloni, che aveva già individuato in Calenda un suo possibile alleato, insieme per difendere le lobby energetiche, come accaduto con la vicenda degli extraprofitti”, concludono.